Archive for August, 2008

Innovativo come il cioccolato

Friday, August 29th, 2008

(di Antheus)

Qui nel blog di I-I ci piace ogni tanto sconfinare dal nostro ambito settoriale per scoprire qualche start up particolarmente innovativa o che persegue un modello di business originale. A San Francisco è nata lo scorso anno una nuova e innovativa realtà chiamata TCHO che però non si occupa di hi-tech, come si potrebbe immaginare, bensì di cioccolato.

Quelli di TCHO sono partiti dall’osservazione che nel mercato del cioccolato c’è molta confusione e il consumatore spesso si muove con incertezza, non esperto e poco edotto sulle caratteristiche di questo alimento. Il cioccolato viene sostanzialmente prodotto e commercializzato in modo poco evoluto, senza informazioni e “cultura” su come e dove viene realizzato, perciò il consumatore tende a rimanere distaccato. L’obiettivo è quindi quello di fare ciò che è successo al caffè in questi ultimi anni, ma con ambizioni e innovazioni più interessanti.

TCHO parte dal processo di reperimento della materia prima con un’analisi e una dettagliata classificazione dei semi, un metodo per mappare i sapori, una tecnologia di sensori di temperatura che garantisce un processo di solidificazione omogeneo, un sistema di video monitoring sull’intero processo produttivo e standard di processo qualitativo ben definiti. Da qui vengono realizzate confezioni da 50 grammi - con un bel packaging acquistabile per il momento solo in rete - denominate “beta” per essere testate direttamente sul campo.

Quindi un approccio allo stesso tempo naturale e umano (no venture capital o banche d’affari, TCHO è organizzata come una cooperativa) e tecnologico, trasparente nei confronti del consumatore, sostenibile e rispettoso dei paesi produttori. Ah, cosa non da poco, il cioccolato è buonissimo.

Date un’occhiata al loro manifesto e al videoclip che spiega molto meglio il loro concept.

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Everything is carbonated /1

Thursday, August 28th, 2008

(di Antheus)

Ci sono giunte via mail una serie di segnalazioni di oggetti di uso comune reinterpretati in carbonio o, quantomeno, con un aspetto che somiglia al carbonio.

Il nostro amico Andrea di Independent Ideas durante il suo viaggio a Bombay ha immortalato il volante di un taxi. Da notare il contrasto con l’auto, che pare proprio una vecchia Fiat 128 ( dscn0969.JPG )

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Ecologia 2.0

Sunday, August 24th, 2008

(di Antheus)

Personalmente non ho mai amato Philippe Starck e le sue creazioni, sebbene ritengo che sia persona di grande talento e che sia riuscito a rivoluzionare, pro domo sua, il mondo del design. Devo ammettere però che ultimamente sta, in parte, riconsiderando ciò che ha fatto in passato e il suo pensiero critico sta diventando molto interessante, come avevamo già notato alcuni mesi fa. Su questa linea si colloca la breve intervista che ha rilasciato a Wired, per annunciare la sua nuova carica di direttore creativo per la Virgin Galactic, la nuova società di Richard Branson che organizzerà voli suborbitali. Vale la pena estrarne due brani:

Starck: The stupidity of the ecological movement is that people kill trees for wood. It’s ridiculous. The best ecological strategy is to make products of a very high creative quality, so you can keep them for three generations. I prefer to make a very good chair in the best polycarbonate than make any shit in wood that will be in the trash one year later.

Wired: Why not use recycled plastic?

Starck: It’s a little joke of a material. You can do almost nothing with it. And I also refuse bioplastic, which comes from something that people can eat. Scientists agree that we have a real food problem, a famine approaching. It’s a crime against humanity to take something you can eat and make a chair — or use it as gas for your SUV.

Pensieri semplici e di buon senso, che però scardinano tutti i luoghi comuni e le stupide retoriche di cui si è cibato per decenni il pensiero ecologista. Quello che propone Starck è un approccio verde più pragmatico, basato sull’esperienza e sulla conoscenza dei materiali, e che, in un colpo solo, getta al macero tanti anni di vetusti pensieri di ecologismo imperante hippy chic. Per questo ci piace definirla ecologia 2.0. Noi di Italia Independent siamo con lui.

Just do advertise it

Thursday, August 21st, 2008

(di Antheus)

Molte storie - di nobiltà atletica e meschinità umana - si incrociano e si intersecano in queste Olimpiadi di Pechino che - lo dico a quei pochi romantici che non l’avessero ancora capito - rappresentano la più grande opportunità per la Cina per autoproclamarsi la prossima grande prima potenza mondiale e anche l’occasione, più unica che rara, per molte aziende e brand di poter conquistare notorietà in quella terra, per certi versi vergine, popolata da un miliardo e trecento milioni di anime. Con ogni mezzo necessario, come diceva quello.

Tra tutte le storie che giornalmente ci vengono narrate, a me ha colpito particolarmente quella di Liu Xiang, l’atleta del 110 metri ostacoli considerato une delle icone di queste olimpiadi e che doveva rappresentare il successo cinese nelle discipline atletiche. Come forse sapete Liu Xiang durante una falsa partenza delle batterie si è infortunato e ha dovuto allontanare la pista e con questo il sogno delle olimpiadi; la sconfitta di Liu Xiang ha rappresentato per i cinesi quasi un lutto nazionale. Quello che forse non tutti sanno è che l’atleta è stato negli scorsi mesi uno dei testimonial pubblicitari più pompati dalla Nike la quale cercava, attraverso lui, di fare breccia nel cuore dei cinesi e di queste Olimpiadi. E’ l’Adidas infatti che si è aggiudicato la partnership ufficiale di Beijing 2008 (una robina da 68 milioni di euro).

Così nel giro di poche ore Liu Xiang da fulmine cinese si trasforma, alla velocità della luce, nella ragazzo infortunato che non riesce a dare voce al sogno della nazione, il tutto per una lucrosa campagna promozionale. Se pochi giorni prima l’immagine che campeggiava in mezza Cina era (la prima da sinistra qua sotto) basata sulla performance e sul risultato, il giorno dopo l’incidente la strategia di comunicazione di Nike è cambiata (seconda foto): a fianco del volto di Liu Xiang una serie di frasi in mandarino come “Amare la gloria, amare il dolore”, “Amare lo sport anche quando ti spezza il cuore” , “Amare nel mettere a rischio il proprio orgoglio”. Se prima Liu Xiang era l’icona del trionfo facile, ora è quella dello sport sofferto e dello spirito decoubertiano.

Chi legge questo blog sa che qui ci appassiona il marketing quando diventa societing, cioè quando riesce a interpretare alcuni fenomeni o certi segnali della società prima ancora che siano palesi a tutti, il tutto a materiali fini di lucro (ma non solo). Ma a volte credo che si esageri, e qui parlo a titolo personale. Giocare troppo con i sentimenti, con le passioni e sfruttare ogni occasione, bella o brutta che sia, per crearne un evento di comunicazione, può alla lunga diventare deleterio.

L’articolo dell’International Herald Tribune suggerisce anche un sospetto: visto i tempi brevissimi in cui il tutto è accaduto e considerando i tempi lunghi per decidere e produrre una campagna di tali dimensioni, l’insinuazione è che si sapeva in anticipo dell’incidente e che è stato mandato in pista per costruire una perfetta farsa a tavolino, magari decisa anche dalla Nike. Senza arrivare a pensare questo, credo che in tali occasioni certi limiti vengono superati con troppa leggerezza.

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Consigli per gli acquisti

Monday, August 18th, 2008

(di Antheus)

In spiaggia ho trovato un volantino che riportava il seguente testo:

“PENSACI DUE VOLTE! Se compri dagli abusivi: 1) infrangi la legge; 2) rischi la denuncia penale; 3) mortifichi l’immagine della spiaggia; 4) crei concorrenza sleale verso il lavoro in regola; 5) assecondi l’evasione fiscale; 6) colpisci la nostra economia; 7) finanzi la criminalità organizzata; 8 ) crei gravi problemi di sicurezza; 9) rendi vana l’azione di contrasto delle forze dell’ordine stipendiate con le tue tasse.

Sebbene trovi i punti 2) e 8 ) fin troppo eccessivi e sia assente ogni riferimento alla qualità dei prodotti (forse per il popolo della spiaggia non è così importante?), mi sembra che ci siano ottimi motivi per comprare i prodotti originali.

La solitudine dei numeri

Wednesday, August 13th, 2008

(di Antheus)

Per chi oggi ha avuto la pazienza - o, per meglio dire, il masochismo - di leggere i giornali finanziari, avrà forse intercettato una notizia che ci riguarda, e che in parte è contenuta anche qui. Trattasi della comunicazione dei risultati di fine esercizio 2007 di Italia Independent e di Independent Ideas. Qui ovviamente parliamo di Italia Independent.

Certo è che scrivere laconicamente che “Italia Independent ha conseguito nel 2007 un utile di 209€” fa sorridere. Quel che invece i giornali non spiegano - e, a regola, dovrebbero fare - è che per una start up andare in pareggio dopo il primo anno di attività è un risultato sorprendente; all’università si usava dire che solitamente il pareggio arrivava al terzo anno. Quindi non siamo contenti, di più: anche perché con I-I abbiamo creato cose che i singoli numeri estratti dal bilancio non riescono a spiegare e cioè valore, posti di lavoro e nuove commesse per piccole-medie aziende e artigiani italiani. E questo non ci pare poco.

Hi-wear

Friday, August 8th, 2008

(di Antheus)

L’Olimpiadi di Pechino appena inaugurate rappresentano anche un appuntamento importante per le aziende per sperimentare e testare nuovi materiali e nuovi prodotti hi-tech che in futuro verranno commercializzati anche sul mercato amatoriale.

La Speedo, ad esempio, presenterà il suo Lzr Racer, un costume intero costruito con pannelli di poliuretano, core stabilizer e un sistema a compressione muscolare, studiata dal centro di ricerca Langley della Nasa e che permette di ridurre del 24% l’attrito del corpo sull’acqua. Il costume simula in tutto e per il tutto la superfice esterna degli squali.

Nike invece presenterà un capo d’abbigliamento chiamato Precool Vest da indossare prima della performance e che permettono di diminuire la temperatura corporea ed avere quindi un resistenza maggiore del 21% una volta in gara. L’abito è composto da due strati di materiale: l’interno è riempito di acqua ghiacciata e lo strato esterno è rivestito d’alluminio per mantenere l’acqua fredda e rifletere i raggi solari, proprio come fa un termos.

Un’altra innovazione la apporta la Asics che ha realizzato insieme alla Kobe una scarpa per i maratoneti (la indosserà anche il nostro Baldini) ultraleggera (220 grammi), usa e getta e con parte della suola realizzata in riso. Vi sono poi anche innovazioni tutte italiane come il brevetto della Accapi di Brescia, poi sviluppato in Giappone, che migliora la qualità dell’acqua favorendo il metabolismo cellulare, e che verranno utilizzato dai maratoneti del Kenia.

So già che molti storceranno la bocca di fronte a queste innovazioni che, secondo certe opinioni, falsano le performance; però personalmente credo che oggi sia imprescindibile non utilizzare lecitamente la ricerca e sviluppo anche in campo sportivo.

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RockGames

Wednesday, August 6th, 2008

(di Antheus)

Nella profonda crisi che il mercato discografico sta vivendo, l’unica luce che brilla è quella del rock più duro che, con senso del rischio e del ridicolo, si è aggrappato con l’unico settore dell’entertainment che ancora tiro, quello dei videogame.

Alcuni esempi? Guitar Hero è il videogame per console più venduto da due anni: gli Aerosmith, la rock band capitanata da Steve Tyler, ha deciso di creare il videogioco della serie dedicato esclusivamente a loro, con protagonisti i memebri della band e con le loro canzoni. Successo clamoroso per la Activision: 567.000 copie nella prima settimana solo negli USA.

Nello sterminato universo del colosso MTV, l’unica voce realmente in crescita è quella relativa ai Rock Band, un videogioco ideato da Electronic Arts insieme alla neonata MTV Games che permette all’utente di simulare insieme ai propri amici un vera e proprio quartetto rock. Per il ritorno dopo 10 anni dei Guns ‘n Roses, il gruppo ha deciso di lanciare il proprio brano in esclusiva su RockBand 2 in uscita a settembre, così come fecerò i Motley Crue per la prima serie del videogioco, e faranno anche i Metallica per il loro album in uscita in autunno insieme a Guitar Hero.

Ma la febbre da videogioco sta colpendo anche la musica pop-rock più “alta”: i due principali produttori di software (Activision e EA) stanno contrattando per avere in esclusiva la musica dei Beatles per un videogioco dedicato a loro.

Che dire? Se nella “preistoria” la musica era solo da ascoltare, poi negli anni 80 è diventata “da vedere”, oggi è “da giocare”. Cambiano quindi tutti i paradigmi sulla fruizione della musica. Nuovi approcci e nuovi strumenti. Staremo a vedere.

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La fine della scienza

Monday, August 4th, 2008

(di Antheus)

Il caldo e il periodo vacanziero porterebbero ad affrontare argomenti frivoli o, addirittura, a non scrivere niente. Ma qui ci piace essere controcorrente e perciò vogliamo affrontare argomenti complessi e più grandi di noi (e anche parecchio lontani, da noi).

Lo spunto viene dal numero di luglio di Wired e più precisamente dall’articolo di copertina scritto dal direttore del magazine Chris Anderson dal titolo “The end of Science”. L’articolo è dedicato alle nuove metodologie di ricerca scientifica rese possibili dai supercomputer e dagli algoritmi di data-mining: in pratica Anderson sostiene che oggi non è più necessario, secondo il vecchio modello di indagine scientifica, porre inizialmente un’ipotesi sul funzionamento di qualcosa, cioè “teorizzare qualcosa”, ed in seguito procedere con le verifiche per saggiarne l’attendibilità. Ormai l’informazione è tutto ed è facilmente reperibile e disponibile.

Oggi, dice Anderson, viviamo nell’era del Petabyte (un perabyte corrisponde a un biliardo di byte) e questo condizionerà e forse modificherà radicalmente il modo di fare scienza. Oggi con la massa sterminata di dati a cui possiamo accedere, con gli algoritmi di ricerca di Google e con la tecnologia che permette di trarre correlazioni statistiche significative, la triade ipotesi - metodo - esperimento rischia di diventare rapidamente obsoleta. La correlazione statistica sostituisce quindi la relazione di causa ed effetto, perciò la scienza può giungere a delle conclusioni in modo più rapido senza l’ausilio di modelli coerenti, teorie unificate e meccanismi di spiegazione. La domanda è: tutto questo è la fine o un’ulteriore evoluzione della scienza?