Archive for September, 2008

La doppia faccia della crisi

Tuesday, September 30th, 2008

(di Lapo)

Come avrete letto anche voi sui giornali, la situazione economica americana, e di consuguenza anche quella mondiale, è critica. Ieri la camera non ha approvato il piano anti-crisi proposto da Bush. Questo ha causato un crollo di Wall Street e, oggi, delle borse di tutto il mondo, con tutti gli effetti che questo comporta.

Da una situazione di crisi si può anche intravedere un barlume di speranza: innanzitutto spero che questa crisi segni la morte definitiva di quella finanza speculativa che ha primeggiato in questi anni creando false aspettative sia alle famiglie che alla produzione. Inoltre questa crisi potrebbe essere la miccia per ribaltare la politica americana, visto che le elezioni saranno tra circa un mese.

Credo che il nuovo (in questo caso rappresentato dal primo candidato di colore alla presidenza) deve emergere quando il vecchio mostra la corda. Che poi non significa che il nuovo riesca automaticamente a risolvere tutto, però può dare nuove speranze.

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Ispirazione Paul Newman

Sunday, September 28th, 2008

 (di Lapo)

L’ideazione di ogni pezzo unico Italia Independent fa quasi sempre riferimento a un’ispirazione ben precisa. Il più delle volte l’ispirazione proviene dal mondo del cinema che, insieme all’arte e al design, fa ancora sognare . Dunque, per la nuova linea di occhiali che presenteremo a fine ottobre al Silmo di Parigi avevamo in mente un modello da sole sportivo che facesse riferimento ai vecchi occhiali da guida sportiva usati negli anni settanta. Il primo riferimento che ho avuto è stato Paul Newman e gli occhiali che indossava sia nei film (ricordo quello ambientato a Indianapolis) che nella vita quando guidava le auto sportive, la sua grande passione. Per proteggere i suoi bellissimi occhi blu, aveva bisogno di occhiali altrettanto belli e speciali.

Oltre ad essere un grandissimo attore e un simbolo riconosciuto mondialmente, Paul Newman era una persona speciale: regista,  imprenditore, corridore d’auto (a 70 anni vince la 24 ore di Daytona) e sopratutto un uomo molto impegnato, concretamente e non in modo appariscente, nel sociale attraverso una serie di importanti iniziative della sua Fondazione, come ad esempio Hole in The Wall, un network di camp che si occupa di bambini affetti da gravi malattie (in Italia c’è il Dynamo Camp di Limestre). In più è sempre stato un gran fico. Un grande uomo di talento, cuore e stile.

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Relevance

Wednesday, September 24th, 2008

(di Antheus)

Sto leggendo in questi giorni un libro molto interessante e, per certi versi, illuminante, che vi consiglio vivamente. Si intitola  Relevance: Making Stuff That Matters e lo ha scritto Tim Manners. Il saggio si basa tutto su quello che è e sarà sempre più la parola chiave nel business, ovvero relevance, che in italiano si può tradurre con pertinente. E’ singolare il fatto che queste parole siano state pronunciate più di una volta nelle ultime riunioni di I-I, come penso anche in quelle di altre aziende.

Secondo Manners il male che affligge molte marche e, di conseguenza, anche l’economia e le persone, è proprio questa assenza di pertinenza, il non concentrarsi sui problemi e seguire troppo le mode, le ricerche e la comunicazione, lasciando in secondo piano i propri prodotti o servizi. Nel libro si citano molti casi e si fanno molte critiche. Ad esempio la finanza: secondo Manners Wall Street ha distrutto la brand relevance acquisia da Starbucks, chiedendo al marchio di crescere velocemente, con il risultato che oggi è costretto a chiudere 600 punti vendita. Le agenzie pubblicitarie poi, con le loro campagne, il più delle volte distraggono l’azienda e non le permettono di concentrarsi sullo sviluppo dei prodotti. Lo stesso marketing che prende come oro colato i numeri e le politiche dei target o degli ascolti televisivi, altro non fa che allontanarsi dalla concretezza e dall’attinenza del business e dei propri prodotti che devono soddisfare realmente i clienti.

Qui trovate il primo capitolo in cui si parla della necessità di trattare le persone come tali e non come delle celle demogragfiche.

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Impressioni di settembre

Monday, September 22nd, 2008

(di Antheus)

E’ inutile stare lì a raccontarci le favole per bambini. La situazione non è affatto semplice, e questo stato di crisi e di quasi recessione coinvolge tutti: aziende, consolidate istituzioni e famiglie.

La profonda crisi di Wall Street degli States, l’invevitabile fallimento di Alitalia, la crescita zero di gran parte dei paesi Europei sono segnali, neanche troppo deboli, di uno scenario critico.

Il nostro business, come quello di molti che agiscono in questo mercato, in estrema sintesi è quello di incoraggiare le persone ad uscire di casa e convincerle a comprare prodotti e servizi. Creare e stimolare bisogni, reali o latenti. Ma in un mondo in cui il denaro disponibile e il credito sono limitati non è, ripeto, una cosa semplice. Ovviamente, niente dura in eterno e anche questa situazione è destinata ad attenuarsi, ma sono in molti a pensare che le cose non saranno più le stesse.

Ad esempio, è uscita di recente una ricerca negli States (uno dei nostri mercati principali) in cui si rivela che il 70% degli americani crede che i propri figli non saranno in grado di mantenere lo stesso tenore di vita raggiunto da loro.

Credo che le aziende e i brand debbano capire, una volta per tutte, che il mondo è cambiato. I brand devono iniziare ad essere intelligenti e umili. Il valore oggi assume nuovi significati e i brand devono trovare un modo e una via per per dimostrare e spiegare il loro valore alla luce di questi cambiamenti.

Improvvisamente tutto è diventato più duro e difficile, ma anche più stimolante.

Noi di Italia Independent ci stiamo impegnando molto, specialmente nel campo dell’ottica: a ottobre presenteremo delle belle novità, a nostro modo di vedere molto innovative. Un progetto importante a cui abbiamo lavorato bene e a cui teniamo molto. E teniamo duro.

Tempo indipendente

Thursday, September 18th, 2008

(di Lapo)

Ciao a tutti, torno al blog dopo più di un mese di assenza, anche se non ho mai smesso di leggere Antheus e i vostri commenti. Intanto è già partito a pieno ritmo il treno delle fashion weeks, delle collezioni, delle pre e cruise collection.  Forse mi sbaglierò, ma questo continua cadenza di appuntamenti, eventi e presentazioni rischia di essere asfissiante sia per chi crea e produce, sia per i buyer che per gli acquirenti finali.

Come ho detto più volte anche qui sul blog il nostro obiettivo è quello di promuovere il lightstyle, cercando di dare leggerezza e valore allo stile. E il lightstyle a cui noi di I-I tendiamo richiede ricerca dei materiali, sperimentazione e innovazione e quindi molto molto tempo. Per questo motivo, essendo I-I ancora una giovane azienda, non riusciamo ogni due-tre mesi a presentare una serie di pezzi unici con la caratteristica di essere altamente innovativi e originali nei materiali e nelle tecniche di realizzazione. E forse va bene anche così: in questo caso riusciamo a focalizzarci meglio sulle campagne vendita anche per spiegare meglio la ricerca, i concetti e il lavoro che sta dietro ai prodotti.
Venerdì prossimo riceverò dal Chi è Chi del Giornalismo e della Moda, un riconoscimento per l’attività che ho svolto con Italia Independent per l’innovazione che abbiamo apportato grazie all’uso alternativo di materiali performanti.Anche questo conferma che l’avere un proprio ’tempo indipendente’ alla fine premia.

In memoria di David Foster Wallace

Monday, September 15th, 2008

(di Antheus)

Se fino a ieri mi avessero chiesto chi, in questi tempi confusi, riesce a raccontare la contemporaneità e la sua complessa stratificazione, chi è colui (o colei) capace di unire la riflessione filosofica con la cultura pop, la narrazione con uno stile di scrittura unico e l’approfondimento saggistico, l’ironia e l’angoscia, fredda analisi e fragilità intimista, non avrei avuto dubbi nel rispondere David Foster Wallace. Fino a ieri, dicevo. Perché proprio l’altro ieri DFW, 46 anni, ha deciso di lasciarci tutti quanti, impiccandosi nella sua casa di Claremont, California.

Sono il primo a lamentarmi silenziosamente se in questo blog si va “fuori tema” inserendo argomenti che magari non interessano a tutti, ma questa volta non posso esimermi nel lasciare un post a questo grande pensatore e talentuoso scrittore.

Sebbene, come si può vedere dalla foto, non fosse esattamente un uomo di stile ed eleganza, DFW era un profondo osservatore della realtà contemporanea e le sue riflessioni su qualsiasi argomento possibile immaginabile erano, oltre che splendidamente scritti, anche acuti e interessantissimi: nella sua breve ma ricca bibliografia DFW ha dedicato molte pagine ad argomenti che anche qui affrontiamo: dai deliri dei focus group alla fuffa del marketing elettorale , fino all’analisi analitica e laterale sul mondo della pubblicità e dei media. Quello che posso dirvi è, se non lo avete mai fatto, di provare a leggere uno dei suoi libri, come ad esempio Tennis, tv, trigonometria, tornado (e altre cose divertenti che non farò mai più) da cui è tratta questa brevissima ma illuminante riflessione sulla tv, ma che in realtà spiega moltissimo della decadenza del mondo dell’intrattenimento e dell’informazione

E con questo non sto dicendo che la televisione sia volgare e stupida perché le persone che compongono il Pubblico sono volgari e stupide. Le televisione è ciò che è per il semplice motivo che la gente tende ad assomigliarsi terribilmente proprio nei suoi interessi volgari, morbosi e inutili, e a essere estremamente diversa per quanto riguarda gli interessi raffinati, estetici e nobili.

DFW

Italici

Friday, September 12th, 2008

(di Antheus)

Chi legge frequentemente questo blog sa che qui ci piace fare delle riflessioni sul “made in Italy” e sull’Italianità, concetti spesso travisati, usati in modo strumentale e non sempre corretto. Le mie riflessioni si arrichiscono dopo aver letto un interessante libro intitolato Italici. Il possibile futuro di una community globale scritto, tra gli altri, da Piero Bassetti. Il libro si basa sulla definizione di Italici, una community di quasi 150 milioni di persone che, in tutto il mondo, esprimono uno stile di vita e di pensiero all’italiana:  50 milioni circa in Italia, altri 50 milioni sparsi in Europa, circa 25 in Nord America e altrettanti in Sudamerica. Una italian way che va oltre il concetto di made in italy e della nazione italiana chiusa dentro i suoi confini geografici.

Bassetti (che è stato presidente delle Camere di Commercio all’estero) paragona questa comunità globale e trasversale a un Commonwealth di esperienze, ideali, una ricerca di comunanza di tutti coloro che hanno una radice italiana, ma che abbiano anche quella sensibilità, quel gusto, quel modo di pensare che costituisce un importante asset per il mondo.

E’ un concetto che va oltre quello degli “italiani all’estero”: gli italici si riconoscono non per il passaporto o diritto di voto, bensì per i valori estetici (dall’arte, alla cucina, alla moda), per la qualità quotidiana della vita e il gusto per il particolare.

Il libro fa anche un’interessante riflessione sulla crisi della globalizzazione e della organizzazione per nazioni. La crisi dell’Onu, l’accordo di Schengen, la recessione imperante ci dimostra, sostiene Bassetti, che i problemi sono sovranazionali e che, in questo scenario, certi glocalismi possono offrire una soluzione su temi come ecologia, finanza ed estetica.

Non sempre le opinioni contenute nel libro sono tutte condivisibili, però è un punto di vista da tenere in considerazione.

Progettisti di stile

Tuesday, September 9th, 2008

(di Antheus)

Dopo aver dato spazio, in questi mesi estivi, a scenari, mercati e prodotti lontani da Italia Independent, credo sia giusto ricominciare a parlare anche un po’ di noi. I prossimi mesi sono molto importanti per I-I, non solo per il lancio dei pezzi unici che abbiamo presentato lo scorso anno a Parigi (il pea-coat waterproof, la reinterpretazione del piumino sviluppato con Moncler, il blazer in lana e cashmere, le varianti degli outdoor jacket con i nuovi materiali della Gore, etc…) e a Firenze (i pezzi unici più estivi: le scarpe realizzate con Arfango, gli abiti tinti in capo, etc..), ma anche per rafforzare sul mercato la conoscenza e la consapevolezza del nostro approccio al business dell’abbigliamento e del design.

Come sapete noi non produciamo direttamente, ma siamo fondamentalmente dei progettisti di stile. In estrema sintesi questo è il processo: I-I ipotizza e studia il progetto del pezzo unico che vorremmo realizzare, il che significa definire il design, materiali da utilizzare, caratteristiche tecniche etc… Fatto questo andiamo da coloro che noi (quando dico noi intendo I-I e la Changed Design) reputiamo i migliori produttori per quel progetto: a volte possono essere piccole o medie aziende che già producono quel tipo di prodotto, ma con caratteristiche diverse, a volte possino essere produttori che si occupano di tutt’altra classe di prodotto, altre volte possono essere gli stessi fornitori del materiale, altre ancora piccoli artigiani… .Insieme all’azienda scelta lavoriamo e collaboriamo insieme per sviluppare il prototipo e, successivamente, il prodotto finito

Questo tipo di rapporto che sviluppiamo con le aziende coinvolte è la cosa più lontana che c’è dalla semplice e un po’ banale operazione di co-marketing che tanto impera sui mercati oggigiorno. Nessuno infatti vuole sfruttare la notorietà dell’altro marchio, né fare su questo delle campagne pubblicitarie ad-hoc. Il logo di I-I, per sua stessa natura, si vede poco, e ancor meno si vedrà il marchio dell’altra azienda (che sia Moncler, Arfango, Gore e altre aziende con cui sono previste, a breve, altre collaborazioni). Le nostre collaborazioni con le altre aziende sono “profonde”, di reale scambio di know how produttivo, creativo e di processo. In molti casi Italia Independent cerca di inserire all’interno di processi e prodotti già maturi, uno o più elementi di stile e di innovazione.

In pratica il nostro ruolo è simile a quello di un designer che collabora con varie aziende, con la differenza che noi distribuiamo direttamente i prodotti marchiati I-I e ci assumiamo tutti i rischi d’impresa. Navigando in rete e leggendo molte riviste di settore ho provato a cercare altre aziende che operano in questo modo, ma finore la ricerca è stata vana.

Stili per strada

Friday, September 5th, 2008

(di Antheus)

Chi è appassionato di stile ed eleganza conoscerà certamente The Sartorialist, il photo blog creato dal newyorkese Scott Schuman. Per chi invece non l’avesse mai visto, The Sartorialist è un seguitissimo blog che raccoglie le istantanee dei look più interessanti incrociati sulle strade - e non sulle passerelle - di tutto il mondo (un paio di volte è stato immortalato anche il nostro Lapo). Oggi i veri stilisti cioè i reali creatori di stile, per cercare ispirazioni nel contemporaneo, guardano in rete più The Sartorialist che i vari WWD o gli Style.com.

Quello di The Sartorialist è diventato un semplice ma efficacissimo format, tanto che il marchio Gant ha ingaggiato lo stesso Scott Schuman per creare la nuova campagna Autunno/Inverno 08/09 utilizzando le strade come marciapiede e persone comuni come modelli.

In fondo uno dei maggiori passatempi di chi è appassionato di stile ed eleganza è quello di osservare cosa indossa la gente:  quindi oltre che un format editoriale e di comunicazione, quello di Sartorialist può diventare anche un’efficacissima modalità di vendita. Così almeno la pensano i creatori del sito Stitsh.com che, insieme alle istantanee delle persone incontrare per strada (per il momento solo a Londra), inseriscono i nomi e i siti dei negozi dove poter acuistare parte dei capi e degli accessori indossati dalle persone immortalati nelle foto.

Fumetti per comunicare

Wednesday, September 3rd, 2008

(di Antheus)

Come forse avete letto, Google, attraverso una conferenza stampa che si poteva  seguire direttamente via internet, ha presentato ieri un nuovo browser open source. A differenza di quelli che normalmente utilizziamo (Explorer o Firefox) che sono stati ideati quando il web era un’insieme di pagine testuali, questo nuovo Chrome, il nome del browser, è stato pensato per venire incontro alle nuove funzionalità del web: in pratica Chrome non si limita a far sfogliare le pagine del web, ma ingloba tutte le applicazioni che fino ad oggi facevamo aprendo altre finestre (videoscrittura, chat, lettori multimediale, mappe etc…).

Ma questo non è un blog tecnologico, quindi ci fermiamo qui e, anzi, vi invitiamo a scaricare la versione beta del browser per provarlo voi stessi. Quello di cui mi interessa parlare è invece la strategia di comunicazione usata da Google per annunciare i nuovi prodotti. A differenza dei competitors Apple e Microsoft - che annunciano il keynote che presenterà le novità uno-due mesi prima, creando un forte clima di attesa e di aspettativa - Google, sorprende tutti annunciando pochi giorni prima la conferenza stampa, che chiunque può seguire via web, della nuova creazione.

Questa volta tra i tool di presentazione ha inserito anche un fumetto (disegnato dal famoso illustratore Scott McCloud, grande artista e teorico del fumetto) per spiegare in modo semplice e originale la complessità che sta alla base dell’ideazione di Chrome. Personalmente la trovo una scelta felice, perchè sposa l’intrattenimento con l’educational, e lo fa in un modo originale, non troppo pubblicitario, futuribile e, nello stesso tempo, chiara e rispettosa del passato.

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