Archive for the ‘Segnalazioni’ Category

Hi-wear

Friday, August 8th, 2008

(di Antheus)

L’Olimpiadi di Pechino appena inaugurate rappresentano anche un appuntamento importante per le aziende per sperimentare e testare nuovi materiali e nuovi prodotti hi-tech che in futuro verranno commercializzati anche sul mercato amatoriale.

La Speedo, ad esempio, presenterà il suo Lzr Racer, un costume intero costruito con pannelli di poliuretano, core stabilizer e un sistema a compressione muscolare, studiata dal centro di ricerca Langley della Nasa e che permette di ridurre del 24% l’attrito del corpo sull’acqua. Il costume simula in tutto e per il tutto la superfice esterna degli squali.

Nike invece presenterà un capo d’abbigliamento chiamato Precool Vest da indossare prima della performance e che permettono di diminuire la temperatura corporea ed avere quindi un resistenza maggiore del 21% una volta in gara. L’abito è composto da due strati di materiale: l’interno è riempito di acqua ghiacciata e lo strato esterno è rivestito d’alluminio per mantenere l’acqua fredda e rifletere i raggi solari, proprio come fa un termos.

Un’altra innovazione la apporta la Asics che ha realizzato insieme alla Kobe una scarpa per i maratoneti (la indosserà anche il nostro Baldini) ultraleggera (220 grammi), usa e getta e con parte della suola realizzata in riso. Vi sono poi anche innovazioni tutte italiane come il brevetto della Accapi di Brescia, poi sviluppato in Giappone, che migliora la qualità dell’acqua favorendo il metabolismo cellulare, e che verranno utilizzato dai maratoneti del Kenia.

So già che molti storceranno la bocca di fronte a queste innovazioni che, secondo certe opinioni, falsano le performance; però personalmente credo che oggi sia imprescindibile non utilizzare lecitamente la ricerca e sviluppo anche in campo sportivo.

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Moduli mobili

Tuesday, July 22nd, 2008

(di Antheus)

Mi aggancio al post precedente di Lapo sul prezzo del petrolio e quindi della benzina, e tutto ciò che ne consegue per la nostra vita di tutti i giorni. Consci del fatto che le questioni sono molto più grandi e complesse, ciò che possiamo fare è limitarci a risparmiare, laddove è possibile. Ecco però che la tanto odiata e invadente pubblicità viene in aiuto.

In Giappone la Toyota concederà uno sconto sull’acquisto di alcuni modelli, o sul proprio carburante, a chi acconsenta di mostrare pubblicità per oltre 90 giorni; lo stesso sta avvenendo negli Stati Uniti e in Francia.

In molti sosterranno che tale pratica è assai poco indipendente; certo, avete ragione, però sempre più in futuro dovremo pensare a noi stessi anche come media di nicchia. In Italia comunque tutto ciò non è legale per i privati ma solo per i mezzi pubblici (bus, taxi…).

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Non è più tempo per l’usa e getta

Tuesday, July 15th, 2008

(di Antheus)

Se da una lato, con l’iPhone e i telefonini di nuova generazione, il cellulare è diventato qualcos’altro da sé, un device che integra intrattenimento, comunicazione, GPS, navigazione, fotocamera, etc, dall’altro sta trasformandosi in una pura commodity.

Ad Agosto, in Francia, verrà lanciato, grazie ad un accordo con il gestore telefonico Orange, il nuovo telefonino della Bic (quella delle penne, accendini e delle lamette da barba). Sarà un telefonino dalle funzioni basic, venduto con una sim da 60 già pagati con la batteria già carica. Il telefono, che costerà 49 euro, sarà abbinato ad un numero di telefono che dopo 12 mesi non sarà più valido e quindi il telefono si butterà.

Ovviamente il target di questo cellulare è dato dalle persone, specialmente anziani, che hanno scarsa dimestichezza con le funzioni e le complessità dei cellulari sul mercato. Tuttavia credo che oggi, in cui uno dei problemi principali è lo smaltimento dei rifiuti, il concetto di “usa e getta” sia poco raccomandabile e sostenibile.

Il concetto vincente oggi per i prodotti, siano essi hi tech o abbigliamento, è durata e permanenza e noi, con i nostri pezzi unici stiamo lavorando proprio su questi concetti.

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Vulcano Buono

Monday, July 14th, 2008

(di Lapo)

In Italia siamo bravissimi a parlar male e a gettare merda sulle cose di casa nostra che non funzionano. In questo siamo dei campioni. Siamo invece meno bravi a cercare, individuare e apprezzare le cose buone e nuove che l’Italia continua a produrre e realizzare. In questi giorni io e Giovanni eravamo in Campania e ci siamo imbattuti in una cosa pazzesca. A Nola, e quindi vicino a Napoli, abbiamo visto questa megastruttura, un gigantesco centro commerciale progettato da Renzo Piano, fatto a forma di vulcano. Si chiama il Vulcano Buono, forse per contrapporlo al Vesuvio che per molti è stato nel passato una minaccia. E’ una perfetta riproduzione in scala 1 a 50 del vulcano simbolo di Napoli.

Forse le foto non rendono l’idea, ma dal vivo è una struttura sorprendente: da lontano sembra un normale promontorio, quindi una cosa naturale. Non è una cattedrale nel deserto, perché è collegato all’interporto, a stazioni ferroviarie, all’austostrada e a un distretto del terziario avanzato che ospita oltre 1000 aziende. Come dicevo il progetto è ambizioso e maestoso: contiene oltre 150 negozi, un ipermercato e una multisala. Il progetto di Piano si differenzia dagli altri centri commerciali per non essere il classico “non luogo”o un triste mall, ma una piazza dove il vuoto è l’elemento di aggregazione delle persone. Altre cose le trovate sul sito.

Io l’ho trovato bellissimo e molto avvenieristico. Per fortuna che ci sono passato davanti altrimenti non ne avrei mai sentito parlare: la struttura è stata inaugurata a dicembre 2007, sta funzionando benissimo, ma nessuno ne parla. Sui giornali italiani e stranieri Napoli oggi è solo ricordata per la monnezza.

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L’iPhone e il ‘confusing marketing’

Thursday, July 10th, 2008

(di Antheus)

Come forse saprete, domani sarà possibile acquistare “legalmente”anche in Italia l’iPhone 3G della Apple, il telefono cult di quest’anno, il fenomeno dell’hi-tech, l’oggetto del desiderio dei tecnomaniaci e dei fashion victims. Non siamo un blog tecnologico e quindi non vogliamo fare recensioni tecniche sulla nuova versione potenziata del telefonino della Apple. Vi giriamo il link dell’articolo del competente David Pogue, il giornalista che si occupa di tecnologia sul New York Times (qui la recensione di Repubblica). Quello che invece desideriamo segnalare è la modalità con cui qui in Italia viene venduto l’iPhone. Le opzioni in pratica sono due: la prima è pagare l’iPhone unlocked ad un prezzo piuttosto alto (499€ e 569€) e cioè non vincolato da operatori telefonici, per cui è possibile mantenere la propria tariffa ricaricabile o un qualsiasi piano tariffario. La seconda invece è quella di pagare l’oggetto ad un prezzo basso (da 119 a 269€) rimanendo però vincolati a sottoscrivere uno sconvenientissimo contratto che ti lega per un anno o due con Tim e Vodafone, le due compagnie che si sono assicurate l’esclusiva dell’oggettino Apple.

Per chiarimenti su tariffe e contratti vi rimandiamo a questo articolo di Repubblica che tenta di spiegare le mille onerosissime opzioni disponibili. La riflessione che possiamo fare è che questo è un tipico esempio di “confusing marketing” ovvero la strategia di creare una tale confusione tra piani tariffari, abbonamenti e simil promozioni che il povero utente-consumatore alla fine ne scegli una a caso, generalmente quella più semplice e costosa.

Il gioco fatto da Tim e Vodafone in questo caso è scorretto, l’impressione è che abbiano fatto un vero e proprio cartello: tenendo conto che il mercato dei cellulari è già in fase di maturazione e, di conseguenza, semplificato, che la scommessa oggi è di rendere più economico l’accesso a internet anche per i cellulari e che l’utente sia piuttosto smaliziato e esperto nel trovare liberamente soluzione più adatta alle proprie necessità, questa politica adottata da Apple e dai fornitori italiani è un passo indietro. Come dice efficacemente il blogger Suzukimaruti in questo dettagliato post è “come se domani il benzinaio vendesse il gasolio ad un certo prezzo per chi ha una Panda e ad un prezzo diverso a chi ha una Golf”. Se poi si confrontano i piani tariffari italiani con quelli praticati all’estero, la differenza è notevole. Ma i consumatori, al tempo del 2.0, non ci stanno e in molti hanno già firmato una petizione di protesta.

Non so voi, ma noi restiamo con i nostri vecchi cellulari.

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Persuasori occulti e più che palesi

Monday, July 7th, 2008

(di Antheus)

Alla fine degli anni ‘50 Vance Packard scrisse I persuasori occulti , libro ed espressione passate alla storia. Secondo Packard i persuasori occulti erano i pubblicitari, persone dotate di potenti e paurosi strumenti capaci di influenzare il comportamento degli individui e di manipolare le coscienze. Oggi le cose sono cambiate: oggi si parla dei pubblicitari come persuasori disarmati poiché i consumatori (o meglio, le persone) non sono più soggetti passivi, ma capaci di decidere in modo autonomo cosa, come e dove acquistare.

Un tempo i pubblicitari sfruttavano ogni occasione per inserire prodotti, messaggi e slogan, magari in modo subliminale (tali da essere appunto denominati persuasori occulti) ma anche estremamente creativo. Il che lo trovavo piuttosto piacevole, se innocuo. Adesso ho l’impressione che sia tutto molto più forzato e che, da un certo punto di vista, le aziende e i creativi che lavorano per loro abbiano alzato bandiera bianca su certi fronti, quantomeno in Italia. Prendiamo il caso del product placement, ovvero quella pratica di inserire brand e prodotti di marca a scopo pubblicitario all’interno dei film - resa legale da qualche anno anche qui da noi.

Recentemente ho visto due casi in cui è più opportuno parlare di persuasori palesissimi piuttosto che di persuasori occulti. E’ il caso ad esempio dell’ultimo videoclip di Vasco Rossi in cui la macchina da presa, per tutta la durata della canzone, non si stacca dal sedere e dai jeans griffati della protagonista. Il video ovviamente viene ripreso in home page dalla marca di jeans in questione. Praticamente uno spottone gigantesco. Mi è poi capitato di vedere (ebbene sì..) il nuovo film dei Vanzina “Un’estate al mare”: qui non solo vengono minuziosamente inquadrati i prodotti e i marchi (del resto i Vanzina lo facevano prima ancora che il product placement fosse legale), ma c’è di più. Nel film uno dei protagonisti guida un’Alfa cabrio e dopo averla inquadrata da ogni lato (come un vero e proprio spot) lo stesso protagonista racconta all’amico quanto l’ha pagata. Ma il più palese è il caso di Brancamenta: in pratica viene ripreso per filo e per segno la stessa scena dello spot in cui la ragazza (la stessa modella) esce dall’acqua e si sdraia sulle spalle del bellone di turno: finale con loro che bevono il Brancamenta nei bicchieri di ghiaccio e a seguire, per chi non l’avesse ancora capito, anche la sigletta dello spot. Tutto questo all’interno del film. Se la creatività delle aziende e dei pubblicitari italiani è questa, siamo messi malissimo.

Alcune sensazioni sui voli low cost

Wednesday, July 2nd, 2008

(di Antheus)

Prendo spunto dal riferimento sul mercato dei viaggi online nel post di Lapo qui sotto. Sono sostanzialmente d’accordo con lui, ma non sempre è vero che i viaggi organizzati in rete siano sempre il massimo della trasparenza e della convenienza. E’ il caso ad esempio della RyanAir, compagnia irlandese low cost che grazie alla sua aggressiva politica commerciale è riuscita a cambiare il mercato globale dei trasporti aerei e il percepito da parte dei viaggiatori.

Avrete però notato nell’ultimo anno un cambiamento nell’offerta di RyanAir; certo, il costo del petrolio è aumentato anche per loro ma, ultimamente, la loro offerta si è fatta sempre meno trasparente, sempre più complessa e, talvolta, anche un po’ iniquo. Per saperne di più consiglio di leggere il bel post del blog Minimarketing sotto forma di “lettera aperta” a Michael O’ Leary, illuminato CEO di Ryan Air.

Contro gli architetti

Wednesday, June 25th, 2008

(di Antheus)

In questo e nei prossimi post suggeriremo un po’ di libri per l’estate che si avvicinano alle tematiche che solitamente affrontiamo qui. Ho appena finito di leggere Contro l’architettura di Franco La Cecla. Franco La Cecla è un colto antropologo culturale e architetto palermitano ma che insegna e lavora molto all’estero.

Chi legge da un po’ questo blog sa che siamo piuttosto sensibili all’urbanistica, alla vita e all’estetica delle nostre città. E come tutti spesso ci lamentiamo delle nuove opere architettoniche progettate da architetti superstar che non valorizzano il paesaggio circostante o che sono poco funzionali. Il libro di La Cecla è un forte j’accuse su questo tipo di architettura, spesso autoreferenziale, che va a volte contro l’interesse pubblico. Progetti realizzati senza un attenta analisi del territorio, fatti soltanto per stupire e innalzare l’ego delle archistar. La Cecla se la prende con i  grandi architetti ( Gehry , Koolhas, Fuksas, Libeskind) che hanno tradito nei loro progetti la qualità della vita in nome del marketing, della moda, dello shopping e del turismo.

Su molti punti non si può non esser d’accordo, ma il libro a mio parere non va oltre. Non fornisce delle vie d’uscita, non elenca casi positivi (che sicuramente ci sono).  Sembra un po’ di sentire Beppe Grillo o Celentano. La scrittura è dotta e intellettualmente elevata, ma manca un risvolto positivo. Allora sempre meglio legere il vecchio Tom Wolfe di Maledetti Architetti 

Superheroes

Tuesday, June 24th, 2008

(di Antheus)

Qui siamo sempre stati degli appassionati lettori dei fumetti della Marvel e della DC Comics, cioè dei supereroi. E, a quanto si vede dai successi al botteghino dei film tratti da queste storie, non siamo i soli.  Personalmente oltre ad essere affascinato dal lato dark di Batman, dai dilemmi esistenzialisti di SpiderMan, dalla forza bruta di Hulk, e dalla magnifica epopea degli X Men, mi ha sempre colpito il lato estetico dei supereroi e dei loro nemici di turno.

Per questo saluto con entusiasmo la mostra Superheroes - Fashion and Fantasy organizzata dal Costume Institute del  Metropolitan Museum di New York. Nella mostra vengono esposti settanta modelli tra costumi cinematografici, abbigliamento sportivo altamente performante e alta moda d’avanguardia, ispirati appunto ai supereroi. Tra gli stilisti coinvolti c’è John Galliano, Giorgio Armani, Martin Margiela, Moschino, Gaultier e molti altri.

Sulla carta deve essere una figata. Spero che non tradisca le aspettative. La mostra dura fino al 1 settembre.

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Fenomeno della rete

Saturday, June 14th, 2008

(di Antheus)

Se vi è capitato di leggere Max di giugno, avrete sicuramente notato un intero articolo dedicato a questo blog e a voi che lo alimentate con i vostri commenti. Lo abbiamo letto tutti insieme in ufficio e ognuno ha espresso la propria opinione. Voi potete leggerlo qui ( max-pag1.pdf , max-pag2.pdf )

Lapo, che su questi temi è il più filosofo di tutti, sostiene che “se ci dedicano un articolo, se ci criticano, va bene: vuol dire che abbiamo colpito nel segno. Quindi è positivo”. Io e Giovanni siamo un po’ più scettici, ma non tanto sull’articolo in sé, quanto sul mezzo. Con questo voglio dire che in un giornale (ma lo stesso accade anche per la tv, ad esempio) per semplificare e per rendere tutto rapidamente fruibile, si tende a decontestualizzare e quindi spesso a modificare la realtà. Ad esempio: tutto si può dire tranne che Ottovolante Fucsiaman (su Max chiamato Fucsiasheep) sia un nostro adulatore e che affronti solo temi futili come l’assenza di sneaker fucsia, però leggendo l’articolo emerge solo questo.

Se avessimo voluto fare un blog di followers - e non uno spazio dove si possa rispettosamente esprimere le proprie opinioni - avremmo parlato solo di noi, di quanto siamo belli e bravi, avremmo ammesso solo commenti di fan sfegatati e non avremmo dedicato dei post a Olivetti a Yves Saint Laurent, alle puntate di Report o alle azienda veneta leader nella produzioni di giostre e montagne russe (peraltro mai visto argomenti del genere su Max). E poi, rispettando sempre i gusti degli altri, se il Moma store di New York ha deciso di tenere i nostri vasi, vuol dire che non sembrano dei sacchi della spazzatura.

Ma forse ha ragione Lapo quando dice “quando uno prova ad esporsi, a fare qualcosa di diverso, deve sempre essere pronto ad aspettarsi delle critiche, giuste o sbagliate che siano”. Va bene così.

Noi continuiamo per la nostra strada e siamo davvero felici di avere dei lettori-commentatori-critici intelligenti come voi.