Vetrina tridimensionale
(di Antheus)
Lo abbiamo detto qui mille volte. Il negozio è un media. Tra i più efficaci, per giunta. Perciò, quando si presenta l’occasione, cerchiamo di sfruttare al massimo le potenzialità comunicative inespresse dei negozi e delle loro vetrine.
Approfittando della design week milanese abbiamo voluto inaugurare un esperimento che vorremmo poi replicare, in forme diverse, anche in altre città. L’idea è semplicissima.
Biffi, la boutique di Corso Genova, ci dedica una sua vetrina dove oltre ai classici pezzi unici I-I (camicia quattro bottoni, outdoor jacket, tuxedo in cordura, occhiali fluo, pantaloni di lino e cotone etc….) abbiamo anche inserito due prototipi sempre progettati da Renato Montagner, responsabile del Centro Stile I-I e dal suo studio Changedesign: una bicicletta in alluminio fresato dal pieno e un baule in kevlar con interni in lino cimosato. Entrambe molto belle.
Però, ci siamo chiesti, perché non inseirire il tocco I-I anche sul marciapiede o sulla strada per fare in modo di far “toccare con mano” le idee di Italia Independent? Così, di fronte alla vetrina potrete vedere il prototipo della nuova 500 personalizzata I-I: esterni e cerchi nero opaco, interni in pelle nera con il logo I-I ricamato sui poggiatesta, plancia in metallo brunito, spoiler e specchiatta a quadri bianchi e neri.
Se capitare a Milano dateci un’occhiata. E’ visibile 24/7. Qui sotto le foto scattate dal sottoscritto or ora con il suo cellulare (cliccate sulle foto per vederle meglio)

April 17th, 2008 at 4:35 pm
Bellissimo questo prototipo,il nero opaco mi fà impazzire e poi riprende la personalizzazione della Maserati del Grande lo stile e tutto suo…….
Se passo da Milano non mancherò di passare a vederlo poi i colori bianco e neri mi fanno battere forte il Cuore……..
April 17th, 2008 at 5:47 pm
perdonami antheus, ma perchè parti dal presupposto che il punto vendita ha potenzialità comunicative inespresse ?
perchè usi il termine ‘inespresse’ ?
il marchio si vende da solo ma essere un bravo venditore è altra cosa, se mancano di un potenziale alcuni negozi allora da cosa è rappresentato secondo te questo potenziale!!?
basta una buona comunicazione estetica !!!? non credo… cosa ne pensi
April 17th, 2008 at 6:42 pm
Perchè non l’avete fatto a Torino che è capitale mondiale del design?….
April 18th, 2008 at 7:00 am
…perchè fino a Torino in bicicletta sai…
April 18th, 2008 at 7:01 am
…scusate, ma un fucsia opaco no?
April 18th, 2008 at 9:42 am
rafaela, cerco di spiegarmi meglio Intendo dire che oggi i negozi sono sempre meno dei luoghi di vendita tradizionali, ma sono luoghi di scambio relazionale, di conoscenza e d’ esperienza.
Prima non c’era relazione tra produttore e consumatore e si lavorava su singole aree e segmenti, oggi invece si privilegia una relazione diretta e la condivisione.
Prima si vendeva uno stile, i negozi erano tutti uguali e si privilegiava il total look, oggi i negozi - e in particolare i fashion store - sono territori esplorativi dove creare combinazioni creative .Il negoziante oggi deve avere la capacità di ascoltare e di creare una relazione privilegiata con il cliente. Oggi il cliente vuole sentirsi raccontare storie
Il negozio è il luogo che permette la relazione funzionale ed emozionale con le persone che si avvicinano al marchio. Ed è anche il luogo eletto per giudicare la credibilità del marchio e l’effettivo valore dei prodotti. Il negozio oggi è l’unico media che permette di creare una densità dell’esperienza
Detto in parole povere, il negozio non puà più essere solo un negozio, ma per creare tutto ciò ci cui sopra, deve essere un contenitore in grado di ospiti anche altro. Dall’intrattenimento all’insegnamento, possibilmente gratutito e non legato necessariamente al prodotto.
April 18th, 2008 at 10:13 am
però a volte questo contatto infastidisce il cliente.
se entro in un negozio voglio poter percepire la disponibilità a fare ciò che mi pare, farmi un’idea di quel che voglio e solo in un secondo momento, voglio avere qualcuno a disposizione per farmi vedere ciò che ha colpito il mio interesse.
e soprattutto non voglio essere squadrata perchè esco da 9 ore di ufficio e faccio schifo perchè non ho la pazienza di andare in giro il we a fare compere in mezzo a galline che schiamazzano e ti rubano la roba dalle mani!
April 18th, 2008 at 11:54 am
provato a guardare dalla vetrina come se foste voi in vendita? è un ottimo passatempo, buon divertimento
April 18th, 2008 at 3:06 pm
Abbiamo con noi delle grammatiche aggiornate per decodificare senza troppe scommesse epistemologiche il funzionamento dei nostri ambienti di vita, per poter poi meglio decidere tutti insieme sulla qualità e sul significato della parola “ben-stare”? Stiamo indossando il giusto paio di occhiali? O, prima ancora, sappiamo di indossare un paio di occhiali, quando guardiamo le nostre città, i territori degli insediamenti umani? Se siamo stati culturalmente formati – poco - a cogliere le macro-entità del mondo industriale (ciminiere, capannoni, ipermercati, dighe), siamo oggi in grado di cogliere i segni di una modernità post-industriale fatta di manufatti miniaturizzati oppure totalmente immateriali come nelle Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione?
Siamo pronti alla sfida?
April 18th, 2008 at 3:13 pm
che bella è la 500.
Sapete già come la penso a riguardo delle “vetrine”, sono sulla stessa lunghezza d’onda di Antheus. Il negozio come relazione ed esperienza. Si intenda un certo tipo di negozio, quello più vicino alla “bottega” non il grande magazzino.
April 18th, 2008 at 4:03 pm
Ma che bella questa 500…la voglio!!!! Peccato che il prototipo che il mio fidanzato si è fatto fare sul sito Fiat sia total white…magari cambia idea…
Comunque, quoto assolutamente tutto quanto scritto da Antheus (da brava pecorella..
).
Oggi il consumatore punta soprattutto ad ottenere un scambio, un relazione con la marca prescelta; quando entra in un negozio si aspetta di vivere un’esperienza emozionale.
Aggiungerei inoltre che ogni marca, per trasmettere la sua percezione alla mente del consumatore, non deve servirsi soltanto della pubblicità, spesso televisiva, ma ha anche a disposizione altri strumenti, che tra l’altro non comportano costi aggiuntivi, che devono essere saggiamente utilizzati, come il packaging, le fiere e assolutamente anche il negozio. Ogni momento di contatto con il consumatore deve trasformarsi in un’occasione di pubblicità, di confronto. Per questo il negozio, la sua disposizione, i colori, lo stile, il design, e tutti quegli aspetti che strettamente lo riguardano, devono essere studiati per mandare dei semplici stimoli, spesso visivi, in grado di richiamare e rafforzare la marca e la sua percezione, il suo concept, nella mente del consumatore.
Se poi consideriamo, secondo la più classica delle teorie, che il linguaggio della comunicazione agisce su entrambi gli emisferi del cervello, quello sinistro(razionale) e quello destro(intuitivo,emotivo), a differenza però che, a causa del sovraffollamento dei messaggi pubblicitari, la parte sinistra può rifiutarsi di elaborare e cogliere il senso degli stimoli, mentre la parte destra lavora sempre e comunque sulle immagini, allora viene da sè che anche il negozio, con tutti i suoi stimoli, è molto importante per continuare il discorso simbolico già iniziato con altri mezzi dalla marca.
Ops…scusate la divagazione…
Ma Antheus l’iniziativa dura quanto il Fuori Salone di Milano, ovvero fino a lunedì 21?..peccato, nel weekend sono in montagna, spero di riuscire a fare un salto almeno lunedì…
Buon weekend, ciauzzz
April 18th, 2008 at 4:22 pm
@Antheus: il tuo post e il tuo successivo commento relativo all’importanza del “negozio” è interessante e condivisibile. Parli di negozi/ fashion store come luoghi di scambio, di conoscenza……..come territori esplorativi …..dove si creano relazioni e dove il negoziante ha capacità di ascolto e comunica con il cliente creando una relazione che permette di avvicinare il pubblico al marchio. Bellissimo! Voi di II avete appositamente dedicato del tempo e lavoro creando, o meglio, formando gli Ambasciatori di II, utili nei vostri negozi patner italiani a trasmettere il concetto/ qualità/in sostanza II pensiero. Mi domando (da romana e quindi conoscendo abbastanza bene i vostri negozi patner di Roma, cioè Gente) sono negozi che rispecchiano tutto questo? Hanno anche loro ambasciatori II?
All’apparenza sono fantastici, creativi, di buona qualità ma…..
A via del babbuino c’è un piccolo diesel store, beh secondo il mio modestissimo parere rispecchia completamente quello che scrivi, entrando si riceve quell’accoglienza non invadente ma familiare che ti fa scoprire il marchio e gli addetti ai lavori riescono ad entrare in relazione col cliente.
April 18th, 2008 at 5:09 pm
il negoziante e il produttore sono figure molto differenti antheus ma si rivolgono entrambi alla stessa entità cioè il consumatore, dal momento che entri tu (intendo voi) c’è non solo una diversa comunicazione ma c’è una ‘presenza’ diversa che influisce immediatamente sul cliente, dimmi se erro, tu saprai creare quel legame e trasmettere un’emozione perchè tu hai creato il prodotto (insieme ad altri), io (esempio) consumatrice in questo caso ti sento, sento che il tuo coinvolgimento è diverso da quello di un negoziante.
quando i ragazzi entrano in azienda da noi a scegliere una scarpa, ci ascoltano e noi ascoltiamo loro, ci criticano, c’è un rapporto molto diretto, ieri pomeriggio una ragazza è passata a scegliere dei sandali, ho notato che la mia presenza la influenzava moltissimo, mi ha detto timidamente che le piace disegnare e se poteva venire per un giorno a trovarci nel periodo in cui disegneremo la nuova collezione, a me ha fatto piacere dirle di sì.
April 18th, 2008 at 6:31 pm
raffaela: la mia opinione - ma è solo un’opinione e, in quanto tale, opinabile - è che queste differenze tra diverse figure (produttore, venditore..) in futuro saranno sempre più sfumate. In generale credo che i ruoli ben definite di categorie professionali saranno sempre più elastici e integrati. Sono i tempi che viviamo che lo richiedono.
eleonora: Gente non è un negozio I-I. Ha tenuto solo gli occhiali ma niente d’abbigliamento. Il negozio a Roman è Leam http://www.leam.com/ .
Noi ovviamente stiamo lavorando su tutto questo: ci rendiamo conto che non è facile, che in qualche modo scardiniamo un meccanismo consolidato, e non sempre tutti lo recepiscono o lo condividono in pieno.
alix : l’iniziativa da biffi dura anche oltre lunedì.
canto libero: ovviamente tutto questo nei limiti del buon senso e dell’educazione. Voglio dire, la regola è quella di evitare l’effetto animatore-pedante-da-villaggio-turistico. Se il cliente vuole far da solo è libero di farlo.
April 18th, 2008 at 7:39 pm
ciao antheus….volevo chiederti:che ne avete fatto del progetto la libertà delle idee?
cordiali saluti….
April 18th, 2008 at 9:41 pm
Abitiamo territori biodigitali, costruiamo oggetti sociali, progettiamo sistemi complessi, espandiamo reti relazionali, popoliamo paesaggi mediatici, agiamo sul futuro. Ma le grammatiche con cui impariamo a leggere il mondo sono datate e non ci aiutano a interpretare.
April 18th, 2008 at 9:54 pm
V’hanno fatto la multaaaaa…
April 18th, 2008 at 10:51 pm
Mmmmm…per avere negozi del genere ci vogliono commessi che amano ciò che fanno.
Spesso e volentieri a Milano mi ritrovo con commessi/e che non hanno voglia di servirti e che preferiscono una chiaccherata tra colleghi a chi sta cercando di scegliere quello che vuole indossare.
Mi è capitato spesso di uscire da un negozio per quel motivo.
A trovarne di posti cosi….
A quando la 500 fluo….mmmmm elementi in carbonio all’interno nulla??
Ti critico le foto, le hai tagliate, eheh!!!!!!
April 18th, 2008 at 11:22 pm
chi fa la multa non ausculta,
(fa rima Antheus, stacce)
April 19th, 2008 at 8:39 am
A me piacerebbe entrare in un “posto” dove c’è la possibilità di vedere i prodotti, con la calma di una libreria, puoi guardare con calma, ti incuriosisci, non hai la sindrome “devo acquistare”, nello stesso tempo, avere il previlegio, come in una mostra di quadri, di avere a disposizione una persona che ti spiega, che ti fa capire l’opera d’arte, in questo caso il prodotto a 360°. E’ come per un quadro, alla prima occhiata hai una sensazione, ma quando ti viene spiegato il perchè è stato fatto così, perchè quel colore, il perchè della grandezza, i materiali….. alla fine lo vedi con occhi diversi e il quadro non è assolutamente quello di prima.
Io sono sempre curiosa di sapere il perchè la scelta del materiale… il tipo che l’ha ideata….
Qui c’è il vantaggio, rispetto al quadro, che se ti piace… oplà, te lo compri.
the next
April 19th, 2008 at 9:03 am
…aaah e così sarei 8 e pass e rotto?
April 19th, 2008 at 9:23 am
…cmq d’accordo con honnete.
Le grammatiche, gli “abecedari” con cui interpretiamo il mondo sono essi stessi linguaggi già codificati che, per il fatto stesso di essere utilizzati come tali, ci guidano verso interpretazioni “viziate” dalla sintassi stessa di quei linguaggi.
Derrida invita (o obbliga) pur cripticamente alla decostruzione dei sensi logici e dei linguaggi affinchè la “verità” (nascosta o celata) possa disvelarsi in modo autonomo.
Se un pensiero vuole essere innovativo, deve essere pensato al di fuori degli schemi mentali abituali, ipotizzando comunicazioni di genere diverso da quelle assimilabili a “linguaggi”.
Ogni linguaggio è di per sè elitario ed esclusivo di chi non ne conosce la chiave.
Il limite all’infinito di ogni comunicazione (e in parte quindi anche del marketing) dovrebbe essere la possibilità di essere intesi da tutti, pur nel caos degli strumenti recettivi (dicasi culture personali) che ne deforma continuamente scopo e finalizzazione.
Esiste quindi una dicotomia evidente tra progressi tecnologici e comunicativi (l’espansione della bidimensione illustrativa: pagine, fotografie, vetrine a tridimensionale, regno del virtual3D, dell’ologramma, ma anche semplicemente della vetrina “diffusa” o “espansa”….) e le forme culturali con cui vengono analizzate e decodificate tali esigenze.
Siamo a un commercio 1.0, ad un marketing 2.0, ad un design 3.0 mentre siamo vicini ad una tecnologia “n.0″…
La vetrina è ancora strumento per l’esposizione del prodotto? La vetrina (intesa anche come e.commerce) è ancora “il” luogo mediatico su cui si proiettano prodotti e percezione del cliente? La vetrina è sempre l’Agorà in cui si incontrano clienti e venditori?
Il vetro è sempre il diaframma che separa desiderio e realtà?
Non posso che adottare la provocazione di Azzurra: mettiamo i clienti in vetrina ed esponiamo i prodotti sul marciapiede. Si può fare: basta pagare il suolo pubblico e due gorilla che controllino i furti e fare entrare la gente nel negozio. E’ una operazione innovativa e culturale.
beninteso, se la fate l’idea è mia e di Azzurra. Voglio copyright e pubblicità…
Non posso anche che perorare la 500 fluo di donald. Saprei anche di che colore farla. Ve la disegno?
la facciamo per Pitti? Honnete ci fa fare 4 paia di scarpe del colore scelto da me ed io vi faccio anche un layout per la 500…..
Scherzo eh…
April 19th, 2008 at 9:28 am
@Mariangela: anche il quadro, oplà, se vuoi te lo compri eh….

April 19th, 2008 at 9:48 am
@otto
Ti sono arrivate le mie e-mail?
April 19th, 2008 at 11:37 am
Vedo una bella bicicletta nella foto, ma quella che mi sono comprato ieri è fantastica! Date un’occhiata… http://www.cignolabicicletta.it
April 19th, 2008 at 12:25 pm
x8:
no Danilo, 8passErotto è un personaggio di fantasia
a tal proposito oggi uno è passato sul balcone, sono uccelletti carini e dal suono simpatico molto meglio dei piccioni che escrementano quasi come i pipistrelli
.a
April 19th, 2008 at 12:30 pm
Azzurra
April 19th, 2008 at 1:40 pm
@ my dear eight …… ne convieni con me che la conoscenza a 360° di un prodotto porta ad un’ acquisto più intelligente e motivato?……………..
April 19th, 2008 at 2:46 pm
Ragazzi a quando un myspace di I-I ????
April 19th, 2008 at 5:28 pm
antheus mi è venuto spontaneo fare una riflessione sull’atteggiamento del consumatore, nel momento in cui si trova davanti il commerciante o il produttore, il cliente assume a mio avviso un atteggiamento diverso, ma questa è una mia opinione, discutibile..
se mi parli di elasticità di ruoli mi trovi concorde ma il sapere e le esperienze che queste figure (produttore e venditore..) portano, hanno a mio avviso molte sfumature, in alcuni casi di mezzo c’è l’arcobaleno, spero tu possa comprendere anche questo mio punto di vista…
April 19th, 2008 at 7:39 pm
Ogni linguaggio espessivo prevede una decodifica.
Spesso l’innovazione contiene un messaggio difficile da decriptare.
In fondo i media decidono quali saranno i segnali di innovaziobe che gli stati maggiori della comunicazione hanno deciso di inoltrare e ne forniscono anche i codici di decriptazione.
Il consumatore e’ solamente una cavia inconsapevoleche assorbe passivamente.
April 19th, 2008 at 7:57 pm
Provate a decodificare questa richiesta geniale:
http://www.bumllionaire.com/bumllionaire/?cat=2
April 19th, 2008 at 10:25 pm
@Antheus: a proposito di milano…sei andato a farti un giro al salone del mobile??? io arrivo da lì… ho trovato molte cose interessanti, per quanto riguarda materiali e design.
April 19th, 2008 at 10:29 pm
per me i media decidono solo il ritmo..
ciao Lapo
buona notte Antheus
April 20th, 2008 at 9:46 am
@Mariangela: i gradi (°) non sono mai abbastanza, evitando però gli angoli acuti… che però sembrano quelli più frequentati da questa società
@honnete: è ciò che ho sempre asserito: se ogni italiano attivo donasse allo Stato 1 solo euro (un caffè) l’anno per una causa, si avrebbero almeno 40 milioni di euro da spendere per quella causa. il problema non è quello degli italiani attivi, ma di quelli passivi…. oppure potrebbero donarli a me
April 20th, 2008 at 10:04 am
Ma Antheus e’ democratico-pagano?
April 20th, 2008 at 10:08 am
…ieri a casa di amici si parlava di bambini e mi è venuto fuori questo aforisma, lo scrivo qui senza velleità di congruenza con il topic, ma mi va di dirlo…
“se un bambino legge molti libri, da grande saprà anche progettare una playstation; se gioca molto alla playstation, da grande non saprà mai scrivere un libro”
Also Spracht Fucsiaman
April 20th, 2008 at 12:30 pm
@.8
I genitori hanno un obbligo fondamentale verso i loro figli che non hanno ancora metabolizzato.
Loro assecondano sempre i desideri immediati, ma non si sforzano minimamente di percepire quello che desidereranno in futuro e cioe’ il loro talento o passione. Eppure i bambini lanciano continuamente messaggi.
Torniamo sempre al discorso dei linguaggi da decriptare e intra generazionali.
Generalmente i genitori gli proiettamo i loro desideri inespressi e frustati creando orde di futuri infelici.
April 20th, 2008 at 3:04 pm
Raffaela: Le tue riflessioni sono sempre ben accette e importantissime per noi. Ti chiedo però di fare uno sforzo. Prova a pensare a persone con obiettivi e desideri da soddisfare e non al “consumatore”. Sei certa che a questa persona importi davvero sapere chi ha di fronte a sé? Non è che forse vuole solo essere informato/provocato/stimolato in merito a un prodotto, a un brand o a un servizio?
Honnete: La tua chiave di lettura della decodifica dei messaggi è molto affascinante.
Fucsiaman: Santiddio, ma sei del moige? Da un libero pensatore come te, mi aspettavo un ragionamento un po’ più “avanzato”, non una robina così
. Consiglio vivamente la lettura di “Tutto quello che fa male, ti fa bene” di Steven Johnson http://www.internetbookshop.it/code/9788804551201/johnson-steven/tutto-quello-che.html
E poi successivamente di “Mamma non rompere , sto giocando di M Prensky http://www.internetbookshop.it/code/9788889164402/prensky-marc/mamma-non-rompere.html .
Non sono un fan dei videogiochi, ma credo che sia necessario leggere punti di vista diversi.
April 20th, 2008 at 3:42 pm
mi viene da piangere…
April 20th, 2008 at 3:48 pm
@Antheus
Sono di origine etrusca.
La lingua etrusca presenta ancora oggi delle difficoltà di interpretazione perchè nonostante il ritrovamento di migliaia di incisioni tombali e l’esistenza di un’intero “libro” chiamato “Mummia di Zagabria” (dalla città dove è conservato),attualmente si conoscono solamente circa duecento parole dell’intero vocabolario.
La lingua etrusca rimaneva oscura, appariva tanto più impenetrabile proprio perché racchiusa nei caratteri di una scrittura leggibile, ma con un senso inavvicinabile.
Gli etruschi, sono gli inventori del “marketing dell’incomunicabilità’”prossimo venturo?
April 20th, 2008 at 4:45 pm
è vero… ma il mio pensiero verteva non tanto sulla numerizzazione (quantunque fosse possibile) di capacità intellettive che, sappiamo bene, sono di diverso tipo e non necessariamente definiscono l’abilità della persona nello stare al mondo.
Per me è indubbio che il livello intellettivo dei giovini sia superiore a quello di noi post-anta, ma è un tipo di intelligenza reattiva e non cognitiva, nè creativa. Chi opera nelle scuole ha coscienza dell’aumento di reattività (iperattività) dovuto alla complessità di stimoli ricevuti e della diminuzione di capacità inventiva.
In sostanza (anche) i videogiochi o la televisione spostano le capacità intellettive verso campi di azione differenti dai nostri o dalle generazioni precedenti. Il videogioco isola dal contesto reale e focalizza l’attenzione verso pochissime azioni utili. Non occorre inventare: solo scegliere tra soluzioni fornite dal programmatore. Cambi canale e non interagisci. Usi il joystick e quelli sono i comandi.
Da un uso intenso (normale ormai quindi) di questi strumenti ne deriva un’assuefazione a scegliere tra opzioni date, non a trovare nuove opzioni (a decriptare come dice honnete).
Il famoso “libro” quindi necessitando di inventiva, logistica, creatività, sintassi, logica e quanto altro utile, non può derivare da menti abituate ai “piatti serviti” ma da menti abituate a costruire trame, ovvero soluzioni o proposte. Come può avvenire senza una disintossicazione dal sistema comportamentale acquisito con il training video subito da piccolo?
Vorrei però ritornare al concetto di vetrina, più che a questo sull’educazione… Credo dia stimoli di profonde riflessioni……

April 20th, 2008 at 5:30 pm
Complimenti Giovanni, la bicicletta che hai comprato è veramente bella e diversa da tutte le solite!
L’hai acquistata direttamente nel sito http://www.cignolabicicletta.it oppure da un rivenditore?
April 20th, 2008 at 6:37 pm
ok, antheus… a me è stato inculcato che il marketing ha come obbiettivo soddisfare i bisogni del consumatore ma non i desideri e tutte le strategie puntano a lui, era un discorso a volte crudo, quando tu mi parli in questo modo invece tutto mi sembra più umano e gentile…
no, non sono certa, perchè ci sono diverse tipologie caratteriali, ci sono personalità belle a cui certi discorsi proprio non interessano ed io le definisco tranquille e sicure di sapere chi sono; c’è poi una tipologia caratteriale insicura che in apparenza è sicura, vedi che entrando in certe tematiche non si può generalizzare secondo me… non vorrei annoiarti oggi c’è un sole splendido!!!
sì, riscontro che vogliono anche essere informati, dove produciamo se siamo noi in prima persona a scegliere i materiali, visitano il sito che sarebbere da aggiornare ma ancora non trovo il tempo, io trovo che di sfumature ce ne son tante e io sento di non sapere ancora tante cose, forse mi sottovaluto non sò, motivo per cui anche se distanti osservo e leggo questo blog, siamo giovani trovo giusto il confronto, certo mi rendo conto che la scrittura in questo caso è limitativa al discorso in corso, ma io credo ti averti capito, e ti appoggio fermo restando che le mie riflessioni le hai stimolate tu con… ‘comunicazione inespressa’.
mi hai attirato come l’ape che và al miele, io voglio sempre sapere, ciao antheus
April 20th, 2008 at 7:02 pm
dimenticavo, quando c’è di mezzo un servizio l’informazione mi sembra d’obbligo, se parliamo di un brand il cliente và sia stimolato che provocato ma per quanto riguarda il prodotto mi sembra in relazione con tutti i termini che hai citato cioè, informato/provocato/stimolato, ora mi son limitata a collegare questi termini senza andare oltre.
April 20th, 2008 at 8:50 pm
Rapporti pre-matrimoniali [modifica]
Il Moige dedica una intera lezione ai rapporti pre-matrimoniali, sia fra giovanissimi che fra adulti. Dichiara che sarebbe più appropriato chiamarli a-matrimoniali perché pre dà per scontato che il matrimonio verrà celebrato in futuro, cosa che spesso non accade[7]. Condanna duramente entrambi i tipi di rapporti affermando:
« Il rapporto sessuale fra due persone non sposate ha in sé qualcosa di ingiusto o di non veritiero, dato che esse non si appartengono ancora pienamente al punto da donare e ricevere ciò che hanno di più intimo. Cosa che invece viene legittimata proprio dal matrimonio. »
(I rapporti pre-matrimoniali - Corso di educazione sessuale - 22a lezione[7])
Il Moige sostiene che se un adolescente fa sesso è per puro piacere edonistico ed egoistico e che questo introduce un profondo disordine nello sviluppo della sua personalità; non può inoltre comprendere il vero senso del gesto, in quanto non è ancora capace di amare e non è in grado di accettare le conseguenze causate dal sesso, ovvero le responsabilità come quelle di scegliere se portare avanti o meno una eventuale gravidanza ovvero ricorrere all’aborto, che l’associazione condanna duramente. Dato, quindi, che l’organizzazione è sia contro l’aborto sia contro l’uso dei contraccettivi, l’adolescente e chiunque non sia sposato, dovrebbero rimanere casti.[7]
April 20th, 2008 at 8:51 pm
sono un edonista, egoista e disordinato.
April 21st, 2008 at 12:09 am
Otto
leggiti l’educazione sentimentale di Flaubert…. piu astruso e poetico rispettotuo al tuo commento e chiudendo il cerchio sulle tue autodefinizioni in un unico significato: sei un uomo…..
e poi non é vero che “se un bambino legge molti libri, da grande saprà anche progettare una playstation; se gioca molto alla playstation, da grande non saprà mai scrivere un libro”…. Credo molto nella risolutezza della mente umana, cioé: se si hanno delle potenzialità per la scrittura emergono da se incondizionatamente…. la scrittura, come ogni forma d’arte per farrti comprendere meglio, é un qualcosa che spontaneamente hai, punto.
Credo, in relazione alla sostanza origianria del post, che esistano vetrine dai negozietti di periferia, passando attraverso i grandi magazzini e arrivando alle innovative e scintillanti boutique del centro rche appresentino sostanzialmente l’essenza del consumatore moderno: massificazione, ostentazione, ricerca di inventiva a tutti i costi. L’oggetto piu particolare sembra omologato. Ogni ambiente é sociologicamente una vetrina. Il significao etimologogico di questo termine é pressocché usato, centrifugato, svuotato in tutte le sue forme. Per me vetrina significa andare ad una festa, in un ristorante, a passeggio o chissà dove e vedere esattamente dei manichini che camminano…. Nel caso specifico, e qui non si offendano a I-I, a me non sembra da tre quuattro foto (quante sono) che ci sia una innovazione in fatto di merchandising. Sembrava piuttosto una sponsorizzazione di Renato’s studio. Vetrina per me deve essere charme e. Di certo non omologazione. indipendenza o innovazione a tutti i costi….. ma piu semplicemente un qualcosa di fascinoso che mi attiri ad entrare. Il negozio deve simulare casa, parafrasando alcuni concetti trasmessi da Antheus, e questa cosa mi é piaciuta molto, per esempio. Come mi sono piaciute molto alcune parole lette su di un commento che non mi ricordo piu chi le ha postate. Il concetto era questo, però: se tutti i negozzi fossero come le librerie. Che evocazione mi ha dato questo messaggio….. Conosco una (micro) libreria incentratra tutta sulla letteratura di viaggio dove perennemente si ascolta jazz in sottofondo (finalmente un luogo con la musica in sottofondo, salute per i timpani….) ed i titolari hanno educato una generazione non alla lettura fine a se stessa, ma al gusto di leggere e all’amore del libro in quanto bene. La passione per un oggetto/filosofia che riesce a tramutarsi in commercio….. Un caso che definisco umano e non raro, grazie e per colpa di ciò che ci circonda commercialmente parlando. La sostanza, per me, é la passione unita al gusto commerciale che sa talmente di antico da non poter andare oltre…. (sospiro)… tutto… quindi torno alla passione della professione, l’amore e l’accudire cio che si fa quotidianamente come se fosse un figlio, un parto, un fatto nuovo e non commercializzare a fine di lucro punto e basta… target…. e cavolate varie….. charme, passione e buon gusto sono le parole chiavi per rendere un negozio ed un vetrina un mondo unico e magico dove accogliere il cliente.
Ps: Stefano e Dama, ma dove siete finiti. Mi mancano i vostri commenti. Uffa, tornate qui!
Pps: Antheus, ieri sera ero a Firenze al Jazz club ed ho pensato che tu avevi promesso di scrivere ancora sulla musica. Le promesse vanno manntenute.
April 21st, 2008 at 1:56 am
eh eh siete arrivati alla bici eh? basta che non vi seguo da una decina di giorni e già ci sono delle novità…forse dalle foto converrebbe cancellare il numero di targa..non si sa mai…
April 21st, 2008 at 1:58 am
aa ke figata il baule….perfetto per il viaggiatore..come lo storico louisvuitton….
April 21st, 2008 at 11:42 am
Giulia: Fosse per me scriverei solo di musica ( e in parte lo faccio già su altri lidi). Devo trovare però temi legati all’innovazione e alla creatività. Mica facile.
April 21st, 2008 at 11:59 am
Non posso che darti ragione, Antheus, non é facile. Del resto ciò che propone il mondo musicale non credo sia, al momento, in una situazione florida in quanto a innovazione e creatività. Tante nicchie e molto appiattimento. In fatto di musica credo che la tecnologia abbia, per contrapposto, abbassato il grado di creatività…..
April 21st, 2008 at 12:15 pm
Mmmmhh, direi invece che la tecnologia ha reso le cose molto più facili, ha reso cioè la creazione di musica più accessibile a tutti. Questo ovviamente rende abbassa il livello medio e banalizza il tutto.
Ma, dall’altra parte, le cose più belle e creative e innovative oggi si hanno con l’utilizzo ‘caldo’ e intelligente della tecnologia a disposizione.
April 21st, 2008 at 1:19 pm
Ciò che tu scrivi é un conditio sine qua non della fruizione musicale. Questo permettere a tutti una accessibilità trovo che porti alla fine dei frutti qualitativamente fittizzi ed una cratività musicale che non lascerà traccia nel tempo. Perchè ascoltiamo ancora Miles Davis, mentre adesso i nomi appaiono e scompaiono ad una velocità supersonica?
April 21st, 2008 at 2:58 pm
…perchè i grossi nomi di oggi non hanno il coraggio di scrollarsi di dosso Miles Davis. Perchè ai concerti suonano sempre standards. Perchè i critici e gli intenditori hanno circa 70 anni in media e non concepiscono altro che Miles Davis perchè li fa sentire giovani. Perchè di progetti innovativi ce ne sono a bizzeffe. Perchè in Italia si ha l’abitudine snob di fare sempre confronti con il passato invece di apprezzare le cose presenti. Perchè Miles Davis oggi sarebbe scomparso anch’egli a una velocità supersonica o neanche sarebbe nato. Perchè Miles è Miles. Perchè nessuno ascolta Tom Harrell che è superiore a Davis (tecnicamente senz’altro pur se catatonico) e quindi Davis è Davis. Perchè in fondo ci piace sempre pensare che i “nostri” autori fossero migliori di quelli degli altri, in realtà essendo tutti bravi ma in epoche diverse. Perchè chi arriva per primo poi rimane nella memoria. Non è colpa di Flavio Boltro o Marco Tamburini se sono nati dopo Davis, ma è colpa nostra se ci impediamo di conoscere il nuovo……
April 21st, 2008 at 4:27 pm
…… o forse piu semplicemente musica é sinonimo di business….. la qualità é ormai per pochi e le nuove generazioni hanno bisogno di fruire musica mordi e fuggi. Riuscire a produrre buona musica é molto arduo oggi piu ché 20/30 anni fà. Pensiamo che in Italia esiste un palcoscenco mediatico chiamato San Remo, una sorta di Grande Fratello della musica. Una realtà discografica fittizziamente in crisi e soprattutto una cattiva educazione al gusto musicale. Piuttosto, mi chiedo che senso abbia imparare (faticando in termini di impegno) uno strumento quando con un sequenzere sintetizzatore midi si può riprodurre ancor meglio il suono. Quindi, focalizzando, trovo esistano una massa di analfabeti musicali che hanno un successo planetario….
April 21st, 2008 at 4:31 pm
sequencer, pardon
April 21st, 2008 at 5:37 pm
Mi sembra che qui si faccia molta confusione tra pop e generi, tra tecnica e capacità compositiva, tra successo e popolarità, il tutto con una visione un po’ antiquata della musica e del music business oggi.
Torneremo a parlarne con più calma.
April 21st, 2008 at 6:58 pm
non ha senso imparare uno strumento se si vuole utilizzare “solo” il sequencer o il midi o quello che ti pare. Se però vuoi suonare una tromba devi pur imparare la tecnica della tromba. Una tromba non è un sequencer anche se sembrano avere lo stesso suono. Chiaro poi che al pc si può fare tutto. Il suono in fondo è fatto di vibrazioni di aria e qualunque suono ha una sua frequenza, un timbro. Insomma, tutto è matematizzabile.
Non credo che la musica in sè sia sinonimo di business. Anzi, sono tanti i musicisti, come gli artisti, che fanno la fame al di fuori del business pur avendo prodotti ottimi e innovativi (?). Si ritorna al discorso di sempre, della capacità di questa società di accettare il nuovo alla pari del conosciuto.
la vetrina 3D (ma perchè 3 poi? Il tempo dove lo metti?) costituisce una forma diversa di percepire l’offerta. Ma in fondo, pur se innovativa, ricalca il banchetto del mercato dove ti infili tra i tavoli e scegli la roba o quelli del robivecchi, dove cammini tra mobili, anticaglie, modernariati ecc. Sono tutte esperienze 3/4D. Che male c’è?
April 21st, 2008 at 7:26 pm
Qui si era detto che l’idea era semplicissima. Banale, perfino.
April 21st, 2008 at 8:08 pm
Quindi il business non influenzerebbe i gusti musicali, non decide tendenze….. certo un buon musicista senza conoscenze influenti rischia appunto di fare la fame…. no certo business che ruota attorno alla musica non é “anche” questo. Noooooo, mica….. Forse si sono molto antiquata in fatto di gusti e non tutti i suoni può essere classificata come buona musica, a volte solo leggi fisiche fine a stessi…
April 21st, 2008 at 9:59 pm
…eccomi, eccomi…
Giulia, cara, la mia latitanza è stata causata da qualche impegno imprevisto ed anche dalla volontà di dire tante cose, ma non riuscirci sempre…non ti preoccupare però: anche se silente, sono sempre qui a coltivare le mie orchidee per te…sempre più profumate, anche se non ancora illuminate dal tuo sorriso… Inoltre, dopo aver abusato della pazienza di alcuni su qualche argomento addietro, ho pensato che sarebbe stato meglio lasciare che si disintossicassero un po’…
Con queste mie righe vorrei porre l’attenzione su un aspetto che mi pare percorrere molti interventi, in modo più o meno esplicito, e che secondo me può essere visto come una delle caratteristiche per differenziare il prodotto e quindi l’azienda. Il grado di conoscenza del committente (già nel caso della personalizzazione descritta da .8), la cultura e la sensibilità del cliente (un gradino”sotto”).
A partire da quell’ottico di Alba, fino al blog e alla comunicazione di I.I, passando attraverso le varie capacità della massa di riconoscere il bello, la qualità, di apprezzare il nuovo come il classico, secondo me il punto focale è proprio nel soggetto acquirente/committente. E’ un’esperienza che spesso vivo in prima persona, da vero profano in molte situazioni: ad esempio, se vedo per la prima volta un paio di occhiali a 1007 euro penso “Wow…ma quanto stra-costano?!?!”. Se poi però mi si spiegano le ragioni per cui a progettare e realizzare un paio di occhiali in carbonio si raggiungono costi necessariamente più elevati della media di “occhialacci” griffati ma costosi che ci sono in giro, allora non correrò certo a comprarne dozzine di quelli in carbonio, ma di certo sarò meno propenso a pensare - semplicisticamente - che sia solo una operazione di marketing del solito noto.
Coltivando e cercando di assimilare quante più esperienze possibili in questo senso, il gusto si evolve e la comprensione aumenta, generando quel sistema virtuoso per cui non andrò più a cercare la griffe su un pezzo di plastica, ma riuscirò a valutare quale sia l’oggetto “giusto” per valore, significato, soria, “metodo”. Mi è piaciuta molto la citazione/rivisitazione del baule da viaggio fatta da Renato Montagner: carica di richiami storici - come già osservato - a partire dal baule di Vuitton, che accompagnava uomini d’altri tempi, in esperienze d’altri tempi, per arrivare ai giorni nostri e dare una dimensione diversa al viaggio e a chi lo compie.
A mio avviso è dunque “ammirevole” il modo in cui I.I propone e si propone (non è piaggeria, vi prego, la prendo ad esempio - come mille altri fortunatamente ce ne sono - visto che siamo qui…) cercando di coinvolgere chi guarda la vetrina: non solo “compra” - dice - ma anche “accomodati” che creo per te un nuovo modo di affrontare la situazione.
Ho scritto “nuovo”, anche se in realtà è il più vecchio di tutti, forse: quello indicato da Otto, quello auspicato da Giulia, quello “naturale” se si voglia “acquisire” e non solo “pagare per avere”.
In tutto ciò, quindi, mi pare di intravvedere che il futuro è nel passato: liberarsi un po’ dalla sola ricerca dell’immagine per riuscire ad assaporare anche la sostanza.
Come al solito, nel tentativo di essere sintetico ed esaustivo, temo di essere stato prolisso e confusionario…ma dato che il blog è dinamico, e i partecipanti (almeno alcuni) pazienti, mi riservo di tornare più in là per chiarire meglio alcune righe…
Nel frattempo, torno in serra: le mie orchidee mi chiamano, seppure non al dolce suono che solo Giulia potrebbe intonare…e preparo l’acustica per assaporare un vero genio innovatore e futuristico: Oscar Peterson!! …come?! E’ morto e non innova più ormai?! ah, come sono indietro nella conoscenza… (Antheus, non sarebbe male, gioco a parte, se ogni tanto ci segnalassi qualche “autore” o personaggio da seguire, scoprire o riscoprire: mi appassiona il jazz, ma per ora sono “fermo” ai grandi classici…anche perché non ho ancora finito di scoprirli tutti…
)
A presto,
Ste
April 22nd, 2008 at 11:50 am
Stefano
Peterson? No dai non sei alla moda, strano che non ti abbiano ancora dato dell’arretrato. Forse perche sei stato meno arretrato e confusionario di me nel parlare di musica…
Resta il fatto che esistono persone che hanno voglia di scoprire musicalmente (in questo caso) e mi accodo quindi alle ultime parole di Stefano…..
April 23rd, 2008 at 4:44 pm
E’ proprio bella questa bicicletta! In quali negozi si puo comprare?
http://www.cignolabicicletta.it
April 30th, 2008 at 11:36 am
Antheus, a proposito di vetrina tridimensionale, di temporary store, di interattività col consumatore che va stimolata, tutti argomenti più volte affrontati nel blog, leggo di un’iniziativa di Chanel, attiva nelle vetrine di 15 profumerie in Italia, che ha dato vita alla vetrina touch screen : un sistema che ha lo scopo di far scoprire la nuova interpretazione di un rossetto classico del brand e che permette al consumatore di toccare la vetrina, di giocarci, e avere informazioni storiche sul rossetto e consigli da make-up artist come la tonalità più adatta al viso,ecc. Che ne pensi? Per me, oltre ad essere una buona trovata commerciale, accorcia le distanze tra brand e consumatore, soprattutto nei casi come questo dove il brand in questione è un mostro sacro della moda.
May 9th, 2008 at 12:00 am
Ser Lapo,
la nuova Cinquecento la trovo fantastica: è più adulta, più premurosa, più comfort, più style look.
E’ un genere poliedrico, adatto ad una fascia più ampia di fruitori, elegante e + cool, sportiva e accessibile, incarna perfettamente le forme dello street-style metropolitano, rispondendo perfettamente anche alle esigenze della famiglia. Fiat ha fatto nuovamente strike.
May 14th, 2008 at 1:49 pm
La vetrina sarà, tutt’al più, un medium. Non un media. La comunicazione passa anche dalle parole…