Archive for June, 2008

Aspettando Pitti /2 - Please, stop and relax

Friday, June 13th, 2008

(di Antheus)

Come forse ricorderete, tempo fa Italia Independent ha condotto un workshop con gli studenti del master in Business Design di Domus Academy, ai quali era stato chiesto di ideare delle forme alternative di “punti vendita” dei pezzi unici I-I in alcune grandi capitali del mondo.

Ci erano stati presentati dei progetti davvero innovativi e interessanti: tra questi c’era la progettazione di alcune studentesse orientali (Hsiao Chun Lin, Wan Yu Lu e Khoo Li Yen). La proposta era quella di creare un giardino - “The secret garden” - nella parte della città vecchia di Shanghai. L’idea era bellissima ed era peraltro in linea con le nuove proposte che volevamo presentare a Pitti e che si basavano sul colore e sulla naturalità. Quindi ci siamo ispirati al progetto degli sturdenti di Domus Academy e nel percorso abbiamo incontrato un partner che ci ha progettato un vero e proprio giardino da installare all’interno della Fortezza da Basso. Il partner in questione è Paghera, azienda italiana leader nel settore della progettazione di giardini e bio-architetture.

Come Chiara ha chiaramente (scusate il bisticcio di parole) spiegato, Pitti solitamente è un delirio: caldo, stress, confusione la fanno da padrone. Nel Piazzale della Ghiaia dentro Fortezza da Basso abbiamo così voluto ricreare un sorta di piccola oasi verde, un luogo all’ombra di gelsi frondosi alti cinque metri (portati per l’occasione) e prati fioriti. Una sorta di rivisitazione post-impressionista del Dejeuner sur l’herbe di Manet con tocchi di colori fluo per rendere iper-oleografico un quadro che si completa con una videoinstallazione.

Insomma, come recita il bel save the date realizzato da Changed Design che alleghiamo qui sotto PLEASE, STOP AND RELAX (cliccate sull’immagine per ingrandirla), un invito a rilassarsi e a lasciarsi andare. Nei prossimi post vi mostreremo anche qualche immagine e un’anteprima dei prodotti che presenteremo.

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Una bella società

Wednesday, June 11th, 2008

(di Antheus)

Come forse sapete, per tutto il 2008 Torino è capitale mondiale del design: sulla base di tale titolo nella prima metà dell’anno si sono succeduti una serie di eventi, incontri, dibattiti sul design. Ad essere sinceri non ci sono state cose particolarmente eclatanti o, quantomeno, in perfetto stile sabaudo, non sono state comunicate con la dovuta enfasi (al contrario della settimana del design milanese in cui spesso “il nulla” viene edulcorato senza remora alcuna).

Proprio per questo ci permettiamo di segnalare la bella mostra (che durerà fino a fine luglio) presso la Società Promotrice delle Belle Arti intitolata Olivetti - La bella società, un’esposizione di 800 oggetti realizzati dall’azienda di Ivrea che compie quest’anno il centenario. Olivetti non è stato solo un’azienda italiana produttrice di oggetti e beni di consumo, ma uno dei principali motori e modelli per la crescita della società italiana. Un esempio di modernità , progresso e ottimismo.

E poi c’è il design dei prodotti, che rivisti ora fanno anche un po’ sorridere, ma quando uscirono erano dei capolavori estetici di forma e funzione. Il modello rosso della macchina da scrivere Valentine qui sotto, ad esempio, rimane un vero e proprio culto del design italiano.

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Aspettando Pitti /1 - I-I divisa a metà

Tuesday, June 10th, 2008

(di Antheus)

Tra una settimana a Firenze inizierà Pitti Uomo: in questa occasione le principali firme e marchi d’abbigliamento presenteranno le collezioni uomo per la prossima Primavera/Estate.

Quest’anno ci saremo anche noi, e ho l’impressione che ci faremo notare.

Saremo infatti a Firenze in due occasioni e in due luoghi diversi: questa doppia presenza testimonia, in qualche modo, la doppia “anima” di Italia Independent. Quella più creativa legata ai pezzi unici che quest’anno sarà legata ai colori e alla “naturalità” e quella più tecnica e progettuale, legata al design.

La prima (I) sarà in Fortezza da Basso, location principale di Pitti, dove installeremo uno stand-salotto bucolico open air in collaborazione con un importante partner. La seconda metà di I-I (I) sarà in Piazza Ognissanti dove presenteremo dei prototipi insieme ad altri partner di grande prestigio.

Ma ve ne parlerò con maggior dettaglio nei prossimi giorni.

Nel frattempo siamo riusciti a recuperare anche qualche invito/pass per la Fortezza da Basso per i nostri blogger/comentatori più fedeli. Gli inviti sono pochi e ambitissimi. L’idea è di fare, come lo scorso novembre a Milano, un incontro per presentarvi in anteprima i nostri nuovi pezzi unici. L’appuntamento è per venerdì 20 a Firenze alle 11.00 di mattina.

Ripeto, gli inviti (nominali) sono pochissimi, meno di dieci, quindi, come si scrive nei migliori annunci “astenersi perditempo”. Scrivete a blog@italiaindependent.com solo e unicamente se avete la possibilità di essere a Firenze venerdì mattina.

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I-I@tv

Monday, June 9th, 2008

(di Giovanni)

Come sapete, sono andate in onda due puntate di “Idee in progress”, la docu-story di cui abbiamo parlato in precedenza.
Mercoledi’ 11 giugno sara’ trasmessa su Fox Life la terza puntata in cui il focus sarà Italia Independent.
Quella che vedrete è un’azienda giovane, snella, veloce.
Quello che forse vedrete poco (per i ridotti tempi televisivi) sono i micro-conflitti, le idee divergenti che sono l’humus su cui si fondano i “processi decisionali democratici”, caratteristica distintiva dell’operare di I-I. Ci vedrete all’opera nella quotidiana vita d’ufficio, in un product meeting, all’universita’ (nell’ambito del workshop organizzato in Domus Academy) e durante un trunk show da Colette (il famoso concept store parigino).
La cosa più interessante del programma credo sia il suo essere vero, anche se la televisione ci ha spesso abituato al contrario: è come un’operazione a cuore aperto con tutti gli annessi e connessi. Nella puntata di mercoledì ci saranno i camei, più o meno famosi, da Renato (responsabile del design I-I) ai personaggi del mondo della moda e stampa internazionale (al trunk show da Colette) fino ad Antheus (vi invito ad aguzzare la vista!).
Quello che spero emergerà è lo spirito di squadra, il rispetto per il lavoro altrui e soprattutto il fatto che, nonostante la fatica e le pressioni, in fondo ci divertiamo!
Buona visione.

I have a Pepsi

Friday, June 6th, 2008

(di Antheus)

Spesso approfitto di questo spazio per consigliare qualche libro tradotto anche qui da noi in Italia e che tratta argomenti solitamente affrontati su questo blog. Il tema questa volta è di come il marketing, se ben fatto e pianificato, può influire nel cambiamento in meglio della società e nell’abbattere certi pregiudizi.

E’ questo il caso di Blues Marketing di Stephanie Capparel (Baldini Castoldi e Dalai, 22 euro) un bel libro di circa 500 pagine che racconta la storia della Pepsi Cola. Forse non tutti sanno che (copyright La Settimana Enigmistica) la Pepsi fu la prima azienda ad aprire al mercato afroamericano, non solo come target di consumo, ma anche affidando ruoli dirigenziali di alto livello a manager di colore.

Negli anni 40 negli States il mercato delle bibite gassate al sapore di cola era monopolizzato da Coca-Cola e gli altri marchi venivano schiacciati da questa presenza ingombrante. Quelli della Pepsi pensarono quindi di rivolgersi alla comunità afroamericana, che al tempo era ancora profondamente discriminata. Assunsero come responsabile al marketing un uomo di colore, tale Herman T. Smith che iniziò una strategia sia di marketing sul consumatore ma anche di organizzazione interna, con l’assunzione di afroamericani non come fattorini o uomini di fatica, ma con incarichi dirigenziali. Fu un processo lento ma che portò gradualmente a importanti risultati. Solo negli anni 50 la stampa economica come il Wall Street Journal si accorse della politica innovativa di Pepsi. Ma è negli anni 80, grazie a una politica di advertising irriverente e fantasiosa e a testimonial fighi, che la Pepsi inizia ad avere il successo che si merita anche nel mercato dei teenagers. Nel 2006 Pepsi Co. sorpassa Coca-Cola Company in termini di capitalizzazione di mercato. Il libro racconta molto bene tutta questa storia, anche con gustosi aneddoti.

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Vespa vs. Lambretta

Thursday, June 5th, 2008

(di Antheus)

Si parla spesso, qui e altrove, di Made in Italy e della necessità di valorizzarlo come si deve. ‘Made in Italy’ non significa solo fatto in Italia - di questo aspetto, peraltro, ne abbiamo già parlato diffusamente - ma è anche uno stile, un’estetica, una modalità di comunicazione in grado di rispettare la tradizione, la qualità del prodotto e il suo heritage (come dicono quelli che sanno di marketing).

A tal proposito volevo mostrarvi le ultime evoluzioni di due brand profondamente “Made in Italy”: partiti entrambi negli anni 50 e che, grazie al prodotto, al carico di valori e riferimenti culturali e di costume che si sono portati dietro, sono diventati nomi “mitici”. Uno di questi però è riuscito a sapersi rinnovare, innovando ma mantenendo sempre un solido rapporto con il suo glorioso passato ed esportando il proprio concetto rendendolo globale e inimitabile; l’altro invece dopo decenni di buio, ma che quantomeno facevano tornare alla mente la sua ’storia’, se ne è uscito recentemente con una comunicazione irritante, stupidina e sostanziale inutile.

Sto parlando della Vespa e della Lambretta.

La prima, forte del suo inossidabile mito e dei suoi prodotti “made in italy” sempre affascinanti, ha deciso di conquistare l’America: nelle ultime settimane molti giornali USA, dal NY Times al Wall Street Journal, hanno scritto sulla nuova strategia di lancio americano della Vespa Piaggio che avrà proprio come media principale il blog. Saranno infatti quattro importanti editor ad avere la possibilità di “mettere online tutto il mondo Vespa”.

Dall’altra parte c’è Lambretta che, dopo un lungo oblio, viene rimessa a lucido e, secondo il mio personalissimo parere, nel peggiore dei modi: come dice l’amico Frà di M-o-d blog (leggete il suo spassosissimo post) il posizionamento italiota che è stato Lambretta Pato (Pato è il nome del modello in lancio in questi giorni). Uno spot che scimmiotta malamente Fellini, con una “star” in declino, una creatività invisibile e una storia che a definire scontata si fa un complimento. Quello che rappresenta oggi la Lambretta è semplicemente un’Italia televisiva e bidimensionale e che dimentica totalmente la storia vera del marchio, l’icona che diventò oltremanica grazie al movimento dei mods che la elessero come simbolo culturale degli anni 60. Senza dare giudizi di merito (che invece ho già espresso), posso solo dire che difficilmente la nuova Lambretta avrà successo all’estero. La Vespa, invece, sì.

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Il cuore e lo stile

Monday, June 2nd, 2008

(di Lapo)

Credo che Yves Saint Laurent (scomparso ieri all’età di 71 anni dopo una lunga malattia) fosse innanzitutto un uomo di stile, più che uno stilista di moda. Mi ricordo certe sue dichiarazioni in cui tendeva a tenere ben distinto il termine stile dal termine moda. “Se non si ha lo stile nel cuore, non si può avere stile” diceva. Dunque questo fa capire che lo stile non può prescindere dalle qualità umane e personali.

Poi, ovviamente, è stato un grande creatore di stile. E’ stato forse il primo ad aver fatto flirtare la moda con l’arte: certe sue creazione sono state ispirate ai dipinti di Mondrian, di Picasso, di Matisse e della pop art. Infine è stato il primo a reinterpretare le icone di stile ed eleganza, ad esempio le giacche da smoking che ha trasformato in un capo da donna. Chi conosce un po’ l’attività di Italia Independent sa che grande fonte di ispirazione è stata per noi.  E poi negli ultimi anni è stato uno dei pochi a fare delle critiche sensate e costruttive al mondo della moda. Volevo semplicemente ricordarlo così.

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