Progettisti di stile

(di Antheus)

Dopo aver dato spazio, in questi mesi estivi, a scenari, mercati e prodotti lontani da Italia Independent, credo sia giusto ricominciare a parlare anche un po’ di noi. I prossimi mesi sono molto importanti per I-I, non solo per il lancio dei pezzi unici che abbiamo presentato lo scorso anno a Parigi (il pea-coat waterproof, la reinterpretazione del piumino sviluppato con Moncler, il blazer in lana e cashmere, le varianti degli outdoor jacket con i nuovi materiali della Gore, etc…) e a Firenze (i pezzi unici più estivi: le scarpe realizzate con Arfango, gli abiti tinti in capo, etc..), ma anche per rafforzare sul mercato la conoscenza e la consapevolezza del nostro approccio al business dell’abbigliamento e del design.

Come sapete noi non produciamo direttamente, ma siamo fondamentalmente dei progettisti di stile. In estrema sintesi questo è il processo: I-I ipotizza e studia il progetto del pezzo unico che vorremmo realizzare, il che significa definire il design, materiali da utilizzare, caratteristiche tecniche etc… Fatto questo andiamo da coloro che noi (quando dico noi intendo I-I e la Changed Design) reputiamo i migliori produttori per quel progetto: a volte possono essere piccole o medie aziende che già producono quel tipo di prodotto, ma con caratteristiche diverse, a volte possino essere produttori che si occupano di tutt’altra classe di prodotto, altre volte possono essere gli stessi fornitori del materiale, altre ancora piccoli artigiani… .Insieme all’azienda scelta lavoriamo e collaboriamo insieme per sviluppare il prototipo e, successivamente, il prodotto finito

Questo tipo di rapporto che sviluppiamo con le aziende coinvolte è la cosa più lontana che c’è dalla semplice e un po’ banale operazione di co-marketing che tanto impera sui mercati oggigiorno. Nessuno infatti vuole sfruttare la notorietà dell’altro marchio, né fare su questo delle campagne pubblicitarie ad-hoc. Il logo di I-I, per sua stessa natura, si vede poco, e ancor meno si vedrà il marchio dell’altra azienda (che sia Moncler, Arfango, Gore e altre aziende con cui sono previste, a breve, altre collaborazioni). Le nostre collaborazioni con le altre aziende sono “profonde”, di reale scambio di know how produttivo, creativo e di processo. In molti casi Italia Independent cerca di inserire all’interno di processi e prodotti già maturi, uno o più elementi di stile e di innovazione.

In pratica il nostro ruolo è simile a quello di un designer che collabora con varie aziende, con la differenza che noi distribuiamo direttamente i prodotti marchiati I-I e ci assumiamo tutti i rischi d’impresa. Navigando in rete e leggendo molte riviste di settore ho provato a cercare altre aziende che operano in questo modo, ma finore la ricerca è stata vana.

39 Responses to “Progettisti di stile”

  1. honnête provocateur Says:

    Io penso che voi dovreste usare la parola “Raro” al posto di “Unico” per non ingenerare confusione
    Scusare ma i pezzi unici io me li faccio realizzare solo per me come facevano con le opere d’arte i Medici o i Papi.
    Delego la possibilita’ di organizzare un mostra sui miei “pezzi unici” a Danilo .8 Verticelli in caso di mia dipartita precoce.
    Con la somma ricavata puo’ benissimo acquistare tutti i pezzi della I-I.
    Smile.
    P.S.
    Ant, scusami,
    ma perche con il mio MAC non posso inserire gli smiles precostruiti e devo fabbricarmeli da solo?
    Anche qui devo esibire i pezzi unici?

  2. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    @honnete: allora spero tu “dipartisca” presto, così divento ricco……
    8)

  3. honnête provocateur Says:

    Che cosa non mi piace della morte? Forse l’ora.- Woody Allen -
    Grazie augurandomela me l’hai allungata.
    Diventerai ricco quando sarai vecchuo e dei soldi acquisiti non potrai fartene nulla e li dovrai lasciare ai tuoi “giovini eredi.”
    Cio’ ti ti rendera’ ancora piu’ furioso.

  4. honnête provocateur Says:

    .8
    Volevo postare questa di Allen ma non me la ricordavo bene:
    “Ci sono cose peggiori della morte. Se hai passato una serata con un assicuratore, sai esattamente di cosa parlo.”
    SuperSmile.
    Oppure questa esilarante di Walter Matthau
    “Il mio dottore mi diede sei mesi di vita, ma quando si accorse che non potevo pagare la parcella entro quel tempo, allora me ne diede altri sei.”
    HP

  5. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    eheheh i miei eredi sono 5 gatti di cui uno già vecchiotto.

    Al limite, se mi sopravvivono, lascio loro qualche pancale di scatolette…

    :-)

  6. honnête provocateur Says:

    Sto regredendo.
    Sto tornando un ENFANT TERRIBLE di primo pelo.
    Non e’ giusto monopolizzare il Blog nei confronti di Antheus di I-I e degli altri che scrivono.
    Mi autosospendo per 40 ore.
    A giovedi 11.
    Scusate.

  7. Alix Says:

    A me invece divertiva molto questo vostro botta e risposta… :-)

    Comunque Antheus, a proposito di Firenze e dei pezzi unici estivi lì presentati, avrei una piccola curiosità.
    Conscia del fatto che non siete un’azienda di moda soggetta ai ritmi frenetici di questo mondo, ma bensì dei progettisti di stile, non è forse un po’ troppo in controtendenza lanciare sul mercato nella stagione autunno-inverno dei prodotti più adatti alla stagione appena passata? Prodotti come la camicia piuttosto che il mocassino colorati. Mi spiego, questo aspetto dell’azienda mi piace, da veri designer presentate un prodotto quando è realmente pronto, senza fare troppi calcoli ( anche se per gli occhiali fluo la stagione estiva è stata rispettata…e infatti Formentera ne era piena…). Ma d’altra parte penso che un po’ più di attenzione anche a questi aspetti classici del mondo della moda potrebbe favorirvi. Cosa ne pensi?
    Grazie, un bacio.

  8. Giulia Says:

    In controtendenza a quanto scrive Alix, sperando che non me ne voglia, credo che ormai siano dei luoghi comuni il fatto di lanciare “prodotti che appaiono migliori per la stagione primavera estate”. Il mondo della moda é fortemente cambiato culturalmente e le tendenze, a prescindere da cio che passano i media e le vetrine ‘italiane’ in generale, si mescolano sempre di piu. Le maggiori capitali della moda lanciano degli imput repentini ed incontinua trasformazione, mescolando avanguardie sui tessuti e sulle linee….. il fattore tempo e frenesia é solo la malattia dei nostri tempi e la moda sia adegua…. ai tempi delle vere maison haute couture il tempo era rarefatto e si scandiva lentamente tra i salotti bon ton delle signore…. oggi tutto é da reinventare prendendo spunto dal passato. Non credo che la I I sia controtendenza all’interno del sistema moda tout court. Credo che la I I dimostri solo un pizzico di originalità e coraggio economicamente (con tutti i significati che ingloba questa parola) parlando.
    Sui prodotti ritengo che le stagioni si stiano mescolando ed allora va bene un mocassiono car shoe/arfango con il nuovo smoking per le serate importanti, oppure i capi coloratissimi per il giorno o un party informale anche in pieno autunno (e meno male il colore dopo tanto grigio/nero/marrone visto aPitti e Milano…) e via discorrendo….

  9. Antheus Says:

    Honnete: La formula “pezzi unici I-I” è diventata la nostra definizione di quando si parla di prodotti marchiati Italia Independent.
    La dicitura “pezzo unico” è usata per evidenziare - e, consentimi, stressare - l’artigianalità dei nostri prodotti. Anche un prodotto come gli occhiali da sole fluo, che sembrerebbe l’esempio classico di pezzo realizzato in serie, in realtà nelle mani di I-I, che come sapete fa colorare a mano ogni singoli pezzo della montatura, diventa un pezzo unico cioè, se visto nei dettagli, differente l’uno dall’altro (magari anche con qualche piccolissima imperfezioni.
    Pezzo raro, al contrario, non ha un gran significato per quanto ci riguarda.
    Alix: Sottoscrivo (e ringrazio) il commento di Giulia. Il nostro fine ultimo sarebbe quello di eliminare le stagioni nella moda e dare massima libertà nella scelta. Purtroppo nel campo dell’abbigliamento sono ancora ben radicati questi concetti, e quindi, essendo noi ancora piccoli, certe volte dobbiamo sottostare a queste regole. Intanto abbiamo già eliminato parole come collezione e total look dal nostro vocabolario, ed è già un piccolo passo.

  10. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    …oddio, eliminatele come concezione, ma io d’inverno in bermuda colorate di lino proprio non ci vado in giro…no, no, no

    Diciamo che la “gente” quando sente parlare di “pezzo unico” pensa ad un pezzo che è unico. E siccome unico vuol dire unico, ne deduce che ce n’è solo uno. In questo caso honnete tirando la corda della definizione ha effettivamente evidenziato ciò che in altri siti o blog spesso viene detto.
    Ovvero che dietro all’artigianalità “unica” in fondo ci sono prodotti praticamente uguali tra loro in tutti i negozi.
    Sappiamo che non è vero, o meglio, come dice Antheus, che nella manualità della realizzazione ogni oggetto finisce per non essere identico all’altro (magari se guardato al microscopio), ma sappiamo anche che al 99% i rispettivi oggetti sono praticamente uguali (e ci mancherebbe anche) tra loro, per cui la famosa unicità rimane un po’ celata dietro le definizioni.
    D’altronde neanche l’aggettivo “raro” fa al caso vostro, perchè raro è ciò che non è diffuso e i prodotti commerciali devono essere diffusi, sarebbe un ossimoro quindi.
    Proviamo allora a proporre il desueto “artigianale” che fa tanto mobiliere di Ponsacco ma che in fondo ancora caratterizza ciò che viene fatto “a mano” da ciò che viene fatto” a macchina”.?

  11. Alix Says:

    Ma figurati Giulia! Perchè mai dovrei volertene? ;-)
    La mia era solo una riflessione che partiva dal fatto che, girando spesso l’Italia per lavoro o diletto, mi è capitato di visitare diversi rivenditori di Italia Independent e di notare, almeno apparentemente, che questa filosofia aziendale che anche tu hai ben esposto mal si rispecchia con le esigenze e con le abitudini dei negozianti, ormai stra-abituati ai ritmi classici della moda. Diciamo pure che a volte mi è sembrato di percepire un po’ di disorientamento di fronte a queste scelte originali dell’azienda. Poi, personalmente, vivendo in una città come Milano, sono già stufa di vedere le vetrine dei negozi addobbate con tristi colori autunnali e fare ogni volta una fatica tremenda per trovare un capo colorato a novembre ( anche se ultimamente qualcosa è cambiato ). Forse ecco ci vorrebbe un po’ più di integrazione tra azienda e rivenditori/distributori; il successo di un’attività passa anche da questo aspetto. Per esempio, se io rivenditore “mi arrabbio” perchè mi vedo arrivare i nuovi pezzi unici colorati a settembre quando li avrei voluti ad aprile secondo la mia logica ( che coincide con quella classica della moda ), vuol dire che non ho capito molto della filosofia aziendale…
    Poi, piccola anzi che dico, minima provocazione : i fluo hanno avuto successo quest’estate; sarebbe stato lo stesso anche in autunno-inverno? Personalmente, se una cosa mi piace, la compro in qualsiasi momento dell’anno, non c’è stagione che tenga. Ma “noi” consumatori in generale siamo davvero già pronti a questa mescolanza tra le stagioni?
    Ovviamente per Italia Independent mi auguro di sì, anche perchè sono sicura si stia costruendo pian piano una clientela che comprende e apprezza le scelte dell’azienda.
    Un bacio a tutti.

  12. Antheus Says:

    Alix: Piccola precisazione. Comunque i pezzi unici colorati li troverai nei negozi in aprile.
    SUl discorso integrazione azienda - distribuzione - rivenditore mi trovi d’accordissimo. Ci stiamo provando, ma non è per niente facile.

  13. Alix Says:

    Coinvolgere i propri partner, e più in generale tante teste diverse fra loro, non è mai impresa facile. Bisogna trovare le giuste motivazioni, ma soprattutto ci vuole tanto lavoro, pazienza e tempo. Siete una giovane impresa con una lunga strada ancora da percorrere; ce la farete senz’altro.
    E grazie per la precisazione, molto utile Antheus.

  14. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    bah… se un colore sta bene, sta bene. In qualunque momento dell’anno. Si cambiano i colori a seconda dello stato d’animo, non della moda.
    Occorre avere la maschera di bronzo però, perchè la moltitudine belante segue canoni coloristici omologati e “naturali”. Vanno con i colori della luce. Con le fasi biologiche naturali. I letarghi della fantasia.
    Il colore allora non contraddistingue più un momento “interno” ma uno “esterno”. Si rapporta al contesto e non al carattere. Non identifica ma omologa secondo canoni a noi piuttosto estranei.
    Non è più una questione di scelte cromatiche.
    A meno che non ci si vesta disordinatamente per sciatteria, dobbiamo pur avere delle preferenze cromatiche su cui costruire la nostra immagine ad uso e consumo di noi stessi e/o della società.
    Lo schema allora è (stato?) quello di preferire tinte allegre e forti nelle stagioni calde e tinte scure e naturali in quelle fredde, con l’eccezione del bianco e del nero che imperano sempre per i più indecisi.
    Ci sono eccezioni, spesso in campo elitario. Ma perchè abbiamo sopportato (o condiviso) da sempre questa biologia del colore sentendola come naturale?
    Io trovo invece naturale sopperire al freddo ed al buio invernali con cose colorate. Se le foglie sono arancioni e poi cadono, se l’ambiente è nebbioso, se il cielo è grigio, cosa c’è di più bello di una macchia di colore nel mezzo della triste gamma della Natura invernale?

    Diciamo che se tutti vestissero colorati, tutti lo farebbero e nessuno si sentirebbe osservato.
    In India ti guardano se vai vestito di nero. In Giappone il bianco è lutto. Insomma, la scelta ricade sempre sulla propria capacità di emergere in un contesto di massa o di volersi confondere in esso.

    Il colore segue il carattere, e forse è bene che sia così. Le “divise” ipercolorate per tutti sarebbero ridicoli esempi di disomologazione. Le guardie svizzere mi fanno ridere. Colori da clown sui soldati di Dio. Eppure sono allegre. Un attimo solo improbabili. Michelangelo era un sognatore. Noi?

  15. honnête provocateur Says:

    Ieri sono andato con un mio amico “cervello unico” http://www.tecrotronica.it/ per presentare
    dei progertti da lui brevettati nel campo della biometrica e dell’automazione nella sede di ADMAIORA qui a Roma
    http://www.admaiora.com/it/
    Ne abbiamo parlato con Fabio Scalet, co-founder insieme a Mauro Lupi e Direttore commerciale della societa’.
    L’impressione che ne abbiamo ricavato e’ stata ottima.
    La loro sensibilita’ all’innovazione ed alla proposta di idee nuove ed originali e’ palpabile.
    -Laddove tutti pensano allo stesso modo, nessuno pensa un gran che. - Walter Lippmann

  16. Rossana Says:

    ..Danilo ti dò ragione io come il mio amato Michelangelo sono una sognatrice..amo i colori…ma se non hai grosse possibilità economiche e ti butti in centri commerciali e negozietti vari a prezzi modici trovi solo Marrone,Verdone,Viola,nero…per quest’inverno la gamma dei colori è questa!..
    ..Ho invano cercato un rosa..un rosso…nulla…
    ..alla fine poi la smania di shopping prevarrà su di me e mi porterà a trovare un compromesso…nei 4 colori il meno peggio!…sò di peccare…ma è così…
    hai un sito per vedere le tue opere?..
    grazie mille…

  17. Paolo Convertito Blasio Says:

    bravo honnete..

  18. david Says:

    il colore lo si dovrebbe indossare quando se ne ha voglia, non quando lo impone la comunità, perchè ciò rappresenterebbe una spersonalizzazione: non è detto che un bel pantalone arancione non possa essere indossato a novembre: purtroppo, però, c’è da dire che le aziende (non so perchè, ma mi viene in mente jeckerson) producono i capi colorati con tessuti leggeri (cotone sottile o lino), o comunque, per dirla alla vecchia maniera, “di mezza stagione”, col risultato che a novembre, sullo scooter, muoio dal freddo se lo indosso. ho trovato solo un marchio che fa capi belli colorati, ma in denim, che permette di indossarli anche in pieno inverno.
    a mio avviso il capo colorato, indossato nei mesi freddi, rispecchia la personalità colorata di chi lo indossa.
    anty,spiegami ‘na cosa: ma quando entreranno in commercio tali prodotti? vorrei saperlo, perchè necessito di un piumino o comunque di un capo pesante.

  19. honnête provocateur Says:

    Telecom tItaglia main sponsor del blogfest:
    http://www.blogfest.it/
    L’ azienda che ha piu’ di tutti contribuito all’arretramento del processo di sviluppo della rete paga l’evento.
    Probabilmente si premiera’ anche Beppe Grillo che li vorrebbe tutti in galera.
    Riterera’ il premio col passamontagna?

  20. honnête provocateur Says:

    Si parla di colori e non voglio sempre mettermi in mostra ma devo farlo.
    Io ho circa 80 completi invernalie e sono piu colorati di quelli estivi.
    Ho un pezzo speciale che un principe di Galles tramato completamente bianco.
    Chi non apprezza mi chiama SCARAMACAI.
    Son problemi loro,io da sempre non ho fatto mai distinzione tra estate ed inverno.
    Non ho mai indossato un capo nero o grigio,ne un paio di Jeans.

  21. Stefano Says:

    Bonsoir a tutti e ben ritrovati!

    Dopo un po’ di avventure (estive) e disavventure (informatiche) sono tornato a scrivere…anche se a leggere non ho (quasi) mai smesso.

    A mio avviso, il colore è un accessorio che parla, discute, dialoga, evidenzia o camuffa e pertanto si dovrebbe pensare al perché si sceglie, non solo a quale. In quest’ottica sparisce la differenza tra colori “grigi” e colori “colorati”: ognuno ha pari “dignità”, sono solo diverse parole a disposizione per comunicare.

    E così, Rossana, quello che dice Otto non è affatto in conflitto con ciò che esponi tu: è proprio l’andare oltre (ok, lui direbbe “altrove”…ciao Otttooo) le mode e le stagionalità imposte che ti libera dal “quest’anno va solo il… . Tu quest’anno compri il verde, l’anno prossimo il viola e l’anno scorso hai preso l’arancio: pian piano costruisci il tuo guardaroba-frasario e poi lo usi per vestire-comunicare te stessa. Non è questione di cifre: qualità (della scelta) non quantità.

    A presto,
    Ste

  22. cordelia Says:

    … guarda David…

    http://www.ilotopie.com/fr/spectacles/gens_couleur.htm

  23. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    rossana: lo so, è spesso così. Tentar non nuoce o affidarsi a sarti che non ti spellino o imparare a cucire….
    Il sito, ce ne sono tanti. Cercami su Google e scegli quello che preferisci. Ciao

  24. Stefano Says:

    …eccomi di nuovo…

    Dedico al volo due righe ad Otto ed Honnête: ho appena visto una puntata di “The F word” del mio idolo Gordon Ramsay, e una frase che mi ha colpito (usata spesso in realtà) e che qui cade a fagiuolo è “the more colour, the more flavour”! Come non pensare a voi?!

    Buona serata,
    Ste

  25. Stefano Says:

    Bonsoir a tutti e ben ritrovati!

    Dopo un po’ di avventure (estive) e disavventure (informatiche) sono tornato a scrivere…anche se a leggere non ho (quasi) mai smesso.

    A mio avviso, il colore è un accessorio che parla, discute, dialoga, evidenzia o camuffa e pertanto si dovrebbe pensare al perché si sceglie, non solo a quale. In quest’ottica sparisce la differenza tra colori “grigi” e colori “colorati”: ognuno ha pari “dignità”, sono solo diverse parole a disposizione per comunicare.

    E così, Rossana, quello che dice Otto non è affatto in conflitto con ciò che esponi tu: è proprio l’andare oltre (ok, lui direbbe “altrove”…ciao Otttooo) le mode e le stagionalità imposte che ti libera dal “quest’anno va solo il… . Tu quest’anno compri il verde, l’anno prossimo il viola e l’anno scorso hai preso l’arancio: pian piano costruisci il tuo guardaroba-frasario e poi lo usi per vestire-comunicare te stessa. Non è questione di cifre: qualità (della scelta) non quantità.

    A presto,
    Ste

  26. honnête provocateur Says:

    Paolo C. Blasio
    Grazie,
    ma che ho fatto?

  27. Stefano Says:

    …ehm…scusate la ripetizione…devo ancora finire il rodaggio, a quanto pare…

  28. honnête provocateur Says:

    Le menti più pure e più pensose sono quelle che amano i colori. -John Ruskin-

  29. Rossana Says:

    ..bhe si Danilo idea di imparare a cucire mi ha sempre attirato….ho una tata che è sarta da 40 anni ho sempre vista cucire e sferruzzare ma….ho sempre solo guardata!che ingrata!…
    ..spiato i siti che parlano di te…adoro il tuo abbinamento rosa/fucsia…divino…e il tuo quadro “le deuxieme sexe” splendido…impazzisco per i piedi e le mani!!!…
    Quando fai una mostra dillo..mi piacerebbe vedere le tue opere dal vivo… io abito in Bergamo alta…fosse a Milano o dintorni sarebbe ideale!..
    grassie!..ciao..

  30. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Grazie

    @rossana: le deuxieme ce l’ho nel corrioio. Quando hai i soldini se vuoi te lo vendo… eheheh
    La mostra? Quando trovo uno sponsor che me la paga la faccio e quindi la porto anche a Milano. Anche se ho cambiato modo di lavorare. A dicembre a Verona ci sarà un’asta di beneficenza pro Tibet organizzata da Amnesty International, con relativa mostra, credo in P.zza Bra. Se ntheus me lo permetterà, vi comunicherò gli estremi esatti dell’evento (perchè neanche io li so ancora).
    Grazie Cordelia, i tuoi spot sono sempre originali…..

  31. Rossana Says:

    ..caro Danilo si dice così in questi casi??!!…se vinco all’otto la compro di sicuro!!!..
    dai aspetto notizie precise sull evento a Verona…è fattibile …dista da casa solo 1 ora e mezzo!..
    Grazie mille..
    P.s: sei troppo folle!!!…:-)

  32. andrea squinobal Says:

    lanciare sul mercato un prodotto quando questo è pronto è il punto che apprezzo di più della vostra azienda…l’essere condizionati dalle collezioni e dalle scadenze programmate, vedi settimane della moda, pitti…, potrebbe precludere la perfezione! Sarebbe un’altra azienda schiava del mercato e dalle mode o tendenze, in questo modo invece si riesce a dare una propria impronta al mercato in maniera INDIPENDENTE !!!

    riguardo il lancio di capi non in sintonia con la stagione in corso, posso dare ragione a chi scrive che è innaturale o stupido, ma trovo tutto ciò in linea con la filosofia aziendale. Per fare un esempio pratico, personalmente, mi scoccia molto vedere ad una ventina di giorni da un mio acquisto il dimezzamento del prezzo da me pagato (saldi) perchè da un lato mi viene l’idea di acquistare anche io nel periodo “magico”, mentre dall’altro lato mi viene da pensare che il negoziante riesce a guadagnare lo stesso con il prezzo dimezzato e quindi mi sento derubato ancor di più pensando a quanto potesse guadagnare con il prezzo pieno. Senza pensare che se un oggetto può essere venduto al 50% di sconto la sua qualità normalmente è ben distante dal prezzo di listino!

  33. cordelia Says:

    Articolo segnalato da Piero Bassetti nel suo sito: globus et locus

    “Il capitalismo oggi pervade la vita quotidiana”, spiega il sociologo dei consumi Vanni Codeluppi:
    “Superata la fase in cui sfruttava il lavoro dell’uomo e la soddisfazione dei suoi bisogni materiali, ora ingloba nel meccanismo di produzione della ricchezza le nostre emozioni e il tempo libero.
    Che è diventato un nuovo tipo di lavoro”.

    Il liceale griffato da capo a piedi è una vetrina ambulante. La sua ragazza, quando passa ore su Internet a caccia di nuovi cosmetici, offre alle aziende preziose indicazioni di marketing. …
    L’industria utilizza come materie prime anche le nostre conoscenze, esperienze, emozioni, desideri e aspirazioni .

    … Per inondare il mercato di prodotti che valgono non tanto per la loro utilità, ma perché procurano sensazioni, fanno sognare, conferiscono status, comunicano valori sociali. ‘Indossa Chi Ti ama’, strizza l’occhio La Perla; cattura ‘Il Potere Dei Sogni’, incalza Honda; abbraccia il mondo e tutte le sue razze con gli United Colors, invita Benetton…

    L’azienda”, prosegue Codeluppi, “pensa ormai come un grande cervello di cui fa parte anche il consumatore, coinvolto attraverso una retorica della partecipazione che gli è presentata come libera scelta, ma non lo è.
    La dimensione dell’individuo tende a scomparire per essere sostituita dal rapporto consumatore-azienda. I ruoli delle due parti si confondono, tra produttore e consumatore diventa simbiosi”.

    L’individuo può solo decidere cosa consumare, scegliendo i prodotti che sente più suoi.

    “Con questi si costruisce un’identità, persa quella un tempo determinata dall’appartenenza a gruppi familiari, nazionali, professionali”, dice Codeluppi. Polverizzata da globalizzazione e benessere diffuso.

    http://espresso.repubblica.it/dettaglio/La-merce-siamo-noi/2029567/11

  34. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    cordelia, è pefettamente vero ma… cosa c’èdi male in fondo? Se l’obbiettivo si è spostato dallo sfruttamento al soddisfacimento, non pensi che in fondo ci sia stata un’evoluzione della qualità della vita?
    E poi esperienze (supponiamo di credere che siano genuine e l’amico Fosco ce lo perdoni) come The Sartorialist e The Fashionst non ci dicono che siamo in qualunque momento in grado di sovvertire le idee delle industrie e direzionarle? Il blog e Internet non ci aiutano in questo? Avranno difficoltà quindi le industrie a star dietro ai continui cambiamenti dei costumi, spontaneamente attuati da gruppi influenti di consumatori? Quale organizzazione aziendale quindi deve essere prospettata per essere in grado di modificarsi ogni poco tempo?

  35. cordelia Says:

    Nulla. Non c’è nulla di male. Anzi, tra poco troverai in commercio il tuo Fucsia…. (Dopo il nero imperante di questi anni è la logica conseguenza desiderare i colori). Sei facile da accontentare. Magari potrà piacere anche ad altri indossarlo. Hehehe….

  36. cordelia Says:

    Nessuno ti avrà pagato per aver fatto tendenza.

  37. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    La mia soddisfazione sarà morale. In fondo sono a questo mondo per redimere i peccatori….

    °:-)

  38. federico Says:

    Vi segnalo un tipo di memorie usb che mi piacciono molto e di cui sono venuto a conoscenza grazie al sito di artisticando: http://myartistic.blogspot.com/2008/09/140908-flashbag-usb-flash-drives-with.html

  39. denmark dokument Says:

    denmark dokument…

    [...]Italiaindependent.com » Blog Archive » Progettisti di stile[...]…

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