Hope. Anche per il Made in Italy.
(di Antheus)
Oggi sul Giornale c’è un articolo di Matteo Buffalo che evidenzia la passione del nuovo Presidente degli Stati Uniti per il Made in Italy. Ma, a differenza, degli uomini di potere americani, tale passione non è limitata alle solite griffes e alle case di moda. Al contrario, Obama preferisce vestiti e scarpe di piccole realtà sartoriale e artigianali invece dei nomi altisonanti.
I pantaloni preferiti dal Presidente sono quelli realizzati della Cover Manifattura, di Pianezza vicino a Torino, il vestito blu di Canali (unica eccezione), le scarpe della first lady sono della pisana Claudia Ciuti e i festeggiamenti delle vittorie elettorali sono sempre bagnate non da champagne o dalle solite marche di spumante ma dall’ottimo Prosecco di Conegliano Valdobbiadene. Pare che la famiglia Obmaa abbia scelto gli aspirapolveri prodotti dalla padovana Lindhaus.
Olè!

January 23rd, 2009 at 9:10 pm
Argggggh, ancora il Presidente degli Stati Uniti . . . . ?
Vi lascio tranquilli.
January 23rd, 2009 at 10:01 pm
e credo anche che preferisca olio e aceto balsamico della mia puglia , ma non so di quale azienda..
January 23rd, 2009 at 10:06 pm
la cosa che mi è piaciuta di più è stata l’olè finale:)
January 23rd, 2009 at 10:13 pm
…. già lo immagino con il cappello Borsalino Bluette e gli occhiali “Newman” ….
January 24th, 2009 at 12:19 am
obama è un grande,magari ha preso a cuore anche l’italia,ed ha deciso che vuole aiutare anche il nostro paese comprando cose made in italy. grazie, president! scherzi a parte, spero e credo che farà grandi cose. io ci credo.
anty, secondo me,se regalate qualcosa al president, lui vi farà una pubblicità non da poco: credo che canali avrà ottime ripercussioni dopo che la loro etichetta è stata (intra)vista in mondovisione.
January 24th, 2009 at 12:38 am
Il potere dei gionalisti e la loro saccenza infinita (tratto dall’articolo in questione):
“E allora un po’ del Bel Paese è sempre con lui: come per esempio il vestito blu di Canali, che si è fatto fare su misura da un rivenditore di Chicago e che ha sfoggiato in più occasioni,”
Mie considerazioni
1) Non saoevo che i rivenditori in america facessero i vestiti su misura.
2) Canali ha messo solo l’etichetta in quel vestito.
Conclusioni:
Quel giornalista non immagina minimamente chi ha confezionato quel vestito perche’ non e’ un abito su misura,ma un capo dal taglio personalizzato.
La differenza c’e e si vede.
Solo per pochi pero’.
January 24th, 2009 at 1:13 am
Pare che invece ci sia qualcosa di vero
http://www.sfilate.it/moda/news.cfm?id=12261
January 24th, 2009 at 10:47 am
HOPE….. speriamo in un Obama “Made in Italy”!!!…..molto meglio del “Made in Italy” usato da Obama
January 24th, 2009 at 10:59 am
Ho visto il sito di Canali e parla solamente di “sartorialita’” dei capi.
Non parlano mai di “su misura”.
Non so come lavora Canali, ma posso dire come lavora Brioni anche se penso sia la stessa cosa.
Loro mandano un loro incaricato a prendere le misure e poi il processo viene organizzato con sistema industriale.
Eppure un loro abito costa sui 5000 euro solo perche’ lo indossa il James Bond di turno.
Il vero sarto rimane quello dove tutto il processo si svolge all’interno delle sue quattro mura, le misurazioni e le lavorazioni avvengono in “work in progress.” e cioe’ sotto continua “sorveglianza” dell’artigiano.
Un capospalla fatto da un vero grande sarto si riconosce da mille kilometri perche’ calza a pennello si direbbe.
E’ vero pero che oggi l’indusrializzazione tecnologica del processo e’ molto raffinata e chi non ha l’occhio allenato non riesce a capire se le cuciture sono fatte a macchina o a mano.
Tutto il processo io lo chiamo “personalizzazione” dell’abito e lo distinguerei con il “su misura” tradizionale.
January 24th, 2009 at 11:24 am
Hoonete: mi sembra una classificazione corretta la tua.
January 24th, 2009 at 4:09 pm
vabbe, però. come dici tu, hp, un vestito “industriale”, seppur di grande qualità non sarà mai e poi mai come uno fatto proprio con le tue misure. e poi ho letto che la proprietaria del marchio canali non sapeva niente, del fatto che obama avesse loro capi: la prova che non sono sartoriali, ma che al massimo obama, dal sarto ,se li è fatti aggiustare sulle sue misure, e questo è un altro paio di maniche.
p.s.: ma non eri in sciopero?
January 24th, 2009 at 5:11 pm
work in progress…..che ne dite di spostare le lancette del progresso indietro???… fine della disoccupazione…artigiani ricchi….eleganza diffusa…pluralità di interpretazioni…vero lusso….abito che fa il monaco….invece di apparire, dimostrare chi si è…. ecc. ecc.
January 24th, 2009 at 5:28 pm
artisticando
troppo noioso, funzionerebbe tutto quidi non funzionerebbe piu il nostro cervello.
Passeremmo dal work in progress al crazy in progress.
Dove c’e problema c’e soluzione.
Comunque basterebbe togliere gli avvocati e il mondo funzionebbe meglio.
January 24th, 2009 at 6:22 pm
scusate la nostra latitanza dal blog(ammesso che qualcuno l’abbia notata…) ma siamo un po’ impegnati a progettare e realizzare una rete dati in casa mia. siamo indecisi tra cavo ethernet e fibra ottica. la distanza da cablare è di circa 50 metri… qualcuno ha esperienza/suggerimenti da darci? grazie!
January 24th, 2009 at 6:54 pm
honnête…considerando che in Italia circa 200.000 avvocati sono in politica significa che faremmo un bel passo avanti??
January 24th, 2009 at 7:48 pm
chi non ha l’ occhio allenato non riesce a capire se le cuciture sono fatte a macchina o a mano e per capire se un ricamo è veramente fatto bene bisogna guardare il rovescio.
Lunga gugliata sarta sguaiata.
Il medico paziente fa la piaga puzzolente.
Dimmelo e dammelo andarono alla guerra, dimmelo morì, chi ci rimase?
La fibra ottica forse è migliore del cavo.
Io speriamo che me la cavo.
E proprio perchè mi siete simpatici vi rispamio quello che avrebbe detto mia nonna.
Anche per oggi ho scritto la mia buona dose di cavolate… io stò ancora pensando all’ aspirapolvere di Obama… lindhaus…mah…
January 24th, 2009 at 9:36 pm
Nome Omen
Dove poteva finire ub’aspirapolvere di nome Lindhaus?
WhiteHouseLinda pero’suona meglio.
Mi ricorda Balla Linda di Battisti.
January 24th, 2009 at 10:14 pm
fibra ottica, che è più veloce, ma credo che ti costerà di più. e non poco. però è una cosa che, una volta fatta, ti terrai per un sacco, perchè rimarrà attuale per più tempo, a differenza dell’ ethernet.
January 24th, 2009 at 11:04 pm
grande pomeriggio..ho conosciuto meglio i lavori di felice limosani!
January 25th, 2009 at 1:01 am
Spero che tu me l’abbia salutato il buon e bravo Felice.
January 25th, 2009 at 7:59 pm
grazie david e scusate l’offtopic:)
January 26th, 2009 at 10:40 am
das linde Haus
January 26th, 2009 at 10:50 am
iL TEMPO DELLA MELA
http://canali.kataweb.it/kataweb-itech/2009/01/22/25-anni-con-il-mac/
January 26th, 2009 at 1:37 pm
Ma Lapo………….si e’ ritirato in campagna?
January 26th, 2009 at 2:48 pm
Hope. Anche per il Made in Italy.
“E’ gran vergogna che ci vincan le nazioni che di selvagge avemo fatte domestiche “.

January 26th, 2009 at 3:40 pm
artisticando
tu che sei al nord e puoi vedere meglio la situazione, ti da l’impressione che molti stiano abbandonando la nave?
January 26th, 2009 at 3:50 pm
Lapo tornerà prestissimo, con energie nuove.
January 26th, 2009 at 3:53 pm
Honnête,
molto spesso qui al nord c’è la nebbia…altro che “vedere meglio la situazione”…
January 26th, 2009 at 4:15 pm
honnête….i pesci più grossi sono scappati da tempo…quelli piccoli si salvano a ruota dei Panzer tedeschi..lavorando giorno e notte,senza soluzione di continuità.
“Ben provvide Natura al nostro stato, quando dell’Alpi schermo pose fra noi, e la tedesca rabbia”
January 26th, 2009 at 8:28 pm
aspettiamo con entusiasmo le nuove energie di Lapo:)
January 27th, 2009 at 9:40 am
le Alpi sono lontane e la Natura il più delle volte è matrigna…. lei e Genoveffa fanno più danni della grandine.
January 27th, 2009 at 9:56 am
…evvivaa!

Se il buongiorno si vede dal mattino…
January 27th, 2009 at 3:30 pm
Ho la sensazione, ma posso anche sbagliare che I-I abbia messo in atto il 1° comandamento di Biscardi.
Ha messo la moviola in campo.
Mi sto sbagliando?
January 27th, 2009 at 6:59 pm
honnête…la nebbia si è un poco diradata….e si vedono i primi risultati del 2008.
Una professione in rapido aumento sarà quella dei curatori fallimentari: con un incremento dei fallimenti di quasi il 70% rispetto al 2007.
Si può sicuramente affermare che ” il buongiorno si vede dal mattino…” come sostiene sopra l’allegro e spensierato Stefano.
Ma non va tutto male…da queste parti , tutte le aziende produttrici di software cercano disperatamente tecnici che non trovano in Italia e sono costrette ad importarli dall’estero…..
La verità sulla situazione finanziaria reale di molte aziende medio piccole la scopriremo fra qualche mese…in questo frangente, hanno necessità di “apparire” in discreta salute per non vedersi diminuire o togliere il credito bancario. Prevedo che da questo versante arriveranno le complicazioni con un moltiplicarsi a catena dei fallimenti
January 27th, 2009 at 7:27 pm
Artisticando,
non vorrei che la mia allegria e la mia spensieratezza fossero scambiate per leggerezza e distacco dalla realtà, da “testolina sulle nuvole”.
Mi piace una frase che Honnête ha scritto un po’ più su, perché la utilizzo molto anch’io: “dove c’è problema, c’è soluzione”. Una volta descritto il problema, si può piangere per la sorte avversa (o il Sistema, o il Leviatano, o la Società…dagli pure il nome che preferisci) che ci ha posti in tale situazione o ci si può muovere con tutte le energie - comprese quindi quelle “spirituali” - per “tentare” (sottolineo, tentare!) di risolvere il tutto.
“Fare previsioni è sempre difficile, soprattutto quando si tratta del futuro.” (Nils Boher)
A presto,
Ste
January 27th, 2009 at 7:53 pm
Stefano….non penso neanche lontanamente che hai la “testolina sulle nuvole”….si capisce bene dai tuoi interventi di che pasta sei
January 27th, 2009 at 7:56 pm
…pasta con le sarde!
Grazie Artisticando, e scusa la precisazione…ma ero in crisi d’astinenza da “blog I.I”!
January 27th, 2009 at 8:35 pm
La mamma metteva le scarpe nell’armadio del ripostiglio. Le lucidava con la “cromatina” Sutter, quella che ricordava la giovane Milena ammazzata a Torre del Lago dal biondino della spaider rossa, Lorenzo Bozano.
Le spaider non erano frequenti sotto casa. Alcune fiat milleccento, ottecinquanta, centoventiquattrosport. Alcune renòl, le sitroèn, la squalo, e le amì otto.
Gli amici giravano col gilera centoventicinque col serbatoio beige o celeste. Un sogno non americano. Per me un sogno senza risveglio. E qualcuno più grande ronzava in cappattiemme, col serbatoio blu. Loro beccavano. Io ovviamente no. Ma il problema non si poneva. Gli ormoni dormivano. Le biglie di vetro sostituivano gli istinti animali, le americanine colorate non erano giovani turiste e le giapponesine tutte nere, ma rare, non erano giovani virgulti del Sol Levante ma sferettine lucide e agognate che scivolavano nelle buche dei giardinetti.
Le scarpe erano acquistate nei negozi del centro. Quindi sotto casa. Quelle mie duravano abbastanza, tra un calcio ai palloni e un acciacco dell’età esuberante. Il pallone non pesava. Forse volava. Quello arancione, il Super Santos, spesso ovoidale come una capsula estranea ai nostri spazi conosciuti.
Giocavo in porta e il Super Santos era un grande allenamento. Traiettorie improbabili, impossibili a disegnarsi con semplici equazioni quadriche. Spazi vettoriali a enne dimensioni non bastavano a rappresentare quei giochi illogici tra velocità e gravità.
Le scarpe erano delle Puma topfit gialle con la striscia blu e il puntale di (s)camoscio giallo. L’ideale per rovinarsi al primo sasso. Non c’erano sassi. La città voleva le sue ragioni di asfalto. Le aveva. Le punte resistevano. Poi un portiere raramente usa le scarpe, che venivano riposte nell’armadio accanto a quelle di mamma e babbo, ma senza la cromatina Sutter sopra.
Pian piano la pelle gialla cominciava a mostrare piccole lesioni come capillari sconvolti, una ragnatela che seguiva le sollecitazioni più frequenti del piegarsi e dello stendersi di ogni piede allenato. La striscia blu prendeva di grigio.
Con quelle scarpe ci feci l’ultimo bel campeggio della mia vita. Poi smisi le scarpe gialle. Rimasero un ricordo nella mente dei miei amici che lasciai, inquadrati nel rettangolo curvo del lunotto di una renòl milletrè, mentre la mia famiglia mi trascinava altrove.
Quelle scarpe non appartenevano al mio futuro ma in qualche modo solo al mio passato e là stagnano.
Portai con me delle strane scarpe da cauboi col tacco da camperos e la punta infinita. Trovate chissà come tra improbabili preghiere ai miei genitori e modelli meno appariscenti. Avevo vinto la battaglia col pantaloncino corto quindi mi spettavano le scarpe a punta. Il jeans a zampa le celava come volto di araba un burqa. Le portai con me, simbolo di una fanciullezza lasciata a metà e di un’adolescenza che si nascondeva nei pochi peli dei baffi timidi. Quelle erano nere e nella mia nuova città facevano scalpore. Le Italie sono tante e le scarpe ne disegnano i confini. Le lucidavo con la cromatina Sutter in tubetti. E ogni volta che la usavo era il ricordo di una giovane ragazza così finita sotto un mucchio di sabbia odorato da un cane. Mia madre cambiò marca. La borghesia non vuole ricordi. Credo che proprio per questo ragionamento alla fine la Sutter chiuse. Mai portare il marchio di una tragedia in un mondo di trasparenti bugie.
Avevo lasciato le monete di carta autostampate per sostituire la carenza di spiccioli. Mai manifestazione di sovranità monetaria è stata così esplicita. Nessun signoraggio. La Repubblica Italiana ancora era proprietaria della propria moneta. Poi divenne della Banca d’Italia e dei suoi azionisti privati. Avevo trovato un Italia che non conoscevo, nonostante i racconti trasposti da chi mi trasportava come una valigia di un bagaglio. Le scarpe erano italiane e mi collegavano a un passato troppo lontano, mentre il futuro suggeriva altre forme, altri colori. Comprai, mi feci comprare, le carrarmato, andavano molto, ma bianche. Me le misero in un lavandino all’allenamento per farmi uno scherzo. Il sudore prese colore e divennero bianche e beige. Nessuna cromatina bianca riuscì a camuffare lo scempio. Forse perché non era Sutter. Optai per scarpe più scure. Portavo il 39. Un piedino cenerentolo. D’altronde proporzionato all’altezza. Media. Le spaider continuavano ad essere assenti dal mio orizzonte. La renòl milletrè cambiò colore in un dorato sabbia. Le scarpe ora le lasciavo sotto l’armadio. Avevo la mia camera. Da lì vedevo una buona parte del quartiere. Ultimo piano con ascensore a pagamento a dieci lire. C’era un trucchetto per non pagare. Il portiere se ne accorse, ma ci passò sopra. Perché mai per arrivare al sesto piano dovevo pagare? L’Italia aveva i suoi confini anche con gli ascensori.
Non ricordo dove la mamma mettesse ora le sue di scarpe. Erano scarpe italiane. Comprate in centro. Duravano molto. Giusto il tempo di una giovinezza saltata o di qualche anno diverso. Erano il calendario di ogni nostro crescere e il sintomo del tempo che si affrettava. Ogni paio era un diario ed ogni macchia, ogni piccola lesione della pelle, un pensiero, un’azione, una fase della vita trascorsa. Raramente si gettavano via. Era come gettare parti importanti di se stessi. Erano scasrpe italiane, e duravano molto.
January 27th, 2009 at 9:47 pm
Oggi la situazione e’ cambiata rispetto ai miei tempi.
Prima si da la soluzione e poi si cerca di crearci il problema piu’ adatto.
Chi e’ nata prima la banca o l’usura?
La banca nasce prima perche’ e’ la soluzione.
Altrimenti non si spiega come gli autori del misfatto siano i primi ad essere tutelati ed aiutati dagli Satati sotto la falsita’ che li si aiuta per aiutare i cittadini che posseggono risparmi.
January 27th, 2009 at 10:57 pm
Honnete: chissà come sarebbe contento l’Aldone nazionale. In realtà stiamo lavorando su un bel po’ di cose e sfortunatamente sto informandomi poco su cosa succede là fuori.
Ma recuperiamo il tempo perduto, non temere.
January 28th, 2009 at 12:02 am
Uff
http://archiviostorico.corriere.it/1999/ottobre/19/Molestie_sessuali_due_anni_Bozano_co_0_991019643.shtml
January 28th, 2009 at 12:34 am
honnête….
Gli uomini con talento trovano delle soluzioni, i geni scoprono dei problemi.
Hans Krailsheimer
January 28th, 2009 at 9:41 am
In realta’ il problema e’ il fraddo la pioggia e l’inverno, e la soluzione e’ il vestirsi “adeguadamente.
Ci si veste per ripararsi, coprirsi e non ammalarsi.
In estate il problema non esiste.perche’ non c’e bisogno di coprirsi.
Tutto cio’ per me non ha valore perche’ e’ in estate che trovo le migliori soluzioni all’assenza di problema.
January 28th, 2009 at 9:50 am
Su un muro da qualche parte ho letto la frase ” no alla soluzione se il problema sei tu”.
Io sapevo che chi affigge dei manifesti pubblicitari deve pagare la tassa di affissione, a quanto pare questo non vale per le scritte sui muri e sui lenzuoli….va bene che i panni sporchi si lavano in piazza ma a giudicare da quanti lenzuoli ci sono in mezzo alle strade di sudicio ce n’ è parecchio…
Anche nelle vostre città è pieno di lenzuoli con scritte di tutti i tipi come allo stadio?
Paese che vai usanza che trovi.
A me come usanza sembra molto strana ma sicuramente quella strana sono io… boh..
January 28th, 2009 at 10:36 am
Diletta, credo che Antheus sia molto paziente con noi. Questo è per te:
http://www.banksy.co.uk/outdoors/horizontal_1.htm
January 28th, 2009 at 10:37 am
Per Diletta:
http://www.banksy.co.uk/outdoors/horizontal_1.htm
January 28th, 2009 at 11:06 am
Alcuni Imprenditori Supercafoni romani vorrebbero portare la F1 a Roma.
Sembra che il Sindaco li appoggi perche’ c’e evoluzione ideologica.
Dalla “marcia” su Roma alla “corsa” su Roma.
http://www.corriere.it/sport/09_gennaio_28/formula_1_pista_roma_daniele_dellera_cf7e5710-ed05-11dd-b7f1-00144f02aabc.shtml
January 28th, 2009 at 1:13 pm
Problemi e soluzioni.
Ad Artigiana Italiana a Modena sembra che si parlerà un po’ e si vedrà ciò che noi nominiamo spesso anche qui.
Con la solita “tripla w” davanti, potete curiosare un po’ nel loro sito: artigianaitaliana.it/contenuti.asp?td=2