Relevance

(di Antheus)

Sto leggendo in questi giorni un libro molto interessante e, per certi versi, illuminante, che vi consiglio vivamente. Si intitola  Relevance: Making Stuff That Matters e lo ha scritto Tim Manners. Il saggio si basa tutto su quello che è e sarà sempre più la parola chiave nel business, ovvero relevance, che in italiano si può tradurre con pertinente. E’ singolare il fatto che queste parole siano state pronunciate più di una volta nelle ultime riunioni di I-I, come penso anche in quelle di altre aziende.

Secondo Manners il male che affligge molte marche e, di conseguenza, anche l’economia e le persone, è proprio questa assenza di pertinenza, il non concentrarsi sui problemi e seguire troppo le mode, le ricerche e la comunicazione, lasciando in secondo piano i propri prodotti o servizi. Nel libro si citano molti casi e si fanno molte critiche. Ad esempio la finanza: secondo Manners Wall Street ha distrutto la brand relevance acquisia da Starbucks, chiedendo al marchio di crescere velocemente, con il risultato che oggi è costretto a chiudere 600 punti vendita. Le agenzie pubblicitarie poi, con le loro campagne, il più delle volte distraggono l’azienda e non le permettono di concentrarsi sullo sviluppo dei prodotti. Lo stesso marketing che prende come oro colato i numeri e le politiche dei target o degli ascolti televisivi, altro non fa che allontanarsi dalla concretezza e dall’attinenza del business e dei propri prodotti che devono soddisfare realmente i clienti.

Qui trovate il primo capitolo in cui si parla della necessità di trattare le persone come tali e non come delle celle demogragfiche.

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53 Responses to “Relevance”

  1. @-@ Says:

    is the empowered sequel of :-) posso dirlo?
    make the right thing

    not easy

  2. honnête provocateur Says:

    Ho schiacciato involontariamente in terra le cuffiette del’IPOD.
    Sono andato vicino casa nel market di Deng (Io lo chiamo cosi’ e lui mi chiama Mao) un amico cinesie dove c’e sempre la fila per via dei prezzi bassi e la qualita’ accettabile.
    Ho chiesto al giovanissimo commesso cinese supertrendy un consiglio su quali fossero le migliori.
    Lui mi indica tra 4 modelli le SONIYT SuperBass le piu’ costose a 2 euro.
    Vado a casa curioso per ascoltare la performance delle casse e noto con stupore che la differenza con le cuffie originali Apple non c’e o almeno io non la percepisco.
    I Cinesi di Deng sono naturalmente RELEVANCE, senza aver partecipato a MASTER Universitari Americani.
    Non ti danno SOLE come si dice a Roma.

  3. Vissia Says:

    Nel nostro mondo (la pubblicità) la chiamiamo la politica delle belle statuine e spesso la subiamo (soprattutto chi si occupa della pianificazione media) appunto per mancanza di relevance non solo da parte delle agenzie, ma anche da parte delle aziende che si nascondono dietro il dito delle cifre (una bella alllure scientifica!) per non mettersi in gioco su argomenti più concreti (dove ci vorrebbe più contributo personale?).
    “Naturalmente” adesso le cose dovrebbero cambiare…almeno per superare con pochi danni quello che il Time ha definito “the price of greed”.

  4. gabriele Says:

    Grandi verità ed è anche vero che molto spesso i pubblicitari cercano in qualche modo di dirci che se un prodotto lo usa tale star piuttosto che un altra allora pure noi la dobbiamo usare, ma il problema è che a volte poi ci scordiamo il prodotto e ci ricordiamo solo la star che po pubblicizza. Altro punto le pubblicità troppo complicate distragono dal prodotto come i cibi troppo elaborati. La relevance deve investire tutti, mi suona strano per esempio che la Bentley produca computer forse sarebbe meglio che si concentrasse sulle automobili. Che ne dite??????

  5. Vissia Says:

    @gabriele. Si chiama brand extension per vendere la brand essence (hi, hi, hi!!!). Poi si può parlare di relevance…

  6. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Si vabbè, ma a parte la specificità del problema “rilevance”, mi domando perchè improvvisamente tale concetto viene risollevato (nel libro e) nell’opinione pubblica.
    Cosa è successo nel frattempo?
    Passo indietro: la pertinenza (o rilevanza) di un prodotto per un’azienda mi sembra un concetto talmente basilare e di buon senso che dovrebbe essere patrimonio acquisito dell’imprenditore.
    Chi creerebbe oggetti non pertinenti al mercato o alle proprie attitudini? Un folle.
    Ahinoi è successo. Per anni la “diversificazione” ha protetto i grossi imprenditori dalle crisi di singole merceologie.
    La Pirelli faceva gomme. Ora vende case e telefoni. Credo che non sappia più fare pneumatici.

    La Parmalat aveva i migliori prodotti del settore. Improvvisamente ha iniziato a vendere “titoli”, forse perchè il latte annoiava troppo.
    L’intreccio stesso delle relazioni tra consiglieri e CdA delle maggiori aziende italiane (e del mondo) ha quindi favorito la diversificazione, l’investimento multiplo, l’assoluta indifferenza alla “pertinenza” del prodotto con le origini dell’imprenditore.
    Si guardi queste mappe e ci si diverta a ricostruire tutti gli intrecci della “finanza” italiana.

    http://mappadelpotere.casaleggioassociati.it/

    D’altronde è anche vero che l’imprenditoria si è spostata sempre più verso la finanza, per cui la rilevanza e la pertinenza di un prodotto poco importava visto che comunque, per l’imprenditore stesso e gli azionisti, era solo un investimento economico e non un problema di merce.

    Infatti, così andando le cose, la rilevance di ciascun prodotto è diventata un optional rispetto al “valore” del prodotto stesso.
    Ho affrontato questo aspetto in un post precedente. Ma se un prodotto vale il 15% di costi effettivi ed un 85% di valore aggiunto per marketing, moda, immagine e qualsiasi cosa si voglia aggiungervi, è anche ovvio che la stessa percentuale di investimento di ricerca venga dedicata alle rispettive componenti del prodotto. Con il decadimento inevitabile dello stesso.
    Ma chi ci dice che l’imprenditore/finanziere non sappia già che il ciclo di quel prodotto avrà tale andamento? Chi ci dice che non ci siano curve di profitto già predisposte che “sappiano” quanto guadanare e per quanto tempo per poi cambiare tipo di merce?

    Il vero problema è la differenziazione delle due figure tra imprenditore e finanziatore. Una volta l’artigiano le racchiudeva entrambe. Ilprodotto cresceva perchè così cresceva il fatturato.
    Poi l’artigiano è cresciuto a sua volta, ha allargato l’azienda, ne è diventato presidente e ha smesso di lavorare. Tutto corretto.
    Quando però la dirigenza di un’azienda è stata demandata ai “manager” o l’azienda stessa è stata acquistata da personaggi che necessitavano di investire, ma la cui conoscenza del prodotto era nulla o non necessitava, il meccanismo virtuoso si è inceppato e le aziende hanno sbandato.
    La pertinenza allora è diventata un piccolo fattore, quasi irrilevante rispetto al programma di investimento dell’azionista.
    Il meccanismo poi delle “scatole cinesi” per cui si arriva a dirigere una multinazionale anche con un x% di qualche finanziaria, ha quindi dato il colpo di grazia alla “razionalità” o “pertinenza” che si voglia del prodotto rispetto all’azienda stessa.
    Credo, e concludo, che si debba riannodare il filo che legava l’azienda (e quindi i suoi dirigenti) alla coscienza del prodotto. Chi possiede un’azienda deve voler bene al prodotto e deve essere interessato, lui o lei per primi, al prodotto per il quale si è investito.
    E’ sì vero che per dirigere un’impresa edile non è necessario che ci sia un muratore (anzi è bene che non ci sia), ma è altrettanto vero che se ci metti un medico quell’impresa fallirà nell’arco di un mese.

  7. david Says:

    hp: è capitata la stessa identica cosa anche a me,e cavolo,non può essere che le cuffie originali apple costino 29 euro, pura follia, considreando il loro poco valore, il signor jobs fa pagare un po’ caro il suo bel design.
    beh, gabriele, però ci sono ditte, come la yamaha, che produce pianoforti, motori marini e moto, e direi che produce il tutto con un ottimo livello qualitativo, al pari della mitsubishi (auto, condizionatori, cellulari). danilo, la pirelli è si vero che che appare tutta sotto lo stesso marchio,con a capo quel figo di tronchetti provera, ma, ad esempio, pirelli RE (real estate, residenze) ha come capo effettivo carlo puri negri, caro amico del marito di afef, e per gli altri settori in cui pirelli opera (abbigliamento, ecc.) ha altri “sottocapi”. quanto al saper fare bene gli pneumatici, c’è da dire che tale marchio ha l’esclusiva della fornitura di gomme in vari campionati del mondo (ferrari challenge, superbike,Fia gt,grand am(campionato americano) e rally WRC e S1600), quindi, dai, le sapranno fare bene, le gomme. è vero che mi hai fatto aprire gli occhi sul fatto della giacca, dove devo dire che hai ragione, però adesso sono io che li devo far aprire a te… :-P

  8. federico Says:

    cari tutti… la valorizzazione economico-finanziaria duratura globale(worldwide) è un obbiettivo totalmente NON raggiungibile!

    non a caso c’è chi parla, di business e della vita, in codice…usando metafore, immagini di guerra…, suggestioni ispirate da o inspiranti film, allusioni varie…

    fa tutto parte della vita! ed… è davvero pertinente alla vita!!! il difficile è governare, gestire, ottimizzare il tutto. x sè e x gli altri. x un mondo migliore. alcuni dicono…x salvare il mondo. ma forse è solo uno slogan. pertinente?

    buon tempo a tutti:)

  9. Antheus Says:

    Attenzione: puntare sulla “relevance” non significa che le brand extension siano bandite.
    Credo che la brand extension da evitare siano quelle in cui viene apposto il marchio e basta; una pura operazione di immagine.
    Se invece all’estensione di linea vengono attribuiti i valori l’impegno e la consistenza che si riserva al prodotto principale, credo che non ci siano problemi.

  10. Vissia Says:

    @Antheus: completamente d’accordo.

  11. Stefano Says:

    Bonjour a tutti!

    Un piccolo, rapido scritto per dire che quest’idea era apparsa anche in un saggio di manufacturing strategy ben 34 anni fa. Il campo di applicazione era allora più “concreto”, ma mi pare che il concetto sia lo stesso: focused factory, focalizzare la propria attività, teorizzava lo Skinner.

    Qui si può leggere qualcosa a riguardo:
    http://www.strategosinc.com/focused_factory.htm

    Il concetto esposto sembra evidentemente semplice, naturale quasi (qui mi auto-cito nel post del “Tempo indipendente”)…solo che negli ultimi tempi semplicità, stagionalità, relevance appaiono come idee poco attraenti…

    A presto,
    Ste

    p.s.: un appunto al volo per Otto, a livello di “eccezione che conferma la regola”: oltre ai casi già ben argomentati da David su Pirelli e altri, cito Nokia: a quanto ricordo, prima di sbarcare nella telefonia era una cartiera…chi direbbe che è stato un errore la sua “non relevance”?
    Mi trovi invece d’accordo con le risposte alle tue domande retoriche: l’imprenditore-finanziere (quello bravo almeno) secondo me sa abbastanza bene che curva di profitto genera la vita del suo prodotto…e ci gioca su.

  12. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    ok david e stefano: diciamo allora che Pirelli ha ricominciato a fare delle buone gomme (ma le fa proprie lei o se le fa fare?) e che Nokia ha fatto una scelta di settore dalla quale non è tornata indietro. Che io sappia ora fa quasi solo telefonia, o sbaglio?

    Ma io non ho detto che nella vita non si possano fare delle scelte pur radicali di prodotto. Anzi. Ho detto però, come anche la nota di Antheus in fondo mi conferma, che quando le fai devi essere pienamente “dentro” il prodotto e quindi auspicavo un ritorno della partecipazione della Proprietà al Prodotto. Così come avveniva decenni fa e come è avvenuto per le grandi famiglie di lavoro (a seguito del quale divenute di capitale), Ferrari, Agnelli, Olivetti e ben altre, di cui una è anche ben rappresentata in I-I.

    Pirelli… si può far tutto. Ed anche bene. Ma ho sempre una mia ritrosia (dovuta senz’altro ai miei limiti) a capire come chi fa bene una cosa improvvisamente ne comincia a fare (quindi ad investire ed a dedicarsi mentalmente) un’altra di tutt’altro genere. Non so, quando il padrone non controlla la propria vigna, di solito i braccianti se ne approfittano. Almeno mantengano il settore di origine…. Che senso avrebbe una pasta di grano duro marcata Pirelli? (esempio limite)

    ridavid: non dire che ti ho fatto aprire gli occhi sul piumino altrimenti Antheus mi addebita il mancato guadagno. Diciamo che gli occhi li avevi già aperti da solo e che cercavi conforto…. (tanto tirati come sono lo sconto manco te lo facevano).

  13. artisticando Says:

    Molto bella e concreta la conclusione dell’intervento di Danilo…. ricorda Berlusconi quando ad una assemblea invitò gli imprenditori (in modo sferzante e poco diplomatico) di dedicare più tempo e più passione alle loro aziende invece di lamentarsi e occuparsi di altre cose…..

    La concorrenza generata dalla globalizzazione e il crack della finanza ridisegnerà molte cose…..per le aziende, diversificazione e brand extension a mio avviso diventeranno sempre più impraticabili e difficili e si ritornerà sempre di più alla specializzazione di prodotto con il loro bell’imprenditore che le conduce…

    La strategia dell’imprenditore o del manager che vogliano far prosperare la propria impresa non potrà più essere quella di copiare i concorrenti. A furia di copiare, ora ci si trova con troppe aziende simili che cercano di competere vendendo prodotti e servizi simili con marginalità sempre più risicate.
    E venendo alla finanza:
    ricordo che il “gusto” per la Finanza, in Italia si è affermato con il rendimento al 20% dei Bot e CCT : molti piccoli/medi imprenditori(quelli veri con le competenze) hanno preferito smobilizzare e godere( a Montecarlo) dei lauti rendimenti, lasciando sempre più in mano le aziende a investitori finanziari e management; senza poi volere parlare dell’ulteriore sviluppo che l’ha vista crescere a dismisura, come un mostro che si autoalimenta avvolgendo le attività produttive.
    Non voglio demonizzare tutta la finanza(quella buona) che è indispensabile per la nascita e la crescita delle attività.

    Concludo dicendo che sempre di più vedo per il futuro che l’unica strada percorribile è “l’unicità piuttosto che l’uniformità e la similitudine”, quindi più pertinenza sul prodotto ed organizzazione…. è li che bisogna ricercare il vantaggio competitivo di ognuna delle imprese.

    I.I. mi sembra sulla buona strada, o sbaglio?? ;-)

  14. honnête provocateur Says:

    Genericamente le pertinenze sono quelle parti o porzioni di parti annesse all’appartamento: che so, soffitte, cantine, resedi o porzioni di parti comuni.
    Il box di pertinenza è il garage annesso a quel dato appartamento.
    Il problema rimane capire se e’ nato prima l’appartamento o il box.

  15. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    prima l’appartamento. Ora il box costa di più, però.

  16. andrea squinobal Says:

    Purtroppo sempre più brand creano oggetti con l’unico scopo di fare denaro senza la men che minima aspirazione di incontrare i bisogni e desideri del consumatore.
    I-I, alcune industrie automobilistiche, piccole aziende alimentari invece, per fare degli esempi, cercano, il più delle volte riuscendoci, di capire quali siano le esigenze della gente andando a creare un qualcosa di particolarmente inerente ai gusti di coloro ai quali i prodotti sono indirizzati. Oltre alla qualità hanno a cuore il dovere di essere utili, invece di aggiungere un ennesimo prodotto mediocre nell’oceano del mercato globale.

    Visto che siamo sul bolg di italia independent faccio un esempio sugli occhiali: il mercato dell’ottica aveva necessità di un nuovo brand che producesse occhiali in plastica stampata? io penso assolutamente di no! Mentre l’aprire la frontiera a nuovi materiali come il carbonio o degli acetati piuttosto che l’utilizzo di colori spiritosi come i fluo, a mio avviso, e trovare una propria collocazione nel mercato fin ora deserto e cosa più importante offrire dei prodotti particolari ed unici ai consumatori!

  17. Stefano Says:

    Bonsoir a tutti!

    Approvo pienamente ciò che Andrea Squinobal ha scritto: si dovrebbe pensare a chi acquista il prodotto, e quindi a soddisfare le sue esigenze, piuttosto che a saturare il mercato con mille prodotti in mille campi diversi.

    Otto, però, mi permetto di evidenziare una cosa: sarà anche una tua ritrosia personale ma secondo me, almeno nell’esposizione di poche righe più su, hai fatto confusione…oppure io non ho capito bene. Il fatto che il padrone controlli la propria vigna è completamente scisso dal fatto che i braccianti, nel “dopolavoro”, siano altro.
    Non so…non mi è chiaro il parallelo, poco parallelo.
    Tornando sui tuoi esempi, o su quelli di David: non credo che Puri Negri (buon velista anche, a quanto ne so, e credo che Honnête potrebbe conoscerlo, dato il cv di PN) sia al mattino in officina a far gomme, e poi la sera, tolta la tuta blu, vada in giro a vendere case. Credo che in Pirelli-gomme ci sia chi conosce il segmento, credo che in Pirelli-case ci siano altri che le gestiscono…e i cavi, Pirelli ce li ha ancora o li ha venduti quella volta alla Corning? Beh, se ce li ha ancora, chi si occupa dei cavi?!
    In fondo, o molto in superficie, potresti essere anche tu l’esempio che tutto questo non è male: sei Ingegnere - quindi legato a normative - e pure artista - e quindi slegato da normative. Seguendo il tuo ragionamento - o almeno, fino a quando non me lo chiarisci - io potrei dirti che mentre l’Ingegner Verticelli non bada alla vigna, il bracciante fucsiaman ne approfitta. Evidente imprecisione.

    Secondo me, invece, Antheus focalizzava la nostra attenzione sull’aspetto richiamato da Andrea Squinobal prima: fate anche mille diversi prodotti in mille diversi segmenti, purché il risultato sia pertinente con chi ne dovrà fruire. Se fai occhiali, che siano innanzitutto occhiali; se cuci giacche sartoriali, che abbiano canoni da sartoria; se usi il carbonio, sappi almeno cos’è.
    Negli ultimi tempi invece - e qui ritorniamo a vecchi post - l’importante è dare “novità” in pasto alla quantità più vasta possibile di gente…e “chissené” se la qualità è stata lasciata “altrove”.

    E, in fondo, anche nella finanza si nota la stessa cosa: ciò che ha rovinato il modo di intendere e di operare con la finanza è secondo me lo sviluppo e l’utilizzo conseguente dei derivati. Anche qui, scarsa focalizzazione sul prodotto. (So che ho semplificato moltissimo il concetto, ma a quest’ora non chiedetemi altro…)

    A presto,
    Ste

    p.s.: Otto, si si, Nokia ora fa solo telefoni (e qualcos’altro, ma in joint e sempre legato alle telecomunicazioni): anche il mio era un esempio estremo, solo per contemplare la loro iniziale presenza in campi totalmente differenti.

  18. honnête provocateur Says:

    FBI a Wall Street che c’iazzecca?
    Un vero esempio di “pertinemza” dagli USA.
    http://it.notizie.yahoo.com/rtrs/20080924/tts-fbi-indagini-ca02f96.html
    Ruba un pezzo di legno e ti chiamano ladro; ruba un regno e ti chiamano Duca.-Chuang Tzu -

  19. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    eheheh Ste, ma l’ingegner Verticelli è lui sia quando fa le case (o altro) che quando fa Arte. Mica faccio fare le mie cose a terzi come fanni i grandi dell’Arte…

    Il parallelo? E’ un parallelo evangelico, un po’ traslato. Volevo dire che i braccianti se ne approfittano “durante” il lavoro, non nel dopolavoro.
    Lo so, ci sono gli esperti ed i manager. Ma continuo a pensare che quando si affida in toto un qualcosa a qualcun altro, se ne perde la percezione giornaliera e ci se ne distacca.
    Mi dispiace, ma penso che chi è proprietario di diverse aziende che fanno cose completamente diverse, è solo un azionista a cui interessa fare profitto e niente sa di ciò che viene fatto. La piramide del potere allontana dal prodotto che diventa una cosa come un’altra.
    Per Tronchetti, fare gomme o telefoni o vendere case è la stessa identica cosa. Sono solo asset industriali da succhiare fino a che non rendono più. Poi, con l’aiuto complice di qualche governo si svendono le parti che non rendono, i rami d’azienda in rosso, e si investe su qualcos’altro.
    Giovannino Agnelli (buonanima) passò alcuni mesi in Piaggio “travestito” da operaio. Lapo, con tutte le sue distrazioni, segue di persona tutte le fasi dell’azienda. Il vecchi Ferrari era perennemente in azienda e non è lui quello dello spumante. Valentino era veramente il sarto. Ora è un marchio e lui ha visto bene di defilarsi.
    Insomma, Ste, concordo con te, ma hai capito bene il senso dei miei dubbi. Io non farei mai azienda senza essere cosciente di ogni fase di lavorazione del “mio” prodotto.
    E tutto infatti si riconduce a ciò che ha postato Antheus, la pertinenza del prodotto al cliente. Ma anche la pertinenza del prodotto a chi lo fa, perchè se questi, comunque ben coadiuvato non ha passione nel tipo di prodotto che realizza, difficilmente potrà esserne coinvolto negli sviluppi successivi.
    Diventano tutti dipendenti. Stipendiati. Ma la spiritualità del prodotto dov’è? Chi ha più passione del prodotto che promuove? Chi ha più la coscienza del prodotto, quando le aziende sono gestite da manager che si occupano di economia e non da artigiani che conoscono i segreti del prodotto?
    Poi chi fa le scelte non sono gli artigiani che vi lavorano, ma chi possiede le azioni e spesso questi è solo un investitore in cerca di profitti….

  20. honnête provocateur Says:

    Segnalo un concorso riservato a “Parenti, Amici e Compari” Italiani.
    Presentare idee con l’obiettivo di cambiare il pianeta.
    http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/scienza_e_tecnologia/google-7/premio-idee/premio-idee.html?ref=hpspr1

  21. Ermione Says:

    Il tema della pertinenza sollevato da Antheus si collega,se pur in modo indiretto,ad un articolo che stamattina leggevo su Brand week:l’86% dei marketers ritiene che l’in-store marketing sia tra i top 4 investimenti in termini di ROI;in pratica favorire il sell out promuovendo i prodotti nel punto vendita,oggi è una strada proficua perseguita dalle aziende.
    Stiamo assistendo ad un’inversione di tendenza,se si pensa che le grandi multinazionali per il 2009 hanno dimezzato il loro investimento pubblicitario televisivo.

  22. honnête provocateur Says:

    La clip e’ al livello del progetto. Caso veramente raro.
    http://www.project10tothe100.com/intl/IT/index.html

  23. Antheus Says:

    eRMIONE: In realtà il libro affronta la materia in modo un po’ più complesso di come ho succintamente raccontato sul post.
    Non è detto quindi che per relavance si intenda solo cose che hanno un beneficio diretto, misurabile e concreto. La comunicazione che gioca sull’immaginario se fatta in modo intelligente, continuo e coerente può anch’essa essere “pertinente”.

  24. honnête provocateur Says:

    Se lo leggi e lo capisci sei intelligente ed hai l’emisfero sinistro del cervello ben sviluppato,
    Se leggi le prime parole il tuo cervello decifrerà automaticamente il resto del testo

    UN 837 610RN0 D’357473 3R0 1N 5P146614 0553RV4ND0 DU3 81M83 610C4R3 N3774 548814, 574V4N0 74V0R4ND0 M0770 C057RU3ND0 UN C4573770 D1 548814 C0N 70RR1, P4554661 536R371 3 P0N71. QU4ND0 574V4N0 F1N3ND0 V3NN3 UN’0ND4 CH3 D157RU553 7U770 R1DUC3ND0 17 C4573770 4D UN MUCCH10 D1 548814 3 5CH1UM4… P3N541 CH3 D0P0 74N71 5F0RZ1 73 84M81N3 51 54R3883R0 M3553 4 P14N63R3, P3R0 1NV3C3 D1 QU3570 C0R53R0 P3R 74 5P146614 3 C0M1NC14R0N0 4 C057RU1R3 UN 477R0 C4573770; C4P11 CH3 4V3V0 1MP4R470 UN4 6R4N 73Z10N3; 1MP136H14M0 M0770 73MP0 D3774 N057R4 V174 C057RU3ND0 QU47CH3 C054 P3R0 QU4ND0 P1U 74RD1 UN’0ND4 4RR1V4 4 D157RU663R3 7U770, R3574N0 5070 7′4M1C1Z14, 7′4M0R3, 7′4FF3770 3 73 M4N1 D1 C070R0 CH3 50N0 C4P4C1 D1 F4RC1 50RR1D3R3.

  25. artisticando Says:

    Danilo…hai già fatto l’imprenditore( con la I maiuscola) in questa vita o nelle precedenti ???
    :-O

  26. artisticando Says:

    honnête……il progetto “Dieci alla Centesima” sembra favorire Danilo…nonostante sia ancora un .8…il problema sarà quello di farti cooptare nella “giunta dei saggi” (vediamo Lapo, se con le sue conoscenze può darci una mano…..), uso il plurale perché voglio dividere in tre 8-)

  27. Pad Says:

    trovo interessantissimo questo blog, come altri che comunque parlano di moda anche se, leggendo sempre “dentro” del righe di alcuni siti, si nota una campagna pubblicitaria sfegatata e quindi le notizie e recenzioni sono sempre più pilotate.
    Oggi ho fantasticato con un mio amico, un fratello per me, sogno di realizzare calzature, abiti, oggetti, spaziare nella creatività esprimere quello che abbiamo in testa in realtà. Purtroppo però quanto è legata la fantasia ai soldi!! se non hai un mucchio di soldi… tutto rimarra fantasia.

  28. honnête provocateur Says:

    artisticando
    C’e una clausolina scritta in caratteri minuscoli e ben nascosta dove si invita Danilo a non presentare domande di ammissione im quanto considerato artista “NON PERTINENTE” al concorso.

  29. honnête provocateur Says:

    O.T.emozionale.Scusate.
    Lil’ Mo. Un’ Artista con la A maiuscola.
    http://it.youtube.com/watch?v=5RPcrbcsaug
    una voce degna di pargonarsi alle leggendarie “The Supremes”
    http://it.youtube.com/watch?v=23UkIkwy5ZM

  30. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    honnete: ho decifrato tutto. Speriamo di sviluppare anche il resto…..

    ermione: abbi pazienza ma non ho capito nulla del tuo intervento che ritengo pertinente e ben esposto ma non comprensibile da entrambi i miei emisferi. ;-)

    artisticando: mi accontento di contributi dai 4 ai 10.000 euro. Non di più. Non sono venale….

  31. honnête provocateur Says:

    Indovinello “Impertinente”
    Nella graduatoria mondiale l’Italia si colloca al 55esimo posto, preceduta da Cile (23esimo), Corea del Sud (40esimo) e Costa Rica (47esimo). In cima alla classifica si confermano : Danimarca, Nuova Zelanda e Svezia. Al quarto posto c’è Singapore. Germania, Gran Bretagna, Francia e Spagna occupano rispettivamente il quattoridcesimo, sedicesimo, ventitresimo e ventiottesimo posto.
    In fondo alla classifica di 180 paesi c’è la Somalia.
    Su che cosa? Sulla creativita? sulla moda? sul “mi sono fatto fa solo”? sulla furbizia?
    Provate a indovinare prima di vedere la soluzione:
    http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/rapporto-corruzione/rapporto-corruzione/rapporto-corruzione.html

  32. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    artisticando: si. C’abbiamo provato nonostante le s-venture capital, nonostante ti chiedano la casa in garanzia, nonostante a nessuno interessi ciò che fai ma solo quanto garantisci o quanti ci metti tu.
    E poi oggi l’artista deve essere innanzitutto imprenditore di se stesso. Così come un libero professionista. Tre volte imprenditore. Purtroppo in campi troppo “laterali” da sfondare i mercati così consolidati….

    Per il concorso, sono sempre le clausoline nascoste che impediscono di volare…. Ce n’era una anche per l’Alitalia?

  33. patrizia skarabocchi Says:

    @antheus

    ????

    non devo ritenermi più degna del blog I-I???
    grazie

  34. pignorante Says:

    anch’io, umile dipendente, ma fiero cavaliere della magnifica ESATRI, dal basso della mia statura mentale ho tradotto il codice di honnete.
    mi senbra di deducere si stia parlando di estate e di vacanze al mare, lontani ricordi crepuscolari di notti sulla spiaggia a mangiare la focaggia.
    ma forse ho un pò frainteso anzichenò.
    Sono fondamentalemente un uomo pignorante umile e ignorante.

  35. Mariangela Says:

    HONNETE……. L’ho letto, wow intelligente e sviluppato emisf SX. che voglio più dalla vita… Forte sta cosa. grazie.

    Ci sono degli imprenditori che quando chiedi qualcosa riguardante alla propria attività, vedi che si illuminano gli occhi, Ti parlano dei progetti, degli obiettivi, delle migliorie, hanno voglia di fare…… e questo crederci che mi piace. Ok che dopo ci sono abbastanza argomenti frenanti… ma … uno che poarte credendo non prodotto e non il facile guadagno, secondo me parte avvantaggiato di molto.

  36. honnête provocateur Says:

    Sacha Baron Cohen ha fatto un bel regalo agli stilisti con le loro passerelle noiose e ripetitive.
    Fossi in lui mi farei pagare, se non l’hanno gia’ fatto.

  37. Paolo Convertito Blasio Says:

    @honnette figo l’ho letto proprio ora l’articolo su borat che irrompe alla sfilata di milano…infatti hai ragione ha spezzato la monotonia…

  38. honnête provocateur Says:

    2008 Top Creativity:Award
    “The Italian Boomerang”
    http://www.corriere.it/foto_del_giorno/home/08_settembre_26/giannelli_6a84978c-8b87-11dd-9547-00144f02aabc.shtml

  39. federico Says:

    what’s next?

    a giudicare, semplicemente, dalle notiziuole dei crac finanziari di questi giorni mi viene da domandarmi se in effetti, per molti anni, la falsificazione della realtà e le stime del valore economico non siano state enormemente gonfiate, perdendo appunto di vista quello che era pertinente, se non altro ai bilanci di società e banche. la value creation si sta dimostrando pesantemente una value distruction.
    adesso quello che è pertinente, per la maggioranza delle persone, credo sia la paura e lo shock…

    forse l’eccesso o la bassa qualità delle “financial strategy” e del “capital growth management” hanno portato questi tracolli… del resto, a posteriori (ma anche a priori e durante), capire e gestire i sistemi finanziari non è cosa facile… neanche per i cosiddetti esperti. adesso forse la golden people di certa finanza rimpiange di non avere dedicato la propria vita e le loro speranze a cose più “solide”, più “sicure”… a cose rilevanti. certo, la ricerca ossessiva del “drive” (consulenti McKinsey e altri), della crescita economica infinita (una sorta di Neverending Story dei soldi), agli osservatori più attenti e lucidi, sono sempre state valutate per quello che realmente sono: illusioni!

    va beh’, per fortuna l’essere umano è dotato di mille risorse e, forse,… supera tutto. anche se stesso e le proprie proiezioni/trappole mentali!

    in altri termini..quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare! e adesso il gioco, per molti, credo sia veramente duro.

    xie xie (la Cina ringrazia…)

  40. artisticando Says:

    “il vero ladro non è chi rapina la banca, ma chi la fonda” ….Bertold Brecht

  41. honnête provocateur Says:

    I privati si vodliono liberare dello “Stato Centrale” quando gli affari vanno bene.
    Gli stessi privati chiedo aiuto allo “Stato Centrale” quando gli affari vanno male.
    Relevance OR Coerence?
    La Finanza Creativa ed il liberismo deregolato hanno creato il Disastro Reale.
    Chi paga?
    I soliti fessi.
    “Il peggior nemico della verità e della libertà nella nostra società è la maggioranza compatta, la maggioranza liberale.”-Henrik Ibsen -

  42. artisticando Says:

    Federico
    …a mio avviso ed in parole povere, era ora che scoppiasse questa vergognosa gigante bolla/truffa, generata da banche e istituzioni finanziarie (quasi esclusivamente degli USA)……hanno costruito castelli di carta allo scopo esclusivo di arricchirsi… Il contraccolpo maggiore dovrebbero subirlo economie come la Cina, che ha parecchio investito in carta straccia negli USA …..per nostra fortuna è in una fase di grande espansione industriale come l’India, il Brasile, ed in condizione di ammortizzare il colpo.
    Il gioco si farà più duro perché Cinesi, Indiani, ecc, diventeranno più duri

  43. federico Says:

    @ artisticando
    Condivido quello che dici!
    Il gioco si fa piu duro anche per chi aveva scelto di essere pagato solo in stock option e aveva magari accumulato un “credito” da incassare di milioni di dollari e si è ritrovato nel giro di pochi giorni con quel credito che valeva zero o poco piu! la vita si fa piu dura per chi magari aveva sacrificato la propria giovinezza nella corsa verso un titolo di studio prestigioso che “garantisse” un futuro con un lavoro sicuro o magari anche molto quotato… e adesso è lì che esce dall’ufficio con lo scatolone della roba personale! illusioni, artificici…fuffa!

  44. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    …beh per gli indiani c’abbiamo i cowboy della Lega…..

  45. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Paul Newmann è andato…

    :-(

    “la percezione della propria maturità si ha quando cominciano a morire tutti i tuoi miti”

    fucsiaman 2008

  46. skydoll Says:

    trovo davver opaicevole e d interessante sapere che altre persone leggono libri di Manners…è proprio vero il malessere che colpisce l’economia e le persone, è la totale assenza di pertinenza, il seguire troppo le mode, le ricerche e la comunicazione, senza tenere conto di ciò che è dietro il prodotto, la sua struttura.
    Bravi continuate così, essere stimolanti aiuta le persone ad aprire la mente!!!!

  47. honnête provocateur Says:

    federico & artisticando
    vi faccio i miei compimenti.
    Molto attuale l’argomento trattato
    Sentite ILVO DIAMANTI
    http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/economia/alitalia-29/diamanti-mappe/diamanti-mappe.html

  48. artisticando Says:

    grazie honnête per Ilvo Diamanti…..ora capisco perché Danilo ha scelto( o finge?) di fare l’artista!!! è uno stratega nato……. ;-)

  49. federico Says:

    @honnete: grazie dei complimenti! essere un minimo aggiornato sulle vicende del mondo è una cosa che cerco di fare se non altro per nn rischiare di “vivere nel mio mondo”, chiuso sulle dinamiche della mia famiglia e dei miei impegni. onestamente, non credo, almeno per adesso, di poter dare un contributo utile ai problemi di cui sento parlare e parlo. però… penso che la libertà, l’indipendenza, e la democrazia passino anche di qui: da noi, da questo blog, dal nostro tempo…dal mondo che faremo (copyright nomadi-augusto daolio!) dai nostri pensieri:)

    @artisticando: perchè dici che Danilo è uno stratega nato? non colgo il link…

  50. federico Says:

    @vissia: scusa, mi fai un esempio di brand essence? un esempio non preso daimanuali di mkt però! grazie:)

  51. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    federico: perchè mi camuffo da artista per non essere tacciato di “libero professionista”, quindi evasore….
    Sono in incognito e tramo sotto la superficie…..

    :-)

  52. artisticando Says:

    federico….la risposta la trovi leggendo il link di honnête http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/economia/alitalia-29/diamanti-mappe/diamanti-mappe.html 8-)

  53. Paolo Convertito Blasio Says:

    complimenti per l’operazione pantofola d’oro..si respira in questa azienda un pò di spirito di I-I solo dopo aver visto la gallery di presentazione..

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