Archive for the ‘Personaggi’ Category

Una storia americana

Wednesday, November 5th, 2008

(di Lapo)

Personalmente ho sempre creduto in Barack Obama fin dalle primarie e ho già avuto modo di esprimere la mia opinione su di lui. La vittoria schiacciante di Obama è il segno che l’America resta ed è una grande democrazia e il “posto dove tutto è possibile” come ha esordito nel suo primo discorso a Chicago da Presidente eletto. Perché è il primo Presidente degli Stati Uniti afroamericano (meticcio): quindi il voler scommettere sulla diversità e sulla minoranza razziale è oggi un punto di forza e di valore. E poi perché Obama ha 47 anni, che non è solo un fatto anagrafico, ma rappresenta anche la volontà degli Stati Uniti di voler aprire un nuovo corso di lungo periodo di cambiamento.

Voglio sperare che la vittoria di Obama e la sua politica basata sul cambiamento e miglioramento riuscirà a spazzar via quell’antiamericanismo che la politica di Bush ha sollevato in mezzo mondo. Non sarà facile uscire da questa crisi economica e finanziaria che ha colpito l’America e il mondo intero e che ha trovato terreno fertile nella gestione Bush, ma credo che con questa scelta radicale si può pensare davvero ad un cambiamento.

Voglio infine sperare che la sua freschezza nell’approccio, nel dialogo e nell’uso degli strumenti di partecipazione come internet possano influenzare anche la politica dell’Europa e dell’Italia.  Yes, We Can.

Silmo 2008, I-I e gli occhiali modulari

Thursday, October 30th, 2008

(di Antheus)

Come vi abbiamo già annunciato oggi è iniziato il Silmo, importante fiera di settore dell’occhialeria, che si svolge a Parigi. Una fiera poco glamour, ma molto commerciale - anche perché, di questi tempi, c’è poca voglia di essere glamour . Noi comunque ci presentiamo a questo appuntamento in modo molto pragmatico con una serie di novità per il mondo dell’ottica.

Per i lettori del blog anticipiamo un modello di occhiali (in realtà sono due, uno maschile, l’altro femminile) che rappresenta la punta di diamante della nostra nuova collezione, perché unisce l’innovazione con la creatività 2.0.

I modelli sono il 505 e il 506 (da noi denominati internamente “Guerrafredda”) e, secondo noi, costituiscono una piccola rivoluzione nel campo dell’ottica. Sono i primi occhiali modulari di design, che permettono all’ametrope (ovvero a chi ha un  difetto di vista) di avere le lenti da vista e da sole sempre con sé, potendo montare e smontare le lenti (ma anche la parte inferiore dell’occhiale e le aste) senza l’ausilio di attrezzature specializzate e offrendo quindi la possibilità di variarne l’aspetto, la forma, il colore o qualsiasi parametro estetico degli occhiali.
Il sistema è basato su un cavo in tessuto dynema (fibra sintetica adatta alla produzione di cavi da trazione, utilizzato per applicazioni sportive quali il kitesurf, il parapendio e l’alpinismo). La tensione del cavo e un sistema di chiusura a pacchetto permette di tenere insieme le lenti e la montatura inferiore degli occhiali.
Tale sistema dà inoltre la possibilità di poter aver più di 700 combinazioni di occhiali diversi, cambiando colori e forma delle quattro principali parti di cui sono composte.
La parte superiore è un’elegante barra di ergal (lega di alluminio particolarmente leggera e rigida) ricavata dal pieno. Quella inferiore può essere in acetato o trasparente (in cristallo sabbiato) ed è unita alla parte superiore dal cavo in dynema. Il modello “Guerra Fredda” è presente in due forme, una maschile (506) e l’altra (505), dal disegno leggermente retrò, più femminile. Anche le aste, facilmente sostituibili, sono in acetato di cellulosa. Gli occhiali sono disponibili in sei diversi colori (nero, verde, marrone, grigio, viola e bronzo).Dagli ottici specializzati saranno disponibili i vari componenti e la custodia in tessuto balistico per portare sempre con sé le lenti.
Un modello che per le sue caratteristiche e per la sua capacità combinativa incarna perfettamente la filosofia 2.0.

Qui sotto lo schema progettuale. E nelle prossime ore la foto degli occhiali.

Update: In attesa del nuovo restyling del sito, sull’home page di I-I trovate un filmato in 3d che spiega in dettaglio il funzionamento

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Ventotto anni

Thursday, October 16th, 2008

(di Antheus)

Chi legge da un po’ di tempo questo blog sa che il fil rouge che lega tutti i post, ma anche le decisioni e le azioni di I-I, è dato da due elementari e fondamentali valori quali la libertà e l’indipendenza, ovviamente il tutto rispettando quelle degli altri e le regole. Mancando questi due valori l’uomo è incapace di pensare, muoversi, divertirsi e lavorare. Vivere.

La storia di Roberto Saviano credo la conosciate tutti. Un giovane scrittore che per la sua urgenza di raccontare, non per infangare l’immagine dell’Italia, ma per denunciare e resistere, è costretto ad una vita da segregato, dormendo nelle carceri, muovendosi con quattro persone di scorta. A vederla in positivo si può dire che è straordinario sapere che un semplice libro sia riuscito a creare un caso, che è andato oltre le vendite, oltre la letteratura, oltre l’arte, e che ha dato un’importante spinta alla lotta contro la camorra e la criminalità organizzata.

Oggi però Saviano è semplicemente un ragazzo di ventotto anni che non ha più nè la libertà nè l’indipendenza e, per questo, avrebbe deciso di lasciare l’Italia per riacquistare questi due diritti fondamentali di cui noi, più giovani e più vecchi, godiamo ogni giorno, a volte senza accorgerci del privilegio.

Lo spiega lo stesso Saviano in queste poche righe, rilasciate ieri a Repubblica, e che contengono la stessa forza e urgenza del romanzo che, con la stessa libertà e indipendenza ora negate, decise di pubblicare due anni fa.

‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni!’

Ispirazione Paul Newman

Sunday, September 28th, 2008

 (di Lapo)

L’ideazione di ogni pezzo unico Italia Independent fa quasi sempre riferimento a un’ispirazione ben precisa. Il più delle volte l’ispirazione proviene dal mondo del cinema che, insieme all’arte e al design, fa ancora sognare . Dunque, per la nuova linea di occhiali che presenteremo a fine ottobre al Silmo di Parigi avevamo in mente un modello da sole sportivo che facesse riferimento ai vecchi occhiali da guida sportiva usati negli anni settanta. Il primo riferimento che ho avuto è stato Paul Newman e gli occhiali che indossava sia nei film (ricordo quello ambientato a Indianapolis) che nella vita quando guidava le auto sportive, la sua grande passione. Per proteggere i suoi bellissimi occhi blu, aveva bisogno di occhiali altrettanto belli e speciali.

Oltre ad essere un grandissimo attore e un simbolo riconosciuto mondialmente, Paul Newman era una persona speciale: regista,  imprenditore, corridore d’auto (a 70 anni vince la 24 ore di Daytona) e sopratutto un uomo molto impegnato, concretamente e non in modo appariscente, nel sociale attraverso una serie di importanti iniziative della sua Fondazione, come ad esempio Hole in The Wall, un network di camp che si occupa di bambini affetti da gravi malattie (in Italia c’è il Dynamo Camp di Limestre). In più è sempre stato un gran fico. Un grande uomo di talento, cuore e stile.

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In memoria di David Foster Wallace

Monday, September 15th, 2008

(di Antheus)

Se fino a ieri mi avessero chiesto chi, in questi tempi confusi, riesce a raccontare la contemporaneità e la sua complessa stratificazione, chi è colui (o colei) capace di unire la riflessione filosofica con la cultura pop, la narrazione con uno stile di scrittura unico e l’approfondimento saggistico, l’ironia e l’angoscia, fredda analisi e fragilità intimista, non avrei avuto dubbi nel rispondere David Foster Wallace. Fino a ieri, dicevo. Perché proprio l’altro ieri DFW, 46 anni, ha deciso di lasciarci tutti quanti, impiccandosi nella sua casa di Claremont, California.

Sono il primo a lamentarmi silenziosamente se in questo blog si va “fuori tema” inserendo argomenti che magari non interessano a tutti, ma questa volta non posso esimermi nel lasciare un post a questo grande pensatore e talentuoso scrittore.

Sebbene, come si può vedere dalla foto, non fosse esattamente un uomo di stile ed eleganza, DFW era un profondo osservatore della realtà contemporanea e le sue riflessioni su qualsiasi argomento possibile immaginabile erano, oltre che splendidamente scritti, anche acuti e interessantissimi: nella sua breve ma ricca bibliografia DFW ha dedicato molte pagine ad argomenti che anche qui affrontiamo: dai deliri dei focus group alla fuffa del marketing elettorale , fino all’analisi analitica e laterale sul mondo della pubblicità e dei media. Quello che posso dirvi è, se non lo avete mai fatto, di provare a leggere uno dei suoi libri, come ad esempio Tennis, tv, trigonometria, tornado (e altre cose divertenti che non farò mai più) da cui è tratta questa brevissima ma illuminante riflessione sulla tv, ma che in realtà spiega moltissimo della decadenza del mondo dell’intrattenimento e dell’informazione

E con questo non sto dicendo che la televisione sia volgare e stupida perché le persone che compongono il Pubblico sono volgari e stupide. Le televisione è ciò che è per il semplice motivo che la gente tende ad assomigliarsi terribilmente proprio nei suoi interessi volgari, morbosi e inutili, e a essere estremamente diversa per quanto riguarda gli interessi raffinati, estetici e nobili.

DFW

Just do advertise it

Thursday, August 21st, 2008

(di Antheus)

Molte storie - di nobiltà atletica e meschinità umana - si incrociano e si intersecano in queste Olimpiadi di Pechino che - lo dico a quei pochi romantici che non l’avessero ancora capito - rappresentano la più grande opportunità per la Cina per autoproclamarsi la prossima grande prima potenza mondiale e anche l’occasione, più unica che rara, per molte aziende e brand di poter conquistare notorietà in quella terra, per certi versi vergine, popolata da un miliardo e trecento milioni di anime. Con ogni mezzo necessario, come diceva quello.

Tra tutte le storie che giornalmente ci vengono narrate, a me ha colpito particolarmente quella di Liu Xiang, l’atleta del 110 metri ostacoli considerato une delle icone di queste olimpiadi e che doveva rappresentare il successo cinese nelle discipline atletiche. Come forse sapete Liu Xiang durante una falsa partenza delle batterie si è infortunato e ha dovuto allontanare la pista e con questo il sogno delle olimpiadi; la sconfitta di Liu Xiang ha rappresentato per i cinesi quasi un lutto nazionale. Quello che forse non tutti sanno è che l’atleta è stato negli scorsi mesi uno dei testimonial pubblicitari più pompati dalla Nike la quale cercava, attraverso lui, di fare breccia nel cuore dei cinesi e di queste Olimpiadi. E’ l’Adidas infatti che si è aggiudicato la partnership ufficiale di Beijing 2008 (una robina da 68 milioni di euro).

Così nel giro di poche ore Liu Xiang da fulmine cinese si trasforma, alla velocità della luce, nella ragazzo infortunato che non riesce a dare voce al sogno della nazione, il tutto per una lucrosa campagna promozionale. Se pochi giorni prima l’immagine che campeggiava in mezza Cina era (la prima da sinistra qua sotto) basata sulla performance e sul risultato, il giorno dopo l’incidente la strategia di comunicazione di Nike è cambiata (seconda foto): a fianco del volto di Liu Xiang una serie di frasi in mandarino come “Amare la gloria, amare il dolore”, “Amare lo sport anche quando ti spezza il cuore” , “Amare nel mettere a rischio il proprio orgoglio”. Se prima Liu Xiang era l’icona del trionfo facile, ora è quella dello sport sofferto e dello spirito decoubertiano.

Chi legge questo blog sa che qui ci appassiona il marketing quando diventa societing, cioè quando riesce a interpretare alcuni fenomeni o certi segnali della società prima ancora che siano palesi a tutti, il tutto a materiali fini di lucro (ma non solo). Ma a volte credo che si esageri, e qui parlo a titolo personale. Giocare troppo con i sentimenti, con le passioni e sfruttare ogni occasione, bella o brutta che sia, per crearne un evento di comunicazione, può alla lunga diventare deleterio.

L’articolo dell’International Herald Tribune suggerisce anche un sospetto: visto i tempi brevissimi in cui il tutto è accaduto e considerando i tempi lunghi per decidere e produrre una campagna di tali dimensioni, l’insinuazione è che si sapeva in anticipo dell’incidente e che è stato mandato in pista per costruire una perfetta farsa a tavolino, magari decisa anche dalla Nike. Senza arrivare a pensare questo, credo che in tali occasioni certi limiti vengono superati con troppa leggerezza.

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Hope

Thursday, July 3rd, 2008

(di Lapo)

La parola chiave nella campagna elettorale delle primarie negli Stati Uniti di Barack Obama è stata Hope, speranza. Non è una cosa da poco. Nei suoi speech, durante i suoi incontri e nel programma Obama è riuscito a trasmettere una forte energia fatta di speranza, di costruttività e di voglia di fare. Io credo che questo sia il giusto approccio che le persone che guidano il paese, sia in campo politico che economico, debbano dare alle persone. Poi ovviamente oltre le parole ci devono essere i fatti.

Mi auguro che ciò avvenga anche in Italia. Con questo non voglio dire che sia necessario dare false speranze e un cieco ottimismo agli Italiani. La crisi c’è, nessuno lo nega, ed ha radici lontane. Ma è altrettanto vero che chi ha la possibilità di parlare al pubblico e di decidere deve crederci, sbattersi e fare, e non ripetere continuamente “c’è crisi, c’è crisi” come se fosse una giustificazione a non impegnarsi. Se anche chi dovrebbe fare si lamenta e basta, crea un circolo vizioso secondo il quale le persone non sperano più, non producono più, non consumano più e non credono più, ed ecco che la spirale va sempre più verso il basso.

Henry Kissinger, persona che stimo e rispetto profondamente (anche se in politica spesso la pensiamo diversamente) e che ha una sconfinata esperienza e visione nella politica internazionale, è stato in questi giorni in Italia. Questo è quello che ha detto riguardo la crisi in Italia.
“Spesso nei secoli passati ci si è chiesto se l’Italia fosse in grado di farcela, di superare le difficoltà del momento, e poi ciò è sempre avvenuto. Non mi chiedo neanche se l’Italia sarà in grado di risollevarsi. Un popolo come quello italiano, abile nell’arte di arrangiarsi di fronte alle più impervie difficoltà, smentirà ancora una volta chi prevede la sua inesorabile caduta. Silvio Berlusconi è certo un leader determinato e capace ma la speranza è riposta nella gente comune, nel buon senso e nelle grandi capacità degli italiani”.

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Cheeeese - Ultimo post su Pitti

Monday, June 23rd, 2008

(di Antheus)

Non potevamo non chiudere la serie dei post su Pitti Uomo con la inevitabile foto dell’”allegra brigata” che ci è venuta a trovare lo scorso venerdì sotto il solleone fiorentino e il cui incontro è stato efficacemente raccontato da Danilo in un suo commento.

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Ai newyorkesi piace double-face

Monday, May 26th, 2008

(di Antheus)

Come forse sapete Barneys New York è lo speciality store di abbigliamento e accessori più prestigioso di New York, e Barneys è il nostro partner, cioè l’unico negozio a New York a tenere i pezzi unici Italia Independent. Per noi è un vero onore, dal momento che c’è la fila di marchi che vorrebbero essere esposti qui e che i buyer di Barneys sono tra i più esigenti e cazzuti sulla piazza.  Se capitate a New York sappiate che al terzo piano del negozio troverete un corner tutto dedicato a I-I.  In queste settimane c’è anche un’intera vetrina sulla strada dedicata a noi. Qui la foto italia-independent-window-1.jpg

Ma il punto in realtà è un altro.

Guardate bene le due foto qui sotto, quelle che immortalano una parte del nostro corner da Barneys. Aguzzate la vista (cit. da La Settimana Enigmistica). Riconoscete tutti i nostri outdoor jacket? No? In effetti la terza giacca (immortalata nella prima foto) e la prima (nella seconda foto) altro non è che la parte interna del suddetto, quello con la termonastratura che, essendo pure esteticamente gradevole, i tipi di Barneys lo hanno trattato come se fosse un nuovo modello.

Sarà contento l’amico Ruben Tiraforti, direttore commerciale di Gore Italia, nel vedere il marchio Gore-Tex esposto in bella mostra da Barneys NY.

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Design and Elastic Mind

Wednesday, March 26th, 2008

(di Antheus)

Per chi ha intenzione di andare nei prossimi mesi a New York, il mio spassionato consiglio è quello di andare a vedere al MOMA la nuova mostra intitolata Design and the Elastic Mind che è stata voluta e realizzata da Paola Antonelli, curatrice del settore design del MOMA (fino al 12 maggio). La mostra è molto interessante perché coniuga gli oggetti di design con concetti provenienti dalle avanguardie della ricerca scientifica secondo il criterio dell’intelligenza elastica, ossia quello dell’adattabilità e dell’accelerazione, cioè le caratteristiche indispensabili per rincorrere i cambiamenti della società in cui viviamo.

Insomma, una tema complesso ma contemporaneo e che introduce, tra l’altro, un paio di concetti interessanti su cui riflettere e che possono modificare quello che gli americani chiamano il design thinking. Oggi il designer è colui che è in grado di afferrare il senso dei cambiamenti in atto, nella tecnologia, nella scienza, nella storia (cambiamenti che richiedono un adattamento dei comportamenti sociali), e riesce a tradurli in oggetti funzionali e con un “impatto” positivo sull’esterno.

Mi sembra poi interessare l’idea di estendere agli oggetti il concetto di “beta” (utilizzato per siti internet e software per intendere una versione del prodotto non è ancora perfezionata), ovvero mettere sul mercato, con modalità diversificate, prodotti non ancora perfettamente finiti: in questo modo viene istituzionalizzato il “work-in-progress” e si valorizza la collaborazione con le persone che comprano e che diventano esse stesse, attraverso suggerimenti e miglioramenti, co-autori del prodotti.

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