Persuasori occulti e più che palesi
(di Antheus)
Alla fine degli anni ‘50 Vance Packard scrisse I persuasori occulti , libro ed espressione passate alla storia. Secondo Packard i persuasori occulti erano i pubblicitari, persone dotate di potenti e paurosi strumenti capaci di influenzare il comportamento degli individui e di manipolare le coscienze. Oggi le cose sono cambiate: oggi si parla dei pubblicitari come persuasori disarmati poiché i consumatori (o meglio, le persone) non sono più soggetti passivi, ma capaci di decidere in modo autonomo cosa, come e dove acquistare.
Un tempo i pubblicitari sfruttavano ogni occasione per inserire prodotti, messaggi e slogan, magari in modo subliminale (tali da essere appunto denominati persuasori occulti) ma anche estremamente creativo. Il che lo trovavo piuttosto piacevole, se innocuo. Adesso ho l’impressione che sia tutto molto più forzato e che, da un certo punto di vista, le aziende e i creativi che lavorano per loro abbiano alzato bandiera bianca su certi fronti, quantomeno in Italia. Prendiamo il caso del product placement, ovvero quella pratica di inserire brand e prodotti di marca a scopo pubblicitario all’interno dei film - resa legale da qualche anno anche qui da noi.
Recentemente ho visto due casi in cui è più opportuno parlare di persuasori palesissimi piuttosto che di persuasori occulti. E’ il caso ad esempio dell’ultimo videoclip di Vasco Rossi in cui la macchina da presa, per tutta la durata della canzone, non si stacca dal sedere e dai jeans griffati della protagonista. Il video ovviamente viene ripreso in home page dalla marca di jeans in questione. Praticamente uno spottone gigantesco. Mi è poi capitato di vedere (ebbene sì..) il nuovo film dei Vanzina “Un’estate al mare”: qui non solo vengono minuziosamente inquadrati i prodotti e i marchi (del resto i Vanzina lo facevano prima ancora che il product placement fosse legale), ma c’è di più. Nel film uno dei protagonisti guida un’Alfa cabrio e dopo averla inquadrata da ogni lato (come un vero e proprio spot) lo stesso protagonista racconta all’amico quanto l’ha pagata. Ma il più palese è il caso di Brancamenta: in pratica viene ripreso per filo e per segno la stessa scena dello spot in cui la ragazza (la stessa modella) esce dall’acqua e si sdraia sulle spalle del bellone di turno: finale con loro che bevono il Brancamenta nei bicchieri di ghiaccio e a seguire, per chi non l’avesse ancora capito, anche la sigletta dello spot. Tutto questo all’interno del film. Se la creatività delle aziende e dei pubblicitari italiani è questa, siamo messi malissimo.

July 7th, 2008 at 10:49 am
ciao antheus,
lo stereotipo del “persuasore occulto” è ancora molto in voga. molto spesso sento parlare dei pubbliciari come fini strateghi dell’animo unamo, capaci di influenzare le masse in modo predeterminato. ah ah ah, magari!! l’inflluenza mi pare dl tutto casuale e assolutamente disordinata…
M!
July 7th, 2008 at 11:13 am
Peccato x Vasco lo consideravo meno commerciale e invece sn finti i tempi di “Asilo Repubilc”. Cmq a ke taglia di pantaloni corrisponde la M di boardshort???
July 7th, 2008 at 11:24 am
Ciao Lapo.
Piacere sono Luca, un grafico-concept artist di 20 anni che ti stima davvero tanto:)!!
Il mio sogno sarebbe proprio quello di poterti incontrare, io studio a Torino e spero sempre possa accadere.
Mi rispecchio davvero molto nel tuo modo di pensare e interpretare le cose, calcando il fatto che secondo me è proprio cosi che si lavora perchè è con la semplicità e la modestia che si va avanti e ti faccio davvero i complimenti.
Mi chiedo cosa si deve fare per provare ad entrare in un tuo team di lavoro…Sarebbe fantastico.
Ti faccio ancora tanti complimenti e ti auguro a te e ai vari team tutto il meglio.
Luca
July 7th, 2008 at 11:34 am
@Antheus.
Stai facendo “occultamente ” la pubblicita’ al film dei Vanzina eh?
Stai occultando la pubblicita’ occulta che c’e nel film?
Io occulterei definitivamente entrambi i fratelli Vanzina.
Il padre, Steno, si stara’ rivoltando nella tomba.
Ma visto che l’hai visto dimmi e’ il solito capolavoro inarrivabile ed incomprensibile ai piu’?
July 7th, 2008 at 11:46 am
Honnete: Nessun pubblicità , per carità. Solo dovere di cronaca per segnalare il pietoso product placement (uh, c’è anche la bmw ben presente nel film).
Sì, “un’estate al mare” è il solito film fatto alla svelta e arraffato a cui ci hanno abituatp i vanzina in questi ultimi anni. Di buono c’è che cercano di destagionalizzare la stagione cinematografica in italia (caso unico nel mondo in cui i cinema vanno in ferie d’estate).
Consiglio invece “Once” film irlandese a basso budget ma con idee e piacevole da vedere. E’ ancora in sala in queste settimane.
July 7th, 2008 at 12:02 pm
Antheus, io stavo scherzando sul tipo di film che si fanno in Italia e sugli attori da avanspettacolo usati.
E questi poi sono quelli che incassano di piu’.
A confronto Bombolo Cannavale e Alvaro Vitali sono dei Laurence Olivier incompresi.
Perdonami se non si e’ capito.
July 7th, 2008 at 12:10 pm
Bibi e Bibo: M è una 48; L è una 50; XL è una 52. Però tieni conto che se sei tra un 48-50, ti consiglio di prendere una L PERCHé vestono piccolo.
July 7th, 2008 at 12:22 pm
che canzone oscena
che brutti quei jeans e la ragazza mi sembra una ballerina di lap dance (non è un complimento)
i vanzina sono i vanzina
dei loro film salvo solo “sotto il vestito niente”
comunque in molti film ci sono prodotti riconoscibilissimi, anche in quelli americani
basta vedere quante “red sole” e J tiralampo si vedono nei film e telefilm americani
sex and the city è un mega spot mica tanto occulto
July 7th, 2008 at 1:03 pm
Frida: Ma io difendo il product placement come forma alternativa all’advertising , basta che sia fatto bene. Il caso di sex & the city secondo me è da ascrivere agli esempi positivi. La citazione delle Manolo Blanick, Jimmy Choo , Chanel e i computer Apple, sono funzionali alla storia e raccontano meglio i personaggi.
La canzone di Vasco è una delle più brutte che abbia mai scritto.
July 7th, 2008 at 1:21 pm
Ho visto il video di V. Rossi.
Ma il regista e’ Gerard Damiano o Joe D’Amato?
L’arrangiamento mi semra un plagio ai danni del Maestro Demo Morselli.
July 7th, 2008 at 2:02 pm
io sono dell’avviso che un film fatto bene e che sia lo specchio di alcune realtà debba contenere oggetti o prodotti che fanno parte della vita reale…e quindi il product placement secondo me aiuta a rendere le storie più reali..poi e ovvio che ciò aiuta i prodotti ad avere una maggiore visibilità ed una maggiore rinomanza… certo quei film dove si fanno inquadrature enfatizzate sui prodotti piuttosto che sugli attori in alcune scene sono un pò ridicoli….ma forse non facciamo anche noi pubblicità indiretta quando indossiamo capi griffati? spesso vedo amici vestiti con griffe in bella evidenza e mi viene da dire: ma gucci o prada dovrebbe pagarti per fare tutta sta pubblicità…certo anch’io in passato non indossavo nulla che non avesse una griffe..ma negli anni sono migliorato ed ora tutto ciò che è seminascosto e difficilmente individuabile è da me preferito..è il prodotto secondo me ora il vero marchio!
July 7th, 2008 at 4:04 pm
forse la mente del consumatore in generale è sempre più “intasata o fragile” e diventa utile ricorrere a “persuasori palesissimi piuttosto che di persuasori occulti?”
July 7th, 2008 at 4:22 pm
Meltin’ Pot: Gioca con me…
Die Jeansmarke Meltin’ Pot hat sich mit dem italienischen Musiker Vasco Rossi zusammengetan. Aus der Kooperation ist das Video zum Song “Gioca con me” entstanden, in welchem eine wohlgebaute (aller Wahrscheinlichkeit nach) junge Fra…
July 7th, 2008 at 4:34 pm
Antheus, bel post..
…sei addirittura ricorso a Packard e al suo best seller, “I persuasori occulti”, forse il volume sulla pubblicità più letto in assoluto ( insieme a “Confessioni di un pubblicitario” di David Ogilvy ). Certo l’analisi di Packard è figlia degli anni ‘50, ma soprattutto della paura sulla reale forza della pubblicità come strumento di comunicazione. Paura che lo porta anche a teorizzare una “pubblicità subliminale”, nella quale le immagini sono così veloci da non essere percepite ed elaborate dalla coscienza umana, ma da avere efficacia invece sull’inconscio. Oggi fortunatamente sappiamo che questo processo è impossibile, in quanto le motivazioni che spingono all’acquisto un consumatore sono molto più profonde. La forza della pubblicità è stata quindi ridimensionata, come lo è anche la creatività dei pubblicitari. Ha quindi ragione Antheus a dire che siamo messi malissimo. Malissimo perché la pubblicità, per poter esercitare ancora un minimo di fascino, si è dovuta trasformare in metapubblicità, ha dovuto guardarsi indietro e citare la sua storia passata. Il che implica creatività zero. Ma in particolare la pubblicità italiana è messa malissimo perché ha accumulato un ritardo già dai tempi di Carosello che non è stata più in grado di recuperare. Gli altri sono andati avanti, hanno sperimentato stili pubblicitari basati sulla creatività, sulle emozioni, sul linguaggio aggressivo, sull’ironia universale, creando così veri “mostri” dello stile pubblicitario come Burnett, Bernbach e il suo negative approach, Reeves, Séguéla. Da noi invece resisteva una pubblicità basata su filmati lunghi, che riproponeva la solita commedia all’italiana fatta di sketch, divertente solo per noi connazionali. Non a caso l’agenzia più importante in Italia, almeno negli anni 90, più ancora delle succursali statunitensi, era l’Armando Testa di Torino, fondata da uno dei talenti espressivi dell’epoca di Carosello. E non a caso le eccezioni positive in Italia, come quelle per il marchio Diesel, ma anche Martini, Superga, Fila, hanno saputo utilizzare un linguaggio internazionale in pubblicità solo grazie alla collaborazione di creativi e registi stranieri. Comunque io trovo che paradossalmente la pubblicità, proprio a causa del sovraffollamento mediatico e della maggiore competenza del consumatore, si stia nascondendo per poter emergere. Sta abbassando le armi, si sta mettendo a nudo per essere accettata in modo complice dal suo spettatore. Ma soprattutto sta usando una buona dose di connessionismo, ovvero una maggiore interrelazione con gli altri media. E un modo per essere presente è sicuramente la sponsorizzazione dei film tramite i prodotti, o meglio il product placement. Anch’io ritengo sia un buon mezzo per fare pubblicità…mi viene in mente, oltre all’esempio del film “Sex and the City” anche quello di “Il diavolo veste Prada”. Ma forse questi due film, due cult ormai nei film dedicati al mondo della moda, hanno avuto modo di inserire meglio, in modo più armonioso, i prodotti e le griffe dai quali sono stati sponsorizzati proprio grazie al tema centrale del film. Il caso di Vanzina qui raccontato da Antheus è davvero troppo spudorato, un esempio di product placement fatto proprio male. Per questo poi la gente assume un atteggiamento di difesa nei confronti dei messaggi pubblicitari. E’ vero che questi ultimi devono sempre essere ben chiari e non ingannare il consumatore, ma qui si passa all’estremo opposto, in un territorio, quello del film cinematografico, nel quale il messaggio dovrebbe essere volutamente velato. Tra l’altro, aldilà della qualità dei film dei fratelli Vanzina ( chi va al cinema per divertirsi e ridere fa anche bene a voler vedere certi tipi di film ), quello che stanno facendo, ovvero portare il pubblico al cinema anche durante l’estate, non è certo una novità. Solo in Italia i consumi nel campo cinematografico risentono di una profonda stagionalità, negli altri paesi, come ad esempio l’America, le persone si recano normalmente al cinema anche d’estate; non c’è forse la stessa frequenza della stagione autunno-inverno, ma nemmeno il totale deserto come avviene da noi. Infine il video di Vasco, l’ho visto. L’ho trovato molto noioso, stupido, principalmente rivolto ad un’audience maschile, tutto basato sul meccanismo della seduzione esplicita, con tanto di esibizione del corpo femminile, anzi, di una parte sola; dedicato quindi ad un enunciatario complice e partecipe che si lascia trascinare dentro il video. Che il buon vecchio Vasco si sia stufato di fare il mestiere del cantante rock e ricorra a certi mezzucci??
July 7th, 2008 at 4:39 pm
Penso che il consumatore italiano più o meno attento, sia abituato a questo tipo di Placement fin dal bianco e nero, con un climax di sfrontatezza nei cosiddetti film di “commedia all”italiana” a cavallo tra gli anni 70 e 80, non solo Vanziniani.
Vedi esempi clamorosi in film come “febbre da cavallo” dove addirittura si gira uno spot nel film, senza lesinare le inquadrature sul “Whisky maschio senza rischi” e nei film di Jerry Calà, dove il protagonista arrivava a dire che le poltrone del suo ufficio erano in quoio “chesterfield” pur di citare il brand anche senza pacchetto in mano.
Mi ricordo un placement clamoroso durante un episodio di “Beverly Hills 90210″, dove i protagonisti (Brendon e Dylan) andavano a fare un viaggio usando una Ducati Monster ed una Ducati 748, definendole “le migliori moto attualmente sul mercato”. Roba da fare un monumento a Castiglioni, ai tempi titolare del Brand.
Infine, in una puntata della geniale serie “boris 2″ attualmente in onda su Fox, viene esplicitamente spiegato come si facciano le marchette a prodotti commerciali, facendo accordi addirittura estranei alle case di produzione.
Anche in questo è evidente che “l”Italian Style” la fa da padrone…
July 7th, 2008 at 6:06 pm
Antheus ho una 44/46!! ma la S nn la fate??? A Roma dove posso provarli?? xkè Gente ha sl gli occhiali
July 8th, 2008 at 8:10 am
Salve Lapo, vorrei andare un po’ controcorrente, e dire a tutti, gli Italiani, che
non basta, scrivere made in italy, per certificare il prodotto.
Io, ho lavorato in un posto, dove arrivavano, prodotti cinesi, venivano timbrati, con marchi italiani, un bel made in Italy, e via.
Adesso collaboro, con mio fratello, nel campo delle cinture in pelle e articoli da caccia, tutto rigorosamente, fatto a mano, con pelle conciata al vegetale Italiana.
Purtroppo, nessuno ti difende, nessuno ti aiuta, a far vedere i tuoi prodotti, le confederazioni artigiane, sono delle palle al piede, e tutti pensano soltanto a vivacchiare. Il consumatore non viene tutelato, e la gente quando acquista, non viene messa, nelle condizioni di sapere, se il prodotto è italiano o d’importazione.
L’artigianato in Italia presto, morirà, e saranno dolori, perchè, soltanto con la nostra, manualità possiamo fronteggiare, il pericolo Cina.
Pier Francesco Boldrini
July 8th, 2008 at 10:05 am
…l’importante è che la pubblicità nel film non diventi asfissiante come in “THE TRUMAN SHOW”!!!!!
July 8th, 2008 at 4:52 pm
Io mi rifiuto sempre di andare in giro con le buste con il nome del marchio o del negozio sopra. E’ la forma di pubblicità occulta più diffusa del mondo e nessuno se ne accorge.
Lo faccio solo se mi fanno lo sconto. Mi porto le borsine anonime da casa.
Perchè devo fare pubblicità loro gratis?
July 8th, 2008 at 10:02 pm
Bentornato Otto! Beh..in un certo senso hai ragione, ovvero le buste griffate godono esattamente dello stesso studio e della stessa preparazione del packaging del prodotto, del punto vendita, del design e di molti altri aspetti, perchè SONO uno strumento di comunicazione.
July 15th, 2008 at 12:41 pm
Pier Francesco eccedi un pò con le virgole….mica è alfabeto morse o messaggi in codice!Comunque,caro il mio Lapo,persino alle bancarelle dei marocchini l’altro giorno ho visto delle imitazioni di Chanel MADE IN ITALY….te lo possono pure mettere per iscritto ma mica vuol dire che è vero!