Non è più tempo per l’usa e getta
(di Antheus)
Se da una lato, con l’iPhone e i telefonini di nuova generazione, il cellulare è diventato qualcos’altro da sé, un device che integra intrattenimento, comunicazione, GPS, navigazione, fotocamera, etc, dall’altro sta trasformandosi in una pura commodity.
Ad Agosto, in Francia, verrà lanciato, grazie ad un accordo con il gestore telefonico Orange, il nuovo telefonino della Bic (quella delle penne, accendini e delle lamette da barba). Sarà un telefonino dalle funzioni basic, venduto con una sim da 60 già pagati con la batteria già carica. Il telefono, che costerà 49 euro, sarà abbinato ad un numero di telefono che dopo 12 mesi non sarà più valido e quindi il telefono si butterà.
Ovviamente il target di questo cellulare è dato dalle persone, specialmente anziani, che hanno scarsa dimestichezza con le funzioni e le complessità dei cellulari sul mercato. Tuttavia credo che oggi, in cui uno dei problemi principali è lo smaltimento dei rifiuti, il concetto di “usa e getta” sia poco raccomandabile e sostenibile.
Il concetto vincente oggi per i prodotti, siano essi hi tech o abbigliamento, è durata e permanenza e noi, con i nostri pezzi unici stiamo lavorando proprio su questi concetti.


July 15th, 2008 at 8:01 pm
“Le vostre scarpe sono di una tale qualità che mi dureranno vent’anni; ho già sessant’anni, queste sono le ultime che vi ordino.”
(lord George Brummel)
July 15th, 2008 at 9:23 pm
dio,honnete,le tue citazioni mi fanno morire.
effettivamente,in un periodo in cui molti negozi (almeno nel mio piccolo paese) stanno addirittura dando ai clienti più cari i sacchetti per la spesa in canapa, onde evitare l’uso di troppi sacchetti in plastica, direi che la bic ha un po’ toppato, perchè dello smaltimento dei rifiuti quali cellulari e computer se ne parla già da un sacco di tempo, e si dice che tonnellate di cellulari sono stati regalti agli africani, i quali non se ne fanno niente.
cara bic mia,creatrice di capolavori di design e di vendite come l’accendino e la biro,perchè non inventi una cosa più intelligente??
July 15th, 2008 at 9:44 pm
a poche ore da Napoli non mi resta che sperare che sia un provino grafico e non realtà.. non è più tempo dell’usa e getta. VERO
July 15th, 2008 at 10:49 pm
beh si anch’io non condivido tanto il concetto usa e getta….a volte scarpe importanti che ho acquistato anni fa ritorno a metterle perchè spesso il materiale quando invecchia è ancora più bello..purtroppo le scarpe con i gommini una volta consumate difficilmente possono essere rimesse a meno che non si producano i ricambi..anche per le camicie per esempio: le vecchie ralph lauren sono bellissime solo che per i polsini e per il collo consumato difficilmente si può fare qualcosa…anche se sono belle pur essendo consumate in quanto raccontano a volte una parte della propria vita….
July 16th, 2008 at 3:38 am
il vintage secondo me non creperà mai.io ho un levi’s dal 2002 e non lo butto, nonostante ci sia caduto anche una volta col motorino (caduta di poco conto, of course), perchè ormai mi ci sono affezionato, al pari di un paio di persol che erano di mio padre, risalenti agli anni ‘70: un tizio collezionista mi propose addirittura di venderglieli per 250 euro, ma nisba.
il vintage è una cosa che anche grandi della moda attuano: paul smith ha delle scarpe su misura di Alden the Shoe Maker da circa 30 anni, dalle quali non si separa mai ed, anzi, ne ha preso anche un paio nel 1988, ma che non usa ancora, per tenerle come riserva quando quelle vecchie saranno troppo malconce per essere usate
July 16th, 2008 at 10:10 am
Ho una relazione con un paio di scarpe da circa diciotto anni. Mi accompagnano d’inverno quando c’è brutto tempo, e d’estate le utilizzo per le mie passeggiate in montagna. Qualche volta anche per andare a cavallo . . . Sono fantastiche! ll modello è maschile, naturalmente… Molto belle. Mi piace indossarle anche con completi eleganti. Il contrasto è forte ma non importa. Cammino molto. Ho avuto qualche problemino all’inizio, facevano male.. Tuttavia non hanno ceduto alla deformazione, inevitabile a volte. Sono affidabili e staranno con me ancora per tanto tempo. Il nome della loro mamma è “Trappeaur”, mi spiace solo che siano francesi, ma è stato un caso.
July 16th, 2008 at 10:25 am
Credo che la Bic abbia fatto un ragionamento sull’uso e getta non per vendere di più ma per esigenze. Sembrerà tetro dirlo, ma a chi si rivolgono questi cellulari? A una fascia della popolazione che con la tecnoligia di solito non ha molta dimestichezza: gli anziani. Esempi: anche se lo perdi, lo rompi non è una grande perdita; sarà semplice da usare e poi lo butti via e non te ne fai più niente quando al proprietario non serve più. Stiamo invecchiando, ci sono più nonni che nipoti.
Per loro l’usa e getta va bene perchè, bruttissima cosa da dire, le prospettive di vita per un ottantenne non sono quelle di un ventenne.
Honette: bella citazione.
Io adoro il vintage, ma se ci pensate anche alcune cose fatte negli anni passati erano considerate “usa e getta” però poi qualcuno le ha tenute e sono arrivate fino ad oggi.
July 16th, 2008 at 10:25 am
Ci sono plastiche biodegradabili, fatte con il mais e altri accorgimenti vegetali. Una cartiera lucchese mise in circolazione delle penne fatte in questo modo. Altre, se piantate, potevano far nascere una piantina. Dico potevano perchè non mi è mai nato niente, però il vaso ha imparato a scrivere…
Antheus perdonami, capita a tutti di digitare male e lo dico per scherzo ma… “gli” telefonini è un neologismo o eri un po’ bria’o?
D’accordo sull’uso estremo delle cose se piacciono. Ho abiti anche di dieci anni fa. Le scarpe dovrebbero poter essere risuolate e riusate, ma chi le sa più risuolare?
Perchè gli abiti si possono aggiustare e le scarpe no?
Perchè no ci sono più sarti e calzolai che rendono unica ed eterna la vita delle nostre cose?
A Lisbona (si, ha ragione Wenders) ci sono ancora i lustrascarpe. Non ho provato. Avevo delle sneakers rosa e mi sono vergognato di utilizzare cotanta maestria su un prodotto dozzinale e cinese.
Ci ritornerò con delle vere scarpe. Mi metterò lì in Placa della Figueira (già il nome è beneaugurante) e chiuderò gli occhi ad ascoltare ciò che sarà……
July 16th, 2008 at 10:43 am
Grazie Danilo, ero un refusone. Corretto.
July 16th, 2008 at 10:47 am
…fra un po’ la BIC proporrà di usare e gettare gli anziani e tenere i telefonini….
July 16th, 2008 at 10:48 am
Antheus, c’è un errore anche nella corrige….. ah ah ah. Mi sa che ti manca l’aria del mare…..

July 16th, 2008 at 11:24 am
Piu’ che un usa e gatta mi sembra una bomba ad orologeria.
Se il “vecchietto” si dimentica la data dalla scadenza e quel giorno si sente male e deve telefonare al113 o gli sta andando a fuoco casa che fa si va a comprare di corsa un altro telefono usa e getta in tabaccheria?
July 16th, 2008 at 11:27 am
dunque, che sia fatta col mais o che sia fatta col petrolio la plastica è un reale spreco: a-il mais è più buono da mangiare; b-col petrolio i nonni li porto in gita invece che fargli chiamare per l’ultima volta l’ambulanza fino al campo santo!!!!

July 16th, 2008 at 11:47 am
…dipende se l’ambulanza sarà fatta anch’essa di plastica:
a) se è plastica vera (al petrolio) bisogna vedere se sta per scadere (chissà, magar sono a tempo anch’esse)
b) se l’ambulanza è di plastica biodegradabile bisogna sperare che non si decomponga durante il tragitto…. o che cammini molto all’ombra
July 16th, 2008 at 11:51 am
Già, ormai l’usa e getta non è più sostenibile. Sarebbe ottimale solo per oggetti completamente riciclabili o biodegradabili, mi viene in mente il caso di Starbucks, tra le tante novità che ha introdotto sul mercato, anche i bastoncini “naturali” per mescolare il caffè che sostituiscono i cucchiaini di plastica.
Comunque, apprezzabile l’idea da una parte. Un cellulare a basso costo, facile da usare, con un target mirato di riferimento come lo sono gli anziani…target che oggigiorno non può più essere considerato una nicchia di mercato; basta guardare i dati demografici, soprattutto del nostro paese.
Capisco anche che affidare un cellulare, ma soprattutto un numero di telefono, agli anziani comporta spesso il problema della scadenza della sim card, la quale di solito ha validità un anno. Così figli e nipoti devono ricordarsi costantemente il mese di scadenza e ricaricare, anche di poco, la sim onde evitare la perdita del numero. Ma da questo classico inconveniente a pensare di buttare completamente il telefono dopo un anno mi sembra eccessivo. Trovo che, non a caso, la Orange, gruppo inglese della telefonia mobile al quale piace sperimentare, abbia voluto questa collaborazione, anche se forse si dovrebbe parlare più di sponsorizzazione ( vorrei sapere quale know-how ha apportato Bic nella costruzione del telefono ), proprio per comunicare un’idea chiara del telefono “con scadenza”, appoggiandosi ad un colosso ( e soprattutto ad una percezione di marca ) dell’usa e getta come lo è la Bic. Ma è un po’ diverso buttare una penna o una lametta… Facendo quindi due conti, penso che alla persona anziana convenga maggiormente segnarsi sul calendario la scadenza della sim card e spendere almeno 5 euro ogni anno in ricarica, piuttosto che buttarne via 49 ogni anno, sapendo poi che quei 49 euro vanno anche ad inquinare l’ambiente.
July 16th, 2008 at 12:55 pm
ciao Antheus….io ora l’usa e getta lo faccio con l’iphone a distanza di qualke giorno ammetto che è stato il regalo più brutto che io abbia mai potuto ricevere..ora a mio marito toccherà rimediare…credo che un bell’orologio possa essere un buon inizio per farsi perdonare…il problema è che questo benedetto iphone è l’attrezzo tecnologico più inutilizzabile al mondo ritorno al vecchio blackberry…forse è meglio anzi no passo ache io al cellulare della bic…
July 16th, 2008 at 12:56 pm
Ho già visto e toccato con mano oggetti creati con il mais e altri accorgimenti vegetali, ad una fiera di Pordenone sull’utilizzo di materiali ecologici nell’edilizia e nella casa. Con questo tipo di materiale si può sviluppare di tutto dai giochi per bambini a forchette piatti bicchieri fino a questa ultima idea il telefonino… i nonni sono al sicuro, state tranquilli!!! Il simbolo del progetto che ho visto era la “Rosa del deserto” una pianta “immortale” che rinasce dopo mesi senza acqua….
…il miglior simbolo per rappresentare il ciclo del mondo!!!!
July 16th, 2008 at 1:07 pm
Come facciamo a conciliare questo mercato con il problema dello smaltimento dei rifiuti?? come si legge dalle risposte precedenti molte soluzioni ci sarebbero già(sacchetti di tessuto o materiali biodegradabili ecc)..purtroppo per noi le forze del mercato libero(globalizzazione) ci stanno portando in tutt’altra direzione e bisognerebbe mettere un freno(delle regole) a questa deriva. La direzione presa è quella che fa costare sempre meno il superfluo(che ormai ci sommerge) dal necessario e avanza inesorabilmente l’usa e getta. Tra l’altro, aperta parentesi, il risultato oltre all’inquinamento è un aumento del caro vita a cominciare dai beni di prima necessità perchè chi ci produce quei beni(cina india ecc) ora crea domanda di beni di prima necessità che prima producevano come autoconsumo.
Sicuramente I.I.(per la sua fascia di mercato) è sulla strada giusta…Ma non è sufficiente….bisognerebbe quantomeno che lo sforzo venisse esteso a tutti coloro che producono nel campo dell’alta qualità , “ripartendo dall’esperienza delle botteghe artigiane rinascimentali: riscoprire il rapporto che univa l’artigiano proprietario (e lavoratore) con i garzoni (dipendenti), la sua capacità di essere allo stesso tempo conservatore ( di memoria e di tecniche) ed innovatore, il suo rapporto con il mercato che non subiva intermediazioni (possibilità oggi data da internet)e sopratutto il guadagno del suo lavoro non inseguiva il mito del profitto ad ogni costo ma rappresentava la giusta gratificazione del suo operato.
Oggi l’etica unita all’estetica sono le uniche armi possibili per noi in Italia per essere ed avere ancora un ruolo importante nel mercato globale, a qualunque livello, tanto più a livello di artigianato di alta qualità.
A parte ci sarebbe il discorso di come sia svilito, proprio in Italia, il lavoro artigianale invece di essere esaltato come punto di forza della nostra economia. La storia dovrebbe insegnare, purtroppo…………. sopratutto nel campo della moda. Il made in Italy è nato e tuttora funziona grazie alle migliaia di piccoli laboratori che con le loro idee, progetti e capacità riempiono gli scaffali dei negozi più importanti del mondo, purtroppo non con le loro etichette ma con quelle degli stilisti che sfruttano a piene mani questo mondo di creatività ed impegno. Loro si con l’unica ottica se non quella del profitto”.
Ma come facciamo a cambiare?? dobbiamo ritornare alla autarchia?? rinchiuderci dentro i nostri confini?? cambiare la testa del consumatore?? credo non sia più sufficiente difendersi nel terreno della economia………..
E’ bello dire che non è più tempo dell’usa e getta…ma il “conservatorismo e protezionismo” mi sembrano cose complicate e complesse da attuare con questi tempi……
July 16th, 2008 at 1:13 pm
8@ Danilo
Non ci sono più tanti calzolai in circolazione perchè con la possibilità di comprare scarpe a 30 euro a volte costa più aggiustare un tacco e una suola che comprarle nuove.
Ho delle scarpe dei tempi dell’università che ogni tanto sbucano fuori e che mi rimetto con piacere mio ma con terrore dei miei piedi (tacchi vertiginosi!).
Le cose belle non passano mai, il telefonino della bic… ci sarà magari qualcuno che lo compra e poi se lo tiene li per i posteri come pezzo d’antichità.
Mi avete fatto venire voglia di andare a trovare la nonna!!! Che per altro ha un telefonino d’ultima generazione (voglio che campi ancora qualche annetto), mica la riciclo!
Ciao a tutti
July 16th, 2008 at 2:24 pm
I tefononini saranno usa e getta.
Ma per i nonni prevedo la nascita di molte camere iperbariche per conservarli in vita per sempre.
Con quelle pensioni che percepiscono e che fanno reddito soprattutto per i nipoti chi li lascera’ morire?
Moriranno solo i nonni con pensione minima perche’ i costi sono superiori ai ricavi.
July 16th, 2008 at 2:55 pm
se fosse fatto in plastica biodegradabile sarebbe utile, ma ne dubito.
io ho cose comprate quando avevo 16 anni che ancora metto e metto anche cose di quando mia madre era ragazza.
io non butto mai niente, per questo casa mia è un caos totale. conservo anche biglietti dei treni degli autobus, buste, etichette di abiti, insomma un disastro
ma non mi piace buttare le cose
danilo proprio ieri a napoli ho fotografato uno degli ultimi sciuscià, forse.
e la gente si faceva pulire le scarpe
[url=http://img257.imageshack.us/my.php?image=sciusciem5.jpg][img=http://img257.imageshack.us/img257/8755/sciusciem5.th.jpg][/url]
io vado regolarmente dal calzolaio, perchè quando compro un paio di scarpe me ne innamoro e le metto fino a quando resistono. ovvero molto perchè io sono maniacale e le conservo nelle loro scatole con le carte dentro ecc.ecc.
July 16th, 2008 at 3:18 pm
io tra un po’ ripasso alla BIC vera e propria. Quella sì, massimo esempio di ergonomia e di prodotto estremamente funzionale a basso costo….
Se la gente acquistasse una volta ogni cinque anni ottime scarpe a 200 euro, ci sarebbe più bisogno di risuolatori.
Il problema è del consumo anche del gusto. Ogni stagione occorre cambiare ed abdicare alla propria personalità in nome della moda. In special modo tra i giovani, pena l’esclusione dal gruppo.
Ecco, una scarpa a 30 euro, di fattura pessima ma di design attuale, fa sentire esteriormente aggiornati e quindi IN, mentre manca la coscienza di ciò che si è acquistato, che ci farebbe invece sentire veramente OUT.
Questione di gusti, come sempre….
July 16th, 2008 at 3:53 pm
I-I mod.165 W - ORGANIC COTTON OUTDOOR JACKET
Ribadisco Patty, altro che orologio…fidati…l’ho provata sabato..è bellissima…
July 16th, 2008 at 4:07 pm
Mah, in realtà credo che il prodotto non sia destinato agli anziani che solitamente, anche se lo usano poco, si affezionano e, una volta imparato ad adoperarlo, sicuramente non vogliono cambiarlo.
E se fosse destinato invece ai bambini? Oramai anche quelli delle elementari ce l’hanno.
Anzi più ci penso più credo che siano loro i destinatari.
Oppure i ladri per rapine e riscatti. Dipende se chiederanno il documento
July 16th, 2008 at 4:17 pm
wiwa la brasileira
July 16th, 2008 at 6:42 pm
non sapevo dell’idea della bic, cattiva pensata. secondo me non è mai stato tempo per l’usa e getta; credo che i prodotti che una persona acquista, una macchina fotografica o un semplice rasoio, dovrebbero essere oggetti personali, intimi che uno si sente di possedere pienamente e non usare all’occorenza per poi disfarsene. inoltre l’usa e getta perde in altri due ambiti oltre a quello già citato: economico perchè acquistando varie volte il prodotto per usarlo un tempo massimo x si spende di più che aquistarne uno per sempre o quasi; ambientale perchè è già un problema quello della gestione dei rifiuti.
July 16th, 2008 at 7:16 pm
RICK
se la metti su questo piano potrebbe essere dedicato a chi non ha relazioni sentimentali molto lunghe,
quale modo più pratico per liberarsi di “ex appiccicosi” che non buttare telefono e numero?
Comunque anche secondo me l’ hanno inventato per i bambini.
July 16th, 2008 at 11:07 pm
D’altronde BIC è sempre stato un USA E GETTA e quindi va bene anche con i telefoni!?
WWW il VINTAGE con i tempi che corrono…ma non tutti quegli abiti acquistati in lussuosi negozi il nostro Vintage cioè tutti quei capi che abbiamo lasciato negli armadi e epoi riscopriamo dopo anni…se non siamo ingrassati o dimagriti possiamo di nuovo indossarli…tanto la moda prima o poi ritorna…sopratutto nelle scarpe!
QUESITO: meglio l’I-Phone o il cell. BIC?
July 17th, 2008 at 12:05 am
la cosa dei cellulari che durano poco perchè gli anziani dureranno ancora poco è alquanto macabra.
comunque l’usa e getta,per dirla alla fantozzi, è una cagata pazzesca,perchè non avete idea di quanti piatti e bicchieri monouso vengano usati ogni giorno: io in estate faccio il bagnino e vi dico che vedo buttare qualcosa come 2000 bicchieri al giorno, se non di più, è pazzesco, considerando anche che molti monouso sono non riciclabili: inorridisco. a casa mia abbiamo abolito tutte le bottiglie in plastica possibili, stop all’acqua minerale ed ai sacchetti per la spesa, che tra l’altro si accumulavano nel mobile sotto il lavandino in cucina a milioni.
collegandomi al post del vulcano buono,avete visto gianni punzo in cosa è coinvolto,insieme ad altri uomini con le strapalle? non è cosa da poco, forse è la volta buona per il sud (e non solo)…
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200807articoli/34822girata.asp
July 17th, 2008 at 9:14 am
Qui tutta la storia di Gianni Punzo e del suo Vulcano.
http://oknotizie.alice.it/go.php?us=11810a518eb39ace
July 17th, 2008 at 11:04 am
David
L’usa e getta non va più. Siamo passati dal buttare via qualsiasi cosa ad avere una coscienza ecologista, grazie a Dio. In alcuni supermercati (tipo Carrefour) hanno avuto un’idea interessante per il ricliclo: hanno messo due macchine dove con l’ausilio di una tessera segnapunti tu infili le bottiglie (qualsiasi basta che siano fornite di codice ean) e ogni cento bottiglie ti danno 3 euro di sconto. Non è un gran chè ma almeno è un incentivo e vi assicuro che c’è sempre la coda! In realtà non ti viene niente in tasca (parliamo di 3 cent a bottiglia) ma almeno non vanno a finire con tutto il resto. Promotore dell’iniziativa, oltre al supermercato che ha il suo ottimo tornaconto, anche Valmora che così si ripiglia la plastica.
Spero di non avere fatto troppa pubblicità!!!
July 17th, 2008 at 1:10 pm
x Honnette
complimenti…sei riuscito a farmi venire i brividi…con questo caldo…poi, da ottimista ho pensato e continuo a pensare :non può essere del tutto vero…cose da pazzi… hai voglia di tirarci fuori da questa melma…da quella gente….spero che con internet=democrazia arrivi la soluzione
July 17th, 2008 at 1:15 pm
bellissimo..parte “Ntv” un ulteriore passo delle privatizzazioni per aumentare la concorrenza!!!!
July 17th, 2008 at 2:38 pm
ah ah artisticando…mi viene da sorridere….
Una domanda: le Regioni devono assicurare una quota di riciclo dei rifiuti per la famigerata Legge Ronchi (il talebano dell’ambiente). Se non si raggiungono talune percentuali di differenziata scattano le multe per gli enti che gestiscono la raccolta (e quindi automaticamente riversate nelle bollette delle tariffe).
Interessante il meccanismo di recupero delle bottiglie di cui parla Ale ma…. se questo meccanismo si moltiplica, la plastica ivi depositata non viene invece lasciata nelle apposite pubbliche campane in strada e quindi tutto quel quantitativo non concorre a far raggiungere le percentuali richieste per non essere multati.
Al solito, per due briciole di miseria che vengono riconosciute al consumatore, chi ci guadagna è solo un privato….
altro off topic: fondi per la sicurezza.
Il Governo e la maggioranza dicono che non ci sono stati tagli.
L’opposizione dice che ci sono stati.
Comunque vada, circa il 50% dei politici italiani è bugiardo.
Eco perchè pur con gli ottimismi del caso (ha pur ragione l’architetto T. in altro post), rimane difficile non pensare che siamo una nazione che si merita quei miseri che ci governano. (A parte Tremonti e Brunetta che stimo molto)
July 17th, 2008 at 3:10 pm
X Honnette:
..oddio spero anchio che di tutto ciò che ho letto gran parte non sia vero!..altro che brividi mi prendo giù!..ma comè possibile che dietro ogni cosa cè sempre o quasi del losco???…
..una struttura così enorme costruita senza permessi veri e proprio..e noi poveri cittadini che per sistemare una ringhiera dobbiamo attendere mesi per ok e poi guai sistemarla da soli…altrimenti il gg dopo sono li a suonarti per fartela togliere!!!…
July 17th, 2008 at 3:27 pm
il gatto che si morde la coda , come al solito sempre le stesse persone e le stesse cricche .. gente bene e di faccaita e gente d’ onore .. ecco le nuove SRL dell italia delle lobby … gira e rigira in italia non si muove nulla o quasi nulla che non sia firmato dai soliti .. telefonia , comunicazione , televisione , treni , auto , moda .. etc etc … insomma un vero made in italy … e’ poi chiaro che gli uomini d’onore devono avere un pedigree d’eccelleza se no non valgono e quindi ecco che come minimo hanno alle spalle condanne da 10 anni , 15 anni .. insomma alla fine questi anni di galera valgono solo come punti nel libretto delle qualifiche .. chissa cosa ne pensa Lapo ??
July 17th, 2008 at 5:56 pm
X Danilo
godo nell’averti trasmesso la mia gioia per la “Ntv” e tutto quello che ho trovato in internet su questo argomento…ah..ah…continuano le privatizzazioni all’italiana con il solito meccanismo ih…ih…ih….anche con il nome degli sponsor politici….
July 17th, 2008 at 6:32 pm
@Rossana: scusa ma perchènon dovrebbe essere vero? Mica sono opinioni. Sono fatti. I meccanismi delle pubbliche amministrazioni consentono appunto escamotage di questo tipo. Specialmente laddove ci sono normative sempre di emergenza che saltano a pie’ pari il normale iter burocratico e di controllo.
In fondo dov’è il problema della concessione (o licenza chi dir si voglia)? Nel fatto che così facendo, non sono stati corrisposti gli oneri di urbanizzazione (la tassa percentuale che si paga in base al volume od ai metri quadrati quando si costruisce) al comune di Nola. L’aspetto autorizzativo è l’ultimo dei problemi.
Le domande che nascono sono due:
1) Se i promotori o il promotore dell’iniziativa è stato grato a qualcuno per l’iter “particolare” con cui ha risparmiato diversi quattrini
2) quante belle cose e utili avrebbe potuto fare il comune di Nola con quei soldi
Ma è cosa normale. E’ normale ovunque. Non ne facciamo scandalo…
July 17th, 2008 at 11:43 pm
alla fine dei conti ttt ormai è usa e getta..o se nn è getta è “metti da parte” xk ttt vestiti e anke telefonini o si rompono (cn gli ultimi succede,almeno a me, sempre) o nn vanno più quindi nn meravigliamoci di qualcosa che facciamo ttt i giorni!!almeno qsto lo vendono a poco prezzo….!!
July 18th, 2008 at 10:49 am
Proprio a Maggio abbiamo pubblicato un post sul consumismo e lo spreco….Mi farebbe piacere ricevere un Vs commento.
Grazie
http://purolino.blogspot.com/2008/05/consumismo-e-spreco.html
July 18th, 2008 at 11:14 am
Purolino: Non conoscevo questo blog, molto interessante. Grazie per la segnalazione e continuate a seguirci.
July 18th, 2008 at 11:50 am
Vi seguiamo da sempre, siete fonte d’ispirazione continua per noi….
E’ possibile inserirvi nel ns blogroll?
Ci farebbe davvero piacere.
July 18th, 2008 at 1:57 pm
no
July 19th, 2008 at 11:50 am
ciao a tutti a quando il prossimo post…. Antheus non sarai mica in vacanza sotto il sole “8-)”
July 19th, 2008 at 3:25 pm
…fedex: no, no son sempre qui che vi leggo.
Niente vacanze. Il blog I-I non chiude. Il prossimo post sarà lunedì.
August 2nd, 2008 at 1:56 am
Durata e permanenza possono essere fattori critici di successo. Purtroppo ci sono dei dipende in mezzo.
Chi vuole, o essere accusato di volere, eludere la domanda risponde: “dipende dalla vita!”.
In effetti da un punto di vista “semplice” salvare l’ambiente significa “buttare via meno cose, ridurre gli sprechi”. Peccato però che ogni oggetto “buttato via” è, o può essere, oggetto del lavoro di altre persone: gli operatori ecologici, chi lavora nelle imprese di riciclaggio, o altri. E allora cosa è meglio fare? Dove si crea il valore? Come lo si crea? I manager hanno le loro risposte…cercano di fare certe cose….cercano di vivere! poi ci sono anche fattori psicologici: certe persone trovano noioso o addirittura opprimente avere lo stesso prodotto per molto tempo, al contempo cambiare può fare paura, può creare confusione… chi ha voglia può andare qui http://www.google.it/search?q=%22psicologia+del+cambiamento%22&ie=utf-8&oe=utf-8&aq=t&rls=org.mozilla:it:official&client=firefox-a