Persuasori occulti e più che palesi
Monday, July 7th, 2008(di Antheus)
Alla fine degli anni ‘50 Vance Packard scrisse I persuasori occulti , libro ed espressione passate alla storia. Secondo Packard i persuasori occulti erano i pubblicitari, persone dotate di potenti e paurosi strumenti capaci di influenzare il comportamento degli individui e di manipolare le coscienze. Oggi le cose sono cambiate: oggi si parla dei pubblicitari come persuasori disarmati poiché i consumatori (o meglio, le persone) non sono più soggetti passivi, ma capaci di decidere in modo autonomo cosa, come e dove acquistare.
Un tempo i pubblicitari sfruttavano ogni occasione per inserire prodotti, messaggi e slogan, magari in modo subliminale (tali da essere appunto denominati persuasori occulti) ma anche estremamente creativo. Il che lo trovavo piuttosto piacevole, se innocuo. Adesso ho l’impressione che sia tutto molto più forzato e che, da un certo punto di vista, le aziende e i creativi che lavorano per loro abbiano alzato bandiera bianca su certi fronti, quantomeno in Italia. Prendiamo il caso del product placement, ovvero quella pratica di inserire brand e prodotti di marca a scopo pubblicitario all’interno dei film - resa legale da qualche anno anche qui da noi.
Recentemente ho visto due casi in cui è più opportuno parlare di persuasori palesissimi piuttosto che di persuasori occulti. E’ il caso ad esempio dell’ultimo videoclip di Vasco Rossi in cui la macchina da presa, per tutta la durata della canzone, non si stacca dal sedere e dai jeans griffati della protagonista. Il video ovviamente viene ripreso in home page dalla marca di jeans in questione. Praticamente uno spottone gigantesco. Mi è poi capitato di vedere (ebbene sì..) il nuovo film dei Vanzina “Un’estate al mare”: qui non solo vengono minuziosamente inquadrati i prodotti e i marchi (del resto i Vanzina lo facevano prima ancora che il product placement fosse legale), ma c’è di più. Nel film uno dei protagonisti guida un’Alfa cabrio e dopo averla inquadrata da ogni lato (come un vero e proprio spot) lo stesso protagonista racconta all’amico quanto l’ha pagata. Ma il più palese è il caso di Brancamenta: in pratica viene ripreso per filo e per segno la stessa scena dello spot in cui la ragazza (la stessa modella) esce dall’acqua e si sdraia sulle spalle del bellone di turno: finale con loro che bevono il Brancamenta nei bicchieri di ghiaccio e a seguire, per chi non l’avesse ancora capito, anche la sigletta dello spot. Tutto questo all’interno del film. Se la creatività delle aziende e dei pubblicitari italiani è questa, siamo messi malissimo.
