L’Italia a due velocità
(di Antheus)
Nei giorni scorsi sui quotidiani italiani sono apparsi alcune considerazioni messe a punto dall’Organizzazione Mondiale per il Commerci (WTO) e il Congresso per il commercio e lo sviluppo per le Nazioni Unite (Unctad) a commento del Trade Performance Index (Tpi), il nome in codice dell’indicatore che riassume le performance commerciali di ciascun stato.
Sbrigate le formalità sulle fonti, andiamo a vedere il contenuto: secondo il Tpi, l’Italia è seconda al mondo per le esportazioni, davanti c’è la sola Germania. L’Italia è il miglior esportatore al mondo per quanto riguarda l’industria tessile, abbigliamento e comparto calzature; seconda nella meccanica non elettronica , meccanica elettrica, e nei cosiddetti prodotti miscellanei (occhiali, gioielli, ceramiche). Lo studio prende in considerazione la performance nel 2006 in 14 settori da 189 paesi. Da allora l’export italiano è cresciuto del 22%.
E allora la crisi? Dov’è il trucco? Il problema è che l’export per l’Italia rappresenta solo 1/5 del PIL. Il mercato più importante per le imprese italiane è sempre quello interno. Ed è qui che nascono i problemi. Il raddoppiamento dei prezzi post Euro è avvenuto solo da noi, l’ingrsso della Cina nei mercati internazionale ha fatto aumentare l’inflazione e poi i soliti problemi italici: divario tra nord e sud, debito pubblico, criminalità organizzata, mancanza di investimenti etc… , problemi per i quali le imprese non possono far molto.
Comunque l’export cresce e anche di molto; poi se l’export italiano è realmente made in italy, questo è tutto da vedere.

July 31st, 2008 at 4:55 pm
Per le piccole aziende italiane e’ molto difficile internazionalizzarsi.
Soprattutto per gli imprenditori di vecchio stampo.
Ne conosco molti che non hanno alcuna visibilita’ sulla rete ma fanno prodotti di alto livello.
Per usare un termine abusato, bisognerebbe che si “facesse sistema” per farsi conoscere in un palcoscenico globale.
Ma spesso questi produttori rimangono patrimonio di chi li va a scovare per l’italia.
Siamo ancora al passaparola purtroppo, e le energie cretive vengono disperse in troppe direzioni.
July 31st, 2008 at 5:24 pm
alcuni di noi, hanno molte volte quì esposto chiaramente quali sono i nostri problemi…le nostre palle al piede…
-carenza di infrastrutture(collegamenti,alta velocità, bolletta energetica)
- disorganizzazione e inefficienza(a dire poco) della pubblica amministrazione.
Poi c’è sempre la questione meridionale e la criminalità (in piedi dall’unità d’Italia), con la famelica e privilegiata classe politica… ecc. ecc. …e la nostra proverbiale incapacità di fare sistema.
Le eccellenze ci sono , hanno dato i risultati, e come,…… ma a svantaggio sempre di più dei consumi interni;la performance è il risultato e conseguenza della delocalizzazione che ha arricchito le imprese e impoverito la nostra classe media e soffocato i consumi interni…i milioni di lavoratori importati in Italia non hanno certo contribuito a vitalizzarli…
La svolta deve cominciare da adesso…non ci rimangono tante ulteriori delocalizzazioni da fare…….
July 31st, 2008 at 7:21 pm
Honnête sono d’accordo con te, ma in parte. Credo che dipenda anche dal settore nel quale le piccole aziende italiane si trovano a lavorare e competere. Noi ( e tu sai a cosa mi riferisco quando parlo dell’azienda di famiglia ) non siamo certo un colosso come impresa, eppure, nonostante l’agguerrita concorrenza dei “furbetti romani” che viaggiano a suon di stecche, riusciamo spesso ad accaparrarci le preferenze delle produzioni straniere, e americane in particolare. Spesso perchè vogliono qualcosa che solo noi possiamo offrire, e questo qualcosa è frutto della continua ricerca, della sperimentazione, della voglia di sopravvivere in un ambiente durissimo, ma soprattutto è frutto di uno stile imprenditoriale che di certo non poteva restare ancorato a quello di mio nonno, fondatore dell’azienda.
Interessante comunque quello che ha messo in evidenza Antheus, il che mi convince sempre di più che in molti campi i nostri prodotti sono davvero i migliori ( cosa ampiamente dimostrata anche dalle fastidiose imitazioni cinesi…si imita l’eccellenza o sbaglio? ). A tutti i problemi che gravano sul nostro mercato interno però aggiungerei in particolare tutte le varie tasse, controtasse, contributi, spese, bolli, imposte che soltanto le nostre imprese sono obbligate ad onorare per colpa, troppo spesso, di governi repressivi di sinistra. Quando la politica capirà che le nostre aziende sono una fonte importantissima per il paese, sarà, come al solito, troppo tardi.
July 31st, 2008 at 8:15 pm
Alix sai per me e’ difficilissimo cotrobattere le tue tesi perche’ ti ho conosciuto e sei una persona che l’intelletto lo sfrutti al massimo.
Il nostro settore non e’ competitivo, e’ solamente clientelare nel 99% dei casi, e poi nei contenuti non possiamo esportare veramente nulla se non le altissime professionalita’ acquisite nei tempi d’oro del cinema.
Io parlavo pero’ di aziende familiari che producono prodotti esportabili di notevole fattura ma non hanno la mentalita’ per espandersi.
Di coloro insomma che ancora non hanno capito che il mondo cambia con una rapidita’ pazzesca e affrontano le sfide come 20 anni fa.
August 1st, 2008 at 10:38 am
Ciao a tutti…
Sono daccordo con le riflessioni sui mercati e i messaggi inviati, non ci sono dubbi su quel che accade nella globalizzazione dei mercati e delle esigenze produttori/consumatori…
Mi pongo solo il dubbio se stiamo scrivendo e leggendo nel blob giusto
Io non conosco Lapo (chiedo scusa per la confidenza ma è ormai come un nome d’arte) ma credo in un pensiero che mi ha trasmesso..
Si devono premiare le eccellenze, le individualità e la storicità dei prodotti e delle persone.
Non cercare a tutti i costi di voler competere con mercati e produttori che non fanno di queste regole la loro missione.
Solo un illuso può pensare di creare grandi marchi globali nel NOSTRO paese.
Siamo insuperabili per dare quell’alone di fascino nelle cose che creiamo e produciamo.
Il mondo ci riconosce questo e non altri meriti.
Appena usciamo da questi binari ecco.. Parmalat.. Cirio.. Alitalia.. Guru.. Finpart.. ecc… per non citare nomi e cognomi dei poveri imprenditori-industriali-capitani d’impresa megalomani e patetici che non hanno saputo capire quali erano i loro limiti confondendo spesso la “crativtà” con “finanza creativa”.
Benvenuti ai gruppi esteri che sanno vedere le imprese italiane che meritano e le portano in alto nel mondo in qualsiasi settore produttivo merciologico.
Se non siamo capaci di trasformare il nostro commercio in esportazione spinta, AMEN..
Rimaniamo bravi, annzi bravissimi nel fare le cose, il mercato ci premierà.
August 1st, 2008 at 10:44 am
Honnete, ma infatti io non posso che darti ragione. Ho solo preso come esempio il nostro settore, nel quale tu hai un esperienza immensa rispetto alla mia e che giustamente hai definito clientelare, come termine di paragone per segnalare invece l’eccezione delle piccole imprese le quali, attraverso un’impostazione moderna, riescono a farcela. Poi invece, per quanto riguarda la maggioranza delle aziende familiari che operano in altri settori merceologici, ti seguo alla perfezione. E aggiungo che è un peccato il fatto che molte di queste attività, pur volendo mantenere le loro tradizioni, non riescano a sfruttare i nuovi mezzi, e soprattutto la rete Internet, per farsi conoscere ai più e per tenere in vita aziende, prodotti, metodi di lavorazione davvero valevoli. In particolare in questo momento, nel quale, tolta la massa consumistica caprona, c’è anche un folto sottobosco di intenditori e non alla ricerca della qualità, della manifattura di una volta.
Ti mando un grosso bacio e, nel caso non riuscissi a riscrivere sul blog, ti auguro buone vacanze.
P.S. sempre in materia di dati e PIL, l’Ong Transparency, in base all’indice di percezione della corruzione, ha stimato che in Italia ogni anno si spendono in tangenti nel settore pubblico cinquanta miliardi di euro, circa il 3% del nostro PIL.
August 1st, 2008 at 10:53 am
Concordo con tutti.
Il problema è la mancanza di cultura, soppiantata dall’evidenza del guadagno facile.
Sono tutti diventati imprenditori. Migliaia di partite IVA. I muratori albanesi sono ora imprenditori.
Non c’entra nulla con il post, ma dà un’idea del tipo di approccio al “fare lavoro” che si è stabilizzato in Italia. Il profitto facile innanzitutto. Poca ricerca. Poco investimento. Poca cultura insomma. Del prodotto soprattutto. Infatti nessuno parla le lingue e nessuno ha voglia di perdere tempo e soldi per proporsi in mercati esteri.
Ignoranza insomma, che fa il paio con delinquenza e disorganizzazione della pubblica amministrazione (che è anche una forma di delinquenza).
Esco, vado a ritirare la moto che mi ha appiedato per aver rotto la cinghia di distribuzione.
Costo della cinghia 102, 37 euro. Un elastico in gomma fatto in Cina, costo di produzione e trasporto, 5 euro (?).
Ecco perchè il mercato interno langue. Qualcuna da qualche altra parte ci guadagna.
August 1st, 2008 at 12:47 pm
Honnete
con la mia azienda esportiamo da anni all’estero e posso dirti che per una piccola media impresa come la mia, operante nel settore oreficeria, é ben difficile riuscire ad aprirsi cosi rapidamente come tu imputi. Un esempio per tutti, sai quanto mi costa un operaio medio tra stipendio e contributi (facendo ovviamente una media)? Sui 3000/4000 euro al mese. Sai cio che tu imputi é giusto fino ad un certo punto, poiché per un piccolo imprenditore riuscire ad evolversi con una gravosità fiscale enorme come abbiamo in Italia, risulta estremamente difficile e nonostante una apertura mentale enorme. Se cio che guadagni va nelle tasche dello Stato e delle banche poi i soldi che ti rimangono te li tieni per campare….. Non si tratta di mentalità, ma di dati oggettivi che impediscono ad una azienda piccola di evolversi. A proposito di mercato interno, quello orafo é ormai un comparto fermo da 5/8 anni.
August 1st, 2008 at 12:57 pm
Honnete
Nel mio settore, come per l’abbigliamento, si preferisce investire all’estero e non in Italia.
Per due motivi: Il primo é ovviamente per i costi di gestione minori rispetto ai nostri; il secondo é per la qualità del prodotto italiano indiscusso.
Se non avessi il mercato estero che apprezza la qualità del mio lavoro, potrei chiudere. Fortunatamente il made in italy esiste ancora almeno in arte. Non interessa a chi di dovere. Non si può pretendre di tassare cosi tanto una azienda e poi pretendere che un imprenditore faccia i miracoli…. a rubare non ci vado di certo per far evolvere la mia azienda.
Inutile parlare poi di economia creativa, come qualche ministro ama dire, in crisi quando la regolamentazione fiscale é cosi controproducente. Non é di certo cosi che si evolve un paese.
August 1st, 2008 at 1:58 pm
Secondo me esiste un discreto numero di persone che lavorano in Italia (in maniera più o meno regolare) ma che poi i soldini guadagnati li va a spendere/investire da altre parti.
Ci stanno praticamente dissanguando ma non si deve dire perchè altrimente si passa per razzisti.
Forse una cosa che andrebbe fatta a livello di Unione Europea è cercare di uniformare il costo della vita nei vari paesi ma sicuramente c’ è a chi non conviene….
Per quanto mi sforzi di essere ottimista penso che non ci aspettano dei bei momenti.
August 1st, 2008 at 2:23 pm
Giulia & Alex
Il capitolo tasse merita una discussione a parte.
Da noi l’evasione raggiunge 100 miliardi di euro l’anno, pari a tre finanziarie annuali enormi.
Sono venti anni che parlano di abbassare le tasse e nessuno lo fa.
E’ cosiì difficile far pagare le tasse a tutti?
Se le pagassero tutti le tasse sarebbero al 30% contro i 42% attuali.
Una volta a New York dimenticai di ritirare lo scontrino in un negozio di elettronica.
Il proprietario mi rincorse velocemente all’uscita e tutto incavolato mi chiese se avevo intenzione di farlo arrestare.
Copiamo tutto agli americani perche’ non copiamo loro l’unica cosa che darebbe fiato ai piccoli imprenditori,e cioe’ il loro sistema tributario?
Le “potenti” lobbys dei soliti noti con i rappresentanti istituzionali messi li per rappresentare i loro interessi sono il vero male di questo paese.
P.S. Alex : Ricambio il Bacione ed auguro anche a te buone vacanze.
Giulia: Grazie, e saluti affettuosi .
HP
August 1st, 2008 at 2:43 pm
I problemi dell’industria italiana sono chiari a tutti !!!
Quello che mi fa veramente alterare (uso un termine gentile) e che questo rapporto non è stato lanciato da nessun mass-media. I “giornalisti” italiani (categoria molte volte indegna ed ignorante) preferiscono continuare a dipingere questo Paese come una tribù di pezzenti che stenta ad arrivare alla fine del mese …..
L’Italia non è solo precari e disoccupati !!!!!
August 1st, 2008 at 2:54 pm
(..Sò che non centra con il discorso,ma non riuscivo a tenermi questa cosa per me!..in un momento di nullafacimento sono andata sul sito di libero e ho visto un articolo su Lapo…ho voluto leggere i commenti…oddio che cattiverie gratuite..quanti giudizi cattivi…+ leggevo + mi incavolavo!..perchè la gente giudica giudica giudica!..Non si sofferma su se stessa.. sputa sempre veleno sugli altri con un non sò che di goduria personale!..)
Scusatemi per lo sfogo!
baci
August 1st, 2008 at 3:28 pm
continuo( seconda puntata
) il mio post di ieri che termina con “la svolta deve cominciare da adesso…”
Da molto tempo in economia è riconosciuto che povertà o ricchezza di una popolazione non dipendono dalle risorse disponibili o dalle circostanze, ma dalla qualità degli uomini che le gestiscono.
Di conseguenza, come prima cosa, il cambiamento ci sarà se ognuno di noi parteciperà attivamente alla vita sociale e politica di questo paese, ancora oggi mal rappresentato: diciamoci la verità….nel passato i migliori hanno privilegiato il privato e i propri affari….conseguenza: chi è causa del proprio male pianga se stesso.
Dobbiamo cominciare nel fare capire(ai super-ecologisti) che per mantenere il livello di vita e consumi che abbiamo e competere con il mondo esterno bisogna ammodernare le infrastrutture: Troppa gente non vuole autostrade, centrali elettriche, degassificatori, alta velocità ecc…ecc….ecc… lamentandosi poi dei ritardi, dei maggiori costi, dei disservizi.
Cominciamo a pretendere senso di responsabilità, quel senso per cui ogni politico e manager pubblico rassegni le dimissioni quando non raggiunge i risultati per cui è stato votato o nominato.
Cominciamo a pretendere che il Mezzogiorno sia un’opportunità da valorizzare non un peso morto da trascinare, analizzando gli errori fatti (stratosferici finanziamenti finiti dove?? con quali risultati concreti??) e le strategie di aree che hanno saputo, in breve tempo, rilanciare la loro economia; ad esempio l’Irlanda nel giro di pochi anni, con la riduzione di tasse, di investimenti in formazione, in ricerca , di snellimento della macchina burocratica, ha saputo raggiungere risultati economici considerevoli.
Sforziamoci ad essere più ottimisti…se è vero che siamo un popolo con cultura ,grandi tradizioni e inventiva…..dovremmo trovare la soluzione per raddrizzare questa nostra brutta piega
Largo ai giovani….
August 1st, 2008 at 3:31 pm
il settore abbigliamento , orafo , etc ect , insomma il settore ARTE o ARTISTICO , si lamenta seppur sono gli unici setori in italia dove lavorano con ricarichi sopra il 100% sul prodotto , provate pensare le grosse aziende nel settore metallurgico o altro dove lavorano sul 25 35 % ?? e dove come aziende primarie sono state le uniche sottoposte secondo la gazzetta ufficle al tempo del cambio ad euro fino alla 5 cifra decimale , mentre negli altri settori hanno fatto un cambio molto piu’ smeplice che tutti sanno , erano 100.000 diventano 100 euro …. dico questo perche e’ molto difficile per le grosse aziende non aprire un occhio verso paesi dove il costo della mano d opera e le tesse sono piu agevolate .. e dove importare o far produrre permette di restare a galla … molte aziende restano come ufficio legale o di rappresentanza in italia e hanno poi stabilimenti in paesi come cina romania ungheria etc etc … sud america e via discorrendo … nel settore pellame e’ un obbligo importare pelli , visto che in italia non esitono cosi tanti capi etc etc , quindi si importa ma da dove ? se si importa dal sud america esiste il problema dei buchi fatti dalla poca attenzione ha dove mettono il marchio della facenda oppure dovuta ai buchi delle zecche .. pero il prezzo di compra e’ basso , si importa anche dagli usa pelli da conciare , rinnomati sono gli italiani per la concia , pero poi ce’ l inverso .. grosse tasse quasi come per il lusso per i prodotti in pelli provenineti dall italia verso gli usa … insomma oramai con la globalizzazione le aperture di mercato i dazzi free etc etc non ce’ altro da fare che soppravvivere al meglio ma purtroppo a volte e troppo spesso a discapito delle piccole aziende , ormai la politica aziendale non e’ piu quella del dare a cottimo ma di acquistare aziende ed inglobarle nell oraganico , in modo da poter fare il bello ed il brutto ma soprattutto vivere ed avere meno concorreza possibile ..
August 1st, 2008 at 3:56 pm
e del grande successo internazionale di SUPER .. ?? occhiali colorati made in italy RETROSUPERFUTURE ……….
August 1st, 2008 at 4:43 pm
Scrivendo altrove, sul blog dell’On. Mosca, mi incontro/scontro con persone che vivono la fase lavorativa della propria vita come una rincorsa alla sopravvivenza e quindi come uno scontro con le realtà produttive.
Insomma: di fronte alla “fame” poco valgono proclami, intenzioni, programmi.
In effetti mi rimane difficile dar loro torto anche se so che la soluzione non è in ciò che propongono.
La proposta è spesso sterile e riguarda principalmente la necessità di un cambiamento del governo, a favore delle forze di sinistra più radicali. Questo, devo ammetterlo, consentirebbe loro di accedere nell’immediato a forme di sopravvivenza più estese, sollevandoli per qualche tempo dalla ricerca del necessario ma, mi domando, alla lunga, quale risultato comporterebbero le politiche assolutamente sociali (e quindi parassistenziali) di una siffatta politica?
La domanda, e quindi la sfida, è se sia possibile ipotizzare un sistema economico che gradualmente possa sostituire il becero capitalismo mercantile nel quale stiamo ormai vivendo da molti decenni.
Non è questo il luogo adatto a teorizzazioni e forse neanche noi siamo le persone adatte. Ma da quel che si vede in giro, pare che neanche i governi abbiano espresso persone adatte a ciò. E dai risultati delle conseguenze alle previsioni dei maggiori analisti mondiali, pare che anche questi in fondo, non si siano rivelati così adatti come si pensasse. Pochissimi avevano previsto cose ovvie come la bolla immobiliare americana ed i mutui subprime, come lo sconfinamento di aziende di primo pelo in sistemi finanziari al limite della laegalità (Parmalat ad esempio), crisi ampiamente annunciate come quella argentina. Crisi facilmente prevedibili come quella dovuta al rialzo delle aspettative della Cina e dell’India. Tutti si sono lasciati sorprendere come allocchi. Banche nazionali per prime.
Allora mi sorgeva un dubbio, se veramente non occorra cominciare a considerare il sistema economico come estremamente variabile, macrocaoticamente variabile in funzione di eventi anche inattesi. Un undici settembre che ti gela l’economia americana per almeno cinque anni, ad esempio.
Una guerra imprevista perchè generata da cervelli malati (quindi imprevedibili). E via così.
La teoria del Caos veniva una volta affrontata con il giudizio del buon padre di famiglia. La paura della grandinata veniva in qualche modo esorcizzata alzando la testa e riconoscendo che le nubi grigie piombo avevano una buona possibilità di produrre grandine, partendo poi con la copertura degli alberi con i teli, ove possibile. La siccità veniva combattuta con l’irrigazione (importata dagli Arabi nel sud della Spagna ad esempio). L’imprevisto veniva comunque previsto e se non accadeva tanto meglio, c’era il balzo di produzione che comportava il bonus di guadagno. In altri settori c’era la gradualità del produrre, l’assicurarsi le commesse prima di iniziare a fare qualcosa, l’incassare l’acconto prima di spendere e via discorrendo. Gli animali (le formiche di più, le cicale di meno) lavora(va)no tutta l’estate per assicurarsi la sopravvivenza all’inverno. Ora non più. Ieri sera una volpe era nel mezzo di strada, a Populonia, che si mangiava una fetta di pane dal ristorante. Mi guardava come a dire “cazzo vuoi?” Poi si è spostata. Persino gli animali hanno capito che il ristorante val bene un inverno…..
Bene. Perchè quel patrimonio di prudenza e preveggenza che ha conservato in fondo la specie umana fino ad oggi si è andato a consumare nel nome dell’avventura finanziaria e produttiva?
Le avventure (colonie) hanno fruttato molte ricchezze. E’ vero. Ma sono anche costate migliaia di vite, di sacrifici, di inumanità e oggi di disparità. Dall’avventura se ne può uscire morti o ricchi.
Tornando a noi, perchè non è possibile cominciare a pensare ad un modello economico che “sappia” della possibilità del Caos e quindi abbia già in sè quei meccanismi minimi che possano far fronte ad esso in caso di necessità? Perchè non si fa più uso del concetto di “riserva”? Le riserve, i frigoriferi, sono utili quando il mercato langue e i prezzi sono cari. Chi faceva mercato nero, aggiotaggio, conosceva bene questa facoltà. Ma le riserve servono anche a tenere calmi i mercati quando questi diventano caotici.
In questa economia del caos (parafrasando quella della felicità suggeritaci da Di Biase e Antheus tempo fa) occorre far posto alla capacità di adattarsi, ma anche alla previsione dell’evento. E’ più facile adattarsi se si conosce cosa può succedere.
La Cia lo fa da tempo. Scenari di crisi li chiamano. Alcuni li ha anche creati ad hoc. L’11 settembre? Non so, lasciamo perdere. Ormai non importa. Lo sa solo Cheney e lo sapremo noi dopo la morte.
Ma gli scenari di crisi sono ciò che di più importante ci può essere riguardo la caoticità di un sistema.
La protezione Civile fa una cosa simile. E’ lì, pronta. Bertolaso è sul vasetto pronto a tirarsi su i calzoni e correre. E funziona. Il bello è che funziona.
Dovremmo cominciare a pensare ad un’economia che abbia la sua Protezione Civile. Affrontare il caos, l’evento sismico su cui poco possiamo fare per evitarlo, con la coscienza però di aver costruito case antisismiche. Se l’evento sarà “giusto” si sopravviverà anche bene. Se sarà stato troppo forte, si soccomberà, ma il grado Mercalli (e non Richter) di danno lo sceglieremo noi.
Creare dei nodi vulnerabili in modo da pilotare il tracollo nel modo in cui vogliamo. Le demolizioni di edifici si fanno così. Le nuove strutture si calcoleranno sulla crisi dei alcuni nodi strutturali a favore di altri. Si privilegiano i pilastri, inducendo collassi altrove.
Il Caos è sempre incombente. L’impreparazione no.
Sul valore del lavoro posto questo link di un mio intervento:
http://www.alessiamosca.it/?p=246#comments
August 1st, 2008 at 11:53 pm
A proposito di esportazioni e di R&B bianco, io insisto su questo nuovo gruppo irlandese:
THE SCRIPT- 2°Singolo -
http://it.youtube.com/watch?v=qw-J8kC5DHo
August 2nd, 2008 at 12:46 am
Beh…che dire..questo è un tipico tema di Gestione Economico-Finanziaria mondiale, e quindi complicatissimo.
Nonostante le buone intenzioni (vere o finte) di un certo numero di persone, quello che è certo è che la ricchezza, e la sua gestione, sono entità dinamiche. In quanto tali è difficile -a volte molto- modellarle e quindi programmarle nei vari Piani di Sviluppo, Piani Strategici e simili, sia Governativi sia Aziendali. Quelle che alcuni Economisti chiamano Opportunità (coi correlati Costi-Opportunità) sono abbastanza spesso chimere, illusioni…oppure sono buone opportunità per un certo periodo di tempo ma poi “esplodono” in negativo(dal punto di vista strettamente economico-finaziario o magari da quello sociale…). Il punto è che GOVERNARE UNA NAZIONE NON E’ FACILE. Non lo è guidare una grande azienda (tipo Fiat, Mediaset,…Coca-cola, Microsoft…), figuriamoci una nazione e figuriamoci il mondo!!!
Ci sono momenti e situazioni, nella vita e nel mondo, in cui si devono fare scelte, e scelte importanti, sia per la nostra vita “personale” sia per la comunità in cui viviamo e magari per persone che mai incontreremo in vita nostra!
Nessuno può avere una visione sicura e infallibile del futuro(tranne Dio, o con rispetto ad una certa visione ebraica D-o), tutti, chi più chi meno, ci muoviamo nell’ambito di una vita che è “a razionalità limitata”, con alti e bassi…impulsi e flussi, ritmo e pause……musica e silenzio.
Tanto per citare un personaggio a cui Lapo è legato per via genetica e affettiva, l’Avv Agnelli a un certo punto disse, pubblicamente, “right or wrong, my country!”. Fu la sua scelta di quel momento, la sua attitude sul futuro, l’espressione sintetica delle sue valutazioni…
Con questo cosa voglio dire??? non lo so! però c’ho ragione! e i fatti mi cosano!!! (grazie a Paolo Cevoli, che credo abbia il copyright su questo).
Scherzi e leggerezze a parte, caro Danilo Verticelli, gli analisti mondiali (non so esattamente quelli a cui ti riferisci) lavorano spesso “per astrazione”. La capacità di astrazione è ciò che distingue gli umani dagli animali, almeno la forte astrazione. Astrarre mette in grado di calcolare e questo può essere un potenziamento, un vantaggio. Il problema, a mio modesto avviso, di certe Scenario Analysis è che sono TROPPO astratte. La teoria del caos è meravigliosa come esercizio teorico ma nel suo deployment pratico rischia di suonare -e talvolta essere- una sonora presa per il xulo! Quindi concordo con te sul fatto che un “bit” come il nineEleven, un particella di caos cosi, lo sa solo Dio perchè c’è stata! Ma noi siamo umani (e piccoli dei!) e… in qualche modo dobbiamo pure orientarci nel caos del mondo!!! se non altro dal punto di vista psicologico, un po’ di positività ci serve, ci fa andare avanti, ci evita di impazzire.
A volte poi le parole o i gesti hanno significati impalpabili… talora anche un’espressione del volto cambia una relazione di lavoro….e poi capita di sentirsi dire che I SOLDI NON ESISTONO!!! Esitono, eccome! è che magari non si sa se arrivano, da dove, per quanto tempo, e quanti ne vanno via contemporaneamente….
Ormai i miei post stanno decisamente virando verso il filosofico…è meglio che mi fermi:)
Grazie dell’attenzione a chi ha lette queste mie parole:)
August 2nd, 2008 at 2:50 am
Honnete/ Otto
hai ragione, ma il tuo punto di vista lo voglio esaminare da una altra angolazione. Prima di tutto se il sistema fiscale italiano fosse meno ampolloso ed esoso soprattutto, ma avesse dei parametri come quello americano (ogni tanto pure loro creano qualcosa di buono) nel nostro paese ci sarebbero meno evasori fiscali, piu introiti per le casse dello stato e le aziende subrebbero meno aggravi. Quindi recuperando almeno un 30% dalle tasse, io come imprenditrice potrei investire quel danaro specifico nella mia azienda…. macchinari, piu fiere di settore, piu viaggia di lavoro, piu pubblicità, piu personale e quindi piu forza lavoro e meno disoccupazione….. il sistema fiscale incide eccome, anche se apparentemente sembra essere un discorso parallelo al post. Sono nata con questa azienda avviata e che mio padre a portato avanti fin quando io e mio fratello non siamo diventati autonomi professionalmente. Da sempre ho respirato una certa aria a casa e dico che si possono avere le intenzioni piu all’avangurdia del mondo, ma se non hai un sistema fiscale, istituzionale, sindacale e bancario che possa sostenere l’imprenditoria non vai avanti.
La mia azienda é fortunatamente sana e solida nel suo piccolo, però come tutti accusiamo una crisi che potrei definire di dimensioni macroeconomiche unite ad azioni legislative interne errate.
Io, mio fratello e i miei genitori lavoriamo in media 10 ore giornaliere, torniamo a casa e i nostri pensieri ci conducono sempre all’azienda…. é cosa nostra… e qui forse subentra il caos di cui ha parlato Danilo…. Viaggiamo tanto tra Emirati/States/Russia, curiamo i clienti, investiamo in fiere di settore con tutti i costi che comporta avere uno stand e vivere in quei giorni fuori casa, curiamo il prodotto nei minimi dettagli e quindi la collaborazione con il dipendente diventa paritetica e familiare, ma il motore economico modiale é cambiato… anzi si sono scordinati dei parametri a tal punto da mettere in ginocchio le economie…. Questa é una crisi lunga, nata da una superficialità diffusa ovunque nel globo che ha portato le cosiddette potenze economiche -occidentali- a fare della globalizzazione una arma a doppio taglio e dove i paesi emrgenti subiscono una crescita talmente veloce da essere ancor piu rischiosa della retrocessione dell’occidente…. Vi ricordate qualche mese fà, quando affrontammo il discorso del signoraggio e del sistema bancario americano? I problemi sono sorti da li e man mano si sono amplificati sempre piu fino a portare al Caos…. é questa una crisi annnciata e provocatoriamente dico anche meritata, ma credo e voglio sperare potrà portare a nuove soluzioni strutturali in difesa della vera ideologia di libero mercato e sana competizione. Una crisi che se superata con criterio potrà gettare nuovi basi.
In tutto questo scenario, quando ho letto alcune vostre parole che enunciavano a delle aziende a conduzione familiare prive di cultura e modernità mi sono sentita toccata nella mia sensibilità. Mi sono detta ma come io e la mia famiglia come molte altre famiglie operanti nel mio settore, lavoriamo al massimo delle propie energie, cerchiamo di optare verso qualsiasi forma produttiva e commerciale che possa portare del beneficio a noi e a chi lavora per noi e tutto questo non viene appagato poi da un sistema in crisi e che ci impone delle entrate proporzionalmente inferiori alle uscite…. e qui devi obbligatoriamente fare delle scelte drastiche e rinunciare anche all’innovazione forzatamente e controvoglia onde evitare il rischio di chiudere bottega….. onde evitare di lavorare per gli usurai legalizzati…. quindi leggere che tutte le famiglie imprenditoriali siano ottuse e arretrate mi ha veramente toccato nell’orgoglio. A casa mia non siamo persone mediocri e arretrate, siamo persone che vorrebbero riuscire a rendere la nostra azienda talmente virtuosa da poter appagare tutti gli sforzi fatti e che continueremo a fare. Questa é la mia esperienza….
Bhé dopo l’ora tarda con la quale scrivo e i discorsi impegnativi, continuo a fare la mia valigia che tra poche ore si parte per le vacanze.
Buon agosto a tutti ovunque voi siate
Baci
August 2nd, 2008 at 10:02 am
Buone vacanze Giulia e grazie per il tuo intervento.
Ringrazio anche Federico per i commenti che ha lasciato in post nuovi e vecchi.
Il blog di I-I comunque non andrà in vacanza.
Buon weekend
A_._
August 2nd, 2008 at 1:32 pm
interessante questa teoria del caos…..
Comunque secondo me basterebbe che chi si offre di decidere per gli altri fosse un pò più preparato.
Invece capita di osservare che anche per le loro questioni personali non sono capaci di scegliere cosa sia meglio fra un tasso fisso e un tasso variabile….
Io vorrei meno ideologie e più matematica.
A casa mia 2 + 2 = 4 e non c’ è bisogno di una laurea per saperlo !!!!!!!!!!!!!!
August 2nd, 2008 at 2:37 pm
Caro Antheus,
come dicono alcuni…it’s my pleasure!
Non mi era ancora capitato di trovare una Società di “personal belongings” che desse tanto spazio alle opinioni delle persone. Penso e spero che possa essere la vostra forza!
Ho visto che su questo sito ci sono cosi tanti post da passarci un mese…quindi mi devo trattenere perchè essendo “verbalmente prolifico” (=prolisso, almeno a volte) non vorrei annoiare qualcuno.
Cmq…buon tempo a tutti e per chi va in barca… buon vento:)
August 2nd, 2008 at 5:35 pm
ah si benvenuto federico, qui si da il benvenuto alle persone carine
mah…io direi che qui è meglio dire vento in poppa ahhahhah
August 3rd, 2008 at 9:27 am
Si si benvenuto Federico!
Però più che una barca a me questa sembra l’ arca di Noè.
Come hai notato qui viene dato spazio ad ogni tipo di idea.
Accolgono tutti … uno per ogni specie….
August 3rd, 2008 at 8:51 pm
Beh, sull’Amiata era più fresco senz’altro….
Il Caos. Infatti, come voi confermate, non è prevedibile. Solo un pazzo riuscirebbe nell’intento.
Ecco perchè mi chiedevo, e non davo come soluzione, se fosse possibile cominciare a pensare il mondo (e quindi i mercati) come variabili “impazzende”, mettendo in atto quei pochi meccanismi logici che si dovrebbero adottare in questi casi.
Non so quali. Ovvero posso anche ipotizzarne qualcuno ma non è questo il luogo, come ho detto. L’escursione tipologicamente “filosofica”, ma onestamente proiettata ad una speranza di praxis, vuole andare laddove si danno per scontato tanti dogmi economici che purtroppo, alla prima difficoltà scompaiono. Svampano.
Il tempo, ad esempio, è una variabile fisica che in altri sistemi, fisici anch’essi, tende a contrarsi o a dilatarsi. Ovvero cambia. Lo so che guardando un orologio girare allo stesso modo (maledetto quarzo!) per anni questa cosa non torna e noi crediamo in un tempo stabile e immutato. Eppure è così.
Bene. Anche certe regole “immutabili” (?) dei mercati dovrebbero essere ridiscusse alla luce di sistemi (economici?) diversi o probabili e questo dovrebbe essere la prima preoccupazione di aziende o governi che veramente volessero pre-parare il futuro.
Scartando quindi la possibilità di previsione dell’ignoto, ma ribadendo il fatto che tutte le crisi da noi ormai sperimentate potevano benissimo essere perlomeno anticipate, credo che il Sistema economico debba usare meccanismi di autodifesa senza andare al solito arrembaggio piratesco, che alla fine porta bene solo ai più scaltri o ai più forti. Cosa questa inaccettabile da una Società veramente moderna ed etica.
August 4th, 2008 at 12:52 am
Danilo
dimenticavo di complimentarmi con te per la profondità delle tue analisi e sopratutto per lo sforzo e tensione creativa di alternative
August 4th, 2008 at 8:12 am
8
Forse uno di quei meccanismi logici che dici tu potrebbe essere la prudenza?
…. no forse la prudenza è cosa da pazzi di questi tempi.
Prova a guidare rispettando il limite di velocità, ti suonano, ti sorpassano, ti infamano.
Oggi bisogna correre in tutto.
Vuoi l’ automobile? la compri a rate.
Vuoi la casa? prendi il mutuo.
Poi ci dobbiamo mettere i mobili, gli elettrodomestici, tanto paghiamo tutto a rate.
Anche le vacanze c’ è chi le paga a rate.
Poco importa se indebitiamo noi stessi e le generazioni future l’ importante è avere tutto e subito.
Altro che arrembaggio piratesco, a me sembra il paese di Fantozzi.
Forse non ci farebbe male riappropiarci di quella sana cultura contadina alla quale facevi riferimento qualche post fà.
Sapere che c’ è un tempo per la semina e uno per il raccolto, che non si può avere tutto, se vuoi una cosa devi rinunciare a qualcos’ altro.
Torniamo sempre lì stop & relax.
Dicono che si vive anche più a lungo!!!!!!
August 4th, 2008 at 11:13 am
Amici, forse ci sono opzioni e operazioni che non ci è dato di conoscere. Forse invece certi stati già fanno questo tipo di analisi. Mi hanno postato un link interessante, da prendere con le molle ma possiamo anche considerarlo attendibile, per cui il merito del post non è mio ma di chi me lo ha mandato:
http://svolte-epocali.blogspot.com/2006/08/un-avvertimento-allafrica.html
Ecco. Quello che in macroeconomia o macropolitica stanno facendo gli USA, io intendevo pensarlo anche in altri campi. Non certo la tendenza ad imporre una propria politica o una propria idea di “salvezza” per l’Umanità, ma almeno sapere, essere coscienti, che tutto può cambiare in un baleno e che certe regole matematiche dell’economia (rapporti PIL/debito, inflazione, stagflazione, tassi, libero mercato o dazi, riserve, ecc) non è detto che debbano ancora valere nella maniera dogmatica con cui nel protocapitalismo del 900 sono state affermate.
Questo non vuol dire che io o voi si abbia la soluzione pronta. Non la hanno i governi, figuriamoci noi. Vuole però dire molte variabili, chiamiamole “umanistiche”, del fare lavoro non sono mai state contemplate in questi parametri geometrici, mentre hanno una importanza capitale.
L’aspetto umano è solo stato preso in considerazione come “quantità” e non come “qualità”. Si parla ancora (sigh) di produttività, quindi mettendo in risalto ancora (sigh) la rincorsa alla quantità procapite invece che alla qualità. Evidentemente la cosiddetta competizione tra poveri si ritiene faccia vincere che più produce e (ma non è una conseguenza) vende.
Ieri quel genio di Bersani ha dichiarato (sigh) che il calo dell’IVA è dovuto all’aumento di evasione fiscale causa governo Berlusconi. Certamente neanche gli è passato per la mente che possa essere stato causato dal netto calo dei consumi (anche superiore al 20% per cui l’IVA differenziale sarebbe ancora in attivo) dovuto alla stagflazione ed al caro vita. Nooooo. La gente evade (? Averceli i soldi per evadere!) e non compra. Bravo. Quest’uomo è stato Ministro dello Stato italiano.
Ecco. La mia speranza è che queste generazioni di pensatori a stipendio prima o poi scompaiano e facciano strada a persone che veramente sappiano e vogliano fare in modo che l’Umanità abbia un seguito. Così continuando si va allo scontro, alle guerre per la sopravvivenza, alla crisi generale. Ma poco importa, pare, a chi ci governa, a chi governa. Troppo impegnati a vedere la punta del proprio naso per accorgersi del palo che gli sta davanti.
August 7th, 2008 at 12:31 am
L’italia,in quanto al buon vivere e l’economia,viene dopo la Nigeria.
Lapo,ma chi te le da le classifiche….Topolino ?