Infiniti colori

(di Antheus)

Una dei primissimi post di questo blog era dedicato a Pantone , azienda leader per la definizione dei colori usati nell’industria grafica e di come questa era riuscita, almeno in Giappone, a diversificare il proprio business model. L’operazione sta proseguendo e con un certo successo.
Da qualche settimana all’interno del flagship store Gap di New York è stato creato un corner che è un vero e proprio negozio di T-shirt. Al T-shop Pantone & Gap è possibile acquistare magliette della nuova collezione primaverile di Gap declinate in tutte le sfumature di colore Pantone, compresa l’edizione limitata “mimosa”, il colore-Pantone 2009. Essendo tantissimi i colori creati da Pantone, potenzialmente ognuno si può creare la propria tshirt della nuance preferita.

Come si vede dalla foto, l’operazione ha un profilo molto “tecnico” del tipo “abbiamo qui i maggiori esperti in materia di colore, ora sei tu cliente di Gap a decidere quale colore vuoi per la tua maglietta”. Fino a qualche anno fa sarebbe stato impossibile un’operazione del genere sia per Gap sia per altre aziende di abbigliamento. Il “consumatore” era ritentuto tale, ovvero una persona che semplicemente consumava proposte decise dall’alto e quindi il taglio e il colore del momento. Oggi invece un’azienda di largo conusmo come Gap ha capito che è necessario dare la scelta alle persone: il rischio , sempre presente, è che le persone comprensibilmente si intimoriscano di fronte a questa scelta infinita di colori.

33 Responses to “Infiniti colori”

  1. UFF Says:

    Un falco si posava su un cartello pubblicitario, al lato della strada. Un piccolo falco, era nuovo della zona. Ogni mattina lo guardavo, la mia macchina è rossa, lo ammiravo curiosa, lui, quella macchia marrone e beige, quel becco giallognolo, il nero avido della pupilla, immersi nel verde delle foglie o nel bgianco della troppa neve caduta senza argine.
    Il cielo era azzurro, la strada grigia. Le traiettorie del falco componevano tanti cerchi, infiniti orizzontali, verticali, numeri e linee, parabole. Il beige delle ali sfumava nell’indefinito della velocità.
    Volteggiava su di me. Il rosso della mia macchina lo attirava. Le altre auto grigie meno. E’ una legge di Natura il mimetizzarsi per sopravvivere o scegliere di essere visti rischiando ogni tranquillità.
    Non avevo comprato una macchina rossa per farmi vedere dal falco, ma ora sapevo che solo così, per una leggera contraddizione di una regola naturale e spietata, il nostro vivere aveva avuto l’unione delle piccole cose, dello sfiorarsi, del guardarsi e forse non capirsi. Il colore attirava e il colore circondava l’immagine.
    Ogni colore, anche il più tenue, significava un gesto o un’intenzione tra noi due e il colore dell’amicizia ci abbracciava entrambi.
    Passai ancora una volta sotto quel cartello, era strada monotona di ogni giorno. Avevo sognato il lago e il cielo, entrambi azzuri, forse ciano o comunque brillanti, avevo sognato di volare come quei veivoli silenziosi a pelo d’acqua ed egli con me.
    Passai davanti a quel cartello e il beige, l’amico beige non c’era.
    Era sotto. Non mi aspettava. O forse si.
    La Vita ha tanti colori e mai sappiamo quale di essi rappresenta il nostro stato d’animo.
    Il rosso della mia auto non era più solo. Non era più la macchia esibizionista in un palco di tinte morbide.
    Il rosso non era più solo un colore del metallo.
    A volte si finisce per odiare un colore, senza neanche un perchè, o solo per un attimo o un giorno.
    Mi sono seduta. Il respiro umido non ha colori. Li assorbe tutti.
    Ogni grigio, ogni azzurro, ogni beige non erano più colori.
    Ogni colore ha il suo senso. La Vita spesso non ha un senso, uff.

    per N4

  2. artisticando Says:

    La pittura è poesia silenziosa, e la poesia è pittura che parla. Simonide

  3. Paolo Convertito Blasio Says:

    be si credo anch’io che di fronte ad una infinità di colori la gente posso confondersi..magari se sceglie la tshirt in base all’umore del giorno potrebbe trovare una soluzione..

  4. Dilett@ Says:

    secondo me è un pò come i colori delle auto, finisce che si vedono in giro sempre gli stessi….

    ma che fine ha fatto Honette?
    ci dobbiamo preoccupare?
    Questo stà diventando il blog delle sparizioni Lapo, Otto, e adesso lui… ma com’ è che scappano tutti?
    C’ è qualcosa che mi sfugge….

  5. Stefano Says:

    Molto interessante questo post Antheus!

    Ti propongo un “giochino”: saliamo sulla macchina del tempo e acceleriamo un po’…
    Pensiamo così che le persone, all’inizio intimorite dal caleidoscopio di scelte a disposizione, si siano ormai “abituate” a poter scegliere forme, colori, tessuti in base ai propri gusti. Non potrebbe anche essere che invece di andare da Gap, la prossima volta vadano dal drappiere, si prendano un tessuto e se lo facciano tagliare e cucire dall’artigiano sotto casa?

    Cioè - so che è filosofia, ma si fa così, tanto per valutare - quanto è nell’interesse di Gap parlare realmente alle persone, piuttosto che continuare a proporre ai “consumatori”?

    Tralasciando la filosofia, dico però che questa iniziativa è affascinante, anche per la commistione di aziende coinvolte!

  6. N4 Says:

    Grazie F8!

  7. Raffaela Says:

    Per uff,
    ..ciò che hai scritto mi ha colpito. Solo un appunto uff, tutto ha un senso, ma tu lo sai. E se non lo sai allora cerca di scoprirlo perchè c’è.. mimetizzarsi serve a poco, quando la vita chiama la vita risponde (metefora)..

    buona fortuna uff

  8. artisticando Says:

    Questa scelta di porre il “consumatore” in condizione di “scegliere” è cominciata diversi anni fa in settori dove l’offerta era sovrabbondante sulla domanda ed era economicamente fattibile e conveniente.
    Le moderne tecnologie permettono ora di arrivare su prodotti impensabili prima.
    Quello che Stefano chiama “giochino”(per timore di passare per fantascientifico…dico io) è anche possibile si avveri…con il “tempo” libero diventerebbe un nuovo lusso…non la vedo male.
    Qualcosa di simile lo sto praticando anch’io….. http://www.artistic.it/myartistic/Stage-principale.swf

  9. Dilett@ Says:

    vorrei incontrarti fra cent’ anni
    pensa al mondo fra cent’ anni
    ritroverò i tuoi occhi neri
    fra milioni di occhi neri
    saran belli più di ieri.

  10. Stefano Says:

    Uff, Raffaela, Dilett@,

    molto belli i vostri interventi, con citazioni poetiche e racconti visionari…anche se “bianco su nero”, i vostri colori fanno invidia a quelli Pantone!

  11. Ivan Says:

    “Il PANTONE” che nostalgia parlo di quello vero, il pennarello quello con le tre punte, quando ero piccolo disegnavo con le matite colorate, poi al massimo con le bic rossa nera e blu, poi crescendo quando sono arrivato alla scuola di Torino ho scoperto i gessetti, i copic e infine il mitico ” PANTONE “….. mi affascinava con tutte quelle sfumature, e trovavo persino elegante guardarli all’interno della mia cartella, era quasi come una droga ,il desiderio di averli tutti in tutte le sfumature, per vederli li affiancati e sbizzarrirmi a colorare,(peccato che costavano una cifra) poi se usavi il letrajet, finivano in un attimo, e dovevi ricorrere alle ricariche…..
    Poi (per fortuna o sfortuna) è arrivato il pc le tavolette grafiche , gli schermi della wacom, i tablet pc e i programmi come photoshop, che anche lui contiene al suo interno, oltre lo spettro dei colori r.g.b., una libreria con i colori e numeri PANTONE, e il caro pennarello, è finito in un cassetto, sicuramente un bel risparmio di spesa,oltre che la pulizia del tavolo senza gesso, talco,alcool, e ritagli di carta,persino la possibilità di correggere il colore,creare livelli separati eccetera, una vera e grande comodità che però ha fatto perdere quella grinta che si creava quando ci si sporcava le mani, la concentrazione e la paura di sbagliare il meno possibile(la carta non consentiva grandi miracoli).
    Credo che oggi il pc ci aiuti tanto, ma non sò se associargli la mancanza di creatività o almeno la mancanza di quelle creazioni che ci lasciavano a bocca aperta, tipiche degli anni 60 70, oggi vediamo ancora cose belle, ma spesso figlie, di un processo calcolato “troppo a lungo” e senza margine di errori, un grande risparmio per le aziende, e meno spasmi al cuore per il creatore, cose belle si ma che vivono “troppo poco”, una macchina disegnata oggi tra tre anni non si può più guardare, invece se pensiamo alla “Miura” ,alla Stratos, o alla Countach ( ma la lista puo essere piu ampia)…vetture che oggi anno superato i trenta quaranta anni,se le incontriamo per strada,ci stupiamo come se fossero oggetti venuti dal futuro e non vetture disegnate 30/40 anni fa.

    Scusate la parola PANTONE mi ha fatto perdere nella nostalgia, e forse mi sono discostato dall’argomento, “ufficiale” del post,cercando di rientrare, volevo segnalare che alcune operazioni simili che erano state fatte in passato “chi ricorda i vecchi “Brionvega Algol” in varie sfumature di colore oppure Fiat auto, che su Lancia Y aveva creato “Caleidos” ho trovato anche un articolo che ne parla:
    http://archiviostorico.corriere.it/1995/novembre/09/Grand_Italia_quattro_ruote_co_0_9511098535.shtml
    è vero anche se l’offerta è tanta spesso per strada vediamo macchine quasi tutte dello stesso colore, come sua eccellenza “grigio steel”, spesso vogliamo lo stesso colore della vettura che c’è su i manifesti o nelle pubblicità televisive, ma credo che sia la voglia di sicurezza, una macchina noi non possiamo cambiarla ogni mattina come ci gira l’umore, ma l’idea delle maglie penso possa essere positiva purché non costino una cifra esagerata come i PANTONI, e sopratutto che non diventi una droga, per guardarsi il proprio guardaroba con tutte le sfumature possibili, senz’altro un buon business per il venditore ma un probabile salasso (se non si riesce a controllare i propri impulsi) per l’acquirente.

    Come al solito sono troppo prolisso, ma aggiungo solo una cosa io seguo sempre il vostro blog, ho evitato di scrivere in passato, perché oltre ad avere poco tempo a disposizione, mi sono sentito in imbarazzo per la discussione che si era creata nel mio primo intervento, voglio comunque salutare tutti, e per me è un grande piacere leggervi sempre, un particolare saluto proprio ad Honnette, Artisticando, Lapo, 8Danilo Verticelli, Giulia Antheus e a tutti quelli che hanno conversato con me.

  12. Antheus Says:

    Un po’ di risposte.
    Ivan: come sai qui il fuori tema - specie se legata a ricordi e memorie - è ben accetto e stimolante. Tornaci a trovare. La conversazione qui è sempre aperta.
    Stefano: come dice Artisticando il tuo non è poi così giochino. Grosse aziende e marchi hanno capito che non si può più trattare il consumatore solo come tale, ma trovare nuovi approcci e nuove relazioni, che siano la conversazione o altre modalità. L’artigiano o il sarto usano queste modalità già da tempo.
    La cosa che mi ha stupito di questa notizia è prorpio quella il fatto che Gap usa una modalità quasi più b2b (business to business) piuttosto che b2c (business to consumer) trattando il proprio cliente come un esperto del settore.
    Vediamo come andrà questa operazione.

  13. Stefano Says:

    …esatto Antheus: è proprio questo che non mi è molto chiaro…sempre nel senso “filosofico” del pensiamoci sopra. (Nella sostanza, concordo e mi compiaccio.)
    In fondo, Gap è “la grande distribuzione” dell’abbigliamento: e qui, come fai notare, si comporta invece da “primus inter pares” (b2b, è più o meno uguale, no?!), da partner che suggerisce e mette a disposizione piuttosto che da “venditore” che impone e veicola scelte e prodotti.
    Come dici tu, vedremo come andrà!

    Però, mi parrebbe la direzione giusta…

  14. Paolo Convertito Blasio Says:

    piccolo fuori tema…il genio della scarpa Manolo Blahnik vestirà la bottiglietta della Coca Cola Light…ho visto delle foto ..moolto bella…

  15. Dilett@ Says:

    “racconti visionari anche se in bianco e nero”
    essere definita visionaria mi stà bene e mi piace anche
    in bianco e nero… non lo so, può esere una cosa positiva ma anche non…
    è questo “anche se” che mi lascia perplessa… devo riflettere.

  16. Dilett@ Says:

    sai volevo
    studiare psicologia
    ma ho capito
    che mi basta già la mia pazzia.
    hi hi :D

    se il bianco e il nero fossero l’estate e l’ inverno
    almeno il colore della primavera io ce lo aggiungerei…

  17. artisticando Says:

    il blog di Antheus diventa sempre più carico di misteri, con poeti, mimetizzati, nostalgici, visionari, con messaggi diretti e incrociati, improvvise sparizioni…insomma, la mission è diventata impossible??

  18. Antheus Says:

    ahahah, a questi tempi bui rispondiamo con mistero, poesia e magia :-)

  19. Mariangela Says:

    Cerco sempre la mia libertà. Però ho constatato che quando posso scegliere infinitamente mi trovo
    spiazzata… fatico ad ammettere ciò, ma è la verità.
    Quando vuoi tanto tempo per te, esempio due giorni free.. se non mi organizzo.. cado nella noia o l’ozio.
    Posso scegliere 3.000 colori per la mia t-schirt?
    … accidenti, certe volte è più facile e meno impegnativo scegliere i prodotti pronti del mercato che altri hanno scelto, e con facilità si criticano, che di sana pianta inventarseli. subentra l’indecisione… ed il
    ragionamento…

  20. cordelia Says:

    Uhmmm . . .
    Proprio oggi Repubblica dedica un articolo ai Colori. L’ultimo studio è di una professoressa di Marketing:

    (Pare che lo schermo blu (ette) del computer aumenti la creatività !!!) :-D

    http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/scienze/colori/colori/colori.html

  21. Antheus Says:

    vero! bello, no? Le idee girano nell’aria.

  22. federico colombara e silvana bassani Says:

    ho appena finito di leggerlo anch’io quell’articolo…e ho constatato con un certo piacere che quasi tutte le lucine-touchpoints del mio nuovo portatile sono blu!

  23. artisticando Says:

    chi mi sa spiegare perché dopo che hai baciato una donna vedi”infiniti colori”, dimenticando anche quello dei suoi occhi ?? ;-)

  24. cordelia Says:

    ,,,, forse perchè la tua anima ha i colori dell’arcobaleno.

  25. PAD Says:

    buon giorno a tutti, sono stato assente per un pò ed ora ho un pò di materiale da leggere. Vedo però con molto mio “piacere” che “gli irriducibili” del blog ci sono sempre!!
    PAD

  26. Dilett@ Says:

    … si i fedelissimo non si arrendono!
    a me questo blog fa tanta compagnia, non ho molto tempo però ogni giorno devo leggervi, omai è un’ appuntamento fisso… anche questa estate sono dovuta restare in città per motivi di salute, niente di grave, la vostra presenza è stata importante… davvero… grazie!

  27. Picasso Says:

    Un pensiero oggi và a questa persona, eluana. Sarà che l’informazione in questi giorni non ha dato un attimo di tregua, persino le più alte cariche dello stato ora sono in disaccordo.. chi dice chi.. chi dice cosa.. ogni persona è diversa ogni persona ha una propria opinione sulla propria vita, ogni persona ha sicuramente il diritto di scegliere..

    io penso solo che ogni essere umano vorrebbe vivere, se la vita è tanti colori dobbiamo avere la forza l’energia di goderne e in positivo e in negativo, se la vita è un mistero in parte dobbiamo rispettarla e accettare i limiti che la natura ci impone.. l’uomo questo proprio non vuole accettarlo, e chiama vita ciò che lui marchigegna, ma che non è vita.

  28. Stefano Says:

    Bonjour a tutti!

    Sono rientrato dopo qualche giorno di latitanza, e cerco di recuperare il tempo perduto.

    “Con ordine” (più o meno…) procediamo:

    Dilett@,
    il mio “anche se bianco SU nero” era molto meno psicologico di quanto tu abbia inteso. Era solo un contrasto tra l’aspetto “grafico” del “bianco su nero” delle letterine dei nostri interventi sullo sfondo del sito e l’aspetto “emozionale” dei colori che i vostri racconti mi hanno ispirato. Era un complimento insomma…ma ammetto di averlo mascherato tanto bene da non farlo capire… ;-)

    La domanda di Artisticando invece mi fa sorridere: non so se tu l’abbia posta per fare una battuta, ma a me è capitato davvero…forse perché gli occhi sono lo specchio dell’anima, e abbiamo cercato l’anima dimenticando le fattezze dello specchio?! 8-)

    …sull’argomento sollevato da Picasso invece, io passo…

    A presto,
    Ste

  29. Raffaela Says:

    io non sò se passerei, quello che è accaduto in questi giorni cmq è arrivato nelle case degli italiani e chi non ha espresso un pensiero in cuor suo, è un fatto umano e potrebbe accadere a chiunque quindi non bisogna neanche reagire con indifferenza, ma non credo stè che il tuo sia un atteggiamento di indiffernza in questo caso.
    Non posso negare che ieri metre ascoltavo riflettevo.. non sono schierata da nessuna parte però sulla vita non si scherza non si usa e quello che tutti i giornali e telegiornali e le trasmissioni stanno dicendo e scrivendo ti porta a pensare alla vita e le scelte da fare..

  30. Stefano Says:

    Raffaela,

    hai ben inteso: il mio non era un intervento “indifferente”, ma “differente”. Io - come tutti credo - le riflessione le ho fatte in questi giorni come in altri, e “usare” quello che è accaduto per esporre posizioni o dichiarare la superiorità di certe idee o di certi sentimenti su altri non è un gioco che mi attrae.

    Come dici bene tu, sulla vita non si scherza, né si usa: non dico certo che Picasso volesse fare l’uno o l’altro, dico solo che io mi astengo da commenti su tali argomenti. Tutto ciò non per snobismo, o chissà cos’altro: solo che credo che una riflessione compiuta su tali argomenti si debba condurre con mezzi che non siano solo il web. Ci si potrebbe confrontare di persona, ma qui io non ho le capacità per sostenere le mie idee o per valutare adeguatamente quelle altrui.

    Quanto a ciò che dicono o scrivono giornali e giornalisti…beh…leggendo bene, si nota che ognuno usa l’episodio non per capire, ma per “vincere” sulla parte avversa, per affermare che la propria etica o le proprie idee siano migliori: “la vita è uno sforzo che sarebbe degno di miglior causa” diceva Karl Kraus.

    A presto,
    Ste

  31. Raffaela Says:

    Hai perfettamente ragione stè,

    Per quel che riguardo Picasso su ciò che ha scritto penso sia rimasto a riflettere e abbia fatto una riflessione pensando a se stesso.. o forse sbaglio.

    Passiamo al nuovo post, è tornato lapo.. ma da come scrive sembra antheus, scherzo..

    Ti invio un sorriso stè..

  32. Dilett@ Says:

    io penso che tutti quelli che parlano in un senso o nell’ altro dovrebbero passare una decina d’ anni accanto a una persona cara che se ne stà andando, giorno dopo giorno un passettino indietro con la consapevolezza che non si può andare che indietro… forse quel mistero sarebbe un pò svelato.
    e poi in queste situazioni non tutti quelle che sono vicini a queste persone sono sono uguali…. c’è chi ha il diritto di prendere determinate decisioni e chi non può fare altro che accettarle…. non è semplice.

  33. UFF Says:

    Indeterminatezze

    La mia notte non è atroce, non drammatica,
    non è una tragedia, non possiede parole importanti,
    è una notte di dolore,
    ma non, “il” dolore.
    Un, dolore. Uno come tanti pur essendo quello.
    Può un dolore essere come tanti? Forse perso nell’abitudine,
    forse spalmato nelle ore adiacenti e mai stanche?
    Eppure “il” dolore diventa “un” dolore e ci si aspetta una continuazione,
    un rinnovo. Il determinato diventa indeterminato, l’incoscienza del limite,
    la coscienza che non è un confine.
    “Il” dolore è una frontiera, un bordo, un margine, un confine tra il colore e il nulla,
    tra ogni sorriso e una sola lacrima, quella che ti ricorderai sempre.
    “Un” dolore è una pianura, un tratturo sconnesso, un riflesso ammiccante,
    ripetuto, ma lieve, mai decisivo, presente, assente, latente.
    Quando la notte porta con sé “un” dolore, è una notte come un’altra. Non la ricorderai.
    Non sarà, quella notte. Sarà una notte della normalità.
    La normalità del dolore. L’abitudine al dolore, a “un” dolore.
    L’abitudine al nulla quindi, se il tutto è sempre tutto.
    Non ci sono assenze. Non ci sono buchi.
    Non ci sono vuoti. Solo presenze, sature, rigonfie, assillanti.
    Non c’è spazio per “il” dolore, quello che si supera, quello che si capisce, quello che si affianca.
    C’è solo il mare di mezze cose, stanche omotipie, grigie metallizzate metafore del nulla.
    Un dolore galleggia in questo mare, come gli altri. Inconfusi. Indistinti.
    “Il” dolore annega inascoltato e ci piomba sul fondo della nostra coscienza.
    C’è solo un mare di mezze cose sopra di esso, e tutto,
    in fondo,
    rimane a galla

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