(di Antheus)
La parola chiave di questi ultimi mesi - e dei prossimi anni - è lifestreaming, ovvero il raccontarsi giorno per giorno utilizzando i mezzi messi a disposizione dall’internet 2.0: i propri video preferiti attraverso YouTube, le proprie foto pubblicate su Flickr, le proprie riflessioni sul blog, le canzoni preferite su last.fm, i feed e i propri link preferiti condivisi attraverso del.icio.us o google reader, e poi assemblare tutto questo in un social network come Friendfeed, Myspace o Facebook.
Proprio Facebook ha avuto in Italia una travolgente impennata di utenti in questi ultimi tempi. Solo in Italia in sei mesi gli abbonati a fb si sono triplicati raggiungendo quota 7 milioni. E subito qua in Italia, complice una certa ignoranza della classe politica nei confronti della rete e della cultura digitale, iniziano le prime polemiche e i primi episodi di censura. E’ il caso di un emendamento approvato dal parlamento il quale stabilisce che il governo, su segnalazione della magistratura, possa chiedere ai fornitori di accesso del social network l’oscurazione di tutto il sito di social network qualora si ravveda che in alcune pagine si integri la fattispecie dell’istigazione a delinquere o l’apologia di reato (esempio le pagine inneggianti a Totò Riina). E’ chiaro che tutto questo non è il modo adatto per combattere il crimine o i contenuti scomodi.
L’altra questione aperta rimane il valore di facebook sia come social network sia come strumento di marketing per le aziende, sia per l’efficacia come media pubblicitario. La questione rimane, appunto, aperta.
Però volevo segnalarvi un’interessante riflessione di Ted McConnell, responsabile pubblicità di Procter & Gamble USA il quale ha deciso di non investire con banner su facebook. Il suo ragionamento che sta dietro a questo è la convinzione che facebbok non sia un media. Dice Mc Connell “Un Media è qualcosa che puoi comprare e vendere (..) In FB gli utenti non generano un media, ma ci vengono per parlare con qualcun’altro. Così, a me sembra un pò arrogante introdursi nelle loro conversazioni, nei loro pensieri e sentimenti, e cercare di monetizzarli (..) Come puoi monetizzare l’immobile in cui qualcuno sta rompendo con la sua ragazza?”
Ritornando poi al concetto di lifestream, Mc Connell prova a preconizzare il futuro di FB “Per FaceBook, a mio avviso, il futuro non sarà quello di vivere di pubblicità. Il destino sarà quello di fare pagare questo splendido software agli utenti. Se si dicesse agli utenti i FB di pagare 5 euro l’anno, in quanti non pagherebbero? Ora forse in molti, ma tra un anno o due, quando più di 100 milioni di persone avranno messo dentro tutta la loro vita, sarà molto facile chiedere un piccolo abbonamento, nessuno vorrà perdere tutta la sua vita per due spicci”.
Scusate per il post lungo e complicato. La prossima volta sarò più leggero.
Voi che ne pensate di Facebook?