July 27th, 2008
(di Antheus)
Sabato sera al San Paolo il Napoli calcio vincendo contro il Panionios è approdato al secondo turno preliminare della Coppa Uefa.
Siamo contenti sia perché il Napoli dopo 14 anni tornerà a gareggiare in una coppa internazionale, ma anche perché il presidente Aurelio De Laurentis (non solo celebre produttore e distributore cinematografico, ma anche colui che quattro anni fa ha preso una squadra in C1 sull’orlo del fallimento e l’ha fatta salire fino alla partecipazione della Coppa Uefa) alla fine della partita ha fatto il trionfale giro di campo di fronte a 60.000 persone (per una partita intertoto) con indosso i suoi bei 057 Pearl I-I.

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July 25th, 2008
(di Antheus)
Alcuni giorni fa Raffaela in un commento ci domandava perché in pochi rivendicano con fierezza il loro essere Europei. Le ragioni credo siano molte e variegate, qualcuno negli stessi commenti ha provato anche a spiegarle. Leggendo il discorso che ha fatto ieri Barrack Obama a Berlino, si può trovare uno dei tanto motivi di cui sopra, ovvero la mancanza di un leader, o meglio, di un trascinatore di folle, di un bravo comunicatore che riesca ad infondere un senso d’Europa a noi europei.
Come forse sapete ieri Obama furbescamente (facendo ritornare alla memoria il discorso che J.F. Kennedy fece nel 1969, quello in cui pronunciò la celebre e sofisticata frase “Ich bin ein Berliner”) ha tenuto un trionfale discorso davanti a 200.000 berlinesi, per lo più giovani, acclamato come una rockstar e come il “volto nuovo” che da tanto tempo il mondo aspettava.
Muri e ponti, “I love Berlin”, pregi e difetti dell’America, la “globalizzazione buona”, speranza, libertà, multilateralità, messaggio ambientalista: certo, sono solo discorsi ed efficace retorica, poi bisogna vedere i fatti quando (e se) Obama si insedierà alla Casa Bianca, però già il riuscire a radunare una folla così numerosa in Europa è un segno non da poco.

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July 24th, 2008
(di Antheus)
Con colpevole ritardo segnalo solo ora un articolo del Corriere di ieri sull’ottima performance fatta da alcune aziende italiane nella faraonica produzione delle Olimpiadi di Pechino che inizieranno tra pochi giorni.
Ben quaranta imprese italiane hanno contributo con la loro eccellenza e innovazione alle Olimpiadi che, diritti civili a parte, si presentano come le più innovative in termini di tecnologia e impianti. Qualche esempio? La Mondo, azienda piemontese di Gallo D’Alba, ha allestito non solo tutte le piste di atletica leggera (sua specializzazione), ma anche i parquet di basket e pallamano per una commessa di 5 milioni di euro. La ormai leggendaria Technogym ha fornito tutti gli attrezzi e le macchine nei centri di allenamento degli atleti. Le auto elettriche per muoversi all’interno della megastrutture sono della Faam di Monterubbiano e anche tutte le piscine sono made in italy. E ovviamente i principali competitor erano agguerritissime aziende cinesi.
Chapeau a queste e a tutte le altre aziende italiane che si sono ben distinte a queste Olimpiadi (poi in un altro post parleremo di ciò che invece i cinesi non stanno rispettando..).

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July 23rd, 2008
(di Antheus)
Il mondo dei segni - segni attraenti, con un senso e che si fanno ricordare - è limitato. Questo è uno dei tanti motivi per cui noi di Italia Independent non abbiamo voluto puntare troppo su un logo per identificare il nostro marchio. Preferiamo comunicare attraverso i nostri prodotti, la loro qualità intrinseca, i materiali e i tessuti utilizzati e con i concetti che ci stanno dietro; per questo abbiamo scelto di inserire un segno identificativo “leggero”, non invasivo , formato semplicemente da un linea punto linea, più vicino all’alfabeto morse che al mondo variagato dei loghi.
Come dicevo all’inizio del post, il mondo dei loghi è limitato e, senza contare i casi in cui un marchio abbia la chiara intenzione di assomigliare ad uno più famoso, ci sono molti casi in cui i loghi, involontariamente, si somigliano terribilmente. In questo post trovate alcuni casi.
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July 22nd, 2008
(di Antheus)
Mi aggancio al post precedente di Lapo sul prezzo del petrolio e quindi della benzina, e tutto ciò che ne consegue per la nostra vita di tutti i giorni. Consci del fatto che le questioni sono molto più grandi e complesse, ciò che possiamo fare è limitarci a risparmiare, laddove è possibile. Ecco però che la tanto odiata e invadente pubblicità viene in aiuto.
In Giappone la Toyota concederà uno sconto sull’acquisto di alcuni modelli, o sul proprio carburante, a chi acconsenta di mostrare pubblicità per oltre 90 giorni; lo stesso sta avvenendo negli Stati Uniti e in Francia.
In molti sosterranno che tale pratica è assai poco indipendente; certo, avete ragione, però sempre più in futuro dovremo pensare a noi stessi anche come media di nicchia. In Italia comunque tutto ciò non è legale per i privati ma solo per i mezzi pubblici (bus, taxi…).

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July 17th, 2008
(di Lapo)
C’è un evento che più di ogni altro mi ha colpito e mi ha fatto capire quanto è profonda la crisi globale che stiamo attraversando. Gli Stati Uniti, ovvero lo stato simbolo del liberismo e del capitalismo, sono stati costretti a nazionalizzare due banche per proteggere la propria economia e far fronte alla crisi dei mutui. Credo sia la prima volta che questo accade.
Poi c’è anche la questione del prezzo del petrolio che non smette di crescere ed è un problema che ci troviamo di fronte ogni giorno, quando facciamo la benzina nella macchina o nel motorino, ma anche quando riceviamo le randellate dalle bollette che paghiamo ogni mese.
Io non sono esperto del settore e non so quale può essere la giusta ed efficiente combinazione tra nucleare, fonti rinnovabili pulite, geotermica etc… che ogni stato dovrà decidere di scegliere, ma quel che so è che non possiamo più permetterci di dipendere unitamente dal petrolio.
Quel che serve è un piano pluriennale di programmazione sulla questione energetica: da questo punto di vista mi sento di dire che rispetto agli altri stati noi siamo un pochino più avvantaggiati, perchè almeno abbiamo la speranza di un governo che, se non ci sono eventi straordinari, dovrebbe durare cinque anni. Gli Stati Uniti avranno nei prossimi mesi di campagna elettorale un vuoto di potere, l’inghilterra ha Gordon Brown che oggi ha uno scarsissimo consenso, la Germania è vittima di un forte compromesso dato dall’unione di due partiti che la pensano diversamente e anche la Francia non è messa
benissimo.
La crisi è pesante e globale, ma mi auguro che con un intervento defintivo sul campo energetico si possa riaccendere la speranza.
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July 15th, 2008
(di Antheus)
Se da una lato, con l’iPhone e i telefonini di nuova generazione, il cellulare è diventato qualcos’altro da sé, un device che integra intrattenimento, comunicazione, GPS, navigazione, fotocamera, etc, dall’altro sta trasformandosi in una pura commodity.
Ad Agosto, in Francia, verrà lanciato, grazie ad un accordo con il gestore telefonico Orange, il nuovo telefonino della Bic (quella delle penne, accendini e delle lamette da barba). Sarà un telefonino dalle funzioni basic, venduto con una sim da 60 già pagati con la batteria già carica. Il telefono, che costerà 49 euro, sarà abbinato ad un numero di telefono che dopo 12 mesi non sarà più valido e quindi il telefono si butterà.
Ovviamente il target di questo cellulare è dato dalle persone, specialmente anziani, che hanno scarsa dimestichezza con le funzioni e le complessità dei cellulari sul mercato. Tuttavia credo che oggi, in cui uno dei problemi principali è lo smaltimento dei rifiuti, il concetto di “usa e getta” sia poco raccomandabile e sostenibile.
Il concetto vincente oggi per i prodotti, siano essi hi tech o abbigliamento, è durata e permanenza e noi, con i nostri pezzi unici stiamo lavorando proprio su questi concetti.

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July 14th, 2008
(di Lapo)
In Italia siamo bravissimi a parlar male e a gettare merda sulle cose di casa nostra che non funzionano. In questo siamo dei campioni. Siamo invece meno bravi a cercare, individuare e apprezzare le cose buone e nuove che l’Italia continua a produrre e realizzare. In questi giorni io e Giovanni eravamo in Campania e ci siamo imbattuti in una cosa pazzesca. A Nola, e quindi vicino a Napoli, abbiamo visto questa megastruttura, un gigantesco centro commerciale progettato da Renzo Piano, fatto a forma di vulcano. Si chiama il Vulcano Buono, forse per contrapporlo al Vesuvio che per molti è stato nel passato una minaccia. E’ una perfetta riproduzione in scala 1 a 50 del vulcano simbolo di Napoli.
Forse le foto non rendono l’idea, ma dal vivo è una struttura sorprendente: da lontano sembra un normale promontorio, quindi una cosa naturale. Non è una cattedrale nel deserto, perché è collegato all’interporto, a stazioni ferroviarie, all’austostrada e a un distretto del terziario avanzato che ospita oltre 1000 aziende. Come dicevo il progetto è ambizioso e maestoso: contiene oltre 150 negozi, un ipermercato e una multisala. Il progetto di Piano si differenzia dagli altri centri commerciali per non essere il classico “non luogo”o un triste mall, ma una piazza dove il vuoto è l’elemento di aggregazione delle persone. Altre cose le trovate sul sito.
Io l’ho trovato bellissimo e molto avvenieristico. Per fortuna che ci sono passato davanti altrimenti non ne avrei mai sentito parlare: la struttura è stata inaugurata a dicembre 2007, sta funzionando benissimo, ma nessuno ne parla. Sui giornali italiani e stranieri Napoli oggi è solo ricordata per la monnezza.

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July 10th, 2008
(di Antheus)
Come forse saprete, domani sarà possibile acquistare “legalmente”anche in Italia l’iPhone 3G della Apple, il telefono cult di quest’anno, il fenomeno dell’hi-tech, l’oggetto del desiderio dei tecnomaniaci e dei fashion victims. Non siamo un blog tecnologico e quindi non vogliamo fare recensioni tecniche sulla nuova versione potenziata del telefonino della Apple. Vi giriamo il link dell’articolo del competente David Pogue, il giornalista che si occupa di tecnologia sul New York Times (qui la recensione di Repubblica). Quello che invece desideriamo segnalare è la modalità con cui qui in Italia viene venduto l’iPhone. Le opzioni in pratica sono due: la prima è pagare l’iPhone unlocked ad un prezzo piuttosto alto (499€ e 569€) e cioè non vincolato da operatori telefonici, per cui è possibile mantenere la propria tariffa ricaricabile o un qualsiasi piano tariffario. La seconda invece è quella di pagare l’oggetto ad un prezzo basso (da 119 a 269€) rimanendo però vincolati a sottoscrivere uno sconvenientissimo contratto che ti lega per un anno o due con Tim e Vodafone, le due compagnie che si sono assicurate l’esclusiva dell’oggettino Apple.
Per chiarimenti su tariffe e contratti vi rimandiamo a questo articolo di Repubblica che tenta di spiegare le mille onerosissime opzioni disponibili. La riflessione che possiamo fare è che questo è un tipico esempio di “confusing marketing” ovvero la strategia di creare una tale confusione tra piani tariffari, abbonamenti e simil promozioni che il povero utente-consumatore alla fine ne scegli una a caso, generalmente quella più semplice e costosa.
Il gioco fatto da Tim e Vodafone in questo caso è scorretto, l’impressione è che abbiano fatto un vero e proprio cartello: tenendo conto che il mercato dei cellulari è già in fase di maturazione e, di conseguenza, semplificato, che la scommessa oggi è di rendere più economico l’accesso a internet anche per i cellulari e che l’utente sia piuttosto smaliziato e esperto nel trovare liberamente soluzione più adatta alle proprie necessità, questa politica adottata da Apple e dai fornitori italiani è un passo indietro. Come dice efficacemente il blogger Suzukimaruti in questo dettagliato post è “come se domani il benzinaio vendesse il gasolio ad un certo prezzo per chi ha una Panda e ad un prezzo diverso a chi ha una Golf”. Se poi si confrontano i piani tariffari italiani con quelli praticati all’estero, la differenza è notevole. Ma i consumatori, al tempo del 2.0, non ci stanno e in molti hanno già firmato una petizione di protesta.
Non so voi, ma noi restiamo con i nostri vecchi cellulari.

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July 8th, 2008
(di Lapo)
Mi manda Picone e’ il titolo di un film italiano degli anni 80 molto famoso, al punto che e’ diventato anche un modo di dire. La frase “Mi manda Picone” viene utlizzata quando, per ottenere un trattamento di favore, si cita una fantomatica amicizia con un personaggio “altolocato”. Un classico atteggiamento “all’italiana” che purtroppo e’ ancora molto utilizzato in Italia.
Pare che oggi il “Mi manda Lapo” sia utilizzato da qualche altro furbetto. Ci sono infatti delle persone che vanno nei negozi di abbigliamento dove e’ presente I-I e per far entrare i loro marchi nell’assortimento del fashion stores citano la parolina magica “mi manda Lapo”. Poco male anche perché per fortuna, i gestori dei fashion stores non sono degli incompetenti e usano altri parametri per decidere se fare entrare un marchio nel proprio negozio.
Però voglio approfittare di quest’occasione per evitare preventivamente altri equivoci: dunque oltre a Italia Independent nel settore dell’abbigliamento e del design sono coinvolto come socio e come membro dell’advisor board di Care Label (brand di jeans) e di Pantofola D’Oro (marchio di calzature).
Quelli che associano il mio nome ad altri marchi sono solo dei piccoli furbetti.
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