I have a Pepsi
Friday, June 6th, 2008(di Antheus)
Spesso approfitto di questo spazio per consigliare qualche libro tradotto anche qui da noi in Italia e che tratta argomenti solitamente affrontati su questo blog. Il tema questa volta è di come il marketing, se ben fatto e pianificato, può influire nel cambiamento in meglio della società e nell’abbattere certi pregiudizi.
E’ questo il caso di Blues Marketing di Stephanie Capparel (Baldini Castoldi e Dalai, 22 euro) un bel libro di circa 500 pagine che racconta la storia della Pepsi Cola. Forse non tutti sanno che (copyright La Settimana Enigmistica) la Pepsi fu la prima azienda ad aprire al mercato afroamericano, non solo come target di consumo, ma anche affidando ruoli dirigenziali di alto livello a manager di colore.
Negli anni 40 negli States il mercato delle bibite gassate al sapore di cola era monopolizzato da Coca-Cola e gli altri marchi venivano schiacciati da questa presenza ingombrante. Quelli della Pepsi pensarono quindi di rivolgersi alla comunità afroamericana, che al tempo era ancora profondamente discriminata. Assunsero come responsabile al marketing un uomo di colore, tale Herman T. Smith che iniziò una strategia sia di marketing sul consumatore ma anche di organizzazione interna, con l’assunzione di afroamericani non come fattorini o uomini di fatica, ma con incarichi dirigenziali. Fu un processo lento ma che portò gradualmente a importanti risultati. Solo negli anni 50 la stampa economica come il Wall Street Journal si accorse della politica innovativa di Pepsi. Ma è negli anni 80, grazie a una politica di advertising irriverente e fantasiosa e a testimonial fighi, che la Pepsi inizia ad avere il successo che si merita anche nel mercato dei teenagers. Nel 2006 Pepsi Co. sorpassa Coca-Cola Company in termini di capitalizzazione di mercato. Il libro racconta molto bene tutta questa storia, anche con gustosi aneddoti.

