Made in Italy (ma per davvero!!)
(di Antheus)
Forse anche voi avrete visto la puntata di Report appena andata in onda su raitre. Era una puntata che riprendeva il servizio andato in onda alcuni mesi fa su moda, pubblicità del lusso e made in Italy e che era stato ampiamente commentato anche qui sul blog di I-I. La puntata di oggi (ieri) si concentrava sul falso madinitalismo che viene sbandierato da tanti imprenditori italiani e del male che tutto questo sta facendo, non solo al povero consumatore che viene preso per il culo (spacciando per fatto in italia ciò che è stato per il 95% realizzato altrove) ma anche per l’industria stessa: il servizio infatti raccontava di come le imprese cinesi che lavorano per i marchi italiani e francesi si stanno furbescamente integrando tra di loro e, attraverso operazioni di concorrenza sleale o violando le norme doganali, stanno facendo fallire decine e decine di imprese e piccole industrie italiane.
In questo blog cerchiamo di non essere troppo egoriferiti o di autocompiacersi, però credo sia giusto ricordare come noi di I-I (che siamo piccoli, per carità, e nati da poco più di un anno) fino ad oggi siamo rimasti coerenti alla nostra missione di ideare, disegnare, progettare e realizzare interamente i nostri prodotti in Italia, garantendo qualità, italianità, chilometri zero e lealtà.
Ah, non l’avete vista? Per fortuna che c’è internet: sul sito di Report da lunedì ci sono i testi e le immagini della puntata andata in onda.

May 18th, 2008 at 11:45 pm
scusate l’ot ma volevo chiedervi quando era possibile comprare (magari online) o vedere nei negozi le vostre montature da vista. grazie
May 18th, 2008 at 11:58 pm
appena vista infatti volevo inserire un commento..mahh sono rimasto sconcertato….pensare che una borsa che in negozio costa 1500 euro i tomaifici la realizzano a 18 o ancora scarpe dei marchi più rinomati addirittura come jimmy choo…capisco le strategie imprenditoriali per la riduzione dei costi ma qui si sconfina nell’illegale….
May 19th, 2008 at 8:26 am
Buongiorno,
nella puntata di report si fa esplicito riferimento alla certificazione dei vari fornitori.
Come è emerso nel corso della trasmissione, se questi produttori che gestiscono direttamente il rapporto con le case di moda, si avvalgono di ulteriori terzisti per lo più artigiani o operai pagati in nero, mi sembra si possa dire che questo passaggio non potrà mai essere certificato in quanto teoricamente insesistente.
Si è parlato poi di chi compra in Cina e assembla in Italia in modo tale da poter apporre la scritta “Made in Italy”. La legge mi sembra dica che se il 70% del valore produttivo del bene è italiano allora è possibile apporre il marchio “Made in Italy”. Pertanto se acquisto una borsa a 5€ in Far East e poi eseguo altre lavorazioni in Italia per un totale di 25 € allora il prodotto è Made in Italy.
Credo però che non si tenga conto delle differenze di prezzo che possono esserci per la stassa lavorazione in Italia ed in Cina.
Pertanto per evitare questo tipo di inganni forse si dovrebbe cambiare il tipo di legge e far chiudere tutti i laboratori abusivi come abbiamo visto durante la produzione.
Come mai Chanel fa produrre in Italia e non in Francia???? Forse perchè in Francia ciò non accade????
Ultima considerazione. Dei vari accessori non si è preso in considerazione l’occhiale. Non credete che sarebbe il caso di controllare cosa combinano le aziende in questo mercato??????
May 19th, 2008 at 8:29 am
Bene amici. Ricordo l’infinito postarci di altro blog in cui ho perseguito la politica di denuncia di cui Antheus, Report e compagnia bella fanno oggi mostra.
Non posso aggiungere altro a ciò che dissi allora. Se non la vergogna che il Sistema tutto deve provare per questo modo di fare. Vergogna i consumatori italiani che alimentano questo mercato della finta griffe. Vergogna coloro che fanno da intermediari. Vergogna soprattutto per le griffe che speculano fino all’ultimo euro sul costo, svendendo cultura e know how italiani ai cinesi.
Dovremmo boicottare tutte le griffe che delocalizzano. E soprattutto renderci conto che il vero valore di certi oggetti è pari a quello di un supermarket, materiali compresi.
Un invito, riprendendo il blog relativo al lusso, a considerare lusso ciò che viene fatto veramente con la cura e la conoscenza propri di arti tramandate. Non è lusso Rossetti, ma è lusso una scarpa fatta su misura del mio piede e con i colori scelti da me. E i prezzi sono uguali se non inferiori. E se ci fosse un sistema che “allevasse” i bravi artigiani italiani, i prezzi sarebbero anche inferiori.
La strada è questa. Occorre un nuovo Rinascimento e i tempi, e forse le istituzioni, sono maturi per capire che la nostra salvezza è nel vero Made in Italy e nel vero “making” su misura. Personal bags, personal shoes, personal shirts….
Non è un problema. Occorre costruire insieme questo sistema però. E la I-I, con i suoi pregi ed i suoi difetti, può aiutarci a far comprendere che un euro in più speso in Italia corrisponde a dieci euro guadagnati in futuro da chi lavorerà in tale sistema.
Aggiungo, ieri ho visto Gomorra. La frase che mi è rimasta più impressa del film (sul quale l’anno scorso ho realizzato l’opera che linko) http://www.equilibriarte.org/art/90679, è:
“30/25″
Ovvero 30 euro per un abito da sfilata haute couture, consegna in 25 giorni. Quell’abito, cucito a mano da un sarto napoletano che lavora nei bassi, poi viene inquadrato in televisione durante la sfilata alla Crosiette di Cannes, elogiato da giornalisti e critica, venduto all’attrice per migliaia e migliaia di dollari. 30 euro di taglio e cucitura.
Qualcuno potrà obiettare che materiale e design sono invece forniti. Va bene. Anzi, non va bene lo stesso. Sappiamo bene, ora meglio, che la griffe vende se stessa e non gli oggetti. E che il ricarico di decine di volte dei costi di produzione è dovuto al dover vendere per forza a prezzo alto per illudere le masse acquistanti che quel prodotto è esclusivo (non certo per materiali o manifattura).
Occorrerebbe domandarsi quale psicologia perversa alimenta le masse arrampicanti che vogliono sentirsi più elitarie solo per aver acquistato un oggetto fatto in serie, in Cina, e pagato al prezzo di pezzo unico mentre ne viaggiano migliaia di esemplari identici.
E’ tutta una bolla. E una borsetta li seppellirà!
May 19th, 2008 at 8:37 am
Grazie 8
Volevo segnalarti che il link alla tua opera non funziona (indica file not found , anche se ci si toglie la virgola).
E poi volevo risolvere un altro equivoco terminologico.
Lo spiego con un equazione , così si fa prima:
giornale : articolo = blog : post
May 19th, 2008 at 8:46 am
ok, rimetto il link. Proviamo con questo:
http://www.babelearte.it/tipoquadri.asp?arid=652&quadroid=7265
Avevo in mente tale distinzione ma così facendo mancherebbe il terzo termine. Se il blog ci ospita e Antheus fa i post, i nostri sono “comments” vero? O sono post anche i nostri? eheheh
Non importa. Facciamo che siano tutti post e va bene così.
May 19th, 2008 at 9:08 am
io non riesco neanche ad immaginare che tipo di equilibri ci siano tra le parti politiche in questo caso, perchè ci sono di sicuro, resto anche ingenuamente, dell’opinione che molte aziende dovrebbero tornare a produrre in casa propria, certe tecniche non andrebbero esportate gratuitamente.. che siano loro ad investire per sapere nelle scuole italiane.. siamo piccoli pochi e preziosi (l’italia e gli italiani intendo).
May 19th, 2008 at 11:58 am
ciò che mi sono chiesta io è: in Cina con il sovrappopolamento che hanno, dove la trovano la forza e la voglia per confezionare scarpe da bambino? EH?
May 19th, 2008 at 12:08 pm
La discussione è venuta fuori anche con un gruppo di miei amici sabato sera.
Nel mondo vige la regola della speculazione di breve respiro, faccio i soldi poi vendo a qualcun’altro e fanculo (scusate il termine ma è adatto al contesto) al consumatore.
Ma chi vuole veramente fare Made in Italy deve prima di tutto essere premiato proprio dall’acquirente che è preso per il culo (scusate ancora) dalle grando (???!!!) griffe.
May 19th, 2008 at 12:15 pm
Io penso che siamo veramente cretini. Insegnamo tutta la nostra risorsa artigianale, creata con anni di storia a gente che la copia e non ci mette l’anima. Ma quando ci sveglieremo????
May 19th, 2008 at 12:47 pm
…..questo post ben si ricollega al precedente “Comunità di lusso”.
xRaffaella….a mio vedere, non si tratta di scoprire “che tipo di equilibrio ci siano tra le parti politiche” ; scopriamo invece la ABISSALE incapacità (o meglio incompetenza) della nostra classe politica, nel non riuscire a gestire , con le giuste regole, questo madornale cambiamento del mercato iniziato negli anni 80 dal capitalismo degli U.S con lo “sbarco” in Cina; così quello che dovrebbe essere una opportunità, per l’anello debole (l’Italia) sta diventando una catastrofe per i più e una bubbana per pochissimi (…i soliti furbi e spregiudicati)
x Fucsiaman ..è vero…bisogna domandarsi “quale psicologia perversa alimenta le masse arrampicanti” e lavorare molto su questo versante, per impedire( e qui mi ricollego al precedente “Comunità di lusso”) alle aziende del lusso di essere sempre in anticipo con le nuove strategie di marketing che offre la rete…purtroppo( o per fortuna??) di masse arrampicanti ce ne saranno ancora parecchie in futuro…..
May 19th, 2008 at 4:23 pm
Sì Antheus, l’ho visto…ho ancora un nervoso addosso che, vabbè lasciamo perdere.
Tra l’altro mentre guardavo la trasmissione mi siete venuti in mente voi. Meno male che c’è ancora qualcuno che lavora come si deve.
E’ sconcertante che marchi facenti parte di Altagamma, siano immischiati in queste faccende. Denigrante per la nostra immagine, ma sopratutto per il nostro futuro! Come possono non valorizzare il know how in questo modo! In nome del profitto? Per cortesia…se vendono una borsa a 3000 euro una minima di profitto l’avrebbero pure se mantenessero la produzione in modo “legale”.
Io ora boicotterò qualsiasi marchio visto in Report, se qualcuno mi regalerà qualcosa lo darò alla caritas da vendere nei mercatini per aiutare i clandestini!
il plauso agli imprenditori che ancora valorizzano il nostro territorio e a chi, per ovvie ragioni industriali, ha deciso di produtte all’estero e lo dichiara.
Non è certo una cosa brutta, anzi! Se questo serve ad abbassare i prezzi ed evitare che siano RIDICOLI è tutto un guadagno perchè il bacino degli utenti aumenterebbe.
Beh ragazzi che dire. Sono fiera di lavorare con aziende che producono in Cina ma: rispettano i lavoratori, usano prodotti non dannosi per la salute, si impegnano per la salvaguardia dell’ambiente e sono definibili come aziende ETICHE, dunque hanno alla base MISSIONI e VISIONI lodevoli.
Aggiungo inoltre che a mio parere alle basi di queste aziende del “lusso” c’è la totale mancanza di rispetto nei confronti : della vita, del lavoro, della società cui si rivolgono. Sono truffe, truffe e ancora truffe.
Invece di comprare palazzi in centro o andare ai party con le star di Hollywood, o fare gli splendidi con le campagne stampa miliardarie gli conviene fare un giro in Questura per mettere in regola i clandestini.
Povera Italia
Sono incazzata nera.
May 19th, 2008 at 4:40 pm
Se le griffe citate nel programma sono il lusso ostentato Made in Italy , ma prodotti in garage da 6° mondo io ed altri che facciamo fare tutto su misura o ad personam in Italia da artisti-artigiani unici al mondo comprese scelta di stoffe materiali o pellami come ci possiamo definire?
May 19th, 2008 at 5:04 pm
@honnête
Superoi!! Lo penso davvero honnête.
May 19th, 2008 at 5:04 pm
ovviamente è supereroi. sorry
May 19th, 2008 at 5:17 pm
BOICOTTA LA GRIFFOTTA!!!
May 19th, 2008 at 7:05 pm
@chiara
grazie per la partecipazione.
Il problema e’ che questi maestri artigiani iniziano ad avere una certa eta’ e mi riferiscono che non riescono a trovare allievi a cui tramandare conoscenza oltre alla bottega ed i clienti di alta fascia.
Nei giovanissimi si e’ inculcata l’idea che l’esclusivita’ sia la Griffe che abbiamo visto come agisce in produzione;paga moltissimo il marketing e il sito prestigioso dove aprire lo store, mentre il prodotto cerca di pagarlo il meno possibile delocalizzando la manifattura. Le mura del palazzo valgono piu’ delle mani del grande artigiano e se non si provvedera’ ad invertire la tendenza possiamo gia’ dire addio al “made in italy” fatto in Italia e dare il benvenuto al “made in italy” fatto in Cina.
May 19th, 2008 at 7:21 pm
facciamo una precisazione…lotta al finto MADE IN ITALY ….ci sto..sono d’accordo…ma le produzioni cinesi non sono da buttare, volendo la qualità dei prodotti è valida …i prodotti che vendo io per esempio sono di pura produzione cino-vietnamita estremorientale….
http://www.skarabocchi.it vi assicuro che nonostante il prodotto sia di importazione la qualità è BUONA….io però lo dico….i miei prodotti sono MADE IN ESTREMO ORIENTE…
May 19th, 2008 at 7:44 pm
…nessuno ce l’ha con i prodotti cinesi che, ovviamente, sono fatti per un consumo veloce e di massa, per le cose che durano poco e per le cose curiose, per ciò non è impegnativo pur se risolve il problemino tecnico o di abbigliamento. Tutti noi (quasi) abbiamo qualcosa comprato in un negozio cinese. I giochini elettronici, i cubi di plexiglass con le immagini dentro, le modernerie folli, le cose kitsch (come diavolo si scrive?), il sudoku elettrico, il laserino per far giocare i gatti, il binocolo, il treppiede, la pashmina, il berretto di lana, e, per chi esagera, il quadro di Gesù con i raggi che si muovono dietro…
E nessuno ce l’ha in fondo neanche con i cinesi che lavorano per le griffe.
Io ce l’ho con le griffe stesse, con la normativa europea, con chi nasconde questo smercio, con chi spaccia questi prodotti per “qualità”. Sono questi che alimentano “quel” mercato.
Esiste questo marchio
http://itpi.it/index_it.htm
quanti ne sono iscritti? Lo avete mai visto? perchè le TV non ne parlano?
Perchè sarebbe un attentato allo strapotere del finto made in Italy, quello di coloro che credono di esportare l’arte italiana nel mondo facendo fare i loro prodotti in Cina. Ecco con chi ce l’ho…..
May 19th, 2008 at 8:10 pm
ciao…sono pienamente d’accordo con ciò che hai puntualizzato…il made in italy nasce e deve essere portato avanti nel nostro paese,anche se poi come sappiamo, per abbassare i prezzi della mano d’opera nn è sempre cosi!…cmq sposo il vostro progetto che trovo sempre interessante.
anche se nn scrivo molto sul blog sappi che leggo giornalmente i vostri post…
cordiali saluti
May 19th, 2008 at 10:16 pm
Bonsoir a tutti!
Dopo una full immersion dovuta alla lettura “d’un fiato” di tutti i post dei vari argomenti che avevo mio malgrado tralasciato, tento di abbozzare qualche commento…perdonate quindi se farò riferimenti e rimandi qua e là, ma tenterò comunque di avere una “linea”…almeno apparente!
Prendo spunto da un intervento di Otto relativo al lusso (grazie per avermi citato: anche se non intervengo come vorrei, leggo comunque con molto interesse questo blog…quindi gli esempi sugli orologi “di lusso” li aggiungerei dopo, anche per aiutarmi a far capire cosa intendo… A proposito, la Zonda (Pagani) è uno spettacolo di tecnologia…ma la Morgan? o le TVR?!), dicevo, parto da Otto e arrivo ad Honnete con un sol balzo e chiedo, provocatoriamente per restare in tema: che sia il solo farsi costruire abiti, scarpe, guanti ed ombrello da super eroe? Che sia il solo scegliere pelli, tessuti e legni per i propri oggetti “ad personam”?
) e veder crescere la propria borsetta tra racconti, esperienze, tecnica.
Honnete, non so tu, ma io dei primi abiti fatti tagliare dal Sarto non conoscevo storia, tradizione, richiami, cultura, significati come li conosco oggi…e sono ancora lungi dal conoscere appieno, dal comprendere ciò che certi tessuti dicono, da soli o in dialogo con altri…per non parlare di ciò che narrano pellami e tessuti insieme…
Insomma, ciò che secondo me è vero lusso non è né il rubinetto d’oro, né la scarpa in galuchat verde su misura cucita dall’unico artista-artigiano dell’universo, ma è ciò che io dò all’artigiano nel momento in cui gli trasferisco la mia sensibilità e la mia cultura, la mia conoscenza della tradizione, il mio rispetto per i valori, affinché lui poi, attraverso la sua abilità, sappia creare il Mio Oggetto.
In questo modo, il metro del lusso non diviene più la cifra letta sul cartellino (come afferma giustamente Otto, sarà lusso uno stivale in coccodrillo con interni in cachemire da 45mila euri replicato in decine di paia o una scarpa cui ho dedicato cure e ricerche che costa un “misero” ventesimo ma è unica?!), ma la storia, il significato, la qualità, il messaggio intimo o palese di quell’oggetto, nato dalle mie esigenze e creato da un artigiano in grado di darne forma.
E così si difende, secondo me “automaticamente”, il Made in Italy: non interesserà più esibire un disegnino ripetuto mille volte su una borsa per sentirsi “up to date”, à la page, ma piacerà chiacchierare con il Maestro della bottega (…eh, ahimè, non Veneta…
Riassumendo, secondo me la differenza la fanno cultura e sensibilità.
Ed in tema con questa perla di saggezza, rispondo alla “richiesta” del buon Otto sul lusso degli orologi: per attenermi a questo spirito, non ti dirò “marchi” del lusso, ma ti citerò 3 esempi di Lusso (conscio del fatto che chi legge ne conoscerà mille altri, più e meglio di me, ma questi mi sembrano esemplificativi anche di come la penso):
1) Alberto Santos=Dumont, (Palmira, 1873-Guarujà, 1932) fu ingegnere e pioniere dell’aviazione. Si rivolse a Louis Cartier per ottenere un orologio utile durante i suoi voli, ma più comodo da consultare rispetto a quelli da tasca. Siamo ai primi del ‘900, e il Gioielliere risponde dedicandogli il Santos, primo orologio da polso di forma, idea che darà poi il via alla moderna orologeria da polso.
2) T’hami El Glaoui, Pasha di Marrakech, si rivolge a Louis Cartier con una richiesta insolita per l’epoca: per non perdere la cognizione del tempo, desiderava tenere il suo segnatempo al polso anche durante i quotidiani momenti di relax, comodamente disteso in acqua. Tale richiesta viene soddisfatta dal Gioielliere progettando un particolare tipo di chiusura ermetica per la corona di carica: ciò che noi oggi vediamo all’interno dei caratteristici cofanetti di pelle rossa è in realtà una rivisitazione di quell’orologio.
3) Siamo nel 1931. Gli Ufficiali di Sua Maestà di stanza in India si dedicano, nel tempo libero, al loro sport preferito, il polo. Stanchi di colpire i vetri dei loro orologi oltre alla palla, in pausa al Club degli Ufficiali essi si rivolgono all’amico César De Trey, uomo d’affari con la passione per la Jaeger-Le Coultre, per chiedere consiglio su una possibile soluzione al problema. Rientrato in Europa, DeTrey sottopone l’idea-sfida a Jacques-David LeCoultre: la Maison contatta così l’ingegnere francese René Alfred Chauvot, che avanza l’ipotesi della cassa “ribaltabile”, proteggendo da un lato il vetro, e dall’altro offrendo una ulteriore superficie personalizzabile.
Ecco, (anche) questo secondo me è Lusso, il saper influenzare, il saper donare non solo soldi, ma “spirito” all’artigiano e all’oggetto: in alcuni casi, come si nota dagli esempi, si può influenzare il costume!
Temo di aver approfittato abbastanza della vostra pazienza…ma ho fatto un intervento cumulativo per due argomenti…così se lo dividete si abbassa la media di righe-pro-post…ed anche Patrizia mi perdonerà!
A presto,
Ste
May 19th, 2008 at 10:37 pm
king: gli occhiali da vista I-I saranno disponibili in negozio a partire da settembre, potranno però essere prenotati prima sul sito.
8- Honnete: Per i termini ci potremmo regolare così:
- lusso: artigiani e sarti che producono abiti e accessori perfettamente su misura
- alta gamma: tutti quei marchi che realizzano prodotti standardizzati abbinati a marchi riconosciuti di prestigio dall’opinione pubblica. Quelli che spesso si autodichairano made in italy ma che non lo sono.
E I-I? E’ un marchio di stile. Un’azienda che progetta e disegna oggetti di stile e li fa produrre a piccole medie aziende italiane.
May 20th, 2008 at 12:14 am
Quoto quello che ha scritto Otto…anzi quoto Otto direttamente!!
Vergogna i consumatori che si fanno trattare da fessi e non sanno scegliere, non sanno spendere in maniera corretta i loro soldi; che non si informano e poi si piangono addosso se vengono imbrogliati. E vergogna anche tutti quegli stilisti che girano il mondo per promuovere il loro made in Italy, con la puzza sotto il naso, e poi accettano queste economie di scala subdole.
Anch’io l’altra sera ero fuori a cena con amici, si parlava di viaggi, e mi parlavano della Cina non tanto per visitare, che ne so, la grande muraglia, ma per comprare le borsette di Louis Vuitton finte a 5 euro, identiche a quelle vere. Li ho fulminati con lo sguardo. E se poi io dico che, a parità di prezzo, preferisco una borsa di I-I della quale ho la certezza della produzione in Italia , allora sono una pazza visionaria. Incredibile. Che aggiungere…bravi ragazzi, continuate così. Per come la vedo io, tutto questo non fa che portar acqua al vostro mulino..com’è giusto che sia d’altronde dato che ve lo meritate…
May 20th, 2008 at 12:21 am
ops! pardon..quando dico “a parità di prezzo” intendo il paragone con borsette di marchi famosi, non ovviamente con le “cinesine” da 5 euro. Sarà l’ora tarda…Sorry!
E già che ci sono aggiungo e linko
http://www.leny-icons.com/about.php
BRAVO LAPO
May 20th, 2008 at 11:36 am
Che vuol dire “quoto”? Americanismo da bloggers…. eheheh
Concordo con Stefano: la cura nel richiedere è altrettanto necessaria quanto quella nel fare. Solo così si potrà personalizzare un oggetto, disegnato non su misura (cioè anche), ma su desiderio….
Il vero lusso è “desiderio” soddisfatto…..
boicotta la griffotta
May 20th, 2008 at 12:36 pm
Gli Italiani hanno trovato chi e’ piu’ furbo di loro, I Cinesi.
Gli imprenditori stranieri sono andati per arricchirsi con il loro lavoro.
I Cinesi prima li hanno fatti entrare per acquisire Know How
ed adesso gli faranno concorrenza spietata fino ad acquisire le loro aziende nei prossimi anni.
E ‘il mercato bellezza………
May 20th, 2008 at 1:47 pm
la penso come te honnete..
May 20th, 2008 at 7:35 pm
Stanno distroggendo il vero “made in italy” in nome del profitto di pochi.
Chi ci risarcira’ per la ricchezza e la bellezza dei prodotti nostrani creati da incomparabili artigiani?
Dovremo mandare tra qualche anno i ragazzi ad imparare il mestiere in Cina o in India?
May 21st, 2008 at 9:32 am
dobbiamo ringraziare coloro che hanno legiferato distruggendo l’apprendistato considerandolo “sfruttamento” senza distinzione fra chi lavorava in aziende industriali e chi presso gli artigiani… questa miopia ha sottratto ai nostri bravi artigiani la possibilità di trasmettere le loro competenze….
May 21st, 2008 at 10:19 am
ragazzi che tempo!!!! non sò da voi ma quì piove a dirotto… buongiorno a tutti
May 21st, 2008 at 10:24 am
…a Livorno c’è un magnifico sole. D’altronde è l’unica cosa che c’è….. eheheh
May 21st, 2008 at 1:51 pm
…torino è terribilmente grigioooooooooooo…….voglio il sole…magari quello calabrooooo….voglio la mamma……quasi quasi partoooooooooooooooooooooooooooooooooooo………………………
basta basta basta…
ah già ma ho un magazzino con 30000 t-shirt da fare fuori….8 te ne serve qualkuna???? sono tutte made in chian ma sono qualitativamente valide…costano poco più di 1,60 cad. + iva….baciiiiii a tutti….
May 21st, 2008 at 2:00 pm
personalmente vesto camicie, fucsia. ma forse le t-shirt potresti venderle a Prada, ci mette su la striscina rossa e le vende a 60 euro….. (boh, credo, non so)….
May 21st, 2008 at 3:24 pm
http://www.ilmeteo.it/portale/webcam?citta=Livorno
webcam sul sole di Livorno eheheh invidiaaaaaaaaa a voi
May 21st, 2008 at 3:27 pm
io l’inverno prediligo i jeans stivali flosci cappottini o piumini aderenti, l’estate uso la mini con sandali raso terra, mi dona il rosa come colore…
May 22nd, 2008 at 4:07 am
io dopo tanti commenti cianfrusaglia, il mio compreso, voglio aggiungere che il mercato si regge sulla minaccia per ciò non posso e non voglio non essere solidale con il ministero tutto
May 24th, 2008 at 1:42 am
La puntata di report l’ho vista parzialmente con mio fratello, durante VicenzaOro …. e francament ci siamo annoiati a morte, sempre i solti discorsi. Abbiamo preferito spegnere la tele e ragionare assieme sul problema. Nonostante le solite divergenze di opinione su cio che si puo o non puo fare, alla fine siamo giunti approssimativamente alla stessa opinione. Mio fratello declamava: bisogna avere leggi ferree per rendere il made in italy competitivo, perche piccole aziende come le nostre, sovrattassate come siamo, facciamo fatica a respirare nel mercato mondiale…. accidenti…. marchi come G…, C… P…(anch’egli dediti all’oreficeria, grazie a terzisti aretini e vicentini per un non nulla..), grazie a…. noi piccole imprese paghiamo lo scotto che scotta e Montezzemolo non ci tutela una mazza… alla faccia del sindacato di categoria piu potente d’Italia…. blà blà blà….
May 24th, 2008 at 1:59 am
scusate e la Marcagaglia icché farà?
Io invece dico: nel mio settore quanti macchinari abbiamo venduto verso oriente? Tanta tecnologia venduta ai cinesi, tanto denaro investito in in estremo oriente e adesso, improvvisamente ci stiamo ccorgendo che questi si sono fatti furbi…. Ma allora siamo scemi? Mi sorge questo leggerissimo dubbio. Ma che vogliamo la globalizzazione, vendere il nostro prodotto, smascherare le nostre primarie risorse tecnologiche e creative, investire altrove perche a livello doganale e di tassazioni varie conviene e poi questi falsificano e ci copiano e ci troviamo fanalino di coda. Siamo degli imbecilli….. Iniziamo a rientrare a casa nostra che é meglio. Iniziamo a credere nuovamente, non nella massificazione industriale, ma nella nostra potenza artigianale (perche tanto abbiamo visto come vanno da noi le grosse industrie: Fiat & C, 1 Ar etc…. si reggono grazie a…). Abbiamo fiducia alle piccole imprese e agli artigiani che sono il vero motore della nostra economia per tradizione, che incarnano il vero lusso… Abbassiamo i costi di produzione, con tutto cio che implica… un mio dipendente con una busta paga media, sui 1000 euro, a me costa tra stipendio e tasse piu del doppio facendo un calcolo di bilancio annuo. Lasciamo stare tutte le altre tasse della madonna. Poi ci chiediamo perche si investe in cina o in ungheria…. perche le rifiniture vengono fatte chissà dove, perche ci copiano, perche la falsificazione…. perche l’italia non é competitiva…. sti cavoli…
May 29th, 2008 at 5:06 pm
Firenze , vetrina di una griffe nota ( due stilisti famosi ) , un paio di pantaloni modello cargo semplici beige di cotone , prezzo 1.250 euro .. mica male !!!
stesso giorno attorno a firenza , outlet monomarca sempre i due stilisti , entriamo i miei amici contentissimi , acquistano camice “originali” a 30 euro , cartellino marcato 280 euro … i personalmente mi rifiuto di acquistare , anche perche erano marchiate made in turchia …
Di questi cose se ne vedono tutti i giorni ed ovunque , sembra quasi impossibili distinguere tra l’originale ed il falso …. e tutto questo e’ dovuto a cosa ? il nostro made in italy di una volta , dove veramente artigiani producevano non esistono piu’ , sono stati schiacciati dai costi dalle tasse etc etc .. si puo’ tornare al vero made in italy ?? NO perche come scrive giulia siamo degli imbecilli , abbiamo regalato la ns arte ai cinesi , turchi etc etc .
l Italia non potra piu’ essere competitiva finche non smettera di guardare sempre al di fuori dei ns confini .. solo quando comincera a guardare dentro forse e dico forse qualcosa si risolvera ..
nessuno ci copia siamo noi stessi a dare loro i disegni con l ingenua convinzione che produrranno solo quelli richiesti .. non sara’ mai cosi .
credete che tutte le borse griffate vengono vendute a 3000 euro ? e quelle che non vengono vendute dove vanno ‘ ed a che prezzo vengono vendute ?
ho lavorato nel settore moda per anni , in produzione , poi quando ho semsso mi veniva difficile comprare per me stesso sapendo quanto veramente costavano , quindi da qualche anno per le mie cose personali , tipo giacche , pantaloni , cinture t-shirt etc etc , me le disegno e li faccio produrre da artigiani , e seppur difficile girare per trovare la stoffa giusta , la pelle , gli accessori , etc etc il costo e’ sempre inferiore ad un qualsiais prodotto griffato che alla fine non e’ mai artigianale come quelle fatto fare da me.
la Marcegaglia … la mia famiglia e’ vicina sia come cliente che fornitore … vediamo cosa fara’ .. chi lo sa’ !!
un ‘ ultima cosa voglio dire prima di chiudere .. ogni cosa e’ conseguenza di qualcos’altro … e sempre spesso i gudagni si vedono non dalle vedite ma dalal diminuzione delle spese inutili ..
cmq molte cose di Lapo mi piaccino e devo confermare una cosa , conosco molti dei negozi scelti da I.I. e sono smepre stati storici e famosi per qualita ed unicita’ .
May 30th, 2008 at 10:10 am
Come ha detto un politico ed economista dei nostri tempi, “esportiamo ricchezza e importiamo povertà”. A proposito, leggetevi “La paura e la speranza” di Giulio Tremonti.
June 3rd, 2008 at 6:49 pm
QUESTO E’ QUELLO CHE COMBINO……MI DATE UN PARERE…..ANCHE SE NEGATIVO, LE CRITICHE FANNO CRESCERE….GRAZIE CARI…
http://www.pittoriequadri.it/thumbnails-lastupby-user-125.html
June 3rd, 2008 at 6:50 pm
PURO MADE IN ITALY
June 10th, 2008 at 11:01 pm
ma quale made in Italia, ormai non esiste piu, la moda italiana fa schifo dalla bancarella fino ai negozi di via Monte Napoleone, ho vissuto in Italia per 13 anni, sempre di più questo paese assomiglia ad un paese terzo mondo, e non parlo di Argentina, o Chile, parlo di Nicaragua o Bolivia.
Ho sempre avuto la fortuna di viaggiare e questo mi ha permesso di comprare tutto dall’intimo alle scarpe in Spagna, NY o Miami, marchi come Abercrombie & Fitch, Hollister, or la spagnola Purificacion Grazia, non hanno nulla di invidiare all’Italia ai suoi prodotti.
Per non parlare dello noiosa che risulta la vita nel vostro paese, il razzismo e la competenza tra vuoi stesi italiani che vi odiati gli uni agli altri, l’unica diversione che esiste per vuoi e 8 ore seduti ad un tavolo tavolo a mangiare le stese cose che pui mangiare in qualunque parte del mondo a volte migliore e credete si possa fare solo in Italia.
Adesso sto preparando un blog in spagnolo e inglese dove postero i commenti che faccio per una rivista di turismo, dove proverò a scoraggiare con tutti i mezzi il turismo verso l’Italia, sopratutto il turismo americano che tanto odiate e spregiate e che tanto vi ha dato.
Grazie
June 11th, 2008 at 9:23 am
SENTI CARO, SE NON HAI NULLA DA FARE VEDI DI ANDARE A CRITICARE DA UN’ALTRA PARTE, QUI NON SERVI…..RICORDATI CHE QUI DA NOI SI INVENTA, NEGLI ATRI PAESI SI COPIA…..
June 11th, 2008 at 9:43 pm
ahhh nooooo eeee…questo non si dice …questo non si fa….caro immigrato…non potresti evitare tali Caxxx(biiiiipppp!!!!!)
Insomma non è elegante…quì da noi è tutto buono…..e anche tutto bello…se non ti piace puoi tornare da dove sei venuto…ed evidentemente non avrai girato abbastanza il mondo!!!
noi nn ci odiamo …e la vita nel nostro paese non è affatto noiosa…FIDATI!
June 12th, 2008 at 3:33 pm
Di fato proprio girando il mondo ho capito che Italia non era la settima potenza che dice essere e che io avevo sognato, da piccolo avevo sempre creduto che l’Italia era un paese del primo mondo, invece vivendo li mi sono reso conto che e del 2 avvicinandosi al 3, cioè più vicina ad Africa che a Europa.
Quindi accetto il tuo consiglio d’andarmene, solo che e arrivato tropo tardi, per la mia fortuna ho lasciato l’Italia 6 mesi fa…
November 10th, 2008 at 10:48 am
Prima di acquistare in negozio, o di acquistare online, e mi riferisco a qualsiasi prodotto, provate a chiedere la provenienza di ciò che state per comperare… e vi renderete conto che molto probabilmente state per metter in casa un oggetto che è stato prodotto in Cina.
E fin qui nulla di male.
Siete liberi di spendere i vostri soldi dove, quando, e come volete.
Ma se vi accingete ad acquistare qualcosa per il vostro bagno
(non dimenticate, ogni mattina ed ogni sera è il primo locale della vostra casa che visitate e l’unico di cui avete realmente bisogno)
prima di fare cazzate, provate a chiedere al vostro idraulico di fiducia cosa ne pensa dei rubinetti prodotti in Cina.
Molto probabilmente vi risponderà che… fanno schifo.
Se invece lo chiedete al sottoscritto, vi dirò semplicemente e per farla corta, che, a differenza di tutto ciò che produciamo in Italia, i cinesi, ad esempio, spesso utilizzano materiali di bassa qualità e pertanto di minore durata nel tempo.
Ma vi dirò anche che qualche volta, per risparmiare ulteriormente, utilizzano oltre che l’ottone, anche il piombo per produrre i rubinetti.
Se voi sapeste che nel rubinetto di dubbia provenienza che state per acquistare potrebbe esserci del piombo, lo comprereste, oppure sapendo che il piombo, in quantità eccessive, disciolto in acqua
CAUSA IL CANCRO
e quindi mette a repentaglio la salute e la vita vostra e dei vostri cari,
comprereste un rubinetto MADE IN ITALY, magari pagandolo una ventina di €uro in più?
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Domenica, Ottobre 26th, 2008 at 23:39 and is filed under Made in Italy. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. Puoi lasciare un commento, or trackback dal tuo sito. Edit this entry.
November 10th, 2008 at 10:48 am
Al secolo Fulvio Corazzina, classe 1967, sono agente di commercio da 15 anni per aziende italiane produttrici di box doccia, accessori bagno e pannelli doccia. Lavoro da sempre in Italia con la GD e all’estero con importatori e distributori.
Negli ultimi anni i mercati sono stati invasi da una pletora di prodotti di bassa qualità provenienti dalla Cina, sono sorte nuove realtà distributive, si sono affermati nuovi modelli logistici, le esigenze dei consumatori si sono evolute, la tecnologia e la diffusione di internet hanno permesso nascita e sviluppo dell’e-commerce.
Negli scorsi mesi mi sono dedicato ad un’approfondita ricerca di mercato e ad uno studio relativo alla possibilità di vendere articoli per il bagno online.
Questa forma di distribuzione, già sperimentata e diffusa con successo in numerose altre categorie merceologiche è in Italia ancora pressoché sconosciuta nel nostro settore nonostante lo stesso sia storicamente trainato a livello mondiale da qualità e design proposti dai nostri produttori.
In seguito a questa ricerca ho avviato la creazione del primo e-shop di accessori bagno esclusivamente Made in Italy, un modernissimo negozio multimarca affacciato sul mondo con il fine di esporre, valorizzare e vendere una selezione di prodotti italiani.
Presto saremo online, con una montagna di prodotti freschi e alla moda…..
Parallelamente a questa attività, ritenendo sia interessante poter approfondire il tema del bagno inteso nella più vasta accezione del termine ho iniziato questo blog per dare a chiunque la possibilità di essere informato in merito a tutto ciò che è correlato ai prodotti Made In Italy e destinati al bagno.