Silmo Village

(di Giovanni)
Siamo di ritorno dal Silmo, la fiera internazionale dell’ottica che si è svolta a Parigi.
Ero stato precedentemente alla fiera nelle due ultime edizioni; le prime volte non si scordano mai, recita un famoso proverbio, e la prima volta al Silmo conferma il motto popolare. Avevo da poco terminato la mia precedente esperienza lavorativa e, insieme a Lapo e agli altri, ci accingevamo a lanciare il progetto I-I con i famosi occhiali in carbonio. Il mondo dell’occhialeria allora era per noi ancora una nebulosa galassia nella quale capire come orientarsi per venirne fuori ed evitare i buchi neri.
Quello che a suo tempo mi aveva impressionato era il campo di battaglia: in pochi padiglioni avevi di fronte agli occhi tutto lo scibile dell’occhialeria. Dalle aziende cinesi che producono prodotti da pochi euro, alle multinazionali dell’occhialeria, passando per le aziende di ricerca fino ad arrivare a singoli individui che si affacciano al mercato con la loro prima collezione sperando nell’attenzione dei buyer. Uno spettacolo unico.
Oggi, a due anni di distanza dalla mia prima volta, vedo quel mondo con più consapevolezza. L’azienda ha trovato un posto nella galassia - più precisamente tra i marchi di ricerca e design - e, a quanto pare, un posto ben preciso - questo è emerso molto chiaramente dalla bocca dei buyer più attenti.

Quello che però mi è più rimasto impresso di questo Silmo è un ricordo per differenza.
Sovrapponendo mentalmente i padiglioni di due anni fa e quelli di quest’anno balza immediatamente agli occhi la differenza di dimensione.
Quest’anno i grossi player dell’occhialeria non hanno partecipato alla fiera (si dice per una polemica nei confronti dell’ente organizzatore che ha posticipato l’evento in una data successiva al classico timing di presentazione dei prodotti) e , di contro, la dimensione del padiglione dei marchi di design (Silmo Village, dove I-I aveva lo stand) è aumentata notevolmente.
Che questo sia un segnale della tendenza del mercato? Che effettivamente si sta cominciando a diffondere la logica del “consumo consapevole” anche nel settore dell’occhialeria?
Forse il 2009 sarà veramente l’anno in cui si comincerà a mangiare delle buone fette di salame.

Nota: Al Silmo abbiamo presentato sei nuovi occhiali: tre da vista (compreso il guerrafredda) e tre da sole. Avremo modo nel corso del tempo di presentarveli qui sul blog. Intanto vi anticipiamo il mod 507 (chiamato internamente Sterva): è un modello da donna che funziona praticamente con lo stesso sistema del ‘guerrafredda’, ma ha la parte superiore in acetato - come la parte inferiore intercambiabile -  invece che in alluminio.

5 Responses to “Silmo Village”

  1. david Says:

    corda per mantenere, ho visto bene? forte! ma questo per farne un occhiale leggero ed evitare il più possibile parti che potrebbero ossidarsi? ma una volta cambiata la parte intercambiabile mica devo farci un nodo, per chiudere?!? :-)

  2. david Says:

    giovanni, mi daresti una mano? mi potresti dire il piumino creato con moncler in che varianti di colore esiste? no, perchè me lo faccio portare dal nord, dato che in campania non è ancora arrivato da nessuna parte, mentre a bologna so che c’è già nei negozi (ma io l’ho visto solo in nero). thanks.

  3. honnête provocateur Says:

    Il 2009 sarà l’anno in cui si comincerà a mangiare delle buone fette di mortadella “fina fina”.
    http://www.youtube.com/watch?v=epmQc2Q50xw

  4. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Cmq quelli da donna a me starebbero bene….

  5. Alix Says:

    Vera polemica o mancanza di fondi e poca voglia di investire in fiere?
    Il dubbio rimane..

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