Archive for July, 2008

L’iPhone e il ‘confusing marketing’

Thursday, July 10th, 2008

(di Antheus)

Come forse saprete, domani sarà possibile acquistare “legalmente”anche in Italia l’iPhone 3G della Apple, il telefono cult di quest’anno, il fenomeno dell’hi-tech, l’oggetto del desiderio dei tecnomaniaci e dei fashion victims. Non siamo un blog tecnologico e quindi non vogliamo fare recensioni tecniche sulla nuova versione potenziata del telefonino della Apple. Vi giriamo il link dell’articolo del competente David Pogue, il giornalista che si occupa di tecnologia sul New York Times (qui la recensione di Repubblica). Quello che invece desideriamo segnalare è la modalità con cui qui in Italia viene venduto l’iPhone. Le opzioni in pratica sono due: la prima è pagare l’iPhone unlocked ad un prezzo piuttosto alto (499€ e 569€) e cioè non vincolato da operatori telefonici, per cui è possibile mantenere la propria tariffa ricaricabile o un qualsiasi piano tariffario. La seconda invece è quella di pagare l’oggetto ad un prezzo basso (da 119 a 269€) rimanendo però vincolati a sottoscrivere uno sconvenientissimo contratto che ti lega per un anno o due con Tim e Vodafone, le due compagnie che si sono assicurate l’esclusiva dell’oggettino Apple.

Per chiarimenti su tariffe e contratti vi rimandiamo a questo articolo di Repubblica che tenta di spiegare le mille onerosissime opzioni disponibili. La riflessione che possiamo fare è che questo è un tipico esempio di “confusing marketing” ovvero la strategia di creare una tale confusione tra piani tariffari, abbonamenti e simil promozioni che il povero utente-consumatore alla fine ne scegli una a caso, generalmente quella più semplice e costosa.

Il gioco fatto da Tim e Vodafone in questo caso è scorretto, l’impressione è che abbiano fatto un vero e proprio cartello: tenendo conto che il mercato dei cellulari è già in fase di maturazione e, di conseguenza, semplificato, che la scommessa oggi è di rendere più economico l’accesso a internet anche per i cellulari e che l’utente sia piuttosto smaliziato e esperto nel trovare liberamente soluzione più adatta alle proprie necessità, questa politica adottata da Apple e dai fornitori italiani è un passo indietro. Come dice efficacemente il blogger Suzukimaruti in questo dettagliato post è “come se domani il benzinaio vendesse il gasolio ad un certo prezzo per chi ha una Panda e ad un prezzo diverso a chi ha una Golf”. Se poi si confrontano i piani tariffari italiani con quelli praticati all’estero, la differenza è notevole. Ma i consumatori, al tempo del 2.0, non ci stanno e in molti hanno già firmato una petizione di protesta.

Non so voi, ma noi restiamo con i nostri vecchi cellulari.

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Mi manda Picone

Tuesday, July 8th, 2008

(di Lapo)

Mi manda Picone e’ il titolo di un film italiano degli anni 80 molto famoso, al punto che e’ diventato anche un modo di dire. La frase “Mi manda Picone” viene utlizzata quando, per ottenere un trattamento di favore, si cita una fantomatica amicizia con un personaggio “altolocato”. Un classico atteggiamento “all’italiana” che purtroppo e’ ancora molto utilizzato in Italia.

Pare che oggi il “Mi manda Lapo” sia utilizzato da qualche altro furbetto. Ci sono infatti delle persone che vanno nei negozi di abbigliamento dove e’ presente I-I e per far entrare i loro marchi nell’assortimento del fashion stores citano la parolina magica “mi manda Lapo”. Poco male anche perché per fortuna, i gestori dei fashion stores non sono degli incompetenti e usano altri parametri per decidere se fare entrare un marchio nel proprio negozio.

Però voglio approfittare di quest’occasione per evitare preventivamente altri equivoci: dunque oltre a Italia Independent nel settore dell’abbigliamento e del design sono coinvolto come socio e come membro dell’advisor board di Care Label (brand di jeans) e di Pantofola D’Oro (marchio di calzature).

Quelli che associano il mio nome ad altri marchi sono solo dei piccoli furbetti.

Persuasori occulti e più che palesi

Monday, July 7th, 2008

(di Antheus)

Alla fine degli anni ‘50 Vance Packard scrisse I persuasori occulti , libro ed espressione passate alla storia. Secondo Packard i persuasori occulti erano i pubblicitari, persone dotate di potenti e paurosi strumenti capaci di influenzare il comportamento degli individui e di manipolare le coscienze. Oggi le cose sono cambiate: oggi si parla dei pubblicitari come persuasori disarmati poiché i consumatori (o meglio, le persone) non sono più soggetti passivi, ma capaci di decidere in modo autonomo cosa, come e dove acquistare.

Un tempo i pubblicitari sfruttavano ogni occasione per inserire prodotti, messaggi e slogan, magari in modo subliminale (tali da essere appunto denominati persuasori occulti) ma anche estremamente creativo. Il che lo trovavo piuttosto piacevole, se innocuo. Adesso ho l’impressione che sia tutto molto più forzato e che, da un certo punto di vista, le aziende e i creativi che lavorano per loro abbiano alzato bandiera bianca su certi fronti, quantomeno in Italia. Prendiamo il caso del product placement, ovvero quella pratica di inserire brand e prodotti di marca a scopo pubblicitario all’interno dei film - resa legale da qualche anno anche qui da noi.

Recentemente ho visto due casi in cui è più opportuno parlare di persuasori palesissimi piuttosto che di persuasori occulti. E’ il caso ad esempio dell’ultimo videoclip di Vasco Rossi in cui la macchina da presa, per tutta la durata della canzone, non si stacca dal sedere e dai jeans griffati della protagonista. Il video ovviamente viene ripreso in home page dalla marca di jeans in questione. Praticamente uno spottone gigantesco. Mi è poi capitato di vedere (ebbene sì..) il nuovo film dei Vanzina “Un’estate al mare”: qui non solo vengono minuziosamente inquadrati i prodotti e i marchi (del resto i Vanzina lo facevano prima ancora che il product placement fosse legale), ma c’è di più. Nel film uno dei protagonisti guida un’Alfa cabrio e dopo averla inquadrata da ogni lato (come un vero e proprio spot) lo stesso protagonista racconta all’amico quanto l’ha pagata. Ma il più palese è il caso di Brancamenta: in pratica viene ripreso per filo e per segno la stessa scena dello spot in cui la ragazza (la stessa modella) esce dall’acqua e si sdraia sulle spalle del bellone di turno: finale con loro che bevono il Brancamenta nei bicchieri di ghiaccio e a seguire, per chi non l’avesse ancora capito, anche la sigletta dello spot. Tutto questo all’interno del film. Se la creatività delle aziende e dei pubblicitari italiani è questa, siamo messi malissimo.

Hope

Thursday, July 3rd, 2008

(di Lapo)

La parola chiave nella campagna elettorale delle primarie negli Stati Uniti di Barack Obama è stata Hope, speranza. Non è una cosa da poco. Nei suoi speech, durante i suoi incontri e nel programma Obama è riuscito a trasmettere una forte energia fatta di speranza, di costruttività e di voglia di fare. Io credo che questo sia il giusto approccio che le persone che guidano il paese, sia in campo politico che economico, debbano dare alle persone. Poi ovviamente oltre le parole ci devono essere i fatti.

Mi auguro che ciò avvenga anche in Italia. Con questo non voglio dire che sia necessario dare false speranze e un cieco ottimismo agli Italiani. La crisi c’è, nessuno lo nega, ed ha radici lontane. Ma è altrettanto vero che chi ha la possibilità di parlare al pubblico e di decidere deve crederci, sbattersi e fare, e non ripetere continuamente “c’è crisi, c’è crisi” come se fosse una giustificazione a non impegnarsi. Se anche chi dovrebbe fare si lamenta e basta, crea un circolo vizioso secondo il quale le persone non sperano più, non producono più, non consumano più e non credono più, ed ecco che la spirale va sempre più verso il basso.

Henry Kissinger, persona che stimo e rispetto profondamente (anche se in politica spesso la pensiamo diversamente) e che ha una sconfinata esperienza e visione nella politica internazionale, è stato in questi giorni in Italia. Questo è quello che ha detto riguardo la crisi in Italia.
“Spesso nei secoli passati ci si è chiesto se l’Italia fosse in grado di farcela, di superare le difficoltà del momento, e poi ciò è sempre avvenuto. Non mi chiedo neanche se l’Italia sarà in grado di risollevarsi. Un popolo come quello italiano, abile nell’arte di arrangiarsi di fronte alle più impervie difficoltà, smentirà ancora una volta chi prevede la sua inesorabile caduta. Silvio Berlusconi è certo un leader determinato e capace ma la speranza è riposta nella gente comune, nel buon senso e nelle grandi capacità degli italiani”.

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Alcune sensazioni sui voli low cost

Wednesday, July 2nd, 2008

(di Antheus)

Prendo spunto dal riferimento sul mercato dei viaggi online nel post di Lapo qui sotto. Sono sostanzialmente d’accordo con lui, ma non sempre è vero che i viaggi organizzati in rete siano sempre il massimo della trasparenza e della convenienza. E’ il caso ad esempio della RyanAir, compagnia irlandese low cost che grazie alla sua aggressiva politica commerciale è riuscita a cambiare il mercato globale dei trasporti aerei e il percepito da parte dei viaggiatori.

Avrete però notato nell’ultimo anno un cambiamento nell’offerta di RyanAir; certo, il costo del petrolio è aumentato anche per loro ma, ultimamente, la loro offerta si è fatta sempre meno trasparente, sempre più complessa e, talvolta, anche un po’ iniquo. Per saperne di più consiglio di leggere il bel post del blog Minimarketing sotto forma di “lettera aperta” a Michael O’ Leary, illuminato CEO di Ryan Air.