L’artigiano e la cultura materiale
(di Antheus)
Con questo blog la nostra ambizione (e quieta pretesa) è anche quella di fare un po’ di cultura, nel senso di far circolare idee e opinioni nuove, senza fini commerciali, ma che servono a far capire meglio dove si muove e si sta muovendo Italia Independent e quali sono i principi e i valori sui quali basiamo il nostro valore.
Ovviamente fa piacere vedere che altri, in contesti e paesi differenti, condividono con noi questi valori. E’ già successo in passato. Adesso si ripresenta in modo quasi “spudorato” da parte di Richard Sennett, un sociologo americano che personalmente seguo da tempo e che ho avuto modo già di apprezzare in due suoi vecchi libri come “L’uomo flessibile” e “La cultura del nuovo capitalismo”. Ma quest’ultimo L’uomo artigiano (Feltrinelli, 25€ ben spese) sembra che sia scritto mettendo insieme i nostri discorsi in riunione, i post del blog e i vostri commenti.
Questo libro è un vero e proprio elogio alla “cultura materiale”, al saper fare e al lavoro artigiano che, secondo Sennett, contiene tutta l’etica di cui abbiamo bisogno oggi, perché non solo apre il lavoratore verso l’esterno, ma anche perché si svolge in un contesto di cooperazione e non di competizione. Ovviamente l’autore considera artigiani anche i creatori di software (quelli di Linux, ad esempio), i tecnici medici e tutti quei mestieri che al contrario del sistema capitalistico non si concentrano sulle skill, bensì sulle competenze.
Per Bennett la cultura materiale non ha niente a che vedere con il consumismo, perché riguarda il fare (nel senso di “poesis”) non il comprare. Il materialismo culturale fa capire come le cose sono fatta e da dove vengono.Potrei star qui a scrivere per ore, ma mi fermo e vi consiglio di acquistarlo al più presto.


December 10th, 2008 at 1:55 am
I soliti raccomandati
http://www.thefashionist.se/2008/12/italy-france-friends-with-style.html
December 10th, 2008 at 10:03 am
Lo acquisteremo per (ri)leggerci tante idee professate da tempo anche da noi.
Ma perchè Antheus non scrivi tu un instant book con le cose che vengono fuori da qui e lo pubblichi solo online?
Mi permetto di fare lo sborone ma c’è anche Lapo&friends a Roma:
http://www.thefashionist.se/
Solo un riconoscimento allo stile italiano tout court
December 10th, 2008 at 11:30 am
Ancora grazie per il consiglio di lettura, sei una fonte inesauribile di buoni consigli, ma credo che si faccia un po’ di confusione sui termini, si parla di cultura materiale, ma forse si dovrebbe più correttamente parlare del fare. L’idea di una cultura del saper fare è affascinante.
December 10th, 2008 at 11:34 am
Lo acquisterò quanto prima e sarà sicuramente un ottimo pensiero per natale a chi come me crede che l’arma migliore per ilfuturo è sviluppare di quanto più buono e giusto c’è nel nostro passato. La buona tecnica, l’esperienza ed il sapere.
PAD
December 10th, 2008 at 11:40 am
Bonjour a tutti!
I commenti (e i complimenti) alle star “de noantri” li ho già fatti, quindi non mi dilungo molto (Honnête, che camicia e cravatta avevi “lì sotto”?) sugli apprezzamenti, anche se un applauso di appoggio a Otto è dovuto per la sua idea dell’instant book.
Mi ha colpito però, in particolar modo, un concetto evidenziato dal post di Antheus, che io provo a “shakerare” e rivedere, per sentire cosa ne esce:
“[...] il saper fare e il lavoro artigiano che [...] si svolge in un contesto di cooperazione e non di competizione.”
Invece di cooperazione O competizione, a me piacerebbe parlare di “cooperazione competitiva” o di “competizione cooperativa”.
Forse abituati (male) dall’uso diffuso, la competizione ha perso la parte “sana” per mantenere solo una certa accezione negativa: “sgomitare”, arrivare prima degli altri in maniera più o meno “consentita”, imboccare scorciatoie perché del viaggio non interessa più a nessuno, ma importa solo la meta ed il tempo impiegato per raggiungerla.
(Non avendo ancora letto il libro, magari sto scrivendo cose che il nostro sottolinea già: perdonate, ma la mia è solo voglia di capire e di poter applicare.)
Aggiungendo quindi un pizzico di sale competitivo alla ricetta della cooperazione (quello che ci fa ingaggiare ogni giorno sfide con noi stessi, più che con gli altri), o smussando la competitività con la lima della cooperazione a mio avviso si raggiunge l’equilibrio, l’armonia di quell’etica che si va cercando.
Questo può essere applicato sia dal punto di vista dell’offerta, per poter dare prodotti sempre migliori e carichi di know-how + tradizione, sia da quello della domanda, per poter partecipare attivamente al processo creativo, e dunque arrivare a “saper scegliere”, e non solo “poter comprare”.
A presto,
Ste
December 10th, 2008 at 11:41 am
Ciao Danilo,
un quesito, ma il cappotto che indossi nella foto (http://www.thefashionist.se/) è fatto con il tessuto del casentino??? mi sbaglio???
PAD
December 10th, 2008 at 12:29 pm
Stefano, competere significa più o meno “andare insieme verso un punto”, convergere. Che può significare sia con-correre che gareggiare, disputare.
Dall’etimo originale sembrerebbe più che “competizione” fosse un termine pacifico, collaborativo. La sua applicazione all’ambiente sportivo forse lo ha stravolto nel senso pseudonegativo che esso ha oggi.
In effetti, in una corsa, gli atleti corrono insieme verso l’obbiettivo traguardo.
Ma gli atleti corrono anche ognuno nela propria corsia e se si invade quella degli altri si viene squalificati.
In sostanza, la competizione ha due valenze opposte e un senso che quindi tende all’ossimoro:
1)prevede una partecipazione comune all’evento
2)prevede che la partecipazione sia finalizzata al beneficio di uno solo, il vincitore, il migliore
Competere porta con sè anche il collaborare (tutti insieme all’evento senza il quale non ci sarebbe appunto competizione) o il cooperare. Tutti cooperano per l’esistenza dell’evento pur competendo l’un l’altro per il risultato.
Nell’ottica delle argute osservazioni fatte prima di me, mi permetto di sottolineare che forse è proprio la distorsione moderna del termine, il concetto di gara e di risultato, che hanno danneggiato il sistema produttivo e commerciale. Laddove il “risultato” (il traguardo) diventa un obbiettivo puramente economico e numerico in luogo di un obbiettivo di merito e di qualità. Gli atleti, si sa, gareggiavano per un trofeo.
Il PIL, ad esempio, è stato ed è l’obbiettivo principe verso il quale tutte le civiltà consumistiche gareggiano. Non importa però con quali regole o con quali materiali.
Se un’azienda smettesse di pensare in termini competitivi, il che significa produrre valori rapportabili agli altri, e iniziasse a produrre beni difficilmente comparabili per qualità o design o utilizzo funzionale, credo che l’unione dei due termini, cooperazione e competizione, possa in qualche modo definirsi meglio o non definirsi proprio per assoluta mancanza di necessità.
Trovo che nel mondo 2.0 che ci apprestiamo a vivere ci sia bisogno (anche in termini produttivi) molto più di cooperazione (a livello intellettuale o semplicemente di disponibilità alla partecipazione) che di competizione.
La quota di mercato è un elemento importante ma meno, molto meno della qualità e dell’originalità del prodotto. Un PIL ottenuto vendendo più giocattoli di bassa qualità e competendo con i cinesi ha lo stesso valore dell’equivalente numerico ottenuto vendendo scarpe fatte a mano.
Un valore immensamente diverso invece dal punto di vista dell’investimento intellettuale e culturale. Elementi questi ultimi però non valutati dalle moderne teorie del Mercato.
PAD: si
December 10th, 2008 at 12:31 pm
Antheus spero mi perdoni un commento fuoritema,
io sono appassionato anche di musica, se lo siete anche voi, come me, vi consiglio questo gruppo… visitate il sito… http://www.trioradiomarelli.it
tralaltro per chi non mi conosce nella sezione foto ci sono quelle del mio matrimonio… (va bè ma questa è un’altra storia),
scusatemi ancora, ma ne vale la pena e poi anche nella musica vi può essere la famosa “innovazione del passato”.
PAD
December 10th, 2008 at 12:50 pm
Sono anni che non frequento piu’ negozi che propongono prodotti imposti dalla moda.
La scelta definitiva la feci tanti anni fa quando cercando una camicia a righe biancorosse per l’inverno non la trovai in tutta Roma.
Imperava il quadro e le righe per 1 anno erano bandite (perche’ non si vendono era la risposta deii commercianti).
Allora iniziai a farmele fare su misura cercando i tessuti bacchettati.
Anche li problemi perche’ le seterie comasche non le producevano perche la “moda” non le richiedeva.
Allora ho iniziato a fare il “vintage” (allora ancora non era una moda) e portavo le mie stoffe dopo una ricerca spasmodica da artigiani qualificati e affermati.
Da allora (sono passati tanti anni non ho piu’acquistato in un negozio tradizionale).
Per loro artigiani (intendo quelli molto bravi) la concorrenza non c’e’ e se c’e non e’ un problema.
La loro unica paura e’ l’abbassamento di distinzione della qualita’ prodotta che il logo ed il marketing imperante
hanno diffuso e che la maggior parte delle persone ha recepito in tal senso.
December 10th, 2008 at 5:37 pm
honnête ha perfettamente ragione, nel mio precedente post mi sono diemnticato il discorso degli artigiani, infatti non credo che tutte le figure evidenziate nel post e nel libro siano effettivamente degli artigiani. Ma forse la mia e quella di tanti altri è una visione più tradizionale di questi concetti.
December 10th, 2008 at 6:15 pm
Quando entri da un artigiano vero e chiedi ti sia fatto qualcosa di unico e di speciale la prima impressione che hai e’ che lui e’ molto orgoglioso e contento di fartela.
Il guadagno e le considerazioni legate a considerazioni economiche vengono in secondo piano per lui.
Se poi chiedi un pezzo molto originale che implica una sua partecipazione attiva in termini creativi allora lo scambio in termini economici ne diventa un’appendice non primaria.
Non mi piace generalizzare,ma ho notato con l’esperienza di tanti anni che il mettere in gioco continuamente la loro capacita’ manuele di crere oggetti gli da la soddisfazione autentica.
Provate invece ad entrare in un negozio di griffe affermata e noterete la soddisfazione del proprietario o del venditore solamente al momento della decisione di acquistare e soprattutto l’istante delo scambio merce-danaro quando ti fanno un sorriso falso come una banconota da 7 Euro.
Mi sembra una differenza non da poco anche in termini di scambio culturale nel significato piu’ ampio.
December 10th, 2008 at 10:54 pm
hp,questa cosache hai detto è verissima, l’ho notato io stesso da poco, perchè tra me e la mia convivente ( ossia mia madre) abbiamo disegnato un tavolo da mettere in salotto, utilizzando delle vecchie tavole di legno che avevamo in cantina, derivate da vecchie travi segate. bene, siamo andati da uno dei fabbri del paese (quello che sapevamo più aperto a questo genere di cose) e lui si è messo totalmente a disposizione e si è rivelato entusiasta di fare questa cosa, che però non è ancora completa. quando lo sarà, vedrò il modo di farVi vedere qualche foto, e mi direte. stefano, ricordi che volevo prendere la La Fonda armchair di C. Eames? mi è arrivata, è bellissima! grazie x il consiglio, avevi ragione.
p.s.: chi mi aiuta a fare della piante e dei prospetti di villa muller di adolf loos? sono in crisi totale.
December 10th, 2008 at 11:20 pm
david, qui puoi visitare la villa
http://www.mullerovavila.cz/english/Info-e.html
e credo tu possa richiedere agli indirizzi forniti le piante della villa.
o puoi cercare questo libro:
http://books.google.com.au/books?id=GsZdFHmc0qAC&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_summary_r&cad=0
qui invece trovi piante e sviluppi in PDF anche se in piccolo:
http://www.lulu.com/items/volume_60/916000/916242/1/print/Final_Project.pdf
Di più, “nin so”. Mica vuoi che qualcuno te le disegni in CAD?
December 11th, 2008 at 10:24 am
Se qualcuno mi spiegasse chi era questo Adolf Loos gliene sarei molto grata.
Tanto per capire di cosa state parlando….. domani mi andrebbe proprio di fare una paseggiatina, ma forse è troppo lontana…. come ci si arriva? in treno?
December 11th, 2008 at 10:26 am
http://it.wikipedia.org/wiki/Adolf_Loos
a Praga ci si arriva anche in treno, si….
December 11th, 2008 at 10:38 am
Stanotte girava solo Noe’.
December 11th, 2008 at 10:46 am
Noè chi? quello dell’ arca?
December 11th, 2008 at 11:26 am
Bonjour a tutti!
David,
ricordo che volevi prendere la La Fonda armchair, ma temo di non essere stato io a consigliartela, sebbene “quei due” mi piacciano molto. Lieto comunque che ti sia piaciuta e che tu mi abbia “associato” ad un buon consiglio!
Tornando a bomba, Honnête ha dipinto bene il dialogo committente-artigiano, mettendolo in contrapposizione con il rapporto cliente-venditore (anche a me non piace generalizzare, ma si può dire che così funzioni nella maggior parte dei casi).
Un aspetto che mi piace richiamare però nella dialettica con l’artigiano è quello della “resistenza”: qui forse si nota l’accezione positiva della competizione anche nel mondo del su misura.
Una parte secondo me irrinunciabile (o che per lo meno io ho incontrato - e gustato - più di qualche volta) è quel momento in cui si propone all’artigiano qualcosa di nuovo, di poco usuale, o che lui non gradirebbe ma che per noi è “indispensabile”. Inizia allora il confronto sulla soluzione migliore da adottare, su quella più conveniente (si badi, quasi sempre si pensa alla convenienza rispetto all’impianto, al disegno generale: si direbbe meglio “la più opportuna”), su quella più elegante, su quella, infine, da preferire. E tra le due parti inizia il valzer delle teorie teso a convincere l’altro della superiorità della propria visione.
Ecco, qui, secondo me, si concentra molto di quello spirito che dovrebbe animare la costruzione “qualitativa” del PIL (per seguire il parallelo proposto da Otto) rispetto a quella “quantitativa”: io committente devo sapere come si può fare e se abbia senso la mia richiesta, il che implica una certa ricerca da parte mia per tentare di conoscere e capire ciò che sto cercando; egli artigiano deve essere tecnicamente e culturalmente pronto a soddisfare le mie richieste o a focalizzarle su aspetti più “opportuni”. In entrambi i casi, dunque, si alimenta una crescita di sensibilità e cultura che contribuisce a raggiungere quella capacità di scelta più volte richiamata qui.
A presto,
Ste
December 11th, 2008 at 11:31 am
Si quello dell’Arca.
Girava a piedi perche’ e’ affondata l’imbarcazione e lui e’ l’unico superstite.
Sembra si sia salvato per “miracolo”.
December 11th, 2008 at 11:43 am
Stefano
hai sintetizzato benissimo l’interscambio democratico tra il richiedente e l’offerente.
In fondo ci si scambia saperi e conoscenze che “arricchiscono” entrambi e contribuiscono anche a far crescere l’esperienza della ricerca di soluzioni alternative e di saperi del mestiere.
INTER NOS.
Sono arrivati i profumi, a breve la spedizione.
Ti comunicheroì in privato il tutto.
Ciao
December 11th, 2008 at 11:53 am
Oggi e’ l’ 11 dicembre e mi sarebbe piaciuto essere all’Osservatorio per la presentazione dei nuovi modelli di occhiali da vista nel temporary shop I-Ioltre che incontrare Antheus ,Giovanni e gli altri dello staff che conosco meno per scambiare due chiacchiere.
Sono stato indeciso sino all’ultimo se venire, ma le condizioni metereologiche mi hanno demoralizzato.
Sara’ per la prossima volta.
In bocca al lupo a tutti.
December 11th, 2008 at 11:58 am
Honnête,
GRANDISSIMO!
Grazie per la disponibiltà! E grazie per l’appoggio.
Anch’io avrei voluto salutare gli amici di I.I oggi, solo che altre faccende non me lo hanno permesso: mi unisco all’ INBOCCALLUPO di Honnête, anche se so che non ne avete bisogno!
A presto,
Ste
December 11th, 2008 at 3:05 pm
infatti il tempo è dei peggiori..diluvio e freddo.
December 11th, 2008 at 3:29 pm
Se fossi in libreria oggi sceglierei questo saggio di Giorgio Ruffolo: Il capitalismo ha i secoli contati.
(o colorati?) di Einaudi
Una domanda: cosa tiene nel pugno la mano di Bennett?
December 11th, 2008 at 3:33 pm
Il tempo è bellissimo.
Mi piace il freddo e la neve.
Peccato che abbia smesso. . . di nevicare.
December 11th, 2008 at 7:36 pm
stupendi gli interni di questa villa muller di adolf loos, non la conoscevo…ambienti, colori, luce e materiali tutto eccezzionale…gli esterni , così freddi non dicono niente. Ne hanno costruita una dalle mie parti e proprio non comunica nulla…qui ci vuole qualcuno del settore che ci prenda per mano…
December 11th, 2008 at 7:56 pm
Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finche’ dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e’ risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varra’ piu’ niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che .
Considero valore sapere in una stanza dov’e’ il nord, qual e’ il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l’uso del verbo amare e l’ipotesi che esista un creatore.
Molti di questi valori non ho conosciuto.
Valore. di Erri De Luca
December 12th, 2008 at 2:14 am
grazie, ragazzi, e grazie danilo: tu ed hp, insieme al mio neo-amico stefano siete i miei portatori di buon gusto ed aiutanti in tante cose. diletta, mi ha fatto morire la tua richiesta di poter andare a farti un giretto… a praga. e, soprattutto, la risposta di danilo! bella è bella, ma quanto è difficile da disegnare, questa villona. non ha una sola scala da casa normale, ed ha la proporzione aurea praticamente dappertutto, anche nei bagni. comunque, grazie fucsiaman!
December 12th, 2008 at 8:52 am
@Cordelia
beata te se ti trovi in un posto dove il tempo è bellissimo!
Dove mi trovo io la stagione delle piogge non vuolo proprio finire… questa palude mi uccide!
December 12th, 2008 at 8:55 am
@honette
da come lo descrivi questo Noè sembra un reduce del Titanic…
December 12th, 2008 at 9:33 am
http://it.wikipedia.org/wiki/Adolf_Loos
me lo sono cercata da sola chi era questo Adolf Loos… chi fa da se fa per tre… e non sbaglia mai!
Grazie, comunque, a buon rendere.
December 12th, 2008 at 9:37 am
Quando c’e crisi la maggior parte pensa che sia il vaso di fermarsi ed aspettare che passi.
Io credo invece che bisogna utilizzarla per prender la rincorsa.
December 12th, 2008 at 9:47 am
artisticando
scusa se sono invasivo ma ti voglio porgere una domanda:
ti sei dato alla latitanza?
Oggi visto la bella giornata me ne vado al lago………..al lago di Roma.
December 12th, 2008 at 11:40 am
honnete: al lago di Roma dovrebbe essere pieno di oche starnazzanti no?
Ottimo Erri De Luca.
rincorsa, rincorsa…..
December 12th, 2008 at 11:42 am
VIDEOFORUM CON LAPO ELKANN
l rampollo di casa Agnelli e la maratona per Telethon.
OGGI ALLE 12 a RepubblicaTv su Repubblica.it
December 12th, 2008 at 2:18 pm
Visto Lapo in tv. I giornalisti sono solo dei gossippari.
Si parla di futuro. Posto questo video perchè si sappia il nostro futuro da quale passato deriva. Meditate gente….
http://www.youtube.com/watch?v=8ZdU1VsuKTE&feature=related
December 12th, 2008 at 3:30 pm
@Dilett@, tieni duro! Adesso è in arrivo …. anche questo …
http://www.italica.rai.it/rinascimento/iconografia/prot_1474.htm
December 12th, 2008 at 3:55 pm
E’ scomparsa Betty Page, icona sexy anni ‘50.
Molte vecchie mani solitarie da oggi sono orfane…
December 12th, 2008 at 3:56 pm
visti entrambi: ma la canzone in sottofondo nel secondo di chi è, di caparezza? a dopo, io vado a disegnare villa muller. ciiiaoo.
p.s.: se tutti i giornalisti fossero così,magari le informazioni sarebbero meno filtrate: loro mi sembravano molto a modo. mi piace il modo che avevano di esporre e chiedere le cose a lapo.
December 12th, 2008 at 6:57 pm
Danilo
Penso che siano scomparse prima mollte mani soitarie vista la venerabile eta’ di Betty.
Lapo
Ho seguito anch’io il forum di Repubblica TV stamane.
Piu’ che seguire te ho seguito attentamente i commenti e le domande che ti proponevano i partecipanti.
50% di insulti, 50 % di ammiratori sinceri 0% gli indifferenti.
Operazione perfettamente centrata per uno che ha personalita’ da vendere.
Mi congratulo con te.
December 13th, 2008 at 5:33 pm
Honnete, amico caro … ma quale latitanza!! non ricordi che mi sono messo in salvo dalla furia creativa del mio artista di riferimento costruendo alla meno peggio una zattera ,e, mettendo insieme qualche asse in noce recuperato dai miei preziosi mobili antichi ho preso il largo…. con il favore degli alisei la deriva mi ha portato a Rio dove ho trovato conforto e primi aiuti dal mio amico console Ulisse Baggi nella sua fazenda bahiana….. ora mi trovo nella mia residenza di Porto Seguro, felice di avere superato quasi indenne tante difficoltà(ho mangiato per 12 giorni solo pesci volanti)…ho però seguito il blog di I.I e i tuoi (ma non solo) brillanti interventi con il mio portatile superleggero Wi-Fi satellitare ma non ero in condizione di postare..come faccio ora…..ciao…
December 13th, 2008 at 5:35 pm
ahhh..dimenticavo…honnette clicca su artisticando se vuoi vedermi…
December 13th, 2008 at 6:08 pm
artisticando
Non e’ una latitanza come credevo ma un’evasione d’orata (non del pesce bahaiano si intende).
Purtoppo non posso (anzi non voglio accedere a Facebook) perche’ i social network massificati li detesto, e mi scuso con te per questo.
Hai la mia mail privata e quando vuoi mi puoi mandare le foto o altro materiale media.
Lasciami pero’ immaginarti in un paradiso (come vedi ho usato diligentemente l’articolo indeterminativo davanti al sostantivo celestiale) a leggere tutti i post e commenti di noi poveri mortali, da giorni martellati dalla pioggia battente e continua, e tu in una splendida cornice di mare amazzonico con annesse bellezze del posto che ti rinfrescano lo spirito.
Ciao e ……pensa(ci) sempre che fa bene.
HP
December 13th, 2008 at 9:28 pm
honnete, anche voi a Roma state in mezzo al mare… eheheh
December 13th, 2008 at 10:44 pm
Si il Mar..Rome anche per il suo colore l’ odore internazionale che emana.
December 13th, 2008 at 11:03 pm
artisticando
grazie per le foto…….e complimenti…Benedetta e’ stupenda!
Ho indovinato immaginandoti molto vicino al paradiso terrestre ma inizio a pensare che avevi dotato la zattera di motore per scegliere la direzione e il posto dove fermarti……un Porto di approdo Sicuro.
Mi chiedo come ti va di tornare all’inferno.
December 14th, 2008 at 9:05 am
@Cordelia
Arcimboldo mi ricorda qualcuno…
l’ unica cosa che non capisco sono i due limoni?!?
December 14th, 2008 at 6:37 pm
@D letta;
Anche a me, . . . per via del naso!
La composizione dell’opera trova il suo equilibrio per l’inserimento del giallo dei limoni e i lineamenti del nostro signor inverno sembrano essere meno duri poiché addolciti dalla presenza allegra del frutto.
I due limoni poi, per come sono collocati, evocano un grazioso papillon! (Buffo, no?)
Ma il frutto, come sappiamo, ha un gusto diverso.
Conosci “I Limoni” di Montale?
December 14th, 2008 at 6:46 pm
Un gusto differente.
December 15th, 2008 at 4:28 pm
@Cordelia
questi limoni ci stanno come il cavolo a merenda, sembrano proprio presi e messi lì, secondo me non addolciscono l’ opera…la rovinano.
Ci avrei visto maglio un pò di marroni (le castagne).
I limoni di montale purtroppo non li conosco… adesso mi informo.
December 15th, 2008 at 4:29 pm
… ma scusa poi.. il papillon giallo?
no, no, non si può vedere.
December 15th, 2008 at 7:29 pm
I limoni ci stanno bene in quanto gialli e in quanto fanno pendent con il naso…..
December 15th, 2008 at 8:21 pm
Hehehe. Otto!!!
December 18th, 2008 at 8:00 am
Ci sono! ho scoperto che fine faranno il limoni!
Li metteranno nel museo della natura marcia.
L’ albero secolare invece resisterà al rigido inverno e quando arriverà la bella stagione farà
nuovi frutti (che non saranno limoni).
December 18th, 2008 at 8:01 am
eppure ero seduto sotto un pero!
disse Newton quando gli cadde in testa la mela…
December 18th, 2008 at 12:11 pm
[...] insensati (in molti altri), ci sono dei segnali di una rinnovata cultura del saper fare o come dice Sennett, di “cultura materiale” d’impresa che può far realmente pensare ad un nuovo [...]
December 21st, 2008 at 1:23 pm
questo quadro non s’ avea da fare se ne sarebbe accorto anche un cavallo!
December 21st, 2008 at 2:00 pm
Dletta . . . va all’inferno!
December 22nd, 2008 at 9:37 am
… in quale girone?
December 22nd, 2008 at 10:35 am
…quello dei limoni.
December 23rd, 2008 at 10:11 am
se poi ci sono anche le zanzare…. punizione peggiore non mi poteva toccare.
December 23rd, 2008 at 11:58 am
Non ti pungere da sola allora, zanzarina!
Perchè ti hanno chiamata così, Diletta?
December 24th, 2008 at 8:26 am
tutte le volte che l’ ho chiesto la risposta è sempre stata molto vaga…..
credo sia stato un suggerimento di qualcuno che non c’è più.