The Future Is So Bright, I Gotta Wear Shades
(di Antheus)
Oggi sulle pagine economiche di Repubblica è uscito un interessante articolo sul mercato degli occhiali da sole griffati e sulle lotte intestine tra i tre grossi gruppi (Luxottica, Safilo e Marcolin) per aggiudicarsi il mercato e le licenze delle griffes. Come si legge sull’articolo trattasi di scontri di milioni di euro per i quali non si escludono colpi bassi. Di qualità, di innovazione, di rischi aziendali non si parla: questi grossi gruppi garantiscono una buona qualità industriale, ma c’è una bassa relazione e rapporto tra marchio e produzione. L’art director del brand disegna gli occhiali e invia alla fabbrica, spesso senza alcuna specifica sul materiale da usare
Ormai siamo sul mercato degli occhiali da più di un anno e mezzo e abbiamo iniziato a capire come funziona. Abbiamo perciò deciso di non essere solo una griffe, bensì dei “designer di occhiali”, che progettano uno o più modelli di occhiali, in ogni dettaglio (di materiale, di rifinitura etc..), scegliamo il partner giusto per realizzarlo e seguiamo passo per passo la produzione. Solo in questo modo riusciamo ad avere il pieno controllo dell’intero processo. Come potete capire i nostri partner sono piccole e medie aziende nel campo ottico che privilegiano la qualità e la ricerca.
Anche in questo caso ci poniamo come degli indipendenti all’interno di questo mercato. Ma i risultati ci stanno lentamente premiando e ci stiamo costruendo una credibilità in un mercato difficile e, per noi, nuovo. Così quest’anno per la prima volta avremo uno stand tutto nostro al MIDO, la grande fiera internazionale del settore occhialeria che si svolge a Milano dal 9 al 12 maggio, all’interno dell’area Mido Design Lab. Per noi è una piccola grande soddisfazione. Nei prossimi post vi racconteremo cosa faremo e quali nuovi prodotti presenteremo.
ps: il titolo fa riferimento ad una vecchia canzone (fine anni 80) dei misconosciuti Timbuk3.

April 20th, 2008 at 10:18 pm
one thousand pieces for one thousand persons…
April 21st, 2008 at 7:48 am
there are brands for 100 thousand persons, there is music for 1 milion persons, there is music for 500 persons, there is politician for 1% of persons, there is politician for 53% of persones.
In all the word There is one person for one person.
April 21st, 2008 at 9:57 am
proprio questo we una mia amica che è in luxottica mi ha fatto vedere un paio di occhiali fuori produzione della ray ban fenomenali!
sono in prova…sembravano non so come dire degli occhiali da utilizzare dopo una bella sciata, bianchi non fasciati e delle lenti stupende…blu elettriche specchiate!
secondo me il designer aveva detto per filo e per segno i materiali da utilizzare e i colori perchè sono la caratteristica di questo occhiale.
Antheus magari, e quì invento…, luxottica si è già accorta di una fetta di mercato che chiede altro, e vi sta dando gli ultimi attimi per accaparrarvi più spazio possibile…correte.
April 21st, 2008 at 10:41 am
Canto _libero: Attenzione, massimo rispetto per Luxottica e sopratutto per Ray-Ban. Loro sono maestri degli occhiali. I dubbi miei erano sulle licenze per i vari stilisti che hanno come corebusiness l’abbigliamento o altri accessori.
April 21st, 2008 at 10:55 am
si avevo capito però ho anche pensato che un’impero come luxottica che ha il suo immenso mercato possa anche fermarsi a fare cassa finchè può permetterselo…ovviamente costa meno ed è meno rischioso comprare un “nome” che investire sul design, ma questa è ovviamente una strategia limitata, che a mio modesto parere è mirata anche alle richieste di chi investe in luxottica ricordiamoci che hanno un’intero staff che si occupa solamente delle relazioni con gli azionisti…l’azionista vuole risultati subito e poco rischiosi e in continuo aumento, ora quando queste richieste si scontreranno con un mercato in declino, luxottica comincerà a rifare quello che l’ha resa grande…ne sono capaci questo lo sappiamo tutti.
io sono pop
io sono rock
ecc.. ecc…
fra poco non basterà più nemmeno la bellissima giselle però per adesso va…e finchè la barca va lasciala andare…e se si apre una falla…si faranno uno yacht.
April 21st, 2008 at 11:07 am
one sunglasses for one person.
Ochiali personalizzati. A quando?
Devo farmeli fare dai cinesi?
April 21st, 2008 at 11:39 am
canto libero: i grossi gruppi possono fare affidamento al portafoglio prodotti dove c’è il cash cow ma anche la nicchia di innovazione.
honnête provocateur :
> Occhiali personalizzati. A quando?
quello è il nostro obiettivo; prima o poi ci arriveremo.
April 21st, 2008 at 12:52 pm
che gli stilisti che hanno come corebusiness l’abbigliamento o altri accessori sfruttano il mercato degli occhiali soltanto per fare denaro si sapeva già….ma la qualità??? In certi casi non si avvicina nemmeno al mediocre….stampi in plastica con grosso logo, ben lontani dal lavoro di ricerca delle piccole imprese o dal vostro progetto. Non conosco nel dettaglio una media di costo di produzione dei loro occhiali, ma scommetterei su di una cifra non lontana dallo zero virgola……
April 21st, 2008 at 2:07 pm
il futuro della “nicchia” è nella personalizzazione del capo (dell’oggetto). Catene produttive quindi snellissime, artigiani abili e narcisismo del cliente alle stelle perchè ha un pezzo unico al mondo con le sue “cose” sopra e che nessuno potrà mai avere uguale.
In fondo se pensiamo che un semplice carrozziere può riverniciare un’auto in due o tre giorni perchè impedirsi di fare auto “personalizzate”? Ormai anche nel “furniture” semi-industriale si adottano laccature su base RAL col sovrapprezzo del 30% sul prezzo di listino.
Credo che con una buona organizzazione si possano sfornare alcuni pezzi al giorno, che equivale sempre ad una produzione di un migliaio di pezzi l’anno.
Sugli occhiali non so. So che la maggiorparte di quelli firmati (non tutti) costano veramente poco ed hanno ricarichi (per la griffe) spaventosi. Non voglio riaprire il solito contenzioso su valore e costo e sul costo del valore o sul valore del costo, ma la personalizzazione del pezzo consente di giustificare almeno in parte quel prezzo altrimenti misterioso… Ora, ad esempio per gli occhiali, come si ottengono le fantasie? serigrafie? Colori in fusione plastica? Non conosco il processo produttivo e rischio di dire baggianate ma se si parla di stampi e colate, la preparazione del fluido può essere anche fatta su colore particolare e in piccola quantità. La serigrafia può essere preparata e compiuta facilmente, basta attrezzarsi. Insomma, per uscire dalla massa occorre lavorare sulle psicologie e sui desideri dei clienti….
April 21st, 2008 at 3:45 pm
Sony torna con i suoi spot creativi questa volta coinvolgendo i cittadini di Miami.
All’alba, infatti, la città di Miami è stata colpita da uno tsunami….di schiuma. Le strade sono state invase da migliaia di metri cubi di schiuma che ha reso felici molti abitanti….vuoi vedere che fra un pò anche in Italia quel Graziano Cecchini ricopia l’iniziativa? mahh
April 21st, 2008 at 6:42 pm
Paolo, posso dirtelo…? Che palle con questi eventi - spot della Sony.
Stanno diventando banali e noiosi come il format del fustino Dixan (che nel frattempo come logica del contrappasso verrà presto rivalutato).
April 21st, 2008 at 8:37 pm
Da Repubblica.it del 21 aprile 2008
Renato Zero entra nel mondo della moda. Il cantante romano ha disegnato e firmato una linea di occhiali da sole. Il titolo della collezione è evocativo:”Nero d’autore”. “Le altre - scrive il cantante - sono soltanto banali montature”.
Da adesso per Voi saranno Sorcini verdi.
April 21st, 2008 at 9:42 pm
@antheus
condivido condivido…daltronde quando una cosa diventa ripetitiva non attrae più..è sempre l’inaspettato che suscita interesse e curiosità…..
April 21st, 2008 at 10:00 pm
Un “bel” walzer… più che delle coppie del trio… Capisco che le grandi griffe aventi come corebusiness l’abbigliamento, il mondo della moda e degli accessori, non abbiano il know-how e le strutture adeguate per produrre senza ricorrere a terzi i loro occhiali, ma da come emerge dall’interessante articolo qui postato, la situazione che si è creata sembra più uno scambio di figurine tra amici-nemici…”tu mi hai preso quello allora io ti prendo quell’altro”…”ce l’ho, mi manca”…
La cosa però più preoccupante è che i consumatori continuano a scegliere solo dettati dall’esigenza di avere un paio di occhiali firmati. Non importa se poi gli occhiali, e soprattutto le astine di quest’ultimi, siano fatti praticamente in serie dalla stessa azienda e si somiglino tutti anche in occhiali che portano marchi diversi. L’importante è la marca che distingue, che ci differenzia dagli altri e che si discosta dalle altre marche, anche se prodotte dallo stesso produttore poco conta. E se poi Lapo Elkann un giorno decide di creare degli occhiali completamente artigianali, non ricorrendo ai giochetti del triangolo veneto, e vendendo i suoi occhiali (il Sever è solo un modello, fa eccezione) a un prezzo paritario o al massimo lievemente maggiore rispetto al mercato di riferimento, allora è un visionario…un pazzo a vendere gli occhiali a quella cifra…nessuno li comprerà mai…..E già, tutti preferiscono comprare gli occhiali fatti in serie per la massa, ma di marca per carità!
Antheus non s’è capito per caso che sugli occhiali vi appoggio al 100%???
A parte gli scherzi, mi dispiace di non poter venirvi a trovare al Mido, sarò in America in quelle date. Però ho un amico del settore che parteciperà quasi sicuramente, lo indirizzerò al vostro stand.
Un bacio.
April 22nd, 2008 at 7:26 am
porca miseria devo correre in ufficio…. ma ci tenevo lasciare questo appunto: io se voglio una torta personalizzata vado dal pasticciere… un vestito tutto mio? corro dalla sarta….. un mobile con il mio design? falegname… e se voglio un paio di occhiali con la montatura con disegnate le murrine? con stampate le paroline piccole piccole del giornale retrò? mica vado alla Lu………….. perchè no la I.I. identificarla come l’artigiano degli occhiali? o del capo fatto tutto per me? loro mi mettono l’innovazione dei materiali, la ricerca del tecnico e io mi porto la stoffa? ( metaf… si intende)
scappo…………..
April 22nd, 2008 at 8:57 am
..per i gruppi di artigiani top rivolgetevi a honnete….. Egli sa!
April 22nd, 2008 at 9:03 am
In italia nin si sperimenta piu’.
Tutti hanno paura di investire sul “nuovo” e copiano le idee ed i format stranieri.
Il paese sta invecchiando con i “creativi” piu’ anziani del mondo ele loro griffe stantie.
La decadenza e’ strameritata.
April 22nd, 2008 at 9:41 am
http://media.ft.com/cms/753aa4b0-ef3d-11db-a64e-000b5df10621.pdf
qualcuno si era domandato in quale parte del mondo era detenuto il potere del mondo?
fate le lastre alle società TOP100 e cercate quanto “resto del mondo” ci sia rispetto agli USA o quanta Europa ci sia in quelle top100. Persino la Cina appare ridicola. Contro “questa” omologazione economica cosa fare? Battaglie? Adeguarsi? Variare? Accontentarsi? Non credo ci siano regole. Solo che finalmente dovremmo cercare di capire cosa andare a fare. Soprattuttp se continuiamo a parlare di globalizzazione e quindi a metterci in competizione (???) con quelli lì.
April 22nd, 2008 at 10:36 am
I Cinesi e gli Indiani sono nei consigli di amministrazione di molte aziende americane.
Sono in attesa di comprarsele le aziende occidentali.
Basta andarsi a leggere la soria della famiglia Mittal indiana che ha preso il monopolio dell’acciaio mondiale in pochi anni.
Per non parlare dell’energia dei Russi e del petrolio Arabo.
Andate a vedere quanti non occidentali ci sono fra i piu’ ricchi del mondo.
http://it.wikipedia.org/wiki/Lista_degli_uomini_più_ricchi_del_mondo_secondo_la_rivista_Forbes#Lista_per_nazioni
April 22nd, 2008 at 11:33 am
Otto
grazie per il tuo link che mi é utile. Hai, detto poi un’altra grande verità che non esistono piu delle regole fisse e comprendere ciò che puo attirare e come reggere nel mercato.
Non condivido appieno invece con Honnete. La lista che che hai ripreso da wikipedia tra un po di tempo sarà nuovamente stravolta, causa un mercato globare che si rigenera continuamente, quasi come se ci fosse virtualmente posto per tutti…. ma poi quanti sono realmente a “reggere nel tempo”…. Poi non credo che in Italia non ci sia creatività. Esistono molte piccole realtà, e se non ho compreso male dai tuoi commenti, dovresti saperne qualcosa pure. Da noi é semplicemente tutto piu complicato rispetto ad altri Stati. Lo sbaglio piu grande che ha commesso l’Italia é stato quello di non aver mai investito seriamente sulle propie potenzialità, che sono enormi tra l’altro. Un ventennio fà il nostro export fatturava cifre da capogiro, in un perido dove bisognava essere di legno per non riuscire ad arricchirsi, e li ci siamo fermati. Abbiamo forse preteso che fossero gli altri a commercializzare il nostro prodotto (spesso di qualità) non calcolando che questo atteggiamento porta prima o poi indietro, a svantaggio del Made in Italy.
Tornando agli occhiali, esistono prodotti nel settore ottica veramente ottimi, senza perciò incappare nel meccanismo di cui ha parlato Antheus. Nella mia città esiste un negozio di ottica che produce una propia linea di occhiali da vista, con un design di buon gusto ed alta qualità, appoggiandosi poi a piccole medie imprese per la realizzazione. Una accuratezza in ogni particolare. Resta il fatto che la crescita per questo negozio al momento credo sia ristretta per i motivi che ben conosciamo.
April 22nd, 2008 at 12:00 pm
…ciò che sarebbe importante fare è contribuire alla crescita ed allo sviluppo, anche in termini di conoscenza presso mercati cosiddetti ricchi, delle potenzialità dell’artigianato italiano, sia in termini di creatività e design, sia proprio a fini prettamente commerciali.
L’artigianato al top, certamente non è in grado di produrre grandi numeri e quindi rimane pur sempre un prodotto costoso e non destinato ad entrare nei meccanismi di distribuzione globali.
Ma, come per i prototipi nelle auto, è forse possibile pensare ad una struttura di ricerca, per poi abbassare leggermente il livello e dedicare al pubblico più grande le attenzioni del modello ipercostoso e destinato solo ai grandi ricchi.
In sostanza scuole dell’artigianato, vetrine del top, punti di ricerca. Per strutture di questo genere occorrono collaborazioni anche con aziende industriali ma innovative. Credo che la ricerca fino ad ora si sia dedicata più a “ricercare” il cliente che il prodotto. Il design, come si legge sui giornali, è a quota 1.0, ai grandi vecchi, mentre “altrove” viaggiano con leggerezza e soavità.
Senza strutture che abbiano il compito di ricercare (ovviamente scevre da esigenze commerciali e quindi in qualche modo finanziate) sul campo, e quindi non parlo di IED o cose simili, ma proprio di tomaie e suole, fianchi e polsini, cotoni e sete e così via, senza il ritorno a queste scuole (occorre dire impedite nella loro sopravvivenza da leggi volute dai sindacati che equiparavano gli apprendisti a dipendenti con costi impossibili da sostenersi per i semplici artigiani di bottega) scomparse appunto per motivi di interesse sindacale e politico (ma le CNA a chi tiravano il carretto, agli artigiani o al PCI?) non è possibile saper proporre il vero Made in Italy che, comunque e ovunque tu vada, non è imitabile per classe, fantasia, proporzioni, qualità.
Also Spracht Fucsiaman
April 22nd, 2008 at 3:38 pm
…ciò che sarebbe importante fare è contribuire alla crescita ed allo sviluppo, anche in termini di conoscenza presso mercati cosiddetti ricchi, delle potenzialità dell’artigianato italiano, sia in termini di creatività e design, sia proprio a fini prettamente commerciali….. decisamente il concetto di base per un Made in Italy capace di tutti quei significati che si incarnani in artigianalità, cretività, innovazione e capacità imprenditoriali. Questa é l’alchimia giusta per rendere la nostra territorialità nuovamente all’apice della produzione mondiale.
Propio oggi leggevo sull’Espresso, a prpposito di design, una intervista a colui che parla di morte del design: Mister Philippe Starck architetto di fama mondiale. Questo l’articolo: http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2018547
Mi hanno colpito molto, oltre la sua inaspettata passione per l’astrofisica, queste sue parole:
“Una delle regole è che un progetto non ha legittimità se non s’iscrive in questa storia, nella grande storia degli 8 miliardi di anni. Cerco di attenermi a quest’idea, con successo variabile in quanto sono solo un piccolo designer di regali di natale e quando si disegnano spazzolini da denti o da WC non ci si può stimare capaci di essere alla scala di tutto questo, ma nessuno è obbligato di definirsi un genio. Tutti, invece sono destinati a partecipare. Partecipo con i miei mezzi. Oggi osservo che la curva dell’evoluzione è positiva. La storia avanza. certo, tutto dipende dalla prospettiva: da lontano la curva è impeccabile. Da più vicino ci si accorge che sale e scende. Il basso può essere chiamato ombra e barbarie, l’alto luce e civilizzazione. ma oggi le cose non vanno poi così male.”
Il fuoco primordiale della creatività é propio questo: osservare quella linea curva dell’evoluzione e da quale punto luce/ombra la si guardi per poi saperla progettare in una idea e in materia.
Alla base della nostra produzione interna questa potrebbe essere una chiave di svolta, piuttosto che continuare a regalare spazio a senttantenni ibridi di elasticità mentale e riluttanza alla nuova energia che solo una cretività giovanile puo offrire. La cretività italiana é ibrida, asciutta….
April 22nd, 2008 at 3:57 pm
@ Antheus : piccola curiosità, se si può..in generale al Mido presenterete solo occhiali oppure inserirete anche qualche pezzo unico per rafforzare e comunicare meglio i vostri valori di marca?
Thank’s
April 22nd, 2008 at 4:09 pm
Scusate ma ho un periodo da analisi logica…. é che con la fretta (male dei tempi moderni) non é che riesco a scrivere sempre bene. Quindi rewind:
“Il fuoco primordiale della creatività é propio questo: osservare quella linea curva dell’evoluzione e dalla quale cogliere il punto luce/ombra per poi saperla progettare in una idea e in materia.”
Ora va un po meglio.
April 22nd, 2008 at 4:40 pm
Giulia: mi scuso se sono sembrato troppo brusco. Non era mia intenzione. Ma con la musica mi piglia così. La prendo fin troppo sul serio e mi capita talvolta involontariamente di mettermi in cattedra; cosa che odio, peraltro.
Forse è per questo che ne parlo poco qui
Alix: Yesss, lanceremo due cose nuove nuove. Ve ne parleremo in anteprima nei prossimi giorni.
April 22nd, 2008 at 5:01 pm
si vabbè… diciamo che Starck ha un buon fornitore dai….
April 22nd, 2008 at 5:02 pm
Antheus:
voglio essere sincera. In effetti ci sono rimasta un po perplessa. Però, niente di grave. Anzi comprendo cosa dici prima di tutto per un fattore fondamentale che é questo: indirettamente, sebbene non sappia suonare uno strumento o cantare (cosa che ho voglia di imparare a fare), la musica é sempre stata parte di me …. la adoro senza nessun motivo logico, sebbene sia grammaticalmente impreparata. Poi ho la scrittura ed il mestiere giornalistico, guai a chi mi tocca in tal senso. Sai quelle cose di pancia…. Ciascuno di noi ha le propie passioni da custodire gelosamente…. Vogliatemi scusare per lo sfogo, ma non potevo non rispondere.
Antheus grazie, ho apprezzato.
Ps: sono curiosa dell’anteprima.
April 22nd, 2008 at 5:17 pm
diciamo che hai depistato dal concetto, caro Otto…. a prescindere da Alli e compagnia bella.
April 22nd, 2008 at 5:22 pm
Alessi, scusate ma ho problemi di dislessia. Tra un po mi ci vorrà il sostegno….
April 22nd, 2008 at 5:37 pm
ahah Giulia: intendevo fornitore di roba buona, pusher….

April 22nd, 2008 at 5:57 pm
Quale é la merce buona che intendevi? Il Made in Chiana a cinque euro o il made in Chiana a cinquecento euro? Poi che centra con quanto di originario stavamo dicendo….. Sig?
Per oggi basta perche da matina a sera ultimamente non faccio che studiare altro….
April 22nd, 2008 at 7:07 pm
@Giulia:cocaina.
Perchè mi sembra che legare gli spazzolini da denti ai flussi della civiltà è un tantino eccessivo. E’ come giustificare il colore di una cravatta con le quadrature stellari…..
April 22nd, 2008 at 7:27 pm
credo che il concetto si spostasse su di un’altra asse. Però non stò ad esprimermi su chi virne a scrivermi Giulia: cocaina. A tutto esiste un limite. Io non offendo nessuno….
April 22nd, 2008 at 7:30 pm
non so per quale meccanismo strano ogni volta che tento di segnale qualcosa che puo andare oltre mi ritrovo gli imbecilli a risponndere. aGli inteligenti…. nemmeno l’ombra….
April 22nd, 2008 at 7:34 pm
in questo blog mi é arrivato di tutto adesso basta concludo definitivamente. Ci sono che con tutta la buona volonta non posso tollerare…. Giulia: cocaina… cazzo, cazzissimo…
April 22nd, 2008 at 8:02 pm
Buonasera a tutti!
…e, naturale, un brindisi a Giulia: pinot nero vinificato in bianco questa sera…ti va?!
Otto, in effetti è proprio quello che dice Pippo Starck: l’ispirazione è quella sempiterna della Storia (o forse l’aspirazione…o l’inspirazione, per restare in tema di coca, pusher & co…
), ma definendosi “designer di regali di Natale e spazzolini” a mio avviso sottolineava proprio quello che ironicamente dicevi tu. C’è chi crede di essere “alla scala di tutto ciò” solo perché ha disegnato lo spazzolino del momento, mentre Starck - magari con falsa modestia e in preda a raptus da crisi d’astinenza - si “autolivella” in prospettiva per chiamare all’azione e alla partecipazione. Un po’ il contrario di quando si invoca il Sistema per dirsi comunque impotenti di fronte ad esso: non do certo giudizi né sull’una né sull’altra posizione, che forse, a lungo termine, portano allo stesso risultato. Ma, come diceva qualcuno (J.M. Keynes) sul lungo periodo saremo tutti morti…quindi tanto vale adoperare una tattica e quindi una strategia d’azione che abbia noi stessi come epicentro, che ci aiuti a valutare luci ed ombre, per poi, come auspica - e secondo me fa - Giulia, puntare sulle luci il più possibile.
“Tutti, invece sono destinati a partecipare. Partecipo con i miei mezzi.”
So già Otto che dirai che il mio pusher è più scadente di quello di Pippo…ma lui è Starck e può…io mi devo accontentare!!
A presto,
Ste
p.s.: Giulia, per quanto riguarda Peterson, non solo non mi hanno dato del demodé, ma anzi non mi hanno proprio badato… Mogio mogio, ritorno in serra…questa sera con Bud Powell…
April 22nd, 2008 at 8:06 pm
P.p.s.: .8, dimenticavo…a volte, il linguaggio discreto seppur roboante di una cravatta può arrivare ad alcune stelle…sta a chi lo parla e chi lo interpreta coglierne gli aspetti…
April 22nd, 2008 at 8:32 pm
…no, no…Giulia…non andare via…
Non ti curar di loro, ma guarda e passa… Non che io sia il Virgilio della situazione, ma quando non ci sei sento la tua mancanza su questa lavagnetta nera!!
Poi, non credo che Otto volesse offenderti o riferirsi a te: era solo per fare lo “shbabbaro” (Otto, questa docta citatio me la cogli?!
) nei confronti di Pippo, affermando che l’uso di stupefacenti ha indotto l’Inarrivabile Architetto ad arrivare dove ZaratustrOtto pensa di avere il monopolio!
…restaa cun mee…nun ce lassàaaa… Altrimenti la mia serra di orchidee a chi la dedico?!?!?!
April 22nd, 2008 at 8:33 pm
Stefano
grazie per aver compreso in parte il mio messaggio… questa é una di quelle sere da viono rosso e bill evans… torno a lavorare.
April 22nd, 2008 at 9:55 pm
certo che si è andati un po’ fuori tema,eh?? volevo dire che il signor leonardo del vecchio,patron di luxottica, della personalizzazione se ne frega, perchè la sua bella multinazionale vende già abbastanza così,ragion per cui finchè la barca va…continuiamo così.
quando le cose cominceranno ad andare un po’ peggio allora vedrete che in luxottica si inizierà con linee total custom,sulla falsariga degli yacht che molti acquirenti dei nuovi mercati pagano fior fior di milioni,pur di avere un prodotto personalizzato (paesi arabi,russia ecc.).allora si vedranno occhiali con montature in pelle di alligatore o di struzzo,o in legno,o in platino,o… in carbonio!!!
io i miei sever e i miei niro li ho già da un pezzo (personalizzati),ma i sever colorati li comprerò solo se li potrò personalizzare col nome: a quando??
April 22nd, 2008 at 9:55 pm
…ma poi torna qui…
Amarone, Bill Evans, ombre e luci
a dipingere quella tela
sulla quale mi conduci,
con l’armo latino isso la vela
e lascio scorrere petali, parole e note,
con quel rosso ad animar le mie gote…
Buon lavoro Giulia…
April 22nd, 2008 at 10:42 pm
Stefano
anche la poesia…. come faccio a non scrivere ancora qui. Non ci sono nemmeno abituata a tutte queste attenzioni. Poi ho esagerato. Se Antheus si rammarica per salire in cattedra, io cosa dovrei dire a questo punto…. Che ha ragione Otto…. coca cola si coca cola a me mi fa impazzire con tutte quelle tutte quelle bollicine…. come cantava Vasco…
Otto
Una volta tanto che cercavo di scrivere roba seria, mi aspettavo un confronto filosofico….
per ora basta, non mi piace postare cosi tanto, non mi piace l’esagerazione…. Notte.
April 23rd, 2008 at 9:49 am
… beh, ognuno l’ispirazione la trova dove vuole, credo. Anche nella cocaina o nell’hashish o nell’assenzio.
Ma che si riescano a trovare i flussi della storia e della vita persino in uno spazzolino da denti, beh, mi sa un attimo di esagerazione…
Che poi la cultura che Pippo mette in gioco ogni volta che disegna qualcosa, abbia riferimenti (velati, ma tanto velati) a ciò che egli dice, può anche essere. Bontà sua.
Comprando lo scovolino di Pippo d’ora in poi sappiamo che è inserito in una “curva dell’evoluzione positiva”. Magari sperando che corrisponda a quella dei nostri denti…..
April 23rd, 2008 at 10:02 am
leggendo notizie e interventi qua e là mi sono imbattuto in una riflessione sui mercati e su come le aziende possano crescere restando fuori dalla competizione, non curandosi dei competitors.
Si faceva l’esempio del nintendo wii e dell’I-phone ….le due aziende non hanno cercato di lottare con i propri competitor per accaparrarsi una fetta maggiore di mercato..aihmè già saturo… ne hanno creato uno nuovo, nuovi mercati, nuove frontiere….
A mio avviso, in parte, è la strada che stà percorrendo I-I con i suoi prodotti….Il mercato non ha bisogno di un’altro paio di occhiali piuttosto che una giacca nera…..Invece, il colpo di genio e stato di creare oggetti “unici”, personalizzabili, all’avanguardi nei materiali: ALTRI MERCATI!
April 23rd, 2008 at 10:07 am
Il giorno dopo lo stesso Philippe Starck al Die Zeit ha detto
I was a producer of materiality and I am ashamed of this fact. Everything I designed was unnecessary. I will definitely give up in two years’ time. I want to do something else, but I don’t know what yet. I want to find a new way of expressing myself … design is a dreadful form of expression.
Design is a dreadful (atroce, tremenda, spaventosa) form of expression. Giudicate voi.
April 23rd, 2008 at 10:14 am
…appunto: ha un buon fornitore!
April 23rd, 2008 at 10:24 am
Bonjour a tuch!
Otto, non sono riuscito a farmi capire neppure questa volta: quel tuo “ma” avversativo nel secondo paragrafo non ha senso perché sia io, che tu, che Pippo diciamo la stessa cosa. Disegnare spazzolini non smuove le civiltà, ed esserne coscienti sarebbe un gran passo in avanti, dacché oggi, chi disegna spazzolini, o altro, crede di essere la “scala” di tutto, di poter giudicare o guidare in quanto designer… Ecco, da ciò che credo di aver capito io, Pippo dice “pur essendo acclamato come Innarrivabile Designer, io in realtà disegno “robetta”, ma cerco con questa robetta di partecipare comunque al Sistema, senza la presunzione di essere illuminante”. Da qui, sempre secondo me, non hai più scuse - rassicuranti, certo - del tipo “la curva della civiltà” è troppo ampia perché io possa influenzarla: devi agire!
Pippo, in fondo, fa quello che tu dici: delocalizzati, sii altrove, non pensare solo a spazzolini o cravatte “quadratamente stellari”…
…e ora vado a lavarmi i denti…chissà che arrivi la pace nel mondo…
A presto,
Ste
April 23rd, 2008 at 10:56 am
ma… mi sembrava invece che egli dicesse che, pur facendo cose minime (???), anche queste le “sentisse” parte di un flusso vitale e storico…
[...] “Una delle regole è che un progetto non ha legittimità se non s’iscrive in questa storia, nella grande storia degli 8 miliardi di anni. Cerco di attenermi a quest’idea, con successo variabile [...] Tutti, invece sono destinati a partecipare. Partecipo con i miei mezzi. Oggi osservo che la curva dell’evoluzione è positiva. La storia avanza. certo, tutto dipende dalla prospettiva: da lontano la curva è impeccabile…..” ecc.
Un progetto “non ha legittimità”. Quindi pur nel piccolissimo e nell’insignificante, pare ci sia l’immanenza di un “ordine” progettuale che è quello della storia….
Credo volesse dire che nulla può essere casuale e che qualsiasi cosa si faccia, ha una sua ragione d’essere in quanto deriva da culture e sovrapposizioni. Lui cerca di attenersi a quella idea. Così dichiara. Come d’altra parte dichiara di disegnare anche oggetti francamente di poca importanza “storica”. Ma la conclusione del brano, con l’accenno alla curva dell’evoluzione, se non è una i(n)spirata di quello buono è un ritornare ad inscrivere le proprie cose in un flusso naturale e superiore. Da cui ne ho tratto la conseguenza che egli sniffa o i(n)spira roba buona, perchè oltre ad essere contraddittorio (ma questo a volte è un male comune dei geni artistici) in fondo avoca a sè una parte di quello spirito anche nello spazzolino da denti.
Ho assistito a Milano ad una intervista a Bacon nella quale il giornalista poneva domande sul significato di alcuni oggetti o soggetti e le risposte più frequenti ( e che mi hanno fatto decadere Bacon come mito) sono state: beh gli dia il significato che lei vuole… oppure: c’ho messo il cane perchè mi piaceva, forse una statuta ci stava meglio…. ecc.
Uno spazzolino può essere i(n)scritto in qualsiasi ordine cosmico o storico, ma alla fine è così perchè “piaceva” così e basta.
Solo per caso o per scelta… senza altri motivi. Ed è questo che separa l’Arte (quella vera) dal design.
Persino Bacon in certi suoi quadri ha fatto semplice design: trasposizione di fotografie su tela. Mentre critici e noi, pensavamo ai suoi dissidi interni manifesti nelle lacerazioni dei volti e dei corpi…. cazzate.
Li faceva perchè gli piaceva quel soggetto e basta. Forse anche lui aveva un buon fornitore…ma non di tele eh!
April 23rd, 2008 at 11:26 am
…ora mi è più chiaro ciò che hai scritto prima…
Io l’avevo invece interpretato “ingenuamente” al contrario, cioè come se lui si sentisse inadeguato poiché da un lato conscio di dover dare contributi sostanziosi all’evoluzione dell’uomo, ma dall’altro, sentendosi solo disegnatore di inezie, non riuscendovi appieno. E quindi leggevo quel “partecipo con i miei mezzi” come uno “scusate, vorrei tanto essere guida, ma non ne ho le capacità e quindi accettate almeno l’impegno…”.
Allora, come hai già detto, ritorniamo alla questione di sempre: che la cultura, il design, l’arte, gli spazzolini o le cravatte non abbiano solo il Mercato come riferimento, ma che ci siano - da un lato e dall’altro - sensibilità, tradizione, innovazione fusi nell’evoluzione.
…poi però, sempre riguardo a Pippo, non mi appare più tanto chiaro il prosieguo: perché cercare altro, definendo il design un pessimo modo per esprimersi? Forse è tra quelle contraddizioni che dicevi?
E infine, su Bacon: io non direi che è decaduto un mito - almeno per me. E anche qui aiutami a capire, dato che io parlo da appassionato ma non molto colto. Lo pensavo al liceo da studente svogliato di Dante, lo hanno detto in vari (dalla pop art ai dada, etc.): mi sono sempre chiesto che grasse risate si sarebbe fatto il Sommo Poeta vedendo che migliaia di parole a commento erano state scritte su un suo singolo verso, a scavare mille interpretazioni, quando magari lui l’aveva semplicemente vergato “perché così gli andava”. [Attenzione, non mi si fraintenda: non sto sminuendo Dante ovviamente, quanto sorridendo, magari con presunzione, di certa Critica...]. Poi Warhol, Duchamp & co. hanno ribadito il resto… Quindi, dal mio punto di vista almeno, Bacon ha semplicemente e ironicamente fatto una bella citazione…doppiamente mito, giacché, immagino, la Critica avrà poi criticato questo atteggiamento non-critico… Geniale!
N’est-ce pas?
Ste
p.s.: forse che davvero il mio fornitore non è all’altezza di quelli citati?!
April 23rd, 2008 at 11:36 am
…però, rileggendo attentamente le righe (eh…l’i(n)spirazione…) riportate da Giulia, non credo di aver sbagliato di molto la mia interpretazione…oppure ormai mi sono invischiato a tal punto nel mio modo di leggerle che non ne esco facilmente…
Ci riprovo, tu correggimi .8!
Lui - dice - è cosciente che un prgetto non ha legittimità se non è inscritto nella Storia. Per contro però afferma “cerco - è il desiderio, l’aspirazione - di attenermi a questa idea” MA sono solo un piccolo disegnatore, non posso pretendere di essere all’altezza di tutto ciò. Nonostante la mia palese impotenza, partecipo come posso, tutti sono chiamati a partecipare poiché non è obbligatorio essere geni.
O no?!
Ste
April 23rd, 2008 at 12:20 pm
Non so. Trovo schizoide la dichiarazione di Pippo, riportata da Giulia. Da un lato si cerca l’alibi della piccolezza per mostrarsi umile, dall’altro evoca grandi flussi e energie “cosmiche” nei quali obbligatoriamente (pur nel piccolo) il progetto debba essere inscritto. Lui sa benissimo di essere un grande e di aver tracciato una strada inscritta nella storia del design.
Non sopporto quindi la falsa umiltà (non lo è, solo per essere ricevuti da lui occorre pagare qualche decinaio di migliaia di sterline). Uno spazzolino, così come una seggiolina, non hanno niente a che fare con ordini superiori o energie o flussi o vitalità. Oppure non possiamo arrogarci il diritto di pensarlo per quelle fatte oggi, mentre inevitabilmente per tutto l’arredo e l’accessoristica dei secoli passati (con i valentissimi esempi che conosciamo) questa percezione, filosofia, concezione, non essendo nè conosciuta, nè pensata, non valesse. Forse chi disegnava arredi per il Re Sole si sentiva “inscritto” in una missione vitale? No. Cercava di rendere piacevole e ricca la seduta del culone del Re. Ecco perchè forse in quattro non ancora riusciamo a cpire bene cosa volesse dire Pippo con quelle parole (poi addirittura smentite altrove).
Forse uno spazzolino è uno spazzolino e una seggiola è una seggiola. E basta. Poi progetto e forma possono avere mille giustificazioni e culture dietro (è la base del design e dell’Arte ciò) ma tutto il resto mi lascia perplesso. E mi porta verso “crasse” risate.
Starck non è un modello per la qualificazione dell’artigianato italiano, nel senso di ciò che ho detto prima. Starck è esattamente l’opposto, l’omologazione globale di un gusto “imposto” dai magazine e dagli architetti radicalchic, “vestiti di nero” come direbbero altri, che nella indiscussa piacevolezza di certe ironie e curve hanno trovato il rimedio alla loro mancanza di capacità di progetto dell’oggetto specifico. E’ quindi un design di basso profilo (come quello delle borsette, eheheh) che “piacevolizza” le case, dandogli un tocco di intellettualità quano fai le cene…” bella ’sta sedia ma di chi è? Ma è di starch! Come, non la riconosci?”
Quindi, tornando a noi, non so proprio come interpretare quella frase. Sembra scritta da Derrida o da Borges….
Arte: le grasse risate se le sono fatte in molti. Devo però dire che da Bacon non me lo aspettavo. E devo dire anche che però, qualunque cosa faccia un artista, sotto sotto, pur se inconsciamente, anche a livello di sensibilità o traumi subiti e non riconosciuti, una motivazione esiste. Molti artisti sono ignoranti, anche di se stessi. Pensano di fare cose perchè così gli piacciono mentre invece hanno motivazioni inconsce di ciò che fanno e non lo sanno.
Certo non tutti gli artisti fanno così. Ci sono persone di cui ogni riga ed ogni forma hanno significati precisi e coscienza del “facto”. Ed è proprio questa la definizione di Arte che più difendo: la coscienza di un significato da rivelare (epiphanos) al fruitore attraverso un media. Una metafora quindi ed una epifania. Una Metafania. Quindi a monte una coscienza ed un significato, a valle la rivelazione dello stesso o di parte dello stesso o solo di una emozione (dovuta allo stesso). Nel mezzo, lo strumento, la tela, il video, la pietra, la plastica e ciò che si vuole.
Ma senza una coscienza significante di ciò che si crea, si fa solo arredamento, artigianato, design. categorie certamente degnissime di esistere, ma da non confondersi con l’Arte…..
April 23rd, 2008 at 2:09 pm
Indubbiamente le parole di Starck fanno riflettere molto, o meglio mi fanno paura certe affermazioni. Se tutti ragionassero cosi, l’arte che fine farebbe… si perderebbe nell’omologazione del villaggio globale. Io mi chiedo con quale coraggio si possa dichiarare che il design é una orribile forma espressiva…. mi pare che abbia pure chiesto scusa per tutto ciò che ha creato (spazolino, sedie, etc….)….. Mi chiedo allora che senso abbia la cretività so non quella di saper trasformare la propia sensibilità, dare vita e corpo a una idea (a prescindere che il risultato finale possa ritenersi un buon prodotto o meno). Quando ho cercato di interpretare alcune cose espresse da Pippo (antropomorfo come il personaggio Walt Disney) ho voluto comunque vedere a modo molto mio il senso che il design dovrebbe avere e lo riporto con le stesse parole che ho usato: “Il fuoco primordiale della creatività é propio questo: osservare quella linea curva dell’evoluzione e dalla quale cogliere il punto luce/ombra per poi saperla progettare in una idea e in materia.”
Linea non può essere altro che una guida nel ricercare il senso cretivo, le curve dell’evoluzione sono le materie che si plasmano, i punti luce/ombra l’ispirazione. Un senso quasi darwiniano….. una evoluzione non della spece ma dell’arte…. seguire un sentimento é evoluzione, é andare avanti, é un virtuosismo come nel jazz, é una melodia, un scovare l’oltre che riesce a dare valore all’oggetto creato….. una coscienza significante come scrive Otto, é arte.
Il design ha cambiato veramente volto negli ultimi 30 anni. Ciò che per esempio accadeva da noi fino a tutti gli anni ‘70 era una produzione ed esplosione, innovazione e ricerca…. gli artigiano non erano semplicemente dotati di mani beate, erano degli eccellenti creatori. Adoro per esempio le arti applicate dei primi 50 anni del ‘900. Il liberty quindi l’art nouveau e l’art decò… credo siano stati due movimenti artistici magnifici in quanto ad architettura, design, la pittura, la gioelleria…… c’era fermento e tante idee rivluzionarie. Oggi non manca la creatività, ma quello spirito che spero possa ritornare perché no anche in occasione dell’Expo milanese.
April 23rd, 2008 at 2:50 pm
volevo scusarmi con Otto perché avevo frainteso le tue uscite. Magari penserai che ho un buon fornitore pure io, tanto ad Arezzo siamo pure fniti ai tg nazionali….
April 23rd, 2008 at 3:00 pm
La mia giornata cambia decisamente, alla luce di questa notiziona!!! Hihihihihihi
June 6th, 2008 at 7:29 am
CIAO ANTEUS NON TROVO L’INDIRIZZO DI TORINO ED HO TANTISSIMO MATERIALE DA INVIARTI POSSO DIRE CHE LAPO HA DATO UNA SCARICA ELETTRICA AGLI STILISTI E NON SOLO…….. SI VEDE MOLTO NELLA COLLEZIONE PRIM EST DI TUTTI……..E’ LUI IL TRAINER DELL’ANNO UN BACIO A LAPO MO
June 6th, 2008 at 7:31 am
DIMENTICAVO NON HO VISTO IL PROGRAM MERCOLEDI’ ALLA PROSSIMA OGGI NIENTE MARE PIGGIA E TEMPORALI MIO BABY VUOLE LA CINQUECENTO STATION CHE CARTONI ANIMATI VEDRA’……..
June 6th, 2008 at 7:32 am
CINQUECENTO CABRIOLET …………………………………………. …………………. …………………………….