Archive for the ‘Spotlight’ Category

Comunità di lusso

Friday, May 16th, 2008

(di Antheus)

Chi l’avrebbe detto alcuni anni fa che la rete, considerata all’epoca luogo virtuale di smanettoni o di geek brufolosi e asociali, sarebbe diventata il luogo eletto per comunicare i marchi di lusso e per creare comunità di élite?

Nella miriade di social network, comunità on line e attività di web promotion, quelle riferite al mondo del lusso, dei consumi sofisticati ed elitari riscuotono un successo incredibile. A partire da A Small World fino a Cosmo Circle o quelle più esclusive all’interno di Facebook. Se prima i club di élite si trovavano sono nelle grandi metropoli o in amene località di vacanza, oggi basta un giro di amicizia virtuale “giuste” e un “add” in più che puoi far parte di “club esclusivi”.

Ovviamente in questi siti c’è un fortissimo - e, come al solito, eccessivo - senso di identità con luxury e fashion brands: in particolare c’è un sito chiamato Fame Game che warholianamente reinventa il concetto di fama all’interno dei parties newyorkesi alla ricerca dei brand presenti.

Le aziende del lusso tutto questo lo hanno capito per tempo e, a fianco del budget riservato a pubblicità su riviste patinate o nei fashion stores, hanno incrementato sensibilmente gli investimenti in rete attraverso la produzioni di video virali per il web. Alcuni esempi? Cartier ha realizzato una serie di minifilm diretti da Olivier Dahan, così come Prada con Trembled Blossoms e Sergio Rossi con la provocatoria serie Shoe Love.

Live from Madrid

Thursday, April 10th, 2008

(di Antheus)

Stiamo ultimando gli ultimi preparativi per la presentazione a Madrid. Questa volta abbiamo cercato di rendere tridimensionale il nostro look book, e quindi di replicare ai lati dello show room che ci ospita le stesse ambientazioni delle foto che vi abbiamo mostrato. In allegato alcune foto del work in progress.

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Design and Elastic Mind

Wednesday, March 26th, 2008

(di Antheus)

Per chi ha intenzione di andare nei prossimi mesi a New York, il mio spassionato consiglio è quello di andare a vedere al MOMA la nuova mostra intitolata Design and the Elastic Mind che è stata voluta e realizzata da Paola Antonelli, curatrice del settore design del MOMA (fino al 12 maggio). La mostra è molto interessante perché coniuga gli oggetti di design con concetti provenienti dalle avanguardie della ricerca scientifica secondo il criterio dell’intelligenza elastica, ossia quello dell’adattabilità e dell’accelerazione, cioè le caratteristiche indispensabili per rincorrere i cambiamenti della società in cui viviamo.

Insomma, una tema complesso ma contemporaneo e che introduce, tra l’altro, un paio di concetti interessanti su cui riflettere e che possono modificare quello che gli americani chiamano il design thinking. Oggi il designer è colui che è in grado di afferrare il senso dei cambiamenti in atto, nella tecnologia, nella scienza, nella storia (cambiamenti che richiedono un adattamento dei comportamenti sociali), e riesce a tradurli in oggetti funzionali e con un “impatto” positivo sull’esterno.

Mi sembra poi interessare l’idea di estendere agli oggetti il concetto di “beta” (utilizzato per siti internet e software per intendere una versione del prodotto non è ancora perfezionata), ovvero mettere sul mercato, con modalità diversificate, prodotti non ancora perfettamente finiti: in questo modo viene istituzionalizzato il “work-in-progress” e si valorizza la collaborazione con le persone che comprano e che diventano esse stesse, attraverso suggerimenti e miglioramenti, co-autori del prodotti.

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Adv De Beers like Beers

Monday, August 6th, 2007

(di Antheus)

To mash up. Mixare, cambiare le regole, confondere le acque, fuggire dagli stereotipi. Ancora una volta, sorprendere. Credo - anzi, crediamo - che qualora le aziende scelgano la strada della comunicazione tradizionale (tabellare, sic), la modalità, il tone of voice e le tematiche debbano essere diverse da quelle che per anni sono state imposte dai mercati, da deboli direttori marketing e agenzie in crisi di creatività.

Ci piace quindi segnalarvi questa nuova campagna di De Beers che comunica i propri diamanti non solo alle donne nel canonico modo pretenzioso e noioso (Un diamante è per sempre), ma anche rivolgendosi agli uomini (che spesso sono il vero target d’acquisto) come se fosse un prodotto di largo consumo. Una birra, ad esempio.