Fumetti per comunicare

(di Antheus)

Come forse avete letto, Google, attraverso una conferenza stampa che si poteva  seguire direttamente via internet, ha presentato ieri un nuovo browser open source. A differenza di quelli che normalmente utilizziamo (Explorer o Firefox) che sono stati ideati quando il web era un’insieme di pagine testuali, questo nuovo Chrome, il nome del browser, è stato pensato per venire incontro alle nuove funzionalità del web: in pratica Chrome non si limita a far sfogliare le pagine del web, ma ingloba tutte le applicazioni che fino ad oggi facevamo aprendo altre finestre (videoscrittura, chat, lettori multimediale, mappe etc…).

Ma questo non è un blog tecnologico, quindi ci fermiamo qui e, anzi, vi invitiamo a scaricare la versione beta del browser per provarlo voi stessi. Quello di cui mi interessa parlare è invece la strategia di comunicazione usata da Google per annunciare i nuovi prodotti. A differenza dei competitors Apple e Microsoft - che annunciano il keynote che presenterà le novità uno-due mesi prima, creando un forte clima di attesa e di aspettativa - Google, sorprende tutti annunciando pochi giorni prima la conferenza stampa, che chiunque può seguire via web, della nuova creazione.

Questa volta tra i tool di presentazione ha inserito anche un fumetto (disegnato dal famoso illustratore Scott McCloud, grande artista e teorico del fumetto) per spiegare in modo semplice e originale la complessità che sta alla base dell’ideazione di Chrome. Personalmente la trovo una scelta felice, perchè sposa l’intrattenimento con l’educational, e lo fa in un modo originale, non troppo pubblicitario, futuribile e, nello stesso tempo, chiara e rispettosa del passato.

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54 Responses to “Fumetti per comunicare”

  1. honnête provocateur Says:

    No so se i fumetti siano adtti a tutti per comunicare qualcosa.
    La ricettivita’ del potenziale cliente cambia in base a numerevoli fattori che non sto ad elencare ma in particolare crdo che subentri l’amore per il fumetto che si matura nei primi anni di vita.
    Per esempio le vignette dei quotidiani spesso valgono se non piu’ editoriali lunghi e noiosi sul fatto del giorno.
    La prima cosa che guardo sul sito del corriere e’ la vignetta di Giannelli.
    Trovo in lui una capacita’di sintesi e di centratura dell’argomento trattato quasi sempre perfetta.
    Oggi c’e una vignetta stupenda sui fatti del tifo ultra’ napoletano che e’ a mio avviso e’ un concentrato di intelligenza e ironia.
    http://www.corriere.it/foto_del_giorno/home/08_settembre_03/giannelli_42b0a0d8-7977-11dd-9aa0-00144f02aabc.shtml

  2. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    honnete: quella vignetta mi ricorda tanto il processo finale nel fantastico film “febbre da cavallo” in cui il giudice (grande Adolfo Celi) familiarizzava con Mandrache, er pomata e compagnia bella sulla condivisa passione per le corse… Stavolta Giannelli ha epigonato. Godetevi l’estratto.

    http://au.youtube.com/watch?v=dVBNa-6zFSU

    una battuta dal filmato: “Che placchi, c’è aa staccionata” (N. Carotenuto)

    Il post. Vorrei che Antheus, da buon “comunicatore” professionista, ci spieghi, secondo lui, perchè Goggle ha attuato questa strategia “a ridosso” invece che la strategia dell’attesa…

    Forse Apple e Microsoft vendono oggetti reali, mentre Google regala strumenti virtuali. Nel primo caso l’attesa diventa una costruzione psicologica del desiderio di possedere, nel secondo basta fare il download e tutto è compiuto. Una sveltina, si potrebbe dire.

    Il fumetto non mi sembra fondamentale. Anzi, sembra quasi che ci prendano per scemi….

  3. Antheus Says:

    .8: Un po’ è per la “consistenza” del prodotto - anche se windows non è poi così “fisico” - un po’ è proprio per distaccarsi dai due competitors e dalle loro modalità di comunicazione.
    Tieni poi conto che questo è il futuro: il concetto di supporto sta morendo, tutto sarà sempre più “liquido e downloadabile”.
    Apple, sopratutto, e Microsoft basano la loro strategia di comunicazione su ‘l’oggetto del desiderio’: e quindi attesa, disponibilità limitata, le file ai negozi, le aperture a mezzanotte, prezzi alti etc..
    Google, per sua natura, gioca più sulla funzionalità, sulla vicinanza, sul mettersi allo stesso piano dell’utente, sull’esere un “problem solver”.

    Apple poi è legata troppo alla coolness, alla roba figa e minimale, Microsoft troppo seri e didascalici. Il fumetto invece mi sembra una buona via di mezzo, che riesce a parlare un po’ a tutti .. ma questa è un’opinione personale.

  4. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Antheus, io ho utilizzato un certo tipo di tecnica “fumetto” nelle mie cose negli anni passati. Certo, un fumetto intellettuale, spezzato, incastrato, decostruito, al limite un fumetto per la valenza esteriore e puramente grafica, quindi capisco bene cosa dici.

    Allargo allora l’osservazione. La società contemporanea è complessa o semplice? Ancora meglio, ha necessità di opzioni complesse o di semplificazioni esteriori?
    Abbiamo di recente parlato di giovani e vecchi (??) e di cose che sembrano cambiare ma non lo fanno così come sembra, e viceversa. Questa società di giovani che arzigogolano con l’elettronica fin dal primo anno di vita, ha quindi bisogno di una semplificazione così estrema come quella di un fumetto?
    La domanda ha due sottodomande:
    1) perchè la Google ha deciso di far ricorso a questa grafica? Quali studi ha fatto? Che statistiche ha?
    2) a quale pubblico è rivolta questa campagna informativa? Quali “nuovi” mercati sono oggetto della stessa?

    Siamo abituati a tutorial abbastanza espliciti, basati sui filmati delle operazioni su schermo. Manuali pur incompleti ma alla fine efficaci.
    Raffino la considerazione: cosa comporta l’utilizzo di una icona antropomorfa (il fumetto di quello che parla ad esempio) in luogo di una sola voce narrante o di una serie di istruzioni scritte? Perchè si ricorre quindi “di nuovo” alla rappresentazione umana quando per decenni abbiamo comunemente lavorato con listati e script o screenshot? Cosa è quindi cambiato nella Società per un’operazione per alcuni versi così “reazionaria”? Il ritorno dell’Uomo al centro dell’Universo? L’abdicazione dell’estetica tecnologica?

  5. honnête provocateur Says:

    Antheus
    Non parlare troppo male della Apple perche’ i loro utenti sono molto suscettibili.
    A parte gli oggetti culto che non sopporto ( e’ rimasta a galla grazie a questi per non soccombere allo strapotere del “low cost” attuato da Microsoft e Intel negli anni hardwere) e mi trovo pienamente d’accordo con te, ma nell’ estetica ed in ricerca sono da ammirare e da copiare come ha fatto sistematicamenre Gates.
    Possiedo un paio di oggettini “cult” da collezionisti.
    Me ne abbassi il valore intrinseco cosi’ facendo.
    (⌅ I ⌅)

  6. Bibi e Bibo Says:

    Ragazzi ma quando saranno commercializzati gli occhiali da vista????

  7. honnête provocateur Says:

    1984 Apple Mac
    Iconic Ridley Scott advert for the launch of the Apple Mac in 1984.
    http://it.youtube.com/watch?v=R706isyDrqI
    2008 Vote Different
    BarackObama.com
    http://it.youtube.com/watch?v=6h3G-lMZxjo&feature=related

  8. cordelia toscani Says:

    Belle domande Da…Nilo!!!

    Ti invio questo link sul Tibet e le Olimpiadi cinesi.

  9. cordelia toscani Says:

    http://nochina.wordpress.com/2008/03/22/18/

  10. honnête provocateur Says:

    Grandiosa notizia. Se fosse vera Viava i colonizzatori Americani.
    http://www.corriere.it/economia/08_settembre_03/silicon_valley_mind_the_bridge_Sviec_Baia_a4732a74-79be-11dd-9aa0-00144f02aabc.shtml
    Ci sara’ bisogno di raccomandazioni?
    http://www.mindthebridge.org/

  11. Dilett@ Says:

    battuta semi-seria2.0:

    praticamente lei dice: “I hope” e lui risponde: “I have a dream” …!…

  12. Dilett@ Says:

    altra battutaccia:

    ma secondo voi questa vignetta è stata disegnata prima o durante l’ uragano Gustav?

  13. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Cordelia…grazie. L’immagine è toccante anche se non perfettamente originale….

    Diletta, sarebbe più bella se fosse lui a parlare per primo….

    honnete: si va?

  14. Antheus Says:

    Bibi e Bibo: Gli occhiali da vista saranno consegnati ai negozi di ottica (questi http://www.italiaindependent.com/ita/?p=optical ) nell’ultima settimana di settembre.
    Nello stesso tempo saranno acquistabili anche sul sito.

  15. paolo Says:

    @fucsiaman
    Non credo che sia un problema legato alla società, nessuna rivoluzione è in vista! Mi spiego: la nostra società è complessa e semplice allo stesso tempo, dipende, com’è ovvio, dai punti di vista. Credo piuttosto che, banalmente, esistano modalità di comunicazione differenti che vengono usate all’occorrenza. Ed è buffo in fin dei conti che ci si arrovelli intorno all’utilizzo di uno dei mezzi più diffusi della cultura di massa contemporanea!
    L’utilizzo di un fumetto per spiegare le performance di un prodotto sarebbe sembrato innovativo e vagamente trasgressivo negli anni Cinquanta, quando era considerato territorio esclusivo delle classi sociali più basse. Cinquant’anni di studi (penso ai Cultural Studies) e varie rivoluzioni hanno portato il fumetto ad essere considerato un classico.
    Il fumetto è stato completamente metabolizzato dalla nostra società, che non a caso lo considera una forma di espressione con pari dignità rispetto ai libri, ai film ecc. ecc.
    Nel caso di Chrome poi, più che di fumetto si potrebbe quasi parlare di illustrazione: quelle tavole spiegano il prodotto ed il suo utilizzo nel modo più chiaro e semplice possibile. Quasi fossero delle istruzioni.
    Riguardo poi allo stile, non sembrano una sorta di storyboard per una pubblicità della Apple?
    Non credo che alla Google abbiano fatto grandi studi o ricerche prima di decidere se utilizzare o meno il fumetto e non credo nemmeno che siano in possesso di grandi statistiche sui fumetti. Credo piuttosto che abbiano cercato di spiegare un prodotto, ancora in fase beta, nel modo più semplice possibile, cercando al contempo di creare una terza via tra le presentazioni spettacolari di Microsoft e quelle super minimali, ma non meno “sensazionali” di Apple, I dati e le statistiche, semmai sono venute in un secondo momento, per supportare una intuizione e validare una scelta strategica e stilistica.
    Va aggiunto che oggi Chrome è un prodotto innovativo, che mira a ritagliarsi uno spazio importante nel settore dei Browser, che è stato sviluppato da chi si è sempre posto il problema di semplificare la vita a chi naviga in rete.
    Insomma alla fine Google ha fatto un’ottima operazione cercando di porsi come alternativa possibile ai giganti Microsoft e Apple e cercando di comunicare utilizzando una terza via rispetto ai suoi diretti competitor.
    Scusate la lunghezza del post ma la discussione, come spesso succede da queste parti, è interessante.
    Saluti
    Paolo

  16. Alix Says:

    Rieccomi finalmente in postazione…anche se dopo le sfilate di settembre, con i clienti che aspettano fino all’ultimo per strapparti un prezzo migliore, avrei bisogno di un’altra vacanzina..
    Comunque, di questo post mi sono piaciuti i “dubbi amletici” di Otto e non posso che dar ragione a quanto detto da Antheus.
    Ovvero si sta andando sempre di più verso l’era dell’immateriale, tutto è e verrà commercializzato via internet. E credo anche il mondo della moda dovrà rivedere i suoi tradizionali canoni e stare al passo con i tempi ( d’altra parte Italia Independent lo sta già facendo ).
    A mio avviso, ritengo sia apprezzabile la strategia comunicativa di Google, molto più pragmatica, produce in silenzio e poi presenta il prodotto all’improvviso cercando di spiazzare, per quanto possibile, i competitors. Fermo restando che Apple e Microsoft puntano più su prodotti esperenziali che creino una certa aspettativa nei clienti, ricordo che in passato, una strategia simile alla loro giocò un brutto scherzo ad un’azienda come la Sony. La Sony, leader nel suo settore, creò una tale aspettativa nei confronti della nuova Playstation 2 da sottovalutare il suo principale rivale, la Nintendo, che invece in tutta tranquillità lanciò una nuova consolle completamente innovativa, rivolta ad un pubblico anche di adulti. La Sony si trovò così spiazzata e dovette rimandare il lancio della Playstation di diversi mesi nella speranza di riuscire a porre qualche pezza alla sua stupida presunzione. Fatto sta che è stato possibile trovare la Playstation 2 a prezzo stracciato già pochi mesi dopo la sua uscita sul mercato.
    Personalmente poi, come stile di comunicazione, ho apprezzato anche il fumetto. E non solo perchè rende la lettura e la comprensione del nuovo browser più semplici, ma anche perchè ispira ad un ritorno alle cose semplici di una volta, accessibili a tutti, come i fumetti ( e come dovrebbe esserlo il nuovo prodotto, rivolto anche a chi si affaccia per la prima volta nel mondo del web ). Basta pensare ai cartoni animati moderni, realizzati esclusivamente tramite computer, di una bruttezza unica a mio avviso. Mia madre, che ha iniziato a lavorare nel mondo dello spettacolo proprio dipingendo i lucidi dei cartoni animati, sarebbe disoccupata da un bel pezzo.
    L’ho trovata quindi una scelta in controtendenza : sponsorizzare un prodotto web innovativo utilizzando un’arte tra le più classiche e che non ha molto a che fare con il mondo di internet.
    Un bacione a tutti e bentornati al lavoro ( sigh! :-( )

    P.S. avrei bisogno del mio saggio in privata sede per chiedergli un consiglio. Honnête come posso contattarti? Grazie

  17. honnête provocateur Says:

    Alix
    Puoi scrivere in privato ad Antheus.
    Ho chiesto a lui di darteli.
    Ciao
    blog@italiaindependent.com

  18. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Alix: allora anche tu parli di “ritorno”.
    Concordo con paolo ma ne traggo una chiosa: se di ritorno si tratta, il mio post verteva appunto sul “perchè”.
    E parto dal presupposto che quando si fa qualcosa si deve avere dei buoni motivi per farlo.
    Al contrario di ciò che afferma paolo, io non credo si siano alzati di mattina e abbiano detto: “OK ora prendiamo il libro delle elementari di mio figlio e vediamo come lì spiegano le cose”. Perchè in effetti di disegno da libro delle elementari si tratta. Personaggi semplici e neanche ben disegnati. Una stilizzazione da abecedario.
    E’ vero, il fumetto è parte integrante della nostra lettura e talvolta Arte, ma nessun manuale, nessun tutorial (o almeno che io abbia visto in genere) fanno ricorso ad una antropomorfizzazione del linguaggio, di solito utilizzata con i bambini e fino all’adolescenza.
    Allora la domanda che ripropongo è: perchè?
    Perchè la strategia di comunicazione di un prodotto innovativo del terzo millennio si affida ad una forma di comunicazione ed ad una grafica da anni settanta? Perchè per capire un discorso semplice e lineare lo devo leggere nella nuvoletta e devo vedere uno (una?) con gli occhiali e i capelli lunghi che me lo dice?
    Perchè questo blog allora non ha omini e nuvolette? Siamo forse destinati ad un target più colto?

    Scusate le domande amletiche, ma se qualcosa si deve dire in questo post credo che possa competere l’aspetto sociologico, quello più interessante…..

  19. honnête provocateur Says:

    Antheus ho una domanda personale:
    Conosci Mauro Lupi?
    Mi puoi rispondere per favore sinteticamente sulla persona?
    Il Web e’ pieno di informazioni su di lui.

  20. Antheus Says:

    Honnete: Beh, il web è pieno di informazioni su di lui perché lavora sul web e non manca mai ai convegni sul web e sul 2.0. Io ho sentito un paio di volte i suoi interventi ed erano interessanti e competenti (sebbene le cose veramente innovative sull’argomento non partono dall’Italia, ma solitamente dagli States). Lui è a capo di un’agenzia chiamato Ad Maiora che si occupa di web marketing e pubblicità on line, piuttosto nota nel settore, ma non avendo mai lavorato con loro non ti so esprimere un giudizio.

  21. Antheus Says:

    8: Boia Fucsiaman , deh (ci siamo capiti).
    Mah, boh, c’è da dire che il fumetto è una delle forme di racconto più apprezzate e lette dai geek e dai nerd smanettoni della Silicon Valley. E spesso gli stessi nerd ne sono i protagonisti (vedi ad esempio i comics e le strisce di Mc Loud).
    E poi credo sia proprio una strategia di basso profilo intreapreso da tempo da Goole , al contrario di Apple e Microsoft, e quindi da qui l’utilizzo del fumetto, capibile e vicina a tutti.

  22. honnête provocateur Says:

    Grazie Antheus
    Volevo solo sapere informazioni sull’animo della persona
    in caso tu lo conoscessi personalmente.
    Nel settore dove ho lavorato per anni ci si conosce quasi tutti, e pensavo fosse cosi anche per voi.
    Oggi ho contattato per miei interessi una societa’ qui a Roma dove lui
    e’ il consulente di punta e forse ci dovrei andare a parlare.
    Tutto qui.
    Grazie di nuovo.

  23. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    deh Antheus, e ci voleva tanto a darmi du’ risposte?

    (ma non basta, troppo semplice)….. eheheh

    Per rifinirti a iosa ti riposto un bel: “perchè” (come i bimbi piccoli) Goggle ha intrapreso quella strategia? Insomma, andiamo al nocciolo.
    Lo so che il fumetto è informale, friendly e lowprofile.
    Tutto ciò che è figurativo, anche in Arte, ha queste caratteristiche. Dai primitivi nelle grotte a Giotto a Caravaggio a Modigliani, l’immagine similreale (o iperreale per altri) è stata il modo di mostrare mondi e situazioni altrimenti irraggiungibili o semplicemente testimoniare il presente.
    Dalì non era affatto friendly ma dipingeva pur sempre anatomie riconducibili a corpi e soggetti essi stessi riconducibili allo scibile conosciuto.
    L’Arte contemporanea se Dio vuole si libera del fardello e vola verso altri lidi. Magari esagerando, ma sempre con spirito di ricerca e libertà.
    Il volo di uccello di Brancusi è la sintesi estrema di questa libertà afigurativa.
    Bene.
    Com’è che dopo decenni di abitudine e familiarità con macchie, tagli nelle tele, plastiche bruciate, codici, criptogrammi, listati in BASIC, SMS e cose varie quotidiane ben lontane dalla figurazione friendly e lowprofile, questi qui decidono di comunicare con noi tipo Io Tarzan, Tu Cita? C’è forse un calo di apprendibilità nei cervelli dell’umanità connessa? Lo hanno riscontrato?
    E non mi mandare a cagare….. (non è che sei tenuto a rispondermi tu, eh)
    :-)

  24. Antheus Says:

    8: Ma mi sa che noi due partiamo da due posizioni di partenza lontani.
    Semplicemente non credo che il fumetto sia il tipo di comunicazione per semi-analfabeti o troppo didascalica, come tu sostieni. Mi sembra solo una forma alternativa, che si presta bene ad essere visualizzata in rete. Tutto qui.
    Oh, poi mica lavoro alla Google…
    Ma sentiamo qualcun’altro che ne pensa… hey, svegliatevi, le vacanze sono finite..!

  25. honnête provocateur Says:

    Danilo se fosse per te il web sarebbe tutto un divieto.
    Su tutte le home page metteresti il cartello “Vietato Fumettare” vero?

  26. Nicoletta Anselmi Says:

    Danilo, sei un raffinato, l’abbiamo capito sai… però sembra che tu stia proprio fra le liane!
    Probabilmente hai uno stile cognitivo analitico, amerai leggere attentamente le istruzioni d’uso…., può darsi che ti piaccia capire il funzionamento degli oggetti come quando, prima dell’acquisto, controlli se l’oggetto funziona e non ci sono trucchi… (vedi ombrello…!!!)
    Tuttavia c’è chi trova odioso fare tutto ciò…
    e poi pensi davvero che il linguaggio e la comunicazione artistica contemporanea sia davvero così immediata? Comprensibile a tutti?
    Le istruzioni così presentate piacciono tanto a Cita!
    tuaCita …zione

  27. Alix Says:

    Sì Otto, diciamo che si può parlare di “ritorno”. Non credo che Google abbia fatto ricerche di mercato sul fumetto, come non credo che una mattina i responsabili della comunicazione si siano alzati e abbiano detto “questa volta usiamo il fumetto per comunicare il nuovo prodotto”. Come dici giustamente tu, dietro ogni cosa ci sono delle motivazioni che portano ad essa. Penso soltanto che abbiano voluto utilizzare una comunicazione molto semplice e che per questo si siano rivolti ad un’arte classica come quella del fumetto, senza nulla togliere a quest’ultima, nè tantomeno catalogarla come arte di serie B. I perchè poi possono essere tanti. La storia ci insegna per esempio che in passato la comunicazione nelle chiese nei confronti delle classi più popolari diede vita all’iconografia, e questo semplicemente perchè le immagini sono molto più immediate e comprensibili rispetto alle parole, che richiedono invece una cultura più elevata. Ora, senza fare discriminazioni, può darsi che con questa mossa Google abbia voluto avvicinare anche un pubblico di non esperti del settore, avendo come obiettivo la massa del mercato di riferimento, e non una nicchia di esperti. Del resto non ci sarebbe nulla di male nel voler coinvolgere anche altre fasce di popolazione, come le persone più avanti con l’età, le quali, secondo le statistiche, anche nel nostro paese incominciano ad incuriosirsi alla rete. Oppure può darsi semplicemente che Google abbia voluto fare una scelta in controtendenza e diversa dagli altri, rispolverando uno strumento di comunicazione non più così usato. Credo il tutto dipenda fortemente dagli obiettivi di marketing e di comunicazione che l’azienda si è prefissata.

    A proposito, hai citato Dalì, pittore eccentrico che mi ha sempre affascinato. Non che tu abbia nulla da imparare su di lui, ma ti consiglio il libro che sto leggendo, “La mia vita con Dalì” di Amanda Lear. Mi ha lasciato molto perplessa sapere che molti quadri esposti nei più famosi musei al mondo sono stati dipinti in gran parte da Bea, aiutante di Dalì a Cadaquès.

  28. andrea squinobal Says:

    visioni differenti nel publicizzare un prodotto, personalmente mi intragano molto le campagne di attesa che ogni volta Steve Jobs lancia per i suoi ultimi prodotti….Ogni volta si creano forum e blog dove addetti ai lavori e semplici clienti cercano di commentare le poche notizie trapelate sui media, spesso con scarso successo. Bisogna dare atto però che questa campagna di google oltre ad essere originale spiazza il normale campo della pubblicità…riscoprendo la quite prima della tempesta! ( e non viceversa)…soltanto i bilanci delle vendite potranno dirci quale delle strade è più proficua.

  29. andrea squinobal Says:

    per quanto riguarda l’uso dei fumetti anche colui che progettò il primo Apple, il sig. Steve Wozniak, sostiene che in tenera età oltre al padre ingegniere lo aiutò molto la lettura dei racconti a fumetti di fantascenza di Tom Swift. A tal proposito l’inventore sostiene che spesso usava i fumetti come ispirazione per i suoi progetti e le sue invenzioni.

  30. honnête provocateur Says:

    Cadaquès.
    Grazie Alix mi hai,involontariamente, risvegliato dei ricordi stupendi.
    Danilo non farti prendere dagli impulsi primordiali.
    La questione e’ molto semplice a mio avviso.
    A te non piacciono i fumetti come modo di comunicare,a me sono indifferenti (nel senso che non mi colpiscono), ad Antheus ed Alix piacciono.
    Come accade per gli accessori di moda da acquistare.
    Ho capito che tu volevi farne una discussione elitaria e sociologica, e coinvolgerci tutti.
    Non credo ne valga la pena.

  31. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Alix… eheheh. Non è solo Dalì che si faceva fare le cose dagli altri… Ceroli? Schifano? Botero? Koons? Kostabi? Leonardo da Vinci e le “botteghe” del Rinascimento? Solo quel bischero di Modigliani si faceva le cose da solo (e si vede che fine ha fatto)
    Avanti, aggiungetene altri che la lista è lunga…………………………………

    Dici bene, finalmente qualcuno che oltre ad Antheus dà una risposta. Come la Anselmi, ma…. non basta.
    Anselmi: lo so che è odioso (anche per me) ma fino ad ora è stato fatto senza che nessuno abbia mai mostrato segni di cedimento. Mi sembra che i browser di tutto il mondo funzionino egregiamente da almeno venti anni senza ausilio di fumetti. Cosa è cambiato quindi?

    Entrambe quindi date per scontato che la cosa sia perchè è più facile capire (non, comunicare).
    Ma il punto di stimolo non era sul fumetto in sè, che conosco bene, avendo frequentato Topolino, Diabolik, Alan Ford, Rankxerox (chi ricorda lo Scrondo?) ecc, ho persino la Bibbia a fumetti illustrata da Fremura, no, il punto di domanda era sul perchè di punto in bianco la Google decide che il mondo circostante “ha bisogno” di una comunicazione così particolare (almeno in ambiente informatico), mentre prima no.

    Mi affascina il transitorio, non l’astanza.

    Insomma, un nuovo browser fa più o meno le cose che fa Explorer. Sarà più ampio, più semplice, più versatile, ma certamente non fa i calcoli delle strutture, nè disegna, nè fa il caffè la mattina.
    Il prodotto, di per sè, non giustifica l’adozione di una tale strategia di comunicazione.
    Potrei capirlo per una playstation, per i videogiochi, per un software prevalentemente dedicato ai giovanissimi, ma siccome è un prodotto universale che VUOLE sostituire Explorer, mi domandavo come mai loro avessero deciso per un’immagine molto easy e Cita piuttosto che continuare, come hanno fatto con successo e senza tanti problemi, con le tradizionali presentazioni in lessico tecnologico.
    Tutto qui.
    Io ad esempio non riesco a leggere neanche quella paginetta. Mi urta. Mi sento preso per il culo. Uno(a) che mi dice che le funzioni della società sono cambiate e quindi i vecchi browser non sono all’altezza del cambiamento; e per dire questo ci vuole una faccia? Un maglione? Un jeans? E’ una semplificazione intellettuale troppo radicale. Troppo persino per i giovani d’oggi che parlano tra loro in smsessese, quindi criptando il linguaggio stesso in nuovi codici apparentemente scevri dai linguaggi parlati.

    Il punto si allarga ulteriormente. La presa di posizione di una multinazionale come la Google non può ovviamente essere casuale. Si muovono miliardi di dollari. E se ne perdono per una campagna informativa errata.
    La rinuncia allo “script”, al linguaggio scritto, è un evento importante per il futuro dei linguaggi. la Google fa opinione. Raggiunge milioni di persone.
    Il testo scritto quindi, per milioni di persone, potrebbe diventare una cosa obsoleta solo per il fatto che lo ha detto la Google, e specialmente se questi messaggi sono destinati ai popoli più semplici ma emergenti, vogliosi di occidente e privi del necessario spirito critico (illuminista).
    Trovo questo aspetto molto interessante, quanto pericoloso.
    La scrittura, per secoli è stata strumento di eredità delle culture arcaiche. Nei secoli bui gli amanuensi dei conventi copiavano e copiavano le pagine dei testi. La scrittura scoperta della Stele di Rosetta ci ha permesso di ricostruire i geroglifici egizi.
    La pagina scritta ha valenze di continuità e concentrazione sul testo che non sono proprie del fumetto.
    L’attenzione mia, quindi e mi scuso se sono pedante, va oltre il mero aspetto utilitaristico della cosa e coinvolge le conseguenze che l’abitudine “alla semplificazione” può indurre negli animi dei giovani.

    Il fumetto, Antheus, è sì forma di comunicazione alternativa, certamente, ma è evidente che non può sostituire la forma scritta, tant’è che da una certa età in poi i libri vengono scritti e letti nella forma tradizionale (e ci mancherebbe anche).
    Lo schema del fumetto ha la semplice valenza di raccontare una storia in modo analogico, togliendo ogni possibilità di proiezione fantastica nella mente di chi legge.
    E’ un film, uno storyboard, una sequenza diacronica di scene che ci trasporta nella lettura “senza alcuno sforzo” fino alla fine. Esistono anche fumetti sofisticati, come forma d’arte, nonchè fumetti per adulti (ricordi Lando? Si che lo ricordi ;-) ), ma in sostanza appartengono a quella forma di “divertimento” abbastanza disimpegnata. Tant’è che lo stesso Liechtenstein utilizzò quella cultura per trarne metafore artistiche. Era appunto il mondo dell’arte Pop. Popolare.
    Se avessi dovuto, ad esempio, adottare la tecnica del fumetto per scrivere questo post, quante pagine avrei dovuto disegnare, quante immagini, quali? In uno spazio di alcune decine di centimetri invece racchiudo tutto il mio pensiero.

    Forse, e comincio allora a dare una mia risposta, si inizia a buttare un occhio al mercato dei paesi emergenti, dove certe culture ancora devono raffinarsi, o ai giovani dei continenti sacrificati, perchè più facile sia l’entrata nel mondo del web.

    Durante la seconda guerra mondiale, non ricordo chi, se americani o tedeschi, lanciavano dagli aerei piccole mine a forma di giocattolo.
    Nei giardinetti delle metropoli i maniaci nascondono trappole farmaceutiche nelle caramelle.
    Altri, dagli ordini di download delle suonerie carpiscono il numero di cellulare dei giovani e chiedono loro immagini pedofile in cambio di ricariche.
    Unabomber mistificava i suoi ordigni in oggetti quotidiani e facili.
    Non è questo certamente il caso. Faccio un’ellissi ottesca ma….
    Ma quando una multinazionale, per giunta in perenne attivo, si mostra easy e friendly verso i giovani, mi viene sempre una gran paura…………

  32. Alix Says:

    Figueras, Cadaquès…la terra di Dalì…personalmente Honnête ascolterei volentieri i tuoi racconti su questa parte della Costa Brava, meta sicuramente di uno dei miei prossimi viaggi.. ;-)

  33. honnête provocateur Says:

    Posto questo articolo interessante di Mauro Lupi.
    http://punto-informatico.it/1853007/PI/News/blog-li-leggono-influencers.aspx
    Antheus tu ti senti un “influencer”?
    Se si, a quanto vorresti che arrivasse la febbre dalla community che orienti?

  34. Antheus Says:

    Honnete: Trovo semplicemente deleteria l’applicazione della statistica alla subdola capacità di influenza che possono avere i blog. Buona solo per qualche inutile articolo su un newsmagazine e per arricchire le società di PR che cercano di capirci qualcosa e, nel frattempo, farci qualche soldine con la grandi corporation ancor più confuse.

  35. honnête provocateur Says:

    Antheus
    Breve replica
    Si probanilmente le cose stanno cosi’, d’altronde tutti tirano acqua al proprio mulino.
    Pero’ e’ innegabile che in futuro quando il web sara’ diffusissimo i Blog avranno un potere enorme.
    Figuriamoci chi gestira’ quelli di successo.
    A confronto il potere televisivo di oggi fara’ sorridere.

  36. raffaela Says:

    antheus, hai ragione.. ma consentimi questa riflessione: se ci sono persone che influenzano vuol dire che ci sono persone che si fanno influenzare.. è una questione di debolezza ?

  37. Alix Says:

    E allora Otto rilancio…non è che questo aspetto easy e friendly venga adottato in quanto i consumatori ( giovanissimi e non ) parlano tanto di tecnologia ma in realtà sanno ben poco di tutte le reali applicazioni degli aggeggi con i quali si danno tante arie in giro? Penso all’Iphone e in quanti veramente sappiano usarlo per qualcosa che vada oltre la semplice chiamata, gli sms e le foto.
    Ma penso anche al recente rapporto sui consumi di luglio degli italiani: tutti i settori in picchiata tranne quello delle telecomunicazioni e della tecnologia. I big spenders restano sempre loro e allora è meglio battere il ferro finchè è caldo, mettere la tecnologia a disposizione davvero di chiunque..

    Honnête, alla fine, chiamali influencer, chiamali opinion leader, era un po’ quello che ti dicevo su di noi a Pitti..
    Comunque sono d’accordo con Antheus, nel mio corso di relazioni pubbliche sono stata costretta a dare un esame di statistica e ricerche di mercato completamente inutile…anzi credo già di avere resettato il tutto…

  38. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    ..e io rilancio ancora. Alix: perchè se le stesse cose sono scritte in un fumetto con la faccina di un personaggio che te le dice, cambia qualcosa dall’essere scritte in forma discorsiva come questi post?

  39. Dilett@ Says:

    Ecco “RESETTARE” siamo capaci di farlo?
    Ricominciare da capo. Bello! E’ come avere più di una vita…..

    In quanto ai fumetti per comunicare io penso che chi ha avuto questa idea non sia affatto stupido.
    Esistono tanti modi per capirsi e non solo la parola.
    L’ uomo parla gli animali si intendono in mille altri modi.
    Io adoro i gatti.

    Non siamo tutti uguali, c’è chi legge un libro dall’ inizio alla fine, chi legge il primo capitolo e l’ ultimo e chi guarda solo le fugure.

  40. honnête provocateur Says:

    Mi sono fermato 10 giorni a Figueras.
    Ho semre mangiato pranzo e cenato in una bettola dove andava lui il suo autista la sua musa GAIA e la sua straordinaria auto personalizzata esposta nel suo museo.
    http://www.salvador-dali.org/
    Il proprietario della trattoria e’ (forse era) una persona anziana di origine italiana che ci raccontava tutte le stravaganze dell’immenso artista.

  41. Alix Says:

    Io azzarderei nel risponderti che, personalmente, non cambia nulla, ma l’occhio automaticamente percepisce, anche non volendo, le figure. Nel senso, se io voglio, mi concentro e leggo un trafiletto, una poesia, un libro, un articolo, un giornale; se non ne ho voglia, lascio perdere fin dall’inizio. L’immagine è diversa; anche se non ne ho voglia e non utilizzo il mio emisfero sinistro per elaborarne il significato, c’è comunque la mia parte destra che al solo sguardo la elabora; è una risposta automatica, immediata. C’è chi poi è molto più attratto dalle figure e chi invece preferisce l’arte della scrittura. Io credo che il fumetto sia stato un mezzo per comunicare a più persone; sparare nel mezzo e cogliere quanti più utenti possibili. D’altra parte quante volte ci si ferma al cospetto di un disegno, di un’immagine. Lo stesso Honnête nel suo primo commento in questo post ha ammesso di leggere per prima cosa sul Corriere la vignetta di Giannelli. Il fatto poi che la presentazione del nuovo browser a tuo avviso sarebbe stata altrettanto, se non maggiormente, efficace ed esaustiva anche tramite una classica descrizione, è tutt’altro paio di maniche. Ripeto, per me si tratta molto di obiettivi da raggiungere.

    La mitica Cadillac di Dalì…ti chiederò informazioni più dettagliate su dove pranzare allora…

  42. Nicoletta Anselmi Says:

    uff …. la figurina è stata allineata al margine… uff, uff!!!

  43. Nicoletta Anselmi Says:

    fu metto alla Bacon, allora!

  44. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Anselmi, non è che stai proponendo un nuovo linguaggio criptico per iniziati oppure assumi di quello buono……

  45. Nicoletta Anselmi Says:

    % %%
    %__ __%
    “° | °”
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    / \ OK . OO |
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    … …

  46. Varen Says:

    Il 2 Luglio a Siena si corre Il Palio…. lo so che non c’ entra niente ma vedo che qui ormai ogniuno scrive quello che gli pare …..

  47. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Il 2 luglio? un anno prima?

    il 25 dicembre a Livorno è Natale.

  48. Nicoletta Anselmi Says:

    … rispondevo al tuo … “Bambolo”…. La mia “signorina” ha le spalle al muro qui. Credo di aver compreso il tuo punto di vista. Grazie Stellotto.

  49. honnête provocateur Says:

    VARENNE e Il Palio.
    Ognuno scrive quwllo che gli pare dici.
    Lo facciamo apposta per scovare e far uscire fuori quelli come voi che scrivono solo per criticare chi scrive.
    Pensi di essere al teatro con protagonisti e spettatori?
    Se e’ cosi’dovresti pagare il biglietto alla cassa.

  50. Paolo Convertito Blasio Says:

    a proposito di fumetti guardate Google oggi che logo ha modificato…sicuramente riferito al Cern e al suo esperimento…

  51. cordelia Says:

    Adesso anche le recensioni dei libri sono a fumetti…

    Guardate la recensione del “La solitudine dei numeri primi”

    http://multimedia.kataweb.it/xl/popup/eugenio/index.html

  52. violet Says:

    I contenuti del fumetto sono carini…ma la grafica hmm…Sinceramente preferisco i fumetti della Walt Disney, quando mi capita li leggo ancora.
    Ho anche mia cugina che nel tempo libero si diverte a fare la fumettista, ha anche vinto un paio di concorsi per giovani craetivi!!!!

  53. violet Says:

    ops scusate GIOVANI CREATIVI

  54. Gold1 Says:

    Qualcuno l´ha visto il fumetto di aladygma? la prima tavola é uscita. quella SI che e bella no sta roba ah ah

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