Comunità di lusso

(di Antheus)

Chi l’avrebbe detto alcuni anni fa che la rete, considerata all’epoca luogo virtuale di smanettoni o di geek brufolosi e asociali, sarebbe diventata il luogo eletto per comunicare i marchi di lusso e per creare comunità di élite?

Nella miriade di social network, comunità on line e attività di web promotion, quelle riferite al mondo del lusso, dei consumi sofisticati ed elitari riscuotono un successo incredibile. A partire da A Small World fino a Cosmo Circle o quelle più esclusive all’interno di Facebook. Se prima i club di élite si trovavano sono nelle grandi metropoli o in amene località di vacanza, oggi basta un giro di amicizia virtuale “giuste” e un “add” in più che puoi far parte di “club esclusivi”.

Ovviamente in questi siti c’è un fortissimo - e, come al solito, eccessivo - senso di identità con luxury e fashion brands: in particolare c’è un sito chiamato Fame Game che warholianamente reinventa il concetto di fama all’interno dei parties newyorkesi alla ricerca dei brand presenti.

Le aziende del lusso tutto questo lo hanno capito per tempo e, a fianco del budget riservato a pubblicità su riviste patinate o nei fashion stores, hanno incrementato sensibilmente gli investimenti in rete attraverso la produzioni di video virali per il web. Alcuni esempi? Cartier ha realizzato una serie di minifilm diretti da Olivier Dahan, così come Prada con Trembled Blossoms e Sergio Rossi con la provocatoria serie Shoe Love.

35 Responses to “Comunità di lusso”

  1. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Ciò che appare interessante è come si vengano ad unire due mondi assolutamente opposti, quello dell’esclusività e quello della compartecipazione.
    Dobbiamo allora chiederci quali siano i compromessi di questo cambiamento e soprattutto a cosa esso è dovuto.
    Proviamo a buttarla lì: forse il popolo di internet si è allargato anche ai fruitori del luxury e lo strumento diventa modo veloce di condivisione pur sempre tra membri della stessa casta.
    Oppure il mondo del lusso ha capito che non sopravviverebbe solo con i clienti facoltosi e quindi piano piano cerca di conquistare clienti laddove prima disdegnava. O meglio, sopravviverebbe senz’altro ma forse gli conviene allargare la “base imponibile” della clientela su ceti il cui potere di spesa è minore ma il cui numero è maggiore.
    Honnete si ritirerebbe certamente offeso da tale virata di rotta che omogenizza i livelli di clientela ad una “quota” più bassa, magari rinunciando a qualità estreme in nome di costi (?) minori. Ma aparziale scusante di Honnete, possiamo già dire che qui si parla pur sempre di prodotti industriali e quindi tutta la produzione artigianale da lui mirabilmente promossa (a Roma) ne rimane estranea.
    Qualche blog fa, tirai il sassino del fatto che non ho mai visto la pubblicità della Rolls o dell’Aston Martin, nè della Ferrari e, a dir la verità, neanche del Sassicaia o del Brunello…. e quindi insistevo, magari anche in contromano, sul fatto che le griffe eterne e storiche, nonchè qualitativamente non plus ultra, non avevano bisogno di pubblicizzarsi (almeno direttamente). E infatti non ho mai capito perchè la Coca Cola, la Chanel, la Martini e altri marchi continuino a pubblicizzare se stessi e gli stessi identici prodotti (qui potremmo aprire un altro blog) quando sappiamo benissimo come sono, quali sono, dove sono.
    Ritorno al blog: premesso questo, perchè allora le luxury griffe (le firme famose) non solo si fanno pubblicità con i metodi convenzionali ma addirittura entrano nella Rete? Possiamo allora continuarle a chiamare luxury griffe o un attributo del lusso irrinunciabile è appunto l’esclusività e l’elitarietà?
    La Rete democraticizza l’immagine o semplicemente la distribuisce? Cadono i miti?
    A voi

    ^o)

  2. Paolo Convertito Blasio Says:

    io credo che i social network …grande invenzione dei giorni nostri… siano semplicemente un modo per far conoscere persone che vivono in tutte le parti del mondo che hanno degli interessi in comune..lascerei perdere il discorso elitario ma punterei più sul affermare che la rete sicuramente crea maggiore democrazia maggiore possibilià di informazione libera poi è ovvio che chi ha degli interessi particolari ha bisogno di trovare persone con cui condividerli..se i marchi del lusso puntano su questi socialnetwork è solo per intelligenza..ormai le persone passano molto tempo della giornata su questi siti e quindi è più conveniente puntare alla publicità online che sui giornali…ormai l’informazione cartacea si sta sempre più riducendo perche dalla rete si attingono maggiori informazioni anche se io l’odore della carta dei giornali la mattina non lo cambio con nessuno…

  3. Azzurra Says:

    l’aveva fatto sognare Panini con gli album delle Figurine, chi prima di lui non so, ma pare che stia continuando ad estendersi la mania del curriculum vitae, non so se c’è un nesso con internet ma non è importante.. il lusso della rete è l’adsl, e non lo penso sola io così.. ad maiora!

  4. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    …ma se è una cosa così naturale (pubblicizzarsi sul web invece o oltre alla carta stampata), perchè Antheus ci scrive sopra un blog come se fosse cosa nuova e non tanto scontata?

  5. Azzurra Says:

    i not understood .8 sorry

  6. raffaela Says:

    in rete ci sono tutti anzi, chi meno te l’aspetti..
    i miti non cadono la storia è storia..
    però penso che sia ora che nascano altre storie altri marchi altri personaggi (intendo persone con tutti gli attributi indipendentemente dal sesso, grandi persone).. c’è bisogno di un cambio generazionale secondo me.. nulla togliendo ai grandi marchi di oggi che hanno scritto un pezzo di storia e sono presenti sul mercato mondiale.. ma cosa faremo dopo di loro?
    io sono figlia dell’italia, e mi piacerebbe veder sorgere nuove realtà nuove cose, penso positivo come dice jovanotti, questi ragazzi (I-I) ma anche altre realtà che conosco esprimono una gran voglia di fare e si può solo appoggiarle.. le strategie i soldi la comunicazione tutto serve ma prima di tutto secondo me è la persona (come valore) che fà e rappresenta con la piena responsabilità ciò che crea (anche la famiglia se vogliamo), questo in parte è il mio pensiero..
    in rete ci saranno delle selezioni naturali, mi spiego, ogni persona frequenterà il posto (virtuale) che più si avvicina al proprio pensiero al proprio modo di essere..
    la ruota gira.. tutto finisce e tutto nasce.

  7. Paolo Convertito Blasio Says:

    @raffaella….concordo pienamente con te!!

  8. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    …allora, partiamo da un altro punto di vista. Se posto un blog, evidentemente ho delle ragioni sull’argomento che devono essere (anche per ragioni di marketing bloggistico) di originalità, di novità, di ricerca, di comunicazione di cose che magari da noi non siamo riusciti a focalizzare.
    O almeno questo è ciò che io mi aspetteri dal moderatore o da chi posta i blog.
    Mi era sembrato di cogliere, invece, nella risposta, peraltro valida, di paolo una scontatezza del perchè le aziende si siano riversate sulla Rete (mentre credo appunto che ci siano altri motivi ed altre conseguenze quali quelle che ho illustrato) che annullerebbero in pratica i motivi di questo post, centrati appunto su tale fatto.
    In sostanza, io non posto un blog nel quale dico che l’acqua scioglie il sale, perchè ciò è scontato. Se viceversa appare scontato e naturale ciò che dico, evidentemente ho toppato l’argomento e tutti ne sapevano già più di me (di Antheus).
    Azzurra, cos’è quindi che non avevi capito? Era questo?

    Quindi è naturale che aziende “mito” utilizzino sistemi e strumenti propri di un mercato più “basso” ? E’ naturale che il sistema Lusso improvvisamente decida di “abbassare” il target dei clienti a chiunque acceda a tali network o addirittura che crei dei propri network nei quali chiunque, senza distinzione di censo o di ceto, possa entrare, collaborare, curiosare?
    Io non lo trovo affatto naturale, nè semplice. L’idea del lusso che avevo io era ed è diversa, e magari non la condivido neanche perchè a priori mi esclude. Ma l’idea del lusso che hanno coloro che il lusso lo praticano giornalmente non è neanche quella di vedere i propri marchi gestiti da bloggers appassionati o da siti di mezzo mondo. Non è quello il lusso. E’ solo una bolla di lusso. Un’idea distorta di prodotto (industriale) di lusso. Un semplice marketing del nome e non della sostanza (come quasi sempre in questi casi).
    Io vi trovo implicazioni sociologiche, economiche, psicologiche enormi e niente affatto scontate. Non lo so, ma forse era questa l’intenzione di Antheus, di far notare certi aspetti in contrasto tradizionale tra loro. O forse mi sbaglioio. Spero ora di essere stato più chiaro…..

  9. Azzurra Says:

    no, magari è emerso un po’ di autolimite dovuto allo stress

  10. artisticando Says:

    non vorrei dire una ovvietà……..ma penso che l’evoluzione della comunicazione in rete ha messo per tutti “il consumatore al centro”, che porta a riscrivere le regole del marketing…..credo che le aziende del lusso hanno capito bene per tempo che devono anche e forse sopratutto loro “partire dalla comprensione delle conversazioni” ; queste conversazioni provenienti da un livello sociale di élite devono subito essere conosciute, osservate e rispettate per trasformarle in una grande risorsa che altrimenti verrebbe captata da nuovi concorrenti.
    ….. mi rivolgo agli esperti di marketing…che ne dite??? saluti a tutti..artistic.ando(vai!!)

  11. Antheus Says:

    Bene, vedo che 8 ha inteso parte del mio stimolo. Dico parte non perché non sia d’accordo pienamente con lui, ma perché credo che la rete stia modificando profondamente (più di quanto potevamo immaginare) il paradigma della comunicazione e in particolare il paradigma della comunicazione aziendale anche quella più radicata e conservatrice quale era quella del lusso.
    Ora devo uscire, più tardi mi spiegherò meglio. Comunque il dibattito e le opinioni diverse sono ben accette.

  12. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    ecco, infatti: le aziende del lusso “hanno capito per tempo”… equivale a riconoscere un cambiamento nelle strategie di comunicazione che prima non avveniva (ecco il perchè del post di Antheus, credo). Ma ad un’azienda del “lusso” del cliente “diffuso” può benissimo fregargliene niente perchè se è vero lusso, sarà il cliente a scovare l’azienda (si fa per dire), così come c’è la lista di attesa per acquistare Ferrari, Lamborghini, Bugatti e via dicendo. Il cliente del lusso (quello vero) sa bene dove andare a comprare e cosa, soprattutto da riviste specializzate, da amicizie, da passaparola, da esperienze dirette, da punti vendita nei luoghi “giusti”…
    Vorrei anche io capire allora il perchè. Se è crisi. Se non è più il tempo del lusso. Se il lusso cede un po’ della sua elitarietà (altrimenti che lusso era?) e così via….
    Non ho risposte, ho pensieri, ipotesi…

  13. raffaela Says:

    scusami danilo ma non capisco, quando scrivi che le aziende mito utilizzano sistemi e strumenti di un mercato “basso”, ma può essere che invece si stiano semplicemente evolvendo e lo fanno tramite uno strumento che appartiene a tutti???
    è una bolla di lusso come tu dici ?E così sia, ma le persone secondo te sono davvero così sciocche?
    non dare per scontato che le aziende di lusso abbiano la sapienza in mano.a parte questo. sergio rossi sù per chi ha visto ha fatto una cosa carina ma nella mia mente era già vista, stop.
    prada mi è piaciuto in quel minifilm, però…. ma va bene così..
    sai cosa penso invece danilo e lo penso davvero perchè tocco con mano, siamo pieni di pregiudizi e molto bigotti e quì la classe sociale non conta credimi, ma tu lo sai, basso alto medio bassissimo, sono da tutte le parti.. è questo che spezza le gambe (per modo di dire) che impedisce che non fà sbocciare che non fà crescere..

  14. raffaela Says:

    Per Paolo covertito b. : sei stato gentile, grazie..

  15. artisticando Says:

    ritengo che internet ha cambiato il mercato e le condizioni, ha rovesciato gli assunti del marketing…l’élite non vuole più sentirsi “un bersaglio” del brand e le aziende devono imparare ad ascoltarle e comunicare in modo diverso..alla pari

  16. Giulia Says:

    Mi trovo concorde con molti commenti, ma per quel che mi riguarda il punto é da concentrarsi su un dato specifico. Spesso si parla di una certa crisi internazionale, di quanto i consumi (dal punto di vista economico) si siano scissi in chi puo spendere molto e chi, invece, puo spendere poco. Ciò che risultava essere la media borghesia consumistica é gradualmente sparita. Lo stato dei consumi in Europa, States e Giappone sono calati e hanno contrassegnato i due filoni sopra indicati e che merceologicamente li definisco in: prodotto di massa e prodotto di lusso massificato (la democratizzazione dei miei stivali….). Non credo che le aziende di lusso si stiano evolvendo attraverso la rete (non a caso 8 ci ha ricordato che marchi come Ferrari e Rolls non utilizzano nessun apparente mezzo pubblicitario, all’infuori del retaggio culturale che certi marchi generano in ciascuno di noi). Credo che le aziende di lusso si stiano impoverendo con il mercato stesso. Credo che il divario oggettivo, quella spaccatura tra sempre piu ricco e sempre piu povero che si é creata nell’ultimo decennio, abbiano fatto comprendere alle aziende di lusso che : il lusso non é piu un bene prezioso e per pochi, ma per tutti….. e allora quale mezzo migliore della rete….. quali sovrasstrutture migliori dei social network, quali comunità virtuali e virtuose migliori…. a mio avviso in periodi di crisi (eclissi) lunghe come quelle che stiamo attraversando e dove il divario tra ricchezza e ostentazione é sempre piu contrapposto all’impoverimento della masa, piu l’idea del lusso é richiesto e venerato. Internet é solo un mezzo per amplificare sotto tutti i punti di vista.
    Il ragionamento che pono é molto complesso e mi auguro di essermi fatta comprendere…

  17. Giulia Says:

    Non é internet o i new media che hanno cambiato lo stato di cose. Sono le menti che hanno cambiato regime sotto ogni punto di vista: economico, politico, sociologico…. In fasi di crisi economiche come questo che stiamo attraversando, il primo aspetto da considerare é il fattore culturale e comportamentale e le grosse aziende stanno operando di conseguenza in tal senso. Se ancora pensiamo che internet e la tv ci condizionino cosi tanto, allora non potrà mai esistere una massa inteligente. Nel XXI secolo, nell’era della tecnologia, l’inteligenza umana e non robotica/informatica, nell’era in cui se un sistema operativo la risorsa umana é matematicamente a livelli minimi, l’economia come vuolete che giri? Trovate il post di Antheus una novità? A me pare una minima conseguenza di quanto la mente umana sfrutti al minimo le èropie potenzialità….

  18. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    esatto giulia, una delle questioni che vengono fuori è che non è così naturale che il lusso utilizzi internet, ma che lo faccia perchè il “mercato” si sta impoverendo e stia portando con se anche i cosiddetti marchi di lusso. E bada bene che dico cosiddetti, perchè i veri marchi di lusso, continueranno a vendere le le loro cose al di fuori di ogni logico canale commerciale che non sia il venditore stesso.
    Occorre poi mettersi d’accordo su cosa si intende per bene di lusso. Qui a Viareggio ci sono i migliori cantieri per gli yacht d’alta qualità. Non ce ne sono pari al mondo o se ce ne sono si dividono tranquillamente il mercato. Non ho visto una sola pubblicità di quei cantieri, neanche quando dieci anni fa c’è stato un momento di crisi. Non hanno prodotto “gabbianelle” (barchini tipici con l’insgena del gabbiano come simbolo) nè barchette da qualche metro e basta. Il vero lusso è lì. negli arredi interni di legni e mermi pregiati. Nei rubinetti d’oro (sigh, eppur sì!!). O il lusso lo incontri nelle ville di certe persone e per quegli arredatori, per quegli architetti, non serve la pubblicità su internet. Se vi sono lo fanno solo per mostrare la loro bravura, una sorta di saggistica del prodotto (anche intellettivo). Ciò che prima era la pubblicazione con le opere oggi è il sito personale.
    Ci sono orologi che rappresentano il “vero” lusso e se Stefano ci legge ancora potrebbe dircene qualche marca, perlopiù sconosciuti a tutti ma che sono “lusso”. Chi conosce la Zonda? Nessuno, eppure è un’auto da 750.000 euro e vende già prima di costruire, ovvio.
    Insomma, il vero lusso è altrove. Nella manifattura limitata, nell’artigianato di qualità, nel numero unico, nel “one piece for one person”.
    Appurato questo, le normali griffe cosiddette di lusso sono invece soggette a certi andamenti di mercato che giulia cita e quindi a cedere un po’ della loro spocchia in cambio di una maggiore visibilità dei propri prodotti e con la speranza (statistica) di maggiori vendite.
    Si sta acuendo appunto il divario tra il vero ricco ed il falso ricco, tra il vero lusso e quello dozzinale. Ciò che è valido in assoluto finalmente torna ad essere “intoccabile”. Il resto è marmellata per arricchiti…….
    Non sarà mai di lusso alcun oggetto fatto in serie, pur se di ottima qualità. Rossi è un calzettiere o un calzovendolo, non è (più) un calzolaio. Il mio piede è diverso da quello di Antheus. Prada una bottega di roba cinese.
    Il vero lusso si prende cura del mio piede e non lo dice in giro, per farmi sentire più importante….
    In fondo l’uomo è pur sempre un concentrato di narcisismo e ambizione…..
    Il vero lusso prende le misure del corpo e ne ricava fior di abiti…

  19. Giulia Says:

    Il punto é propio questo 8. Il lusso, quello vero e carico di valori intrinsechi che porta con se, non ha bisogno dei canali comerciali facente parte delle nuove tecnologie. Il marchio di lusso classico incarna di per se mille aspetti e pochi clienti selezionati in automatico. Il resto del lusso é mercificazione per gente che ha bisogno di sentirsi mercificata. La cultura in Italia non é da meno, pensa all’antiquariato….. Mi é piaciuta molto una tua frase, che trovo squsita: “Il vero lusso si prende cura del mio piede e non lo dice in giro, per farmi sentire più importante….” Il lusso fatto a signorilità e valori annessi….
    Secondo me non esiste il bisogno di mettersi d’accordo su cosa significhi il bene di lusso. Secondo me, basta usare un briciolo di buon senso e tornare ad un gusto dell’eleganza senza farsi raggirare dal facinoroso mondo del marchio. Opterei per abolire i negozi monomarca e rientrare al vecchio bottegaio. L’innovazone sta sempre dietro e dentro le nostre radici, non altrove….. Il nostro made in italy era vincente per questo motivo. I motivi economici sono cambiati e quindi sono cambiati anche le emozioni e tutto il resto. Io vi do un saluto e vi lascio per una settimana che mi aspetta una fiera bella intensa, sempre incntrata sul made in italy…
    Bacio

  20. artisticando Says:

    attenzione Giulia che la crisi la stiamo vivendo noi, non tutto il mondo…anzi. Le “aziende del lusso” (non il Vero Vusso…e qui sono d’accordo con te e con .8 ) hanno gli occhi puntati nel mondo intero per coinvolgere i loro consumatori, a farli diventare il loro network e non più il loro target, per cogliere e costruire con loro delle relazioni destinate a durare nel tempo, basate sui(loro) contenuti, sulla(loro) qualità, sulla (loro)conoscenza reciproca.
    Alla fine internet è fatta dalle persone, persone che cercano un dialogo con chi fa i prodotti. Il messaggio oggi è a due vie, è una conversazione, è un rapporto da cercare, costruire, coltivare.
    Mi trovate sicuramente d’accordo Giulia e Danilo sul concetto di Vero Lusso che condivido….

  21. artisticando Says:

    scusatemi…mi piacerebbe dilungarmi per chiarire meglio..ma devo chiudere..ciao a tutti

  22. Giulia Says:

    artisticando la crisi é internazionale. Punto.

  23. Giulia Says:

    scusami Artisticando
    per la risposta secca, ma ho poco tempo e la risposta che dovreeo darti é molto complessa. Però una ceisi esiste

  24. honnête provocateur Says:

    Il lusso ha la sua radice comune con lussuria o lussazione?
    Gli inglesi scrivono luxury dal latino lux-lucente?

  25. Alex Chierighini Says:

    ciao a tutti..io concordo con artisticando internet ha cambiato il marketing ..
    un tempo era Marketing►Product►People…ora si è rovesciato People►Product►Marketing …questo si sta verificando anche nel campo del design dove il Designer può decide di rielaborare noti marchi senza chiedere loro il permesso e sottoponendo le proposte ai visitatori dei siti (ad esempio il caso di ORA-ITO) . Però io mi chiedo e se in Italia noi designer iniziassimo ad utilizzare questo nuovo metodo di sviluppo di un prodotto che cosa succederebbe? Querele a non finire?

  26. patrizia skarabocchi Says:

    mamma santa quante ne avete da dire…vi posso chiedere gentilmente di fare dei riassunti..ogni volta leggere tutti sti post dalla lunghezza della divina commedia spendo un sacco di tempo…perfavore…please…siate più brevi se no nn riesco a leggervi tutti….ciauzzz belllizzzz….

    ;)

    EVVIVA LA LINGUA ENGLISHHHHHH

  27. artisticando Says:

    …..Giulia
    non mi sono sentito offeso per nulla e ammiro il tuo carattere….forse stiamo vedendo “la crisi internazionale” da posizioni differenti. Io vedo questa fase un momento di “grande sviluppo ” con tutti i problemi che comporta…ho appena letto sul Corriere della Sera di oggi che il Brasile(non la Cina o India) per la prima volta della sua storia non ha più debito estero..è diventato un paese creditore, tanto da venire considerato dalle agenzie di rating “non più in via di sviluppo” (economicamente).

    x Antheus…non abbandonarci…alle 3:43 pm ci avevi promesso di illuminarci…
    saluti a tutti….

  28. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    ieri (sabato) ero a Roma, insieme ad un amico che si fa cucire i capi d’abbigliamento e le scarpe nonchè le camicie…
    Passando davanti ale vetrine delle griffe, mi domandavo (retoricamente) se il lusso fosse lì dentro o qua fuori, tra noi…….

    Do you agree, Patty?

  29. patrizia skarabocchi Says:

    yeeeeeeeeeesssssssssssssssssssssssssss…..thank you!!!!!

  30. Alix Says:

    Come dice Paolo, sicuramente internet mette in contatto persone che vivono in tutto il mondo e che hanno già degli interessi comuni, ma non penso che sia il punto focale di questo post, se si pensa poi che l’Italia, come paese europeo, ha un basso numero di utenti internet. Credo invece che il fulcro di tutto l’abbia centrato Otto: il lusso che utilizza un mezzo democratico come il web per raggiungere i consumatori. Va detto inoltre che, a parer mio, internet è un media che, per essere usato con efficacia, bisogna conoscere, ma in ogni caso è relativamente a basso costo se paragonato con gli strumenti tradizionali. Come per dire, lo uso perché ho un audience più vasta, sparo nel mucchio e qualcosa raccolgo…anche se questa non è certo la migliore strategia di marketing…
    Internet ha avuto il pregio di accorciare le distanze tra i famosi marchi di lusso e il consumatore, è una relazione virtuale; non si sente più il peso della porta, e dello sguardo del bodyguard, nel momento in cui si varca la soglia di una boutique di lusso. Questa soggezione con internet viene a mancare. Ma detto questo, mi trovo nuovamente d’accordo con il discorso fatto da Otto e Giulia. E’ un lusso dozzinale quello che viene venduto tramite il web; non è il vero lusso. Quest’ultimo infatti non ricorrerebbe mai ad un media del genere, e non tanto perché lo stile di questo media non rientri nelle sue corde, ma semplicemente perché non ne ha bisogno; non ha bisogno di questo tipo di pubblicità, di contatto. Non potrei essere più concorde con Giulia quando chiede il ritorno alla bottega. Riporto qui una sua frase che mi ha fatto pensare al mio recente viaggio in Florida, e già mi scuso per la lungaggine. Giulia scrive a proposito della bottega e delle radici “Il nostro made in italy era vincente per questo motivo.” Beh, passeggiando per Collins Avenue, una delle vie più centrali di Miami, mi sono trovata spesso ad osservare vetrine di negozi un po’, perdonatemi il termine, “truzzi”, dai quali usciva una musica da discoteca assordante, e mi stupivo nel leggere la scritta “rivenditore autorizzato di Just Cavalli”. E’ vero che è la linea più giovane dello stilista, ma i prezzi sono sempre importanti, come è possibile che in America la rivendano in negozi così da cafoni? Che tipo di lusso allora è questo? Qual è esattamente l’immagine del made in Italy che arriva dall’altra parte dell’oceano? Non è allora auspicabile sul serio un sano ritorno alla bottega?

    P.S. Otto io la Zonda la conosco… :-)

  31. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    @Alix: se la conosci, non la eviti più…. Concorde con il resto.

    boicotta la griffotta!

  32. alessandro cedioli Says:

    http://cgi.ebay.it/ws/eBayISAPI.dll?ViewItem&rd=1&item=150249204400&ssPageName=STRK:MESE:IT&ih=005

    CHIC LO POSSONO ESSERE ANCHE I NOSTRI AMICI A 4 ZAMPE….

    SEGUITE QUESTA IDEA

  33. Paolo Convertito Blasio Says:

    per me il lusso è ciò che è bello, ciò che è geniale, ciò che è innovativo, ciò che è intelligente..spesso questo coincide con il costoso..odio il banale…ma non sempre lusso è sinonimo di costoso..il prezzo non c’entra nulla con il concetto di lusso!

  34. Stefano Says:

    …e se mi posso permettere, Paolo, a volte neppure l’oggetto c’entra nulla con il lusso…

    Il Lusso, secondo me, è nel Soggetto: l’oggetto “del desiderio” è manifestazione, riflesso, del lusso che ognuno - o meglio, taluno - ha dentro: tant’è che ciò che è Lusso per me, può non esserlo per te…

  35. Piper de La Rey Says:

    lusso e’ nel soggetto ? beh! forse ti confondi con la classe , inevitabile ma il lusso e’ sempre a braccetto con il prezzo , difficile vedere associato un bene di lusso con un prezzo basso … mi sbaglio?
    l’uso di internet e’ una realta’ tutta USA , o meglio il shop-online , le griffe che investono e tutto il resto e’ dovuto ad una diversa cultura ed una diversa architettura delle citta’ , negli USA e’ ben difficle avere i negozi , le botteghe come abbiamo noi nele ns citta’ , e’ tutto disloccato e quindi per andare a colpo sicuro si va’ in rete ci si informa dove e poi si va e se ce’ la possibilta’ si compra online , questo ad eccezione di citta come New York che e’ la piu EUROPEA , nelle altre citta’ sono i mall a fare la grande , infatti per noi sono centri commerciali ma negli USA in questi centri commerciali si trovano quasi tutte le griffe .

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