(di Antheus)
Mi ricollego al post precedente scritto da Giovanni. Negli ultimi mesi, in concomitanza con il lancio degli occhiali da vista e con l’entrata di I-I nel canale degli ottici, abbiamo studiato approfonditamente questo mercato ed abbiamo notato delle caratteristiche e delle dinamiche ben precise, in termini di segmenti e di marchi, che lo contraddistinguono da altri mercati più conosciuti. Mi spiego meglio, mettendolo a confronto con il mercato dell’abbigliamento: come ben sappiamo in quest’ultimo ci sono una serie di marchi fashion e di maison haute-couture molto note (da Dior a Gucci, da Prada a Chanel) che, stagione dopo stagione, presentano nuovi modelli, stili e tendenze - caratterizzati da un alto tasso di creatività e di innovazione, nonchè da un alto posizionamento di prezzo - che influenzano tutto il resto del mercato, sostanzialmente formato da una serie di marchi - chi più mainstream, chi più di nicchia - che basano le proprie collezioni sulle tendenze create dai marchi fashion.
Nel mercato degli occhiali avviene praticamente il processo contrario. In questo caso ci sono pochi marchi e piccole aziende di design, pressoché sconosciuti al grande pubblico, che lavorano molto su ricerca & sviluppo, innovazione e design, e che periodicamente lanciano periodicamente nuovi prodotti e nuove fasce di mercato. Queste aziende vengono sia dall’Europa - come la già sopracitata Mykita o Ic! Berlin - sia dagli Stati Uniti, con marchi come Oliver Peoples, Dita o Christian Roth. Questi marchi, quindi, occupano la fascia alta del mercato, sia come prodotto sia come posizionamento di prezzo :un mercato di nicchia e di sofisticato design.
I noti marchi fashion - quelli che dettano legge nell’abbigliamento e negli accessori - sul mercato degli occhiali hanno un posizionamento completamente diverso: di massa, di scarsa innovazione e con un posizionamento di prezzo non allineato agli altri suoi prodotti (anche se spesso questi occhiali valgono molto molto meno del prezzo a cui sono venduti. come dire, si paga il marchio). Come abbiamo più volte detto, i marchi in questione sono ceduti in licenza ai grossi gruppi italiani dell’occhialeria che, stagione dopo stagione, realizzano nuove collezioni, agendo da followers rispetto ai marchi di design descritti sopra. Considerando la dimensioni dei loghi palesati sulle aste (sempre molto grosso e, invero, poco elegante) sembra che gli occhiali abbiano più una funzione di comunicazione del brand piuttosto che il completamento estetico di una collezione.
Di fronte a questa polarizzazione del mercato (da una parte supernicchia e design, dall’altra fashion e mass market), Italia Independent sugli occhiali prende una posizione terzista: una grande attenzione allo stile, all’innovazione e al design, senza ricorrere alle licenze, bensì disegnando direttamente gli occhiali e partecipando a tutte le fasi di produzione, affidate a piccole e medie imprese di qualità del Cadore ma, nello stesso tempo, realizzando prodotti che possano essere apprezzati anche dal mercato più allargato, grazie ad una distribuzione selezionata ma allargata, attento alla qualità e non solo al logo grosso.
Giovedì partirà il Silmo di Parigi e noi presenteremo delle vere e proprie innovazioni di prodotto che saranno disponibili subito anche dagli ottici che trattano la linea di occhiali Italia Independent. Giovedì poi - fi-nal-men-te - partirà anche il nuovo sito, così anche voi potrete vedere i nostri nuovi modelli . Stay tuned!