Inside Borsalino & I-I
(di Antheus)
Leggo dai commenti online - e dalle conversazione offline - che ha interessato molto la nostra collaborazione con Borsalino, ma sopratutto agli addetti ai lavori e alla stampa presente a Pitti sono molto piaciuti i frutti di questa operazione. Qui trovate alcune foto che testimoniano i tre modelli realizzati e che saranno nei negozi (sia nei fashion stores partner di I-I sia nei negozi Borsalino) per il prossimo autunno-inverno.
Ma andiamo a vedere meglio i pezzi unici Borsalino / Italia Independent - o meglio, i “Borsalino handmade for Italia Independent” - come recita l’etichetta interna. In pratica abbiamo abbinato all’esperienza (di 150 anni) e al saper fare artigianale di Borsalino, la ricerca dei materiali e dei disegni innovativi di Italia Independent. L’obiettivo era quindi quello di reinterpretare un’icona dell’eleganza come il Borsalino e trasformarlo in un oggetto di culto e di stile contemporaneo per le generazioni più giovani.
I cappelli realizzati sono tre, tutti fatti a mano: il primo è un cappello in feltro ripiegabile all’occorrenza nella tasca e poi nuovamente indossato senza difetto alcuno: per poter raggiungere questo risultato la lavorazione del cappello dura sette settimane e raggiunge la perfezione solo dopo 72 passaggi. Questo modello è disponibile in vari abbinamenti cromatici, blu klein e azzurro, marrone e viola, lavanda e rosso lampone, gli stessi usati per le driving shoes I-I. Il secondo modello è realizzato in Cordura®, lo stesso materiale usato per il tuxedo jacket di Italia Independent in tre differenti colori; ed infine il terzo modello utilizza un panno lana (evertex) con fantasie, realizzate in esclusiva per I-I, ispirate dallo stile grunge di Seattle e dal nuovo peacoat I-I.
Insomma, a noi piacciono molto. Ci piacerebbe sentire la vostra opinione.





January 19th, 2009 at 2:09 am
mi sembra che sul modello non ci sia molto da dire, è curioso il materiale del primo tipo, quello “trattabile” come voglio osare nominarlo; ho un solo cappello di lana e un paio di berretti di cotone; il feltro forse è caldo ma quanto dura in lavatrice? franca
January 19th, 2009 at 8:32 am
ma come la lavatrice?
un Borsalino in lavatrice?
e a quale lavaggio?
è meglio se non dico quello che penso….
Interessante il cappello trattabile che si rispiega senza difetto alcuno.
Mi piace molto l’ idea di reinterpretare le icone dell’ eleganza a favore delle nuove generazioni, secondo me siete sulla buona strada.
January 19th, 2009 at 10:57 am
Guardate sn un amante del Borsalino, adoro voi… Quindi connubbio perfetto!! sarò mica troppo di parte!!!!
Cmq a perte gli scherzi sono bellissimi e anche i colori sn fantastici!! Sl che devo aspettare 1 anno per averli!!!!!! :-(((((((
January 19th, 2009 at 11:40 am
Avevo un amico che lavorava nel negozio storico Borsalino di Largo Magnanapoli Roma e ci passavo delle ore solo per ascoltare il profumo del feltro.
Il negozio ha chiuso da tempo perche ritengo che la citta’ di Roma non sia adatta per il clima a portare il cappello.
Qui neanche i cappotti si mettono piu’.
Ho gia’ espresso la mia opinione sui vostri Borsalino. Li trovo stupendi.
Io vado sempre ad aquistare i cappelli a Piazza Vittorio dove li acquistava Vittorio De Sica.
E’ rimasta solo la signora perche lui e’ scomparso di recente a 90 anni ed era innamorato dei cappelli visto che ha lavorato in negozio fino all’ultimo giorno della sua vita.
E’ il negozio di cappelli piu’ antico di Roma credo in quanto l’attivita’ era stata iniziata dal padre alla fine del dicottesimo secolo.
January 19th, 2009 at 12:14 pm
io non sono un’amante dei cappelli e copricapo in genere soprattutto perchè quà in zona è un’accessorio della moda del momento e non mi piace seguire il branco di pecore.
ultimamente poi si vedono centinaia di “papaline”, soprattutto nel periodo natalizio, di pessimo gusto (come fantasia la marca del prodotto) e molto probabilmente di scarsissima qualità.
Non nascondo però che il borsalino mi affascina tantissimo soprattutto perchè ne aveva uno mio nonno marrone scuro che custodiva gelosamente e se lo metteva la domenica mattina quando mi portava a messa.
Si, se il prezzo non sarà proibitivo, credo che comprerò quello in evertex
pad
honnête, non sò se hai letto i miei ultimi post, vorrei un tuo consiglio (sempre se ti va). stò arrancando nella scelta della forma. non sò se lasciare la punta originale del modello e cercare di allungarla un pò.
Ovviamente poi mi sono trovato letteralmente spiazzato nella scelta della pelle. la mia prima idea (in pelle lucida vernice) non m i convince pù.
January 19th, 2009 at 12:40 pm
PAD
Sulle forme impazzisco anche io e mi faccio sempre consigliare da Antonio Aglietti l’artigiano cche conosce le forme meglio di se stesso.
Io uso una Jhon lobb a punta con suola molto fina e un collo stretto ( stingature 6) molto alto.
Me la posso permettere perche ho un piede affusolato e molto regolare.
Assomigia ad una scarpa ottocentesca inglese.
Comunque ci sono dei libri (credo inglesi) con le raffigurazioni delle forme delle scarpe da quando sono nate.
Antonio ce l’ha.
Se passo in libreria mi informo come trovarlo e ti faccio sapere.
Ma tuo padre non e’ un artigiano calzaturiero che lavora per griffe importanti?
Chi meglio di lui puo’ consigliarti?
.
January 19th, 2009 at 12:52 pm
A quando la vendita in negozio ?
January 19th, 2009 at 1:08 pm
Eh, da settembre 2009.
January 19th, 2009 at 1:28 pm
si mio padre lavora per griffe importanti, in specifico calzature da donna e in minor modo calzature sportive.
ho fatto un’errore grammaticale nella domanda “non sò se lasciare la punta originale del modello o cercare di allungarla un pò”
il consiglio del mio babbo è di allungarla di appena 2 cm ma non vorrei cadere nel banale dell’ultima moda con la punta molto pronunciata.
Non sapevo dell’esistenza di un libro con le forme delle calzature ti sarei moooolto grato mi in formi sul come recuperarlo.
Grazie
Pad
January 19th, 2009 at 2:03 pm
Bonjour a tutti!
Vedo e leggo con gioia questo post: ho sempre subito il fascino dei manufatti Borsalino…e qui ho gli occhi lucidi!
) proibitivo!
Come Honnête ben prevedeva, sono “caduto in amore” con quello blu…ed il blu chiaro pieghevole è da colpo di fulmine con anello di fidanzamento incorporato!! Eccezionale!
(Antheus, scusami ma la tesa è tagliata a vivo o ripiegata…non vedo bene…)
E affascinante la possibilità di ripiegarlo: quest’estate cercavo un panama così…anche se poi sono stato scoraggiato dalla moda “invasiva”…e dal costo “quasi” (
Pad,
se posso intrufolarmi nel dibattito tra te e Honnête, ho seguito con piacere i tuoi interventi. Le scarpe trovate sono a mio avviso splendide, sia per forma che per tonalità. Non si vedono benissimo i particolari…ma premesso che potrebbero già andare bene così, se vuoi personalizzarle un po’, io appoggerei la tua scelta di “snellirle” ma non troppo, manterrei una buona suola, e sosterrei anche quella di Gurhonnête di accollarle più di quanto lo siano ora…
Ovviamente, attendiamo sviluppi!
A presto,
Ste
p.s.:so anch’io dell’esistenza di quel libro, e di altri titoli immancabili per “il cultore” della scarpa…faccio una piccola ricerchina, poi torno, se riesco, con news!
January 19th, 2009 at 5:47 pm
per un cappello 72 passaggi!!!? mi sembra assurdo… ma magari è vero!!! ci spiegate meglio questi 72 passaggi?
honnete non credo che sia una questione di clima sai.. penso che l’italiano si sia un pochino fatto rincoglinire dai marchi in genere senza assaggiare il nuovo andandone alla ricerca.
esempio:
pure le vecchiette portano le borse (falsi) di pezza col marchio gucci, immaginatevi le ragazze e ragazzine.. tutte uguali, e le scarpe? copie e copie di hogan, a napoli te le tirano dietro… sono ai piedi di tutti.
Se ti trovi a passare per parigi honnete immergiti nella folla per le strade, o fai un giro in metro guardati intorno e osserva l’abbigliamento, osserva con quale cura una qualsiasi ragazza parigina riesce ad abbinare un cappello al colore degli orecchini al colore della sciarpa e le scarpe.. e poi dai un’occhiata alle borse che portano.. sono espressive e personali queste ragazze e nulla hanno a che vedere con le ragazze italiane..
da queste parti il cappello si indossa se và di moda e non perchè è parte del guardaroba;
tu honnete sei decisamente un caso a parte.
La personalità di ognuno si esprime attraverso la scelta… e la scelta estetica parla e comunica senza bisogno di parole spesso, noto che molti giovanissimi si nascondo dietro un modo di vestire che segue le regole del gruppo.. la personalità sempre più spesso è repressa e non espressa.
si può seguire la moda (lo fanno tanti), ma sempre con un tocco personale. penso.
January 19th, 2009 at 6:03 pm
Raffaela
mi hai convinto.
Devo assolutissimamamente cercarmi una fidanzara “parisienne”.
Hai ragione da vendere comunque, questo e’ un popolo caprone e senza personalita’.
Credo che il modello imposto dalla televisione italiana sia alla base di questa spersonalizzazione collettiva.
Io la chiamo “l’incoscenza collettiva”.
January 19th, 2009 at 6:26 pm
Dimenticavo:
Credo inoltre che la filosofia I-I nasca da questa intuizione e dalla contrapposizione al modello imperante.
La parola”independent” la dice tutta sull’obiettivo che si sono prefissati,
Voglio infine raccontarti un episodio sutteale al quale ho assistito lo scorso anno:
ero nella lavanderia del mio amico Alessio che mi concede dello spazio per il mio guardaroba.
Entra una signora giovane tutta inviperita che inozia a strillare ed inveire contro Alessio, perche diceva lei, aveva procurato un danno enorme al suo cappotto.
Alla richiesta di sapere e di vedere il danno lei mostra l’interno del capo in questione.
Alessio anzi la macchina per il lavaggio a secco aveva staccato l’etichetta interna con la scritta “BATTISTONI via Condotti” e quindi il capo aveva perso il suo valore.
January 19th, 2009 at 6:37 pm
Honnête,
il tuo amico Alessio è davvero un criminale!!
Come talvolta sottolinei, “purtroppo” è la realtà! Avrei voluto vedere quella signora, per sorridere un po’…
E pensare che un tempo avere o esibire etichette era considerato volgare, tanto che venivano fatte staccare quelle esistenti…incredibile!
Se ritrovi quella signora presso il tuo amico Alessio, dalle pure le mie coordinate e dille che ho degli amici che forniscono le etichette alle grandi case di moda: magari riesco a fargliene avere un pacchettino, così da metterla al riparo da eventuali, ulteriori catastrofi come quella che ha già subito, poverina!
January 19th, 2009 at 7:04 pm
Quanta verità in questo blog!!!! Non nascondo che qualche anno fà anche io facevo molta più attenzione alla griffe che alla qualità stessa del prodotto. però sapete dove abito io non è una città come milano torino o roma, la mia città in realta è più un paesone e i negozi di abbigliamento non ce ne sono poi così tanti e quindi soprattutto nei post periodi natale (dove si fanno più regali) o post saldo si vedono passare gente tutta vestita uguale. in un precedente post ho riportato che si vedono papaline e papaline tutte uguali sembra la sfilata delle griffe (sempre le stesse!!).
Poi alla TV si parla di moda italiana e stile italiano mandando lo stacchetto della velina con la maglietta con il cuoricino o il tipo del Grande fratello in mutande ovviamente firmate.
bello stile italiano! A DOMANI!
January 19th, 2009 at 8:05 pm
scusate ma come spesso accade sono un po’ di fretta. però ribadisco che il buon gusto non vi manca! e quindi… tanti auguri di grande successo:)
January 20th, 2009 at 1:54 am
@raffaela
@honnete
la moda è ciò che indosso io..quello che indossano gli altri è fuori moda….
mi trovate perfettamente daccordo…e basta con ste etichette!
@ antheus
purtroppo io non amo indossare cappelli…anche se i vostri sono molto belli…complimenti…
January 20th, 2009 at 10:33 am
Un po’ di risposte
Raffaela: Siamo stati nella fabbrica a vedere la realizzazione dei Borsalino e ti assicuro che è un processo incredibilmente complesso e sofisticato. QUalche informazione in più la trovi qui http://www.borsalino.com/pdf/storia_del_feltro.pdf
Stefano: la tesa è tagliata a vivo, come tutti i classici cappelli in feltro di Borsalino.
January 20th, 2009 at 11:38 am
simplement magnifique !!!!!
simply gorgeous !!!!
einfach prächtig !!!!
simplemente magnífico !!!!
quelli scozzesi sono favolosi …..soprattutto per le persone che amano “osare” con gli abbinamenti :D.
suggerisco anche i colori classici ma con fasce + doppie e colori forti e sgargianti, compreso il fluo (o l’evidenziatore come si suol dire ).
quando si possono acquistare?????
a presto
Vincent Goodman
January 20th, 2009 at 11:46 am
P.S. suggerisco anche il cachemire o anche azzardi sulle fasce tipo DIESEL http://www.yoox.com/item.asp?sec=1&YOOX=DIESEL&dept=newarrivalsmen&tskay=6383154F&rr=1&cod10=46128125PC&sts=sr_newarrivalsmen80

e se vogliamo perchè non fare un modello estivo in canapa ???? con al posto nel solito nastro in seta una corda ????:P
osare osare osare
a presto
Vincent Goodman
January 20th, 2009 at 11:47 am
Hohoho . . sembrano i cappelli di Gastone!
January 20th, 2009 at 12:57 pm
Anche se qualcuno pensa sia un’offensiva modaiola, spero che il ritorno del Borsalino e del cappello elegante in genere sia un segno positivo per un accessorio che era caduto in disuso tra i piu giovani.
Invece al pari delle scarpe rivela d’impatto immediato la personalita’ di chi lo indossa.
Paperina
Allora porta pure bene
January 20th, 2009 at 1:34 pm
il cappello può essere anche un’arma…è la migliore per combattere una donna:bisogna prenderlo e scappare.
January 20th, 2009 at 1:36 pm
correte allora . . . hehehe
January 20th, 2009 at 1:39 pm
artisticando c’e un’altra possibilita’
“Appiccà gliu cappéglie agliu chiove”
January 20th, 2009 at 2:06 pm
La lingua n’n te’ gli òsse …… ma gli rompe!
January 20th, 2009 at 2:46 pm
honnête…è un accessorio caduto in disuso tra i più giovani proprio perché è diventato complicato appenderlo ad un chiodo…tu che sei ancora giovane,….dai il buon esempio
January 20th, 2009 at 2:56 pm
Io vado in casa delle ragazze col cappello ma non riesco mai a trovare i chiodi.
January 20th, 2009 at 3:05 pm
paperi chi cache tra la neve, preste se scopre.
January 20th, 2009 at 5:14 pm
Borsalino II una coppia vincente…
Siete grandi!
un abbraccio a tutti i miei amici di II!!!
January 20th, 2009 at 6:10 pm
belli tutti questi commenti, mi sono fatta un sacco di risate… bravi… bravi…

January 20th, 2009 at 6:47 pm
Antheus ma metterete in vendita sul sito anche il cappello??
January 20th, 2009 at 9:42 pm
Yes, a settembre, appunto. Ricordo a tutti che quello che abbiamo presentato a firenze era per l’autunno-inverno 09/10.
January 20th, 2009 at 10:09 pm
hey, ma che occhiali sono quelli che indossa il tizio col vostro cappello su thefashionist.se??
January 20th, 2009 at 10:55 pm
david sono il modello 062, da oggi in vendita anche qui sul sito… da dicembre scorso li potevi trovare in esclusiva a “L’Osservatorio” a Milano (io li ho presi in verde, veramente belli!).
January 21st, 2009 at 12:00 am
QuacK! … Ma siamo soltanto ocheee, Honnete
January 21st, 2009 at 12:54 am
Antheus
molto bella la collaborazione con Borsalino. Meda i Italy che si confonde tra passato e contemporaneo. Ma mi pongo una domanda: per il momento pensate di avere solo fornitori sui vostri prodotti o in futiro prevedete di realizzare qualche prodotto da soli avviando anche una fabbrica per la produzione?
January 21st, 2009 at 10:10 am
Giulia
Ti dico la mia sull’investire in Italia
Ti rispondo con una domanda-risposta che si faceva un economista sul sito lavoce .it
Perché lo sceicco Mansur Bin Zayed, anziché offrire 200 milioni di euro per acquistare Kakà dal Milan non si compra un’intera squadra di calcio italiana spendendo meno? Probabilmente per gli stessi motivi per cui le imprese estere fanno pochi investimenti in Italia.
“Solo un pazzo” puo’ investire in Italia aggiungo io.
January 21st, 2009 at 10:42 am
… quanto pessimismo… tranquilli! adesso ci pensa zio Paperone!
January 21st, 2009 at 10:43 am
Bonjour a tutti!
Giulia, Honnête,
mi permetto di inserirmi tra i vostri due interventi, giacché collegati.
Da un lato, non vedo fondamentale l’investimento in linee di produzione di I.I: forse, dal mio modesto punto di vista, non essere “legati” a immobilizzazioni di capitale permette a quest’azienda di essere più agile nel poter disegnare uno stile a 360 gradi, che va dai vasi e dai candelieri al guardaroba. In questo modo, non sono obbligati a economie di scala per ammortizzare certe spese e quindi non snaturano l’idea che sta alla base della filosofia I.I: unire tradizione a innovazione, creando un light-style, più che una serie di prodotti. (Questa la mia interpretazione, ma proponendola chiedo anch’io lumi ad Antheus!)
Dall’altro, non sono convinto che “solo un pazzo può investire in Italia”: non credo di aver colto appieno il significato della frase, ma penso che quel pazzo esista almeno in Lapo, Michele, Giovanni, Gabriele, Renato…ecc, ecc, solo per fare nomi qui noti. Credo infatti che molti stiano investendo in Italia (intendo, molti che conosco), soprattutto chi ha una visione simile a quella di I.I: non solo produrre prodotti (scusate il bisticcio di parole), ma anche e soprattutto produrre idee. Una frase che mi è stata detta e che mi ha molto colpito è stata quella di un imprenditore-designer-ingegnere-progettista col quale ho la fortuna di rapportarmi e che mi ha confidato “Stefano, il mio obiettivo non è avere una azienda con decine di dipendenti, ma una squadra di 10/12 teste!”. Idea illuminante nella sua semplicità!
[Questo è un altro da annoverare nella lista dei pazzi che investono in Italia...]
A presto,
Ste
January 21st, 2009 at 11:18 am
Scusami Stefano
Ma quello che mi descrivi non e’ un investimento tradizionale.
Si tratta di un investimento su idee e persone e non su produzione manufatturiera servizi e risorse umane.
Chi ha avuto aziende o attivita’ ed ha avuto a che fare con la giustizia italiana o avvocati-iene per riavere le somme investite ti potrebbe spiegare cosa intendeva l’economista de lavoce Tito Boeri che ti copio e incollo:
“Ha offerto una cifra astronomica per il milanista Kakà. Ma allo sceicco costerebbe di meno acquistare un’intera squadra italiana. Non lo fa perché l’industria del calcio riproduce gli stessi fattori che allontano gli investitori esteri dalle aziende italiane. Ci sono le tifoserie organizzate che esigono una sorta di pizzo. Le normative sono complesse, inapplicate o comunque arbitrarie, esponendo gli stranieri a rischi difficilmente ponderabili. Abbondano leggi ad hoc e sanatorie per chi viola le regole. E poi c’è l’endemico conflitto di interessi del nostro paese.”
Come si fa a dargli torto?
January 21st, 2009 at 11:22 am
Qui Quo Qua
per zio Paperone intendi quello con i capelli trapiantati color mutanda con sgommata?
January 21st, 2009 at 11:30 am
Honnête,
non intendevo assolutamente dar torto allo sceicco, sia mai! Anzi, lo appoggio proprio per ciò che hai riportato, ed io stesso farei ugualmente.
Solo che - forse per età, formazione, carattere ed esperienze - non ritengo che il solo investimento possibile (utile o virtuoso) sia quello in linee di produzione industriale o manifatturiera.
Come noti infatti, esistono le famose risorse umane: ebbene, impiegarle in attività manuali o intellettuali per me non è così discriminante.
Credo che qui apprezziamo tutti l’operato e soprattutto l’idea di I.I: tranne quel famoso post in cui si vedeva Andrea (se non ricordo male) che assemblava il portachiavi in carbonio - mi pare che tu all’epoca non fossi ancora palesato - non ricordo di aver notato tante mani all’opera. E per questo possiamo dire che l’investimento che I.I fa IN italia sia meno lodevole?
E, proprio avendo avuto esperienze con avvocati-iene, con normative e brevetti, e in aziende medio piccole ti posso assicurare questo: ribadisco, proprio partendo da quell’Ingegnere che ho già citato.
A presto,
Ste
January 21st, 2009 at 11:32 am
…eh…Honnête, mi fai sbellicare…ma è da un paio di giorni che hai abbandonato tutti i tuoi colori per dedicarti ad uno solo…che non è quello della neve…
January 21st, 2009 at 11:34 am
…ops…quasi dimenticavo: Anthé, grazie per la precisazione sulla tesa, lassù…!
January 21st, 2009 at 11:48 am
Era l’unico colore che non avevo citato per pudore e per odore,
Mi sembrava doveroso farlo perche e’ tanto di moda.
January 21st, 2009 at 11:53 am
Stefano…..si fa di necessità virtù…è altamente lodevole quello che sta facendo I-I; ma sta pescando in un lago pieno di pesci affamati e moribondi….e poi??
January 21st, 2009 at 12:01 pm
Stefano
l’ articocolo per intero di Boeri.se ti va leggilo perche’ e molto interessante.
lavoce.info/articoli/pagina1000885.html
P.S. Ometto la tripla w e l’html per non finire nel congelatore della divinità pagana.
January 21st, 2009 at 12:06 pm
artisticando
Vuoi sapere come va a finire con quei pesci agonizzanti?
Sta arrivando (anxi e’ gia’ sul postomi dicono) un pesce cane con gli occhi a mandorla per mangiare i piu’ buoni.
January 21st, 2009 at 12:29 pm
Honnête,
analisi molto interessante e centrata da parte di Boeri. Ed è forse anche per questo che mi convinco della “mia” posizione: in ambienti “convenzionali”, con i vizi descritti nell’articolo e difficilmente risolvibili tanto sono diffusi, si dovrebbero usare armi (= visioni e interpretazioni) meno convenzionali.
In effetti lo si intuisce bene già dalla situazione contingente: se si affidasse la rivincita italiana alla sola “eccellenza” (o a ciò che si crede di essa) non si sarebbe così certi del risultato. Io credo che ci sia bisogno di menti e occhi nuovi, prima che di mani capaci.
…sui colori…mi piaci di più quando non segui la moda!
Artisticando,
non vorrei sembrare troppo “er filosofo de noantri”, perché ciò che scrivo l’ho prima vissuto che pensato (non certo per merito mio…), ma sono convinto che non sia solo una “pesca” per archiviare nelle reti e portare a riva, quanto piuttosto una “scelta” per recuperare quei pesci moribondi o asfittici e trasportarli verso qualche altro laghetto ossigenato prima, con la speranza (parola di moda oggi, ma a me piace di più “determinazione”) di raggiungere il mare poi.
Senza tralasciare il fatto che, nella situazione che descrivi tu, Honnête l’ha già vista giusta: quel pescecane lì ha fauci voraci e insaziabili, a quanto pare…
January 21st, 2009 at 12:39 pm
Devo iniziare a vestirmi alla Upim per distinguermi il prossimo anno aspettando che finisca la “tendenza” di D&G :
Copio e incollo l’articolo
D&G: va in scena il dandy
«Posso resistere a tutto, tranne che alle tentazioni» scrisse Oscar Wilde. C’è da sperare che gli uomini la pensino così, almeno per quanto riguarda la moda del prossimo inverno. Il settore, infatti, rischia di diventare più una rinuncia che una tentazione. Per contrastare questa tendenza, Domenico Dolce e Stefano Gabbana puntano proprio sul dandysmo di Wilde sulla passerella della loro linea D&G.
Il trucco è semplice: proporre i classici del marchio appena rivisitati nei dettagli, nelle fantasie e nei tessuti. Niente di nuovo, quindi, per la silhouette dell’abito che resta avvitata nella giacca e dritta nei pantaloni. Tutto, però, è profilato: maniche, colli, revers, polsini e risvolti. Grande spazio all’effetto trompe- l’oeil: su giacche, camicie e pantaloni appaiono alamari disegnati, ghirigori di passamanerie, stampe di tappezzerie e persino scene da arazzi e affreschi. Tutto ha il profumo delle “wunderkammer”, le favolose camere dove gli eccentrici riunivano pezzi d’arte, oggetti da collezione e manufatti esotici.
Allo stesso modo, l’uomo D&G nel prossimo inverno farà come un safari nell’immaginario della tradizione decadente, circondandosi di tutti i decori del caso. Le scarpe sono, ovvio a dirsi, eccentriche: di vernice o di velluto, spesso con punta sfilata e magari anche ricoperte di dettagli dorati. Maglie e maglioni non sfuggono allo sfoggio di orpelli: con lane lavorate a più strati e inserti dorati. Grande attenzione alle giacche: napoleoniche, a patchwork di tessuto, a effetto tappezzeria e, nel finale, in tutte le declinazioni della versione tuxedo.
January 21st, 2009 at 12:55 pm
Taac! C.v.d.!
Lo so, posso sembrare di parte (per quanto mi stiano simpatici pure Ste&Mimmo), ma anche qui si nota la qualità delle idee contro la quantità. Nei particolari profilati e nelle versioni della tuxedo jacket, il “dinamico duo” arriva secondo, dopo I.I.
Vision Vs. Cassa1-0!
Poi, Honest, provoco sulla provocazione: come risponderai, nella realtà, a tale offensiva?!
January 21st, 2009 at 12:58 pm
Stefano….continuando nella metafora….il trasporto verso qualche laghetto più ossigenato, con la speranza di raggiungere il mare poi, avviene solo(ne sono convinto) con una partecipazione anche/almeno finanziaria di I-I…altrimenti il pesce finisce solo in padella…..
January 21st, 2009 at 1:12 pm
Certo Artisticando, d’accordo: era proprio ciò che intendevo qualche intervento più su. Pensando alla relativa “giovinezza” finanziaria di I.I (continuo nell’esempio solo perché comodo: nella realtà a noi vicina ce ne sono altri…) e quindi alla - immagino io - non illimitata possibilità di investire, credo che comunque siano sulla buona strada. Che non è detto che sia solo quella di “impiantare” nuove sedi produttive.
January 21st, 2009 at 1:21 pm
honnete: a parte che la collezione d&g stile dandy è per il prossimo anno, quindi hai tempo.
E poi mi pare che siamo molto lontani dalla vera filosofia dandy che tu professi e porti avanti.
January 21st, 2009 at 1:22 pm
Prevedo che il Dandy, animale in estinzione, finirà in una teca ben illuminata e riscaldata da lampade uvb e uva sopra un piano di erba sintetica.
January 21st, 2009 at 1:29 pm
Mi vestiro’ da prete OVVIESSE per un anno o fino a che Ste&Mimi’ dicano “Finimola co’sto dendi va”.
artisticando&Ste
Ma sti pesci li fate fritti o arrosto?
Non dimenticatevi di invitarmi quando decidede di cuocerli eh?
January 21st, 2009 at 1:44 pm
Antheus
E vero, la mia paura e’ che ci inonderanno di capi superkitch con annessi compratori palestrati dello stesso forgia e con il loro logo reso un po’ barocco e piu grande del solito sui capi.
Io me li immagino cosi’i Dendi&Gafoni 2010.
January 21st, 2009 at 1:48 pm
honnête…..probabilmente al sale, in cartoccio…..estetica e sapore al top, per le firme!
January 21st, 2009 at 2:06 pm
Artisticando,
spero di non deluderti, ma io pensavo di offrire al Nostro una prelibata “sarda in saòr”!!
…Dendi&Gafoni è siderale!!
January 21st, 2009 at 2:38 pm
Anche i commenti al post di thefashionist.se sul vostro Borsalino sono entusiastici.
Gusto universale e internazionale lo dimostrano
January 21st, 2009 at 5:04 pm
Honnete/ Stefano
Essendo un po di fretta mi scuso per non aver letto tutti i vostri botta e risposta, perciò vado dritta alla risposta del nostro caro Honnete e Stefano.
Una piccola annotazione a Stefano. Propio per esperienza diretta posso dirti fare impresa e produrre in casa propia non é cosi riduttivo e francamente a casa mai non ci sentiamo cosi “legati a immobilizzazioni di capitale” a tal punto da non sentirci agili e non credo che divenendo la casa madre degli articoli che si propongono sia un impedimento “unire tradizione a innovazione, creando un light-style, più che una serie di prodotti” soprattutto là dove si parli di piccola media impresa (ovvero il vero motore della economia italiana). Nel mio settore non mancano innovazione, tecnologia, manodopera, light-style, ne tanto meno produciamo una serie di prodotti….. considerando anche non produciamo sacchetti di plastica ma oggetti di valore dove si ritrovano gli stessi principi che sta adottando la II. Probabilmente questa azienda ha deciso di abbattere certi costi produttivi poiché, come ogni azienda giovane, le spese sono notevoli…. spesso insostenibili. Però ecco dire che una azienda che produce in casa propia sia immobile e non possa avere gli stessi principi della azienda di Lapo, francamente mi sembra molto astruso. Insomma, ciò che produco io alla fine non solo offre da vivere a me e ai miei dipendenti ma contribuisce a creare quell’indotto che ruota attorno al settore oreficeria e gioelleria. Per alcuni articoli in catalogo anche noi abbiamo i nostri fornitori e saldatori esterni. Punto primo perché non abbiamo la struttura per arrivare a tutto, meglio specializzarsi su di un settore preciso e in piu abbattiamo dei costi. Però non ci manca appunto l’innovazione e la trazione e tutti quegli elementi che compongono il made in italy. Non prendere le mie parole come un appunto, ma solo come una testimonianza di cio che vivo quotidianamente. Parla una persona per la quale, riprendendo sempre una tua frase, “il mio obiettivo non è avere una azienda con decine di dipendenti, ma una squadra di 10/12 teste!”.
Detto questo passo ad Honnete
Se con la tua frase intendevi dire che fare impresa in Italia é da pazzi poiché sia lo stato che distrugge le aziende con un fisco da strozzini e delle banche che non sono da meno, bhé non posso far altro che essere concorde. Mio padre spesso lo sento esclamare in fase di bilancio annuale che lavora per il fisco e per le banche e purtroppo questi sono problematiche per qualsiasi tipologia di azienda che sia di Lapo o la mia, che produca degli occhiali in carbonio o delle collane…..
January 21st, 2009 at 5:37 pm
Alla fretta rispondo al volo:
Giulia,
forse non mi sono espresso chiaramente, ma dici le mie stesse cose, solo un po’ più shakerate…
Il mio commento era riferito alla situazione di I.I, in relazione alla tua proposta di avviare una produzione in proprio.
Ebbene, proprio perché sai di cosa sto parlando, sai anche bene che un conto è essere agili con gli impianti già progettati e attivi - come lo sei tu con la tua azienda - ed un altro è chiedere ad una azienda di due anni di arrivare allo stesso punto. Non volevo essere “riduttivo” nei confronti di chi produce (ho un carissimo amico, nell’ambito delle costruzioni civili, che ha qualche milione di euro immobilizzato in macchinari e siti, ma è molto, molto dinamico sul mercato…), ma “comprensivo” (perdonatemi Antheus&co, ma per ora non trovo vocabolo adatto…) nei confronti di chi idea: per questo ho sottolineato tale differenza.
Riassumendo quindi, non ho mai detto, né mai pensato (anche per esperienze personali) che un produttore sia immobile ed un ideatore dinamico. Solo che non credo che “investire in Italia” si possa fare solo avviando siti produttivi, né che la sola produzione sia “garanzia” di bontà.
E soprattutto, la mia nota era riferita alla situazione contingente di I.I, non ad una teoria generale.
Non so se ho fatto chiarezza o se ho confuso ancor più l’esposizione del mio pensiero…comunque sono sempre vigile e disponibile ad ulteriori chiarimenti.
A presto,
Ste
January 21st, 2009 at 5:40 pm
Giulia
Hai capito benissimo.
Diciamo che chi si comporta bene sia con lo Stato che con la collettivita’ e le Banche farebbe meglio a non aprire…..
Ibi pote valere populus, ubi leges valent.
January 21st, 2009 at 6:08 pm
complimenti honnête …..questa è l’origine del 100% dei problemi….solo così possiamo risolverli
January 21st, 2009 at 6:16 pm
…così come?!
January 21st, 2009 at 6:24 pm
Stefano
non ho chiesto niente a Lapo, tranne se avrebbe avuto l’intenzione di progettare qualcosa da se. Forse mi sono spiegata male. Poi credo anche che negli affari non esista ne bontà ne cattiveria, ma solo tanto coraggio e spirito di iniziativa come hanno avuto i miei genitori, non certo io che mi sono trovata con una azienda gia avviata….. ciò che vorrei investire per la mia vita professionale non produce niente di materiale, ma solo parole: il giornalismo come già sai. Per il resto concordo pienamente con te e sei stato estremamente chiaro.
Honnete
se nessuno aprisse piu attività commerciali e aziendali sarebbe un bello smacco per quei bamboccioni che ci comandano iiiiiih iiiiiih. In questo pasese ci vuole una rivoluzione con la gigliottina, come avvenne in Francia.
January 21st, 2009 at 6:37 pm
Giulia, ultimo appunto:
“per il momento pensate di avere solo fornitori sui vostri prodotti o in futiro prevedete di realizzare qualche prodotto da soli avviando anche una fabbrica per la produzione?”
Intendevo riferirmi a questa tua “richiesta”. Da lì l’argomentare sulla non necessità assoluta di investire in produzione, ma su quella “più relativa” di investire e basta.
Bontà:
era riferita alla bontà della soluzione proposta, cioè all’efficacia; non alla dialettica bene-male, che credo non tenga tantissimo banco in sede di bilancio.
Coraggio e spirito d’iniziativa:
bocciati dalla frase di Publilio Siro citata da Honest.
Lo smacco:
“se nessuno aprisse più” sarebbe un bello smacco per noi tutti, non per “loro”.
January 21st, 2009 at 6:43 pm
Stefano….senza giustizia, nulla funziona
January 22nd, 2009 at 12:24 am
Ieri l’altro a Milano ha inaugurato IL PIU’ GRANDE MEGASTORE DIESEL di Renzo Rosso (Planet Diesel).
dandystyle.net/style/il-piu-grande-megastore-diesel_3550.html (link monco delle tre W per il rischio freezer)
Lapo, non mi sembra che i tuoi prodotti e il tuo appeal siano inferiori a quello di R.R. con rispetto parlando.
A quando uno store dal concept innovativo di I-I ?
January 22nd, 2009 at 8:33 am
http://www.dandystyle.net/style/diesel-apre-in-brasile_2673.html eccolo il più grande
January 22nd, 2009 at 2:41 pm
a proposito di Dandi&Gafoni ho visto una cosa terribile!!!! la maglietta di Lapo, quella con la scritta FIAT taroccata!!!!!
però l’ idea della maglietta era proprio bella, perchè non la riproponete?
ogniuno potrebbe scegliere di scriverci quello che gli pare… io la vorrei rosa chicco con il cappuccio e la scritta DILETT@.
….daaaai!!! non è una bella idea?
January 22nd, 2009 at 11:26 pm
@Diletta: ti segnalo che esiste da tempo un sito che fa proprio quello di cui parli: http://www.eshirt.it. Io ci ho comprato 2 magliette con le quali ho fatto promozione per 2 miei siti e ti dirò che si sono comportati abbastanza bene… certo I-I potrebbe portare avanti la cosa a un livello diverso o con specifiche peculiarità… solo che il Team di I-I a volte mi sembra un po’ “sordo” a certi stimoli:) sarà il troppo lavoro?
January 23rd, 2009 at 9:28 pm
si… sicuramente sono troppo busy!