Fan/fund rising

(di Antheus)

In questi ultimi dieci anni sono cambiate molte cose nell’economia e nei nostri consumi. Moltissime. Il più delle volte in meglio, altre volte in peggio. Secondo me uno dei mercati che ha subito le maggiori rivoluzioni è quello della musica.

Mentre prima l’intero modello di business girava intorno al disco (il mercato della musica era fondamentalmente quello discografico), oggi, per una serie di motivi (l’alto prezzo dei cd, internet, la musica digitale e la pirateria) il disco non è più centrale ma, anzi, è diventato una sorta di mero strumento di comunicazione per l’artista. Oggi i cantanti e le band, attraverso la loro attività poliedrica (concerti dal vivo, sfruttamento della sua immagine, composizioni musicali per altre finalità artistiche , etc..) sono oggi il vero protagonista.
Non so voi, ma io dieci-quindici anni fa ero solito comprare due-tre dischi a settimana, spesso solo per curiosità o per scoprire cose nuove. Oggi compro i dischi solo di quegli artisti a cui “voglio bene”, alla fine saranno cinque-sei all’anno. Se tutti hanno fatto come me, si capisce perchè le case discografiche, miopi fino a pochi anni fa di fronte al cambiamento, siano sull’orlo del fallimento.
Ecco che l’acquisto diventa una sorta di premio, di regalo e di aiuto da parte di chi compra verso l’artista. Creando una nuova relazione nuovo tra consumatore-cantante.

Per tutto questo trovo molto interessante le iniziative tipo Slicethepie e SellaBand, organizzazioni on line che permettono ad artisti e giovani gruppi di entrare nel business musicali, grazie a mini-finanziamenti di fans e singole persone, che stanno avendo un certo successo. La meritocrazia in musica. Tutte le informazioni in più le trovate su questo articolo di Wired.

6 Responses to “Fan/fund rising”

  1. federico colombara e silvana bassani :: the new new thing Says:

    sono un felice sostenitore di Sellaband da qualche anno mentre apprendo adesso dell’esistenza di slicethepie!

  2. honnête provocateur Says:

    Se compri 6 Cd l’anno sei un eroe.
    Nel tempo dell’Intant Music dove i branI gia’ al secondo ascolto ti ha stancato e lo vorresti buttare.
    Quindi se ho ben capito fai della beneficenza ai singoli artisti che reputi interessanti per non farli morire di fame.
    Bravo.
    Io pero’ penso che visto il livello artistico che ci propinano i nuovi artisti ci dovrebbero pagare loro per scaricare piratescamentei brani.

  3. artisticando Says:

    personalmente uno spiccato amore per la musica l’ho trovato nei banchieri, solo raramente negli artisti attuali, che preferiscono parlare di soldi……. ;-)

  4. honnête provocateur Says:

    Di che ti stupisci?
    L’ arte non e’ un business?
    Il business non e’ un Arte?
    Dio li fa e poi li accoppia.
    “Pecunia non olet autem insŏnas” (maccaronicum latiniis ?)

  5. Stefano Says:

    “Fare denaro è un’arte. Lavorare è un’arte. Un buon affare è il massimo di tutte le arti.” (Andy Warhol)

    “Io pero’ penso che visto il livello artistico che ci propinano i nuovi artisti ci dovrebbero pagare loro per scaricare piratescamentei brani.”
    Honnête, talvolta penso che dovrebbero “istituzionalizzarti”! 8-)

  6. artisticando Says:

    mi sembra di capire che la competizione con altri media (supporti e mezzi di intrattenimento domestici)quali la videocassetta, i videogiochi, i DVD, i telefonini, i PC, via via hanno eroso il dominio del disco che dominava il settore dell’intertainment degli anni 70-80…il budget a disposizione per l’intrattenimento è stato così suddiviso su una offerta più ampia diminuendo quello dedicato alla musica.
    Ben vengano quindi queste iniziative tipo Slicethepie e SellaBand che alla fine portano sicuramente più meritocrazia fra i giovani artisti della musica.

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