Ai newyorkesi piace double-face

(di Antheus)

Come forse sapete Barneys New York è lo speciality store di abbigliamento e accessori più prestigioso di New York, e Barneys è il nostro partner, cioè l’unico negozio a New York a tenere i pezzi unici Italia Independent. Per noi è un vero onore, dal momento che c’è la fila di marchi che vorrebbero essere esposti qui e che i buyer di Barneys sono tra i più esigenti e cazzuti sulla piazza.  Se capitate a New York sappiate che al terzo piano del negozio troverete un corner tutto dedicato a I-I.  In queste settimane c’è anche un’intera vetrina sulla strada dedicata a noi. Qui la foto italia-independent-window-1.jpg

Ma il punto in realtà è un altro.

Guardate bene le due foto qui sotto, quelle che immortalano una parte del nostro corner da Barneys. Aguzzate la vista (cit. da La Settimana Enigmistica). Riconoscete tutti i nostri outdoor jacket? No? In effetti la terza giacca (immortalata nella prima foto) e la prima (nella seconda foto) altro non è che la parte interna del suddetto, quello con la termonastratura che, essendo pure esteticamente gradevole, i tipi di Barneys lo hanno trattato come se fosse un nuovo modello.

Sarà contento l’amico Ruben Tiraforti, direttore commerciale di Gore Italia, nel vedere il marchio Gore-Tex esposto in bella mostra da Barneys NY.

ii-3rd-floor-1.jpgii-3rd-floor-2.jpg

65 Responses to “Ai newyorkesi piace double-face”

  1. raffaela Says:

    voi avete qualche santo in paradiso… ma come evete fatto ad arrivare a barneys!!!
    mi piace questa cosa, lì ci passano tutti, complimenti !!!

  2. fabrizio Says:

    Che colpo di immagine e anche prepotente,complimenti a tutti xquello che state facendo!!!!

  3. Antheus Says:

    Raffela: Grazie per i complimenti. Nessun santo in paradiso. Non crediamo nei miracoli nel business. Ci vuole invece molta abilità, costanza, qualità e un po’ di fortuna.
    Fabrizio: Prepotente ? :-) . Grazie per i complimenti.

  4. fabrizio Says:

    Prepotente non come comportamento ma inteso come un operazione molto forte che vi permette di penetrare il mercato,le qualità che avete messo in gioco le hai elencate tu……Grandi…

  5. fabrizio Says:

    Antheus da commerciale quando metto in gioco le mie qualità che mi permettono di entrare in aziende di una certa importanza,dove la concorrenza ti guarda con invidia x il risultato ottenuto le considero in questo modo,anche se il termine non è molto appropriato,posso immaginare quello che emotivamente state vivendo x questo grande successo!!Ti volevo chiedere una cosa se è possibile sapere chi si occupa delle apparecchiature tecnologiche del vostro ufficio,della rete telefonica potrei portarvi una soluzione che vi fà risparmiare molto denaro,credo che il telefono lo usate molto e anche verso l’estero,a meno che usate già questa nuova tecnologia che si chiama voIP,voce sulla rete è l’evoluzione di skipe,è molto gradita come soluzione sopratutto da aziende grosse che hanno un traffico telefonico elevato…Se vi può interessare senza nessuno impegno potrei portarvi tutta una serie di informazioni che vi permettano di poter valutare…

  6. Antheus Says:

    Grazie, passo il tuo indirizzo mail a chi si occupa di tutto ciò.

  7. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    uhm…il terzo da sinistra o il primo da destra? Oppure il primo da sopra o il mezzo da sotto… Antheus, devi essere chiaro ed euclideo quando dai indicazioni sulle fodere dei giubbotti, sai?!

    Ma da Barneys ci trovo anche Fred e Wilma?

  8. fabrizio Says:

    Grazie Anthenus,ho riflettuto nell’ora di pranzo di quanto sia importante trattare il successo con la stessa umiltà che si usa nella sconfitta e nel costruire,di quanto sia importante essere furbi x evitare il più possibile l’invidia degli altri,anche questo significa intelligenza emotiva…Tante volte la mia presunzione ha permesso ad altri di distruggere le mie cose,questo poi mi insegnate voi,credo che in tutte le qualità che hai scritto precedentemente che vi ha portato a questo successo,mancava questo ingrediente di cui ne avete in abbondanza ed è proprio a mio modo di vedere la chiave,Lapo mi ha donato una grande umiltà e di questo ne voglio fare tesoro sempre….

  9. fabrizio Says:

    E poi mai dire gatto, se non lo hai nel sacco!!!!!!!!!

  10. Antheus Says:

    8: La terza giacca a partire da sx (prima foto) e la prima a partire da dx. Giacche sul manichino, intendo.
    Nessun antenato visto, ma al quarto piano c’è una bella clava in carbonio.

  11. Rubens Says:

    Questa mattina ero in riunione e mi hanno girato il link: devo dire che fa sempre piacere vedere che hai avuto ragione nel supportare un progetto totalmente nuovo, come quello di I-I, all’interno di una multinazionale (la GORE, quella dei tessuti GORE-TEX°) dove, spesso, si prendono in considerazione i numeri mooolto grandi.
    Bel lavoro, bell’effetto, un pò come quando si apre il cofano e si vedono sotto i 12 cilindri, cromati e lucidi, che di solito sono nascosti alla vista.
    Complimenti

  12. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    eheheh l’avevo capito sai. Lo facevo per i meno capenti…. O per i diversamente capenti….
    Ma la clava in carbonio con la moglie mica può essere usata: troppo leggera!

  13. raffaela Says:

    bè la fortuna (come la sfiga) è il momeno in cui non t’aspetti ciò che stà per accaderti, un santuccio ci può anche stare… anche nel business…

  14. raffaela Says:

    dipende sempre da chi “incontri ” ….

  15. Antheus Says:

    ricordati che Antheus è un dio pagano , scherza coi fanti e disconosce i santi :)

  16. raffaela Says:

    e come potrei dimenticarlo… mi prendi come ancella…!!!?
    meglio di no… potrei annoiarmi!!

  17. raffaela Says:

    ehi… antheus… io scherzo!!!

  18. Antheus Says:

    Rubens: Bella lì, dicono i ggiovani.

  19. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    traducete per gli anzian8888 (plurale)!?

  20. Alix Says:

    Che bel colpo ragazzi! Barneys!! Il tempio dello shopping newyorkese! Wow… A febbraio forse vado a dare un’occhiata.
    In pratica andare a New York e non passare da Barneys è quasi come andare a Milano e non entrare in Duomo. Una bella vetrina internazionale.
    Io questa loro scelta di esporre la giacca al contrario la leggo come un maggiore interesse agli aspetti tecnici della giacca piuttosto che al marchio che porta. D’altronde è cosa nota che gli americani non sono così schiavi della marca e quindi spingono il prodotto perchè la termonastratura è un valore aggiunto,un benefit del prodotto che lo differenzia da tutte le altre giacche comuni, e quindi degno di evidenza.
    Devo fare però anche l’avvocato del diavolo, Antheus non me ne volere, ma è una domanda legittima che mi è balenata nella mente non appena ho visto le scritte Barneys - New York : non volendo insinuare nulla, perchè credo che senza merito non si possa ottenere un successo tale, ma quanto ha influito il giro di amicizie e conoscenze che Lapo possiede nella Grande Mela? L’esposizione da Barneys sarebbe arrivata comunque in quanto i prodotti sono piaciuti e valevoli, ma quanto il nome di Lapo ha facilitato e accelerato la cosa?
    Sicura che tu abbia capito che non c’è alcuna malizia nella mia domanda, vi rinnovo comunque i miei più sinceri complimenti per questo successo, ripeto, meritato.
    Bacio

  21. Antheus Says:

    8: Boh, una cosa tipo “vai così… che vai bene”. Almeno credo. Anch’io non sono così gggiovane.

    Alix: Nessuna malizia percepita, no problem. Credo che l’ “allure” che Lapo esercita può essere servita per farci conoscere più in fretta, sebbene lo stesso Lapo non abbia mai lavorato nella moda e quindi non conosceva nessuno tra gli addetti del luxury retail.
    Ma ti assicuro che quando ti ritrovi davanti ai buyer di Barneys, puoi anche essere il figlio del presidente degli stati uniti: se il prodotto non soddisfa e non è all’altezza dei loro standard moolto alti, non ce n’è per nessuno
    Giovanni e Andrea potrebbero raccontare una serie di aneddoti sui meeting fiumi con questi personaggi.

  22. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    …chissà se si rovescia il manichino, se si vedono le incollature del legno e le spillature della tela….. o se si rovescia l’edificio se si vedono i pilastri vecchi e le condutture corrose…. o se si rovesciano i buyer se escono cattivi pensieri dai loro cervelli programmati….

    Wilmaaa dammi la clavaaaa! Ma non di carbonio…..

    Ma ai meeting fiume ci si va con la canoa? (in carbonio ovvio)

  23. Giulia Says:

    Molto bene. Mi fa piacere leggere di questo successo newyorkese. Però voglio fare una domanda per Antheus: se il vostro successo, almeno in questo caso specifico, non é arrivato dall’immagine di Lapo che non si intende di moda, ma dai soci/collaboratori…. siete dei geni, avete avuto fortuna, o l’immagine di Lapo ha aiutato un atimino? Bisogna essere credo onesti e non vendere tanta bravura, soprattutto dopo piu di un anno di attività. Ho una azienda e so come funzionano certi meccanismi. Non voglio essere pessimista o accusare, ma realista…. Molti giovani imprenditori, prima di approdare a certi livelli - nonostante enormi capacità, inteligenza, fiuto per gli affari- ci mettono piu di un anno e mezzo. Fare i primi passi nel mondo dell’olimpo in un settore cosi difficile richiede molto tempo per ottenere anche una vetrina importante…. Lapo non si intende di moda, parole tue, ma ottiene una vetrina prestigiosa…. fortuna? competenza dello staff? immagine? Vorrei comprendere….
    ad arezzo, che non é certo new york, sembra che i vostri prodotti cmq stiano andando bene…. quindi Antheus, la bravura sta nella vostra equipe, nell’immagine di Lapo e nelle sue capacità, ma anche dei compratori che portano il vostro prodotto e riescono a vendere anche con slanci piu lunghi di quanto… la furbizia del commerciante….
    Spero che Antheus voglia rispondermi e delucidarmi….

  24. Antheus Says:

    Giulia: Magari non mi sono spiegato bene. Sono quasi sicuro che la figura di Lapo abbia, in qualche modo, facilitato la conoscenza del marchio e forse può anche aver agevolato l’avvicinamento a barneys NY.
    Poi, per gli americani, business is business: non ci sono favoritissmi o raccomandazioni che tengano. Chiamatemela pure meritocrazia. Io la chiamo professionalità e senso (etico) degli affari. Se un prodotto piace e potenzialmente può funzionare e chi lo gestisce è capace, viene prese. Altrimenti non se ne fa di niente. Nothing personal, dicono. Punto. Tutto qui.
    Spero di aver (de)lucidato :)

  25. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    si, sarebbe tutto bello se… se gli “americani” (sarebbe meglio cominicare a chiamarli “statunitensi”) capissero qualcosa di qualche argomento, invece di basarsi su qualità standards e speranze di mercato.
    Che quel giubbotto lo abbia apprezzato Barneys a me, come Danilo ovvio, mi dice poco.
    Visto ciò che vende Barneys e il perchè lo vende. (i/e mocassini schifosissimi di Prada a 425 $ che neanche al mercatino dei rumeni li fanno così brutti e inutili)
    Sono convinto della qualità dell’oggetto I-I, ma la certificazione la voglio da un’esperiente sarto artigianale e non da quattro giovinotti usciti da corsi di marketing con la palla da basket in mano….

    Diverso è dire che per il mondo del commercio globale “è necessario” passare da Barneys per assumere una valenza agli occhi dei tanti ebeti che pur comprano quella roba lì.

    Con ciò ritengo che assolto tale compito (necessario), la I-I abbia numeri e caratteristiche per inserirsi in settori pseduoartigianali di alta fascia, lasciando stare i grandi magazzini e i pessimi gusti “americani”.

    Quanto alla querelle Lapo/nonLapo, la risposta rimane più che ovvia. No Lapo=no Barneys.
    Poi è ovvio che il prodotto c’ha da essere, sennò rimane aria fritta. Persino per i buzzurri statunitensi.

    Come dicono nella città in cui vivo: A me Barneys mi fa una…………

  26. raffaela Says:

    MA CHE GIORNATA MERAVIGLIOSA OGGI… buongiorno ragazzi!!!!

  27. Eleonora Says:

    A criticare siamo tutti bravi. @Otto: ciò che scrivi può essere vero ma quello che non capisco (reputandoti persona aperta, razionale….) è il tuo sparare a zero su determinate marche d’abbigliamento oppure come nell’ultimo commento sugli americani e Barneys. Non sono luoghi comuni che hanno perso il loro valore? Gli americani avranno grandi difetti (come tutti i popoli) ma anche grandi pregi, e noi abbiamo molto da imparare. Il mondo moda ha le sue regole (che si possono anche non condividere) e Barneys rappresenta il top. II è arrivata lì. Congratulazioni! E poi possibile che non trovi nulla da Barneys che ti soddisfi?

  28. honnête provocateur Says:

    Non ho nulla contro gli Americani, ma essendoci stato per un periodo abbastanza lungo posso dire che non si distinguono certo per il buon gusto nel vestire.
    Qrando esco qui a Roma la sera li riconosco da 2 Kilometri per come si acconciano.
    Non sono loro gli inventori delle mutande fuori dai pantaloni in evidenza?
    Spero che lancino presto le calze sopra le scarpe!!!

  29. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    @ele: il mio criticare è spesso ellittico o iperbolico, quindi va letto sempre con mezzo sorriso da un lato e mezzo pianto dall’altro.
    Antheus (e tu) sicuramente leggete tra le righe un grande complimento alla I-I, laddove li pregio di un riconoscimento a livello di alti artigiani e non di bottegai di marca quali sono i Barneys o i Printemps o i Cortes Ingles o i Lafayette o gli altri…
    Appunto nel mio post riconosco che nel Sistema moda (che aborro) Barneys è un punto di arrivo e bene hanno fatto I-I a riuscire ad entravi. Il Sistema ora li riconosce e buon per le azioni della società (SpA immagino).
    La qualità, la moda, la fattura sono ben altro. E lo sappiamo bene. E non dipende dai marchettari di Barneys ma da come effettivamente sono fatte le cose. Il mio era uno stimolo (ma non ne hanno bisogno davvero) ad assaporare il successo ma a non crederci troppo. Il vero riconoscimento è altrove.
    Sugli statunitensi abbiamo parlato spesso. Non voglio ripetermi. Personalmente non ho da imparare nulla da loro, nè a livello scientifico, nè a livello culturale e tantomeno umano. E lo stesso credo per la maggiorparte degli europei.
    Sono un’accozzaglia di gente diversa, priva di identità e di passato, che cerca appunto LA propria identità in un finto patriottismo e negli hamburger di Mc Donald’s. Nulla, di pur ammirevole (specialmente nel campo dell’Arte e parlo dell’intera epopea Pop da Warhol alla recente buonanima Rauschenberg), può insegnarci alcunchè se non la reinterpretazione (libera e contemporanea, questo sì) di modelli e culture di altri paesi, non potendo essere diversamente in quanto nazione nata da fuoriusciti e galeotti europei insidiando le popolazioni autoctone ridotte al nulla.
    Ci possono semplicemente insegnare a credere di più in noi stessi ed ad essere tenaci nella ricerca dei cambiamenti e dell’ottimismo. Ma per credere di più in noi dobbiamo smettere di credere appunto nei modelli importati dagli Stati Uniti. Dobbiamo ricominciare a credere nelle cose nostre, nelle nostre capacità creative, nelle nostre abilità cromatiche.
    Di Barneys non può piacermi niente perchè non mi piace niente della moda “ufficiale”. Solo per il fatto che è creata “in serie”. Quei mocassini di vacchetta bianchi o neri o marroni di Prada poi, sono scandalosi. Ma si sa, ormai il consumatore non veste che di questi tre non colori. Io mi vesto in modo talmente strano che neppure prendo in considerazione quella roba lì. Spendo meno e mi diverto di più senza apparire un becchino al funerale….
    I luoghi però, se diventano “comuni”, hanno sempre una buona base di verità. Aspetto che diventi “comune” il luogo che gli “americani” sono un popolo intelligente e creativo e fantasioso.
    Forse nel 2012, all’arrivo del Pianeta X. Preparatevi: gli extraterrestri non sono verdi, ma fucsiaaaa
    ;-)

  30. Paolo Convertito Blasio Says:

    @fucsiaman danilo verticelli
    scusami se mi permetto ma secondo me fai troppa generalizzazione (accozzaglia di gente diversa?mhh anche molti paesi europei lo stanno diventano)…e rispetto indubbiamente le tue opinioni in merito agli americani alcune condivisibili molte un pò meno..però ti dico che ognuno è libero di dire e fare ciò che vuole comprare abbigliamento costoso e non..ma ciò che contraddistingue le persone a mio avviso è l’umiltà dello stile..è questo il vero lusso che non ha nulla a che vedere con il prezzo…lo stile non si può comprare o si ha o non si ha…spesso si possono indossare anche capi non costosi e senza marca ma gli altri ci ammirano credendo chissà quanto costino…e poi se i mocassini di vacchetta bianchi o neri sono per te scandalosi per altri potrebbero non esserlo…non mi piace molto giudicare ma osservare..forse perchè la mia curiosità è senza limiti..ciao

  31. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Sono d’accordo con te Paolo.
    L’Europa sta appunto perdendo la sua caratteristica di essere un insieme di più genti diverse (non accozzate però) dal momento in cui si è messa in mente di fare il verso agli Stati Uniti. E’ giusto. Lo stiamo diventando (accozzati) perchè stiamo perdendo quelle identità differenti venutesi a creare con secoli (millenni?) di storie incrociate o separate.
    Tutto ciò si sta perdendo e mi preoccupa.
    Io non voglio essere omologatocome europeo, alla pari di un tedesco o di un francese. Non ci tengo, grazie.
    Cosa altro sono gli Stati Uniti d’America (del Nord dovrebbero aggiungerci, visto che l’America non è tutta loro) se non un accozzaglia di razze e culture e lingue estremamente differenti, che spesso si ignorano l’un l’altra, tenute insieme solo da una bandiera e dall’uso della stessamoneta? Cosa hanno a che fare due gay di San Francisco con un buyer di New York? Una famiglia nera del Bronx con una portoricana di qualche ghetto di Los Angeles? Un mormone con un bianco del sud? Un iddish con un cristiano del KKK? La caratteristica degli USA è proprio il NON avere una caratteristica comune. Questo può essere un pregio, perchè favorisce gli scambi culturali, ma è certamente un limite quando si compara questa specie di cultura (atteggiamento direi) alla nostra preparazione ed alla nostra storia. Non vogliamo dire “accozzaglia”? Diciamo allora poutpourri? Patchwork? Minestrone? Brodaglia? eheheh ;-)
    Sono d’accordo con te sul lusso e su come lo definisci. E’ lo stile e non la marca o il prezzo e tantomeno il negozio a caratterizzare la persona. Questa cosa si è andata perdendo, come faceva osservare giustamente honnete, grazie all’americanizzazione dei costumi, compresi quindi i “costumi” che la gente si mette indosso, a partire dai famigerati denim che mi pregio di non possedere in nessun tipo.
    Non è quindi “un” problema mio di generalizzazione, ma “il” problema delle masse che sono “generalizzate” da un modo di abbigliarsi al di là di ogni ragionevole motivazione estetica o modaiola. Non voglio fare il babbione, ma non posso neanche abdicare alcuni canoni estetici fondamentali quali sono la “valorizzazione” del corpo e certo uso dei “cromatismi”, comunque essi avvengano.
    All’interno di questi due macrocanoni fondamentali si può fare di tutto, ma quando vedo una ragazza con il vitabassa ed il buzzo di fuori o un giovane con il jeans con il cavallo all’altezza delle ginocchia, mi domando quale significato abbia quella moda se non il mostrare di appartenere a tribù i cui valori sono direttamente downloizzati dalle serie TV, dai film americani e dalle bande di coatti delle periferie suburbane delle metropoli statunitensi.
    Non stiamo parlando quindi di scelte di “stile” ma di scelte di orripilanza. Di impossibilità a scegliere per omologazione subculturale.
    Sullo stile rispetto anche io ogni scelta, così come voglio essere rispettato io quando metto un abito aragosta con scarpe ed accessori verde mela. Ma poichè scrivo e firmo io questo post, voglio pur dire che, secondo me e posso anche non essere condiviso, le tendenze modaiole bianche, nere e marroni sono becchinesche e tristi. Il mondo è colorato, la Natura è colorata. Il nero ed il bianco sono manifestazioni di rinuncia alla propria manifestazione evidente in questo mondo e parallelamente di omologazione all’interno di “divise” mentali ormai stantie, promosse dagli stilisti nostrani mentre il resto del mondo lavora a colori. E lamoda attuale ben si è accorta del colore.
    l’Italia è una nazione di morti che mangiano i vivi. Una sorta di necrofagia alla rovescia. Tutto ciò che è vitale, allegro, colorato, è stato bandito dalla nostra vita.
    Se volete vedere come dovrebbe essere l’Italia, prendete una foto della Cappella Sistina e viratela in bianco e nero: questa è l’Italia delle firme della moda e delle auto metallizzate. Poi riguardate l’originale: quella è la versione di come potremmo essere e di come dovremmo tornare ad essere. Un nuovo Rinascimento, l’ho già detto.
    Queste sono ovviamente opinioni mie e non chiedo che siano condivise, ma amo esibire il mio pensiero critico, così come ascolto quello degli altri…

  32. Eleonora Says:

    @Danilo: io imparo giorno per giorno da tutti e da tutto, non mi sento migliore di nessuno, forse ho poca autostima ma preferisco così, altrimenti sarebbe tutta noia. Noi italiani siamo migliori? forse potremmo ma per il momento i fatti dimostrano altro. Sei un “artista” con un bagaglio alle spalle che ti permette di stravolgere, cambiare, evolvere quello che è stato fatto da altri, tutto si ripete in tutti i campi ( storia, arte, letteratura, moda…). Gli americani hanno una storia relativamente breve alle spalle, altre nazioni (come l’Italia) hanno un passato antichissimo e glorioso ma evidentemente ha insegnato poco!
    Ma povera Miuccia, che male avrà mai fatto per essere sempre citata come esempio negativo della moda? Può piacere oppure inorridire ma è comunque ammirevole come stilista. Poi il sistema “moda” è un altro discorso; lo stile come dice Paolo non ha marca o prezzo che lo rappresenti.
    E non criticare il nero (parlo da amante dei “non colori” come li definisci tu), è giusto che ognuno vesta i colori e i capi nelle proprie corde. Io mi sentirei impacciata tutta vestita di fucsia ma sugli altri lo vedo benissimo.

  33. Paolo Convertito Blasio Says:

    @fucsiaman danilo
    condivido molte cose tu hai scritto e ammiro la tua prontezza nello snocciolare i tuoi pensieri..io non ce l’avrei fatta a scrivere tutti miei pensieri…lo hai fatto tu in parte con il tuo lungo post…anche io amo i colori e molto…però ho auto tutte grigio metallizzato…e amo il bianco e il nero che possono anche non essere colori ma mi infondono un senso di rigore estetico e di pulizia delle forme e degli spazi…noo ciò che è colorato non è stato affatto bandito dalla nostra vita..io in questo mese ho comprato maglioncini colorati( verde e azzuro) e un Piaggio Ciao del 1970 colore aragosta strepitoso …ma certo tutto dipende dagli stati d’animo..oggi a colori domani in bianco e nero…concordi? ciao e tanti cari saluti..

  34. Eleonora Says:

    @Danilo:ll problema della generalizzazione delle masse dal punto di vista stilistico è sempre esistito, lo stile è parte integrante di una persona, ma non tutti ne hanno uno. I ben vestiti, o vestiti elegantemente, i dandy sono delle rarità, e aggiungo per fortuna! altrimenti non si distinguerebbero dalla massa neanche loro. Parli delle ragazze in vita bassa o i jeans col cavallo all’altezza delle ginocchia, beh la maggior parte di loro sono per lo più quindicenni e non si può chiedere a dei ragazzini di avere un proprio stile quando non sanno ancora chi sono.
    L’Europa sta perdendo le proprie caratteristiche, tutte quelle differenti identità nazionali che la costituiscono, ed è vero è un peccato! Ci stiamo o stanno americanizzando, forse perchè sono loro adesso a fare la storia.
    Da italiana me ne dispiace perchè l’italianità che ci contraddistingue, con tutte le sue sfaccettature positive e negative, è un unicum, è uno stile.

  35. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Siamo quindi tutti d’accordo.
    Il bianco e il nero sono “non colori” perchè così definiti nei libri, non da me ovviamente che li definirei peggio…eheheh

    Sapete, anche noi abbiamo accattato un’auto grigia metallizzata. Perchè? Perchè questi sono praticamente e di fatto i colori delle auto “di serie” di quella marca. Proprio grazie alla omologazione dei costumi per i quali meno si cambia e più si guadagna. Questa omologazione deriva proprio da ragioni di “mercato” e meno da ragioni “costume”.
    Miuccia non mi ha fatto niente se non il vendere borsette fatte a Napoli a venti volte ciò che valgono (se poi valgono qualcosa) o il vendere scarpacce nere di gomma a prezzi da artigiano solo perchè c’è una striscia rossa sopra o di lato o addirittura sotto. Ma forse doveva finanziarsi Luna Rossa…. Prada è un esempio che racchiude (quasi) tutti loro. Etro ad esempio per alcune cose mi piace…. Kenzo… certi stilisti minori giapponesi che ho visto a Parigi e di cui certamente non ricordo il nome ma una splendida giacca arabescata in patchwork da 2600 euro….. me la farò fare simile da una sarta. Costo 150 euro. :-)
    Ricordo ancora i Ciao aragosta e qui scatta la nostalghia….. :-(
    Eleonora: i dandy non vestono così per distinguersi, ma perchè così “sentono” di dover fare. E quando raramente mi trovo in compagnia conforme, mi sento più che bene…. Almeno ci sfottono in due…eheheh :-D
    E i ragazzini quindicenni sono così come dici giustamente, proprio grazie a quella non cultura che ha sostituito le tradizioni estetiche e funzionali dei nostri prodotti. Esattamente dopo il ‘68, quando il denim ha invaso la nostra vita equiparando maschio e femmina senza alcuna distinzione, da allora siamo scesi in una china da cui è difficile risalire, ma per fortuna c’è la Cappella Sistina a ricordarci chi eravamo e soprattutto come eravamo, gialli, rosa, verdi, aagosta, azzurri, viola, lilla…………..

  36. raffaela Says:

    mocassini in vacchetta, lì portava l’altro giorno un mio amico, con tanto di cinta insomma tutto firmato, è anche bello… ma vorrei dire, ciò che ci distingue è davvero è l’atteggiamento i modi l’educazione la mente, la forza o per riprendere un termine di fabrizio che mi è piciuto molto “prepotente”, trovo gli uomi sempre meno uomini, e le donne sempre meno donne;

    bè il coraggio poi, altra componente importante ti fà dire e fare molte cose soprattutto cambiare..
    questo mi interessa nelle persone quando le osservo; ora quel mio amico ha praticamente tutto ma lo trovo debole incapace di prendere in mano certe situazioni e avrà bisogno di una figura femminile per compensare questa mancanza di tutto in pratica, penso che chi manca di carattere manchi di molto… ora non stò dicendo che non debba coesistere insieme a tutto quanto citato in breve una certa sensibilità, io sono anche per quella fragilità che non si tocca che con il cuore, estrema alle volte, quella che ti può anche far fuggire, non sò se mi capite ora..

    insomma non te lo insegnano a scuola tutto questo ma la vita la famiglia le persone, quando presenti la tua persona presenti il tuo stile, è personale, fortemente espressivo ma soprattutto innato alla fine… ho scritto tutto ciò perchè ho letto il post di paolo covertito, e ho pensato di dire la mia…

    il mio lusso ??? sapere chi sono credo è importante per me non crea confusione sul che fai, dove vai ecc ecc… è un grande equilibrio per me, ho scoperto qualche limite ma di sicuro ce ne saranno altri, e un’altro grande lusso è il poter scegliere, io sò che in molte occasioni ho scelto.. è importante poter scegliere per se stessi.. amare ciò che hai e ciò che vedi, apprezzare… ecco io più o meno la penso così.

  37. Eleonora Says:

    Danilo concordo più o meno su tutto.
    Il dandy, chi ha stile(e per stile non parlo solo di abbigliamento)…, è così, non vuole dimostrare nulla al mondo,riflette esteriormente l’”IO”. Ma tu rimani Danilo comunque anche vestito di nero, il tuo IO trasparirebbe, io lo stesso anche vestita di giallo probabilmente. Parliamo quindi di personalità formata col tempo da cultura, gusto, credenze, valori, …..(che oggi stanno perdendosi). Non tutti hanno un IO forte, unico, ma tendono ad uniformarsi.
    Ciao

  38. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Ma perchè vuoi scindere l’IO dalla manifestazione intrinseca esteriore? Si è veramente ( se si è sinceri) ciò che si mostra. Altrimenti prendiamo in giro noi stessi e gli altri.
    Se mi vesto di nero (l’ho fatto, quando ero così appunto) ora, non sono me stesso. Il mio IO implica anche la scelta delle cose che mi riguardano.
    L’amico di raffa, con le sue cosette firmate ed in ordine, rispecchia una mancanza di decisione di cose alternative che comportano, va da sè, una esposizione diversa rispetto al contesto. Se non si vuole questo, si fa bene ad omologarsi.
    Il problema è: perchè non si vuole questo. Perchè non si ha personalità. Perchè oggi vige il nascondersi invece del mostrarsi.
    La Natura ha fornito i maschi di strumenti di esibizione notevoli. Pensate al pavone (maschio) che fa la ruota coloratissima per attirare la femmina e pensate a certi animali che si gonfiano per mostrarsi di più (anche per difesa). L’esibizione è imposizione di sè alla Vita, è un ricordo che si esiste, una prassi estetica. Perchè invece ci si nasconde? Perchè un jeans nero o blu invece di una gonna fantasia coloratissima e due tacchi a spillo viola? Cultura, paura delle crtiche e delle mezze voci? cosa? perchè le All Star e non il tacco 7? Le adolescenti di una volta facevano a gara a provarsi le scarpe alte delle mamme. Oggi le mamme fregano le orrende sneakers alle figlie.
    Il risultato? L’aumento di uomini che vanno a puttane e trans, notori esempi di massima “femminilità”, almeno in quei frangenti.
    Si è quindi perso il gusto di stupire, di esibire, e chi lo fa viene tacciato di diversità e di particolarità (quando non di omosessualità).
    le personalità vanno ovviamente aiutate a formarsi, ma non possono farlo i genitori di oggi, perchè essi stessi sono figli del’68 e non sono in grado di capire e quindi di istruire.
    Lo stile allora, raffa, può invece essere insegnato anche a scuola, insieme alla Stoira dell’Arte che ce la mena dai Greci a Picasso (poi basta, non c’è più tempo, tutti al mare). Può essere insegnato insieme alla storia dell’abbigliamento. Poche lezioni anche, ma efficaci. Chi conosce i nomi delle scarpe da uomo? francesine, brogue, demibrogue e via discorrendo?
    Da queste spiegazioni, semplici diapositive, possono nascere poi desideri negli adolescenti che possono trasformarsi prima in “gusto” e poi in “stile”. Così si formano le generazioni future, non con i reality ed i telefilm. Ma neanche con i vari Prada, D&G e compagnia bella…..

  39. raffaela Says:

    danilo concordo con te ci sono personalità oggi che vanno aiutate a formarsi per essere indipendenti e autonomi anche dal gruppo o branco (parlo dei raggazzi tra i 13 e i 20 anni), se ne sentono troppe e ci si lascia condizionare con troppa facilità senza riuscire ad imporsi con un ’si’ o ‘no’ a seconda delle occasioni, in pratica la definirei debolezza..

    noto una forte mancanza di dialogo e comunicazione, esempio, i-poid. ero al pub tempo fà e ho gettato l’occhio ad un tavolo dove ragazzine (io a 15 anni ero casa a giocare con le macchinine dei miei fratelli) avevo tutte quest’attrezzo alle orecchie, una era completamete assente…

    passo poi al locale della mia amica che dava da bere a schiere di minorenni, mi dite dove sono i genitori per cortesia!!!??? perchè lì fanno uscire fino alle 2 le 3 di notte.. dove sono gli educatori diretti di questi giovani che poi denunciano i professori se provano a sgridare uno di questi… sono arrabbiata per questo e pure severa,,

    hanno ai piedi le stesse scarpe la stessa cinta la stessa pettinatura lo stesso di tutto e se sei un pochino più te stesso sei deriso da tutti… queste generazioni cercano soldi soldi soldi. noi e io non sono vecchia ma giovane ma mi sento distante lo stesso, eravamo anzi siamo diversi.

  40. honnête provocateur Says:

    Quando si parla di stile personale ci si riferisce a qualsiasi persona abbia la capacita’ di scegliersi una stoffa un modello,un colore ed un taglio che lo rendano particolare agli occhi degli altri.
    Allora,mi chiedo dove sta la incapacita’ di non comprare marchi affermati con tanto di logo in evidenza per dirsi alla moda ed essere accettati perche’ di “tendenza”‘?
    Se fossi uno stilista (ormai lo chiamerei industriale) non apprezzerei il fatto che moltissime persone scegliessero i miei capi in quanto avrei mediato il gusto abbassandolo per avere tanto successo.
    Ecco il perche’ di tanta stravaganza nelle sfilate di alta moda e di riflesso i tanti falsi perfetti venduti per la strada a prezzi stracciati.

  41. fabrizio Says:

    Avete ragione su tutto,io vi posso solo dire che ho 33 anni tra cui passati anche in modo difficile,che esco da una grande profonda crisi,che ho una gran voglia di vivere la vita e le cose >Vere della vita che mi appaghino come Uomo tutto il resto può solo essere un contorno,sono d’accordo è in aumento la prostituzione e trans vari,è aumentata vertiginosamente la domanda e pieno Avvocati,Notai,Magistrati,forze dell’ordine,Imprenditori tutte persone vicine a noi,guardiamole negli occhi non sono puliti,sono sporchi di compromessi di pattume come uso dire,e poi stà cocaina sono solo incazzato San Salvario in mano ai puscher neri che la fanno da padrona,>Le forze dell’ordine che combattono ma ne arrestano 3 ne arrivano 6 e cosi via a moltiplicarsi,ma xchè xchè è pieno di cocainomani tra noi,anche qui guardiamo la gente in faccia con l’arrivare della primavera sono tutti grigi in faccia scuri pieni di negativo……Non voglio esserlo io ma questa è la realtà che abbiamo,soffrò x Torino la voglio una città pulita xchè città del mondo,Chiamparino la Ama ma tante volte è solo,sono del fronte politico avverso ma lo stimo!!!!!!Noi tutti dobbiamo lottare contro questo sistema,le cose le vediamo,tante volte ci fà comodo non vederle x non scontrarci,ma basta continuare a gardare il nostro orticello e che nessuno lo calpesti,aiutiamo le forze dell’ordine a ripristinare legalità nelle nostre città,ma se tanti puscher mi da tanti consumatori,e allora puniamoli tanto quanto chi la vende con pene certe e sicure!!!!!!!!!O comunque iniziamo a pensare che ci sono molte persone che hanno bisogno di aiuto e sono vicine a noi!!!!!!

  42. fabrizio Says:

    Raffaela l’Amore x noi stessi una grande sfida!!!!!!!!!X essere Uomini veri,non conigli sai quanti ne conosco e sono anche pieni di soldi ma solo quello hanno!!!!!!!

  43. raffaela Says:

    sorrido….. vi abbraccio tutti stasera!!!
    sono sicura che vi farebbe piacere, anche se non ci vediamo…! a domani

  44. Alix Says:

    @ Antheus : grazie, mi hai dato la risposta che volevo. Diciamo pure che ho fatto una domanda tipicamente italiana e ho ricevuto una risposta americana. A parte tutto, possiamo parlare di meritocrazia americana, perché effettivamente esiste ed è sentita, ma a me piace molto l’espressione che hai usato e che sintetizza perfettamente il loro spirito negli affari : business is business. E’ proprio vero, sia in positivo che in negativo, a loro non importa chi sei, chi ti raccomanda, o chi ti spinge, se vali e hai le qualità resti e hai la possibilità di sfondare, altrimenti devi rimboccarti le maniche e bussare ad un’altra porta. Tutta questa querelle nasce soltanto dal fatto che un minimo conosco la storia di Lapo, non servivano fare nomi per sapere che ha un giro di conoscenze del tutto rispettabile in città e che quindi sarebbe stato naturalmente più facile per lui avere un’occasione per dimostrare di avere un’azienda con dei prodotti valevoli alle proprie spalle. E bada che ho detto “avere un’occasione per dimostrare” e non la certezza matematica di esporre da Barneys. Il merito di questo appartiene a Lapo come a voi dello staff.
    Bacio

    P.S. Giovanni raccontaci qualche aneddoto… :-)

  45. fabrizio Says:

    Sono molto d’accordo con te,mi ha parlato mia sorella di Barneys credo che solo le qualità che sono state messe in gioco da tutti voi vi hanno dato questa grande opportunità che saprete giocarvi bene xsfondare e entrare nel mercato,x la mia esperienza in alcune aziende vieni preso in considerazione solo se porti veramente la tua differenza,e questa avete portato voi…
    Distinguersi dalla massa sempre,è pieno di gente che vende parole nel mio lavoro,io Amo portare soluzioni concrete che soddisfino i miei clienti che considero preziosi!!!!!!!Buona serata a tutti,scusate lo sfogo del mio post precedente ma soffro a vedere,e a leggere sui giornali questa situazione difficile che Torino vive,Amo questa città che ho sempre considerato e considero la Grande città dell’Avvocato,credo che viva gli stessi problemi delle altre città,ma sarei felice se si iniziasse proprio da qui,pieno sostegno alle forze di Polizia che riportino legalità…..

  46. Stefano Says:

    Buonasera a tutti!

    …Otto, “per fortuna c’è la Cappella Sistina a ricordarci chi eravamo e soprattutto come eravamo, gialli, rosa, verdi, aagosta, azzurri, viola, lilla…”, quindi cestiniamo le incisioni del ‘700 e tutti gli smoking, i tight e, peggio che peggio, i morning suits!

    …mh…se delocalizzi “altrove” il tuo punto di vista, a volte manifestare se stessi attraverso colori “evidenti” può apparire una scorciatoia …
    Citi la storia dell’abbigliamento e i nomi dei modelli di (alcune) calzature maschili: ebbene, secondo te non c’è colore in una spectator bianca e nera, sotto un blazer blu su camicia bianca e calzoni di flanella grigio chiaro? O in uno smoking doppiopetto sciancrato e dalla vita segnata al punto giusto?

    Non sempre l’aragosta e il verde mela sono (i soli) colori per distinguersi da “becchini” e “ingrigiti” vari: il (buon)Gusto e lo Stile dipingono splendidi arabeschi pure con i “soli” bianco e nero…
    …certo è più facile accorgersi che il fucsia è colore…ma è forse più appagante scorgere i minuziosi intagli che portano alla lettura di una vecchia (o antica) incisione…

    Naturalmente, è una mia opinione…personale e molto soggettiva…

    A presto,
    Ste

    p.s.: Antheus, so che non avete bisogno di suggerimenti, ma per questi attacchi da spammer-fetusi che imbrattano il sito non si potrebbe prevedere l’immissione di una password per poter rendere visibile il messaggio?! Non una chiave segreta, ma una password leggibile magari alla fine del tuo intervento - “camuffata” da frase appartenente al testo - e che noi copiamo come digitiamo la mail prima di inserire commenti: dubito che questi babbei leggano i nostri scritti, ma penso si lancino subito sulla casella bianca per “riempirla”, così si potrebbe tentare di evitarli…
    Non so se sono stato chiaro nella spiegazione…e non so neppure se sia applicabile anche ai vecchi post…e magari ti ho scritto una banalità…ma non si sa mai che da una idea buttata lì ne esca qualcosa di utile… :-)

  47. Stefano Says:

    …ehm…rileggendo le mie righe qui sopra, mi sono accorto di un errore…terza riga: intendevo frac e non tight, che è proprio il morning suit…sorry…

  48. Giulia Says:

    Antheus
    in merito a Lapo eri già stato decisamente esplicito con questa tuo periodo:”Credo che l’ “allure” che Lapo esercita può essere servita per farci conoscere più in fretta, sebbene lo stesso Lapo non abbia mai lavorato nella moda e quindi non conosceva nessuno tra gli addetti del luxury retail”.
    Sono stata poco chiara io e allora ti spiegho meglio…. Se Lapo apre una azienda, pur non essendo ferratissimo in quel determinato comparto riesce grazie alla caparbietà, senso degli affari, creatività, simpatia ad emrgere in fretta piu che per altri giovini altrettanto talentuosi come il Lapo, per ovvi motivi…. Apparte tutto ciò che é lapalissiano, ciò che volevo far notare é una certa divergenza sostanziale che esiste nella nostra imprenditoria in quanto a sistema. Questo non é certamente colpa di Lapo e le sue aziende…. fare imprea giovanile in Italia con successo, oggi, é acquisire una azienda da babbo o inventarsi una attività imprenditoriale grazie ad una propia notorietà… il resto rimane nella cavillosità burocratica, oltre a degli sbarramenti economici-finanziari che includono, implodono le giovani risorse…. Lapo é una realtà imprenditoriale fortunata nel contesto in cui viviamo (come lo sono io nel mio piccolo). Le sue aziende esistono grazie anche a degli ottimi collaboratori… che emerga ancora di piu fuori il senso di appartenenza del team e non di Lapo contornato da un buon team…. Spero di essere riuscita a farti comprendere…. almeno in parte…

    Per tutti gli altri commenti interesantissimi vorrei rispondere ma mi si chiudono gli occhi.
    Un saluto a tutti

  49. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    @stefano: no. Non lo credo. Credo che tutti gli esempi da te riportati, pur nella loro eccelsa immagine e cultura e storia, rappresentino in pieno il desiderio di omologazione che fin dagli ultimi secoli scorsi ha dovuto pervadere le masse (anche quelle scelte) per non “eccedere”, in quanto ciò era visto come elemento pericoloso e reazionario o anarchico. Non a caso il marxismo ha adottato il rosso (ma non nelle divise, solo come accessorio, bandeira, bandana, mostrine. nessun esercito di regime marista ha la divisa rossa). Non a caso Garibaldi accettò la camicia rossa. Non a caso nelle società post-rivoluzionarie (dall’800 in poi) l’abbigliamento improvvisamente scema di ricchezza e di colore. Stiamo quindi ancora vivendo le conseguenze di moti popolari di secoli fa?

    Secondo me non c’è colore dove non c’è colore. Il resto è decorazione, trina, ricamo, intaglio, ombre e riflessi, abbagli e buio, ma colore non ce n’è.
    Non dico che occorra ricorrere a colori forti od a quelli che adotto io. Il campo delle tinte annovera almeno 256.000 esempi di variazioni.

    Certamente, al di là dei tagli che mostri ad esempio, se in determinate occasioni ancora si adotta il nero o il grigio, significa questi non-colori hanno assunto una valenza estranea alla semplice scelta della tinta per andare verso significati “sociali” che non appartengono all’identità del singolo o lo devono forzare in tale identità per scopi sociali. I manager ed i politici vestono quella specie di “saio” chiamato grisaglia che dovrebbe dare loro un’aura di serietà (anche quando vanno a trans o intascano le mazzette, ovvio). La “serietà” esteriore ha soppiantato la sincerità. Se vai a trattare affari ad Amburgo, se non vesti di blu ti sputano. Eppure le mie cose sono le stesse anche se vesto di arancione. Sono quindi i meccanismi sociali e retroculturali che condizionano le persone e non le singole scelte operate su singoli ragionamenti coscienti.

    Il colore ha certamente significati sociali e religiosi e non è il caso di parlarne qui per brevità.
    Ma il nero ed il bianco rappresentano “riduzioni” forzate delle singole personalità a schemi sociali consolidati dopo il ‘700 appunto.
    Mi piace ricordare come i “signori” del Medioevo e del Rinascimento (ma anche delle corti francesi) vestissero in modo meravigliosamente colorato (basta assistere ad una delle tante sfilate rievocative) mentre il popolo vestiva di stracci fatti con iuta o tessuti incolori, quindi beige, marroni o semplicemente sporchi.
    Dov’è stato il cambiamento allora? Quand’è che l’aristocrazia decide di abolire il colore per adottare il nero ed il marrone? Non sono uno studioso del costume. Butto lì una intepretazione: dopo la rivoluzione francese (pensando che in fondo la Francia abbia influenzato, dopo, i costumi delle nazioni adiacenti,mentre prima erano le corti italiche ad influenzare la moda estera e in special modo le tessuterie fiorentine) la rinuncia agli sfarzi e la salita al potere dei ceti popolari ha di fatto esiliato tessuti preziosi, ori, decorazioni, arabeschi, dal modo di abbigliarsi anche dei potenti.
    Il non-colore cominciava a farsi strada come elemento “politico”. Così come più tardi il nero nel fascismo, il verde militare nel maoismo e via discorrendo. Comunque l’adozione di una sola tinta e possibilmente neutra e scura.
    L’abitudine poi si è allargata alle varie società, diventando un must invece che una semplice occorrenza (per povertà). dando ormai per scontato che fosse così.

    Non parlo quindi di capacità di saper elaborare il biancoenero. Dovrei tagliare allora fuori tutte le magistrali interpretazioni di film, fotografie, stampe, disegni, carboncini, ricami, trine, modelli, ecc.
    No. Non dico che questo è negativo. Dico che se un tempo il vestire bianco e nero aveva un senso cosciente e compiuto. Oggi ciò avviene in modo incosciente e senza che si prendano in esame tutte le altre 255.998 opzioni di tinta che al minimo sono possibili. Questa è libertà e modernità.
    Tant’è che per dare maggiore dignità agli esempi portati, citi abiti assolutamente da cerimonia e quindi quasi “costumi”.
    Io poi sono altrove. Non mi piacciono le stampe del 700 e gli intagli e tantomento frac, tight, e cose artificiose oggi inutili se non per mascherate tra simili (guarda che anche io ho messo spesso uno smoking e me ne pento amaramente) pensandosi fuori dalla realtà quotidiana almeno per qualche ora.
    Esempino: ero a Siviglia la settimana scorsa. Quasi tutti i matrimoni (normali eh) vedevano invitati in frac o tight. Come consuetudine e tradizione. Le donne invece coloratissime: appunto verdi, gialle, fucsia, rosse…..
    Come ho detto a eleonora, non ci si veste per “distinguersi” (a me proprio me ne frega niente) ma perchè così si è dentro. Non sono io che mi distinguo, ma gli altri che si omologano. Di nuovo a Siviglia ero contento di non essere l’unico colorato e godevo del fluire di tutti quegli abiti coloratissimi intorno a me.
    Il nero è morte e vecchiezza. Il bianco, rinuncia. Se ricordo bene nell’iconografia di Pinocchio i becchini vestono in smoking no? E certi funerali solenni del napoletano ancora vedono i becchini vestiti con frac o tight…
    Allora Stefano, questo è il mio semplice e ininfluente pensiero, non un dictat. Cerchiamo di non entrare nel solito giro vizioso di autoconfutarci per decine di post. Ciò non diminuisce la stima che porto in te, anche se ti vesti di nero…
    :-)

  50. Stefano Says:

    Bonjour Otto.

    Memore delle passate esperienze, non intendevo affatto dar vita al vizioso quanto inutile valzer delle confutazioni: era solo una “manifestazione” di ciò che sono per me i colori, specchio di ciò che sono io. Non omologato, né becchino, né ingrigito: rispetto te che sei fucsia, quanto l’Avvocato che vestiva con ciò che tu definisci non colore.

    Propendo più per le sue scelte che per le tue, per gusto personale: vedo che lì c’è colore, in te magari c’è l’omologazione dell’ingegnere che deve indossare la “tuta” dell’artista per “scagionarsi”. (Non so se ti abbiano mai detto la simpatica frase “ah, non sembri un ingegnere!” ;-) )

    Per me nero non è morte, è fermezza (non staticità, attenzione). Per me bianco non è rinuncia, è chiarezza di intenti e sentimenti, candore.

    Ho sottolineato il “per me” in quanto non dubito che molti in abito blu e camicia bianca siano meno “nobili” di ciò che vogliono far credere…le generalizzazioni, come sai, le aborro! Dico solo che io interpreto in un certo modo tutte le 256.000 varianti, senza etichettare le 256.000-(bianco + nero + tutto ciò che sfuma dall’uno all’altro + marrone + blu) come scelte sbagliate, non sincere, vecchie, morte, ingrigite…e via via.

    Non era un dictat il tuo, dici, nemmeno il mio, di certo: era solo, come ho detto, delocalizzazione da un pensiero omologato, rispetto ad altre regole, certo, ma comunque omologato. (Tutti gli artisti che conosco, tranne quelli di vecchia scuola, puntano su colori forti o accostamenti arditi…come dici di fare tu…)
    Oppure, certo meno poeticamente, era una specie di richiamo sul fatto che, giocando nella squadra degli ingrigiti, io non mi sono permesso di darti del ridicolo perché sei fucsia, mela e aragosta: ho rispettato la tua tavolozza, e credevo di ricevere lo stesso trattamento…di confronto su argomenti più che di giudizi e generalizzazioni semplici(stiche) ma di effetto.

    Come vedi, il bianco è chiarezza, il nero fermezza: i colori non sono solo questione di rifrazione e riflessione di onde elettromagnetiche, ma sono riflesso di ciò che hai dentro. A mio parere.

    A presto,
    simpaticamente ingrigito (ma questa mane “in-bluito”),
    Ste.

    p.s.: non ho neppure un completo nero…e lo smoking è ancora in fase di progettazione… :-)

  51. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    …beh, rimango del mio pensiero e mi prendo il difetto di essere una persona giudicante accettando quindi di essere comunque giudicato.
    Io ho vestito così da sempre e, lo ripeto ancora, vesto così perchè mi piace e non perchè devo far vedere. Tant’è che alla seduta di Laurea ero vestito di rosa con camicia salmone (il che non è neanche un grande accoppiamento…).
    Tutto ciò è meno importante. Io, ma è al solito una visione personale che non vuole e non può assolutamente diventare una legge, credo nel colore e credo che l’Avvocato vestisse da bancario (o i bancari vestono da Avvocato) nonostante le trovate di cosiddetto “stile” che lo caratterizzavano.
    Trovo che il grigio sia una non-scelta e che il nero sia la divisa del regime di oggi (non in senso politico ovvio). Il bianco è cosa a parte e va spesso bene, specialmente in estate. Evoca leggerezza, frescura, se traspare è anche sexy….ma sempre con del colore attorno.
    Ma, come giustamente dici tu, i colori seguono le personalità e gli stati d’animo e (a volte) le patologie. Io non sono artista in quanto vesto colorato. Questa sarebbe omologazione dei bassi praticanti. Il contrario; e non per moda ma perchè è così. Forse da artista ho delle sensibilità che mi fanno utilizzare ed accostare tinte e colori altrimenti ridicoli. O forse lo arrivo ad essere, ridicolo. Ma non mi importa. Dentro sto bene e credo in ciò che faccio e sinceramente di questa società non mi importa più di tanto. Fatte salve qualche migliaio di persone, potrebbe benissimo scomparire….
    ;-)

  52. Giulia Says:

    Antheus

    conosco piuttosto bene il mercato americano ed effettivamente vi esiste maggiore meritocrazia. Ma questo é dovuto da una maggiore potenza economica. Pensiamo a tutte le multinazionali e istituti bancari quanto denaro fanno girare all’interno del paese e ben oltre i loro confini. Questo cosa significa: maggiori investimenti nelle università (con ricchissime borse di studio. Il figlio di un operaio puo permettersi di andare quindi a Yale - meritocrazia -. In Italia, sfido che il figlio di un operaio vada in Boccono o Luiss…), maggiori investimenti in tecnologia, in posti di lavoro, in incentivi di qualsiasi natura. Se si ha una gran voglia di lavorare e si hanno le capacità si va avanti, altrimenti sei tagliato fuori…. niente rimpasti. Ma apparte questo Lapo, con tutta la stima che ho per lui nell’aver messo assieme uno staff di persone giovani e qualificate e due attività che producono idee molto cariche di valore, non é propio l’immaginario collettivo di quanto accade per la stragrande maggioranza di giovani. Credo che ora sia il momento giusto per sciogliere un pò l’associazione tra Lapo e le sue aziende, e far comprendere meglio attraverso i media tradionali (non soltanto sul blog) il lavoro di squadra che esiste dietro alle sue aziende.
    A parer mio non é sufficente mandare in onda un programma su di un canale satellitare che non ha una utenza ampia come nell’analogico. La puntata di ieri sera premetto che non l’ho potuta vedere, quindi non voglio aggiungere nient’altro.

    Per tutti gli altri commenti molto interessanti scriverò con un po piu di calma.

  53. Piper de La Rey Says:

    Barneys o i Printemps o i Cortes Ingles o i Lafayette .. e COIN ?? sono esattamente lequivalente del italianissimo COIN ne piu’ e meno , ma sicocme fa’ cosi chic , allora vengono menzionati come tempi della moda .
    per esempio ho visto che I.I. ( ci sono cose mi piaccino molto ) , e’ in SLOANE street ma mi aspettavo che entrasse in posti come JOSEPH , JOSEPH pour la maison , ma non e’ cosi .
    X fucsiaman : in spagna alle BODAS le donne fanno foderare le scarpe della stessa stoffa del vestito .. eheh lo trovo fantastico , invece da noi i matrimoni sono cosi piatti e sembrano sfilate tristi .. eheh ! PRADA spendeva anche 50.000 delle vecchie lire per un appendiabito di faggio , e poi faceva le borse a napoli etc etc ..
    hai ragione oggi quando giri vedi i ragazzi vestiti tutti uguali senza nessuna fantasia , ma solo perche tutto sembra si sia fermato agli anni 70 80 quando si inventava tutto … quando c era piu creativita’ .. i second hands shops etc etc .. a volte mi viene da ridere quando incrocio lo sguardo i qualche dark-punk o alternativo che sia e mi lancia una freciata come a dire .. ” mai visto nulla dle genere ? troppo forte .. eheh ” … figurati che sono dell epoca dove l orecchino era visto malissimo , figurati alle orsoline con una spilla da balia nella guancia , e si perche non e’ che cerano tanti accessori , e quindi una semplice spilla faceva scalpore .. che tempi !!!! con sottofondo musicale di CRIMINAL WORLD dei METRO .. e si perche l originale non e’ di David Bowie ma dei Metro .e cmq e’ anche vero che non c era la play station .
    concludo con WIWA FUCSIAMAN …

  54. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Grazie Piper per la preferenza. Poi ti mando il bonifico.
    Ma chi sei?
    Coin non l’ho menzionato perchè non è un magazzino che annovera le grandi marche distribuite in stand. Gli altri si. La Rinascente casomai.
    Anch’io negli anni settanta (fine) andavo a comprare i trench usati (alla Colombo) al seconda mano. Che emozione. Con 10.000 lire portavi via uno sgualcito beige da mettere sui jeans Roger’s di tre taglie superiori e strettissimi alla caviglia da fasciare il camperos. Bei tempi. E’ vero, c’era fantasia. Ma la fantasia è una categoria che sopravvive a tutto. E’ sempre lì per aria ed aspetta che qualcuno mandi su un palloncino con ilmiele spalmato sopra per rimanervi un po’ appiccicata…
    In Spagna c’è un gusto per il colore e per le rifiniture che noi abbiamo perso. Mi ripeto, ma basti osservare i costumi medievali e rinascimentali per avere un’idea della ricchezza dei tessuti e degli accoppiamenti cromatici.
    Perchè abbiamo perso tutto ciò? Perchè le nostre vetrine sono spesso piene di neri e grigi? Come si spiega? Rispondetemi. Rispondete a questo invece di parlare sempre di Lapo…..

  55. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Sul colore degli abiti da sposa….

    http://www.japigia.com/docs/index.shtml?A=m_monticelli2

    e sulla storia del costume (guardate dalla Rivlouzione Francese in poi):

    http://www.linguaggioglobale.com/costume/default.htm

    …stiamo quindi ancora pagando lo scotto delle “conseguenze” napoleoniche?

  56. Piper de La Rey Says:

    L’ italia ha perso le sue tradizioni e valori , sembra che sia ” sguincio ” essere tradizionali , abbiamo vissuto tanto sugli allori delle tradizioni tanto che le abbiamo rinnegate a differenza di tanti altri paesi che si sono affacciati al nuovo millenio pu tenendo strette le tradizioni .. in italia invece si e’ fatto tutto un pourpouri di cose non nostre … non ce’ patriotismo … dove andra’ a finire quest’italia ?? io sto’ sempre piu’ pensando a trasferirmi altrove , vedremo.
    Cmq COIN e’ una sorta di Rinascente .

  57. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Piper, solo per puntualizzare perchè sono in toto d’accordo con te. Coin vende prodotti paralleli o dei suoi stilisti con collezioni di nome proprio (koan ad esempio). Qualcosa della Marlboro o marche country. Rispetto alla Rinascente, che invece vende prevalentemente attraverso stand degli stilisti noti, secondo me è addirittura meglio….

  58. Antheus Says:

    Credo che per chi fa abbigliamento in Italia entrare da Barneys sia come vincere la Palma d’Oro a Cannes. E’ come un riconoscimento per addetti ai lavori. Poi spesso il pubblico se ne frega e non lo va a vedere, e poi non vuol dire che sia il miglior film dell’anno, ma ha vinto la Palma d’oro.
    Credo sia un po’ così , ecco.

  59. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    …e bbbravo Antheus. E’ infatti così. Si vince la Palma e la si mette da parte per altre cose…. Poi la palma serve anche a farsi ombra… a fare l’olio… a cucinare… a fare i lungomare…
    L’anno prossimo in giuria ci mettiamo honnete, così rivincete. Mmm sarà poi così sicuro?
    E’ infatti un buon riconoscimento per “gli addetti” ai lavori.
    Noi che non siamo addetti diamo altri riconoscimenti. Va bene “l’Oleandro d’Oro”?

  60. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    …o di carbonio….

  61. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    …al limite di carbone…

  62. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    …o di cartone…

  63. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    riposto quello che ho postato sopra perchè così appare tra i “newest”

    Sul colore degli abiti da sposa….

    http://www.japigia.com/docs/index.shtml?A=m_monticelli2

    e sulla storia del costume (guardate dalla Rivlouzione Francese in poi):

    http://www.linguaggioglobale.com/costume/default.htm

    …stiamo quindi ancora pagando lo scotto delle “conseguenze” napoleoniche?

  64. Paolo Convertito Blasio Says:

    a proposito di America e Italia ma sapete da dove vengono i pantaloni preferiti da Barack Obama?
    Da un’azienda di Pianezza, paese a 6 kilometri dal centro di Torino, la Cover Manifattura, che gli fornisce i pantaloni di sartoria che il senatore dell’Illinois ha contributio a rendere celebri..Taglia 52 e orlo ristretto…

  65. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    eheheh, un po’ di pancetta il signor Obama….

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