(di Antheus)
Chi legge frequentemente questo blog sa che qui ci piace fare delle riflessioni sul “made in Italy” e sull’Italianità, concetti spesso travisati, usati in modo strumentale e non sempre corretto. Le mie riflessioni si arrichiscono dopo aver letto un interessante libro intitolato Italici. Il possibile futuro di una community globale scritto, tra gli altri, da Piero Bassetti. Il libro si basa sulla definizione di Italici, una community di quasi 150 milioni di persone che, in tutto il mondo, esprimono uno stile di vita e di pensiero all’italiana: 50 milioni circa in Italia, altri 50 milioni sparsi in Europa, circa 25 in Nord America e altrettanti in Sudamerica. Una italian way che va oltre il concetto di made in italy e della nazione italiana chiusa dentro i suoi confini geografici.
Bassetti (che è stato presidente delle Camere di Commercio all’estero) paragona questa comunità globale e trasversale a un Commonwealth di esperienze, ideali, una ricerca di comunanza di tutti coloro che hanno una radice italiana, ma che abbiano anche quella sensibilità, quel gusto, quel modo di pensare che costituisce un importante asset per il mondo.
E’ un concetto che va oltre quello degli “italiani all’estero”: gli italici si riconoscono non per il passaporto o diritto di voto, bensì per i valori estetici (dall’arte, alla cucina, alla moda), per la qualità quotidiana della vita e il gusto per il particolare.
Il libro fa anche un’interessante riflessione sulla crisi della globalizzazione e della organizzazione per nazioni. La crisi dell’Onu, l’accordo di Schengen, la recessione imperante ci dimostra, sostiene Bassetti, che i problemi sono sovranazionali e che, in questo scenario, certi glocalismi possono offrire una soluzione su temi come ecologia, finanza ed estetica.
Non sempre le opinioni contenute nel libro sono tutte condivisibili, però è un punto di vista da tenere in considerazione.