Elefanti volanti

(di Giovanni)

La compagnia di bandiera italiana oggi vola ancora.
Sono mesi che sentiamo storie di hub, compagini armate l’une contro l’altre, opposte teorie e congetture sul futuro di Alitalia.
Oggi ancora non è chiaro quale sarà il futuro dell’azienda, e forse la cosa più preoccupante che la questione Alitalia non sia mai stata valutata come caso aziendale, ma perlopiù come questione politica.
A bocce ferme, dissolte le nebbie del polverone politico, quello che rimane di Alitalia è il suo essere azienda, un’azienda che, come tale, deve stare sul mercato, rispettarne le sue regole e gli attori che ne fanno parte.

Oggi scrivo da cliente: in questa fase di mancanza di fiducia generalizzata, viaggio preferibilmente con la compagnia tricolore, non per patriottismo ma semplicemente perché credo che ogni individuo nel suo piccolo possa contribuire a cambiare il sistema. Non so cosa sia, forse è una personale teoria sociologica sui massimi sistemi, ma lo ritengo un principio guida che alla fine spinge ad andare avanti perché in fondo “ce l’ha possiamo fare”.
Sono molto preoccupato per la situazione di Alitalia e per il suo stare sul mercato: c’è sfiducia, il consumatore non crede nell’azienda e nel marchio. Ho preso tre voli Alitalia nell’ultima settimana e non ho mai trovato più di 20 passeggeri per volo; sono stati cancellati tutti i voli diretti (da Napoli a Torino ho fatto scalo a Roma), a bordo ormai viene offerta solo acqua. La cosa che più mi ha colpito è quest’ultima; ritengo che dai segnali più deboli si possa arguire molto più che da disquisizioni su macrosistemi.
Quello che noto nel consumatore però non è acredine nei confronti della compagnia, forse è solo la constatazione di uno stato di fatto. Guardate le due foto sotto sulla campagna Alitalia, che io chiamo “Elefante”, scattate all’aeroporto di Fiumicino.

E’ oggettivamente molto difficile, per il momento, per un cliente continuare a scegliere il “prodotto” Alitalia. Speriamo che la situazione dell’azienda possa risolversi al meglio; dopo la fase di assestamento però dovrà essere fatto un importante lavoro di re-branding (valoriale più che estetico) perché il cliente ha una memoria davvero lunga, più di un elefante.

E purtroppo - o, per fortuna - non dimentica.

74 Responses to “Elefanti volanti”

  1. Raffaela Says:

    giovanni,

    se i consumatori in genere son sfiduciati un motivo c’è, non si fà altro che parlare di corruzione di arresti di gente che non si è comportata bene per anni e piccoli risparmiatori ci hanno rimesso le penne tra poco, il consumatore è lo stesso che guarda e ascolta per forza di cose le notizie è lo stesso consumatore che prende il quotidiano a prima mattina e legge tanta e tanta negatività, vuoi pure che abbia fiducia ?
    Se i media ogni tanto parlassero e testimoniassero attraverso interviste e sopralluoghi di realtà (anche piccole) che procedono bene, bè dico forse sarebbe positivo e ci sarebbe una visione ottimistica (mi rendo conto che non è semplice). c’è terrorismo mediatico ed è vero, ma cosa si pretende da un popolo che viene educato a guardare ed ad ascoltare ciò che tutti vediamo.
    Il malessere se continua ad espandersi a macchia d’olio porterà la gente in piazza, perchè gli italiani erano abituati ad un tenore di vita piuttosto normale diciamo buono, ora sono molto arrabbiati.

  2. honnête provocateur Says:

    Saluto con piacere il ritorno al post di Giovanni pero’ di Alitalia commentero piu’ avanti.
    Volevo solamente sottolineare che avevo notato da sempre nei pochi argomenti postati che dava molto valore alle piccole cose rispetto ai grandi discorsi esposti e quindi una sensibilita’ estrema per i particolari apparentemente insignificanti.
    Anche io sono su quella sintonia.
    “La cosa che più mi ha colpito e’ che ormai viene offerta solo acqua”……….questa e’ la frase che ha colpito me invece in quanto denota un osservazione che va al di la’ del riportare un fatto raccontandolo, e magari portando fuori da cio’ che si vuole comunicare chi legge il post.
    La “percezione sottile” io la chiamo e credo che sia un grande dono ricevuto in dote in parte dai nostri genitori ed in parte dai nostri incontri “importanti” di vita esterna alla famiglia.
    Ecco volevo sottolineare solo questo aspetto che non avevo avuto ancora modo di esternare nei confronti di una persona che conosco pochissimo,ma che e’ come se la conoscessi da tempo.
    Approfitto anche di salutare un’altra persona speciale che ha scritto prima di me (Rafaela) che conosco e che era presente anche all’incontro di Roma ma la sua “riservatezza regale” non ci ha permesso di immortalarla in foto.
    Per parlare di Alitalia e di brand c’e sempre tempo.
    Scusate per l’ennesimo O.T.

  3. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Io credo che quando qualcosa succede a questo mondo, c’è sempre una causa che lo fa accadere.
    Un principio fisico più che filosofico.
    Se nulla si crea senza che altro si sia trasformato è anche vero che ad ogni azione corrisponde una reazione, battiti di ali di farfalle sull’Oceano (ma poi perchè proprio sull’Oceano e non nello Ionio?Mmah, misteri della scienza…), entropie e cosucce varie.
    Sostanza dell’incipit è che se ora l’Alitalia è in certe condizioni non è per una congiura del mercato o per giochi speculativi sulla società, ma per la dissennata politica di assunzioni clientelari che ha condizionato non poco i costi (e i prezzi) dei servizi offerti.
    Non ricordo se qui o altrove ho parlato di come si svolgevano i colloqui per l’assunzione delle hostess e di come certi servizi di posate si trovassero sui tavoli di ben altre zone, belle ferme a terra. Testimonianze dirette. Anche vicine.
    Semplicemente l’Alitalia è stata feudo della DC laziale per decenni.
    Domandarsi oggi perchè è così è soltanto inutile. Ma tu giustamente non te lo domandi. Lo sai già.
    Io non sono arrabbiato. Se Dio vuole (o per sfortuna) la mia attività non ha previsto spostamenti così frequenti da necessitare di aereo per ridurre i tempi morti.
    Treno, auto. I voli all’estero con Ryanair. Lì non danno neanche l’acqua. Te la paghi. Bevo all’arrivo.
    Ma obbiettivamente, proviamo a contare quanti voli ci sono da Milano a Roma ad esempio. Non credo che un volo porti più di 200 passeggeri. I voli sono circa otto al giorno. Occorre quindi assicurare circa 1600 posti-viaggio giornalieri. Tenendo anche conto che Ryanair già viaggia da Orio al Serio a Ciampino e sicuramente potenzierebbe (potendo) la sua offerta su tale tratta. La nuova TAV, se potenziata è in grado di assicurare questo traffico. Che bisogno c’è di aerei? Vediamo allora che l’aereo, per tratte minori è un refuso di un vecchio modo di viaggiare destinato a scomparire.

    In Francia nessuno si sognerebbe mai di prendere l’aereo per andare da Lione a Parigi o da Marsiglia a Parigi, considerati i perditempo di avviamento tra arrivo, disbrigo pratiche, ecc. Il TGV ha trasportato nel 2004 85 milioni di passeggeri su tratte nazionali in Francia. Questo traffico è in crescita del 4 %, cioè 3 milioni di passeggeri in più rispetto all’anno precedente. Il fatturato corrispondente è di 3 miliardi di Euro, in aumento del 7,3 %. Alla fine del 2004 la sua fetta di mercato (in rapporto all’aereo) è del 68% sulla linea Parigi-Marsiglia e del 66% sulla Parigi-Bordeaux. (da Wikipedia)

    Se l’obbiettivo dell’Alitalia è il mercato interno, ha già perso.
    Oggi la gente ha ribrezzo per tutto quello che è successo prima, in Alitalia, per i turni ridicoli, gli stipendi elevatissimi, i benefit ed il fatto solo che quei posti di lavoro sono stati massimamente ottenuti attraverso giochi politici. Parlo di confronto con i colleghi esteri, non in valore assoluto che è peggio.
    Fino ad ora l’Alitalia ha lavorato in regime di semimonopolio. Il cliente non ha scelto. Ha solo dovuto accettare.
    Ora il cliente inizia a scegliere. Ed ora è il momento per l’Alitalia, compagnia di bandiera italiana, di far vedere che il cliente vuole scegliere lei.
    Ma molto c’è da lavorare. Non dico troppo. Siamo fiduciosi, Basta con le menagramate dei compagni di merende che puntano al pessimismo solo perchè nulla cambi.
    Che cazzo, sia un rinascimento dell’aria, del fuoco, dell’acqua, della terra (e del Manhattan che mi sto bevendo mentre scrivo….)

  4. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    … e mi permetto di aggiungere che una compagnia di trasporti che mette un elefante nella propria pubblicità, qualsiasi valenza esso volesse avere, non è sulla buona strada……

  5. artisticando Says:

    Parole sacrosante…… Raffaela…
    la sfiducia è proprio generalizzata…solo i nostri governanti a Roma non la percepiscono nella sua dimensione.

    Dalle mie parti(NORDEST) si moltiplicano i brutti segnali:non è una novità che a Roma non siano in grado di percepire la gravità della situazione….là i problemi arrivano attutiti; c’è quell’aria di goduria che è frutto della storia e dell’abitudine al lavoro pubblico.

    I pericoli che vengono apertamente elencati dai vertici delle organizzazioni industriali commercianti sindacali, sindaci, sono:

    -la protesta fiscale della parte più produttiva del paese che vede come enormi risorse si trovano e vengono date per salvare i comuni dissestati(Catania , Roma, Taranto…Napolo per i rifiuti ECC..)

    - il terrorismo che nasce proprio in questi contesti…quando un assessore di rifondazione comunista a Padova scende in piazza per regalare il pane, vuole far passare il concetto che “siamo alla fame” e simili gesti generano pericolose tensioni

    - governo e sindacati a Roma stanno a discutere se defiscalizzare gli straordinari, quando il problema è di garantire che vengano corrisposti gli stipendi perchè il meccanismo si è inceppato e finora sono garantite solo le banche….

    allora…gli italiani sono a ragione molto arrabbiati,…… e in questa situazione qualcuno dovrebbe investire capitali propri ???? quando l’hanno fatto pochissimo prima perchè usavano solo quelli delle banche!!!

    Ripeto quello che ho già detto in qualche mio commento passato,..non sono un pessimista…ma solo una catarsi ci può salvare: una liberazione dalle croste dell’ingiustizia , dei privilegi e di tutto quanto di negativo viene descritto da Raffaela…

  6. Stefano Says:

    …solo che la catarsi non piove dal cielo…

  7. Alp Says:

    Discorso che condivido, quello di Giovanni, sia per la volontà di “dare una mano” all’azienda scegliendo Alitalia (e, onestamente, anche se fosse per un po’ di sano patriottismo non sarebbe male), sia per la necessità di un re-branding. In questo senso, per associazione di idee “familiare”, mi viene in mente quello che ha fatto in parte Lapo con Fiat: il primo atto per il salvataggio (perchè tale era) e il rilancio della nostra (di noi italiani) Casa automobilistica, è stato far diventare il marchio di moda e tendenza, peraltro rispolverando il vecchio carattere grafico. Poi c’è stato tutto il resto, ovvio, con Marchionne in testa. Ecco, diciamo che in Alitalia, per il rilancio del marchio, servirebbe uno staff come quello di allora in Fiat. Anche se, evidentemente, ogni settore “produttivo” risponde a dinamiche diverse…

  8. Paolo Convertito Blasio Says:

    e si saluto anche io raffaela che non voleva foto ma che è molto carina…alitalia alitalia è come tante altre storie italiane troppo simili tra di loro e per le quali tutti sappiamo qual’è la soluzione…

  9. artisticando Says:

    Stefano……no…non piove dal cielo…ma ugualmente ci capiterà fra la coppa ed il collo…..

  10. honnête provocateur Says:

    In tempi non sospetti mi capito’ di viaggiare con Airfrance notandone il livello di eccellente serviizio offerto .
    Visto che spesso ci si rivolge a chi crea qualita dei prodotti in genere e quindi anche dei servizi e’ innegabile che non aver venduto Alitalia ai francesi diminuira’ il livello qualitativo della nostra compagnia di bandiera.
    Proprieta’ italiana (cordata amicale che rivendera’ presto a compagnia straniera c’e da giurarci) in cambio di servizi scadenti e di abbassamento di valore del marchio.
    Un affare tutto italiano con i soliti svantaggiati:i contribuenti onesti.
    Privatizzare da noi equivale a svendere ai soliti noti ed arricchirli in breve tempo.
    Il tempo di rivendere.
    Prossimamamente ai nostri danni la RAI.

  11. Dilett@ Says:

    “io non mi sento italiano
    ma per fortuna o purtroppo lo sono”

    …. anche se non gliene frega niente a nessuno.
    Quasi quasi chiedo asilo politico in Burindi.
    che voi sappiate esiste un vol diretto Alitalia per quel paese?

  12. Dilett@ Says:

    italiana
    autoctona
    e bambocciona

    … ho proprio tutti i peggiri difetti che esistono in questo paese.

  13. band1 Says:

    Buongiorno a tutti, in riguardo all’argomento mi permetto di segnalare quest’ottima vignetta di Giannelli:
    http://www.corriere.it/foto_del_giorno/home/index_20081128.shtml

  14. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    io sono invece:
    itali8
    autoct8
    e bambocci8

  15. Stefano Says:

    Artisticando,
    paisà! Io intendevo dire che vedo la catarsi più come un processo “attivo” che passivo.
    Nel senso che, andando anche all’origine del termine, dobbiamo essere noi per primi a far girare bene le cose: il resto, prima o poi, viene.
    Che mi pare sia, in fondo, l’ossatura di tutto l’intervento di Giovanni: Honnête notava giustamente che chi è un po’ più sensibile, per formazione, educazione o carattere, legge le situazioni anche da particolari che ad altri possono sfuggire (Don Eugenio Marinella era solito dire che è la somma dei particolari a fare l’uomo elegante). E queste persone, come ha messo in risalto Giovanni, agiscono - ripeto: agiscono - affinché le proprie azioni siano “corrette”.
    In tal senso dicevo “non piove dal cielo”: aspettare che arrivi qualcosa che ci salvi o che ci liberi, soprattutto in questo periodo, mi sembra una perdita di tempo.

    A presto,
    Ste

  16. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    ma…qui siamo tutti fuori dal mondo o Annozero fa del terrorismo sociale?

  17. honnête provocateur Says:

    Danilo io posso parlare per Roma.
    Qui sembra di stare in Polonia nel 1982 guardando le vie dello shopping ed i suoi negozi.
    Da te che aria tira?

  18. honnête provocateur Says:

    Stefano
    Mi sembra di condividere con te molte cose sulla sensibilita’ individuale.
    Altrettanto sui processi di cambiamento che senza crisi non possono avvenire,nel bene e nel male.
    Ciao

  19. Stefano Says:

    Honnête,
    da quel poco che si può intuire attraverso il filtro di un display, secondo me condividiamo molte idee, ma soprattutto il modo in cui le interpretiamo.
    D’altro canto, anche nella “spartizione” dei soprannomi da Ri-rinascimento, io ero uno dei tuoi discepoli, mi pare: la bottega è quella, insomma.

    A presto, capitano.

    Ste

  20. artisticando Says:

    paisà Stefano…..anch’io la intendo come processo”attivo”…..solo che non avverrà per libera scelta, ma saremo costretti…lasciamo passare ancora qualche mese…..

    Fucsiaman….sì…. fa del terrorismo sociale……. come il compare assessore di Padova…..solo che questa volta l’osservatorio più importante è l’Emilia che si sta convertendo dal rosso al verde…e così in sostituzione delle Brigate Rosse, per nostra fortuna, ci troveremo con quelle verdi…tipo Brunetta per intenderci :-)

    Per l’Alitalia portiamo un poca di pazienza…nelle condizioni che si trova e con simili “risorse umane” è stato un atto di coraggio quello dell’attuale compagine. Da Italiano spero e mi auguro che non finisca come tutte le altre privatizzazioni e diventi uno strumento strategico per lo sviluppo del nostro turismo…ne abbiamo tanto bisogno, vista la fine che hanno fatto e faranno altri settori …….

  21. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Aria? Qui oggi tira acqua. Figuriamoci chi va in giro a fare acquisti.

    Domanda ingenua e molto terra terra: perchè c’è la crisi? Cioè, non il perchè tecnico che conosciamo, ma il perchè indotto. Perchè chi continua ad avere lo stipendio ora dice che “è in crisi”? Perchè la IVECO non vende i motori che ha in stoccaggio? A chi li doveva vendere? Improvvisamente non esiste più agricoltura? Mangeremo di meno perchè per la crisi gli agricoltori semtteranno di produrre? Utilizzeranno buoi invece che trattori? Il mondo si ferma?
    Ma perchè?
    Cosa c’entrano alcune banche americane di cui neanche si conosceva il nome fino a ieri con i motori della IVECO?
    Va bene il mercato globale, ok, ma mi sembra che con questo concetto si stia esagerando.
    Non nego lo status quo. Voglio capire se esso ha dei motivi fisici per esistere o se è al solito una rincorsa ad aver paura.
    Perchè le aziende chiudono? Perchè chi doveva comprare non compra più.
    E perchè chi doveva comprare non compra più? Perchè non sa se continuerà ad avere il lavoro e si tiene i pochi soldi che ha.
    Oppure perchè il lavoro non l’ha più.
    Ma perchè il lavoro non ci deve essere in futuro?
    Improvvisamente non serve più niente a questo mondo? Improvvisamente non dovremo più aggiornarci, sostituire le cose rotte, integrare quelle mediocri?
    Vorrei sapere dov’è il quark di questa crisi, ovvero a causa di quale meccanismo perverso la IVECO, ad esempio, non deve vendere motori agricoli solo perchè un abbronzato della periferia americana ha voluto fare il passo più lungo della gamba e non è riuscito a pagare il mutuo.
    Dov’erano le banche centrali quando i tassi crescevano e lo scenario si prefigurava? Quando le banche erano le uniche attività a fare profitti?
    Vorrei sapere se i consumatori erano solo quelli che avevano investito nei derivati “tossici” o no. Perchè non ho visto crisi in Italia quando successe il caso Parmalat o per i bond argentini, molto più estesi della piccola robetta della Lehmann (almeno qui da noi).
    Gli imprenditori non vendono e la gente non acquista. Si parla evidentemente di beni voluttuari, perchè cibo, energia, beni strumentali non possono essere evitati.
    La domanda implicita è semplice: chi ha smesso di consumare e se davvero ha influito sul mercato generale.
    Una risposta implicita ce l’ho. Se le aziende smettessero di capitalizzarsi in Borsa per poi andare a delocalizzare dove costa meno la produzione, forse le isterie collettive degli investitori influenzerebbero meno il lavoro. Quanto bisogno c’è di capitalizzazione? Per fare cosa? Auto nuove? Progetti innovativi? No. Solo per avere maggiori profitti visto che la qualità media dei prodotti è bassa e realizzata altrove.
    Aziende meno ricche=più soldi in tasca degli investitori=investire in titoli di Stato=rendite sicure=avere più quattrini da reimmettere nel commercio=più produzione.
    Abbiamo visto che gli stipendi dei dipendenti sono rimasti quasi immutati in 12 anni. I prezzi sono aumentati e non in ragione dell’aumento dei costi. La differenza, il profitto, è andata in tasca alle aziende e nè reinvestita in aumenti dello stipendio, nè in innovazione.

    Ora le aziende si lamentano che non vendono. Ma cosa? Quali prodotti dovrebbero vendere quando le vere invenzioni le fanno gli altri? Però i SUV si sprecavano nel NordEst così come gli yacht ancorati in Croatia. Ogni weekend c’è la fila di auto che passa il confine. Con l’entrata della Croatia in UE dovranno spostare le barche in Albania… La rincorsa tipicamente italiota al bengodi, all’accumulo egoistico, al carpe diem, all’immagine, maledetta immagine, e tutto questo solo in quaranta anni.
    L’immagine. Un’Italia rappresentata nella tela di Basil, che invecchia al posto di Dorian. Si scopre ora il panno che la cela e si scopre anche un’Italia terribile e depravata. L’immagine scambiata con la sostanza.
    Labbra rifatte come mongolfiere e colpi di sole sulle palpebre allucinate dalla tensione.
    L’Italia deve risolvere una volta per tutte i suoi conti con le mafie e con l’evasione fiscale. Ma sappiamo tutti bene che c’è un grande conflitto di interessi in questo. Questa gente non può farlo.

    Le rincorse alla speculazione borsistica hanno rovinato il lavoro. La Borsa ha rovinato il lavoro. Le piccole aziende trainano il carrozzone italiano e neanche sanno cos’è la Borsa, se non quella loro da cui devono inventare gli investiumenti.
    Meditate gente, meditate…..

  22. Stefano Says:

    Otto,
    secondo me te la fai e te la godi, come si dice dalle mie parti.
    La risposta alla tua domanda terra terra la dai implicitamente nelle ultime righe: La Borsa ha rovinato il lavoro.

    Ecco, siccome è semplice ed alla portata di tutti generalizzare, dalle generalizzazioni la gente trae conclusioni terrificanti, come quelle che critichi nella prima parte del tuo intervento.

    Come non serve a nulla fare terrorismo sociale sulla crisi che in realtà colpisce tutti, ma in maniera diversa (chi di noi, fortunati o meno, ha risentito del crack delle banche americane? E chi di noi se ne ricorda il nome?), così non serve a nulla dare finte ricette generalizzate.
    Possono stimolare qualche riflessione, ma non credo siano ciò di cui si ha bisogno ora. Altrimenti, così facendo, giustifichi pure il terrorismo psicologico di Annozero o di quel politico padovano, al quale, mentre regalava il pane altrui, avrei volentieri detto “va a laurà, barbùn! che il tuo stipendio lo pago io e non mi frutti come dovresti!”.

    Meditate si, ma non per stereotipi o semplicisticamente…

  23. Alix Says:

    L’Alitalia avrà anche già perso sul mercato interno, ma la situazione nel mercato estero è ben peggiore.
    Che convenienza ha un consumatore ad acquistare un volo, per esempio, Milano-Barcellona con Alitalia alla modica cifra 250 euro ( e col rischio di fare scalo a Roma ), quando con Ryanair può arrivare a pagarlo anche meno della metà? E’ così che intende essere competitiva nell’era delle low cost? Anche se vogliamo prendere in considerazione i benefici offerti da Alitalia ( posto assegnato, snack offerto a bordo..anche se per un volo così breve si tratta proprio di poco ), il prezzo è comunque giustificato? Io direi di no.
    Credo che in questi ultimi mesi Alitalia sia riuscita a tirare avanti proprio grazie alla tratta Milano-Roma, sicuramente la più redditizia. E non è un’abitudine consolidata legata ad un vecchio modo di viaggiare. Ma sono, o meglio sono stati, i tempi che dettavano questa scelta. Chi percorre tradizionalmente questa tratta lo fa al 90% per lavoro ( ho l’esempio di mio padre che fa Milano-Roma ogni benedetta settimana ) e spesso ha la possibilità di potersi pagare un biglietto open ( vale a dire poter prendere qualsiasi volo di quel giorno presentandosi poco prima in aeroporto ). Tutti soldi in più che entrano. Prendere il treno oggi significa impiegare 4 ore e mezzo; prendere un volo low cost significa arrivare a Ciampino e spendere almeno 50 euro di taxi o prendere un pullman per stazione Termini. Il che vuol dire impiegarci una mezza giornata per andare a Roma, ne vale la pena? Chi viaggia per lavoro sicuramente non se lo può permettere. Ecco così che la stragrande maggioranza sceglieva Alitalia, dava fiducia all’azienda, ma quando ti capita, come è successo ultimamente, di partire dall’ufficio di Roma alle 14.30 e arrivare a casa a Milano alle 22.00, tutta la buona volontà e la fiducia la perdi in un batter d’occhio. Alitalia non ha saputo sfruttare questa fascia di mercato, quella chiamiamola business Milano-Roma, che per anni le ha dato soldi, fiducia e la sua preferenza nonostante i continui aumenti di prezzo. Fascia che adesso, si spera, con l’arrivo dell’alta velocità ( certo che in Francia non prendono aerei, ce l’hanno già da un pezzo e funzionante ), verrà probabilmente assorbita dal treno. Un’altra azienda, che si trovava a competere in una situazione di libero mercato, avrebbe fatto di tutto pur di tenersi i clienti, perché conscia del prezzo di ognuno di loro ma soprattutto del costo di acquisizione di ogni nuovo cliente. Ma come dici giustamente tu Otto, Alitalia non è stata un’azienda, ma l’epicentro del clientelismo. E per quanto mi riguarda, sarebbe già dovuta fallire anni fa esattamente come sarebbe accaduto a qualsiasi altra azienda nelle stesse condizioni.
    Buon weekend

  24. honnête provocateur Says:

    artusticando
    Hai parlato di Verde ed io ti parlero’ di verde Alitalia 1960.
    Recentemente il mio deposito ufficiale di abiti (iun mio amico con tintoria spaziosa) aveva in catena un soprabito color verde prato.
    Io non amo il verde ma per il verde prato assolato faccio follie.
    Chiedo ad Alessio il mio amico a chi appartiene la giacca verde femminile con un tipico taglio anni 60 e con un tessuto formidabile.
    Lui mi risponde che e’ una giacca usata dalle hostess dell’Alitalia negli anni passati (disegnata da Capucci credo) e con un taglio molto originale.
    Gli dico che sto cercando un colore cosi’ ed e se mi fa conoscere la signora per sapere se c’e un deposito Alitalia dove ci sono ancora le vecchie divise ed i vecchi tessuti.
    Lui mi dice che la signora ha portato il capo li per tingerlo perche’ non gli piaceva il colore ed io a momenti svengo.
    Considerazione finale.
    Il logo Alitalia va rinnovato e dovrebbe tornare il verde prato dei primi anni col rosso cina associato.
    D’altronde noi abbiamo il verde dei nostri prati che si differenzia notevolmenre dai prati inglesi dove non piove mai.
    Allora perche mettere quel verde scuro senza presenza di giallo solare?
    Nel prossimo post il link al colore.

  25. honnête provocateur Says:

    Verde prato assolato
    http://www.psdrevolution.it/public/risorse/129/2.jpg

  26. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    honnete, ma se togli il logo tradizionale, all’Alitalia cosa gli resta?

  27. honnête provocateur Says:

    Ho parlato solo di restyling nella grafica.
    D’altronde se non sbaglio la stessa operazione la fece Lapo insieme a Giovanni ed altri giovinotti per la Fiat rispolverando i vecchi colori e la vecchia grafica con notevole successo mi sembra.
    Rinnovato o se vuoi Rinvecchiato con qualche piccolo cambiamento il marchio Alitalia darebbe un idea di nuovo percorso abbandonando il vecchio, o mi sbaglio?

  28. Stefano Says:

    “D’altronde noi abbiamo il verde dei nostri prati che si differenzia notevolmenre dai prati inglesi dove non piove mai.
    Allora perche mettere quel verde scuro senza presenza di giallo solare?”

    Bellissimo racconto, Honnête! Standing ovation!

  29. honnête provocateur Says:

    Non c’e bisono stefano.
    Ho collegato un applausometro al Submit Comment
    Molto spesso pero’ mi fischia e non riesco a tacitarlo.

  30. Stefano Says:

    :-D
    Fenomenhonnête!

  31. artisticando Says:

    Danilo : Motivi “fisici” di esistere(della crisi)…provo, esponendo il mio punto di vista…

    Con estrema semplificazione, il motivo “fisico” di questa crisi trova il fondamento dalla mancanza di capitale proprio di giro delle aziende e di riserve di risparmio delle masse che consumano.

    In quasi tutto il mondo le aziende usano capitale delle banche e di terzi.
    Alcune banche(sopratutto americane) hanno fatto le acrobazie finanziarie per guadagnare senza produrre alcunchè se non carta avvelenata distribuita prima tra loro(e poi al pubblico) fino al punto di fallire(con la precauzione di mettersi in tasca per cautela, quella buona).

    Si è creato il panico prima tra loro banche (non fidandosi più l’una con l’altra) e successivamente, come conseguenza hanno ridotto o selezionando gradualmente i finanziamenti alle aziende(che hanno bisogno di denaro vero, non tossico).

    La massa dei consumatori, già impoveriti da svalutazione reale, tasse, rate mutui(e via dicendo) con i primi malesseri delle aziende(cassa integrazione) si sono molto spaventati riducendo i consumi e aggravando così notevolmente la situazione.

    Allora, capitale(denaro buono), una volta depurato da quello tossico(creato solo virtaulmente) ce n’è quanto prima( e con le occasioni che trova, si remunera molto bene, leggi Alitalia ad esempio)……..ma la stragrande maggioranza resta ingessato ed in attesa che i comportamenti umani in economia diventino più virtuosi (la suddetta catarsi purificatrice ;-)).

    A poco serviranno le medicine somministrate dai governi a certi ammalati!!

  32. artisticando Says:

    honnête….intendevi forse art-rustico?…con artrustico Google non mi ha alcuna risposta….e poi non sapevo che sei dotato di un programma-applausometro…è un avvertimento per farci lavorare meglio??

  33. Azzurra P. Says:

    io ho sempre avuto certi tabù nello scrivere perchè quando naqui la carta solo contava e contando mi inibiva per certi versi di diversi modi; e quando scrivo qui su internet è come se pensassi e pubblicassi direttamente perciò mi scuso se manco di personalità;
    non viaggio in aereo dal 2003, allora l’ultima volta era stata con Alitalia, mentre nel 2003 fu con KLM.. la differenza di durata del viaggio mi sembra di sapere che differisca anche il trattamento, più breve è il viaggio e minore è l’offerta di consumo a bordo;
    in più, penso difficile poter applicare uno standard ad un oggetto in movimento che porta persone anch’esse in movimento celebrale pur apparentemente ferme sul posto;
    la crisi è dovuta alla variazione della clientela stessa, se c’è una crisi, ovvero: la clientela ha figliato: mi sembra più giusto parlare di stasi non di crisi.. stesso dicasi per le ferrovie, se le città usassero meglio i trasporti pubblici salverebbero molti weekend fuori porta!

  34. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Thanks artisticando.
    In sostanza la colpa è di coloro che hanno voluto fare gli imprenditori senza averne stoffa o capitali. Tutti imprenditori e nessun più idraulico, muratore, calzolaio, falegname. I mestieri che sono diventati azienda con il miraggio dell’espansione in mercati lontani.
    Continuiamo ad importare auto, elettrodomestici, telefonini, scarpe sportive, jeans, e tanti altri prodotti.
    Va bene che il mercato interno non basta ma quanta fetta di mercato interno sarebbe disponibile già sostituendo i prodotti importati con prodotti autoctoni della stessa qualità?
    E saremmo capaci di farli anche meglio.
    Mia sorella s’è cattata una Yaris. Perchè? Perchè costa poco a parità di prestazioni. La Toyota sta tirando fuori la IQ: meno di 3 metri. Ne venderà a bizzeffe. Scatolette rumorose ma pratiche ed economiche. La FIAT ha fatto un mezzo SUV (la 16 che non è una due per otto) che non si sa chi la dovrebbe comprare, forse la Panda 4×4 (che fa sempre sedici) ha più personalità.
    Telefonini? Mezza Italia viaggia con i Motorola che sono i peggiori telefoni esistenti e solo perchè sono ultraslim e colorati. In Italia però pare sia impossibile tirare fuori una buona azienda che faccia telefoni cult. Chissà perchè visto che software ed hardware sono praticamente identici per tutti (almeno fino all’Iphone) e basterebbe disegnare un gran bel “contenitore” modificando il software ad hoc. Roba da studenti di informatica e da IED. La tecnologia OLED in aiuto. Niente. Come non esserci.
    Elettrodomestici? Piano piano gli italiani chiudono tutti. Il mio piano cottura è Whirpool. Il monitor del pc un Samsung. l’unica cosa italiana nel mio pc è la mia mano. Costretti a comprare estero perchè ormai non c’è la dimensione per tenere su un’azienda che produca a poco. Visto che ormai il “poco” (che dura anche poco) è l’unico criterio di spesa del consumatore. Le solite due paia di scarpe a poco ogni anno, invece che due a molto ogni tre. Gli italiani ormai non sanno più neanche capire e fare due conti. O hanno il mito dell’immagine e devono farsi vedere brillanti e modaioli ogni stagione. Va bene così. Non tutti sono così.
    I grandi numeri sono appannaggio delle società straniere. Le grandi banche sono estere, le grandi società di costruzione anche (pur se ci difendiamo bene), le grandi case automobilistiche sono giapponesi e forse americane, i produttori di elettrodomestici sono vari ma prevalentemente americani e giapponesi.

    Insomma, per farla breve. Il gigantismo aziendale, pare tanto necessario per questo mercato globale, ha trovato negli italiani una classe imprenditoriale che invece di lottare per competere sulla qualità, ha rinunciato completamente pensando che l’unico terreno di battaglia fosse la quantità. Arrivando a delocalizzare selvaggiamente tutto il knowhow di cui possedeva. Il tutto a poco. Il comunismo del mercato.

    Può un mercato essere comunista? Certo, quando pretende di dare a tutti qualsiasi prodotto abbassandone i costi in modo innaturale e illegale. Tant’è che i costi di produzione minori sono fatti proprio nelle società dove non esiste alcuna tutela per chi lavora o dove lo Stato investe selvaggiamente nelle aziende pur di gonfiare le proprie statistiche. La UE, in questo meccanismo di pompaggio innaturale, fa la sua parte. Mezza Europa è gonfiata con i fondi UE. Gli agricoltori francesi ne sanno qualcosa e le softwarehouse lettoni anche.
    Con le eccezioni del caso, ovvio. Inutile fare sempre i pochi distinguo che esistono. La situazione è però abbastanza chiara: o si fanno mobili di alta qualità, o è inutile competere con i vietnamiti.
    Insisto, senza una politica di recupero delle tasse evase e di contrasto definitivo alle mafie, questa nazione non potrà mai andare avanti. Ci sarebbero soldi per opere pubbliche, aumenti di stipendio, servizi. Riprenderebbe il mercato interno. Un operaio Volkswagen (detto ieri sera in TV) guadagna circa 3000 €/mese. In più hanno benefit per la gravidanza e figli. Un operaio!!!
    Siamo una nazione di morti di fame. E questo per colpa dei compagni di merende che si fanno lo yacht o la società a Lugano, nonchè dell’infiltrazione delle mafie nei parlamenti.

    Sono cose ovvie, ma è sempre meglio ribadirle.

    Antheus: noto una inquietante coincidenza tra il tuo post sull’India ed i fatti in corso. Non è che fai parte di qualche organizzazione ed hai dato tu il via all’azione, in codice?

  35. Raffaela Says:

    Caro honnette ben ritrovato..sorrido, tu sai perchè!

    Artisticando ciao, mi fà piacere sapere che concordi con ciò che penso, io sono innamorata dell’italia e non potrei vivere altrove ne sono orgogliosa perchè abbiamo molte virtù abbiamo tanto e te ne rendi conto soprattutto quando butti un’occhio fuori ma purtroppo non vogliamo migliorare, senti ancora persone che ti chiedono “ma tu di dove sei?” e io rispondo “scusa ma non noti che comprendi la lingua, è italiano.”
    Capisci cosa intendo artisticando!! E’ una domanda sottile, la solita domanda che si fà (quando non si sentono accenti dialettali) per sapere se sei del nord sud o centro, ancora sento chi dice ‘terrone’, ma si renderà conto di quanto è bigotto? No, poverino.

    Ehi, paolo ciao come và? oggi quì piove ed è arrivato il freddo.. mi ha fatto piacere averti conosciuto devi essere un tipo simpatico, mi ha fatto piacere aver conosciuto anche alix.. cmq se tornerai da queste parti e se avrai piacere fammi sapere che ti offro un caffè !!

  36. Alix Says:

    @Raffaela : anche a me ha fatto piacere conoscerti, spero la prossima volta di avere più tempo per parlare.
    Un bacio

  37. honnête provocateur Says:

    Mi riferivo alla Rustic Art che lancero’ al prossimo incontro a Pontida con i SIgnoranti del Nord.
    Hai qualche pezzo da esporre fatto rigorosamente con legname padano o reggiano?
    Rafaela che ti sta succedendo?
    Non ti riconosco piu’.(eheheh)

  38. Raffaela Says:

    Alix, colpa mia perchè non sono arrivata il pomeriggio e mi è dispiaciuto infatti, bè intanto ci si incotra quì.. un bacio

    honnete ma la smetti.. (rido) se tu mi stuzzichi io non riesco ad aprire i miei petali (come una fiore!!!)
    per fare amicizia..

  39. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Il legname reggiano è superiore a quello padano di gran lunga…

  40. artisticando Says:

    mi fa piacere per te honnête…….; io invece ho deciso di non lanciare più nulla con questa crisi….ho individuato un creativo che prenderà a sprangate i mobili antichi…….il risultato me lo godrò davanti al caminetto…..sai…sono legni pregiati con grande potere calorifico….

  41. honnête provocateur Says:

    artisticando
    Una volta un mio amico mi convinse a seguire una lezione di tennis per provare.
    Io gli dissi che avevo una racchetta di legno mentre erano molto in voga le racchette in lega leggera e si faceva la gara a chi l’aveva piu leggera.
    Lui disse di non preoccuparmi perche’ il maestro mi avrebbe detto se poteva andare bene.
    Incontrai il maestro un Egiziano che aveva gareggiato a livello alto.
    Gli diedi la racchetta in legno piu’ pesante 5 o 6 volte quelle in voga in quel momento e gli chiesi subito:
    “E’ buona maestro?”
    Lui la prese in mano e serio mi rispose:
    “Si e’ bona, bona pe’ fuogo”.
    Come vedi la storia si ripete.
    - Raffaela escuse moi.

  42. honnête provocateur Says:

    .8
    ma e’ legname grattuggiato e poi compresso?
    Io ti posso vendere la formica originale anni 70 di qualsiqasi colore.

  43. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    ah la fòrmica…che nostalgia!

    Il legname rigorosamente a pezzi, mai grattugiato. Si stacca direttamente dalle forme del mobile con una specie di punteruolo piatto….

    domanda OT:

    ma il Montepaschi ha una filiale anche all’Antartide?
    (vediamo chi coglie)

  44. Paolo Convertito Blasio Says:

    @raffaela…
    grazie e certo ma il caffè lo pago io…

    lunghi troppo lunghi questi post non riesco a finirli mai di leggere tutti…quasi quasi li stampo e me li leggo dopo..

  45. honnête provocateur Says:

    In periodi di crisi economica si deve favorire il consumo per rimettere in moto l’economia.
    Il governo ha varato dei provvedimenti che distribuiscono soldi ai cittadini affinche’ le persone li rimettano in circolo creando un rilancio virtuoso e ricreando fiducia.
    Il principio mi sembra piu’ che giusto.
    Per me pero’ dovrebbe darli solamente a chi li spende.
    Se quei soldi vanno in mano a tirchi incalliti come molti miei parenti finiscono sicuramente sotto il materasso ad ammuffire.
    Bisognerebbe creare una distinzione sociale tra i generosi e i pidocchiosi.
    I generosi solamente dovrebbero essere premiati perche’ sono l’essenza del capitalismo e del benessere.
    Abbasso le formiche.

  46. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Mi fanno notare, con una mail in privato, che la mia partecipazione sul web è affetta da tale sindrome e fatalmente mi riconosco in essa.
    Posto quindi qualche riferimento perchè si sappia bene con chi si ha a che fare quando parlate con me:

    [...]
    Una particolare forma di narcisismo è quella legata alle nuove tecnologie, ed al web, viene definita narcisismo digitale simile per certi aspetti all’ egosurfing che si caratterizzerebbe per uno smoderato culto della personalità, dell’apparire e di esibirsi sul web con i propri scritti, foto, video e messaggi; complici le applicazioni web 2.0 che consentono a qualsiasi utente di creare contenuti autoprodotti con estrema facilità. Per alcuni autori, come Andrew Keen ( nel suo libro The Cult of the Amateur) il web partecipativo fatto di blog, video – audio – foto - sharing (autoprodotti), twitter, masut facilita la creazione di prodotti autoreferenziali, autocitazioni che vanno a gratificare appunto il narcisismo digitale.

    Egosurfing, also called vanity searching, egosearching, egogoogling, autogoogling, self-googling, or simply Googling yourself, is the practice of searching for one’s own given name, surname, full name, pseudonym, or screen name on a popular search engine, to see what results appear. It has become increasingly popular with the rise of popular search engines such as Google, as well as free blogging and web-hosting services. It is sometimes combined with third-party tools such as Googlefight when several people egosurf together, or accessed by SMS through services such as 199QUERY (Australia) or AQA (UK) which people SMS their name to a number and an “egosearch” is performed on that name and returned (egotexting).

    Similarly, an egosurfer is one who surfs the Internet for his own name, to see what, if any, articles appear about himself.
    [...]

  47. honnête provocateur Says:

    Danilo
    Il tuo interlucutore postale deve essere un IngenuOtto.
    Vanitas vanitatum et omnia vanitas…….nihil sub sole novum
    E’ cibo dell’anima.
    Nessuno puo’ sottrarsi ad essa come alla morte.

  48. honnête provocateur Says:

    Vanity….. is everything but the girl Tracey Thorn is more.
    http://www.youtube.com/watch?v=9L9QLoQYHmU

  49. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    eheheh.. Il mio interlocutore, il Mondo, non mi accusa ma mi analizza. Modi di essere.
    Senza giudizi; anzi, chi non ci dice che tutto ciò non sia altro che un riconoscimento di forme di vita 2.0?

    Una volta ci si sedeva ai tavolini dei bar per guardare passare le ragazze ed essere rimirati. Oggi si tralascia il primo aspetto e ci si fa rimirare qui su.
    Ciò non toglie che ciò che ho postato, nel bene o nel male, non sia vero. Lo trovo infatti estremamente vicino alle motivazioni anche inconsce di chi surfa.
    Perchè vergognarsene?
    Perchè tu non sei così?
    Perchè le nostre amiche Daniela, Cordelia, Alix, più di altre non godono del riflesso dell’acqua che restituisce il narciso specchiatovi?
    Perchè le forme assolutamente barocche (e non rocche) di Stefano non trovano nello “specchio” del web l’energia subconscia che le anima?
    Ebbene riconosciamolo. Ogni social network è una vetrina o una piscina dove sguazziamo solo riflessi. Non ci bagnamo. Viviamo riflessi o specchiati e la cornice ci impedisce di traslare di là, nel mondo perfetto di cui siamo innamorati e del quale partecipiamo solo come immagini.
    Ma mentre lo specchio, l’acqua cheta, sono onesti, in fondo si limitano solo a invertire le direzioni, restituiscono la verità che si osserva, il web è onestamente mariuolo perchè restituisce la verità che ti costruisci.
    In una cosa, il mio cordiale interlocutore ha fallato, ma non per sua incompetenza: l’assoluta mancanza di ogni riferimento alla Verità di ciò che l’Egosurfer mette in gioco affinchè possa goderne di riflesso.
    La realtà mostrata non importa sia vera o falsa, l’importante è che abbia il suo ritorno di piacere nell’autocompiacimento del gesto pubblicato.
    L’immagine della sostanza, anche se differente. Siamo vetrine dei nostri desideri ed ogni post è un orgasmo solitario…..

  50. Nicoletta Anselmi Says:

    Otto: Ora ti fai le domande e ….. ti dai le risposte?

    Non colgo Antartica. ???

  51. Nicoletta Anselmi Says:

    :-)

  52. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Beh il massimo della specchiatura è fare tutto da sè, no?

    Monte p’aschi (monte per gli husky…). Si lo so un pò estrema…..

    Chiudo con una scemata specchiata:

    Un fogno chiede a una fogna: ma tu, miasmi?

  53. Nicoletta Anselmi Says:

    Hehehe, sei simpatico Otto!

  54. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Un cinese di Prato si sveglia in ritardo, va allo specchio ed esclama: Oh perbacco, son giall’otto!!!

    Per chi non la coglie, la spiegazione domani. Buon WE

  55. Cordelia Toscani Says:

    http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=53327

  56. Cordelia Toscani Says:

    Visto che siamo in tema… segnalo questa interessante mostra a Milano.
    http://www.exibart.com/profilo/eventiV2.asp?idelemento=53327

  57. Az zur ra = Azzurra Says:

    buon we

  58. Dilett@ Says:

    non c’è più il caffè di una volta…
    quello arrivava veramente dalle colonie!
    Si stava meglio quando si stava peggio…

  59. honnête provocateur Says:

    Danilo scusa non hai colto il mio post. te lo posto in italiano.
    Era sintonizzato sul tuo interlocutore perfettamente e non in cotraddizione.
    Vanità delle vanità, dice Qoèlet vanità , tutto è vanità.
    Così si apre e si chiude il libro di Qoèlet, uno dei libri più “umani” della Bibbia.
    Niente di nuovo sotto il sole.

  60. honnête provocateur Says:

    Ce un indice di massima serieta’ e non controvertibile che rivela il livello di crisi mai raggiunta in italia.
    Il programma “C’e posta per te ” e’ leader assoluto del sabato sera TV.
    Lo zero assoluto cognitivo e’ stato raggiunto, da ora si puo’ solo risalire.

  61. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Si Honnete, avevo colto, purtroppo il latino ha fatto parte di certa mia scuola…. Partivo però dall’ingenu8 per “difendere” in un certo senso il suggeritore nelle sue intenzioni….

    Il caffè effettivamente fa schifo. Quando ero piccolo l’aroma della moka mi svegliava al mattino. Oggi quando apri una busta di caffè il sapore prevalente è la cicoria bruciata.
    Credo che il caffè cpntinui ad arrivare dalle excolonie che si sono fatte furbe e ci smerciano troiai attraver5so le multinazionali del settore.
    Nulla è cambiato appunto per quella gente. Solo che quel prodotto oggi fa schifo. A parità di disagio sociale di quei luoghi, forse era meglio quando il caffè era buono…. se non altro i nostri soldi erano spesi meglio….

  62. honnête provocateur Says:

    Questo e’ quanto di innovativo propone londra firmata da una griffe Italiana.
    Non vi trovo nulla di sconvolgente vedendo i rendering grafici di progettazione.
    A quando un luogo di incontro creativo firmato Italian Independent & Independent Ideas?
    http://espresso.repubblica.it/style_design/home/3811833?ref=rephpsp4

  63. LE ULTIME PAROLE FAMOSE Says:

    “il mio caffè è diverso”

  64. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    …”differente”

  65. Alix Says:

    Giovanni mi vorrà perdonare per questo fuori tema. Avrei dovuto scriverlo nel post nel quale io, Otto, Honnete e Stefano abbiamo parlato di Milano, ma in questo modo credo, e spero, abbia maggiore visibilità. Ieri ho dedicato l’intero pomeriggio alla mia città; in particolare, l’ho trascorso con delle persone molto speciali. Sono stata all’Istituto dei Ciechi di Milano, in via Vivaio 7. Non lo definirei un vero e proprio atto di beneficenza, e se così è stato, chi ci ha guadagnato sono stata senza dubbio io. Mi è stata offerta l’opportunità di entrare in un altro mondo, affascinante e spettacolare. E lo dico perché a fine giornata sono tornata alla mia vita normale di vedente, ma perché così mi è stato volutamente trasmesso dalle persone ipovedenti ( diverse dai non vedenti ) che ho incontrato. Un percorso di un’ora e mezza ( volata ) completamente al buio che, grazie soltanto all’aiuto di un bastone per non vedenti e alla presenza della mia guida ipovedente, mi ha portato a vivere delle situazioni quotidiane, ma del tutto calata nei loro panni. Ero io stavolta a vivere una condizione di disagio in un ambiente non mio. Si è andati dalla passeggiata in un giardino interno alla gita in barca, dalla confusione della città al bar per un caffè o qualsiasi altra cosa si desiderasse. Ammetto di avere avuto un po’ di timore non appena mi sono ritrovata nel buio più pesto, ma la voce calma e rassicurante di Laura, la mia guida, ha fatto scomparire ogni dubbio in una frazione di secondi. Incredibile come ogni profumo, ogni contatto tattile e ogni rumore diventino un punto di riferimento. Sono uscita dall’istituto senza provare un minimo di compassione, ma con due pensieri nella testa non per forza in antitesi fra loro : se da un lato mi sono ricordata di una cosa banale ma non troppo scontata, ovvero quanto siano importanti la vista e la salute dei miei occhi, dall’altro ho veramente capito, seppur per poco tempo, cosa voglia dire essere non vedenti e, nonostante questo, avere una vita normale, con le gioie e i dolori che ogni vita porta con sé. Sono molto contenta che il cuore della mia Milano ( come spero accada in altre città italiane ) dia la possibilità di superare questo tipo di discriminazioni che ormai dovrebbero essere sopite da tempo. E se ho deciso di raccontarlo qui non è per vanto né per falso e facile buonismo, ma solo perché ho vissuto una bella esperienza che valeva la pena di essere condivisa con altre persone.

  66. Alix Says:

    ops…mi sono persa un NON…
    “E lo dico NON perché a fine giornata sono tornata alla mia vita normale di vedente”

  67. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    grazie anche a te Alix per la testrimonianza di cose “vere” in un mondo di “specchi”…..

  68. honnête provocateur Says:

    Alix
    ho avuto una esperienza anch’io diversi anni fa con un Istituto che raccoglieva minorenni non vedenti dalla nascita.
    Un mio amico che lavorava nell’istituto mi chiese di portare, visto che lavoravo spesso con loro, dei doppiatori che davano la voce a personaggi che loro ascoltavano alla Tv.
    Contattai Claudio Capone (la voce di Superquark e Ridge di Beatifull recentemente scomparso) e Nanni Moretti che mi diedero la loro disponibilita’ per i primi due incontri.
    Io pero mi fermai dopo il primo incontro ad organizzarli perche’ probabilmente non ressi il forte impatto emotivo che mi procuravano i ragazzi.
    Loro avevano riposto in me troppe aspettative che non avevo previsto perche’ l’icontro con voci familiari e molto conosciute li rendeva estremamente eccitati e felici tanto che ero inondato da telefonate per fare altre riunioni.
    Ancora ora mi vergogno di averli delusi, ma l’investimento emozionale aveva superato il limite da me sopportabile e che all’inizio del progetto mi erano sconosciute.

  69. Antheus Says:

    Anch’io due anni fa ho fatto lo stesso tipo di esperienza ed ho avuto le stesse tue sensazioni.
    Un’esperienza che consiglio di fare a tutti.

  70. honnête provocateur Says:

    Iva in the Sky with Diamonds.
    http://www.corriere.it/foto_del_giorno/home/08_dicembre_01/giannelli_7f02fe6c-bf6f-11dd-a787-00144f02aabc.shtml

  71. Alix Says:

    …quanto hai ragione Otto..

  72. nicola Says:

    Non parlo da persona adetta ai lavori (mi occuppo di marketing & sales ),per la prima compagnia aerea privata italiana),ma da semplice passeggero che ascolta e vede con particolare attenzione come i passeggeri italianani stanno reagendo al caso Alitalia.
    Non sono d’accordo con chi afferma la precarietà del brand Alitalia, anzi, sostengo il contrario. Molta gente si rivolge alle “agenzie di viaggio”, prenotando il volo esclusivamente AZ, correndo il rischio di non prendere mai quel volo. Perchè?
    Perchè la brand awareness di Alitalia è molto forte ancora. E’ radicata nell’italiano medio e nel business man. Alitalia è la “mamma” che ti accompagna in volo. ..!!Molto sentita in questi giorni è la corporate identity anche dei lavoratori, AZ poco rispettati dai massimi sistemi.
    A giorni decollerà la nuova Alitalia, da un’operazione tutta “italiana” che vedrà la nascita di un grande gruppo (CAI), e di un fortissimo brand (Ex Alitalia + Air One), molto presumibilmente con lo stessa alleanza internazionale di Air France
    Agli Italiani, non resta che continuare a volare Italiano.

  73. vick Says:

    cosa si mangia su un volo Alitalia?

  74. titybovodia Says:

    Qualitative resource

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