Archive for the ‘Storie’ Category

Trascinatore di folle

Friday, July 25th, 2008

(di Antheus)

Alcuni giorni fa Raffaela in un commento ci domandava perché in pochi rivendicano con fierezza il loro essere Europei. Le ragioni credo siano molte e variegate, qualcuno negli stessi commenti ha provato anche a spiegarle. Leggendo il discorso che ha fatto ieri Barrack Obama a Berlino, si può trovare uno dei tanto motivi di cui sopra, ovvero la mancanza di un leader, o meglio, di un trascinatore di folle, di un bravo comunicatore che riesca ad infondere un senso d’Europa a noi europei.

Come forse sapete ieri Obama furbescamente (facendo ritornare alla memoria il discorso che J.F. Kennedy fece nel 1969, quello in cui pronunciò la celebre e sofisticata frase “Ich bin ein Berliner”) ha tenuto un trionfale discorso davanti a 200.000 berlinesi, per lo più giovani, acclamato come una rockstar e come il “volto nuovo” che da tanto tempo il mondo aspettava.

Muri e ponti, “I love Berlin”, pregi e difetti dell’America, la “globalizzazione buona”, speranza, libertà, multilateralità, messaggio ambientalista: certo, sono solo discorsi ed efficace retorica, poi bisogna vedere i fatti quando (e se) Obama si insedierà alla Casa Bianca, però già il riuscire a radunare una folla così numerosa in Europa è un segno non da poco.

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Beijing 2008: Made in China… in Italy

Thursday, July 24th, 2008

(di Antheus)

Con colpevole ritardo segnalo solo ora un articolo del Corriere di ieri sull’ottima performance fatta da alcune aziende italiane nella faraonica produzione delle Olimpiadi di Pechino che inizieranno tra pochi giorni.

Ben quaranta imprese italiane hanno contributo con la loro eccellenza e innovazione alle Olimpiadi che, diritti civili a parte, si presentano come le più innovative in termini di tecnologia e impianti. Qualche esempio? La Mondo, azienda piemontese di Gallo D’Alba, ha allestito non solo tutte le piste di atletica leggera (sua specializzazione), ma anche i parquet di basket e pallamano per una commessa di 5 milioni di euro. La ormai leggendaria Technogym ha fornito tutti gli attrezzi e le macchine nei centri di allenamento degli atleti. Le auto elettriche per muoversi all’interno della megastrutture sono della Faam di Monterubbiano e anche tutte le piscine sono made in italy. E ovviamente i principali competitor erano agguerritissime aziende cinesi.

Chapeau a queste e a tutte le altre aziende italiane che si sono ben distinte a queste Olimpiadi (poi in un altro post parleremo di ciò che invece i cinesi non stanno rispettando..).

Randellate energetiche

Thursday, July 17th, 2008

(di Lapo)

C’è un evento che più di ogni altro mi ha colpito e mi ha fatto capire quanto è profonda la crisi globale che stiamo attraversando. Gli Stati Uniti, ovvero lo stato simbolo del liberismo e del capitalismo, sono stati costretti a nazionalizzare due banche per proteggere la propria economia e far fronte alla crisi dei mutui. Credo sia la prima volta che questo accade.
Poi c’è anche la questione del prezzo del petrolio che non smette di crescere ed è un problema che ci troviamo di fronte ogni giorno, quando facciamo la benzina nella macchina o nel motorino, ma anche quando riceviamo le randellate dalle bollette che paghiamo ogni mese.
Io non sono esperto del settore e non so quale può essere la giusta ed efficiente combinazione  tra nucleare, fonti rinnovabili pulite, geotermica etc… che ogni stato dovrà decidere di scegliere, ma quel che so è che non possiamo più permetterci di dipendere unitamente dal petrolio.
Quel che serve è un piano pluriennale di programmazione sulla questione energetica: da questo punto di vista mi sento di dire che rispetto agli altri stati noi siamo un pochino più avvantaggiati, perchè almeno abbiamo la speranza di un governo che, se non ci sono eventi straordinari, dovrebbe durare cinque anni. Gli Stati Uniti avranno nei prossimi mesi di campagna elettorale un vuoto di potere, l’inghilterra ha Gordon Brown che oggi ha uno scarsissimo consenso, la Germania è vittima di un forte compromesso dato dall’unione di due partiti che la pensano diversamente e anche la Francia non è messa
benissimo.
La crisi è pesante e globale, ma mi auguro che con un intervento defintivo sul campo energetico si possa riaccendere la speranza.

Hope

Thursday, July 3rd, 2008

(di Lapo)

La parola chiave nella campagna elettorale delle primarie negli Stati Uniti di Barack Obama è stata Hope, speranza. Non è una cosa da poco. Nei suoi speech, durante i suoi incontri e nel programma Obama è riuscito a trasmettere una forte energia fatta di speranza, di costruttività e di voglia di fare. Io credo che questo sia il giusto approccio che le persone che guidano il paese, sia in campo politico che economico, debbano dare alle persone. Poi ovviamente oltre le parole ci devono essere i fatti.

Mi auguro che ciò avvenga anche in Italia. Con questo non voglio dire che sia necessario dare false speranze e un cieco ottimismo agli Italiani. La crisi c’è, nessuno lo nega, ed ha radici lontane. Ma è altrettanto vero che chi ha la possibilità di parlare al pubblico e di decidere deve crederci, sbattersi e fare, e non ripetere continuamente “c’è crisi, c’è crisi” come se fosse una giustificazione a non impegnarsi. Se anche chi dovrebbe fare si lamenta e basta, crea un circolo vizioso secondo il quale le persone non sperano più, non producono più, non consumano più e non credono più, ed ecco che la spirale va sempre più verso il basso.

Henry Kissinger, persona che stimo e rispetto profondamente (anche se in politica spesso la pensiamo diversamente) e che ha una sconfinata esperienza e visione nella politica internazionale, è stato in questi giorni in Italia. Questo è quello che ha detto riguardo la crisi in Italia.
“Spesso nei secoli passati ci si è chiesto se l’Italia fosse in grado di farcela, di superare le difficoltà del momento, e poi ciò è sempre avvenuto. Non mi chiedo neanche se l’Italia sarà in grado di risollevarsi. Un popolo come quello italiano, abile nell’arte di arrangiarsi di fronte alle più impervie difficoltà, smentirà ancora una volta chi prevede la sua inesorabile caduta. Silvio Berlusconi è certo un leader determinato e capace ma la speranza è riposta nella gente comune, nel buon senso e nelle grandi capacità degli italiani”.

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I have a Pepsi

Friday, June 6th, 2008

(di Antheus)

Spesso approfitto di questo spazio per consigliare qualche libro tradotto anche qui da noi in Italia e che tratta argomenti solitamente affrontati su questo blog. Il tema questa volta è di come il marketing, se ben fatto e pianificato, può influire nel cambiamento in meglio della società e nell’abbattere certi pregiudizi.

E’ questo il caso di Blues Marketing di Stephanie Capparel (Baldini Castoldi e Dalai, 22 euro) un bel libro di circa 500 pagine che racconta la storia della Pepsi Cola. Forse non tutti sanno che (copyright La Settimana Enigmistica) la Pepsi fu la prima azienda ad aprire al mercato afroamericano, non solo come target di consumo, ma anche affidando ruoli dirigenziali di alto livello a manager di colore.

Negli anni 40 negli States il mercato delle bibite gassate al sapore di cola era monopolizzato da Coca-Cola e gli altri marchi venivano schiacciati da questa presenza ingombrante. Quelli della Pepsi pensarono quindi di rivolgersi alla comunità afroamericana, che al tempo era ancora profondamente discriminata. Assunsero come responsabile al marketing un uomo di colore, tale Herman T. Smith che iniziò una strategia sia di marketing sul consumatore ma anche di organizzazione interna, con l’assunzione di afroamericani non come fattorini o uomini di fatica, ma con incarichi dirigenziali. Fu un processo lento ma che portò gradualmente a importanti risultati. Solo negli anni 50 la stampa economica come il Wall Street Journal si accorse della politica innovativa di Pepsi. Ma è negli anni 80, grazie a una politica di advertising irriverente e fantasiosa e a testimonial fighi, che la Pepsi inizia ad avere il successo che si merita anche nel mercato dei teenagers. Nel 2006 Pepsi Co. sorpassa Coca-Cola Company in termini di capitalizzazione di mercato. Il libro racconta molto bene tutta questa storia, anche con gustosi aneddoti.

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Vespa vs. Lambretta

Thursday, June 5th, 2008

(di Antheus)

Si parla spesso, qui e altrove, di Made in Italy e della necessità di valorizzarlo come si deve. ‘Made in Italy’ non significa solo fatto in Italia - di questo aspetto, peraltro, ne abbiamo già parlato diffusamente - ma è anche uno stile, un’estetica, una modalità di comunicazione in grado di rispettare la tradizione, la qualità del prodotto e il suo heritage (come dicono quelli che sanno di marketing).

A tal proposito volevo mostrarvi le ultime evoluzioni di due brand profondamente “Made in Italy”: partiti entrambi negli anni 50 e che, grazie al prodotto, al carico di valori e riferimenti culturali e di costume che si sono portati dietro, sono diventati nomi “mitici”. Uno di questi però è riuscito a sapersi rinnovare, innovando ma mantenendo sempre un solido rapporto con il suo glorioso passato ed esportando il proprio concetto rendendolo globale e inimitabile; l’altro invece dopo decenni di buio, ma che quantomeno facevano tornare alla mente la sua ’storia’, se ne è uscito recentemente con una comunicazione irritante, stupidina e sostanziale inutile.

Sto parlando della Vespa e della Lambretta.

La prima, forte del suo inossidabile mito e dei suoi prodotti “made in italy” sempre affascinanti, ha deciso di conquistare l’America: nelle ultime settimane molti giornali USA, dal NY Times al Wall Street Journal, hanno scritto sulla nuova strategia di lancio americano della Vespa Piaggio che avrà proprio come media principale il blog. Saranno infatti quattro importanti editor ad avere la possibilità di “mettere online tutto il mondo Vespa”.

Dall’altra parte c’è Lambretta che, dopo un lungo oblio, viene rimessa a lucido e, secondo il mio personalissimo parere, nel peggiore dei modi: come dice l’amico Frà di M-o-d blog (leggete il suo spassosissimo post) il posizionamento italiota che è stato Lambretta Pato (Pato è il nome del modello in lancio in questi giorni). Uno spot che scimmiotta malamente Fellini, con una “star” in declino, una creatività invisibile e una storia che a definire scontata si fa un complimento. Quello che rappresenta oggi la Lambretta è semplicemente un’Italia televisiva e bidimensionale e che dimentica totalmente la storia vera del marchio, l’icona che diventò oltremanica grazie al movimento dei mods che la elessero come simbolo culturale degli anni 60. Senza dare giudizi di merito (che invece ho già espresso), posso solo dire che difficilmente la nuova Lambretta avrà successo all’estero. La Vespa, invece, sì.

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Breaking news

Friday, May 16th, 2008

(di Antheus)

Come forse i nostri lettori più fedeli ricorderanno, a febbraio dedicammo un post a Oscar Pistorius e alla decisione del Consiglio della Federatletica mondiale di escluderlo dalle gare per normodotati e quindi anche dalle prossime Olimpiadi di Pechino: il nostro post portò ad una discussione molto interessante e con pareri contrastanti e tutti stimolanti.

Il velocista sudafricano, che corre con protesi in fibra di carbonio al posto della gambe, fece allora istanza al tribunale di Losanna che oggi l’ha accolta. Il Tribunale ha deciso che al momento non esistono elementi scientifici sufficienti per dimostrare che Pistorius tragga vantaggio dall’uso delle protesi.  La sentenza è stata accolta positivamente dalla Federazione Internazionale Atletica Leggera, così da quest’estate Pistorius potrà gareggiare in tutte le competizioni, anche alle Olimpiadi di Pechino se è ancora in tempo per iscriversi (credo comunque sia da escludere). Qui la notizia.

Il dibattito continua…

In ricordo di Paolo

Tuesday, September 18th, 2007

(di Lapo)

Talento, Creatività e Indipendenza. Sono i tre “concetti faro” per Italia Independent. Ma non è facile sintetizzarli tutti insieme. C’era però una persona, che ho avuto l’onore di conoscere molto bene, capace di fonderli e mixarli in modo unico. Si chiamava Paolo Ettorre ed era il CEO della Saatchi & Saatchi italia, ma sopratutto era un grande uomo.

L’ho conosciuto quando ho iniziato a lavorare per il rilancio del brand Fiat, e tra i tanti  uomini di comunicazione e marketing che ho incontrato, Paolo mi colpì subito per la sua professionalità e umanità. Purtroppo lavorava - e bene - per la concorrenza (il suo cliente era Renault) e pur mettendo subito in chiaro che non avrebbe potuto aiutarmi direttamente con la sua struttura, mi diede consigli preziosi per trovare le persone giuste con cui lavorare. Paolo era una grande cacciatore di talenti.

Quando ero a Roma lo andavo a trovare nel suo ufficio in Piazza del Popolo e le nostre chiacchierate coprivano la creatività a 360gradi. Paolo è stata anche la persona che poi mi ha aiutato e indirizzato sul progetto I-I, e finalmente questa volta sono riuscito a lavorare insieme a lui e a creare il concept del personal belongings.

Purtroppo da qualche mese Paolo non è più con noi, ma sono rimaste le sue straordinarie campagne (sociali e non) e l’ispirazione che ha trasmesso ai suoi ragazzi dell’agenzia e a chi gli voleva bene.

Paolo Ettorre oggi vive grazie anche ad una mostra e una borsa di studio Socially Correct intitolata a lui che è stata presentata oggi a Roma e rivolta alle scuole di comunicazione che presenteranno la campagna per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema dell’invasione del cemento in Italia.

La famiglia I-I

Wednesday, September 5th, 2007

(di Lapo)

Ciao a tutti. Qui stiamo rifinendo gli ultimi dettagli per la presentazione dei nuovi prodotti di fine settembre.
Sono molto soddisfatto di come stanno andando le cose, ma sopratutto per il gruppo di lavoro che abbiamo creato. Siamo riusciti a formare una squadra armonica dove le varie competenze si intrecciano e si completano. Ci sono i creativi, i rigorosi, gli strategici, gli intuitivi…. Ma solo tutti insieme riusciamo a realizzare il risultato finale che vogliamo. E questo accade sia nell’ideazione del prodotto sia nella progettazione e nella sua comunicazione.
Si è venuto a creare tra noi un vero spirito familiare e quando parlo di famiglia non intendo la famiglia all’italiana, ma all’americana, ovvero un gruppo di persone che stanno e vivono bene insieme.
Sono anche soddisfatto perché i nuovi prodotti spiegheranno meglio la “filosofia” di Italia Independent. L’obiettivo di I-I prima ancora di fare del profitto, è quello di innovare. Non ci interessa creare delle collezioni, bensì realizzare prodotti unici, originali e che piacciano a noi e a voi.
Se non è così, preferiamo non farne di niente.

Immobili fashion

Thursday, July 5th, 2007

(di Antheus)

Pensateci bene: la casa è il bene più costoso, prezioso ed importante che ci troviamo ad acquistare nella nostra vita, ma la pubblicità legata a prodotto-casa, testuale e poco attraente, non è mai all’altezza del prodotto. Diciamo la verità, è sempre piuttosto brutta. Fino ad oggi.

Per pubblicizzare un complesso di case a Talisker, una località nella Dear Valley (Utah,) un gruppo di immobiliaristi creativi e illuminati ha infatti creato una campagna pubblicitaria come se fosse un marchio fashion, coinvolgendo due importanti fotografi - Patrick Demachelier e Peter Lindberg - e la topmodel Lauren Hutton per lo shooting.

Il risultato è una cosa che sembra più la campagna pubblicitaria di Ralph Lauren piuttosto che i tristi annunci di Gabetti o Tecnocasa.

Magari lo stile non piacerà a tutti, però l’idea è stimolante e, quantomeno, ha dato vitalità e coolness al mercato pubblicitario immobiliare.