Consumi, qualità e fiducia

(di Lapo)

Questo è un momento difficile per tutti. Lo vediamo ogni giorno leggendo il giornale, vivendo e guardandoci intorno. Lo è nel mondo e lo è in Italia.
Al contrario degli anni ‘70 in cui la crisi energetica imponeva l’austerity, oggi sono in molti a chiedere un aumento dei consumi per far ripartire l’economia.
Da imprenditore non posso che dire la stessa cosa, ma mi preme fare delle distinzioni.
Innanzitutto è importante che questo messaggio sia rivolto sopratutto alle classi più abbienti. Sono loro che attraverso i propri consumi selettivi e oculati possono aiutare le aziende a non abbassare la guardia.
C’è poi un messaggio che vorrei mandare alle aziende: non è questo il tempo per sfruttare i propri clienti, producendo dei prodotti di scarsa qualità e realizzati male. Oggi, più che mai, è necessario puntare sulla qualità e sull’innovazione, di prodotto e di processo.
Il terzo messaggio è rivolto un po’ a tutti. Io credo sia importante oggi infondere fiducia e non, al contrario, approfittare di ogni occassione per creare uno scontro o una polemica. Solo con un’iniezione di fiducia le piccole medie imprese che sono la forza dell’italia possono continuare a crescere e a creare valore.
Poi se la politica prende esempio anche dall’Uk che ha proposto la riduzione della VAT (l’IVA inglese) per rilanciare i consumi natalizi è anche meglio.
Ma credo che la fiducia sia il vero motore. Basta vedere come la campagna di Obama basata su speranza e fiducia, abbia fatto avvicinare molti giovani alla vita politica americana.

116 Responses to “Consumi, qualità e fiducia”

  1. Montino Says:

    Caro Lapo; prima di tutto per avere fiducia ci vuole buona qualità; ed è proprio questo che manca in tanti prodotti. L’industria automobilistica nell’USA è un’ esempio di bassa qualità con un’ignoranza di quello che è necessario. L’industria automobilistica Giapponese ha capito questo fatto molti anni fa.

    Mi piacerebbe vedere prodotti Italiani di alta qualità per uso quotidiano.

  2. Lucrezia Borgia Says:

    … e non posso neanche andare a Boboli!
    mi fanno pagare il biglietto perchè non sono residente.

  3. Vissia Says:

    Più che altro servirebbe un aiuto (non una ghettizzazione) alle classi medie, che non comprano auto da 160k in su o altro, ma sono la massa critica e la camera di compensazione della dinamicità sociale e, quindi, il motore dell’economia. Obama ha puntato sull’Average Joe, gli ha dato fiducia e speranza in un futuro con meno ombre.

  4. honnête provocateur Says:

    Condivido cio’ che dici,ma come e’ possibile avere fiducia in questa classe dirigente?
    Tu parli di Obama degli inglesi e di innovazione, ma io non dimentico di vivere in questo paese dove lavorare e comportarsi in maniera corretta e’ controproducente.
    Forse la crisi dovrebbe servire anche a modificare i comportamenti dei nostri dirigenti e dei modelli di riferimento che influenzano moltissimo i nostri valori e comportamenti.
    In genere si da fiducia o si spera su chi la merita nei fatti.

  5. cordelia Says:

    http://www.guardian.co.uk/world/gallery/2008/jun/10/eyewitness?picture=333666867

  6. honnête provocateur Says:

    In questo Blog si parla soprattutto di eccellenza e di qualita’, ma la verita’ e’ che è il momento dei “supermediocri”
    http://www.corriere.it/cultura/08_novembre_25/successo_senza_qualita_3c828088-bac1-11dd-a4c5-00144f02aabc.shtml

  7. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Dalla lettera di Lapo apostolo (del meid in itali) a tutti.
    Dal decalogo di Morace al teralogo di Lapo.

    Vorrei invece andare controcorrente. Non con Lapo che dice cose sensate, pur se si veste di bianco (Bbesshtia che dddolore!!!), ma con il mondo intero. Ok parte l’ottovolata…

    Crisi. C’è crisi. Da dove viene questa crisi?
    Siamo 6 miliardi di persone di cui due miliardi almeno in grado di consumare in abbondanza. Tra questi c’è chi va sullo Shuttle pagando milioni di dollari di passaggio, chi spende diecimila euro a notte per una suite in un albergo di lusso, chi spende altri diecimila euro in una boutique di Forte dei Marmi in quanto russo o camorrista (le due cose spesso coincidono). Siamo circondati da macchinine che costano appunto svariati k€, l’80% delle case è di proprietà e non sono case di cartone e legno come negli States ma di mattoni, cemento e intonaco come vanno fatte. Il petrolio costa molto meno dell’acqua e del caffè, ma nei bar italiani si smerciano almeno cinquecento caffè al giorno (per bar). Insomma. Diciamo che l’umanità consumatrice potrebbe stare meglio ma non possiamo lamentarci. I problemi sono altri e di altro tipo, magari.

    Bene. C’è crisi. Pare che la crisi nasca dal botto che hanno fatto le classi meno abbienti degli States, di fronte agli aumenti del costo della vita dovuti alla crisi petrolifera ed all’immissione dell’economia cinese negli affari degli altri. Costavano di più acciaio, materie prime, petrolio. I prodotti, quelli scadenti di cui parla Lapo, andavano a gogo nei mercati della disperazione, le barriere daziali abolite permettevano ai cinesi di vendere, comprare di tutto ovunque. Le strade delle capitali europee si riempivanmo di store cinesi che vendevano di tutto a niente. Sulle spiagge del Mar Ligure (eh si, fino a Piombino è Mar Ligure) i vu’ cumprà questa estate vendevano ombrelli (!!!???), i quali ombrelli, a 5 euro, hanno raggiunto una tecnica notevole e vale veramente la pena di comprarli a loro. Sono anche carini, bordeaux, viola, beige con più stecche che quando c’è vento non si scappellano. Vabbè, chiudo la parente.

    C’è stata quindi crisi quando la lower class americana, quella che accedeva ai mutui subprime, ha smesso di restituire i soldi dei mutui perchè le aziende in cui era impiegata, quelle che andavano in concorrenza con i cinesi, l’hanno mandata a casa. Ovvio. Come puoi competere con i cinesi? Persino nei tuffi eccelgono. Hanno metodi nazisti e comunisti insieme. Il massimo.

    Bene. C’è crisi. Le banche scorrette hanno fatto boom. Quelle normali no.
    Il resto non è cambiato da prima. Anzi, no. E’ cambiato. Il petrolio costa molto meno rispetto al prima della crisi. I cinesi cominciano già ad avere problemi e i G20 finalmente hanno capito che sarà meglio mettersi d’accordo invece che cercare di inchiappettarsi a vicenda.

    C’è però crisi. Dobbiamo quindi pensare che le aziende di mezzo mondo avessero come target di riferimento, la propria clientela negli abbronzati delle periferie americane? Dobbiamo quindi pensare che i prodotti alimentari italiani fossero cibo quotidiano degli autisti di colore del New Jersey? Che gli stilisti italiani vestissero le housewives dei suburbs di Washington? Dobbiamo pensare che la Ferrari fosse sul vialetto di entrata di ogni capanna in legno e cartone acquistata con il mutuo non garantito?
    Eppure dicono che c’è crisi. Le aziende chiudono perchè i prodotti non si vendono. Se le aziende chiudono i dipendenti vanno a casa e non comprano.
    Tecnicamente, c’è un alone di vero in ciò che Berluscao dice, volendo rilanciare i consumi. Ma non vedo la crisi. Cioè, la vedo ma non ne capisco il perchè. Con un petrolio così basso i costi produttivi diminuiscono. Il resto del mondo, quello non toccato direttamente dalla speculazione bancaria, continua a fare ciò che faceva un anno fa. Chi realizzava un prodotto di qualità ed aveva un target abbastanza elevato non dovrebbe avere problemi reali nel continuare a farlo. Chi aveva i soldi continua ad averli. Chi ne ha persi nei casini bancari continua ad averne abbastanza. Nel frattempo crescono altri mercati. Forse in India, forse in Cina, forse in Russia.
    La crisi è solo un problema psicologico in cui tutti si sono convinti ad aspettare a spendere perchè non è il momento, perchè non si sa, perchè per tutti è così.
    E così, solo per un’isteria collettiva, migliaia di aziende soffrono, i dipendenti sono a casa e la spirale al ribasso incombe. Un’isteria collettiva. I soldi, quelli veri, non quelli virtuali elettronici delle transazioni borsistiche, sono rimasti, non sono bruciati. Chi ha evitato la Borsa (e sono moltissimi) non ha perso niente.
    Vorrei sapere veramente quanto incide la crisi americana sull’economia attuale e quanto invece il passaparola. Vorrei sapere in numero effettivo quanti sono stati i mutui non onorati ed alla fine, tra pochi mesi, dopo le leggi per il rilancio dell’economia americana, in fondo quanto tutto ciò avrà pesato in termini reali e non giornalistici.

    Lapo dice bene: qualità, tenacia ed ottimismo. Detto da me è un ossimoro. Ma per chi ha capitale (e ce n’è pieno di gente con il capitale vista l’evasione fiscale gigantesca che c’è in Italia) ora è proprio il momento giusto per investire. Chi ha soldi li tiri fuori. Ognuno nel suo piccolo, ognuno nelle sue disponibilità. Tutto costa meno, ci sono le offerte, gli sconti. Un televisore, una bicicletta, un appartamento.
    Spendete, tanto il risparmio non paga. Godetevi la vita quotidiana perchè di ogni doman non v’è certezza.

    http://boxstr.com/view/full/4182247_xjdyg

    p.s.: anche le mie opere sono in vendita, accattatevelle

  8. Stefano Says:

    Approvo in pieno ciò che dice Honnête, solo che lo applicherei indistintamente a tutte le classi, non solo dirigenziali.
    “La crisi dovrebbe servire anche a modificare i comportamenti” … “nostri” … “e i modelli di riferimento che influenzano moltissimo i nostri valori e comportamenti.”
    Questa è la citazione di Honest, riveduta e corretta da me: tutti, ad iniziare forse da coloro che hanno più visibilità (ma senza tralasciare nessuno), dovremmo migliorare i nostri modi di agire e di pensare.

    E con ciò, mi riallaccio anche a ciò che ha scritto Lapo: secondo me, non solo le classi abbienti, ma i consumatori in genere dovrebbero guidare le aziende con acquisti oculati e selettivi. Da un lato “per cultura personale”, dall’altro perché una domanda qualificata crea una offerta selezionata, e non per una “massa indefinita”, con coseguente livellamento verso il basso della media delle qualità.

    A presto,
    Ste

  9. ENRICO SPIGAROLLO Says:

    Grazie alla fiducia , all’ottimismo ed alla concretezza è possibbile infondere in chiunque ci sta davanti senso di apertura e accettazione. Io pratico come stile di vita l’accoglienza dell’altro. Questo ha forte impatto su tutti. Le imprese oggi difficilmente sentono nel loro cuore questa necessità. E perdono perciò notevoli occasioni. Un cliente accolto nel vero senso della parola a in sè un potenziale umano, relazionale e commerciale infinito.Io penso spesso a come l’anima incarnata di un bambino vuole sentirsi una volta entrata nel grembo della madre. Quella sensazione è universale.Ciascuno sa darsi la risposta. Idem negli affari o nel commercio. Lapo, guardavo la tua foto in apertura del blog. Ho pensato a te. Credo che tu non si mai sentito accolto veramente. Magari sbaglio. Grazie Enrico

  10. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Dalla lettera di Lapo apostolo (del meid in itali) a tutti.
    Dal decalogo di Morace al teralogo di Lapo.

    Vorrei invece andare controcorrente. Non con Lapo che dice cose sensate, pur se si veste di bianco (Bbesshtia che dddolore!!!), ma con il mondo intero. Ok parte l’ottovolata…

    Crisi. C’è crisi. Da dove viene questa crisi?
    Siamo 6 miliardi di persone di cui due miliardi almeno in grado di consumare in abbondanza. Tra questi c’è chi va sullo Shuttle pagando milioni di dollari di passaggio, chi spende diecimila euro a notte per una suite in un albergo di lusso, chi spende altri diecimila euro in una boutique di Forte dei Marmi in quanto russo o camorrista (le due cose spesso coincidono). Siamo circondati da macchinine che costano appunto svariati k€, l’80% delle case è di proprietà e non sono case di cartone e legno come negli States ma di mattoni, cemento e intonaco come vanno fatte. Il petrolio costa molto meno dell’acqua e del caffè, ma nei bar italiani si smerciano almeno cinquecento caffè al giorno (per bar). Insomma. Diciamo che l’umanità consumatrice potrebbe stare meglio ma non possiamo lamentarci. I problemi sono altri e di altro tipo, magari.

    Bene. C’è crisi. Pare che la crisi nasca dal botto che hanno fatto le classi meno abbienti degli States, di fronte agli aumenti del costo della vita dovuti alla crisi petrolifera ed all’immissione dell’economia cinese negli affari degli altri. Costavano di più acciaio, materie prime, petrolio. I prodotti, quelli scadenti di cui parla Lapo, andavano a gogo nei mercati della disperazione, le barriere daziali abolite permettevano ai cinesi di vendere, comprare di tutto ovunque. Le strade delle capitali europee si riempivanmo di store cinesi che vendevano di tutto a niente. Sulle spiagge del Mar Ligure (eh si, fino a Piombino è Mar Ligure) i vu’ cumprà questa estate vendevano ombrelli (!!!???), i quali ombrelli, a 5 euro, hanno raggiunto una tecnica notevole e vale veramente la pena di comprarli a loro. Sono anche carini, bordeaux, viola, beige con più stecche che quando c’è vento non si scappellano. Vabbè, chiudo la parente.

    C’è stata quindi crisi quando la lower class americana, quella che accedeva ai mutui subprime, ha smesso di restituire i soldi dei mutui perchè le aziende in cui era impiegata, quelle che andavano in concorrenza con i cinesi, l’hanno mandata a casa. Ovvio. Come puoi competere con i cinesi? Persino nei tuffi eccelgono. Hanno metodi nazisti e comunisti insieme. Il massimo.

    Bene. C’è crisi. Le banche scorrette hanno fatto boom. Quelle normali no.
    Il resto non è cambiato da prima. Anzi, no. E’ cambiato. Il petrolio costa molto meno rispetto al prima della crisi. I cinesi cominciano già ad avere problemi e i G20 finalmente hanno capito che sarà meglio mettersi d’accordo invece che cercare di inchiappettarsi a vicenda.

    C’è però crisi. Dobbiamo quindi pensare che le aziende di mezzo mondo avessero come target di riferimento, la propria clientela negli abbronzati delle periferie americane? Dobbiamo quindi pensare che i prodotti alimentari italiani fossero cibo quotidiano degli autisti di colore del New Jersey? Che gli stilisti italiani vestissero le housewives dei suburbs di Washington? Dobbiamo pensare che la Ferrari fosse sul vialetto di entrata di ogni capanna in legno e cartone acquistata con il mutuo non garantito?
    Eppure dicono che c’è crisi. Le aziende chiudono perchè i prodotti non si vendono. Se le aziende chiudono i dipendenti vanno a casa e non comprano.
    Tecnicamente, c’è un alone di vero in ciò che Berluscao dice, volendo rilanciare i consumi. Ma non vedo la crisi. Cioè, la vedo ma non ne capisco il perchè. Con un petrolio così basso i costi produttivi diminuiscono. Il resto del mondo, quello non toccato direttamente dalla speculazione bancaria, continua a fare ciò che faceva un anno fa. Chi realizzava un prodotto di qualità ed aveva un target abbastanza elevato non dovrebbe avere problemi reali nel continuare a farlo. Chi aveva i soldi continua ad averli. Chi ne ha persi nei casini bancari continua ad averne abbastanza. Nel frattempo crescono altri mercati. Forse in India, forse in Cina, forse in Russia.
    La crisi è solo un problema psicologico in cui tutti si sono convinti ad aspettare a spendere perchè non è il momento, perchè non si sa, perchè per tutti è così.
    E così, solo per un’isteria collettiva, migliaia di aziende soffrono, i dipendenti sono a casa e la spirale al ribasso incombe. Un’isteria collettiva. I soldi, quelli veri, non quelli virtuali elettronici delle transazioni borsistiche, sono rimasti, non sono bruciati. Chi ha evitato la Borsa (e sono moltissimi) non ha perso niente.
    Vorrei sapere veramente quanto incide la crisi americana sull’economia attuale e quanto invece il passaparola. Vorrei sapere in numero effettivo quanti sono stati i mutui non onorati ed alla fine, tra pochi mesi, dopo le leggi per il rilancio dell’economia americana, in fondo quanto tutto ciò avrà pesato in termini reali e non giornalistici.

    Lapo dice bene: qualità, tenacia ed ottimismo. Detto da me è un ossimoro. Ma per chi ha capitale (e ce n’è pieno di gente con il capitale vista l’evasione fiscale gigantesca che c’è in Italia) ora è proprio il momento giusto per investire. Chi ha soldi li tiri fuori. Ognuno nel suo piccolo, ognuno nelle sue disponibilità. Tutto costa meno, ci sono le offerte, gli sconti. Un televisore, una bicicletta, un appartamento.
    Spendete, tanto il risparmio non paga. Godetevi la vita quotidiana perchè di ogni doman non v’è certezza.

    http://boxstr.com/view/full/4182247_xjdyg

    p.s.: anche le mie opere sono in vendita, accattatevelle

  11. Vincent Goodman Says:

    ciao Lapo, e ciao a tutti
    sono pienamente daccordo con te Lapo,
    la crisi c’è è c’è dapertutto, prendiamo ad esempio il mio settore:
    io commercio in brillanti da tre generazioni e a sentire i “vecchi” del mio campo, non si è mai vista una crisi così.
    nel mio settore bisogna combattere in primis con la concorrenza ….cinese e italiana …mi spiego:
    i gioielli cinesi escono con prodotti già finiti, intendo con pietre preziose e già incastonati, con manifatturre “regalata” prezzo finale ridottisimo…. unici nei??? la qualità della merce, nella fattispecie le pietre preziose, e l’incastonatura, per precisare sono incastonate tipo a macchina e se malauguratamente dovesse cadere una pietra c’è l’effetto domino :D .
    la concorrenza italiana si ha soprattutto nella manifattura di un gioiello, quando un incastonatore o gioielliere lavora senza licenza, “quasi” senza spese, e “benino” …. e quindi rende impossibile il sorpasso da un operaio con licenza e collaboratori.
    Alla fine in tutti e due i casi la differenza maggiore è la Qualità, parlando di me, mi hanno sempre insegnato che quando si acquista non vale mai la pena ad aquistare merce scadente, meglio sempre spendere un pò in più ed avere un prodotto ottimo!
    Quindi noi italiani abbiamo le capacità per essere i migliori in tutti i campi, vedi la moda che abbiamo non dico il monopolio mondiale ma quasi, o il cibo.
    l’unico problema è che haimè l’italia non ci darà mai la possibilità di avanzare negli altri campi.
    secondo voi, ad esempio, Valentino, Armani, Cavalli etc. sarebbero dove sono ora con boutique solo nel centro di Milano e di Firenze??? hanno dovuto esportare e aprire filiali all’estero come anche il nostro Lapo.
    L’italia nn dà proprio agio a lavorare la maggior parte degli italiani seri.
    in svizzera ad esempio l’Iva è L’1% ovvio che tutti la pagano o come l’esempio di Lapo l’Inghilterra, sono paesi che ci tengono ad ingrandirsi e a espandersi.
    noi possiamo solo sperare in un futuro migliore, magari ad un governo mooooooooooooooooolto + giovane ….o magari a un giovane Obama italiano che ci prenda per mano e ci aiuti ad uscire da una crisi si mondiale ma che a noi ci sta facendo arretrare in maniera spaventosa rispetto al resto d’europa !
    a presto
    Vincent Goodman

  12. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Un Obama italiano? Il mio amico Alì che vende ombrelli da pioggia sulla spiaggia d’estate.
    Alla mia domanda: “ma se c’è il sole!?” ha risposto saggiamente ” se compri ora che c’è il sole costa meno che quando pioverà”.
    Due perle di saggezza. Ovvero, primo o poi pioverà e “nei momenti di domanda bassa il prezzo cala”.
    E’ anche negro. E costa poco. Cosa vuoi di più?

    Antheus, svincolami il megaintervento di stamattina ancora in frigo…. ;-)

  13. Vincent Goodman Says:

    giustissimo fucsiaman,
    la cosa peggiore è che forse queste persone semplicissime potrebbero saperne molto di + di quelle “complicate” :P

  14. honnête provocateur Says:

    danilo.ma ti stai specializzando in Post Surgelati?

  15. mari Says:

    Ciao a tutti,
    è da un pò che nn lascio un commento, ma vi leggo sempre con sentimento di stima e rispetto.
    Forse sono troppo giovane o forse lavoro da poco tempo, ma l’ottimismo che vi pervade è davvero ammirabile!oserei dire, a tratti invidiabile.
    Parlate di “convivere” con la crisi, cercando di essere ottimisti, cercando di puntare alla qualità, il che sottintende che ci sia gente ancora disposta a investire-spendare-comprare.
    La crisi avrà effetti catastrofici e a lungo termine ancora non quantizzabili; si parlerà di un impercettibile miglioramnento alla fine del 2010…le prospettive sono tutt’altro che rosee…mi chiedo: dati alla mano, quanti di voi credono davvero che affronteremo questa situazione in modo ottimistico?e spt quanti di voi credono che nei prossimi 8milioni di disoccupati nn ci sia uno di noi?
    scusate il pessimismo…

  16. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Mari, appena mi scongelano il post leggerai il mio ottopensiero….

    Si honnete, mo’ metto su un negozio di surgelati…

    E’ che c’è un link dentro. Questo nuovo programma non digerisce i link. Ha paura dei virus o è inglese e q

  17. Stefano Says:

    Mari,
    a mio avviso, ottimismo e pessimismo hanno lo stesso valore “predittivo”: entrambi guardano il futuro e lo interpretano in maniera opposta, partendo però dagli stessi dati (anche questi, certo, intepretati).
    Visto che “del doman non v’è certezza” come citava Otto qualche post addietro, tanto vale “esser lieti” e darsi da fare per cercare di risolvere, per quanto possibile, i problemi che mano a mano ci si presenteranno.

    Come dici tu, tale crisi non è quantificabile nel lungo periodo (lo è nel breve? o nel medio?): affrontala quindi in maniera “energica”, senza risparmiarti! Che poi tu la veda nera o rosea, non importa. L’importante è il risultato, diceva qualcuno.

    “Il mondo appartiene agli spiriti freddi”
    (Machiavelli)

    A presto,
    Ste

  18. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Mari, appena mi scongelano il post leggerai il mio ottopensiero….

    Si honnete, mo’ metto su un negozio di surgelati…

    E’ che c’è un link dentro. Questo nuovo programma non digerisce i link. Ha paura dei virus o è inglese e quelli si sa che non il problema della sicurezza ci stanno perdendo la ragione….

  19. artisticando Says:

    non sono mai stato così d’accordo con honnête….domenica scorsa ho provato un profondo malessere nel vedere pubblicata in prima pagina del Gazzettino, il quotidiano locale, la foto di una piazza principale di PADOVA capitale economica del ricco NORD EST, colma di gente(per lo più anziani) che si spingevano per sorpassare e arrivare per primi al banco della distribuzione del “pacco miseria”…
    ecco come ci ha ridotto questa classe dirigente degli ultimi venti anni…tasse…tariffe…oneri e orpelli infiniti per crearsi privilegi e…… gestendoCOSI’ il frutto dei sacrifici di tanto lavoro….

    Se con questa crisi, non comincia la modifica dei comportamenti di tutti a cominciare dalla classe dirigente, le “iniezioni di fiducia” continueranno ad essere dei palliativi somministrati ad un moribondo…..

  20. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    chiedo scusa per il bipost dovuto a scongelamento del prodotto prima che divenisse avariato…. Basta leggerne uno
    ;-)

  21. Paolo Convertito Blasio Says:

    una cosa è molto importante: il riavvicinamento dei giovani alla politica….purtroppo mi rattrista vedere giovani nelle varie occasioni politiche ragionare come i più vechhi volponi della politica..di questi non ne abbiamo bisogno…io faccio fatica a vedere il tornaconto personalistico nell’impegno pubblico, sarò uno dei pochi, ma è proprio questi pochi che dovrebbero aumentare e moltiplicarsi e mai come in questomomento se ne avverte la necessità….

  22. honnête provocateur Says:

    artisticando
    Se leggessi la madre del Gazzettino ovvero “la Gazzetta” questi malesseri li eviteresti.
    Ma ti devo insegnare tutto io?

  23. artisticando Says:

    “Essere realistici oggi è essere visionari. Essere realistici è essere ingenui”. Hubert Horatio Humphrey

    ottovolante…che giro lungo hai fatto….potevi almeno proporci le tue opere all’inizio del commento, in fase di concentrazione non in quella di stordimento…a meno che non sia strategico ;-)

  24. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    I giovani di oggi sono figli dei “vecchi” di oggi e questi “vecchi” sono stati giovani qualche decennio fa quando si sono perse tutte le regole del vivere in nome delle sperimentazioni, pur necessarie, delle società moderne.

    Cosa pretendere allora da giovani i cui genitori sono convinti sostenitori di una società del capitale e del denaro? Che colpa ne hanno loro se in famiglia non hanno avuto educazione?
    Ovviamente non parlo di tutto e di tutti. Ma in generale è diffuso il senso di irresponsabilità e superficialità che pervade le nuovissime generazioni. Un’abulia assoluta verso il dovere e l’etica, in qualunque campo. Generazioni a-etiche in quanto non conoscono proprio l’etica, mentre i sessantottini la combattevano per poi sostituirla con un’etica opposta altrettanto imperativa.
    Se i valori della famiglia e della società sono il denaro e il raggiungimento del potere, se fuori della famiglia il mondo si addobba costantemente di lustrini e luci ingannevoli, novelle sirene odisseiche, prostitute ammaliatrici che promettono prestazioni strabilianti al solo costo di un download dal bancomat, come imputare ai giovani l’assenza di impegno o l’atteggiamento scimmiottesco delle debolezze dei genitori e dei loro colleghi?
    La rivoluzione non avviene più. I giovani hanno sostituito il Big Brother con Il Grande Fratello, l’Isola del Tesoro con l’Isola dei Famosi, le spie russe con la Talpa, Michael Caine con Taricone. I mobili in stile con lo stile IKEA, le scarpe in cuoio con le Nike vietnamite, gli abiti e la cravatta con i vita bassa e il nulla.

    Siamo tutti aperti ai cambiamenti, se non altro per vedere come si evolve la vita, ma Paolo, non ti stupire se i giovani ragionano come i vecchi. Forse mancano loro proprio le basi per fare un ragionamento originale. Fanno prima a copiare.

  25. PAD Says:

    Sendo la mia piccolissima esperienza più iniezione di fiducia alle imprese andrebbero diminuite alcune tasse, o meglio concedere delle agevolazioni alle aziende che investono in sviluppo e sicurezza aziendale.
    molto probabilmente anche chi non ha disponibilità economica immediata può svilupare la qualità interna del lavoro con nuovi mezzi e personale più esperto.
    Per la classe dirigente, a mio avviso (scusate se son rozzo) gli andrebbero dati tanti di quegli schiaffi a tutti!!!! ma alla fine non si meritano neanche quelli.
    Per la crescita dei consumi alle classi più abbienti, non sò…. secondo me andrebbe data la possibilità a tutt’altra classe di fare acquisti mirati di buona qualità senza dissanguarsi.
    Pad.

  26. artisticando Says:

    esatto!!!!! Danilo entra nel problema vivisezionando fino a trovarne le radici……

  27. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    …e va bene, me lo avete tolto dalla bocca. La mia ricettina per andare meglio in questo Paese.
    Tanto quelli che contano non leggono qui (a parte gli studiosi di costume) e quindi non ci copiano il copyright nel caso fosse un’idea valida.

    Tasse

    1) Abbassare le aliquote massime di 10 punti percentuali
    2) Assoggettare a certificazione di bilancio obbligatoria tutti i lavoratori autonomi, nessuno eslcuso
    3) Assumere 2000 dipendenti alle Entrate pagati con le maggiori entrate recuperate
    4) Garantire un controllo obbligatorio almeno al 50% delle certificazioni di bilancio presentate
    5) Rendere penale l’evasione fiscale oltre i 10.000 euro

    Si diventerebbe il Paese più ricco d’Europa

  28. Paolo Convertito Blasio Says:

    @danilo
    hai ragione pienamente…ma ti assicuro che non tutti i giovani sono così come tu li hai generalmente descritti…ci sono molte eccezioni che purtroppo confermano la regola….si credo il problema sia l’etica…

  29. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    non tutti

  30. PAD Says:

    danilo sei un grande! mi hai fatto sbilicare quando ho letto “Big Brother con Il Grande Fratello, l’Isola del Tesoro con l’Isola dei Famosi, le spie russe con la Talpa, Michael Caine con Taricone. I mobili in stile con lo stile IKEA, le scarpe in cuoio con le Nike vietnamite, gli abiti e la cravatta con i vita bassa e il nulla.” però è vero e il tuo discorso non fa una grinza!

  31. david Says:

    lapo, dato che il (finto) tremonti ti ha chiamato, perchè non ti attivi per contattare il vero e gli fai leggere il pentalogo di danilo? lo trovo di una verità pazzesca. magari, però, il ministro stesso, si sentirebbe chiamato in causa… e con lui molti altri che usano le auto blu.

  32. Azzurra P. Says:

    politica è la parola greca per italianizzare Polizia, il resto un mormorio

  33. Alix Says:

    Non ci può essere una crisi la settimana prossima. La mia agenda è già piena.
    Henry Kissinger

    Concordo con quanto scritto da Lapo : avere fiducia in questo momento, e cercare di non farsi ingannare dalla falsa-qualità, è fondamentale per evitare di farsi risucchiare nel baratro.
    Ma soprattutto sono d’accordo con quanto scritto da Otto..sulla crisi ma soprattutto sui giovani d’oggi. Da giovane provo spesso imbarazzo e vergogna per le odierne generazioni di adolescenti. E anche un pizzico di paura nel pensare al nostro e al loro domani.

    Volevo aggiungere solo una piccola curiosità che mi è balzata alla mente leggendo il “surgelato” di Otto : secondo l’ultimo rapporto sulla ricchezza globale 2008, nel mondo ci sono più di 10 milioni di milionari e, nonostante il netto aumento delle economie emergenti come India e Cina, la stragrande maggioranza di questi Paperon de Paperoni vive negli Stati Uniti. L’Italia è ottava con 208 milionari, molto più indietro i tanto decantati milionari russi, “solo” 136 mila.

  34. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Alix, moltiplica per cinque quel numero a causa dell’economia in nero non dichiarata.
    Per l’Italia aggiungici 3 o 400 altri milionari tra evasori, finti residenti all’estero, camorristi, mafiosi ecc.

    Sono molti, molti di più ovunque. I numero ufficiali sono stimati almeno al 30% della realtà. Sfuggono le ricchezze illegali, quelle celate nelle banche svizzere e dei paradisi fiscali, quelle non direttamente misurabili.

    Sono molti, molti di più…. persino in Italia.

  35. honnête provocateur Says:

    Dare fiducia e’ una prerogativa delle persone intelligenti.
    A compensazione c’e da mettere in preventivo di ricevere una bella dose di mazzate in piu’.

  36. Antheus Says:

    .8: molto interessante il tuo pensiero - che è stato postato in ritardo per il tuo “approccio pubblicitario” :).
    Concordo su tutto, tranne che sul fatto di mettere IKEA tra gli esempi negativi.

  37. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    La pubblicità è l’anima di qualcosa….. Dovevo.

    IKEA non è negativo, ma non è neanche mobilia…… è arredamento “sociale”…

  38. honnête provocateur Says:

    A proposito di crisi, fiducia, speranza e classi diririgenti.
    Mentre in India i ragazzi spostano i palazzi col latte qui i “vandali educati” li trapiantano gratis.
    http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/economia/expo-2015/expo-2015/expo-2015.html

  39. honnête provocateur Says:

    L’Italia segue il modello svizzero per risolvere la crisi:
    http://www.corriere.it/foto_del_giorno/home/08_novembre_26/giannelli_017e6de6-bb82-11dd-b8c5-00144f02aabc.shtml

  40. Cilly Says:

    Ok Lapo, qualita’. Ma la qualita’ ha un costo. Cosa che in questo momento e’ il primo fattore che determina la scelta della maggior parte degli acquirenti. A mio avviso serve basso prezzo e design innovativo, magari utilizzando materiale riciclato. La vostra azienda produce capi stupendi, ma sono in contraddizione con la situazione attuale del mercato. Innovazione e’ riuscire a vendere prodotti di alto contenuto stilistico anche in momenti di crisi, a un prezzo adeguato. E’ facile costruire giacche spaziali e innovative e venderle a 2000 euro. Fino a qui cosa cambia dal passato? Uno deve riuscire a pensare che la qualita’ si puo’ avere anche a costi giusti, ma giusti per la gente comune. Questa sarebbe INNOVAZIONE. Questa e’ la mia idea.

  41. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Cilly, la qualità ha il SUO costo. Non è un costo che decide l’azienda ma un costo implicito dovuto alla somma dei costi dei materiali e delle lavorazioni.
    Paradossalmente, e qualcuno mi corregga se sbaglio, un’azienda guadagna molto meno sui prodotti di altissima qualità che su quelli di qualità medio-bassa.
    Il costo è quindi influenzato molto dalla manodopera che in occidente, per il tipo di stato welfare che preferiamo avere, è gravata di tasse e contributi che la fanno essere fuorimercato rispetto ad altre realtà ahiloro meno protette, ma tant’è.
    La qualità delle lavorazioni, però, non può essere così facilmente reperita in luoghi dove manca la coscienza del fare e il knowhow genetico che abbiamo noi italiani su tante cose.
    Quindi molto difficilmente si può delocalizzare una produzione di vera qualità. Ecco che il costo dienta alto fin dall’inizio. Cilly, il tuo lavoro ha una bella fetta di contribuzione allo stato sociale che già di per sè lo fa costare come un buon oggetto di qualità. Con tre mesi di contributi ci si paga una giacca di I-I. Capisci che anche il lavoro, di per sè, è un prodotto “caro”?

    Per produrre oggetti di qualità a prezzi bassi bisogna agire su una delle due leve: o il materiale (e qui un po’ di spazio c’è) o sulla manodopera (e qui o si cambiano i contratti collettivi o spazio proprio non ce n’è).

    E’ quindi giustissimo ciò che dici relativamente ai prezzi dei capi di qualità ma è altrettanto giusto considerare che ogni cosa a questo mondo ha un suo proprio valore, intrinseco, (e non parlo del valore di mercato), e che quindi ad esso occorre poi riferirsi.

    Quando il “valore” delle cose è strettamente legato al lavoro ed al prodotto e non alla pubblicità ad al marketing in genere, il prezzo di quel prodotto non potrà mai essere basso. Vorrà dire che la gente “comune”, come la chiami tu, non se lo prenderà. E farà bene perchè con 2000 euro potrà pagarsi tre mesate di affitto.

    Il vero problema della società di oggi è che nessuno vuole più rinunciare a niente. Tutti aspirano al top pur non potendoselo permettere. Una volta si passava davanti a certe vetrine, si godeva, si sospirava e si andava via un po’ tristi ma anche sereni della propria onestà di bilancio.

    Nun se po’. Basta. Poi magari sui lavorava il doppio per arrivare a farsi una posizione sociale che permettesse, senza vergogna, di acquistare ed esibire ciò che si desiderava tanto e non si era potuito acquistare.

    La lezione che deve venire, quando si ha a che fare con prodotti di estrema qualità, in generale, non è il dire: abbassate i prezzi. Ma: devo cercare di impegnarmi per arrivare a comprarlo se proprio lo desidero.

    I prezzi li devono abbassare i griffaioli che fanno produrre ai cinesi di Prato a due euro e rivendono a duecento. Poi le strategie aziendali le decidono le aziende stesse, con i rischi e gli errori che ciò comporta.

    Ma si sappia sempre ben distinguere l’artigianato di eccellenza dai mariuoli eccellenti.

  42. honnête provocateur Says:

    Danilo la tua disamina sui prezzi alti e qualita’ ricevuta in cambio non fa una piega.
    L’unico problema, e mi scuso per il ripetermi, e’ che la maggior parte delle persone non sa riconoscere il lavoro industriale da quello artigianale perche’ quest’ultimo necessita’ di cultura del “fatto a mano” che purtroppo va scomparendo abbattuto a colpi di “marketing involutivo”.
    Bravo LapacchiOtto.

  43. Stefano Says:

    Honnête,
    secondo me, l’unico ma fondamentale problema è proprio quello che evidenzi tu.
    Certo marketing - non voglio certo generalizzare, per non cadere nello stesso errore - tende ad uniformare gusti e capacità di discernere, livellandoli - verso il basso - di modo da poterli “gestire” meglio. La maggior parte delle persone dunque si affida alla facile, rassicurante quanto pericolosa equazione “costoso=qualitativo=di gusto=di lusso”. E’ semplice da applicare da parte del consumatore, è ancor più semplice da veicolare e controllare da parte del produttore.

    E la situazione nel “fatto a mano” non è neppure così rosea quanto possa apparire a priori: se ne parlava proprio qualche tempo fa con un Maestro calzolaio bolognese. Il pellame che oggi si trova come “prima qualità”, pieno fiore, etc, 20/30 anni fa veniva scartato poiché di bassa qualità. Oggi tocca fare di necessità virtù.

    Attualmente, prezzo e qualità sono grandezze non correlate nella maggior parte dei prodotti, visto che - come ricordiamo periodicamente su questo blog - manca forse un po’ di cultura, di sensibilità e di senso del sacrificio (nel significato etimologico di “sacrum facere”, come ben evidenziava Otto citando le “vetrine dei sospiri”).

    A presto,
    Ste

  44. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Honnete, leggo ora il post su Milano.
    Tendenzialmente non sono contrario alle riletture delle città. E sappiamo anche bene che chi opera nell’edilizia a questi livelli è un ammanicato con il potere e fa il prestanome delle banche. Ligresti poi è anche consigliere di Unicredit, a sua volta socia della Banca d’Italia che decide(va) le sorti dell’economia monetaria italiana!!! Figuriamoci quanto possiamo scandalizzarci. L’alternmativa? Non fare niente, perchè fare costa.

    Perchè porsi problemi preventivi senza soluzione? Perchè inibire uno sviluppo che, poichè fatto da privati, deve pur avere una parvenza di verosimilità nelle previsioni di buona riuscita? Perchè le grandi città del mondo possono avere grattacieli, abitanti, infrastrutture mentre da noi tutto questo è una cosa considerata impossibile? Quanto è cambiata Valencia negli ultimi cinque anni? Quanto Siviglia? Quanto Barcellona per le olimpiadi del 1992?
    Il Comune incasserà oneri che non avrebbe. I milanesi avranno infrastrutture che ora non hanno.
    Ben vengano i grattacieli pur se fanno schifo. A Milano non potranno che abbellire. O si preferisce continuare a vedere solo quel fallo eretto della Torre Velasca, completamente fuori scala nel quartiere dove giace e tremendamente pesante pur se esempio di tecnica dell’epoca?
    Milioni di italiani si indebitano per andare a vedere i palazzoni della Grande Mela o di Los Angeles. Perchè qui no? Milano fa schifo già da ora. Ha sempre fatto schifo. Era bella solo ai tempi del Broletto e quando finiva un po’ più in là di Brera. Roba dell’ottocento forse. Come, delle architetture ben disegnate e strutturate potranno peggiorare la già più brutta città del mondo? A volte noi italiani ci pestiamo i piedi da soli. Sgarbi ha un’idea di Milano che appartiene al Risorgimento. Ed ha ragione. Ma Sgarbi vive in un mondo tutto suo. Noi umani invece viviamo nel mondo e vediamo. Non si può più tornare indietro. Tanto vale, andare avanti.
    MAS, Memento Audere Semper. G. D’Annunzio, mio concittadino per vie traverse e diacroniche.
    Pecunia non olet. Chi ha i veri soldi li ha fatti nei modi in cui sappiamo. O non li ha. Lasciamo che Milano si sviluppi ancora. Forse qualcuno la ama per come è ora?

    Parigi 6.000.000
    Londra 7.500.000
    Roma (Roma!!!) 2.700.000
    Barcellona 1.700.000

    Perchè Milano non può arrivare a 2.000.000 ?

  45. honnête provocateur Says:

    Non conosco Milano,ma conosco Roma.
    Nei 2.700.000 Abitanti ce ne sono almeno 700.000 che vivono nelle borgate dove il degrado e il vivere civile non e’ certo di casa e che rappresentano una futura (presente per chi ci abita da sempre) bomba esplosiva per i problemi di integrazione tra le diverse etnie presenti.
    Mi dicono che Milano ha un hinterland residenziale di grande qualita’ e vivibilita’ e dove le classi medio-alte si sono rifugiate durante gli anni settanta a venir su.
    Ora costruendo queste nuove residenze di alto valore economico come e’ possibile riportare gli ex abitanti di Milano centro nella cinta perimetrale della citta’?.
    Considerato che i nuovi abitanti di Milano nei prossini anni saranno per la maggior parte extrcomunitari di prima o seconda generazione,non si rischia di dotare anche Milano di borgate ghetto come le Banlieue parigine?

  46. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Le nuove case non sono fatte per i nuovi milanesi poveri, ma per quelli ricchi.
    Ma questo accade ovunque. Provate a comprare una casa a Parigi che non sia ad almeno 10 chilometri dalla Senna…. E’ il mercato. Non ci si può far nulla. Gli immigrati extracomunitari si arrangeranno laddove le case avranno una qualità inferiore rispetto a quelle costruite. Ovvero….nel centro storico, che ovunque sta diventando il ghetto, dato che, altrettanto appunto, i cittadini “bene” se ne vanno in periferia dove possono parcheggiare comodamente l’auto dopo aver fatto il giro degli ipermercati.
    Ci sarà un “centro” per i ricchi (zona Manzoni ad esempio) ed un centro per i più poveri (zone San Siro, Navigli o zona Bovisa o zona Brera o zona cinese sopra Sempione o Lorenteggio, Quarto Oggiaro anche se sono fuori centro storico), anche se si fa per dire visti comunque i prezzi altissimi. Quando quei quartieri si svuoteranno dei milanesi che andranno nei nuovi alloggi, diminuiranno di valore (nessuno vorrà andarci a quei prezzi) e saranno preda dei nuovi immigarti meno abbienti. Quelle zone andranno a dagrado e saranno proprio affianco a quelle nuove invece privilegiate.
    Ma è storia di sempre. ne abbiamo parlato. Non c’è nulla da fare. Vai a Parigi, passi dal 5° al 13°, dal 10° al 18°, dal 7° al 15° e passi dall’incontro con Carla Bruni al rischio di una coltellata nel giro di poche fermate di metro. Le città grandi portano con loro le grandi contraddizioni. Ma Milano è già grande.
    Non sarà quell’intervento a farla diventare metropoli.
    Quando arrivi alla tangenziale vedi persi nella nebbia i palazzoni delle periferie e ti chiedi quale scopo possano avere le anime che li abitano. A quali soddisfazioni della vita possono aspirare. A quali sacrifici, sacri facere, sono abituati pur di restare a questo mondo. Giù, nei vialetti ordinati i giovinastri siedono sulle spalliere delle panchine e parlano la loro lingua milaniota con i vita bassa ed i capelli brillantinati, postTravolta di un millennio già troppo lontano per loro. Fumano, giocano nelle sale gioco e nei bowling.
    Happy Days dei poveri.
    Viuuuleeeenza!
    I Ras della Fossa e Santrino il Mazzolatore: sguarto t’acciaio ma shhtupito come una beshtia!
    Nulla è cambiato. Abatantuono sta nello zoo ma i palazzi sono lì da decenni.
    Nessuno leva una voce contro quei palazzi. Nessuno l’ha levata all’epoca in cui sembrava lecito costruire periferie così inumane. Allora la manodopera immigrata del Sud faceva comodo e non aveva esigenze.
    I palazzi delle vecchie periferie di Milano sono strani. Stretti e alti e hanno i tetti molto scoscesi, non si sa se per ricavare le mansarde o per la neve che, si sa, a Milano abbonda….
    Fette di emmenthal con finestre come buchi. Hanno le grate di metallo anche al settimo piano. Ce n’è uno in Viale Corsica. Sorprendente. Ci si domanda quali ladri acrobati possano aver attentato a quell’appartamento privo di balconi al settimo piano.
    Via Corsica a Genova è una delle strade più belle della città. Abitarvi sarebbe meraviglioso. Strani destini anche per i nomi. Bisognerebbe avere almeno un po’ di coerenza.
    A Pisa si è spontaneamente cancellata la prima “c” sulla targa. Coerenti almeno nel dialetto: via ‘orsica. Va da Piazza dei Cavalieri a Via Santa Maria, luoghi storici e ricercati.
    A Roma è in zona Trieste, vicino (solo amministrativamente) a Piazza Dalmazia, dove Dario Argento ha girato alcune scene dei suoi film negli ambienti del Coppedè. Altra innovazione rivoluzionaria, a suo tempo. Oggi Coppedè non farebbe nulla di ciò. Troppo ricco, troppo caro. I grattacieli si inclinano alla tecnologia. I calcestruzzi dovranno essere più peformanti. Le nuove normative tecniche sono già pronte: sono state fatte apposta per loro.

    Le città abbisognano di innovazione. Sia come qualità che come design.
    Brunelleschi oggi è Libeskind, Hadid, Coop Himmelb(l)au, Gehry…

    Milano ora non è da bere, neanche da mangiare. E’ solo da sniffare e fuggire via il venerdì.

  47. PAD Says:

    .8, non condivido del tutto la tua teoria sul prezzo e sulla qualità del prodotto.
    mi spiace ma non credo che la maggior parte delle cose che sono in vendita a prezzi elevatissimi corrispondano ad una qualità altrettanto alta. Basti pensare a mio padre che ha un calzaturificio, fino ad oggi ha lavorato sia con aziende con firme ben note, che con firme note solo all’estero (russia e america) e sia con firme emergenti. B’è in trent’anni di attività ne ha viste di pelli suole e tomaie passare nella manovia, ma una cosa che ripete sempre è questa ci sono calzature che vanno in negozio a 300 o 400 euro e calzature che vanno in negozio a 100 o 150 euro e non sempre il prezzo è legato alla qualità ma sono alla “moda” e alla firma blasonata. Anzi potrei dirti che proprio che ci sono selle “sole spaventose” a prezzi esorbitanti.
    Comunque io credo che per avere delle buone calzature bisogna andare dal vero calzolaio sotto casa che ti prende le misure e te le “veste” addosso; e credo anche che il mio discorso si ossa estendere sul capo di abbigliamento fatto in sartoria che con il mobile fatto dal falegname….

    ps a questo non cerdevo ci si fosse arrivati!!! http://www.myluxury.biz/

  48. andrea squinobal Says:

    sperando che la fiducia e la speranza non siano solo delle chimere…ma possano dare l’imput per arginare il momento negativo che stiamo attraversando…. partendo da una politica mirata agli investimenti e ai tagli delle spese, ai progetti di valorizzazione di tutte le nostre attrazioni sia turistiche che industriali, alla valorizzazione di quei progetti atti al risparmio energetico e basati sul rispetto del pianeta…..

    si deve fare un lavoro coscienzioso a partire dai vertici, senz’altro, ma anche dalle masse….cambiare la mentalità e l’approccio alla vita, che volente o nolente stà cambiando e tutti dovranno cambiare, progredire e crescere….possiamo farcela!

  49. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    PAD, non ho affatto detto (e se mi segui da un po’ puoi verificarlo) che qualità significhi prezzo. Anzi, dico proprio il contrario, ovvero che prezzo non significa qualità a priori.

    So bene, anche perchè me le sto facendo fare a Roma, che le scarpe devono avere un iter particolare, una pelle particolare (che non arriva mai dai fornitori) e quanto necessario e che una volta fatto tutto questo il prezzo è praticamente uguale a quello messo in vetrina per delle ciabatte griffate fatte dai cinesi napoletani di Prato.

    E’ quindi vero che bisogna sempre diffidare del prezzo elevato come è vero che per “capire” bisogna studiare, come dicono honnete e stefano. Manca quindi la cultura del fare e del conoscere e su questa “ignoranza” le griffe ci pascolano da tempo.

    Non puoi però negare, proprio per l’attività che hai in casa, che il lavoro di vera qualità ha il suo prezzo perchè ce l’ha. Materiali e manodopera. Molto meno marketing. Molto meno. Non serve. Hai mai visto pubblicizzata una Aston Martin? Una Ferrari?

    Interessante il “lusso in affitto”. Esatta fotografia della decadenza dell’essere rispetto all’avere. Dell’avere rispetto al mostrare. L’immagine innanzitutto. Non importa se poi, depositata la borsa e pagato il noleggio, si rientra tristemente nei propri panni e si va al discount a fare la spesa.
    Re per una notte. Cenerentole forse. La scarpina non si perde più, costerebbe troppo ripagarla al noleggiatore.
    Da restituire prima delle 24.
    Il lusso nel quickdrop.

  50. Lucrezia Borgia Says:

    A tutti gli Angeli che ho incontrato e perso…
    che hanno amorevolmente sconfitto ogni mi paura.
    Che non ci sono perchè io ci sia.
    Con tutto il rispetto che posso…
    vi prometto l’ amore… per sempre!
    A tutti gli altri un solido paracadute.
    R.Zero.

  51. Azzurra P. Says:

    niente nuove, buone nuove

  52. Lapo Says:

    Concordo con .8, la qualità ha i suoi costi. Noiproduciamo in Italia, quindi con costi per la manodopera qualificata di produzione alti, e con materie prima di primissima qualità. E quindi i costi aumentano. In più ci sono dei costi di ricerca e sviluppo che possono essere molto alti, perche per ogni prodotto ci sta dietro un lavoro incredibile, per i protototipi e la ricerca dei fornitori che vanno tutti pagati, anche se non realizzano loro il prodottofinale. Noi non facciamo pubblicità, dunquenel prezzo finale non ci sono costi di questo tipo che infuenzono il prezzo finale.
    Poi ci sono vari gradi di nnovazione. Tu cilly parli di innovazione di massa. I-I si occupa di un innovazione di nicchia , che forse diventerà di massa da 5-10 anni. Sono cose diverse.

  53. Paolo Convertito Blasio Says:

    @danilo
    danilo hai parlato di coppedè…una notte una mia amica diversi anni fa mi portò in questo quartiere..incredibile per il suo silenzio che lasciava fuori il caos della città…si sentivano solo i fruscii dell’acqua dell’impianto di irrigazione delle ville…onestamente non mi piace perchè in esso si respira un’aria strana un pò tetra e troppo barocca…

  54. PAD Says:

    .8 concordo con te nel dire che un buon lavoro ha il suo costo interno di fabbricazione.
    Ho quindi tradotto male il tuo post precedente.
    buona giornata
    PAD

  55. Lucrezia Borgia Says:

    Evviva chi non avrà cercato di essere un esempio,
    e non avrà voluto dimostrare, insegnare, censire a tutti i costi,
    per sentirsi al di sopra del giudizio, perchè da oggi
    quell’ eccezione sarà la regola.
    Cadono simboli. Dottrine di comodo. Titoli acquisiti., false referenze.
    La retorica del comando e dell’ obbedienza.
    E’ la fine dell’ infallibilità.
    E finalmente tutto ritorna sano e precario come la vita vuole che sia.
    E quindi sei il soldatino senza patria nè esercito,
    ma non per questo un disertore. Ribelle ed irritante,
    in questa guerra che si placherà
    solo con la tua voglia di pace e di giustizia.
    E mentre i “maestri” andranno a purificari le coscienze
    nel Gange dei “tardivi pentimenti”,
    tu come me potrai ancora sentirti fiero di essere… L’ IMPERFETTO.
    R.ZERO

    N.B. nella civile ed evoluta Italia era il 1994, se non erro, a casa vostra non lo so…
    secondo me siete ancora nell’ era della pietra… con tutto il rispetto.
    E non dite che non vi era stato detto!

  56. Lucrezia Borgia Says:

    DONNE!!!!
    dico a voi colte, indipendenti, affermate, sposate, divorziate, mantenute, realizzate…..
    lo sapete che hanno inventato la pillola?
    Quella del giorno prima,
    quella del giorno dopo,
    e quella di quel giorno che non vi hanno detto!
    …. andate e moltiplicatevi…. però poi non lamentatevi dei risultati!

  57. honnête provocateur Says:

    Lucrezia,che piacere, come sta tuo fratello Rolando?

  58. Stefano Says:

    Lucreazia,
    fammi capire:

    “Evviva chi non avrà cercato di essere un esempio,
    e non avrà voluto dimostrare, insegnare, censire a tutti i costi” (R. 0)

    secondo me siete ancora nell’ era della pietra… con tutto il rispetto.
    E non dite che non vi era stato detto! (L.B.)

    L’incipit e la chiosa sembrano antitetici…ma certamente è perché non ho ben afferrato…sono così preso questa mane! Sto scolpendo una cosa tonda con un buchetto in mezzo, che assieme ad un amico lungimirantone abbiamo pensato di chiamare “ruota”…

    A presto,
    Stefanderthal

  59. Antheus Says:

    Stefano : :-)

  60. honnête provocateur Says:

    Stefano & Antheus
    Ignore the rumors.

  61. Stefano Says:

    Honnête,
    “compra con i rumors, vendi con i fatti”!

    Un po’ di gioco su “proclami” giocosi non guasta: non si sa mai dove si celi la provocazione…

    Ora riprendo lo scalpello…

    A presto,
    Ste

  62. honnête provocateur Says:

    Ieri ho scritto a Babbo Natale chiedendogli un regalo.
    Immediata la sua risposta:
    http://www.corriere.it/foto_del_giorno/home/08_novembre_27/giannelli_37596dc2-bc49-11dd-88c4-00144f02aabc.shtml

  63. honnête provocateur Says:

    Stefano hai ragione.
    Scusatemi entrambi ma volevo solo comunicarvi che l’obbiettivo di diventare “importanti” dei provocatori insani non va alimentato piu’ di tanto.
    Era anche una critica a me stesso che ero caduto nella trappola.
    Con stima.
    Ciao.

  64. Raffaela Says:

    buongiorno ragazzi.. ho letto di sfuggita qualche commento, penso sia importante ricordare che il potere di acquisto è basso, e presto molte persone perderanno il lavoro, in televisione se l’ascolti ti ritrovi politici mocciosi che si accusano a vicenda senza arrivare a conclusioni, che tipo di conclusioni? bè.. innanzi tutto la collaborazione. Ma purtroppo il nostro è un governo da museo, le strutture cominciano a scricchiolare e qualcuna cade a pezzi..

    il passaggio dalla lira all’euro di fatto ha cominciato a mettere in crisi molte famiglie italiane, è da lì che parte molto malessere se proprio vogliamo dirla tutta, al governo chi c’era? Sapevano ciò che sarebbe accaduto?
    la destra non è migliore della sinistra e viceversa, tanti non sanno neanche perchè sono lì..
    il punto penso sia pure il fatto che in un paese nel benessere si lascia passare “tutto” perchè la pacia è piena, ma durante una crisi tipo questa si rastrella tutto facendo pulizia di tante situazioni lasciate all’impiedi che servivano solo a far mangiare..
    inoltre il cittadino diventa attento a 360° tanto che vanno in crisi e ditemi se sbaglio delle realtà che danno un prodotto la cui qualità e il prezzo non sono in sintonia, il consumatore una volta acquistava perchè poteva oggi volge lo sguardo a ciò di cui ha necessariamente bisogno e prima di decidersi si fà un bel “giro”; ora… la crisi c’è si…. ma c’è anche chi stà lavorando bene stranamente, come mai?
    danilo,
    penso che anche se un’azienda riesca oggi ad avere un costo della monodopera basso lavorando un prodotto medio alto, il prezzo con cui esce sul mercato rivolto al consumatore finale resta alto, quindi il prezzo a mio avviso non è (ma dovrebbe) influenzato dai costi che l’azienda riesce a razionallizzare durante il ciclo di produzione.
    Non dimentichiamoci che in italia c’è lo Stao Vaticano che influenza pesantemente la vita sociale italiana, quì parlare di modernizzazione un pò a tutti i livelli vuol dire avere coraggio e apparire diversi, c’è un bigottismo in giro che fà paura e si sente, l’italia avrebbe troppi nodi da sciogliere prima di svecchiarsi, perchè di fatto è un paese vecchio (al momento). In breve.

  65. Stefano Says:

    Honnête,
    se avessi un po’ di confidenza con te ti direi “ma sei fuori?! scusarti di cosa?!”.
    Siccome sono una personcina a modo, ti dico solo di non preoccuparti, né c’è alcun bisogno di scusare le tue righe. Da un lato la Signora Borgia ci ha onorato della sua presenza con illuminanti visioni, dall’altro…beh, sappiamo bene come prenderle.

    Ed infine, sappiamo anche bene che di Provocateur ce n’è uno e…tutti gli altri ne han 31 (finti…).

    Ricambio con gioia la stima,
    a presto,
    Ste

  66. honnête provocateur Says:

    Pensavo di dover rivedere “MInkjo 2 la vendetta”.

  67. PAD Says:

    qualche post fa parlavamo della svolta che l’America ha fatto, o cercato di fare, eleggendo il nuovo modello di politico Barack Obama. L’Italia dal canto suo cerca di rispondere ripescando dalle spiagge affamate delle Honduras la Luxuria proponendogli di candidarsi alle Europee. YES WE CAN……. :(. parliamo di fiducia di ripresa ma io andrei in guerra contro questa classe politica, abbiamo parlato più di economia noi (e io sono del tutto ingorante in questo campo e lo ammetto) che 3 legislature di governo! PAURA
    PAD

  68. cordelia Says:

    Sthe fan dal … mi piace questo gioco dei nomi!
    Il rosso e il nero vanno meglio come colori Ste?

    La ruota orizzontale è femminile. quella verticale maschile.
    La ruota orizzontale dà la forma… , permette la cernita… la selezione.

  69. Stefano Says:

    Cordelia,
    il rosso e il nero letterari sono ottimi e Sthe fan dal mi piace!
    Non riesco proprio a vederli se sono a righe verticali invece…su sfondo verde..mmhh: mi vengono i brividi al solo pensiero! Quindi non immaginare nemmeno di ribattezzarmi Stefancelotti, o Stefalliani!! :-) Su Ste-fa-kakà poi mi adonterei pure!!!

    Una volta che la ruota orizzontale ha selezionato, quella verticale trasporta la qualità…o macina la quantità!

    Mi piace questa visione yin/yang della ruota…

    A presto,
    St…

  70. Stefano Says:

    P.s.: Cordelia, mi sentirei anche di scartare una nostra eventuale società del tipo “St-ordelia”…non so, ma mi sa da “poco lungimirante”…poca vision…mah… ;-)

  71. cordelia Says:

    … ma io sono nera azzurra!
    Per questo mi piacciono i colori del blog.
    La società s cordela, hehehe ;-)

  72. Stefano Says:

    …ehm…Cordelia…i colori del Blog sono bianco e nero…quelli fondamentali: il resto è decorazione… Fino a “November 27th, 2008 at 1:17 pm ” meno un secondo mi stavi simpaticissima…ora un pochettinino meno…soprattutto dopo sabato… ;-)

    Approvato il nome della società, ma per contrappasso rispetto alla denominazione, io deterrò il 51%: cosa ne dici? :-)

  73. cordelia Says:

    15 è il mio numero.

    uhmm, . . . ti piace mettere i puntini sulle i ?
    i verticale !

  74. Daniela Della Mirandola Says:

    Honnete…Pensavi di dover rivedere “MInkjo 2 la vendetta”…..

    eh ehe :-)

  75. Alix Says:

    Otto, dalla mia “hinterland residenziale di grande qualità e vivibilità” ( abito vicino a Milano 2 ) mi sento in dovere di fare delle precisazioni.
    Non trovo che il tuo post su Milano sia del tutto sbagliato, anzi. In questi ultimi mesi, in città si inizia già a respirare un clima di fiducia, di speranza nel futuro, legato a tutto ciò che l’Expo porterà con sè nel 2012. Ho sentito diverse persone, appartenenti a settori lavorativi anche molto differenti tra loro, parlare della loro attività e prevedere già gli effetti benevoli che l’Expo potrebbe avere per i loro progetti. Personalmente trovo che tutto questo sia estremamente positivo. Lo è per l’Italia, ma lo è soprattutto per Milano, la quale, da grande metropoli come viene definita, aveva veramente bisogno di cambiare faccia. Dico anch’io per questo ben vengano i nuovi palazzi, i nuovi grattacieli che vanno a sostituire aree dismesse e brutte a livello estetico. Milano diventerà in questo modo quella grande città internazionale come viene già ritenuta da tempo, con palazzi ultramoderni e nuove infrastrutture; come tra l’altro è accaduto in altre città europee. La storicissima Parigi possiede già da tempo il modernissimo quartiere della Defense..
    Non so se tutto questo contribuirà a rendere più bella o meno bella Milano…ci sono nata, la amo ( e la odio ) così com’è. Ma del fascino della mia città ne sono stra-convinta…a proposito di città brutte…mai viste St Louis o Algeciras??..e non ti parlo di terzo mondo ma di Stati Uniti e Spagna….
    E poi, questa la mia ultima precisazione, Milano ha un centro storico molto bello che sfortunatamente non viene valorizzato correttamente. Mai sentito parlare del Quadrilatero del Silenzio? Zona Via Cappuccini, Via Vivaio, una passeggiata tra palazzi liberty con giardini molto grandi e curati, in uno dei quali vive da anni, non in cattività, uno stormo di fenicotteri. Immagino comunque di no…l’unico quadrilatero conosciuto ai più è quello della moda. Questa a mio avviso è la grande pecca di Milano : essere conosciuta per la Borsa, la moda, la città degli affari e del business, ma non per le sue bellezze artistiche e storiche, che comunque possiede. Anch’io, pur avendolo visto, mi dimentico troppo spesso che a Milano abbiamo una meraviglia come “Il Cenacolo” di Leonardo Da Vinci…eppure gli stranieri prenotano mesi e mesi prima per vederlo.
    La zona del centro storico, come anche la zona Brera, Navigli ( qui un monolocale di 30-35 mq varia dai 180 ai 200 mila euro quando va bene ), ma anche la zona San Siro ( mai viste certe case dei calciatori? ) non credo verrà mai data alla mercè di immigrati. Primo perchè il prezzo delle case non è destinato a scendere in quelle zone, può subire delle flessioni, ma non vere e proprie svalutazioni. Secondo perchè è in atto un controesodo da parte dei milanesi, che vogliono riappropriarsi della loro città e sempre più persone ricercano casa a Milano. Se ci aggiungiamo poi la rivalutazione di molte zone adiacenti al centro…personalmente mi auguro che quest’ultima tendenza duri a lungo.

    Dato che mi hai fatto tornare alla mente dei bei ricordi menzionando il quartiere Coppedè di Roma…ti perdono per ciò che hai scritto di Milano ;-)

  76. Stefano Says:

    ..Cordelia…trovo più interessanti le dieresi sulle “e” o la cedille sotto le “c”…
    Così non abbiamo neppure l’imbarazzo di vericale o orizzontale…tuttotondo, e non se ne parli più!

    Affascinante il contrappasso pure nel tuo numero preferito: dal 15 al 51%…oggi è tutto un simbolo!

    …e ora che osservo…il puntino “sotto” la i la fa diventare punto esclamativo: una umile grafia dissimula l’arroganza del gesto…

    …come?! Cosa dici?! Aperitivi meno carichi?! …forse dovrei…forse.

    A presto,
    ç

  77. Stefano Says:

    Alix,
    secondo me hai evidenziato un aspetto importante sia dal punto di vista “tecnico-architettonico” che da quello pratico.

    Leggere, capire, interpretare una città non è così facile come sembra, e lo è ancor meno se non la si vive. Otto ha fatto una disamina “tecnica” ineccepibile (sulla fiducia, non avendo capacità per giudicare), ma non con gli occhi di chi quella città la “usa” e la vive.
    Un amico di Milano, cui ho fatto leggere quelle righe, ha commentato più o meno come hai fatto tu: facile parlarne finché non ci sei dentro.

    Dunque, io credo, qualsiasi progettista, a meno che non ci sia nato e vissuto - ma neppure questo è garanzia di efficacia - interpreterà e disegnerà una “sua” visione della città, mutuata da conoscenze elaborate sulla base delle proprie esperienze; e ciò creerà certamente consensi e dissensi, sia nei “critici” che negli abitanti.
    Torniamo quindi a quegli aspetti già evidenziati in altri campi, ma che si stanno rendendo piano piano universali: bisognerebbe vivere, studiare, capire, avere la sensibilità di andare oltre le apparenze (degli stereotipi della Mialno-da-bere, di quella da-sniffare, o di quella va-laurà-barbùn) ed operare, fare, applicarsi in tale direzione.

    E questo, al di là di ogni toponomastica, potrebbe essere il vero spirito del Ri-Rinascimento… ;-) (Questo nome è mio, coniato da me ora, a scanso di equivoci…capito Lucchi?!) :-)

    A presto,
    Ste

  78. honnête provocateur Says:

    Come mai un acquirente tipo pescato a caso nel mondo riconosce al primo impatto la differenza di “fattura” e di prodotti usati per costruire una Ferrari o una Mercedes rispetto a Fiat o Wolkswagen non obiettando nulla sulla differenza di qualita’ del prodotto e sul prezzo, mentre per i capi di abbigliamento c’e sempre un ricorso al marketing sfrenato?
    E’ solo una questione di “brand storici” consolidati a cui si concede qualsiasi cosa?

  79. cordelia Says:

    Cielo Alix, ma sai che sei tutta da de strutturare…!
    Danilo parlava della periferia.
    Nessuno dei due ha citato il quartiere ISOLA, (a Danilo non piacciono le isole) ?

    Le prenotazioni al Cenacolo si riaprono in questi giorni per il 2009.
    Come facciano gli stranieri non so.
    Comunque se ci si presenta con un piccolo gruppo si può entrare anche senza prenotazione, la tavola è sempre pronta e si cena dalle otto alle dici otto e quarantacinque, altro che ultima!

    Chissà dove ha apparecchiato Greenaway ?

  80. Stefano Says:

    Honnête,
    credo ci possano essere due ordini di risposte.

    Da un lato nessuno obbietta nulla sulla differente qualità di una Ferrari rispetto ad una Fiat (faccio per dire…) perché in pochi sanno davvero riconoscerne le differenze (ricordi tempo addietro quando la Jaguar era Ford? Molte plastiche della Mondeo erano pure sulla X-type, il pianale mi pare fosse lo stesso, e molto altro ancora in comune, con 10/12.000euretti di differenza però…).
    Dall’altro il marketing spinge sui grandi numeri, e di certo ci sono più persone che hanno molti abiti, rispetto a quelle che posseggono molte auto. (Otto diceva bene: a parte James Bond, pubblicità “vivente” di Aston Martin, ma si è mai vista pubblicità di “certi” brand?!)

  81. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    LA X-type NON E’ MAI STATA UNA JAGUAR!

  82. Stefano Says:

    …che snob…

  83. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Lapo: ben ritrovato.

    Alix: parlavo prevalentemente della periferia. Ma ho citato anche il Broletto come luogo preferito. Via dell’Orso, le botteghe dei tappezzieri, i bar con i tavolini di alluminio anni settanta. Un mondo astruso rispetto al quadrilatero adiacente. Nessuno come un milanese conosce i posti che meritino di essere vissuti. Ce ne sono tanti. Molti. Mi piace persino piazzale Cadorna, con l’ago di Oldenburg che “ricuce” le zone pedonali interrotte dalle “zip” dei nastri stradali. Mi piace la zona di Corso Italia, quando cominci a perderti verso San Nazaro. Milano ha delle belle zone. Ma questo non toglie che sia una città che abbia bisogno di ritrovare una identità che non ha più.
    Per le periferie confermo in pieno ciò che ho detto anche ai milanesi da tre generazioni.

    Paolo: quando torni a Roma vai a trovare Honnete a piazza Tuscolo ed alza la testa su quel magnifico condominio totalmente bizzarro che dà sulla piazza. Altro che Coppedè.

    Stefano: anche chi abita una città ha conoscenze mutuate dalla propria esperienza e a volte la troppa confidenza impedisce una disamina obbiettiva. Ci sono persone che non abbandonerebbero mai persino città come Algeciras (eheheh, milanesi: Alix ha paragonato la vostra città ad Algeciras!!! :-) ) figuriamoci Milano… D’altronde i comuni possono dotarsi di uffici progettuali adeguati e quindi avere già il quadro della situazione dall’interno. Ma siccome ormai l’attività urbanistica viene effettuata solo ricorrendo al Project Financing o all’Appalto Concorso, tutta l’attività progettuale viene demandata agli attori economici, rimanendo il comune come controllore e cassiere. Quasi sempre rinuncia a controllare per fare meglio il cassiere. Questo è il caso dei prossimi progetti milanesi.

    Cordelia: sono già abbastanza isolato di mio. Che ci farebbe un isolato in un’isola?

  84. Paolo Convertito Blasio Says:

    beh diciamo che le jaguar ultimamente avrebbero bisogno di un rinnovamento sia degli interni che del design esterno..la nuova xf per esempio non mi attira più di tanto..le storiche erano molto più personali….la ferrari è unica e non credo possa essere equiparta a nessuna altra macchina..solo sentire il suo sound è una goduria! poi guidarla richiede una certa abilità che non richiede una porsche o una lambo gallardo..

  85. cordelia Says:

    Stefano, vada per il 51i

  86. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Paolo, non mi toccare l’Aston. Dopo di lei la Tesla Roadster. 100.000 euro di futuro…….

  87. Stefano Says:

    Molto bene Cordelia:
    domani ci vediamo in c.d.a., così per prima cosa cambiamo nome alla “nuova scultura” e la chiamiamo “ruoto”, così al plurale fa “ruoti” e io ci possono mettere i puntini sulle i; poi, tu ne puoi decidere l’assetto, così vediamo se dedicare i ruoti al trasporto o alla macina…approvato l’ordine del giorno?!

  88. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Il “ruoto” al Sud è quel tegame con il buco rialzato nel mezzo che serve a fare i dolci a ciambellone. O’ ruot’… O almeno in alcune parti della Campania lo chiamano così. Al maschile.

  89. Paolo Convertito Blasio Says:

    no no e ki te la tocca l’aston….proprio l’altro giorno in conce ne ho provato una blu con pochi km..dentro è una figata tutta legno vero e acciaio..poi davvero i particolari da paura..belli i sedili forati all’altezza della testa e poi l’apertuta esterna con quella tacchetta a scomparsa bella si..poi i comandi dell’autoradio sembrano vecchi pomelli delle autoradio di una volta ma mai incredibilmente attuali…

  90. Stefano Says:

    Honnête,
    ecco ciò di cui si parlava prima.
    Scusa Paolo se ti prendo come esempio - ti cito per simpatia -, ma ciò che nell’Aston Martin sembra “tutto acciaio” è in realtà alluminio (la maggior parte), lega di magnesio, compositi E acciaio. Ma chi sa guardare attraverso la vernice e capirne la differenza? Io no, leggo e mi fido…mentre, forse ed in apparenza, con un capo d’abbigliamento sembra più semplice…

  91. cordelia Says:

    Vai Ste, sei un fenomeno.

    La ruota= genere femminile.
    Non si cambia.
    Le ciambelle poi ce le prepara Fucsio, che fral’altro sa anche cucinare!
    Il 44% lo lasciamo a lui?
    :-)))

  92. honnête provocateur Says:

    Proprio a questo volevo arrivare.
    Lapo rispondendo ad .8 ( ma Antheus lo ribadisce quotidianamente qui) dice che l’innovazione e la ricerca sono alla base dei prodottiI-I. Poi c’e il saper fare di fornitori di livello eccellente che solo in italia si trovano e che ne giustificano il prezzo finale.
    Sul marketing poi, in senso tradizionale la I-I e’ estremamente settoriale perche’ comunica quasi esclusivamente con la rete e si rivolge ad una nicchia di appassionati che condividono il “concetto” di unicita’del prodotto.
    Allora mi sono posto la domanda:
    Come fara’ una start up del design e della ricerca in vari settori a diventare cultura generale tra 5- 10 anni?
    Con il passaparola?
    Magari mi dovrebbero rispondere Giovanni,Lapo o Antheus ma non mi e’ chiaro il processo di diffusione e penetrazione nel tempo come e’ successo per i “marchi icona” di cui parlavamo sopra.

  93. Alix Says:

    Eccolo il nostro esperto di auto…. ;-)

    Stefano il tuo discorso non fa una grinza. Oltre a superare gli stereotipi, bisognerebbe conoscere e vivere le città per poterne dare un’opinione corretta. ( quante volte in vacanza ci si innamora di città che invece vissute normalmente risultano essere invivibili..). Anche se nonostante questo, il giudizio sarà probabilmente veicolato dal gusto personale o peggio, come dice giustamente Otto, si rischia di cadere nel vizio opposto e di avere “la vista appannata” ( anche se io ho citato Algeciras perchè mi è rimasta impressa sul serio per la sua bruttezza…come si fa a dire che Milano è la città più brutta al mondo dopo aver visto una città del genere…… :-) ;-) ).
    Comunque Otto se ti piace anche piazzale Cadorna, con la via Alemagna che in questo periodo si tinge dei colori autunnali del Parco Sempione e che ti porta alla Triennale…allora siamo sulla stessa strada…. Basta che non mi smonti il quartiere Coppedè a Roma…
    Per i progetti milanesi, restando a Roma, che devi fa? Si sperano questi tengano conto anche un minimo della città e non solo degli interessi economici degli attori coinvolti. In ogni caso, in molte zone, sarà sempre meglio di prima..

  94. Stefano Says:

    Scusa se continuo ad intromettermi allora (ma così aggiungo anch’io un po’ di considerazioni, così ci rispondono “cumulativamente”), ma secondo me da un lato quei marchi sono diventati “icona” in più di 5-10 anni (Dave Brown o Enzo Ferrari non sono nati “imparati”) e dall’altro i tempi erano sostanzialmente diversi.

    Perciò, se ti appoggio nel dubbio sulla cronologia (non è semplice per una start up divenire icona ora perché non solo deve “convincere” dei propri mezzi, ma deve anche “vincere” le resistenze degli stereotipi diffusi), per contro ti suggerisco “clemenza” proprio per le condizioni al contorno, più agevoli allora che ora.

  95. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Coppedè: er mejo der Colosseo….

  96. Alix Says:

    @ Otto : ;-)

  97. Lucrezia Borgia Says:

    @Stefanderthal
    io stavo parlando alla mia tribù.
    Forse tu non hai capito… ma la grande puffa con la coda di paglia si è proprio inviperita!!!

  98. Antheus Says:

    Honnete scrive
    > Allora mi sono posto la domanda:
    Come fara’ una start up del design e della ricerca in vari settori a diventare cultura generale tra 5- 10 anni?
    Con il passaparola? Magari mi dovrebbero rispondere Giovanni,Lapo o Antheus ma non mi e’ chiaro il processo di diffusione e penetrazione nel tempo come e’ successo per i “marchi icona” di cui parlavamo sopra.

    Provo a risponderti io. Non credo esista una formula chiara e definita che stabilisca il tempo che intercorre tra l’uscita di un’innovazione, la sua diffusione massima e la trasformazione in “icona”. Non hanno ancora trovato come la pubblicità agisce sulle vendite, pensa te.
    La risposta è ‘non lo so’. Ma quel che è certo è che ci aiuteranno gli altri.
    Voglio dire, sono la massa di followers - solitamente grosse aziende, big spender in pubblicità e poco in ricerca e sviluppo - che, annusando la novità, decidono di ispirarsi (o copiare direttamente) all’innovazione. Sono loro solitamente che rendono il prodotto popolare. L’autore dell’innovazione, in questo caso, deve essere abile a far capire che la paternità è la sua.
    Per il rpdotto icona, il procedimento è più complesso e variegato e mai a senso unico.

  99. Cordelia Toscani Says:

    No Comment:

    Scandalo nel Regno Unito. Richard James, da poco nominato
    “Sarto dell’anno”, dovrà togliere l’etichetta “made in England”

    il “principe” della sartoria
    faceva fare i suoi abiti in Africa

  100. costantine Says:

    CRISI:
    come al tempo prima di noi, oggi e domani…
    qui e altrove…

    I CAVALIERI (Aristofane)

    Trama
    I due servi del vecchio Popolo disprezzano il barbaro Paflagone, poiché quest’ultimo si è assicurato i favori del padrone con un comportamento ipocrita e falsamente adulatorio, e ora è arrivato a spadroneggiare in casa facendo tutto ciò che vuole. I due servi prendono allora una decisione: contrapporranno a Paflagone un salsicciaio, col preciso scopo di portare Popolo a preferire quest’ultimo a Paflagone. La scelta di utilizzare un salsicciaio è tutt’altro che casuale: costui è un individuo ancora più immorale e cinico di Paflagone stesso, e quindi particolarmente adatto allo scopo. Il salsicciaio (appoggiato dal coro dei cavalieri) si lancia in una serie di atteggiamenti tra il meschino e il ruffiano nei confronti di Popolo, e Paflagone tenta di fare lo stesso, ma alla fine è il salsicciaio che riesce a guadagnarsi i favori del padrone a scapito del rivale. Nell’ultima scena Popolo viene incoronato re dei Greci dal coro dei cavalieri esultante.

    Commento
    Tutta l’opera è in realtà una metafora che cela un violento attacco contro Cleone, successore di Pericle alla guida del “partito” dei democratici nella Atene dei tempi di Aristofane. Il personaggio chiamato Popolo rappresenta infatti il popolo ateniese, blandito e adulato da un politicante senza scrupoli (Paflagone, che rappresenta in realtà Cleone), e contrastato dal salsicciaio e dai due servi di Popolo (che rappresentano in realtà Demostene e Nicia). La classe dei cavalieri era quella più ostile a Cleone, e questo spiega perché il coro, che sostiene il salsicciaio, sia costituito appunto da cavalieri. Quest’opera rappresenta chiaramente la sfiducia di Aristofane verso la classe dirigente ateniese. La politica è presentata infatti come un affare per persone false e senza scrupoli, che mirano al potere ricoprendo il popolo di lusinghe e promesse.

  101. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    grazie costantine della bella doppia metafora….

  102. honnête provocateur Says:

    costantine
    Il popolo e’ astorico come gli altri animali.
    Non impara nulla dalla storia e ripete sempre gli stessi errori contento di ripeterli.
    Homo insapiens insapiens.

  103. Antheus Says:

    Benvenuto/a a Constantine per il suo bell’intervento colto ma universale.

  104. costantine Says:

    onorato x il vostro benvenuto.

  105. sabrina e cristina Says:

    La crisi è nelle case,la crisi è dove non potete vederla,se c’è fame non si può certo comprare generi di utilità,insomma a chi non piacciono.NO CURE se lo stato rimane fermo,le piccole aziende chiudono e producono fame,tempo al tempo e gli italiani torneranno a partire verso mete ignote con il fardello di dolce remy sulla spalla….io ho chiuso la mia impresa meno male che i miei operai hanno trovato altri posti dove lavorare…..

  106. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    …ma com’è che si è passati improvvisamente dall’obesità alla fame in meno di sei mesi?
    Se ricordo bene ad Aprile o questa estate le preoccupazioni erano per il caropetrolio, ma non mi sembra che per le strade gli italiani si siano fatti mancare lunghe file ogni weekend. Ne ho contata una di circa 15 km, giù verso Cecina, una volta.
    Ed ora, in un battibaleno, le persone, le stesse persone che ho visto in quella fila dietro ai finestrini emaciate, sono diventate povere?
    Bastano un po’ di mutuini non pagati nel Connecticut per diventare poveri, o c’è un grosso movimento emotivo, un emovimento potremmo dire, che impedisce di vedere le cose come sono in realtà?
    Esiste un sentimento diffuso di crisi, ed esiste meno la crisi stessa.
    Abbiamo passato momenti drammatici tra undici settembri, guerre incrociate, caripetrolio e cosette varie. Abbiamo passato i giorni del caro materiali, quando la Cina acquistava tutto e qui non avanzava neanche una barra d’acciaio per mettere su una tettoia.
    Abbiamo lavorato ed investito in ogni genere persino quando la benzina costava un euro e mezzo. Senza batter ciglio. Indebitandoci come sempre, fiduciosi dei tassi e delle banche.
    Ed ora, l’ho già detto ma lo ripeto, per qualche banca un po’ maldestra e per qualche azienda, pur grossa, poco accorta, il mondo intero è diventato immantinente povero?
    Non ci credo. Non è così. C’è solo un sentimento sparpagliato di incosciente timore e c’è soprattutto l’incapacità, questa si, di certe aziende a trovarsi un mercato utile per i propri prodotti.
    Diciamo pure che si viaggiava sempre sul filo del rasoio ed ora è bastata una refola di vento per cascare giù.
    Diciamo che le aziende italiane non sono mai state competitive perchè è più facile produrre tante cose semplici che poche complesse e siamo andati in competizione con i paesi più poveri e semplici. Diciamo che il sistema della distribuzione italiana (lo abbiamo visto ieri sera nell’ennesima emerita puntata di Report) decuplica i costi di un prodotto e per definizione una cosa così non è già di per sè competitiva.
    Diciamo che la grande distribuzione ha ucciso letteralmente la qualità e la trattativa, demandando ad apposite società la contrattazione imposta dei prezzi. Prendere o lasciare.
    E diciamo anche che l’italiano, con la sua decadenza culturale, ha fatto si che tali centri commerciali diventassero l’unico luogo deputato al commercio di beni, scalzando via i negozi e con essi le passeggiate, la qualità, il rapporto umano, lo sconto sempre richiesto.
    Chi ve lo fa lo sconto ora, la cassiera della Coop?
    Le arance alla Coop costano 1,5 euro. Al mercato 0,99.
    Chi oggi dice di essere povero, lo era già, e senza saperlo. Soprattutto di spirito.
    Diciamo che pochissimi italiani hanno subito in maniera diretta la crisi statunitense e che le tredicesime arriveranno insieme ai bonus di questo governo.
    Diciamo che la povertà la abbiamo dal 2000, dal giorno in cui 100.000 Lire sono diventate 50 euro e quindi 50.000 Lire. Sono almeno otto anni che facciamo finta che tutto ciò sia regolare ed ora abbiamo trovato il capro espiatorio nella lower class americana che non riesce a pagare il mutuo della villetta di cartone con il vialetto davanti.
    Troppi battiti di ali. Troppe volte si finisce per dare la colpa alle farfalle della nostra inettitudine.
    Ora le piccole aziende chiudono, perchè lavoravano terziste per quelle grandi, le quali non chiudono ma semplicemente rilocalizzano.
    A Massa i cuscinetti non li faranno più. Li faranno altrove. Quando un cuscinetto deve viaggiare in nave per chilometri, a cosa importa da dove esso arriva? Conta solo il fatto che qualcuno lo faccia ed a costo minore.
    La rincorsa al profitto, non il cancro, non l’aids, non il crac delle borse, è la vera piaga di questa società. E quando i giochi propduttivi sono nelle mani di poche persone e delle solite, si finisce sempre per assegnare il profitto ad esse, senza ridistribuirlo.
    Tra Livorno e Pisa, nei cantieri, avrò contato almeno una ventina di maxiyacht parcheggiati in attesa di consegna. Qualcuno li ha acquistati.
    Negli Emirati Arabi si investe in isole artificiali e grattacieli infiniti.
    I russi si stanno comprando mezza Forte dei Marmi.
    Non siamo poveri. Siamo solo isterici o incompetenti.
    Stiamocene pure al sole sugli scogli, mentre l’Umanità avanza……

  107. Lucrezia Says:

    IL LIBRO DI TUTTE LE DOMANDE: Petrolio - Pier Paolo Pasolini
    IL LIBRO DI TUTTE LE RISPOSTE: Il diritto di morire - Umberto Veronesi

    leggere! leggere! leggere!
    ce nè per tutti i gusti, tutti i credo, tutti i colori!

  108. honnête provocateur Says:

    sabrina e cristina
    Anche io sono uscito in tempo dalla mia azienda ipertecnologica.
    Avevo realizzato un qualcosa di unico a dire di americani inglesi e francesi miei clienti.
    Ma essendo nel campo televisivo lavorando in Italia ed offrendo prodotti di alta qualita’mi sono reso conto immediatamente che con questo sistema monopolistico e con prodotti “low level” non sarei andato molto avanti.
    In inghiltera e nei paesi piu’ avanzati devi offrire uno standard qualitativo valutato da report di messa in onda.
    Qui neanche sanno cos’e.
    Venivano intermediari ad offrire lavoro fatturato chiedendo indietro una parte cospiqua in nero.
    Ho subito percepito la “cinesizzazione dei broadcaster nostrani” cioe’ si va dove costa meno perche’ tanto l’utente finale e’ un cretino.
    Mi ritrovo con un curriculum unico ma non vengo preso in considerazione dai Network Italiani.
    Forse perche’ so fare delle cose che nessuno e’ in grado di recepire o forse perche’ mi ritengono iperspecializzato.
    Infine e non ultimo odio le raccomandazioni ed i rapporti di favore con i politici.
    Se io so fare una cosa benissimo perche’ debbo andare da un emerito cretino per farmi fare cio’ che so fare meglio di tutti?
    Io mi sento molto “british mind” e probabilmente ci restero’ fino alla fine dei miei giorni.
    P.S. Non posso lasciare l’Italia per motivi famigliari.

  109. sabrina e cristina Says:

    Tanti auguri di cuore….ci inventeremo qualcosa…pensiero positivo,pensiero positivo…..

  110. honnête provocateur Says:

    sabrina e cristina
    Contraccambio gli auguri ma penso che vadano estesi a tutti gli italiani di buon senso.
    Ho maturato un pensiero super positivo che ha una valenza esclusiva in questo paese.
    1) Non ti inventare nulla di nuovo perche’ tanto non lo capirebbero.
    2) Fatti un compare influente da sfamare e proponi “il vecchio” perche’ metti meno paura e ti danno ascolto.
    Morale della favola:
    le novita’ vanno proposte a chi le recepisce e soprattutto non in Italia.
    Ad un paese che sta affogando e che rimane incollato allla TV pubblica che propone incessantemente la morbosita’ dei processi efferati e le idiozie di VIP di “fama internazionale” dei reality cosa vuoi proporre di nuovo?

  111. sabrina e cristina Says:

    Estendo gli auguri honn.Il punto 1 lo trovo sagace e ti dirò che ho un’idea semplice e secondo me efficace, il problema è il punto 2 perchè trovare un compare influente da sfamare non è semplice.Pensandoci sarà meglio archiviare le idee nuove che non sarebbero capite…non è forse già successo in passato che menti eccelse siano state derise e non capite?Il tempo ha dato loro ragione ma si è preso pause troppo lunghe che oggi non possiamo permetterci.AUGURI ITALIA NE HAI BISOGNO! (servirà?)

  112. vick Says:

    @Lapo ….diventi sempre piu’ bello

  113. sabrina e cristina Says:

    Morti…..di notte…..mentre lavoravano…….ciao ragazzi.

  114. mario Says:

    Questo è lo scenario che due “commentatori” più o meno noti propongono. Pensate veramente che sia solo una questione di consumare di più?
    http://pensareinprofondo.blogspot.com/2008/12/scalfari-ed-uriel-disegnano-scenari-e.html

  115. pioggiadidiamanti Says:

    Dov’e’ finito lo stile?Mi giro per strada e vedo tutti vestiti allo stesso modo(come direbbe mio padre,:vestiti come cinesi al tempo di mao.)Stesse scarpe,stessi modelli di jeans,stessi piumini..sembrano tutti degli automi..non c’e’ gusto,a volte neanche pudore nel mostrare il fondoschiena anche a chi non ci conosce nemmeno…Anche la mia anima diventa inquieta nel vedere questo “appiattimento”..a volte come se mi togliessero il respiro all’improvviso!Una piccola morte..Rimango sognante ed affascinata,quando guardo le foto di mia madre,ancora piu’ raggiante con quegli abiti di seta cangiante ,i tagli e quei colori talmente belli da elevare la mia anima in paradiso..eppure come dice lei:…(…)

  116. pioggiadidiamanti Says:

    eppure come dice lei;:i soldi eran pochi ma la voglia di distinguersi tanta(…)

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