Beijing 2008: Made in China… in Italy
(di Antheus)
Con colpevole ritardo segnalo solo ora un articolo del Corriere di ieri sull’ottima performance fatta da alcune aziende italiane nella faraonica produzione delle Olimpiadi di Pechino che inizieranno tra pochi giorni.
Ben quaranta imprese italiane hanno contributo con la loro eccellenza e innovazione alle Olimpiadi che, diritti civili a parte, si presentano come le più innovative in termini di tecnologia e impianti. Qualche esempio? La Mondo, azienda piemontese di Gallo D’Alba, ha allestito non solo tutte le piste di atletica leggera (sua specializzazione), ma anche i parquet di basket e pallamano per una commessa di 5 milioni di euro. La ormai leggendaria Technogym ha fornito tutti gli attrezzi e le macchine nei centri di allenamento degli atleti. Le auto elettriche per muoversi all’interno della megastrutture sono della Faam di Monterubbiano e anche tutte le piscine sono made in italy. E ovviamente i principali competitor erano agguerritissime aziende cinesi.
Chapeau a queste e a tutte le altre aziende italiane che si sono ben distinte a queste Olimpiadi (poi in un altro post parleremo di ciò che invece i cinesi non stanno rispettando..).
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July 24th, 2008 at 12:19 pm
Strano questo paese. C’e un’aria pesante e depressiva ovunque e si parla di crisi economica in continuazione nei media. Poi ci sono delle Aziende dell’eccellenza italiane che realizzano prodotti per l’evento dell’anno se non del decennio e lo devo apprendere dal Blog se non compro il” Corriere” in edicola.
Di contro le due maggiori testate on-line italiane ,in home page, mi informano per tre giorni consecutivi che Lapo ha ballato sui tavoli di Capri insieme a degli amici stranieri per festeggiare un addio al celibato.
Comincio a pensare seriamente che si voglia svendere il “prodotto italiano” facendolo prima svalutare.
July 24th, 2008 at 12:24 pm
Bene. CVD. Lo sappiamo. Qualcuno ancora insiste a parlare di produttività e di globalità, quando invece la soluzione, semplice, sta nell’eccellenza.
Naturalmente alle prossime olimpiadi del 2012, le piste, le piscine e gli attrezzi ginnici saranno di aziende cinesi….. eheheh
July 24th, 2008 at 2:13 pm
La Technogym la adoro..splendido l’ultimo prodotto firmato Citterio….poi è un’azienda che è nata dal garage del suo fondatore…quindi gli italiani possono e sono sicuramente in grado di fregare i cinesi che in quanto a stile behh possono pure copiarlo ma non sarà mai il vero stile italiano…
July 24th, 2008 at 3:26 pm
E’ una mia impressione o queste “olimpiadi cinesi” stanno destando meno interesse, specialmente mediatico, rispetto a quelle passate? Sicuramente a livello internazionale la Cina non gode di ottima reputazione, ricordiamoci che è pur sempre una dittatura e che le violazioni dei più basilari diritti umani sono all’ordine del giorno, non è che la Cina ed i cinesi stanno diventando improvvisamente antipatici, forse proprio per il successo economico che stanno ottenendo anche, schiavizzando la manodopera? Chi sa…
Cmq altre ditte italiane (tra cui la Fiat) che sono riuscite ad aggiudicarsi importanti commesse in Cina per le olimpiadi e per l’expo di Shangai si possono trovare in questo sito:
http://www.businessonline.it/1/EconomiaeFinanza/2035/aziende-italiane-presenti-in-cina-presente-futuro.html
July 24th, 2008 at 3:52 pm
Io “comincio” a pensare che la qualità degli operatori dei media, data la fascia generazionale, sia ampiamente viziata dal periodo storico in cui hanno “preso” la laurea e dalle contingenze partitiche che ne hanno determinato l’assunzione nei ruoli che ricoprono.
I loro figli, ovviamente, non possono che esserne brutta copia.
Il blog di Libero, noto esempio di come non dovrebbe essere un blog, picchia su queste faccende di gossip ogni volta che può. D’altronde la risposta dei frequentatori (tra cui talvolta io, ma con poche speranze) è all’altezza (o bassezza). Ci si domanda allora se questi blog sono l’uovo o la gallina. Cioè se tutti i superficiali vanno in cerca di un luogo dove ritrovarsi o se i luoghi dove ritrovarsi sono pressochè tutti superficiali e viziati.
Honnete propende per la seconda. Forse anche io.
La svendita dell’italianità è pratica ben nota negli ambienti della sinistra chic (quella capalbiese per intenderci, quella che chiacchiera e lavora pochino) in nome di un unico popolo, un’unica razza, un unica filosofia. Quindi abbassare le eccellenze perchè i meno ecellenti non si sentano troppo inferiori (in nome di uno strano concetto di parità), dato che la loro inferiorità non dipenderebbe dalle loro incapacità ma da congiunture sociali che li hanno “ridotti” così.
Più o meno quello che succede in molti luoghi dell’amministrazione pubblica, dove chi lavora (normalmente per altri) viene visto di cattivo occhio perchè mette in cattiva luce il collega sfaticato.
Le eccellenze quindi vanno ridimensionate in nome di un internazionalismo della produzione e in nome di un senso di appartenenza al comune genere umano, senza frontiere e senza barriere. Molto ecumenico come concetto ma poco applicato al Mercato che, invece, le barriere (di altro tipo) le crea eccome.
Per farsi belli nei salottini della Sinistra europea, i politici ed i “pensatori” italiani (fuori ovviamente dalle attività di mercato ma molto ben dentro le attività scribacchine giornalistiche) devono per forza sminuire le qualità legate alla specificità di un popolo, di una cultura, perchè il meltingpot europeo sembri più omogeneo, ed i cugini (???) d’oltralpi non si sentano troppo a disagio quando oppongono i loro crauti al nostro parmigiano o il cioccolato belga (grassissimo e con ingredienti dubbi) al nostro. Tanto per fare qualche esempio banale.
Il prodotto “Italia”, honnete, è già stato svenduto. Come hai visto, ci siamo riempiti di magazzini francesi e tedeschi, che vendono, possibilmente, robaccia francese e tedesca.
LeClerc, Carrefour, Brico, Castorama, Lidl, Despar, e molti altri, sono ormai i veri colonizzatori di questa povera terra di nessuno, che ogni giorno diventa più povera (almeno come immagine) quanto più chi è responsabile dell’informazione non si preoccupa di informare in modo oggettivo e approfondito.
Chi ha paura dell’Italia?
Chi ha paura del prodotto italiano?
July 24th, 2008 at 4:36 pm
la Cina non da’ ne fa’ nulla per nulla , e tutto quello che da’ o fa’ e’ a suo puro interesse o meglio ad interesse economico dei potenti al governo .. se pensate che sia un grande risultato quello di aver avuto appalti per le olimpiadi , beh vedremo in futuro cosa succedera’ .. senza togliere alla qualita dei prodotti italiani , i cinesi la vedono lunga .. sono stati come i russi chiusi al mondo economico per anni ed anni , una sorta di nazioni magazzino con ogni ben di dio .. e tutti prodotti importantissimi , una volta che i mercati sono diventati saturi ed i rpodotti primari scarseggiano ecco che si aprono due uniche e grosse opportunita economiche , Cina e Russia … e lo sanno e fanno un po’ il bello ed ilbrutto , e quindi ecco che le belle ditte che vogliono vivere devono cadere in questi mercati che sono freschi e pieni di ogni ben di Dio … pensate a quanto denaro scorre a Montecarlo ed e’ tutto o queasi Russo .. persone che hanno riuavuto delle terre spoglie e senza denaro per poterle far andare avanti , pero’ si sono trovati con petrolio gas e tante atre risorse , TEXACO ad un mio amico russo ha fatto la proposta di poter estrarre tutto a sue spese e d dare il 50 a lui e sua madre .. ecco che denis si ritrova miliardi di dollari nel conto e come lui tanti altri .. notate le fiere del super lusso dove oggetti vengono mostrati e venduti solo in due mercati quello Russo e quello Cinese , ed in italia invece solo belle e false copie .
July 24th, 2008 at 4:45 pm
..dai alla fine noi in Italia siamo dei grandi lavoratori!..sappiamo creare cose splendide..peccato che chi di dovere non sappia esaltare e valorizzare il tutto!..
July 24th, 2008 at 5:08 pm
infatti i cinesi non vanno in Olanda ad imparare a fare gli zoccoli di legno .. eheheh
July 24th, 2008 at 5:30 pm
Piper, ma da qualche parte dovremo pur venderli i nostri prodotti no? Se ora il dinero ce l’hanno prevalentemente russi e cinesi (ma perchè i francesi del vulcano buono dove li metti?) che possiamo farci.
Si fa e si cerca di smerciare. L’importante è farlo con la coscienza giusta e con lo spirito giusto.
Chiunque di noi di fronte ad una possibilità di soluzione dei problemi della propria vita, come quel tuo amico (me lo presenti, gli vendo un quadro?) russo, accetterebbe la proposta.
Anzi, io per non fidarmi per niente, gli venderei tutto il terreno. Magari incasso meno ma subito e non devo poi stare a fare i conti con il colosso. Che ne dici di cinque milioni di euro? Consiglialo dai, poi mi passi la mediazione culturale sull’affare…..
I nostri mercati non sono saturi, come non lo è il mercato del lavoro. Importiamo infermiere, badanti, muratori, operai, agricoltori, autisti, pescatori e altri generi di lavoratori.
Pensa quanto ci sarebbe da fare se solo volessimo curare tutti i giardini delle nostre città? Pensa all’ordine pubblico o alla pulizia delle città, pensa a come sono tenute male delle bellezze architettoniche e artistiche per mancanza di personale. Ma il personale ci sarebbe. Mancano i soldi per pagarlo.
E allora come rivitalizzi il mercato interno se non girano i soldi necessari?
Trovi i soldi. Come? semplice:
USCITE (per lo Stato)
- abbassi l’aliquota massima delle tasse al 30/35% così togli l’alibi (ora giusto) agli evasori
- permetti di dedurre ogni acquisto superiore a 1000 euro previa ricevuta o fattura (così crei il conflitto di interessi tra cliente e impresa)
- aumenti lo stipendio ai lavoratori dipendenti (così hanno più capitale da spendere)
- diminuisci gli oneri contributivi (così rimangono più soldi al lavoratore)
ENTRATE (sempre per lo Stato):
- raddoppi, anche col part time, il numero degli addetti al controllo fiscale e leghi un premio produzione a volume di denaro recuperato, ovviamente certificato e sopra una certa cifra per contribuente.
- rendi reato penale l’evasione fiscale sopra una certa cifra (diciamo 5000 euro?)
- controlli tutte le spese pubbliche e penalizzi funzionari ed enti che non mettono a frutto i fondi ricevuti, fino al licenziamento.
- diminuisci il contributo ai comuni aumentando invece la loro quota di competenza dell’IRPEF
- aumento dell’IVA incassata grazie al meccanismo del maggior consumo
- favorisci l’assistenza integrativa in caso di ricoveri e aumenti il ticket, salvo casi di bisogno effettivi.
Mi sembra molto semplice e non lontano da una qualunque possibilità fattibile fin da ora. Ma messo in un pacchetto comune, non per scaglioni o per argomenti.
Aumenta la ricchezza se aumenta l’onestà e il lavoro di chi deve controllare. Per giustificare un controllo maggiore occorre pur consentire un prelievo fiscale minore perchè non ci si senta oppressi.
La deduzione incide per l’aliquota media applicata alla persona. Quindi a fronte di un 26/30 % in meno di gettito (per la deduzione degli acquisti vari) c’è un incasso del 20% di IVA su un volume di affari però ovviamente maggiore dato l’impulso all’acquisto. Alla fine, anche se il regime fiscale ne va a pari, abbiamo fatto girare soldi, quindi interessi, abbiamo soddisfatto i desideri delle persone, abbiamo creato un maggiore giro di prodotti e quindi di lavoro per le aziende. Le persone si indebitano volentieri se sono sicure di poter mantenere il livello di debito senza scossoni. Quindi accederebbero anche a cifre superiori a quanto invece con il regime attuale non riescano o vogliano fare. Il conflitto di interessi tra cliente e impresa è la cosa fondamentale sulla quale nessun governo vuole invece investire. Meglio fare cassa subito con le leggi oppressive che ci sono ora (salvo poi lamentarsi di macroevasioni standardizzate) che rischiare un’innovazione.
Questa è la vita. E questo è il livello di chi governa.
Ecco perchè, Piper, appena possono, le aziende italiane vanno a vendere persino in Cina. Perchè qui di piste di atletica ne farebbero ben poche. I comuni sono molto più impegnati a cambiare assessori e giunte per curarsi di certi particolari….
July 24th, 2008 at 5:44 pm
Io continuo a pensare che alla lunga l’apertura ai mercati nuovi ci rendera’ quel che ci sta togliendo adesso.
E noi Italiani saremo i primi a beneficiarne visto l’alto tasso di cretivita’ inespessa.
Bisognerebbe liberare tali energie che solo le piccole e medie aziende italiane in questo momento mettono in campo con le lpro eccellenze qualitative.
Mi ricordo ancora quando Clinton presidente degli Stati Uniti visito’ l’ Emilia Romagna e disse che i suoi distretti industriali erano il modello che l’America avrebbe dovuto seguire.
Credo come dice Piper che i Cinesi stiano facendo questo e non sono cosi’ stupidi come qualcuno pensa.
La storia ce lo insegna.
July 24th, 2008 at 5:53 pm
Brevetti, marchi , diritto d’autore , design o modello, sono voci che trovano poco spazio nei budget delle aziende italiane, specialmente le medio piccole.
Il risultato è una dispersione e divulgazione della nostra capacità inventiva.
Una azienda che fa eccezione, da portare ad esempio è la Geox che protegge l’innovazione con decine di brevetti per invenzione, depositati in Italia, ed estesi in ambito internazionale.
Nel bilancio della Geox chiuso il 31-12-2006 si legge che gli investimenti in immobilizzazioni materiali ed immateriali effettuati nel corso dell’esercizio 2006 per la voce marchi e brevetti ammontano a Euro 1.430.000 su un totale di 5.680.000.
La stragrande maggioranza delle nostre medio piccole imprese hanno le risorse e lungimiranza per fare ciò?
Questo il motivo principale per il quale andiamo in Cina con prodotti originali e veniamo (non dopo anni ma mesi) invasi da prodotti copiati. Queste olimpiadi saranno per la Cina un businnes all’ennesima potenza!!!
Ai posteri l’ardua sentenza :-@
July 24th, 2008 at 6:02 pm
i cinesi non sono affatto stupidi e siccome vogliono cambiare verso l occidente bello e lussuoso ecco che non cercano altri che gli italiani ben noti per il loro gusto , ed ecco che gli appalti per pekino shangai vengono dati a loro , ma sapendo bene che i mobili restano a loro ed abbelliranno le loro citta dando lusso e splendore , certo e’ economicamente gratificante per le aziende italiane , ma di una cosa ti posso dare garanzia , per gli appalti di edifici o altre cose , i cinesi ti obbligano a cosa del tipo. ok progetto ma con mano d opera il piu possibile cinese e con materiale il piu possibile reperibile in cina o fatto in cina .. ecco che di colpo e furbamente e giusto per l idea del partito si ritrovano con edifici belli a costi minimi .. mica male o no ?
importiamo mano d opera ? badanti etc etc come hai detto tu danilo , e’ vero , ma solo perche per gli italiani e’ denigrante andare a stirare o badare o curare il giardino .. non e’ per lo stipendio o per altro ma solo per un immagine stupida che si deve dare per forza .. al sud la dissocupazione e’ molto alta pero’ questi lavori d importazione non vengono impiegati da italiani e qualee e’ il motivo ? ecco che poi si vedono e ci si chiede dove finiscono i soldi perche le strade durano poco o sono fatte male..i marciapiedi non hannos neso , il perche e’ smeplice , la testa e lottica che ha di una cosa ben fatta di un tunisino o di un nigeriano rispetto a dove vengono e a quello che hanno sempre visto e’ ben diverso .. il criterio di estitica e di una cosa ben fatta e’ diversa.. ed in italia ultimamente la manutenzione o la costruzione e’ nelle loro mani e nella loro concezione di cosa ben fatta .
July 24th, 2008 at 6:06 pm
O.T.
Come giudicate questo tipo di comunicazione? Questo è marketing!!;-)
http://ciclofrenia.wordpress.com/2008/07/22/per-tutto-il-resto-ce-mastercard
July 24th, 2008 at 6:10 pm
Italia Cina: due mondi due modi di pensare la produzione, mi spiego noi siamo spesso votati alla “ricerca dell’eccellenza” techogym esporta le sue macchine negli USA e mi pare ovvio che abbia vinto la gara per fornire le macchine per le olimpiadi. La Cina è maestra nel “copiare” cioé nella ricerca della banalizzazione. Quando copi svilisci il prodotto che imiti, perché, ovviamente non potrai mai copiare i materiali, forse la forma l’idea di base, una cintura è una cintura, ma quella originale di Gucci ha delle rifiniture “eccellenti” quella cinese no!!!
Nel nostro Paese siamo maestri nel tirare fuori tutto il marcio possibile e anche quello impossibile, noi cerchiamo sempre di autolesionarci, vogliamo non farci notare per le cose belle, ma solop per le cattive. honnête provocateur ha ragione sul sito del Corriere e di Repubblica ci sono le foto di un giovane trentenne che si diverte con gli amici, ha la sfortuna di chiamarsi Lapo e di essere il nipote dell’Avvocato. Non so se ha fatto quello di cui è accusato, ma sul sito del Corriere c’è scritto “Capri la notte brava di Lapo tutte le foto” uno ci clicca sopra e pensa di trovare lui che spinge con la sua nobile fidanzata un taxi Fiat marea, invece trova le foto di un ragazzo che festeggia e si dverte come farei io, punto e basta. Ma nulla compare sul fatto che lui ha creato delle cose interessanti dei prodotti “unici” si calca sul fatto che per comprare i suoi occhiali devi spendere 1000 euro, non che sono particoalri e che i cinesi copieranno la loro forma, ma li potranno fare di plastiva e non di carbonio.
La ricerca dell’eccellenza è alla base dell’italian style, del nostro savoir vivre, del nostro essere unici.
Abbiamo bisogno di sapere che nel mondo ci sono prodotti italiani che sono apprezzati nel mondo non solo per lo stile italiano ma anche per l’appoerto tecnologico che l’eccellenza italiana sa dare.
July 24th, 2008 at 6:13 pm
una trade union con la cina l ha gia avuta l italia con le olimpiadi invernali .. ecco che voila i gadgets erano tutti made in china , la china e l italia sono molto molto vicine , qui vecchie cariatidi con pedigree da galera e la IL PARTITO che poi e’ in mano a pochi .. si vede che leggendo bene il pedigree di entrambi ce’ in comune in acenstro marco polo ehehe .. danilo tu davvero credi che abbaino scelto cosi a caso ? no perche per il prossimo progetto di apertura del partito rispetto al mondo e rispetto ad uno smacco che vorrebbero dare a giappone e usa ecco che per avere in futuro ottimi clineti nei loto hotel devono avere materia di lusso .. techigym etc etc , sono cose che restano pe il progetto futuuro e non solo per le olimpiadi .. a loro i prodotti italiani daranno solo del grande prestigio ed immagine per ospitare gli stessi futuri investitori italiani arabi etc etc .
i grossi mercati ripeto sono russi a e cina . per il territorio le riosorse materiali e quelle umane che alla fine ..si le badandi lavorano qui ma esporatano valuta nel loro paese che dara ai famigliari potere di acquisto nei loro stessi mercati ..
Noi , la mia famiglia negli anni 90 e’ stata in china per affari , ma le condizioni erano ben imposte e credimi avere a che fare con il PARTITO non e’ facile anche perche alla fine l ultima parola l avranno sempre loro … sono i beni di grosso consumo e di grosso grido su quale puntano e non sugli zoccoli olandesi .. sono i beni GUCCI PRADA etc etc , dove alla fine loro si permettono quelli originali ed in italia i falsi … molte aziende del lusso esportano certe linee solo per i paesi giapponesi cinesi hong kong e russia .. DEMI MARTENS 12 anni .. viene esportato quasi totalmente in quei paesi e cosi per tanti altri prodotti e la massa , beh per la massificazione di un prodotto i cinesi sono bravissimi e sanno come invadere … vedi le imposizioni che hanno fatto per le olimpiadi .. eppure nessun altro apse le ha mai fatte in passato .. eppure per un evento mondiale hanno imposto addirittura i posti e le cose che il partito non approva o che sono contro l ideologia dle partito .. difficile pensare ad un VERA trade union con un paese a ideologia totalitaria ed a senso unico .. vedete un po’ ..
July 24th, 2008 at 6:23 pm
Danilo….semplificherei la tua proposta permettendo una cosa semplice:detrazione di tutti i costi per vivere nella dichiarazione dei redditi…così si crea il vero conflitto di interessi (non quello di Berlusca)
il problema è che le cose troppo semplici eliminano professioni improduttive eheheh…..
July 24th, 2008 at 6:26 pm
il caso GURU , beh ho gia scritto che era una morte annunciata , e cmq la GURU si pteva permettere di finanziare la F1 e fisichella etc etc e tanti altri eventi solo vendendo magliette che all inzio erano fatte in turchia e poi in cina a 50 cents unitario .. INCREDIBILE , ma poi si permetteva anche campagne pubblicitarie con La Chapelle che insomma non credo che si alzi dal letto per meno di molti euros .. e il business era fatto .. un marchio italiano pordotto totalmente in cina , e poi il buco ma questo e’ altro argomento quello della mala fede degli ideatori della GURU .. auguri Matteo Campi
July 24th, 2008 at 6:30 pm
Piper: del resto nessuno qui ha mai preso minimamente sul serio l’attività della Guru e men che meno i suoi prodotti.
July 24th, 2008 at 6:33 pm
…infatti, io però mi accontenterei di riuscire a fare un volume di affari pari a quello che ora si fa nella sola Europa. 1.600.000.000 abitanti. Pensa te quante borse (vere) puoi vendere per coloro che possono permetterselo e che vogliono (come dici tu) quelle vere mentre le false le girano a noi?
Curioso no? Fanno soldi vendendoci i falsi di quelle vere che si comprano da noi. Quindi comprano ancora quelle vere, copiandole per rivenderle a noi false. Noi le compriamo, loro incassano e comprano quelle vere….
Uhm, da questo meccanismo viene fuori che quasi quasi è meglio uscire e andare a comprarsi due o tre tarocchi….. per assicurarsi che abbiano i soldi per i nostri prodotti di eccellenza.
July 24th, 2008 at 6:35 pm
@mario
A me lo spot e’ piaciuto molto, sembra piu’ una caricatura cabarettistica modello NO STOP anni 80′.
July 24th, 2008 at 6:43 pm
Beh, se dell’aspetto civile e umano di queste Olimpiadi parleremo più avanti, allora adesso mi limito a dire che cinesi, essendo sotto pressione e pretendendo la perfezione in ogni minimo aspetto, si sono ovviamente e giustamente rivolti a dei prodotti italiani di eccellenza. Il che a mio avviso comporta una loro consapevolezza di chi sa lavorare ad alti livelli e chi no ( perchè altrimenti non favorire aziende cinesi che giocavano in casa? ).
“La svendita dell’italianità è pratica ben nota negli ambienti della sinistra chic (quella capalbiese per intenderci, quella che chiacchiera e lavora pochino) in nome di un unico popolo, un’unica razza, un unica filosofia. Quindi abbassare le eccellenze perchè i meno eccellenti non si sentano troppo inferiori (in nome di uno strano concetto di parità), dato che la loro inferiorità non dipenderebbe dalle loro incapacità ma da congiunture sociali che li hanno “ridotti” così.”
Sacrosante parole Otto!!! Ti avrei ri-postato quasi tutto, ma questo è sicuramente il pezzo che ho preferito.
Beh se tu ed Honnete propendete per la seconda possibilità, vuol dire che qui, tutti ( o quasi ) noi che partecipiamo a questo blog formiamo l’eccezione la maggior parte delle volte??!!
Non pratico una difesa estrema della globalizzazione, ma credo che ormai sia un processo in atto quasi inevitabile. Nella nostra epoca nessuna azienda, in una ottica di lungo periodo, in qualsiasi campo essa operi, può permettersi di sostenere la propria attività contando solamente sul mercato del suo paese di riferimento. C’è bisogno di importazione ed esportazione delle merci. Gli scambi commerciali su vasta scala sono sempre esistiti, anzi, in un certo senso, potremmo sostenere che la globalizzazione non è poi così un fenomeno tipico dei giorni nostri. Iniziò già alla fine del Medioevo, quando gli scambi nelle piazze delle nascenti città, le merci importate da altri mondi con le navi, diventarono sempre più frequenti. Certo era un fenomeno diverso, che allora non poteva ancora contare su mercati o scambi economici virtuali. L’apertura, lo scambio con mercati nuovi è qualcosa di positivo, se gestito in maniera intelligente. C’è sempre da imparare dal contatto con nuove culture. Il nostro problema è che partendo con un grosso bagaglio di conoscenze, di know-how tecnico, stilistico, manifatturiero in settori importanti, abbiamo soltanto da perdere se non siamo abili nell’amministrarlo. In questo posso condividere la tua preoccupazione Honnete ( conoscendo gli italiani poi.. ). Oltre ad aprirci all’esterno, mostrando tutte le nostre abilità derivanti dal passato, dovremmo anche portare avanti la sperimentazione, la raffinatura delle tecniche che sapientemente governiamo ( e possiamo continuare a gestire ) meglio di chiunque altro; in modo tale da essere sempre un passo avanti agli altri, avendo così sempre qualcosa da insegnare e che ci permette di primeggiare. E credo che con un minimo di sale in zucca questo non sia poi così difficile.
July 24th, 2008 at 6:50 pm
Consiglio di leggere un articolo scientifico che ha a che fare con il rapporto Ricchezza - Bellezza.
Qusto mi fa pensare sempre piu’ al concetto di appartenenza al gregge che sfruttano i pubblicitari per imporre prodotti orridi e spersonalizzati. Le location degli spot lo dimostrano efficacemente.
http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/scienza_e_tecnologia/quartieri-alti/quartieri-alti/quartieri-alti.html?ref=hpspr1
July 24th, 2008 at 7:00 pm
uhm… ci ripenso sai. Io faccio un’opera e la vendo a un cinese a 10.000 euro.
Lui poi la riproduce in 100 esemplari che rivende a 300 euro l’uno. Guadagna quindi 20.000 euro meno le spese di copiatura e trasporto.
Di quei 20.000, 10.000 li utilizza per comprarmi una nuova opera che poi copierà in 300 esemplari e via così…
Io sono contento perchè ogni volta incasso 10.000 euro.
Lui pure perchè ne guadagna circa 20.000.
Quelli che copiano anche perchè vengono pagati.
Io di nuovo perchè diffondo la mia arte anche a coloro che non possono permettersela…
Dov’è l’inghippo?
July 24th, 2008 at 7:01 pm
Un saluto al collega Maurizio Citti di Catania prematuramente scomparso all’età di 51 anni. Ottimo astrattista e colorista.
July 24th, 2008 at 7:26 pm
honnete: uffa, proprio ora che cominciavo a crogiolarmi nella mia bella povertà…..

July 24th, 2008 at 7:57 pm
Honnete: Nell’800 si diceva “Grassezza, mezza bellezza”. Nella seconda parte del 900 è stato sostituito con “Altezza, mezza bellezza”.
Oggi stiamo arrivando velocemente al “Ricchezza, mezza bellezza”.
July 24th, 2008 at 8:23 pm
@Antheus
la cosa che piu’ mi ha impressionato e’ sempre stata la rappresentazione del Cristo e della Madonna nella pittura attraverso i secoli e nel cinema, in primis nel filmTV di Zeffirelli.
Due modelli scandinavi nati in Palestina.
La raffigurazione di Pasolini nel “Vangelo secondo Matteo” mi sembra piu’ realista’.
July 24th, 2008 at 8:29 pm
Se non pensassi anch’io quello che scrive Honn.te ( ma dov’è la ê??) lassù alle 5.44, non avrei mai fatto quello che stò facendo da un anno a questa parte…
Aspetto il momento in cui anche gli italiani ( gli stranieri, Cinesi per primi, lo hanno già capito: Burberry ha trasferito la sua produzione in Italia ) capiranno che i nostri prodotti sono i migliori, per manifattura e stile e smetteranno di comprare robaccia a basso prezzo ( a volte non proprio basso ) convinti di aver fatto un affare.
Io aspetto…
e spero.
July 24th, 2008 at 10:45 pm
Bonsoir a tutti!
Mi scuso per la latitanza (non che sentiste la mancanza…ma in fondo, da narcisista, mi piace pensarlo…
): non sono presente come vorrei in questo blog, ma lo seguo sempre…quindi ho un po’ di arretrato da “sbrigare”.
Uno su tutti, il mio Caro Otto: ammirevole in vari commenti, partendo da alcuni ormai datati addirittura sulla scomparsa dell’Uomo e quindi della Donna. Ti ho tifato anche durante “l’incontro” con il buon Mario: da fuori ho pensato quello che ti scrissi per la Signora Giamila (non abbassarti…) ma “da dentro” capisco ed ammiro poi la tua energia profusa…sebbene sfociata poi nella rassegnazione.
Al volo qui dico, per commentare il post prendendo spunto proprio dalle ultime righe di Otto: dove sta l’inghippo?!
L’inghippo è che così facendo diverresti una “brutta copia” del cinese, mentre tu - e noi - vorresti che non si diffondesse la tua opera nei greggi, ma che venisse apprezzata e capita. L’inghippo è proprio qui: se applichi l’esempio-iperbole-provocazione divieni piano piano il D&G (con la simpatia che ho per loro…non altrettanta per l’estetica delle loro creazioni) dell’arte, non un Artista, una Eccellenza sulla quale investire. Qualità Vs quantità; Valore Vs prezzo.
Ritornando quindi al Lusso di Honnête, scegliere dove non si può (per cultura e sensibilità) abitualmente scegliere: sacrificio (da sacrum-facere: divenire sacro, attraverso magari rinuncia, attesa, ricerca o comprensione), conoscenza, e quindi eccellenza. Non accumulazione, raccolta di loghi: bei recipienti forse, ma vuoti…
A presto,
Ste
July 25th, 2008 at 8:57 am
..cavolo se fossi vissuta nell ‘800 avrei spopolato!..grassezza mezza bellezza…
..nel 2000 concordo…ricchezza mezza bellezza…il dio soldo fà diventare belli anche quelli brutti!..per carità + volte ci sono cascata anchio..però poi…col tempo sono altre le cose che valuti!..
..ho letto l’articolo consigliato da honnette…non è vero che i ricchi ridono di +..assolutamente…ne conosco parecchi..e per la maggior parte non sprizzano felicità..anzi…ed io ogni volta mi chiedo perchè…poi mi fermo e credo che aver tutto..il poter aver tutto ti porti a vivere una vita piatta…o per lo meno priva di certe emozioni che noi “poveretti” proviamo nelle piccole cose!..
July 25th, 2008 at 9:03 am
Honnete: Posso lanciare una lancia a Zeffirelli? Il toscanaccio si è solo ispirato all’iconografia classica che voleva Gesù più scandinavo o russo che ebreo. Evidentemente l’uomo non è molto cambiato nel modo di pensare nei secoli se già dal mille d.c. si è pensato di ritrarre Gesù biondo e con gli occhi azzurri. Probabilmente quelle fattezze risultavano “esotiche” e facevano spiccare il figlio di Dio che invece molto probabilmente era scuro e magari anche un pò tarchiatello.
Buona giornata
July 25th, 2008 at 9:08 am
Per tornare al made in Italy…
Siamo un popolo di esterofili con poco amor proprio e per questo pensiamo che tutto quello che arriva da fuori sia meglio, vuoi anche perchè a volte costa meno? Abbiamo nel dna l’arte dell’arrangiarci e quindi pensiamo che ci siamo sempre grandi occasioni col minimo sforzo (prezzo). Esempio: l’hamburgher ad un euro contro un piatto di pasta a 6 euro se bastano; oppure la camicia made in china da 20 euro contro una fatta in Italia da 70.
Ciao
July 25th, 2008 at 9:16 am
Eh si. Ma in fondo continuo a domandarmi perchè l’Arte debba essere un’eccellenza in senso quantitativo.
Ciò che Warhol (per primo) fece, a prescindere da ogni valutazione stilistica su ciò che fece, fu quello di ri-durre o con-durre l’Arte ad un pubblico più vasto, proprio adottando, come ultimamente sto facendo io stesso, tecniche che permettano la riproduzione multipla del pezzo.
Non esiste più un “originale” e le “copie”, ma tutti originali o tutte copie, come volete considerarli.
Se l’Arte è comunque strumento di comunicazione e di elevazione dello spirito (è anche altro ma accontentiamoci), non è forse bene che essa sia diffusa nel maggior numero di esemplari possibile?
Qui entra il giusto discorso di Stefano sull’inflazione di presenza dell’oggetto, sia esso d’arte che di artigianato.
Il bello può essere seriale, o deve per forza essere legato al concetto di unicità?
Il valore di un’opera (quanto di un oggetto) è funzione di ciò che è in essenza o di “quanto” esso è all’interno dell’insieme delle opere?
Cioè, vale perchè è unico o vale perchè in effetti ha delle valenze (concettuali, tecniche, ecc)?
Molti artisti di grido (non parlo di Munch eheheh) hanno atelier pieni di collaboratori che in pratica stendono le opere su indicazione del Maestro. Il mondo dell’Arte fa finta sempre di non sapere. Chi sa si scandalizza. Io no. Trovo che esista un pensiero (prevalente) che collega sempre l’opera d’arte alla realizzazione artigianale della stessa. La fattura. Ma ogni fattura può essere imparata, prima o poi.
Esiste quindi un altro pensiero che lega il valore dell’opera non solo (o non più) alla fattura ma al concetto, e quindi qualsiasi mezzo produca l’opera è lecito in quanto non importante ai fini della “comunicazione” della stessa. Evito quindi di fare i nomi degli artisti, tra i più quotati, che non si fanno più le opere da soli.
Ritornando perciò all’inghippo, ma anche alla giusta considerazione di Stefano, che ringrazio, un oggetto di lusso (pur non paragonabile all’oggetto d’Arte, ma molto vicino ad esso per alcuni aspetti) è tale perchè unico e irripetuto (e quindi porta con sè anche il valore psicologico e “sociale” relativo al possesso dello stesso) o perchè, a prescindere dal numero di esemplari che sono in circolazione, ciascun esemplare è comunque degno di essere considerato, per fattura, design, rifiniture, concetto, tale?
July 25th, 2008 at 10:47 am
Gli stessi che comprano prodotti griffati taroccati hanno in casa anche quadri riprodotti in copia perrfetta?
E hanno la stessa fila sotto casa che ha il Louvre per vedere la Gioconda?
July 25th, 2008 at 11:53 am
Bonjour à tous!
Ott(im)o, rischiando di filosofeggiare, tento di rispondere alle tue domande semi-retoriche.
“Cioè, vale perchè è unico o vale perchè in effetti ha delle valenze (concettuali, tecniche, ecc)?”
Citi Warhol (tra i miei idoli, pur non avendolo ancora sui miei muri…) e da lui inizio: la serialità, la riproducibilità delle sue opere sono state introdotte proprio per veicolare il concetto, il messaggio “contro” certo modo di intendere l’Arte. Unicità, esclusività, elitarietà: tali “valori aggiunti” dell’Arte erano sbeffeggiati dal buon Andrew dichiarando apertamente di far eseguire, nella sua Factory, le opere da altri artisti - a volte di passaggio - per poi, solo alla fine, apporvi la Firma.
Questo era il messaggio, che andava bene allora.
Oggi siamo al processo opposto: per andare “contro” certa serialità, affermiamo il valore dell’eccellenza, dell’unicità di un capo sartoriale o di un oggetto pensato e creato solo per te. Quindi, oggi, riprodurre non è la soluzione o la via, perché il concetto da evidenziare, ed al quale tornare, è l’unicità, l’artigianalità, la cura, l’attenzione, la tradizione finanche.
Mi vengono in mente gli americani e l’invenzione del nylon: contro l’incedere della seta giapponese per le calze delle signore, inventarono un materiale sintetico, al quale diedero come nome uno splendido acronimo: Now You Loose, Old Nippon! Videro nel nascituro materiale un mezzo per sconfiggere commercialmente l’avanzata nipponica…
Ora noi dovremmo usare il Cotone: “Cinese, O Torni [a casa tua], O Negozi Equamente”…più o meno…
Tornando agli Artisti: tra i miei preferiti, accessibili, vi è quel Torinese che non nasconde affatto la stessa maniera di lavorare di Warhola. Addirittura ha piazzato web-cam nel suo studio affinché si vedano all’opera i giovani artisti che preparano i dipinti per lui, che poi ospita nel proprio sito in una specie di galleria-omaggio. Credo che nessuno si scandalizzi più.
Ma come ben dici, Arte, Lusso e “cinesi” sono campi simili, vicini, ma non coincidenti.
Il lusso, a mio avviso, non si concilia né con la diffusione, né con la quantità, né con l’accumulo…nel senso che può essere tutto ciò o nulla di tutto questo. E’ lusso avere una collezione di Aston Martin nel garage, o possedere una sola DB5 e usarla come fosse un’auto qualsiasi?
Il bello è una sensazione: estetica, culturale, emozionale.
L’Arte è un linguaggio, e secondo me, vale per ciò che evoca, racconta, insegna, o semplicemente perché distrae da altro.
L’argomento (gli argomenti, meglio) è immenso…quindi mi riservo di attendere un dialogo: di sicuro io, per ignoranza e rapidità, ho saltato mille altre cose da dire…
Ora vado a frullare i pomodori per un buon bloody mary fatto da me!
(…anche questo, secondo me, può essere lusso: spendere 27 minuti per scegliere, raccogliere e preparare i pomodori, frantumare due o tre bacche di pepe, unire vodka, worcestershire sauce e 5 gocce di limone…et voila! celebrare l’attimo!)
Cin cin a tutti, e a presto,
Ste
July 25th, 2008 at 11:58 am
So che il link che vi segnalo non ci incastra assolutamente niente in quanto a contenuti, ma non potevo far a meno di segnalarvi che gli EX onorevoli e tutti i costi parlamentari che noi ricchissimi contribuenti paghiamo di tasca nostra. Oddio non é certo una novità questa, ma quando mi trovo a leggere queste cifre rimango sempre sconvolta.
Qualche dato: il parlamento costa 26 milioni in piu; gli ex parlamentari che continuano a viaggiare gratis; gente che potrà andare in pensione a 50 anni e con quale pensione…..; insomma leggetevi i link.
Allora mi chiedo, quale é il vero logo, quello piu di moda e trendy? Il simbolo di un partito e l’ingresso in Parlamento. Altro che D&G, Cavalli, Gucci e compagnia bella.
Quanti si possono permettere di acquistare un marchio originale? Pochi hanno 500 euro da spendere per un paio di scarpe Prada, rifinite dai Cinesi di Prato e con un ricarico enorme per l’azienda… con tutto il rispetto per il mio compaesano Patrizione Bertelli che ha dato tanto lavoro ai terzisti aretini….
Allora vedete quanto é sciocca la massa. Non si hanno i soldi per arrivare a fine mese, cosi si dice, ma si va allo spaccio della grande firma pur di avere non tanto il mega logo da mostrare (sta finendo ormai la scia della riconoscibilità tout court….) ma il prodotto firmato da far vedere…. spesso anche falso…..
Bhé é una vergogna che i nostri Parlamentari abbiano tanti privilegi e alcuni o molti non so cittadini spendano il loro tempo e denaro su di un logo piuttosto che incazzarsi su dove e come vanno a finire i loro soldi regalati allo stato. Si certi regalati, perche se i miei soldi servono per far viaggiare gratis un parlamentare anche quando ha finito l’incarico é un regalo a una persona che non é un parente, un amico, ma un perfetto sconosciuto. Poi dopo queste persone si lamentano delle troppe tasse.
L’Italia é veramente la terra dei cachi.
Forse Mario, a modo suo, ha molte ragioni. Non condivido la forma con la quale operano le perone come lui, ma alla base hanno delle cause giuste…. forse utopiche alle volte, altre invece da comunismo d’altri tempi, ma giuste.
Eccovi i link:
http://iltempo.ilsole24ore.com/2008/07/25/906683-onorevole_economia..shtml
http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_730939599.html
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=278526
July 25th, 2008 at 12:08 pm
Ovviamente poi ci sono le aziende che riescono a far valere l’eccellenza anche in Cina in occasione delle Olimpiadi, ma rimangono anch’essi una casta all’interno della economia.
Il vero lusso oggi é riuscire ad avere la libertà di essere se stessi (questa nonha loghi, non ha conflitti di interessi, non ha manovre politico finanziarie, non si compra e non gareggia alle Olimpiadi).
Sappiamo i problemi che esistono all’interno di un mercato internazionale che non vive una fase brillante in termini di grandi variabili macro - economiche ed un evento come le Olimpiadi non a caso si svolgeranno in Cina.
Ps: Pistorius del quale abbiamo parlato molto? Sembra che la sua prestazione non gli abbia dato la possibilità di partecipare.
July 25th, 2008 at 12:27 pm
Ok è un po’ fuori tema, ma vi ricordate il post sulle compagnie low cost e quello sui “persuasori”? bene unire entrambi, aggiungere un po’ di italica follia, shekerare bene e….
http://www.ryanair.com/site/IT/
ancora non so bene che posizione prendere…..
July 25th, 2008 at 12:35 pm
Danilo credo che se tu parli con 10 studisi d’arte avrai su questo argomento 10 visioni diverse se non 11, comunque battute a parte, credo che la diatriba sia di difficile soluzionee, io penso che siano diverse filosofie di come si intende l’arte io penso quando entri in casa e trovi un pezzo unico, anche se fa parte di un progetto, non so se conoscete Rossello, lui ha creato una serie di quadri sugli alberi (l’albero della vita) dipinto in diversi modi, beh ogni pezzo è unico anche se c’è un unico filo conduttore, Worrol ha creato qualcosa di unico nel suo genere, la serie della Monroe o quella della Teilor penso che siano entrati nella storia dell’arte contemporanea. Avere uno di questi quadri mi piacerebbe, ma anche possedere qualcosa di unco perché anche se appartiene ad una serie nessuno ne ha uno uguale ha il suo piacere.
July 25th, 2008 at 12:50 pm
Prendo lo spunto e ne approfitto della frase di introduzione del post di Danilo che dice:Io “comincio” a pensare che la qualità degli operatori dei media, data la fascia generazionale, sia ampiamente viziata dal periodo storico….ecc ecc……. per esporre e rimarcare certi concetti semplici di economia e mercato che “sfuggono” a molti…..
-la globalizzazione è un processo naturale della economia libera di mercato che non può essere fermata , che è nata con l’uomo ed ha per sua natura aspetti positivi.
-è la velocità con la quale è stata lasciata esplodere negli ultimi anni che provoca questo sconquasso…si doveva gestirla e graduarla come è sempre stato fatto da tutti i governi in passato. Quindi economia libera si, ma con regole….altrimenti cosa serve la politica se affidiamo tutto al mercato?
-il fatto di avere messo difronte (in tempi ristretti e per grandissimi interessi di pochi) realtà produttive che hanno regole(e costi) completamente diverse ha provocato questa lotta di sopravvivenza impari che viene condotta con comportamenti e conseguenze sotto gli occhi di tutti
-ora in Italia ci restano le nostre “eccellenze” delle quali andarne fieri e da proteggere e promuovere in tutte le maniere possibili , con strumenti legali (come nell’esempio della Geox), di comunicazione efficace, non escludendo il recupero veloce di un’etica del lavoro intesa nel senso che ogni singolo attore economico (singolo, team, azienda, gruppo di aziende) deve produrre il proprio prodotto (o servizio) con la soddisfazione interiore di aver fatto un prodotto completo, corretto, che duri nel tempo ed ad un prezzo corretto. Il tempo lo paga sempre.
LB
July 25th, 2008 at 1:03 pm
band1: grazie della segnalazione.
E’ lo stile della comunicazione di RyanAir: stile che a me non piace, troppo grezzo, altisonante e poco etico (anche perchè le multe che spesso prende dall’authority sono di gran lunga inferiori del clamore e della pubblicità indiretta che generano).
In questo caso però visto le performance di Bossi e di Alitalia non si può che esser d’accordo.
July 25th, 2008 at 1:11 pm
Beh, sposo i commenti qui sopra senza infierire ulteriormente.
Lascerei alla storia di questo blog l’acronimo di Stefano sui cinesi: COTONE!
p.s.1: per me lusso è andare al mercato in smocking (Colazione da Tiffany?)
p.s.2: Gabriele, la Monroe o la Taylor le trovi in qualsiasi negozio di arte che venda riproduzioni.Le paghi pochissimo. Non sono pezzi unici, Warhol non li ha mai fatti. Ovviamente sono serigrafie o semplici poster.
p.s.3: “comincio” a pensare che l’Arte sia un pezzo unico globale, suddiviso in tanti pezzi quante sono le opere che circolano, anche in riproduzione. L’importante è che chi vuole abbia possibilità di mettersi sul muro ciò che rappresenta la spiritualizzazione del fare umano, appunto l’Arte.
Poi il mercato dell’Arte è ben altra cosa. Ma l’Arte al mercato farebbe bene anche ai meno…..
July 25th, 2008 at 1:14 pm
Giulia…condivido tutta la tua indignazione….ma non nominare gente come “mario” perchè dovremmo nominare anche le brigate rosse….
Con immutata simpatia
July 25th, 2008 at 1:49 pm
@ Stefano
un interessante articolo di Kevin Roberts (scrittore inglese), afferma che: ” Il lusso sarà tempo, spazio e sport. Ovvio: trascorrere più tempo con la famiglia e gli amici è il lusso principale, vivere alle proprie condizioni, dare a coloro che si ama ciò che si può facendo quello che si sa fare meglio, fino ad arrivare alla filantropia, lusso estremo di chi sta meglio, è il nuovo sport competitivo”.
Era giunto il momento per un buon bloody mary fatto da te!
July 25th, 2008 at 2:20 pm
Honnete e Fucsiaman….due esempi di praticanti il lusso estremo…due uomini di lusso…..lo dico con una punta di invidia perché ho fatto tante cose nella vita, come dire… per “costrizione”…. prima di approdare al vero lusso ben descritto da Kevin Roberts
July 25th, 2008 at 2:54 pm
Artisticando: grazie della segnalazione. Una piccola precisazione, Kevin Roberts non è una scrittore bensì uno dei più famosi pubblicitari al mondo, oggi ceo di saatchi & saatchi worldwide e autore del celebre bestseller Lovemarks.
QUi sul blog lo abbiamo citato spesso.
July 25th, 2008 at 3:35 pm
@artisticando
Grazie per la considerazione.
Hai cemtrato il problema.
Cito dall’articolo linkato sopra il filosofo John Stuart Mill: la felicità non si raggiunge se la cerchiamo come obiettivo diretto ma solo se dedichiamo la nostra vita a una missione culturale, artistica o alla cura di altre persone.
Il lusso poi e’ nel trasmetterlo e condividerlo con altri.
July 25th, 2008 at 3:52 pm
ah beh, allora sì, sono di lusso…. Cominciavo a preoccuparmi…..
July 25th, 2008 at 5:32 pm
Danilo,
ormai trovi tutto ovunque, ma io non parlo di questo, io dico che l’idea che ha mosso gli artisti della po art è stata geniale e qindi unica, se vuoi un Worloll originale lo paghi diverse migliaia di dollari e non pochi euro, come vedi l’arte quella vera quella che è nelle grandi gallerie quella che trovi nei musei è per pochi anche se non è un pezzo unico, ma prodotta in serie
July 25th, 2008 at 7:36 pm
gabriele…e allora comprati un fucsiaman originale…eheheh. Costa senz’altro meno….. tanto di Warhol unici non ce ne sono:ogni pezzo lo ha riprodotto tante volte.
July 25th, 2008 at 8:42 pm
artisticando
io non mi trovo sulla stessa linea di Mario ma mai mi permetterei di parafrasarlo alle Brigate Rosse, mi sembrerebbe una offesa ad una persona che nemmeno conosco. Non voglio difendere Mario, ma andiamoci piano cmq con i paragoni.
Seconda cosa: l’indignazione dovremmo iniziare ad averla verso noi cittadini e non verso i politici che si approfittano della nostra fesseria.
Io mi indigno piu dell’italiano medio che si ferma a ragionare se acquistare una cintura/busto D&G o indebitarsi con la banca per avere la macchina figa o fare il viaggio figo e poi si lamenta.
Adoro il mio Paese e non lo cambierei con altri, ma i problemi li abbiamo non tanto nella politica quanto nella mediocrità dei cittadini.
molte volte qui abbiamo affrontato temi pittosto importanti: ma quanti di noi realmente poi hanno poi staccato il pc e detto si bei discorsi giusti ma tanto…..
July 26th, 2008 at 10:39 am
…concordo con Giulia.
Una chiosa: credo che artisticando abbia accennato alle BR solo perchè Mario ne ha parlato in prima persona sul suo blog (mi rispondeva) citando la stagione del ‘77 come uno che “ha vissuto una stagione peggiore di quella (il 77) per tutto ciò che ha significato nella mia vita” e dalla quale era stato, per così dire, “cambiato”.
http://pensareinprofondo.blogspot.com/2008/07/il-marketing-e-lapo.html
Ne abbiamo estrapolato il fatto che Mario, bontà sua, abbia in qualche modo “affiancato” le vicende di quegli anni, ovviamente uscendone ragionevolmente.
ma chi di noi, che ha in qualche modo vissuto con raziocinio gli anni del postsessantotto e settanta, non ha in qualche momento creduto in una delle due derive disponibili tra i movimenti giovanili?
Poi si cresce, si cambia, cambia il mondo. Preferisco un ex brigatista (non parlo di Mario ovvio) ad un giovane smidollato che si fa di pasticche il sabato sera per farselo venir su……..
July 26th, 2008 at 11:33 am
Si parla tanto della Cina e dei Cinesi, a sproposito senza conoscere NULLA di loro.
Sono un imprenditore a Shanghai da 4 anni sposato con una ragazza taiwanese , e non ho capito neanche il 20% della Cina.
Una delle cose che ho capito pero’ e’ che pare diffusa la tendenza a parlare male della Cina , comunque e ovunque.
Senza considerare che questa e’ una realta’ che si e’ sviluppata parallela alla nostra fino a 40 anni fa.
Veniamo qua, andiamo al Bal Rouge dove ci sono le modelle e pensiamo perche magari ne abbiamo portato a casa una di avere capito tutto. (il mio 20% ehehehehe)
Ci lamentiamo perche’ la Cina ha regolarizzato i Visti e adesso la meta’ degli stranieri, che non si era preoccupata di mettersi in regola ( con il Visto F di Business NON si puo’ lavorare- ci vuole il visto Z) deve andare a casa.
Incluso quelli che lavoravano per alcune Istituzioni Italiane….(una roba patetica..)
Poi cerchiamo di fare lo stesso in Italia. Ma la Cina reprime….
Ci dimentichiamo che l’ultima volta che qua hanno fatto una cappellata sono morti 30.000.000 di persone. Di fame.
Lo sanno anche’ loro di avere Tantissimi problemi (hanno mandato a cagare quelli che volevano promuovere la cina da terno a sceondo mondo…basta andare fuori shanghai per 300 kilometri e si torna indietro di 300 anni…) e non e’ sicuramente
cercando di approfittare del mercato cinese , criticando, venendo qua con progetti assurdi (aperture di ristoranti , paninerie, gelaterie, ecc ecc..), e dimostrando di non essere in grado di stare qua che l’Italia avra’ il posto che merita.
Per non parlare del 90% degli italiani qua che si lamenta del caldo, della sporcizia, del mangiare, di come lavorano i cinesi ecc ecc.
Per quello che riguarda il Made in Italy, questo ha un enorme appeal verso i cinesi. Quelli che sanno cos’e’.
Partire dal presupposto di venire qua e vendere perche’ e ‘ Made in Italy e’ una minchiata pazzesca. La pizza, il gelato e il caffe’ NON sono italiani per il cinese per esempio.
Abbiamo vinto i Campionati del Mondo di Calcio e non c’e’ stata UNA ma UNA Azienda italiana che sponsorizzando la nazionale ha fatto ,chesso una brochure da distribuire in Cina. Dove la prima cosa che ti dice un cinese quando sa che sei italiano e’ : ACMILAN
Il che a Parma nel Cuore, fa piacere fino a li.
Marketing ZERO MENO. TESTE a questo punto, missa uguale.
Cordiali Saluti da Shanghai
July 26th, 2008 at 2:05 pm
8
ops quel passaggio sulle BG nel blog di Mario mi era sfuggito…. Ieri sera ero in centro con gli amici ed una persona che era con noi stava ragionando sul guinzaglio del propio cane (considerando le dimensioni un gatto é piu grande ci vuole coraggio a chiamare quell’esserino cane…..). Il dilemma era che a Firenze non riusciva a trovare nella boutique di Vuitton la misura adatta e dopo una ampia riflessioni é arrivato alla conclusione che ordinerà il fatidico guinzaglio/collare su internet….. ovviamente ha già il cappottino per l’inverno, regalato dagli amici del padrone. La persona i questione è grandicello…. Poi ovviamente ci sono anche i ragazzini che con 20/ 30 max si comprano una dose di coca (sperando di aver fortuna nel trovare lo spacciatore onesto che non gli rifili una mandata tagliata male). Le ragazzine che a 13 anni sembrano uscite da un programma di Antonio Ricci…Questi sono un esempi x tutti…. E’ qui che si ferma la mente umana? E’in questo modo che vogliamo cambiare delle regole sbagliate? Le BG
Bhò non so, quando io ero piccola certe situazioni sopra elencate esistevano per carità, ma erano piu delle eccezioni che la normalità. Oppure sono io che non rientro nella normalità….Poi mi auguro che cio che vedo nelle nuove generazioni non sia cosi tout court… Quindi tutto ciò che hanno vissuto Mario e la generazione dei miei genitori trent’anni fa dove è andato a finire?
Qui esiste forse qualche dissonanza: negli anni ’70 si lottava per degli ideali lecitamente e illecitamente ottenendo anche qualche risultato istituzionale non da poco. Le coscienze umane erano vive…. E ora? Dobbiamo vivere con il ricordo del post ’68? Quando ero piccola sembrava che raggiungere il nuovo millennio sembrava quasi come riuscire a scoprire un nuovo mondo. In realtà, giunti al nuovo millennio si sono sviluppati semplicemente i difetti e i problemi che nel corso della storia si sono sviluppati. Retrocessione culturale e quindi socio – politica ed economica. Non si può vivere di ’68, ma trarre da essa nuove energie. Ma saremo in grado?
E a proposito di nuove energie la Cina è una delle potenze economiche piu forti al mondo.
In pochissimi anni ha avuto una esplosione che mi pare piu una implosione. Quindi rispondendo al nostro industriale italiano operante ad Est, non mi pare che raccontare delle realtà tristi della Cina si parlare male sai. Perché in Cina esiste una legge che va a sopprimere le bambine per non rischiare ulteriori procreazioni? La risposta è per tenere sotto controllo le nascite? Vallo a raccontare ad un contadino della profonda Cina che ara ancora con i buoi e tira dei carretti di legno e che è già tanto se sa leggere e scrivere. Ma un Paese vuole evolversi se a male pena il 30% delle popolazione ha una istruzione ed un benessere? Se la loro mafia è ben peggiore della nostra?
Poi critichi gli italiani, bene in questa sede lo si fa spesso. Quindi una domanda: se critichi gli italiani che sono arrivati in Cina tu cosa ci fai li come imprenditore, solo perché hai una moglie di Taiwan? Ma Taiwan non è uno stato indipendente? Anche tu stesso dichiari che pur vivendo li hai compreso a mala pena il 20% della Cina…. Figuriamoci noi da qui…. con tutti i passamano che le notizie hanno.
I problemi di questo Paese che sono venuti fuori anche grazie alle Olimpiadi (ovviamente prima si sapeva, ma non c’era il comitato olimpico di mezzo) sono enormi: eccessivo sviluppo urbano, divario enorme tra città e campagna con divari enormi sui redditi annui tra le popolazioni campestri e quelle urbane.
Cio che sta vivendo la Cina è una fase di cambiamento estremamente complessa sia economicamente che politicamente e gli Usa è l’unico stato che alle lunghe si può contrapporre (dopo il disastro dell’Europa in seguito alla guerra americana in Iraq!) e che sollecita nuovi problemi i quali devono essere compresi.
Scusate la lungaggine e buon WE
July 26th, 2008 at 3:58 pm
Ciao,
io sono imprenditore a Shanghai, con soldi miei e non mandato qua da nessuna Azienda perche credo che Shanghai sia la New York degli 1920’s
I sogni si possono avverare a Shanghai ma bisogna dire anche che in Cina, a parte fare e rifare il business plan , bisogna considerare due cose.
Primo. Tenere presente che tutto cio’ che puo’ andare male in Cina andra male.
Secondo: La storia della Cina , Eldorado dove si fanno i soldi in un anno, se e’ mai esistita, e’ finita un mese fa con il terremoto. Si e’ bloccato assolutamente tutto.
E si spera che si sblocchi con l’anno nuovo (cinese)
Quest’anno e’ l’anno del Topo (Nero). Anno, che anche a detta del Presidente, sarebbe stato difficilissimo. Il prossimo anno e’ quello della Mucca. Speriamo di mungere eheheheh
Io mi sono solo permesso di dire che forse noi italiani, eccezzioni a parte come quelle menzionate dal Dr.Elkann, non abbiamo una strategia vincente riguardante il mercato piu’ grosso al mondo. E non e’ un problemino da poco…
Certo che se uno viene ad aprire un ristorante a Shanghai e non si e’ fatto due calcoli su costi, affitti (anche 30.000-40.000 euro al mese a xintiandi) e parte con una spesa
di minimo 500.000 euro per aprire un attivita’…a meno che non abbia i soldi da buttare nel c.sso, secondo me non so se il gioco vale la candela.
Poi possiami stare qua a quardare i monaci, i contadini e lo smog, dire che lo hanno fregato ecc ecc.
ma la semplice realta’ e che la maggior parte degli investimenti italioani sono fatti singolarmente da gente che secondo me non sa fare neanche due conti.
Giuro che ho visto quest’anno uno che ha aperto una fabbrica a Shanghai con 30 persone dentro per fabbricare gli arancini siciliani….una fabbrica eh? mica una rosticceria…
Sicuramente la Cina se non si fanno i passi piu’ lunghi della gamba e se si ha molta fortuna forse e’ l’unico posto rimasto al mondo dove e’ possibile, da imprenditore, sognare. Si e’ in Cina per diventare ricchi. Ed e’ giustamente molto difficile. Pero e’ bello sognare… Senno andavo a Parigi dove si mangia meglio e sono piu vicino a casa.
Taiwan e’ considerato una provincia biricchina dalla Cina.
Ci sono 500.000 imporenditori di taiwan a Shanghai e da luglio il volo diretto.
Stessa razza stessa panza….
P.S. Io sono ospite di un Paese, non invitato ma per scelta personale. Non sono abituato a criticare chi mi ospita. Questione di educazione.
July 26th, 2008 at 4:32 pm
Grazie mille a The Jaguar per la sua testimonianza diretta da Shanghai.
Peraltro il suo Jaguar Club sembra molto accogliente.
Grazie ancora.
July 27th, 2008 at 1:58 am
Grazie a Voi.
Il Vino e i Sigari (Solo Toscani) ci sono.
Quando passate per Shanghai, fate sapere che stappiamo!
Buone Vacanze!
July 27th, 2008 at 3:32 pm
Beh, The Jaguar, devo dire che il tuo nick mi ha attirato subito, pensando in modo deformato alle automobili omonime e quindi alla mia XJS quasi d’epoca…
Interessante sapere come vanno le cose da quelle parti. E soprattutto interessante vedere come alcuni imprenditori italiani hanno preso armi e bagagli (pur mantenendo radici qui) e si sono recati a vivere lì, un po’ per amore un po’ per impresa.
Delle cose che scrivi mi rimane una curiosità, relativa al modo di intendere il vero made in Italy in Cina. Mi spiego meglio. La produzione di eccellenza non può essere delocalizzata in Cina, per i motivi che tante volte avrai letto su questo blog. D’altra parte ci parli di macrodimensioni su qualunque tentativo di investimento in loco. Come allora può essere possibile conciliare la nostra produzione di qualità (lo so, spaghetti e gelato li hanno, forse, inventati i cinesi, ma li facciamo meglio noi ormai) con la necessità, o il desiderio, di proporre quei prodotti ai nuovi ceti cinesi?
Quanto si parla di Shangai e quanto di Cina in genere? Quanto è l’interesse verso il prodotto di alta qualità e quanto verso quello solamente griffato (le due cose non si implicano, molte volte)?
In parole povere, quanta capacità c’è di apprezzare una scarpa artigianale in quanto ben fatta e non in quanto marcata Ferragamo?
July 28th, 2008 at 7:13 am
Sono una imprenditrice italiana a Shanghai,qua da 3 anni. Volevo far notare che oltre alle aziende Italiane segnalate nell’articolo che si sono assicurate direttamente appalti olimpici, ci sono altre piccole/medie aziende italiane che sono state scelte come fornitori privilegiati da aziende cinesi che si sono assicurate l’appalto olimpico ma che non si avrebbero potuto farlo senza aver dimostrato alle autorita’ di preferire fornitori stranieri, tutto per il famoso discorso della qualita’ e dell’eccellenza.
Per il resto mi posso solo unire a The Jaguar. Ne abbiamo conosciuti molti di italiani e non ( per essere onesti) che sono arrivati qua millantnado di “fare i soldi” in un anno. Noi siamo ancora qua. E no i ” soldi non li ho fatti” , non sponsorizzo la formula uno e non ho comprato lo yacht, ma sono serena , sono piu’ serena di 3 anni fa e ci siamo guadagnati una certa fama nel nostro settore e il rispetto di chi fa affari con noi.
Non e’ detto che per avere successo bisogna avere alle spalle una azienda forte in Italia ma bisogna avere una buona conoscenza del proprio business, avere sangue freddo e sapere che le cose possono e spesso andranno storte, non come ve lo siete programmato insomma e sapere che in quel caso dovrete pensarci voi a tirarvi fuori…con una bella idea e anche un po’ di fortuna.
Questo e’ stato un anno nero per la Cina, ma e’ quasi finito…e siamo pronti a rialzarci.
E amaramente confermo un’altra cosa…il gelato e il caffe’ sono americani, il vino e il formaggio sono francesi…E parlo di prodotti di qualita’, per i ricchi cinesi, quelli che sono veramente ricchi.
Vi facccio un esempio pratico di una impresa che sembra destinata al fallimento…e spero di sbagliarmi,siamo totalmente fuori dal mio campo : Villa Oro a Shanghai. ( review : http://www.shmag.cn/review/expatriates , website: http://www.iwforo.com/ )
Villa recentemente ristrutturata, posizione centrale, cattedrale nel deserto dell’eccellenza italiana…bar al piano terra, esposizione di arredamento e technogym, ristorante al primo piano e Berlucchi bar al secodno e ultimo piano. Bella struttura,arredata con stile, prezzi alti. Ci sono andata una settimana fa durante il week end : desolazione. Lo staff era cinese, non un italiano che potesse spiegare il concetto, i prodotti a chi italiano non e’…giustificare il prezzo di prodotti di importazione che rimangono cmq sconosciuti al ricco cinese…perche’ il vero ricco si e’dedicato a ” farli i soldi” non a fare corsi di sommelier e a studiare in europa…per quello ci sono i loro figli. Insomma il posto non funziona…la location c’e', la villa c’e', il prodotto c’e’..Chi ha pensato il concetto non credo avesse familiarita’ con il mercato con il target di riferimento o c’e’ una confusione di base su quello che si voleva raggiungere. E spero di sbagliarmi e spero che si tratta di una soft opening e il posto aggiusti il tiro o ci sia un cambio di mng, perche’ vorrei che rimanesse a shanghai un bar con una buona selezione di grappe.
@ 8 : forse ancora no…il nome/il prezzo sono i primi requisiti della qualita’, ma sta cambiando, non sottovalutiamo mai la capacita’ di cambiamento di questa nazione…molti meccanismi stanno cambiando, le persone si informano e sono curiose.
July 28th, 2008 at 9:02 am
Grazie Camille per questa tua testimonianza.
Ci rendiamo conto che la scarsa conoscenza del mondo Cina, porta molti di noi a giungere a conclusioni affrettate e, spesso, lontane da ciò che succede in realtà.
Continuate (insieme a Jaguar) a seguirci e a partecipare alle nostre discussioni.
E’ un piacere e un onore leggervi.
July 28th, 2008 at 10:10 am
…come penserebbe Stefano: “perle ai porci”.
Ma forse è anche necessario che i “porci” si trasformino in “principi”. Vogliamo quindi aiutarli a capire, specialmente quando vengono qui in Italia in vacanza?
July 28th, 2008 at 10:52 am
Giusto Otto, perle ai porci..
Molto interessante la testimonianza di Camille.
Credo faccia capire come i cinesi ancora ragionino per stereotipi quando si tratta di prodotti di eccellenza. Urge una forte e chiara “acculturazione” in questo senso. D’altra parte, la triste equivalenza, come afferma Camille, gelato = America, considerando che le sole ( e decenti ) gelaterie negli States o sono italiane o della Häagen-Dazs ( belga ), la dice lunga…
July 28th, 2008 at 7:39 pm
Jaguar/ Camilla
Se la Cina é cosi in forte cambiamento, come possiamo constatare all’interno del mercato globale, perché allora esiste cosi poca interazione almeno qui in Italia tra la nostra e la loro cultura?
Se guardiamo i nostri servizi giornalistici mi sembra che venga fuori quasi esclusivamente del negativo dalla Cina.
Le vostre testimonianze certamente offrono degli spunti in piu di comprensione, ma credo che certi stereotipi solo i Cinesi li possano abbattere sforsandosi di educarci ad una cultura cinese migliore.
Parafrasando l’esperienza italiana all’estero solo negli ultimi anni negli States o in Giappone hanno cominciato ad apprezzare meglio la qualità artigianale nostrana…. prima eravamo solo o degli sguatteri immigrati o dei spagetti mafiosi…. poi va bhé per molto altro ci tocca chinare la testa.
Credo che la Cina debba cmq fare ancora grandi passi per come si presenta a me dall’Italia e essendoci stata solo una volta in Vacanza (ma si sa in vacanza é sempre tutto bello….).
Per tutto il resto credo sia molto monopolizzata da come l’America si comporterà economicamente e finanziariamente in futuro. Se i Cinesi vorranno un futuro investire econmicamente in America con il denaro americano cosa succederebbe?
Prima di maggiori approfondimenti rimango dell’idea che ho lasciato sempre su questo post. Non mi pare però che ne Jaguar ne Camilla abbiano saputo controbattermi su delle mie perplessità.
Resta il fatto che ammiro molto queste due persone per la scelta che hanno fatto.
July 29th, 2008 at 4:47 am
Giulia
Trovo i nostri servizi giornalistici, in genere, poco obiettivi e poco informati. Dei giornalisti televisivi pochi hanno visto la cina, qualcuno ci e’andato un paio di gg in vacanza, ogni volta che vengo in Italia rimango sconvolta e arrabbiata constatando che tutti pensano di essere opinionisti qualificati e possano dire la loro sulla Cina, si fanno trasmissioni sulla Cina con persone che in Cina non ci sono mai state e li chiamano esperti.
Leggi per abbattere gli stereotipi sui cinesi, leggi libri di storia cinese e saggi di giornalisti italiani che ci sono stati , sono in Cina e magari sanno anche il mandarino. Ti consiglio un libro di storie sul mondo degli affari in Cina : Quando sì significa no. Guida alle trattative d’affari nella Cina d’oggi di Brahm Laurence J.
E’ vero che i cinesi sputano e spingono ma c’e’ anche dell’altro.
I cinesi si stanno educando per come dici tu dare una impressione migliore della loro cultura e della loro societa’ ma sono processi lenti educare miliardi di persone, molti con un livello scolastico basso non e’ semplice. Quello che vorrei farti capire e’ che le premesse del tuo ragionamento per un Cinese sono completamente sbagliate e anche offensive. C’e’ un forte orgoglio nazionale e c’e’ una forte consapevolezza di essere ancora l’Impero del Centro, si sono sforzati come dici tu e hanno fatto il loro miracolo economico…adesso vorrebbero che chi viene in Cina, chi parla di Cina avesse una vaga idea di cosa sta parlando e dimostrasse rispetto per i loro sforzi…si tratta di educazione, si stratta di equilibrio e l’Occidente e’ la parte debole , e’ lo sconfitto da una prospettiva Cinese. Bisogna sedersi e parlare con rispetto e riconoscere i meriti dell’altro e poi educatamente , una volta che si e’ instaurata una relazione parlare di quello che non va.
Che relazione ha l’Italia con la Cina? Per fare un esempio un po’ terra terra e attinente a questo blog e’ come sei io chiamassi Lapo e gli dicessi come gestire la sua vita privata…beh lui potrebbe dirmi ” ma chi sei tu per insegnarmi a vivere? Ci conosciamo? ” Ma tutti vogliono insegnare alla Cina.
Una cosa che io ammiro nei cinesi e questa capacita’ di entusiasmarsi per le piccole cose, questa curiosita’ per cio’ che e’ diverso e anche il loro orgoglio Nazionale che noi abbiamo , stiamo perdendo…e’ bello credere nella propria NAzione, ingenuo? ma e’ un forte segnale di speranza.
Non voglio farti cambiare idea, voglio cercare anche di darti un’altra prospettiva, forse esagerando alcuni concetti di base. Le perplessita’ poi ci stanno, siamo tutti un po’ perplessi, soprattutto noi che siamo qua.
July 29th, 2008 at 10:37 am
Beh, Camille, con tutto il rispetto per ciò che scrivi che per chiunque di noi è molto prezioso e ne facciamo ammenda se abbiamo generalizzato in passato, devo però dire che se, continuando il tuo esempio, la famiglia di Lapo facesse incetta di materie prime fregandosene del fatto che così rendono impossibile la sopravvivenza tecnica del resto del mondo, se la famiglia di Lapo investisse nel petrolio come bene rifugio, determinandone la speculazione all’aumento del prezzo, se la famiglia di Lapo (oddio non me ne voglia Alain) facesse il giro dei paesi africani cercando di subentrare nelle concessioni di materie prime di cui quel continente è ricco, se la famiglia di Lapo mandasse in giro migliaia di sui parenti a comprare (con tutti i metodi) i fondi ed i negozi delle strade centrali delle città italiane, se la famiglia di Lapo si “divertisse” ad immettere sul mercato internazionale, oggetti copiati, giocattoli abusivi e pericolosi, materiali della peggior fattura, a prezzo bassissimo dato lo sfruttamento medievale della loro gente, beh, se la famiglia di Lapo e Lapo stesso facessero tutto questo, io avrei ben il diritto di andare da loro a dirgli come devono gestire la loro vita privata, perchè “privata” non lo è più.
Detto questo, e con tutta l’obbiettività che noi occidentali abbiamo, siamo pronti a riconoscere ogni tipo di qualità anche nella Cina, ed è nostro precipuo interesse farlo, non prima ovviamente che la Cina (???) riconosca che nel fare le cose occorre sempre tenere conto delle condizioni al contorno e che qualunque economia nazionale deve pur sempre essere inserita in un piano concordato affinchè non si creino squilibri internazionali che, si sa (ma forse a loro non interessa) portano poi a tensioni interne, malessere e crisi. Tutto qui e senza alcun pregiudizio. Come al solito, solo cronaca e fatti.
July 29th, 2008 at 11:48 am
Non posso che sposare in pieno le parole di Otto. Credo che il pregiudizio italiano, se proprio così vogliamo chiamarlo, non riguardi assolutamente la cultura cinese, le credenze, le usanze, piuttosto che il suo forte spirito patriottico ( ..anche se sul modo in cui quest’ultimo è stato ottenuto avrei molte riserve..), ma credo abbia a che fare con il semplice fatto che la Cina si sta candidando a nuova forza mondiale senza rispettare le regole di mercato che da tempo sono stabilite e rispettate dagli altri paesi. E la stessa cosa purtroppo avviene in scala ridotta anche nelle città italiane. Interi quartieri vengono trasformati in piccole comunità cinesi nelle quali sono in vigore le loro regole, non quelle del paese ospitante; si comportano in patria altrui seguendo le loro leggi. E questo, premetto, è sbagliato in qualsiasi caso esso si verifichi; in qualsiasi patria, sia che si stia parlando di cinesi in Italia che di italiani all’estero. Mai provato a passeggiare in via Paolo Sarpi a Milano? Ricordate la rissa con le forze dell’ordine tempo fa? Il tutto nato da una multa in divieto di sosta che un cinese non accettava di pagare in quanto era nella SUA zona e poteva permettersi di fare quello che voleva. Solo cronaca e fatti.
Ammetto di essere ignorante in materia, ho soltanto letto recentemente alcuni articoli sulla Cina e in particolare sui giochi olimpici, ma certe volte li trovo, diciamo, assurdi pensando che certi fatti accadono nel 2008 e che la Cina sarà, come molti sostengono, la potenza del futuro. Gli scontri ad opera di ambientalisti e sostenitori dei diritti umani ( che personalmente condivido ) sono stati letteralmente censurati; il popolo cinese non è stato messo al corrente di nulla, tutto insabbiato, anche le ricerche tramite internet su cosa stesse accadendo nel resto del mondo sono state poste a scrematura. E’ forse questa democrazia? Diciamocelo pure Camille, con i suoi pro e i suoi contro la Cina è una dittatura. Solo fatti. Piazza Tiananmen, 4 giugno 1989? Solo fatti.
Nessun pregiudizio, nessuna chiusura verso la Cina. Quando questo paese con i fatti sarà disposto anche ad imparare e non più ad imporre, credo troverà molti maestri disposti ad onestamente come molti allievi disposti sinceramente ad imparare dalla sua cultura.
Un piccolo appunto. Amici di famiglia sono cinesi, trapiantati in Italia da anni. Da ammirare. Ormai sono dei commercianti all’italiana ma lavorano come dei muli e con sacrificio da veri cinesi. Si sono costruiti una piccola fortuna e, pur amando il loro paese, non hanno alcuna smania di tornare in Cina, nemmeno a trovare i parenti. Anzi, i loro figli, nati in Italia, sono stati spediti un mese dai nonni e sono disperati perchè vogliono tornare a casa, in Italia.
Ultima curiosità, olimpica e non : ma come faranno gli atleti a respirare in quella cappa di smog?…impressionante…
July 29th, 2008 at 11:50 am
ops…ho perso per strada una parola..
molti maestri disposti onestamente ad insegnare..
July 29th, 2008 at 12:17 pm
il direttore di «Newsweek»:Un’Italia a rischio Disneyland
Fareed Zakaria: «Grandi alberghi e monumenti, ma una società corrotta e immobilista da Terzo Mondo»
http://www.corriere.it/cultura/08_luglio_29/italia_disneyland_56a1216c-5d1b-11dd-9a8c-00144f02aabc.shtml
July 29th, 2008 at 12:26 pm
Perfetto Danilo,
come sempre sei impeccabile nelle tue uscite, grande!!! Non potevi dare miglior risposta.
Camilla vedi il giornalismo in genere può avere le propie pecche ma nell’era della rete, dove le notizie viaggiano alla velocità della luce, é difficile dichiarare di non essere collegati letteralmente al mondo intero. Le notizie quindi arrivano molto di piu di un tempo. Quindi esiste solo lo scrupolo da parte di un giornalista e del suo direttore di accertare quanto possa essere veritiera la fonte della notizia. I giornali a tiratura nazionale se ne guardano bene di lanciare delle bufale, poi ovviamente esistono pure quelle nella miriade di notizie che circolano su internet, ma non credo che la colpa sia dei quotidiani. In tal senso, posso osare dicendo che molte notizie vengono bloccate all’origine, ovvero: sono gli Stati (e qui non voglio citare i soliti nomi, tanto chi piu chi meno operano anche in un certo modo….) che spesso bloccano o decidono di far passare certe notizie a propio piacimento. Il potere dei media é grande sulla poppolazione.
Premesso questo non voglio giudicare i cinesi o sentirmi contro di loro. Compredno le tue ragioni e le rispetto, ma non si puo far finta che questo paese non abbia dei problemi che spesso condizionano anche le conomie altrui. Certamente all’interno della globalizzazione e del libero mercato non si possono porre sbarramenti di scambio economico/finanziario e come ovvio che sia il mercato piu forte ha la meglio su quello piu debole. Ci vogliono solo delle regole che facilitino tale situazione, onde evitare un eventuale mercato giungla (cosa che per alcuni aspetti mi pare si stia creando, purtroppo….). A prescindere da ciò, riporto per CAMILLA, un passaggio di un mio commento:
“In pochissimi anni ha avuto una esplosione che mi pare piu una implosione. Quindi rispondendo al nostro industriale italiano operante ad Est, non mi pare che raccontare delle realtà tristi della Cina si parlare male sai. Perché in Cina esiste una legge che va a sopprimere le bambine per non rischiare ulteriori procreazioni? La risposta è per tenere sotto controllo le nascite? Vallo a raccontare ad un contadino della profonda Cina che ara ancora con i buoi e tira dei carretti di legno e che è già tanto se sa leggere e scrivere. Ma un Paese vuole evolversi se a male pena il 30% delle popolazione ha una istruzione ed un benessere? Se la loro mafia è ben peggiore della nostra?”
Sull’oreficeria ne sò qualcosa lavorando con la mia famiglia propio in questo settore e come prima cosa posso dirti che la qualità del prodotto non é, nella quasi totalitarità dei casi, paritetica a quella italiana. Nell’aretino siamo nella maggioranza dei casi proiettati nella produzione del catename industriale e la nostra tradizone in questo determinato prodotto (che abbiamo esportato anche in Cina vendendo loro i nostri macchinari ed insegnadogli la produziine) é assai maggiore rispetto a quella cinese. Gli orafi aretini decisi ad investire prima nei mercati dell’est Europa come Romania e Turchia, sono passati poi alla Cina, ma solo per esigenze di mercato: il cambio sfavorele euro/dollaro, manodopera molto piu bassa rispetto alla nostra, dazi doganali elevati in relazione a fattori di cambio, oro e petrolio che oscillano su dei prezzi inammisibili, maggiore crisi dei consumi soprattutto inEuropa e States. Bene tutti questi casi hanno spinto alcuni industriali aretini e vicentini ( i due maggiori poli orafi, oltre a Torre del Greco) a proiettarsi produttivamente la dove riescano ad ottenere quei guadagni e quantità produttive (che nel catename industriale devi avere per far girare bene l’azienda). Ovviamente per investire altro bisogna avere una dose di coraggio e di risosre, piché i mercati asiatici sono molto piu vulnerabili rispetto a quelli europei che hanno delle regole piu solide. La Cina nel mio settore non riesce ancora ad avere una qualità del prodotto, all’infuori che lavorano producendo quintali di catename a basso costo. L’India é molto superiore, come in parte anche la Turchia, e questi due al momento risultano i veri competitors della oreficeria Cinese. A scapito ovviamente del settore orafo italico. Premetto che molte ditte orafe operanti in Cina (pur mantenendo la ragione sociale nel nostro paese) non sono brand del settore come Pomellato, ma aziende comunissime e anonime nel mercato del brand che tentano di superare i costi esosi che si hanno producendo in Italia. Alcune persone di mia conoscenza, frequentatori assidui dell Fiera orafa di Hong Kong e del mercato cinese, vedono come operano…. Bravi molto nel creare una struttura fieristica mondiale, bravi a produrre quantità enormi grazie ad una forza lavoro pigiata all’ennesima potenza…. ma poco altro a loro favore.
Comprendo Camilla che tenta di spiegarci l’altra faccia della medaglia e come tale va scoltata e rispettata per comprendere meglio ma rimango ancora concorde con le parole di Danilo.
Lascio infine un link propio sulla questione del petrolio, a ciscuno le propie delucidazioni sul connubbio petrolio/Cina e convenienze del caso:
http://www.repubblica.it/2008/06/rubriche/piazza-asiatica/otto-colpo-grosso/otto-colpo-grosso.html
Ciao
July 29th, 2008 at 1:43 pm
Camilla,
mi fa piacere sapere il rispetto reciproco che stai vivendo in Cina, ma qui in Italia i cinesi fanno comunità a se e da sempre. Perché? Che sia solo e sempre colpa degli italiani mi pare strano. La colpa non é mai da una parte.
A Firenze, zona Osmannoro o a Prato dove esiste una grossa comunità cinese, ci sono migliaia di ingrossi e laboratori cinesi dove piu che una volta si legge (ho visto con i miei occhi) ingresso solo ai cinesi. A differenza di altre culture, questi fanno letteralmente comunità a se. Si impegnassero anche loro qui in Italia, il loro Paese acquisito e non di origine, nel cercere uno scambio. Insomma il rispetto che tu decanti non lo devono avere solo nel loro paese, ma anche in Italia e adeguarsi ad una mentalità differente. Io non posso pretendere di andare in Cina e pensare di vivere all’italiana, bhé loro potrebbero fare lo stesso. Cosi faciliterebbero molte cose anche a noi…
July 30th, 2008 at 11:14 am
Con un giorno di ritardo..
http://www.corriere.it/esteri/08_luglio_29/tibet_repressione_ad51f92c-5d1c-11dd-9a8c-00144f02aabc.shtml
August 6th, 2008 at 10:41 am
L’altra sera cena Uigura (se si scrive cosi). Molto buona. Simpatici anche loro.
16 euro in 3 con fiume di birra…
Io a tre giorni dall’inizio vorrei fare veramente un in Bocca al Lupo ai cinesi e alla Cina per le Olimpiadi.
Spero che tutto vada bene che sia quello che un Olimpiade debba essere e che gli atleti Italiani si facciano onore (anche perche mi sono stancato di avere la guardia della banca sotto il mio ufficio che mi prende per il c..o dagli europei di calcio..dall’altra parte della strada…ehehehe un grande..)
Poi passato questo periodo, che secondo me neanche i cinesi si aspettavano essere cosi’ impegnativo , siamo qua, pronti a ripartire alla grande ripettando le regole, difficili ed impegnative, di casa.
Ho un progetto nel settore del caffe’, da ”cane sciolto” , che mi permette in un anno di essere competitor di grandi marchi italiani..(addirittura uno cerca di rubarmi i clienti e critica i mio prodotto con loro…!!!)
Ripeto: AMO la Cina perche’ mi da la possibilita’ di sognare. Se ce la faccio , alla fine della strada c’e’ un Tesoro.
Se non c’e la faccio…Ci ho provato.
Buone Olimpiadi a Tutti!
August 20th, 2008 at 10:43 am
Quasi finite..un paio di opinioni personali.
Secondo me appena finita la Festa ,realizzato che vincere tutte le medaglie d’oro non cambia poi molto (Anche perche’ nella pallacanestro e nei 110 hs o hanno preso 30 punti o sono stati sfigati..Anno del Topo) e scesi con i piedi per terra, qua arriva una legnata economica che manco ce l’ immaginiamo.
Inoltre. Sempre parere personale. Le divise dell’Italia piu le guardo e piu’ fanno schifo.
Saluti.
August 20th, 2008 at 11:15 am
Jaguar: Vero sono orripilanti, su tuttti i fronti e in tutti gli sport.
Sono rimasto invece piacevolmete colpito dalle tute dei russi.
August 20th, 2008 at 12:00 pm
…io dalla Margherita Grambassi
August 20th, 2008 at 2:09 pm
Io vorrei osare con uno di quei nuovi costumi da nuoto che ci si mette 15 minuti a metterselo
e ti comprime tutto..solamente per vedere che effetto che mi fa.
Potrei essere a rischio espulsione diretta.
August 21st, 2008 at 9:56 am
Leggo ora dell’arresto a Pechino di un bagarino italiano che cercava di vendere biglietti a prezzi aumentati.
37 stranieri sono stati arrestati dall’inizio delle Olimpiadi.
L’italiano verra’ espulso dopo 5 giorni di galera.
Dato che il tale sicuramente avra’ avuto i biglietti gratis o da parte di qualche federazione o da qualche sponsors,parere personale,andrebbe preso a pedate nel culo dal pechino fino a roma. Non entro nelle necessita’ personali e finanziarie della persona pero’ ..veramente..prima di venderli avresti potuto portare un amico, un cliente, regalarlo ad uno simpatico, una bella donna o al primo cinese che incontravi per strada e te li chiedeva a prezzo stampato.
Un pezzente te e un coglione quello che ti ha assunto.
August 22nd, 2008 at 9:49 pm
@The Jaguar
guarda che secono me ti sbagli non è l’ anno del topo, è l’ anno del ratto…. il ratto delle sabine!