Archive for October, 2008

Habemus Patentes

Friday, October 31st, 2008

(di Antheus)

Da Parigi arrivano notizie incoraggianti. Il modello guerrafredda (ma, ripeto, questo è solo il nome del progetto usato scherzosamente al nostro interno) sta riscuotendo molti consensi dagli addetti ai lavori presenti al Silmo. Del resto si sa, in periodi di crisi, i progetti e i prodotti più innovativi sono quelli che riscuotono più successo.

Peraltro proprio oggi è stato annunciato il brevetto di invenzione industriale (o meglio il Patent Pending System per essere precisi) degli “occhiali a montatura modulare” ovvero il sistema utilizzato dai mod 505 - 506, (ma anche il 507 di cui parleremo nei prossimi giorni) di proprietà di Italia Independent.

Considerando che soli da pochi mesi siamo entrati sul mercato degli occhiali da vista, questo brevetto rappresenta per noi un importante riconoscimento a I-I come brand innovativo e orientato al design e all’innovazione. Ecco il modello uomo (sulla sx) e donna (sulla destra).

Silmo 2008, I-I e gli occhiali modulari

Thursday, October 30th, 2008

(di Antheus)

Come vi abbiamo già annunciato oggi è iniziato il Silmo, importante fiera di settore dell’occhialeria, che si svolge a Parigi. Una fiera poco glamour, ma molto commerciale - anche perché, di questi tempi, c’è poca voglia di essere glamour . Noi comunque ci presentiamo a questo appuntamento in modo molto pragmatico con una serie di novità per il mondo dell’ottica.

Per i lettori del blog anticipiamo un modello di occhiali (in realtà sono due, uno maschile, l’altro femminile) che rappresenta la punta di diamante della nostra nuova collezione, perché unisce l’innovazione con la creatività 2.0.

I modelli sono il 505 e il 506 (da noi denominati internamente “Guerrafredda”) e, secondo noi, costituiscono una piccola rivoluzione nel campo dell’ottica. Sono i primi occhiali modulari di design, che permettono all’ametrope (ovvero a chi ha un  difetto di vista) di avere le lenti da vista e da sole sempre con sé, potendo montare e smontare le lenti (ma anche la parte inferiore dell’occhiale e le aste) senza l’ausilio di attrezzature specializzate e offrendo quindi la possibilità di variarne l’aspetto, la forma, il colore o qualsiasi parametro estetico degli occhiali.
Il sistema è basato su un cavo in tessuto dynema (fibra sintetica adatta alla produzione di cavi da trazione, utilizzato per applicazioni sportive quali il kitesurf, il parapendio e l’alpinismo). La tensione del cavo e un sistema di chiusura a pacchetto permette di tenere insieme le lenti e la montatura inferiore degli occhiali.
Tale sistema dà inoltre la possibilità di poter aver più di 700 combinazioni di occhiali diversi, cambiando colori e forma delle quattro principali parti di cui sono composte.
La parte superiore è un’elegante barra di ergal (lega di alluminio particolarmente leggera e rigida) ricavata dal pieno. Quella inferiore può essere in acetato o trasparente (in cristallo sabbiato) ed è unita alla parte superiore dal cavo in dynema. Il modello “Guerra Fredda” è presente in due forme, una maschile (506) e l’altra (505), dal disegno leggermente retrò, più femminile. Anche le aste, facilmente sostituibili, sono in acetato di cellulosa. Gli occhiali sono disponibili in sei diversi colori (nero, verde, marrone, grigio, viola e bronzo).Dagli ottici specializzati saranno disponibili i vari componenti e la custodia in tessuto balistico per portare sempre con sé le lenti.
Un modello che per le sue caratteristiche e per la sua capacità combinativa incarna perfettamente la filosofia 2.0.

Qui sotto lo schema progettuale. E nelle prossime ore la foto degli occhiali.

Update: In attesa del nuovo restyling del sito, sull’home page di I-I trovate un filmato in 3d che spiega in dettaglio il funzionamento

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Making of… /1

Wednesday, October 29th, 2008

(di Antheus)

Ovvero da come si passa da un lastra di alluminio (ergal, una lega particolarmente leggera e rigida) e, attraverso una lavorazione dal pieno, arrivare ad un elegante barra che costituisce la parte superiore di un nuovo modello di occhiali Italia Independent.

to be continued…

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Eyewear and I-wear

Sunday, October 26th, 2008

(di Antheus)

Mi ricollego al post precedente scritto da Giovanni. Negli ultimi mesi, in concomitanza con il lancio degli occhiali da vista e con l’entrata di I-I nel canale degli ottici, abbiamo studiato approfonditamente questo mercato ed abbiamo notato delle caratteristiche e delle dinamiche ben precise, in termini di segmenti e di marchi, che lo contraddistinguono da altri mercati più conosciuti. Mi spiego meglio, mettendolo a confronto con il mercato dell’abbigliamento: come ben sappiamo in quest’ultimo ci sono una serie di marchi fashion e di maison haute-couture molto note (da Dior a Gucci, da Prada a Chanel) che, stagione dopo stagione, presentano nuovi modelli, stili e tendenze - caratterizzati da un alto tasso di creatività e di innovazione, nonchè da un alto posizionamento di prezzo - che influenzano tutto il resto del mercato, sostanzialmente formato da una serie di marchi - chi più mainstream, chi più di nicchia - che basano le proprie collezioni sulle tendenze create dai marchi fashion.

Nel mercato degli occhiali avviene praticamente il processo contrario. In questo caso ci sono pochi marchi e piccole aziende di design, pressoché sconosciuti al grande pubblico, che lavorano molto su ricerca & sviluppo, innovazione e design, e che periodicamente lanciano periodicamente nuovi prodotti e nuove fasce di mercato. Queste aziende vengono sia dall’Europa - come la già sopracitata Mykita o Ic! Berlin - sia dagli Stati Uniti, con marchi come Oliver Peoples, Dita o Christian Roth. Questi marchi, quindi, occupano la fascia alta del mercato, sia come prodotto sia come posizionamento di prezzo :un mercato di nicchia e di sofisticato design.

I noti marchi fashion - quelli che dettano legge nell’abbigliamento e negli accessori - sul mercato degli occhiali hanno un posizionamento completamente diverso: di massa, di scarsa innovazione e con un posizionamento di prezzo non allineato agli altri suoi prodotti (anche se spesso questi occhiali valgono molto molto meno del prezzo a cui sono venduti. come dire, si paga il marchio). Come abbiamo più volte detto, i marchi in questione sono ceduti in licenza ai grossi gruppi italiani dell’occhialeria che, stagione dopo stagione, realizzano nuove collezioni, agendo da followers rispetto ai marchi di design descritti sopra. Considerando la dimensioni dei loghi palesati sulle aste (sempre molto grosso e, invero, poco elegante) sembra che gli occhiali abbiano più una funzione di comunicazione del brand piuttosto che il completamento estetico di una collezione.

Di fronte a questa polarizzazione del mercato (da una parte supernicchia e design, dall’altra fashion e mass market), Italia Independent sugli occhiali prende una posizione terzista:  una grande attenzione allo stile, all’innovazione e al design, senza ricorrere alle licenze, bensì disegnando direttamente gli occhiali e partecipando a tutte le fasi di produzione, affidate a piccole e medie imprese di qualità del Cadore ma, nello stesso tempo, realizzando prodotti che possano essere apprezzati anche dal mercato più allargato, grazie ad una distribuzione selezionata ma allargata, attento alla qualità e non solo al logo grosso.

Giovedì partirà il Silmo di Parigi e noi presenteremo delle vere e proprie innovazioni di prodotto che saranno disponibili subito anche dagli ottici che trattano la linea di occhiali Italia Independent. Giovedì poi -  fi-nal-men-te - partirà anche il nuovo sito, così anche voi potrete vedere i nostri nuovi modelli . Stay tuned!

Forse è tempo di cambiare…

Thursday, October 23rd, 2008

(di Giovanni)

Stiamo vivendo probabilmente uno dei peggiori periodi economico-finanziari dell’ultimo secolo. Le parole crisi, mancanza di fiducia, recessione e stagnazione sono tra le più’ pronunciate nei tg e nelle case di tutto il mondo.
C’era una volta il consumismo, l’attitudine ad acquistare solo per il piacere di acquistare. C’erano una volta anche i grandi marchi, quelli delle multinazionali della moda che producevano abbigliamento, profumi, accessori, occhiali. Erano aziende nate molto spesso dal genio, dal talento visionario e dalla passione di stilisti creativi, uomini più di cuore che d’impresa; a testimonianza di questa passione molti di questi uomini avevano dato il loro nome e cognome alle aziende.
I grandi marchi della moda ci sono ancora,  ma non somigliano più alle aziende di un tempo: ora sono più’ strutturate, quotate in borsa e spesso appartengono a grossi gruppi industriali. Infatti molti di quegli uomini oggi non ci sono più, hanno ceduto le aziende e si sono fatti da parte.

Il 29 ottobre comincerà il Silmo, la fiera internazionale dell’occhialeria di Parigi, e come in ogni mare ci saranno i pesci grandi e i pesci piccoli.
I grandi gruppi di questo mercato vivono grazie a marchi di licenza. Tanti. produzione industriale, massificata, omogeneizzata ed omogenizzante. Molti di questi marchi erano quelli di cui parlavamo poche righe sopra.
Ci sono però anche i pesci piccoli, quelli che sanno fare gli occhiali e poco altro, ovvero farli bene. Hanno passione, creatività e amore per il lavoro. Lo leggi nel design, nelle forme, nei materiali utilizzati.
Lo leggi anche nei loro website. Ad esempio Mykita, giovane azienda berlinese sul proprio sito da spazio ai propri volti. Sono volti di responsabili di produzione (i ragazzi di Mykita hanno comprato i macchinari e producono internamente parte della produzione), dei creativi, del marketing e del commerciale. Persone. Passione.
Vi invito ora a guardare il sito del player multinazionale Luxottica e a tirare le vostre conclusioni.
Probabilmente quello che leggerete e sentirete è uno spirito diverso.
Si parla tanto di ritornare all’economia reale:  credo però che all’interno dell’economia reale ci siano delle profonde differenze.
Il consumatore si accorgerà che forse è meglio una buona fetta di salame piuttosto che un’aragosta di plastica.

Al cinema

Saturday, October 18th, 2008

(di Antheus)

L’esercizio che amiamo fare su questo blog, come forse avrete notato, è quello di declinare e trasferire i nostri valori e le cose in cui crediamo e che ci fanno andare avanti (nonostante lo scenario non sia dei migliori) su altri contesti e in settori diversi da quelli in cui opera Italia Independent (so far…).

Crediamo infatti che oggi nell’arte, nel business e nella creatività nel senso più ampio del termine, chi riesce sapientemente e abilmente a mixare innovazione (e quindi tecnologia, nuove forme di comunicazione, nuovi paradigmi) e tradizione (cioè  recupero di temi, codici e suggestioni del passato) rischia di fare cose egregie.

Lo spunto di questo post me lo ha dato la visione di Wall-E, l’ultima produzione della Pixar che è un autentico ca-po-la-vo-ro. Se già conoscete i precedenti film Pixar, sapete di cosa parla, ma siete solo a metà dell’opera. Perché questa volta, almeno per una buona metà del film, il regista Andrew Stanton ha voluto allontanarsi dal mondo dell’animazione e tendere verso il cinema più puro.

L’innovazione digitale (l’animazione computerizzata che, perfezionandosi, diventa “sporca” per rappresentare perfettamente i fondali di un mondo dominato dai detriti) si sposa con la tradizione narrativa (la storia d’amore tra ha gli stilemi classici dei romanzi dell’800) stilistica (i primi 40 minuti , senza parole, non possono non ricordare capolavori della fantascienza come 2001 Odissea nello Spazio) e pure tematica ( un certo amore per gli oggetti analogici, i riferimenti a Charlie Chaplin etc…). Il tutto si sintetizza nei robot umanizzati che hanno sentimenti propri e in alcune delle scene più semplici e disarmanti che il cinema abbia mai offerto, rappresentando così il romanticismo della tecnologia. Oltre a questo c’è una forte accusa alla società consumistica occidentale, lezione ecologica e, sopratutto, una nuova idea di cinema.

Insomma, andatelo a vedere. Poi se ne parla.

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Ventotto anni

Thursday, October 16th, 2008

(di Antheus)

Chi legge da un po’ di tempo questo blog sa che il fil rouge che lega tutti i post, ma anche le decisioni e le azioni di I-I, è dato da due elementari e fondamentali valori quali la libertà e l’indipendenza, ovviamente il tutto rispettando quelle degli altri e le regole. Mancando questi due valori l’uomo è incapace di pensare, muoversi, divertirsi e lavorare. Vivere.

La storia di Roberto Saviano credo la conosciate tutti. Un giovane scrittore che per la sua urgenza di raccontare, non per infangare l’immagine dell’Italia, ma per denunciare e resistere, è costretto ad una vita da segregato, dormendo nelle carceri, muovendosi con quattro persone di scorta. A vederla in positivo si può dire che è straordinario sapere che un semplice libro sia riuscito a creare un caso, che è andato oltre le vendite, oltre la letteratura, oltre l’arte, e che ha dato un’importante spinta alla lotta contro la camorra e la criminalità organizzata.

Oggi però Saviano è semplicemente un ragazzo di ventotto anni che non ha più nè la libertà nè l’indipendenza e, per questo, avrebbe deciso di lasciare l’Italia per riacquistare questi due diritti fondamentali di cui noi, più giovani e più vecchi, godiamo ogni giorno, a volte senza accorgerci del privilegio.

Lo spiega lo stesso Saviano in queste poche righe, rilasciate ieri a Repubblica, e che contengono la stessa forza e urgenza del romanzo che, con la stessa libertà e indipendenza ora negate, decise di pubblicare due anni fa.

‘Fanculo il successo. Voglio una vita, ecco. Voglio una casa. Voglio innamorarmi, bere una birra in pubblico, andare in libreria e scegliermi un libro leggendo la quarta di copertina. Voglio passeggiare, prendere il sole, camminare sotto la pioggia, incontrare senza paura e senza spaventarla mia madre. Voglio avere intorno i miei amici e poter ridere e non dover parlare di me, sempre di me come se fossi un malato terminale e loro fossero alle prese con una visita noiosa eppure inevitabile. Cazzo, ho soltanto ventotto anni!’

Porto 2.0

Monday, October 13th, 2008

(di Antheus)

Il progetto Italia Independent sta pian piano prendendo forma. L’obiettivo nostro è sempre stato quello di staccarci dalla classica immagine di marchio di abbigliamento e di home decor, perchè in effetti non siamo solo questo. Come abbiamo più volte ribadito I-I è un marchio di progetti di stile o, come ha efficacemente coniato Lapo di “progetti di lightstyle” che, in quanto progetti possono essere applicati in vari campi, mercati e settori.

Già con l’operazione fatta insieme a Giugiaro e presentata in Piazza Ognissanti a Firenze durante il Pitti, abbiamo dato prova di riuscire a infondere il nostro stile nel mondo dell’automotive e delle imbarcazioni, grazie alle nostre personalizzazione fatte sulla Maserati, Massif Iveco, Fiat 500, Vespa Piaggio, Ducati 1100 e sulla Montecarlo Off Shore.

Oggi siamo pronti per un ulteriore importante passo: Italia Independent e Independent Ideas parteciperanno ad una gara insieme a Guerrini per la progettazione e la costruzione del Porto di Albenga. La Guerrini Spa si occuperà del progetto di costruzione di marina, Independent Ideas avrà il compito di creare un’identità al Porto di Albenga per poi poterlo comunicare e promuovere in modo efficace e innovativo, anche a livello internazionale. Italia Independent, attraverso il nostro centro stile,si occuperà infine del design e della “direzione artistica”. Noi crediamo molto in questi progetti in cui diverse competenze, storie e attitudini si fondono insieme per creare qualcosa di nuovo e unico.

Vi faremo sapere come è andata la gara.

C’è un compleanno da festeggiare

Sunday, October 12th, 2008

(di Antheus e Lapo)

C’è un compleanno di un vecchio amico da festeggiare. Un amico impertinente e geniale, un po’ folle ma anche cazzuto e leale, uno di quelli che fa sempre di testa sua, ma con stile e divertimento.
L’amico in questione compie 30 anni.
Chissà quanti amici avete anche voi che corrispondono a questo profilo. Però l’amico in questione non à una persona fisica, ma un marchio. Italianissimo.
Oggi è il trentesimo compleanno di DIESEL. Un amico speciale per Italia Independent: anche perché era presente il giorno della nostra nascita a Firenze e, in un certo senso, ci ha fatto da padrino al battesimo.

Renzo Rosso e la sua squadra sono riusciti in trent’anni a creare un marchio globale dell’abbigliamento casual e fashion, bucare il mercato americano e vendere blue-jeans negli Stati Uniti. Che è quasi come vendere i frigoriferi agli eschimesi.
I suoi jeans e le sue creazioni possono non piacere, ma non si può rimanere indifferenti di fronte alle loro campagne pubblicitarie, realizzate seguendo un decalogo ben preciso: altamente innovative, provocatorie, globali (un’unica campagna che va in tutto il mondo), concepite direttamente a Molvena senza testimonial famosi, anticipatrici di tendenze, e, quando è possibile, che affrontino temi sociali in modo anticonformista.Tra qualche settimana vedrete anche la campagna della 500 by Diesel curata dai nostri cugini Independent Ideas; per il momento godetevi il bel sito sempre curato da In.Ideas.

E se c’è un compleanno, allora c’è anche un party da celebrare. E questa volta Diesel ha fatto le cose in grande. Il tutto è iniziato un paio di settimane fa con un divertente video virale scaricabile su You Tube e sul suo sito, vari flash mob (ad esempio 200 persone con una scopa in mano che ’scopavano’ in Piazza del Duomo); venerdì poi c’è stata l’operazione Dirty Thirty dove nei principali stores Diesel la gran parte dei prodotti veniva venduta a 30€. Infine, oggi, una gigantesca festa in contemporanea in 18 città del mondo con una serie di band e cantanti di assoluta qualità, tutte trasmesse live sul sito della Diesel e dove chiunque potrà partecipare. Non un semplice evento, ma una piattaforma di comunicazione completa come si addice ad un marchio globale e che si mette continuamente in gioco in termini innovativi.
Il concept è semplice e formato dal numero romano XXX, che Diesel ha sempre usato come segno della sua italianità, ma che questa volta è interpretabile anche come la sigla dei film porno.
Tutto il resto è creatività pura.
Buon compleanno!

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Innovazione editoriale

Wednesday, October 8th, 2008

(di Antheus)

Si legge in giro che oggi i mercati non possono pensare di crescere senza una decisa iniezione di innovazione e creatività nell’offerta. Tutti i settori e i mercati sono coinvolti. Dall’abbigliamento all’entertainment, dal settore alimentare a quello dell’ottica. Chi non si attiva in tal senso è destinato a vedere le proprie vendite crollare inesorabilmente.

Prendiamo l’editoria periodica, ad esempio.
Avete forse riscontrato delle innovazioni interessanti negli ultimi anni? No, vero? E non sto parlando di contenuti, ma di prodotto e di confezionamento del prodotto. A pensarci bene qui in Italia l’unica “innovazione” (le virgolette stanno a significare che proprio originale non è) è stata la “free press”.

Negli States il mensile Esquire, celebre rivista americana, in occasione del suo 75esimo anniversario, ha prodotto una versione completamente nuova del numero di ottobre: l’intera copertina infatti è di un sottile e flessibile display a inchiostro elettronico (l’E-Ink, la stessa tecnologia usata negli Ebook Reader), che la rende completamente animata, comandata da una micro pila che dura circa 90 giorni.  Lo storico Esquire è quindi oggi la prima rivista al mondo ad unire la stampa cartacea con la tecnologia elettronica. Qui un video su YouTube.

Siamo d’accordo sul fatto che un magazine lo si giudica - e lo si compra, e lo si legge - per i contenuti interni, e non per la copertina, ma è anche vero che oggi il confezionamento di una rivista è essenziale e che spesso può anche influenzare positivamente un contenuto. Pensate ad articoli di giornale inframezzati da musiche e brevi inserti video, cosa che il web ci ha abituato da tempo, ma immaginate di leggerli sul giornale. Per non parlare della pubblicità.