Archive for the ‘Segnalazioni’ Category

Everything is carbonated /1

Thursday, August 28th, 2008

(di Antheus)

Ci sono giunte via mail una serie di segnalazioni di oggetti di uso comune reinterpretati in carbonio o, quantomeno, con un aspetto che somiglia al carbonio.

Il nostro amico Andrea di Independent Ideas durante il suo viaggio a Bombay ha immortalato il volante di un taxi. Da notare il contrasto con l’auto, che pare proprio una vecchia Fiat 128 ( dscn0969.JPG )

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Ecologia 2.0

Sunday, August 24th, 2008

(di Antheus)

Personalmente non ho mai amato Philippe Starck e le sue creazioni, sebbene ritengo che sia persona di grande talento e che sia riuscito a rivoluzionare, pro domo sua, il mondo del design. Devo ammettere però che ultimamente sta, in parte, riconsiderando ciò che ha fatto in passato e il suo pensiero critico sta diventando molto interessante, come avevamo già notato alcuni mesi fa. Su questa linea si colloca la breve intervista che ha rilasciato a Wired, per annunciare la sua nuova carica di direttore creativo per la Virgin Galactic, la nuova società di Richard Branson che organizzerà voli suborbitali. Vale la pena estrarne due brani:

Starck: The stupidity of the ecological movement is that people kill trees for wood. It’s ridiculous. The best ecological strategy is to make products of a very high creative quality, so you can keep them for three generations. I prefer to make a very good chair in the best polycarbonate than make any shit in wood that will be in the trash one year later.

Wired: Why not use recycled plastic?

Starck: It’s a little joke of a material. You can do almost nothing with it. And I also refuse bioplastic, which comes from something that people can eat. Scientists agree that we have a real food problem, a famine approaching. It’s a crime against humanity to take something you can eat and make a chair — or use it as gas for your SUV.

Pensieri semplici e di buon senso, che però scardinano tutti i luoghi comuni e le stupide retoriche di cui si è cibato per decenni il pensiero ecologista. Quello che propone Starck è un approccio verde più pragmatico, basato sull’esperienza e sulla conoscenza dei materiali, e che, in un colpo solo, getta al macero tanti anni di vetusti pensieri di ecologismo imperante hippy chic. Per questo ci piace definirla ecologia 2.0. Noi di Italia Independent siamo con lui.

Just do advertise it

Thursday, August 21st, 2008

(di Antheus)

Molte storie - di nobiltà atletica e meschinità umana - si incrociano e si intersecano in queste Olimpiadi di Pechino che - lo dico a quei pochi romantici che non l’avessero ancora capito - rappresentano la più grande opportunità per la Cina per autoproclamarsi la prossima grande prima potenza mondiale e anche l’occasione, più unica che rara, per molte aziende e brand di poter conquistare notorietà in quella terra, per certi versi vergine, popolata da un miliardo e trecento milioni di anime. Con ogni mezzo necessario, come diceva quello.

Tra tutte le storie che giornalmente ci vengono narrate, a me ha colpito particolarmente quella di Liu Xiang, l’atleta del 110 metri ostacoli considerato une delle icone di queste olimpiadi e che doveva rappresentare il successo cinese nelle discipline atletiche. Come forse sapete Liu Xiang durante una falsa partenza delle batterie si è infortunato e ha dovuto allontanare la pista e con questo il sogno delle olimpiadi; la sconfitta di Liu Xiang ha rappresentato per i cinesi quasi un lutto nazionale. Quello che forse non tutti sanno è che l’atleta è stato negli scorsi mesi uno dei testimonial pubblicitari più pompati dalla Nike la quale cercava, attraverso lui, di fare breccia nel cuore dei cinesi e di queste Olimpiadi. E’ l’Adidas infatti che si è aggiudicato la partnership ufficiale di Beijing 2008 (una robina da 68 milioni di euro).

Così nel giro di poche ore Liu Xiang da fulmine cinese si trasforma, alla velocità della luce, nella ragazzo infortunato che non riesce a dare voce al sogno della nazione, il tutto per una lucrosa campagna promozionale. Se pochi giorni prima l’immagine che campeggiava in mezza Cina era (la prima da sinistra qua sotto) basata sulla performance e sul risultato, il giorno dopo l’incidente la strategia di comunicazione di Nike è cambiata (seconda foto): a fianco del volto di Liu Xiang una serie di frasi in mandarino come “Amare la gloria, amare il dolore”, “Amare lo sport anche quando ti spezza il cuore” , “Amare nel mettere a rischio il proprio orgoglio”. Se prima Liu Xiang era l’icona del trionfo facile, ora è quella dello sport sofferto e dello spirito decoubertiano.

Chi legge questo blog sa che qui ci appassiona il marketing quando diventa societing, cioè quando riesce a interpretare alcuni fenomeni o certi segnali della società prima ancora che siano palesi a tutti, il tutto a materiali fini di lucro (ma non solo). Ma a volte credo che si esageri, e qui parlo a titolo personale. Giocare troppo con i sentimenti, con le passioni e sfruttare ogni occasione, bella o brutta che sia, per crearne un evento di comunicazione, può alla lunga diventare deleterio.

L’articolo dell’International Herald Tribune suggerisce anche un sospetto: visto i tempi brevissimi in cui il tutto è accaduto e considerando i tempi lunghi per decidere e produrre una campagna di tali dimensioni, l’insinuazione è che si sapeva in anticipo dell’incidente e che è stato mandato in pista per costruire una perfetta farsa a tavolino, magari decisa anche dalla Nike. Senza arrivare a pensare questo, credo che in tali occasioni certi limiti vengono superati con troppa leggerezza.

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Consigli per gli acquisti

Monday, August 18th, 2008

(di Antheus)

In spiaggia ho trovato un volantino che riportava il seguente testo:

“PENSACI DUE VOLTE! Se compri dagli abusivi: 1) infrangi la legge; 2) rischi la denuncia penale; 3) mortifichi l’immagine della spiaggia; 4) crei concorrenza sleale verso il lavoro in regola; 5) assecondi l’evasione fiscale; 6) colpisci la nostra economia; 7) finanzi la criminalità organizzata; 8 ) crei gravi problemi di sicurezza; 9) rendi vana l’azione di contrasto delle forze dell’ordine stipendiate con le tue tasse.

Sebbene trovi i punti 2) e 8 ) fin troppo eccessivi e sia assente ogni riferimento alla qualità dei prodotti (forse per il popolo della spiaggia non è così importante?), mi sembra che ci siano ottimi motivi per comprare i prodotti originali.

Hi-wear

Friday, August 8th, 2008

(di Antheus)

L’Olimpiadi di Pechino appena inaugurate rappresentano anche un appuntamento importante per le aziende per sperimentare e testare nuovi materiali e nuovi prodotti hi-tech che in futuro verranno commercializzati anche sul mercato amatoriale.

La Speedo, ad esempio, presenterà il suo Lzr Racer, un costume intero costruito con pannelli di poliuretano, core stabilizer e un sistema a compressione muscolare, studiata dal centro di ricerca Langley della Nasa e che permette di ridurre del 24% l’attrito del corpo sull’acqua. Il costume simula in tutto e per il tutto la superfice esterna degli squali.

Nike invece presenterà un capo d’abbigliamento chiamato Precool Vest da indossare prima della performance e che permettono di diminuire la temperatura corporea ed avere quindi un resistenza maggiore del 21% una volta in gara. L’abito è composto da due strati di materiale: l’interno è riempito di acqua ghiacciata e lo strato esterno è rivestito d’alluminio per mantenere l’acqua fredda e rifletere i raggi solari, proprio come fa un termos.

Un’altra innovazione la apporta la Asics che ha realizzato insieme alla Kobe una scarpa per i maratoneti (la indosserà anche il nostro Baldini) ultraleggera (220 grammi), usa e getta e con parte della suola realizzata in riso. Vi sono poi anche innovazioni tutte italiane come il brevetto della Accapi di Brescia, poi sviluppato in Giappone, che migliora la qualità dell’acqua favorendo il metabolismo cellulare, e che verranno utilizzato dai maratoneti del Kenia.

So già che molti storceranno la bocca di fronte a queste innovazioni che, secondo certe opinioni, falsano le performance; però personalmente credo che oggi sia imprescindibile non utilizzare lecitamente la ricerca e sviluppo anche in campo sportivo.

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Moduli mobili

Tuesday, July 22nd, 2008

(di Antheus)

Mi aggancio al post precedente di Lapo sul prezzo del petrolio e quindi della benzina, e tutto ciò che ne consegue per la nostra vita di tutti i giorni. Consci del fatto che le questioni sono molto più grandi e complesse, ciò che possiamo fare è limitarci a risparmiare, laddove è possibile. Ecco però che la tanto odiata e invadente pubblicità viene in aiuto.

In Giappone la Toyota concederà uno sconto sull’acquisto di alcuni modelli, o sul proprio carburante, a chi acconsenta di mostrare pubblicità per oltre 90 giorni; lo stesso sta avvenendo negli Stati Uniti e in Francia.

In molti sosterranno che tale pratica è assai poco indipendente; certo, avete ragione, però sempre più in futuro dovremo pensare a noi stessi anche come media di nicchia. In Italia comunque tutto ciò non è legale per i privati ma solo per i mezzi pubblici (bus, taxi…).

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Non è più tempo per l’usa e getta

Tuesday, July 15th, 2008

(di Antheus)

Se da una lato, con l’iPhone e i telefonini di nuova generazione, il cellulare è diventato qualcos’altro da sé, un device che integra intrattenimento, comunicazione, GPS, navigazione, fotocamera, etc, dall’altro sta trasformandosi in una pura commodity.

Ad Agosto, in Francia, verrà lanciato, grazie ad un accordo con il gestore telefonico Orange, il nuovo telefonino della Bic (quella delle penne, accendini e delle lamette da barba). Sarà un telefonino dalle funzioni basic, venduto con una sim da 60 già pagati con la batteria già carica. Il telefono, che costerà 49 euro, sarà abbinato ad un numero di telefono che dopo 12 mesi non sarà più valido e quindi il telefono si butterà.

Ovviamente il target di questo cellulare è dato dalle persone, specialmente anziani, che hanno scarsa dimestichezza con le funzioni e le complessità dei cellulari sul mercato. Tuttavia credo che oggi, in cui uno dei problemi principali è lo smaltimento dei rifiuti, il concetto di “usa e getta” sia poco raccomandabile e sostenibile.

Il concetto vincente oggi per i prodotti, siano essi hi tech o abbigliamento, è durata e permanenza e noi, con i nostri pezzi unici stiamo lavorando proprio su questi concetti.

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Vulcano Buono

Monday, July 14th, 2008

(di Lapo)

In Italia siamo bravissimi a parlar male e a gettare merda sulle cose di casa nostra che non funzionano. In questo siamo dei campioni. Siamo invece meno bravi a cercare, individuare e apprezzare le cose buone e nuove che l’Italia continua a produrre e realizzare. In questi giorni io e Giovanni eravamo in Campania e ci siamo imbattuti in una cosa pazzesca. A Nola, e quindi vicino a Napoli, abbiamo visto questa megastruttura, un gigantesco centro commerciale progettato da Renzo Piano, fatto a forma di vulcano. Si chiama il Vulcano Buono, forse per contrapporlo al Vesuvio che per molti è stato nel passato una minaccia. E’ una perfetta riproduzione in scala 1 a 50 del vulcano simbolo di Napoli.

Forse le foto non rendono l’idea, ma dal vivo è una struttura sorprendente: da lontano sembra un normale promontorio, quindi una cosa naturale. Non è una cattedrale nel deserto, perché è collegato all’interporto, a stazioni ferroviarie, all’austostrada e a un distretto del terziario avanzato che ospita oltre 1000 aziende. Come dicevo il progetto è ambizioso e maestoso: contiene oltre 150 negozi, un ipermercato e una multisala. Il progetto di Piano si differenzia dagli altri centri commerciali per non essere il classico “non luogo”o un triste mall, ma una piazza dove il vuoto è l’elemento di aggregazione delle persone. Altre cose le trovate sul sito.

Io l’ho trovato bellissimo e molto avvenieristico. Per fortuna che ci sono passato davanti altrimenti non ne avrei mai sentito parlare: la struttura è stata inaugurata a dicembre 2007, sta funzionando benissimo, ma nessuno ne parla. Sui giornali italiani e stranieri Napoli oggi è solo ricordata per la monnezza.

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L’iPhone e il ‘confusing marketing’

Thursday, July 10th, 2008

(di Antheus)

Come forse saprete, domani sarà possibile acquistare “legalmente”anche in Italia l’iPhone 3G della Apple, il telefono cult di quest’anno, il fenomeno dell’hi-tech, l’oggetto del desiderio dei tecnomaniaci e dei fashion victims. Non siamo un blog tecnologico e quindi non vogliamo fare recensioni tecniche sulla nuova versione potenziata del telefonino della Apple. Vi giriamo il link dell’articolo del competente David Pogue, il giornalista che si occupa di tecnologia sul New York Times (qui la recensione di Repubblica). Quello che invece desideriamo segnalare è la modalità con cui qui in Italia viene venduto l’iPhone. Le opzioni in pratica sono due: la prima è pagare l’iPhone unlocked ad un prezzo piuttosto alto (499€ e 569€) e cioè non vincolato da operatori telefonici, per cui è possibile mantenere la propria tariffa ricaricabile o un qualsiasi piano tariffario. La seconda invece è quella di pagare l’oggetto ad un prezzo basso (da 119 a 269€) rimanendo però vincolati a sottoscrivere uno sconvenientissimo contratto che ti lega per un anno o due con Tim e Vodafone, le due compagnie che si sono assicurate l’esclusiva dell’oggettino Apple.

Per chiarimenti su tariffe e contratti vi rimandiamo a questo articolo di Repubblica che tenta di spiegare le mille onerosissime opzioni disponibili. La riflessione che possiamo fare è che questo è un tipico esempio di “confusing marketing” ovvero la strategia di creare una tale confusione tra piani tariffari, abbonamenti e simil promozioni che il povero utente-consumatore alla fine ne scegli una a caso, generalmente quella più semplice e costosa.

Il gioco fatto da Tim e Vodafone in questo caso è scorretto, l’impressione è che abbiano fatto un vero e proprio cartello: tenendo conto che il mercato dei cellulari è già in fase di maturazione e, di conseguenza, semplificato, che la scommessa oggi è di rendere più economico l’accesso a internet anche per i cellulari e che l’utente sia piuttosto smaliziato e esperto nel trovare liberamente soluzione più adatta alle proprie necessità, questa politica adottata da Apple e dai fornitori italiani è un passo indietro. Come dice efficacemente il blogger Suzukimaruti in questo dettagliato post è “come se domani il benzinaio vendesse il gasolio ad un certo prezzo per chi ha una Panda e ad un prezzo diverso a chi ha una Golf”. Se poi si confrontano i piani tariffari italiani con quelli praticati all’estero, la differenza è notevole. Ma i consumatori, al tempo del 2.0, non ci stanno e in molti hanno già firmato una petizione di protesta.

Non so voi, ma noi restiamo con i nostri vecchi cellulari.

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Persuasori occulti e più che palesi

Monday, July 7th, 2008

(di Antheus)

Alla fine degli anni ‘50 Vance Packard scrisse I persuasori occulti , libro ed espressione passate alla storia. Secondo Packard i persuasori occulti erano i pubblicitari, persone dotate di potenti e paurosi strumenti capaci di influenzare il comportamento degli individui e di manipolare le coscienze. Oggi le cose sono cambiate: oggi si parla dei pubblicitari come persuasori disarmati poiché i consumatori (o meglio, le persone) non sono più soggetti passivi, ma capaci di decidere in modo autonomo cosa, come e dove acquistare.

Un tempo i pubblicitari sfruttavano ogni occasione per inserire prodotti, messaggi e slogan, magari in modo subliminale (tali da essere appunto denominati persuasori occulti) ma anche estremamente creativo. Il che lo trovavo piuttosto piacevole, se innocuo. Adesso ho l’impressione che sia tutto molto più forzato e che, da un certo punto di vista, le aziende e i creativi che lavorano per loro abbiano alzato bandiera bianca su certi fronti, quantomeno in Italia. Prendiamo il caso del product placement, ovvero quella pratica di inserire brand e prodotti di marca a scopo pubblicitario all’interno dei film - resa legale da qualche anno anche qui da noi.

Recentemente ho visto due casi in cui è più opportuno parlare di persuasori palesissimi piuttosto che di persuasori occulti. E’ il caso ad esempio dell’ultimo videoclip di Vasco Rossi in cui la macchina da presa, per tutta la durata della canzone, non si stacca dal sedere e dai jeans griffati della protagonista. Il video ovviamente viene ripreso in home page dalla marca di jeans in questione. Praticamente uno spottone gigantesco. Mi è poi capitato di vedere (ebbene sì..) il nuovo film dei Vanzina “Un’estate al mare”: qui non solo vengono minuziosamente inquadrati i prodotti e i marchi (del resto i Vanzina lo facevano prima ancora che il product placement fosse legale), ma c’è di più. Nel film uno dei protagonisti guida un’Alfa cabrio e dopo averla inquadrata da ogni lato (come un vero e proprio spot) lo stesso protagonista racconta all’amico quanto l’ha pagata. Ma il più palese è il caso di Brancamenta: in pratica viene ripreso per filo e per segno la stessa scena dello spot in cui la ragazza (la stessa modella) esce dall’acqua e si sdraia sulle spalle del bellone di turno: finale con loro che bevono il Brancamenta nei bicchieri di ghiaccio e a seguire, per chi non l’avesse ancora capito, anche la sigletta dello spot. Tutto questo all’interno del film. Se la creatività delle aziende e dei pubblicitari italiani è questa, siamo messi malissimo.