Architetti star, scarpe e (ancora) Rinascimento.

(di Antheus)

Che alcuni architetti siano diventati delle vere e proprie star non siamo noi i primi a dirlo: diventando delle popstar, un po’ per le richieste che arrivano dall’esterno, un po’ per mettersi alla prova su cose diverse, un po’ per accarezzare il proprio ego, inevitabilmente si allargano. E quando un bravo professionista sconfina il suo ambito di competenza, la critica si accanisce.

Noi di Italia Independent che abbiamo fatto del progetto e del “nomadismo settoriale” il nostro segno distintivo, vediamo questo fenomeno con estremo interesse.

Ora le archistar hanno scoperto le scarpe: Frank Gehry le sta disegnando per Jm Weston e Zara Hadid per Lacoste. Leggendo questo articolo del Financial Times pare che gli architetti che si improvvisano stilisti garantiscano alle aziende un valore più duraturo e permettono di raggiungere dei target più alti sia anagrafico sia come profilo.

Ognuno la pensi un po’ come vuole, valutando anche i risultati qui sotto: a me personalmente ha colpito questa dichiarazione di Frank Gehry che riprende molti temi cari a questo blog, ai suoi parteciapanti e a questa azienda.

“Architects create brand names now, it’s useful to commercial industry to associate with those names in the same way they do with movie stars. Purists out there probably find the idea of my designing a shoe abhorrent, but I don’t know why. We’re going back to the Renaissance model, in which artists could work in any discipline.”

Per quanto ci riguarda anche noi di I-I stiamo continuando a collaborare con soddisfazione con Arfango e per il prossimo Pitti di gennaio presenteremo una collezione di scarpe con molte novità per il prossimo autunno-inverno.

124 Responses to “Architetti star, scarpe e (ancora) Rinascimento.”

  1. honnête provocateur Says:

    Dagli Stilisti agli Archistar.
    Dalla padella alla brace
    C”e una tendenza di massa ad abbandonare il Gusto Personale.
    Non e’ meglio ubriacarsi per sentirsi piu’ vivi?

  2. Raffaela Says:

    Bella la prima.. classica la seconda.. una sapore futuristico la terza.. la quarta foto con tutto questo fondo nero non riesco tanto a vederla.. però tu cosa intendi antheus quando scrivi ‘garantiscono alle aziende un valore più duraturo’ , quel che è stato creato fino ad oggi a meno valore? non mi sembra..

    di sicuro una cucitura un taglio un accessorio il tipo di struttura e tanto altro.. visti con occhi diversi (in questo caso un architetto) possono dare una certa freschezza ma da quì a definirli stilisti bè. . ognuno il suo mestiere penso io.

  3. honnête provocateur Says:

    Ho indetto una gara per disegnare un nuovo scolapasta per la casa al paese.
    Frank Gehry e Zara Hadid mi hanno gia mandato la loro domanda.

  4. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Credo che (que)gli architetti facciano ben poco sulle scarpe, come ben poco ormai fanno sulle proprie di architetture. Hanno studi enormi con decine di collaboratori, arrivano con la matita, schizzano qualcosa e il duro lavoro lo fanno gli altri. Poi tornano, visionano e vanno via. In sostanza forniscono l’idea, il concetto e decidono ma dubito sulla loro propria capacità tecnica di poter portare avanti i progetti da soli.
    Gehry stesso, per Bilbao e per le altre architetture simili, è stato affiancato dallo studio Skidmore di Chicago. Piano, Hadid e Libeskind credo abbiano una partnership con il famoso studio Ove Arup&Partners, specialista di strutture impossibili. Ogni minimo particolare prevede un substaff che lo sviluppi con piena responsabilità dell’oggetto. Piano, a Genova, ha affidato ad esempio lo sviluppo degli aquiloni rotanti che sono al porto ad un giapponese.
    Ripeto, le grandi star dell’architettura non possono assolutamente ormai sviluppare progetti da soli, impatterebbero subito sui regolamenti edilizi con cui invece combattono i referenti locali per loro conto.
    Sostanza del discorso? Che le scarpe sono semplicemente firmate da loro ma che le hanno disegnate e sviluppate quelli che le scarpe le sanno fare (?).
    E visto il risultato cromatico e l’assoluta mancanza di fantasia nella forma probabilmente si sono rivolti a Bata.

    La mia scarpa è differente…..

  5. Raffaela Says:

    se fosse come dice danilo allora perchè fare un post e perchè parlarne..
    l’argomento è vuoto a monte, nel senso che se questi architetti ci mettono il nome e solo quello, allora non ha nessun valore.. non ci sono meriti in questo caso specifico, ma non posso neanche pensare che antheus perdeva tempo a scrivere e dedicargli un post..

  6. PAD Says:

    Concordo con Danilo. la prima scarpa mi sembra improponibile, forse potrebbe essere commercializzata per un ballo in maschera, la seconda è un modello visto e rivisto almeno da me, quante ne ho imballate dal mio babbo quando lavoricchiavo nel periodo di vacanze dallo studio.
    Secondo me oggi nella calzatura i modelli sono sempre gli stessi, il futuro è nello studio dello sviluppo, innovazione e ricerca della qualità del materiale e nella anatomia delle forme per adattare la scarpa al piede al suo difetto e alla sua morfologia. Plantari, suole, pelli, artigianità, buona fattura. l’unica via di scampo per i calzaturieri oggi.
    PAD

  7. Stefano Says:

    Bonjour a tutti!

    Parto dalla superficie: mi ha stupito vedere legati i nomi di Gehry e Weston. A priori, non li avrei immaginati neppure sullo stesso pianeta, tanto lontani appaiono gli stili dei due attori. Vedendo il risultato però, mi chiedo: cos’ha messo Gehry nelle Weston che già non fosse nell’archivio o nella storia Weston?

    “Sprofondo” un po’: secondo me è apprezzabile la sostanza, più che l’apparenza del progetto.
    Se non fosse che nelle vendite interessano i numeri e non lo spirito, il messaggio secondo me sarebbe da vero Ririnascimento. (Otto, ma chi oggi saprebbe affrontare un progetto delle dimensioni cui hai accennato, totalmente da solo?! E da ciò, arguire che Piano o Gehry - vabbeh, sono di parte perché li adoro! - non abbiano ” propria capacità tecnica di poter portare avanti i progetti da soli”…beh, mi pare grossa… E poi, in fondo, non è un concetto propriamente rinascimentale avere la propria bottega e “supervisionare” i lavori degli apprendisti?! Lo ha ripreso Warhol, lo fa Nunziante…)
    Dicevo, la sostanza del “nomadismo settoriale” spinge - o dovrebbe farlo - tutti a ciò che ha già notato Honnête: il Gusto Personale, “Illimitato” aggiungo io. Ogni cosa dovrebbe essere frutto di una scelta propria, personale, e dovrebbe coprire ogni ambito della persona seguendo inclinazioni e sensazioni del tutto singolari. Gehry costruisce edifici, disegna scarpe, dovrebbe chiedere al suo sarto una modifica della ticket pocket, o al suo profumiere un’essenza sua, al suo barbiere un pennello particolare e al suo artista un’opera che richiami una sua emozione…insomma: seguire l’esempio degli archi-star, più che copiarlo o adottarlo semplicemente.

    E soprattutto, anche qui, Antheus l’ha detta proprio giusta: ognuno la pensi un po’ come vuole…purché con la propria testa!

    A presto,
    Ste

  8. honnête provocateur Says:

    Lo fanno per soldi.
    E’ un sintomo chiaro della crisi commerciale dei prodotti griffati e massificati.
    Propongono Frank Gehry e Zara Hadid perche’ sperano di rinnovare il concetto di “creativita’” nella moda.
    La moda e’ morta perche’ e’stato gia’ detto e fatto tutto.
    Rewind.

  9. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Mah, il problema mica è la possibilità (spesso economica) di farsi fare cose personalizzate o la capacità di pensarle pur non avendone la possibilòità (economica).

    Il problema sollevato giustamente da Raffaela, che saluto, è perchè (allora) Antheus ha postato sta cosa se sotto sotto “sappiamo” che la pratica dei fatti non coincide con quella del marketing.

    Non lo so. Ne abbiamo viste di cotte e di crude basate sui grossi nomi. Non riesco ad immaginare un Gehry che si metta al tavolo, con tutte le cose che ha da fare, a pensare un paio di scarpe. Al limite avrà detto che le vuole leggere, traspiranti e di un modello scelto tra le decine che i veri designer (quelli che non appaiono mai) hanno elaborato per la star.
    Ma perchè Armani sniffa i suoi profumi? O le grosse firme sanno veramente cosa esce nel pret a porter?
    Ma veramente Valentino anni fa produceva delle semplici polo con il suo marchio scritto sopra, senza vergognarsene?
    Ma vogliamo ancora credere che Cristo è morto perchè è scivolato dalla croce ed ha battuto la testa da solo? (Ci fossero gli avvocati dei coniugi di Erba darebbero la colpa a qualcuno che era lì da tempo e lo aspettava nascosto dietro la croce).
    Allora, il post di Antheus, secondo me, vuole rimarcare il fatto che l’attenzione per le cose diverse dalla propria specializzazione sta diventando un settore merceologico importante e che sempre più queste cose seguono il nome, pur dovendo per forza garantire un po’ di sostanza.
    E’ il solito gioco del testimonial nè più nè meno.
    A meno che Gehry non progetti le scarpe con il software Catia, che ad esempio potrebbe essere utile anche per lo scolapasta di Honnete, dovendo assicurare tenuta e leggerezza con una struttura forata e quindi di per sè abbastanza flessibile e soggetta allo sbalzo termico della pasta da 80° a 50° in un transitorio di pochi secondi.
    Credo fermamente che tutti coloro che dirigono, putroppo e ormai, poco sappiano del loro vero mestiere. Ma semplicemente per le ragioni della specializzazione e delle normative sempre più striungenti che riguardano il mondo produttivo. Si arriva ad un certo punto in cui nella vita è più bello fare le star che mettersi lì a fare ricerca sul campo. Basta pagare chi la fa per tuo conto. E i risultati, in termini creativi soprattutto, si vedono.
    Nel piccolo si dice: si vede che il progetto gliel’ha fatto il suo “geometra…”. Con tutto il rispetto per quella categoria. Nel “grande” si capisce bene cosa intendo.
    Ciò non toglie che Gerhy possa far uscire qualcosa con il suo nome a garanzia della qualità del costrutto.

    Io le mie sarpe le faccio fare da Antonio, a Roma. In attesa di conoscere PAD e la sua produzione e si mi fa prezzi più bassi di Antonio sul personalizzato. eheheh ;-)

  10. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Honnete: dimmi che ZaRa Hadid lo hai scritto apposta, dimmelo, dimmelo…….

  11. cordelia Says:

    Mi stupisce ZaHa Hadid!!! (secondo me ha i piedi piatti), mentre il vecchio Frank (Gehry) per niente!
    Mi chiedo, avrà il vecchio Frank, una passione sfrenata per il tip tap?
    (ricorderete i “ballerini” Ginger and Fred a Praga?).
    Chissà se ha ideato calzature per danzatori?

  12. cordelia Says:

    Hahaha ZARA…. Bla!

  13. cordelia Says:

    Lo ha scritto Antheus… (?)

  14. Stefano Says:

    Già, Otto. Questa è la superficie. Generalizzare l’attuale andazzo sotto regole uniche ed uniformi.

    Sotto, e condensato, c’è il motivo, ovviamente dal mio punto di vista: ognuno agisca e pensi con la propria testolina.

    Se poi si vuole entrare nel merito…beh, da ignorantone, posso notare come Gehry abbia sfogliato i numeri di Esquire o di Apparel Arts degli anni 20-30 ed abbia riesumato la scarpa numero due. Per la uno, forse qualche numero prima…

    Ma forse, anche per autorispondere al mio dubbio iniziale e facendo finta - solo finta - che Honnête non abbia già chiarito la centralità del soldo, forse Gehry accostato a Weston, un progettista che si avvale di Catia affiancato all’essenza della scarpa classica in questi due modelli, forse (3 di fila possono bastare…) è il nocciolo del messaggio.
    Ognuno deve riabituarsi a pensare di mettere se stesso in tutto ciò che fa, non copiare, seguire, demandare semplic(istica)mente.

    Io le mie scarpe…le indosso ogni giorno.

  15. cordelia Says:

    Ho una raccolta delle calzature più stravaganti di Versailles….,
    le ho fotografate tutte!
    Scarpe barocche.
    Le hai mai osservate Verticelli?
    Modelli maschili . . . con tacco!!!

  16. cordelia Says:

    Le mie scarpe invece devono essere comode . . . almeno due numeri in più. Devo ancora crescere.

  17. Stefano Says:

    Cordelia,
    :-D

  18. cordelia Says:

    http://www.danzadance.com/tiptap/

    I suoni li abbiamo!!!

  19. honnête provocateur Says:

    Volete sapere il segreto per conquistare una donna? Niente fiori né opere di bene. SCARPE
    - Frank Gehry -
    Zara Hadid non e’ una donna.

  20. cordelia Says:

    E’ una dea madre. Zaha.

  21. Raffaela Says:

    Un saluto anche a te Danilo (8 fucsiamen).. i tuoi commenti sono sempre molto belli, complimenti.

  22. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Ah… se fossi uomo porterei i tacchi a spillo…..

  23. Paolo Convertito Blasio Says:

    onestamente non vedo come possano piacermi scarpe disegnate dagli architetti in questione..mi piaccino le loro costruzioni che come dice fucsiaman sono realizzate materialmente da altri….ma spesso accade che chi vuole invadere tutti i campi non sempre riesce come nel campo in cui ci è già riuscito….

  24. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    A volte ci si invade da soli senza neanche accorgersene….

  25. Stefano Says:

    Altre volte ancora ci si invade da soli e si fa pure pubblicità dell’accaduto…

  26. Raffaela Says:

    Ciao paolo,

    io penso che ci siano invece delle menti tanto flessibili, che riescano ad occupare più campi perchè lo possono fare è un dono naturale, certamente la bravura stà nel circondarsi delle persone giuste che riescano poi insieme a questa sorta di genio a realizzare il tutto, perchè poi subentrano dei limiti, della serie che non si può fare tutto da soli, da soli non si và da nessuna parte..ecco che se i ruoli son ben distinti e separati e si collabora allora si posso mettere le mani su più cose.. ma il tutto deve avere una sola mente oppure inizia la confusione. Ma accade di rado, e cmq è un dono.

    Ti racconto questa paolo e dimmi se sbaglio..

    ho un amico cervellone laureato in ingegneria ha lavorato un pò di quà e di là.. bè in sostanza, è di una monotonia che fà paura conosce un solo ‘linguaggio’ inerente a tutto ciò che ha studiato e legato al mondo del suo lavoro, io mi sforzo di seguirlo ma certe volte (anzi spesso) devo dirgli ’stè, a parole tue e più semplici fammì capì!!!’ non riesce ad essere flessibile, non riesce ad uscire fuori da quel suo spazio e questo per me è un limiti pure se ha studiato pure se è bravissimo pure se e tanto altro..
    ma ha un grande limite, se stesso. Io naturalmente lo accetto così com’è, ma il tuo discorso paolo mi ha fatto pensare che non basta studiare e prendersi una laurea per sentirsi intelligenti o migliori degl’altri, quella è una cosa in più nella vita ma c’è tanto e tanto altro per arrivare a un pò si sapienza.. quindi, non smettiamo di essere degli esploratori della vita. spero tu abbia capito il senso di questo mio discorso!!

  27. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Raffa… è un ingegnere, cosa pretendi?

  28. Stefano Says:

    …e se si chiama Ste…allora lascialo proprio perdere!

  29. cordelia Says:

    A me piacciono gli ingegneri: verdi e fucsia. Il tuo Raffaela di che colore è?

  30. Raffaela Says:

    .8
    gli direi semplicemente che esiste l’ironia, che possono assaggiare anche il peperoncino ogni tanto.. (nel senso buono, non mi franintendere..) farsi una partita a calcetto non sò.. sono fatti con lo stampino, hanno un linguaggio tutto loro.. è una categoria di lenti, hai presente quel film di Verdone dove la moglie non fà altro che dire ‘non ce la faccio piùùùù’ e alla fine fugge.. ecco ne ho conosciuto uno quest’anno (per lavoro) la cui fidanzata è fuggita dall’altare, e io la capisco poverina, visto che quando è entrato in azienda da noi per un lavoro ero disperata, infatti l’ho fatto licenziare, non gli potevo fare domande, tutto il sapere era in mano a lui, non sapeva ascoltare e spiegare un argomento.. un completo disastro. mi spiace ma è la verità

  31. Stefano Says:

    “sono fatti con lo stampino”

    Otto,
    fossi in te mi farei radiare dall’albo…per poter entrare nell’album degli ingegneri! ;-)

  32. cordelia Says:

    Steeeee! E tu di che colore sei?

  33. Raffaela Says:

    Cordelia,

    un sù mille ce la fà, di sicuro non saranno proprio tutti così però.. danilo sarà un caso anomalo ecco, un buon caso, lo considero artista a parte qualche discorso..
    adoro l’arcobaleno.. l’allegria dei colori!! meglio essere amica dell’uomo.

  34. Raffaela Says:

    Stefano,

    tieni conto del fatto che parlo per quella che è la mia esperienza, danilo l’ho conosciuto attraverso il blog e non ho mai pensato a lui come un ingegnere, non sò perchè.. poi ognuno percepisce a modo suo il prossimo, infatti sono certa che danilo non me ne vorrà per aver espresso questi pensieri..

  35. Stefano Says:

    Cordelia,
    mo’ te faccio cade’ un po’ le braccia…
    Io sono principalmente rosso e blu, ma anche bianco, verde, marrone, giallo, nero, bianconero…mancherebbero le sfumature, ma ci sono pure quelle…forse in minore quantità però…
    E mo’, pe ritirartele su ’ste bbraccia, te dovrei pure spiegare er perché de ’sti colori…ma me sa che te farei cadere…l’attenzione, quindi fai opera di fede… ;-)

  36. Stefano Says:

    Raffaela,
    non ne dubito: era solo un modo per giocare un po’ con questi poveri ingegni-eri…poi, come ho sempre detto, ovvio che le generalizzazioni non funzionano “per definizione”: troppo semplici da dichiarare, come troppo semplici da confutare.

    E credo che nessun altro ingegnere te ne vorrebbe mai se leggesse ciò che hai scritto: ci hai esposto una tua esperienza (che magari in molti abbiamo condiviso…), l’abbiamo astratta e ci abbiamo pensato e giocato su…

  37. Raffaela Says:

    stefano,

    sorrido, quando ho scritto ’sono fatti con lo stampino’ l’ho scritto di getto per calcare un pensiero, ma è ovvio come dici che non bisogna fare di tutta un’erba un fascio, solitamente non amo generalizzare..

  38. cordelia Says:

    Scarpe e . . . ingegneri.

    Non dovevamo parlare di architetti?

  39. cordelia Says:

    We’re going back to the Renaissance model

    Sono tutti fissati con questo Rinascimento!

    Contro tendenza quindi?
    Basta coi futurismi:
    rivisitazione di modelli classici?

  40. Stefano Says:

    …anche il futurismo è una “rivisitazione” di modelli classici…

  41. cordelia Says:

    Perchè ? Fammi capire perchè non capisco:

  42. Antheus Says:

    Scusate se mi inserisco solo ora nella conversazione, ma come al solito è stata una giornatina bella piena.
    Allora…
    Il fatto che io posti una notizia o una tendenza non è detto che la apprezzi e la condivida in pieno; segnalo semplicemente che sotto la mera notizia e il risultato si celano una serie di aspetti interessanti o tendenze in atto, alcune condivisibili, altre meno.
    Entrando nel merito: come dicono raffaela e .8 in questa notizia c’è il tema della flessibilità e della “morte della specializzazione” da un parte, dall’altra c’è il fenomeno degli architetti che stanno diventando come gli stilisti di moda fine anni 80 quando firmavano di tutto. E poi la voglia da parte di un target (sia aziendale che consumer) affamato di novità, di avere nomi e volti nuovi per dare linfa nuova ai prodotti.
    Che è realmente interessante quando dietro c’è un progetto reale e innovativo , che si sposa con il saper fare degli esperti di settore, ma che è inutile e deleterio quando è solo una firma e niente più.

  43. Stefano Says:

    Perché se si parla di “rivisitazione”, allora “tutto” è ammesso.
    Partendo dal concetto - già espresso da Antheus e da Alix (se non ricordo male) qualche post fa - che nulla si crea ma tutto si rivede, allora ampliando l’orizzonte visivo e quello temporale puoi notare che si tratta quasi sempre - almeno in questi ambiti - di evoluzioni piuttosto che di rivoluzioni.
    Il futurismo, volendo distruggere la grammatica della comunicazione di inzio ‘900, ne ha costruita un’altra: altre regole, ma stesso impianto. Ha cambiato punti di riferimento, dalla staticità al dinamismo, ma ha creato un altro sistema “regolato” in maniera simile agli altri.
    [Per inciso, adoro il futurismo! Ho il poster di Boccioni attaccato dietro la porta di camera...;-) ]
    [Per secondo inciso, in fondo, l'anticonformismo non esiste, essendo il "complemento a uno" del conformismo...]
    In quest’ottica, tutto è rivisitazione. Hai notato infatti che le scarpe proposte da Gehry sono assolutamente classiche. Quelle di ZaRa - ormai è ribattezzata! - Hadid sembrano rifarsi alle “mostro” di Puma, o a quei concetti di scarpa…e tutte sono modelli nuovi di…scarpe!
    Rivisitazione del classico concetto di “calzari”…

    Questo, naturalmente, a mio avviso…

  44. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Eureka, ho controllato su Google. Non esiste. Lucchi non copiare.

    Fondo ora ufficialmente il FUTUSCIMENTO, che unisce il dinamismo intellettuale del Futurismo alla preziosità dell’impianto concettuale del Rinascimento. Tiè.

    Per i commenti su di me, non ve ne voglio. Quando sarò dal mio Padre, siederete tutti alla mia destra….

  45. Stefano Says:

    Siderale!

    Questo mi piace proprio Otto!

  46. cordelia Says:

    I futristi sono stati rivoluzionari.
    Gli esiti dei loro manifesti ci sono stati . . . ma ancora c’è chi non li percepisce.

    Si è passati dalla rappresentazione della luce nella notte, con la lampada ad arco di Balla, per altro conservata al Museum of Modern Art di New York, ai neon di Dan Flavin (Gugghenhaim sempre a N.Y. o a villa Panza di Biumo, Varese) . . . ancor prima i neon in Triennale di Lucio Fontana. Nessuna rivisitazione. Nuova arte.

    Ma qui parliamo di prodotti.

    Sono i piccoli gruppi che fanno le rivoluzioni.

    Il Signore aveva uno staff di dodici persone.
    Uno è stato licenziato.

  47. PAD Says:

    Ciao Danilo, mio babbo fa scarpe da donna!! sai quale è il colmo, io devo andare a comprare le scarpe e non me ne piace mai una!!!!
    Ultimemento stà facendo anche una scrpa sportiva, di buona fattura con ottimo plantare e buon pellame, unico problema modello visto e rivisto, alla moda, con firma.
    Più entro dentro questo lavoro e capisco che le firme modaiole di oggi distruggono il bello e il buono di un prodotto.
    IO ODIO LA FIRMA!!!

  48. Stefano Says:

    Cordelia,
    a spizzichi e mozzichi sono stati rivoluzionari…ma la loro rivoluzione è nata dal cubismo, che si staccava dai macchiaioli, che si differenziavano dai romantici…
    Hanno poi dato vita ai dada, ai nuoveau relistes, ai pop, ai concettuali…
    Tutto in relazione alla propria epoca (difficile che Van Gogh usasse un neon, e improbabile che i futuristi non rappresentassero le auto, vista la novità del momento)…mi pare che Otto - aiutami, please - una volta avesse detto che Caravaggio era futurista…ecco: in maniera meno dotta ed eclatante, ma la penso allo stesso modo.

    E se torniamo a parlare di prodotti, allora vedo ancor meno rivoluzione qui, come è già stato sottolineato.

  49. Stefano Says:

    …no, scusa Otto: forse ricordo. Dicesti che Caravaggio è concettuale! Giusto?!

  50. Raffaela Says:

    Ragazzi scusate mà..

    chi cerca trova.. giusto? Partendo da questo presupposto non possiamo cullarci sugli allori e ripetere tutti in coro che ormai tutto è stato fatto e tutto è stato inventato, c’è qualcuno in qualche angolo di mondo che ha delle visioni delle percezioni e stà andando oltre, è un perfetto sconosciuto e chissà cosa inventerà..
    esiste chi inventa che voi siate d’accordo o meno, è scovarli che è difficile..
    se la mente non è stimolata perirà.. la luce deve ardere come il fuoco..

  51. cordelia Says:

    Poteva rappresentare un treno Van Gogh se avesse avuto un’anima rivoluzionaria.

    Percepire il paesaggio in movimento.

    I corvi non l’avrebbero raggiunto.

    Chi guarda i corvi muore.

  52. cordelia Says:

    Cubi-tubi . Tu mi cu bi? :-)

  53. cordelia Says:

    Cubi-tubi. Tu mi cu bi?

  54. cordelia Says:

    Nouveau realisme

  55. Stefano Says:

    …dipende da dove e soprattutto dal modo in cui li guardi, i corvi…se rivoluzione vuoi, rivoluzione sia pure nello sguardo, non solo nella cosa guardata!

    …ergo, io ti tu bo…

  56. cordelia Says:

    Solo Dio ha creato dal nulla.
    Altrimenti si nasce sempre da una madre o . . . provetta.
    Comunque femmina.

  57. cordelia Says:

    Mozzico?
    Stuzzico.

  58. cordelia Says:

    Ste :-))

  59. cordelia Says:

    Ste ;-)

  60. Stefano Says:

    …si…non male direi… :-)

  61. Stefano Says:

    …si si…ho apprezzato… ;-)

  62. cordelia Says:

    Concludo allora, ma vorrei dire dei corvi:
    Un tempo ho ospitato in casa una cornacchia,
    per un mese intero.
    L’ho chiamata Cornetto,
    era ferita,
    quando è guarita l’ho riportata nel parco dove l’avevo tovata…
    Se mi scorgeva … volando … mi raggiungeva…
    Poi un giorno mentre tornavo a casa mi ha seguita e ha continuato a girare sopra la mia testa
    Gracchiava, gracchiava . . . le mie amiche guardavano a bocca aperta….

    Poi se ne è andata e non l’ho più rivista.

  63. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Cordelia ha effettivamente fatto tilt. Vai a nanna, per stasera è abbastanza.

    Non ricordo cosa ho detto, a volte mi smentisco da solo. Dico, ora però, che Caravaggio potrebbe essere un concettuale perchè non si accontenta di rappresentare un pensiero, metonimico nel caso dell’arte figurativa, ma vi immette un concetto rivoluzionario: la corporeità dello Spirito.
    Già Paolo di Tarso, nelle sue lettere ai Corinzi, affronta il tema della corporeità in modo assolutamente moderno e rivoluzionario anch’esso.
    Si legga questo breve excursus della Società San Paolo a proposito:
    http://www.paulus.net/index.php?option=com_fireboard&Itemid=92&func=view&catid=8&id=69

    Ma il tema della corporeità, dell’utilizzo fiero del proprio corpo come elemento visibile dello Spirito, poi scompare dalla tematica ufficiale troppo accorta che l’universo neocattolico sia atterrito dal timore della ir-redenzione dovuta al peccato.
    Per una Chiesa che detiene così il potere secolare basato sul ricatto peccato/dannazione risulta molto facile dimenticare San Paolo ed assegnare la fisionomia di peccato importante (mortale?) all’unico gesto che qualsiasi poveraccio dell’antichità si potesse permettere: l’uso del corpo.
    In Caravaggio, tornando alle nostre cose, le Madonne ed i Santi sono assolutamente corporei, umani, men che umani, derelitti, sporchi. Periferici, bidonvilliani, forse abbronzati dal lavoro. La Decapitazione del Battista sembra una normale scena da basso napoletano. Il San Girolamo è un vecchio decrepito alle prese con la morte imminente che nulla ha di santo se non la scialba aureola che lo osserva dall’alto. Nella Conversione del nostro Paolo, questi è umano più che umano (direbbe Nietzsche) e l’angelo che lo va a raccogliere è un borgataro pasoliniano. Nella stupenda Fuga in Egitto, la Madonna ha una bottega a Trastevere e Giuseppe ha il viso di un clochard. Il San Giovannino mostra il sesso come qualunque femminiello su Internet veitato. E ancora l’Angelo di San Matteo proviene dal litorale di Ostia, forse è un Ninetto Davoli giovanissimo. E nella Deposizione, il Cristo ha l’evidenza di un palestrato mentre chi lo contorna è solo popolo.
    Ecco, forse più di ogni altro Pasolini è riuscito a restituire l’animo corporeo inventato dal Caravaggio e non ho timore di proporre un sano parallelo tra i due artisti pur se a distanza di secoli (quattro).

    Bene, abbiamo divagato ma spero di aver chiarito quale senso rivoluzionario debba avere ogni espressione creativa perchè possa degnarsi di sottomettere (mettere sotto) una firma vera e dignitosa.

    Saluti

  64. Stefano Says:

    …forse i suoi amici le hanno mandato un post con scritto “chi guarda gli uomini muore”… ;-)

  65. cordelia Says:

    Non l’ho capita ma non importa.

  66. Stefano Says:

    cordelia Says:

    December 4th, 2008 at 7:38 pm
    Poteva rappresentare un treno Van Gogh se avesse avuto un’anima rivoluzionaria.

    Percepire il paesaggio in movimento.

    I corvi non l’avrebbero raggiunto.

    Chi guarda i corvi muore.

  67. Stefano Says:

    …cambiavo, “rivoluzionavo” il punto di vista…

  68. honnête provocateur Says:

    Copio &Incollo
    «Un risultato nuovo ha valore, se ne ha, nel caso in cui stabilendo un legame tra elementi noti da tempo, ma fino ad allora sparsi e in apparenza estranei gli uni agli altri, mette ordine, immediatamente, là dove sembrava regnare il disordine [...] Inventare consiste proprio nel non costruire le combinazioni inutili e nel costruire unicamente quelle utili, che sono un’esigua minoranza. Inventare è discernere, è scegliere [...] fra tutte le combinazioni che si potranno scegliere, le più feconde saranno quelle formate da elementi tratti da settori molto distanti. Non intendo dire che per inventare sia sufficiente mettere insieme oggetti quanto più possibile disparati: la maggior parte delle combinazioni che si formerebbero in tal modo sarebbero del tutto sterili. Ma alcune di queste, assai rare, sono le più feconde di tutte.
[...] Quel che più lascia colpiti è il fenomeno di queste improvvise illuminazioni, segno manifesto di un lungo lavoro inconscio precedente [...] a proposito delle condizioni in cui avviene il lavoro inconscio, vi è un’altra osservazione da fare: esso è impossibile, e in ogni caso rimane sterile, se non è preceduto e seguito da un periodo di lavoro cosciente.
 Le ispirazioni improvvise [...] non avvengono mai se non dopo alcuni giorni di sforzi volontari, che sono sembrati completamente infruttuosi [...] come vanno le cose, allora? Tra le numerosissime combinazioni che l’io subliminale ha formato alla cieca, quasi tutte sono prive di interesse e senza utilità; ma proprio per questo motivo non esercitano alcuna influenza sulla sensibilità estetica: la coscienza non arriverà mai a conoscerle. Soltanto alcune di esse sono armoniose - utili e belle insieme».
    - Henri Poincaré -
    Detto alla romana:
    A…… Gehry ….ma che te sta’anventa’?

  69. cordelia Says:

    Ma io sono morta.

  70. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    ” Io non ci tengo ad inventare, mi accontento di diventare”

    Fucsiaman 2008

  71. honnête provocateur Says:

    Il mio loculo mi piacerebbe farlo disegnare da Zara Hadid per andare su un post di Antheus

  72. cordelia Says:

    Smack Fucsio. Notte.

  73. honnête provocateur Says:

    Vale anche per te il detto romano
    A…..OTTO……… ma come me stai addiventa’?

  74. cordelia Says:

    Certo che anche tu non scherzi Fucsiaman. Notte.

  75. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Honnete: il tuo loculo è differente?

    [...]
    Ma chi te cride d’essere…nu ddio?
    Ccà dinto,’o vvuo capi,ca simmo eguale?…
    …Muorto si’tu e muorto so’ pur’io;
    ognuno comme a ‘na’ato é tale e quale”.

    “Lurido porco!…Come ti permetti
    paragonarti a me ch’ebbi natali
    illustri,nobilissimi e perfetti,
    da fare invidia a Principi Reali?”.

    “Tu qua’ Natale…Pasca e Ppifania!!!
    T”o vvuo’ mettere ‘ncapo…’int’a cervella
    che staje malato ancora e’ fantasia?…
    ‘A morte ‘o ssaje ched”e?…è una livella.

    ‘Nu rre,’nu maggistrato,’nu grand’ommo,
    trasenno stu canciello ha fatt’o punto
    c’ha perzo tutto,’a vita e pure ‘o nomme:
    tu nu t’hè fatto ancora chistu cunto?

    Perciò,stamme a ssenti…nun fa”o restivo,
    suppuorteme vicino-che te ‘mporta?
    Sti ppagliacciate ‘e ffanno sulo ‘e vive:
    nuje simmo serie…appartenimmo à morte!”

    Totò (A. De Curtis)

  76. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Ok chiudiamo qui la seduta più intellettuale del blog di I-I. Mo’ ce cacciano…

    Notte a tutti e buona riflessione

    [...]allora non sappia la tua mano sinistra ciò che fa la tua destra[...]
    (Matteo cap. 6 2-4)

  77. Stefano Says:

    Propongo una hola per “‘a livella” del Principe!

    …anche se dentro loculi: disegnati da Gehry, avranno comunque una certa “fluidità” per lasciarci muovere…

  78. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Col “Catia” Gehry può disegnare solo anfore per ceneri in titanio….

  79. Stefano Says:

    …bene! Allora mi faccio cremare - dopo aver donato il donabile - però vorrei un vaso di Gallé!

  80. honnête provocateur Says:

    Anche io vorrei un vaso da notte più leggero e performante.
    Chissa se e’ nei progetti futuri di Odile Decq.

  81. Paolo Convertito Blasio Says:

    @raffaela certo certo capisco benissimo e la penso esattamente come te anche perchè io quasi ogni giorno mi scontro con persone che sanno solo di alcune poche cose e che si scocciano ad approfondire..sono anonimi…siano essi rettori di università o manager o avvocati o plurilaureati…

  82. Dilett@ Says:

    Cristo è morto di sonno… perchè si stava molto annoiando.

  83. Dilett@ Says:

    … e se si risvegliasse oggi direbbe che noia! questo film l’ ho già visto.

  84. Antheus Says:

    Altra riflessione: oggi l’accessorio conta e caratterizza più dell’abito.

  85. Stefano Says:

    Bonjour miei cari.

    Riflessione-curiosità: secondo voi, anche il colore è un accessorio?

  86. honnête provocateur Says:

    Antheus
    Mi sembra una bella provocazione.
    Perche’ non provi a girare con solo gli accessori e senza abito?
    Comunque stai dicendo una cosa sacrosanta.
    L’armonia dell’insieme si raggiunfe solo con accessori appropriati e misutati.
    E’ come scegliere una cornice per un bel quadro, si rischia di comprometterne il giudizio intrinseco.
    Stefano I colori non sono un accessorio, sono l’anima del vestire e descrivono immediatamente chi hai di fronte.
    Puo’ uno che indossa sempre scarpe nere essere generoso?
    Puo’ essere gioioso uno/a che usa solamente tonalita’ marroni?
    A Roma citta’ papalina i colori sono banditi.
    Si va dal gricgio chiaro al grigio scuro modello ecclesiale.
    Io sono l’eccezione che conferma la regola perche non ho scarpe nere ne vestiti grigi.

  87. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    A Roma gli ecclesiasti vestono di viola, porpora, fucsia, biancooo. I laici sono anneriti carbonari o ingrigiti bancari.

    Solo accessori honnete? Ci sono i preservativi coloratissimi. Come accessorio potrebbe andare bene. Intonàti con le scarpe ovviamente colorate.

    Il colore è sostanza ma nell’immagine viene considerato accessorio. Ovvero la quantità (in cmq di immagine)di colore che emaniamo negli accessori è estremamente inferiore ai cmq di grigio, nero o marrone (o bianco, grrr) che emanano gli abiti. Ovviamente questo non vale per me.

    Se la cultura del vestire maschile prevede il colore scuro o il non colore perchè l’uomo adda esse maschio, duro, non frivolo, serio, inutile porsi domande sull’accessorietà del colore. Persino l’accessorio a volte non è colorato.
    Comunque il retrogusto della provocazione di Stefrano in fondo è: facciamo bene noi a vestire capi sobri ed a sbizzarrirci negli accessori? Domanda ribaltabile se pensiamo alla collezione I-I Pitti 2009 dove dovremmo aspettarci al contrario accessori sobrei sui capi ipercolorati.

    In realtà, esclusi i casi .8 in cui tutto il look ha parvenza di accessorio, credo che l’accessorio alla fine caratterizzi più dell’abito, fermo restando che le due cose debbano in qualche modo (anche contrastante o complementare) dialogare.

    Forse stiamo parlando di abbigliamento 1.0 in cui esiste ancora una rigida divisione tra accessorio e abito. Ma io cambio sempre i bottoni agli abiti che acquisto. I bottoni di colore diverso sono allo stesso tempo abito e accessorio (ma integrato). Credo quindi la suddivisione in categorie debba essere gradatamente superata.
    Altro esempio: un abito con le impunture a vista in cotone di colore vistoso. Le camicie ormai con due o tre tessuti a vista. Cosa rimane come accessorio? La cravatta? La pochette? La cintura? Il calzino? Sono da considerarsi accesori o integrazioni di un look globale dal quale proprio non potrebbero distaccarsi?

  88. Stefano Says:

    Honnête,
    rispondere alle tue domande facendoti vedere la mia scarpiera o il mio guardaroba sarebbe troppo semplice.

    Ma da provocatore a provocatore:

    Può essere affidabile uno che indossa solo colori? Si.
    Può essere affidabile uno che indossa solo colori? No.
    Può essere affidabile uno che indossa solo blu? Si.
    Può essere affidabile uno che indossa solo blu? No.

    Sironi e Vedova sono colorati.
    Dorazio e Finzi no.

    Il colore, a mio avviso, è accessorio: nel suo etimo, poiché fa “accedere” a ciò che sei.
    Nel suo significato, perché accosta un elemento in più al tuo essere.
    E dunque, valutando entrambe le sfumature - giusto per rimanere in tema di colori - descrivono “immediatamente” solo parte di chi hai di fronte.
    E come linguaggio, non sono neppure così immediati come sembrano: sono certamente mediati da ciò che sei in realtà, dalla tua cultura e dalla tua sensibilità.
    I tuoi abiti risultano “colorati” o irrequieti, perché tu lo sei “inside”…quindi potresti rendere “colorato” anche un paio di scarpe nere, con un abito blu.
    Viceversa, certe persone - che conosco - rendono grigie anche fogge molto, molto irrequiete.

  89. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Il colore è seriamente inaffidabile

  90. Stefano Says:

    …e per sua natura, pure inaffidabilmente serio.

  91. honnête provocateur Says:

    .8 & Stefano
    Ho fatto il coulorist per mestiere tanti anni.
    Questo e’ il trucco base.
    Prendi la persona che vuoi esaminare e allomtanati di dieci venti metri,
    A questo punto mettila a fuoco mettendola in primo piano nel suo insieme.
    Socchiudi gli occhi tanto da sfocare la persona.
    Comparira’ una macchia con colore dominante.
    Ecco quella e’ il colore della sua anima la dominante della sua visione del mondo (se e’ gatto o cane in affettivita’).
    Questo e’ il mio accesso al suo se’.
    Provare per credere.
    L’eperimanto andrebbe fatto piu’ volte e ricavarne una media ponderale.

    L’esperimento andrebbe fatto piu’ volte

  92. Raffaela Says:

    Stefano,
    devo essere ben combinati oppure diventi ridicolo, osserva un pò la tua carnagione il colore dei tuoi occhi il colore dei tuoi capelli.. nell’abbigliamento c’è una certa varietà di colori domandati piuttosto che tono (esempio) di blu ti dona di più, molte persone le vedo scegliere il nero e marrone proprio perchè hanno difficoltà a combinare i colori.. è quindi qualcosa di più di un semplice accessorio, penso.

    Antheus,
    l’accessorio diventa importante quando ti vesti acqua e sapone nel senso, quando fai risaltare solo quello e null’altro, diventa invisibile quando indossi un’accozzaglia di cose importanti, vedi una donna imbellettata che è banale, oppure non sanno né indossare né portare un vestito..
    hai osservato la Bruni? non si fà fare acconciature particolari, il trucco c’è ma non si vede sul suo viso, i capi sono essenziali, direi semplici, le scarpe poco barocche, è bella punto..
    l’accessorio è fondamentale quanto i dettagli di una giacca di una gonna o un pantalone..
    ma se carichi troppo dalla a alla z non si apprezza nulla, non c’è stile.

  93. honnête provocateur Says:

    Danilo mi sa che questi archistar si fanno sempre la “scarpe” tra di loro.
    Ecco perche’ sono pronti a disegnarle per gli altri.

  94. honnête provocateur Says:

    Lo stilista Gai Mattiolo è agli arresti domiciliari per bancarotta fraudolenta.
    La dittatura del danaro uccide la bellezza.

  95. Stefano Says:

    Honnête,
    molto interessante questo esperimento…ed anche divertente.

    La nota che apponi però, secondo me, la dice lunga sul metodo.
    Se hai “occhio” (intendo quindi se sai come interpretare i risultati) questo tuo metodo può avvicinarsi all’infallibilità; ma per avere anche noi quello stesso “occhio” dovremmo ben riflettere sui pesi con cui ponderare quella media cui accenni.

    Se penso alle mie esperienze personali, trovo sia totalmente giusto sia totalmente sbagliato questo modo di valutare: una tra le persone più intense, affidabili, divertenti, frizzanti ed intelligenti che conosco veste sempre di blu.
    Un’altra persona - a me vicina per discendenza - molto colorata (Otto, quella che compra le famose 5 paia di scarpe alla volta…) è stata così piccola e meschina nei miei confronti da divenire ora trasparente per me: né colore, né incolore…invisibile!

    Quindi, anche rileggendo le tue parole Honnête, l’accesso al sé è fondamentale, ma non tutto.
    E’ lo stesso parallelo che, se ricordi, mi hai fatto proprio tu qualche tempo fa sui trailers dei film: ci dicono molto, ci invogliano o ci respingono…ma non sempre “c’azzeccano”.

    Raffaela,
    sono in pieno accordo. Devono essere ben combinati. Dev’esserci armonia “costruttiva”, pensando che accessorio, colore, abito, cucitura, bottone o profumo concorrono ognuno al disegno generale. Tutto ciò è palese nell’Arte, come sottolinea Otto dicendo che il colore è sostanza; è meno evidente nell’altra Arte - secondo me superiore - che è la Vita.

    Ma in fondo, forse ha ragione Otto: bisognerebbe superare il concetto di categorie statiche.
    Ivi compresa la divisione “razzista” tra colorato Vs. bianco-nero-blu-marrone: non sono essi stessi dei colori?! Vi sono colori di serie A e colori di serie B? Bisognerebbe solo poterli usare per veicolare un racconto, non con un significato aprioristico…credo.

  96. Stefano Says:

    p.s.: a proposito di colore/anima: io sono solito mettere delle fodere molto colorate o in fantasia nei mie abiti…e questo come lo vedresti da 20 metri, Honnête? ;-)

  97. honnête provocateur Says:

    Fodere.
    Vuol dire che non sei trasparente nel proporti, hai delle remore a manifestarti e ad aprirti.
    Evidentemente il lavoro o l’ambiente che ti circonda ti condiziona nel vestirti.
    Quindi nascondi la tua vera essenza.
    Ma se io ti incontrassi un paio di volte me ne accorgerei. perche’ la tua fodera come le tue calze non mi sfuggirebbero.
    Io parlavo di un ambiente piu’ libero e cioe’ di un ambiente dell arte o dell’intarteinement dove le persone sono piu’ libere di esternarsi.

  98. honnête provocateur Says:

    Recentemente una ragazza che serviva ai tavoli del bar e che vedevo per la prima volta mi ha detto:
    Lo sa che il suo profumo si addice perfettamente al suo abito?
    Credo che siano abbinamenti suggeriti dall’inconscio.

  99. Stefano Says:

    Honnête,
    io sono l’eccezione che conferma la regola. Ho (anche) un gessato blu con fodera millerighe rosa: lo indosserei ad un vernissage, come in ufficio, come in qualsiasi altro posto in cui andrei.

    Je suis moi.

    Né ambienti, né altri da me decidono i miei tessuti, i miei profumi, le mie fodere.

    Come avevi ben sottolineato, quella media va ponderata.
    Soprattutto se parliamo di Soggetti, e non di Oggetti.

  100. cordelia Says:

    Un tocco di colore su un una superficie tutta uguale può creare un grande effetto.

    . . . e quali sarebbero gli accessori che indossiamo?

  101. honnête provocateur Says:

    Stefano, non so cosa fai, ma generalmente l’abito fa il monaco agli occhi degli altri.
    E volente o nolente ci condiziona quando siamo in contatto con gli altri per motivi di lavoro.
    Vale anche per me chiaramente, non a caso per certi lavori mi hanno escluso.

  102. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Si vabbè…a volte il monaco fa anche l’abito visto che il Casentino veneiva tessuto apposta per gli eremiti camaldolesi….

  103. Stefano Says:

    Honnête,
    questo intendevo dire quando sottolineavo l’esigenza di dover ponderare la media.

    Analizziamo la prima riga:
    - non sai cosa faccio: è per questo che il metodo dovrebbe servire. Per carpire essenze oltre ad apparenze o conformismi.

    - generalmente: appunto. “Generalmente” non si addice molto ad un metodo “provare per credere”. Ma qui avevi già “parato” introducendo il concetto di media ponderata.

    - Agli occhi degli altri: ri-appunto. Se gli occhi sanno leggere, non si fermano alla copertina e sfogliano il libro per gustare - o rimanere delusi - dal racconto. Se non sanno leggere…beh, non importa il risultato ottenuto allora: non avrebbe alcun significato.

    La seconda frase è (quasi) perfetta.

    La terza è il nocciolo del nostro rapido confronto: ti hanno escluso per “troppo colore” o per “irrequietezza ottica”? Hanno guardato la copertina del libro, senza neppure leggere la quarta!

    In base a tutto ciò, mi sono permesso di obiettare alle tue conclusioni su di me (concedimelo: totalmente errate), e di puntualizzare qualcosa sul “razzismo dei colori”.
    Se la persona non li riempie, i colori restano vuote frequenze elettromagnetiche.
    Intendo “tutti” i colori:
    sono così vecchio da non fermarmi a facili categorizzazioni;
    sono così giovane da non fermarmi davanti a nessuna sfumatura.

  104. Stefano Says:

    Cordelia,
    per me ha un grandissimo effetto anche un taglio su una superficie tutta uguale!
    (W Fontana! Yeah! …adesso Otto si arrabbia! ;-) )

  105. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Fontana era di Trevi

  106. Stefano Says:

    :-D

  107. honnête provocateur Says:

    Adesso pero’ non devi eccedere nell’analisi logica o grammaticale dei miei scritti.
    IL mio non e’ metodo “scentifico”.
    Non tengo corsi all’Universita’.
    Ho solo affinato una tecnica poco invasiva per essere accettatto.
    Quando ho lavorato con direttori della fotografia di fama mondiale ( Vittorio Storaro o Tonino delli Colli per farti qualche nome) ho usato questa tecnica per “accontentarli”.
    La mattina vedevo come erano vestiti.facevo la media ponderale sfuocata e decidevo le dominanti da proporgli per soddisfare la loro arte fotografica.
    Che poi me le suggerivano loro con i loro abiti e accessori.
    Leggendo i tuoi scritti per te userei una dominante neutro-fredda con presenza di blu anche nei colori caldi, visto l’adorazione che hai per i colori freddi ( celeste- blu e verde-marrone).
    Ha sempre funzionato.
    Tu potresti essere l’eccezione che conferma la “mia” regola.
    Tutto qui

  108. cordelia Says:

    Ancor più Catellan con il suo Z !!

    L’orologio è un accessorio?

  109. honnête provocateur Says:

    Ora tutti hanno paura dell’effetto Domino
    Io conosco questo effetto Domino.
    http://www.youtube.com/watch?v=KXA_DYapGgc

  110. Stefano Says:

    Honnête,
    innanzitutto è proprio perché non tieni corsi che ti seguo molto volentieri. Talvolta le cattedre allontanano dalla realtà.
    Poi, forse l’ho impostato male il mio intervento, ma non volevo fare il “saccente” misurino: era un modo per “giocare seriamente”, per mettere del colore anche nelle parole, per valuare sfumature, per fare considerazioni, per cogliere spunti. Quindi ho cercato di “smuovere” un po’ l’impalcatura di un metodo per vedere che frutti cadevano. Io sono quello sotto, a naso in su, che guarda e scruta: non ho pretese né possibiltà di fare molto altro.

    Non sono poi molto tecnico, ma “a naso” per descrivere me userei rosso e blu, con note di giallo aranciato. Cosa ne esce?

    Cordelia,
    la mia passione: l’orologio E’ l’accessorio! Anzi, l’orologio E’!

  111. cordelia Says:

    Io l’ho eliminato.

    A che serve?

  112. Stefano Says:

    …potrei rispondere con un intervento lungo pagine…ma farei scappare tutti.
    E senza neppure accennare alla sua funzione primaria: segnare l’ora…

  113. honnête provocateur Says:

    Hai una giacca Arancio pieno?
    O una Gialla o Rossa?
    Scommetto che ne hai solo Blu.

  114. Stefano Says:

    Arancio tinta unita no, ma arancio con sottili righe azzurre e arancio scuro distanziate di 3 cm (sembra tipo seta su lana, come effetto…); poi una giacca gialla, ma ocra, quindi temo non valga…poi un principe di galles con overcheck viola…ma in ogni caso, hai quasi ragione: predominano i blu, secondi i grigi, terzi ma lontani dal podio i verdi e i marroni.
    Sui calzoni sono più “dotato”, ma quelli sono più versatili quindi neppure questi servirebbero alla mia causa…

    Se avremo modo di conoscerci, però noterai che i miei blu sono più colorati di un (apparente) arcobaleno.

    p.s.: vale il seersucker rosso?!
    p.p.s.: sto impazzendo per trovare un po’ di solaro, pensa te… :-|

  115. Stefano Says:

    p.p.p.s.: dopotutto, intendevo i colori che “sono”, non solo quelli che “indosso”…

  116. honnête provocateur Says:

    Stefano stavo scherzando….. ma per quanto riguarda ka stampa cinematografica no.
    E’ il sistema che adottavo veramente con tutti i “cinematografari”.

  117. cordelia Says:

    Ste mi piace pensarti rosso e blu seersucker !

    Buona serata cari.
    Anche a te honnête .

  118. Stefano Says:

    Si, Cordelia, piace molto anche a me…mi sa di mare, sole, vento, relax…ma anche di aperitivi in piazza, risate, feste, serate al chiar di luna…o passeggiate in riva al lago…

    Fa un po’ freddino…ma vado a ripescare il tutto!

    Honnête, sai che non ti devi giustificare: anche se qui siamo in bianco-nero, i tuoi colori li vedo lo stesso… ;-)

  119. honnête provocateur Says:

    Musica colorata (arancio tenue con punta di verdepiacione);
    anche il vido e’ virato cosi’,
    http://www.youtube.com/watch?v=Lb-Z_wH3SFQ
    Sara’ la colonna sonora della prossima edizione di Lost.

  120. Paolo Convertito Blasio Says:

    tanto per uscire fuori tema..guardate questa publicità surrealista della vw:
    http://www.artsblog.it/post/2674/pubblicita-surrealista-per-la-nuova-volkswagen

  121. honnête provocateur Says:

    Coldplay……….un groppo cinese?
    http://video.corriere.it/?vxSiteId=404a0ad6-6216-4e10-abfe-f4f6959487fd&vxChannel=Spettacoli&vxClipId=2524_183c4ba8-c2c0-11dd-8440-00144f02aabc&vxBitrate=300

  122. Paolo Convertito Blasio Says:

    exquisite wyborova è una bottiglia di wodka che offre un’altra grande prova di estrema versatilità creativa di f. gehry…e mi sembra di aver letto che ha disegnato anche per tiffany..

  123. bikkembergs shoes Says:

    Hey there Ciao! Sono al lavoro surfing intorno blog dal mio nuovo iPhone 3G ! Volevo solo dire che amo la lettura la lettura attraverso il tuo blog e sono ansioso di tutti i tuoi post! Resta di fantastico superbo lavoro!

  124. bikkembergs Says:

    Ciao Buona giornata Ciao! Sapete se fanno alcun plugin per aiutare con assistere SEO ? Sto cercando di ottenere il mio blog di rango per alcune parole chiave mirate, ma non sto vedendo molto bene successo. Se siete a conoscenza di parti per favore. apprezzare Molte grazie!

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