Impressioni spagnole
(di Antheus)
La presentazione madrilena di I-I è andata più che bene. Abbiamo tutti quanti notato che gli spagnoli -stampa e addetti ai lavori - sono assai più ricettivi sulla parte “concettuale” rispetto al pubblico italiano, che invece è sempre meno interessato alla sostanza e fossilizzato alla superficie delle cose e al “lato gossip”. A Madrid in molti hanno chiesto approfondimenti sul “made in italy 2.0″, sui fornitori e sull’utilizzo di certi materiali. Alcuni si sono sbilanciati dicendo che i pezzi unici I-I fanno parte di quel guardaroba intelligente, quindi non soggetti della dittatura della moda, ma che riescono comunque a essere sempre contemporanei. Come diceva quello “son cose che fanno sempre un certo piacere”.
Qui e qui un paio di articoli di giornali spagnoli sulla presentazione.

April 12th, 2008 at 6:46 pm
secondo me è vero, I-I è meno soggetta al passare del tempo rispetto ad altri marchi, in quanto i suoi capi, che,concordo,fanno parte del guardaroba intelligente,grazie alle loro caratteristiche riescono a divenire prodotti buoni sempre,in qualsiasi occasione e periodo, indossabili nelle più disparate occasioni e quindi,grazie a questa versatilità,intelligenti,proprio perchè multi-sfruttabili.
in QUESTO MODO si creano oggetti che possono perdurare nel tempo e diventare dei classici,bravi!
Non come i marchi di alta moda,che creano prodotti che se li indossi 4 mesi dopo che li hai comprati sei già da buttare anche tu,oltre ai vestiti.
April 12th, 2008 at 6:47 pm
ed il merito è della sobrietà e della raffinatezza che contraddistinguohno questa linea d’ abbigliamento. sempre in gamba.
April 12th, 2008 at 7:14 pm
mai stata in Spagna
April 13th, 2008 at 9:45 am
@ Azzurra: vacci
April 13th, 2008 at 3:10 pm
@ Chiara
uffa sono ancora via. Appena ripasso da Milano riorganizziamo aperitivo.
Mi sono persa il confronto tra Lapo e Santo( Versace ? )
Stavo parlando proprio in questi giorni con un’amica che simpaticamente snob mi diceva che se volevo non era poi tanto difficile incontrare Lapo.Anzi mi ha un po’ preso in giro non credendo al fatto che non lo avessi mai incontrato dal vivo….
E’ proprio una star questo Lapo!
Forza Lapo, chi è senza peccato lanci la prima pietra.
A me hanno lanciato i massi e ci sono ancora, puoi farcela.
Si è vero sono un po’ ammaccata e scoraggiata ultimamente.Passera’.Mio fratello mi ha sempre detto che sono come l’araba fenice che rinasce dalle sue ceneri.
Il tema della famiglia è un argomento piuttosto delicato.
La Spagna, il fuoco , la passione latina
April 13th, 2008 at 3:28 pm
già Antheus, è un po’ problematico far passare i concetti alla base di un brand. Faccio i conti con questo status quo ogni giorno, però persevero nell’intento di “educativo” e ho smesso di prendermela! Mano male che la prossima settimana ci sarà il carrozzone del mobile. Lì la democrazia dei concetti è più viva e palpabile che nella moda. Una bella boccata d’aria fresca!! Non vedo l’ora di crogiolare i miei occhi in tutti i nuovi progetti e riempirmi il cervello di materia, forme e funzioni.
April 13th, 2008 at 6:05 pm
QUI
April 14th, 2008 at 9:18 am
…potrei incontrare la fidanzata di Lapo invece che lui?
scherzooooo
April 14th, 2008 at 9:41 am
Bene, lo scrivo lo stesso. A proposito di gossip. Ieri la trasmissione Report ha (di)mostrato come l’attenzione del cliente italiano sia sempre più spostata (appunto) all’aspetto marcatamente superficiale invece che sostanziale. Parlava di cibi e grande distribuzione, e ha (di)mostrato come il “gossip” sia anche interessarsi più alla confezione che al prodotto, più alla forma che al sapore, più al colore che alla provenienza. E tutto ciò a discapito del prezzo (oltre che dei valori nutritivi del prodotto). Ha dimostrato che le carote, ad esempio, vengono acuistate a 7 centesimi al chilo e rivendute a 8,19 euro al chilo solo perchè confezionate, lavate e vendute al banco. Ovviamente nessuno ha voluto dire quanto il lavaggio, il confezionamento ed il trasporto abbiano inciso su quel prezzo. E nessuno lo ha detto perchè avrebbe scoperto il buco enorme di profitto sull’unità di prodotto. Ma la cosa più sconvolgente è che il rappresentante dell’associazione della grande distribuzione (escluse Conad e Coop che mariuoleggiano per conto loro) ha giustificato quel prezzo candidamente dicendo che loro offrivano un servizio e che quindi la gente comprava un servizio. Non le carote.
Allora, ritornando al gossip e tralasciando ogni commento sul fatto che la grande distribuzione dovrebbe abbassare i prezzi (e non, imporli al produttore in modo mafioso come in effetti fa) proprio per l’economia di scala e tralasciando ogni commento sulle conseguenze ecologiche che lo sfruttamente in larga scala delle colture porta all’ambiente (ozono, terreni, colonizzazione di prodotti non autoctoni, ecc), vorrei dire che se la cultura del cliente è quella del gossip, del non fare attenzione alla sostanza delle cose, del continuare a pavoneggiarsi con prodotti squisitamente industriali ma venduti a prezzi da opera d’arte, cibi estremamente poveri di sostanze nutritive ed estremamente dannosi all’ambiente, ma belli in tavola, finchè tutto ciò verrà pre posto agli aspetti fondamentali del “fare”, in qualsiasi campo, questa società andrà velocemente nell’abisso del nulla e darà sempre il fianco ai mariuoli che continuano ad approfittarsi della vacuità intellettiva del “cliente”.
Continueremo a fare gossip accettando, anzi sostenendo, borse costate 20 euro e vendute a 690. carote costate 7 centesimi e vendute a 8 euro (100 volte il costo, altro che borse) e continueremo a “giustificare” (magari con un po’ di invidia) tutto ciò che sta nel mezzo tra produttore e consumatore (persone, marketing, organizzazioni) e che è l’unica causa del carovita e dell’aumento dei prezzi.
Credo che negli ultimi trenta anni la causa della rovina della società sia stato il commercio e chi lo ha attuato (in questi termini). Se chi produce si lamenta e chi compra si lamenta, evidentemente chi gioisce sta nel mezzo. Non più tanto ormai. E non per molto ancora. Spero. Chiudo il fuori tema.
April 14th, 2008 at 10:18 am
Otto: Nessun fuori tema. La puntata di Report di ieri è stata magistrale. Dopo aver sentite tante baggianate virtuali della campagna elettorale, ieri raitre ha parlato di cose tramendamente reali e quotidiane e che coinvolgevano economia, salute, ambiente … più di un programma di partito.
Che dire? I temi trattati ieri sono ovviamente più gravi delle “borseprada” perché coinvolgono quotidianamente tutti noi, e le rivelazioni fatte a telecamera spente dal tizio della GDO la dicevano lunga sulla malafede.
Da parte nostra, quello che possiamo dire è che quantomeno cerchiamo di ridurre la filiera distributiva il più possibile (no grossista , ma direttamente da noi al punto vendita o, se acquistato online, direttamente all’acquirente) e, se non proprio KM 0, almeno cerchiamo di tenere tutto entro i confini italici.
April 14th, 2008 at 10:50 am
bene, bene.
Il Km0 mi ispira anche per qualcosa di artistico. Ma mi sembra un concetto etico fondamentale: ovvero il ritorno ad una produzione autoctona di qualità che può (anche) essere pagato il giusto (quindi nè poco, nè molto). E bello sarebbe “informare” per quanto possibile il cliente sulla composizione del prezzo finale. Credo sarebbe un messaggio di marketing rivoluzionario. Altro che 60%cotone e 40%acrilico.
30%produttore, 5%trasporto, 20%marketing, 15%ingegno, 30%profitto.
Riaggiustate le percentuali. Io non sono esperto, come hanno detto.
Ce la fate a fare un’etichetta “etica” così?
Km0 è anche da Gela a Bolzano. Oltre diventa Km1000.
April 14th, 2008 at 11:17 am
sono molto contento per voi e per tutti quelli che credono nel made in italy 2.0…..
April 14th, 2008 at 11:18 am
prossime tappe??? sempre in europa o andrete oltre oceano?
April 14th, 2008 at 11:51 am
mi piace, questo “fuori tema” di Ottovolante, complimenti; penso sia molto utile usare questo blog per prendere spunti ed entrare nei veri problemi che soffocano e spingono all’inesorabile declino la nostra società. Sforziamoci di fornire una informazione-educazione che acceleri e porti al capolinea il famoso detto ” finchè c’è ignoranza c’è speranza”….idee e persone veramente creative non ci mancano….
April 14th, 2008 at 1:59 pm
L’etica non e’ nel Dna degli italiani.
L’imbroglio gli si addice di piu’.
L’informazione in Italia e’ da paese preistorico.
I giornalisti quando fanno le domande ai loro padroni le fanno strisciando.
Puo’ un giornalista del “Corriere parlare male di uba Fiat senza essere cacciato all’istante?
Le lobbys economiche decidono tutto,anche il giorno in cui si deve morire.
Il cittadino e’ solo un cliente.
Se non ha capacita’ di spesa non esiste.
April 14th, 2008 at 2:23 pm
concordo con onesto in via filosofica provocatoria.

artisticando: è una vita che vado “fuori tema” su ’sti blogghe…se ti leggi il passato, ne abbiamo toccati di argomenti…. ovviamente sempre da “pecore” quali siamo…. beeeeeeeee
April 14th, 2008 at 2:36 pm
@ottovolante
io tempo addietro proposi l’acquisto dei prodotti agricoli direttamente nel fondo agricolo ove venivano coltivati in modo da eliminare i vari passaggi e i vari aumenti di prezzo…ma molti si scocciano e quindi comprano direttamente da chi li ha raccolti ed ovviamente ha realizzato un uteriore passaggio che credo sia giusto pagare…..d’altronde nessuno fa niente per niente..il problema è che i prezzi sono aumentati perchè i prezzi dei mezzi per coltivarli sono anche’ssi aumentati..non è tanto l’intermediario che fa lievitare il prezzo ma tutta una serie di problemi connessi al caro vita…
April 14th, 2008 at 3:58 pm
“In medio stat lucrum”
invīso
“Mercātus Mediocritas”
April 14th, 2008 at 4:41 pm
@ Ottovolante
seguo da tempo i tuoi interventi. Denotano una buona dose culturale socio-economica e di marketing; sembrano lunghi (forse per consapevolezza della difficoltà di farli entrare nelle capocchie “distratte” o vacue??) ma diretti al nocciolo del problema per capacità di averlo colto….va bene anche il beeeeeee…..
April 14th, 2008 at 5:24 pm
Paolo, dei costi ci sono. Ovvio. Ma se le “uniche” carote che trovo nel supermarket (non “quelle” in particolare) costano 100 volte il costo di produzione, beh o è scemo il produttore o è mariuolo il supermarket. E propendo per la seconda ipotesi. Soprattutto perchè (se hai visto la puntata di ieri di Report) il prezzo di costo non lo fanno i produttori ma i venditori. La distribuzione decide quale prezzo pagare la merce all’agricoltore. Tant’è che molti prodotti vengono ormai lasciati marcire perchè non utili al produttore.
Stanno quindi nascendo centri di vendita diretta (non ricordo come si chiamano ma c’è la parola Italia nel mezzo mi sembra) che fanno risparmiare anche il 50%.
D’altronde ti faccio un esempio molto praticocome mio costume. Nei supermarket della mia città, un prodotto come le mele non va sotto 1,5/2 euro, con punte anche di 2,5/3 euro per quelle di marca (???).
Nel mercato centrale che dista 300 metri posso trovare mele anche a 0,8 e generalmente mai sopra 1,5 (parlo di renette, stainer, gold, a volte annurche…). Si parla di centro città quindi con trasporti e rapporti con mediatori uguali. Anzi, la grande distribuzione, comprando partite più grandi di merce, dovrebbe spuntare un prezzo minore dal produttore (e questo lo fa sicuramente) e una distribuzione maggiore procapite dei costi fissi (trasporto, ecc. e lo fa ugualmente). Quindi, a parità di distanza le mele del supermarket dovrebbero costare meno. Non è invece così.
Ritorniamo quindi al discorso di altri blog sulle borse di Prada & Co. : se il prezzo di vendita serve a giustificare “un servizio”, cioè non il prodotto in sè ma l’organizzazione che lo vende, compresi locali, marketing, colori, musica, ecc. e se questi costi di “servizio” non sono mai rivelati appieno, mi rimane il dubbio che l’organizzazione serva solo a gonfiare profitti dietro i falsi schermi dei costi accessori. E sono profondamente convinto di ciò.
A me non interessa comprare le mele in un locale riscaldato e colorato invece che sul banco del mercato. A me interessa che il prezzo sia etico e che il prodotto sia valido. Il mio venditore (detto Occhiale perchè ha sempre gli occhiali da sole) mi fa assaggiare le mele e la frutta prima di comprarla. Che vuoi di più?
E’ anche vero che se il sistema grande distribuzione ha così tanto successo (e ci sono motivazioni sociologiche e politiche più che economiche per questo) evidentemente la gente (intesa come insieme dei clienti) non coglie tali sfumature e preferisce farsi prendere in giro piuttosto che approfondire le filiere economiche che configurano i prezzi alla fine. O preferisce la comodità del parcheggio facile, del centro commerciale, del soffrire poco.
E’ il problema del gossip. Il problema che questa società italiana non è più in grado di andare alla sostanza dei fatti, limitandosi a cercare le chiappe delle veline sulle varie Novella e non a capire magari perchè l’agricoltura italiana va a rotoli laddove non si ricorra alla Bio.
Il gossip è cartina tornasole di una vacuità mentale che si rifiuta (perchè?) di affrontare la realtà (è quindi una fuga?) dei problemi, adagiandosi su divertimenti e superficialità e lasciando ad altri (ma a chi?) il compito (percepito?) di aggiustare le cose.
Ogni attività pare essere afflitta (o affetta) da questo modo di intendere le cose e ormai si passa sopra a tutto e tutto appare possibile o giustificabile. Non è questione di buonismo. E’ qualcosa di più. Menefreghismo ed egoismo. Sto bene io, devo stare bene io, faccio di tutto per farlo. Menefrego di te.
E il dato di un’affluenza maggiore alle urne per le elezioni amministrative piuttosto che per le politiche è sintomo del fatto che non si coglie più un’identità nazionale, ma ognuno si sente parte di un piccolo (e insignificante NdA) microStato oltre il quale può accadere qualunque cosa tanto “nonmitocca”…
April 14th, 2008 at 5:27 pm
@artisticando: grazie. Ma come sai sono solo un ingegnere edile-urbanista ed un artista. Come è stato detto:non sono un esperto. Ed ora sono anche pecora…

April 14th, 2008 at 6:01 pm
ottovolante….
più “bungee jumping” che pecora , in considerazione della enorme elasticità che deve avere un ingegnere-artista!!! nel mio immaginario esisteva l’architetto-artista…devo aggiungere una nuova figura.
April 14th, 2008 at 6:05 pm
@ ottovolante
What else?
La Thachter diceva che la società non esiste ma esistono solo gli individui e la realtà le dà ragione purtroppo. Il problema però è che gli individui non vivono isolati gli uni dagli altri ma vivono gli uni accanto agli altri per cui devono collaborare altrimenti va tutto allo scatafascio! Detto in termini semplici: viviamo in una società e non si può agire pensando solo ai fatti nostri anche perchè questo si rivolterà contro di noi. Una delle prime cose che insegnano all’università -ma in realtà basta un minimo di buon senso per capire il concetto- è che bisogna tenere i costi bassi per poter vendere poi a un prezzo più basso perchè così si vende di più e si guadagnano più soldi. Ora io mi chiedo: se pensano solo ai profitti su di un solo articolo perchè diamine i venditori si lamentano di non vendere più?
Sono stata confusionaria ma mi appello alla clemenza della corte: è stata una giornata faticosa…
April 14th, 2008 at 6:42 pm
Io la puntata di Report di ieri sera me la sono persa…però sono andata a cena nel centro storico di Monza in una trattoria con pochi coperti, cibi sani, con prezzi da agricoltore/produttore e qualità abbastanza elevata….credo quindi, seguendo quanto scritto nell’interessante commento di pecora Otto
, di avere dato più importanza, nel mio piccolo, alla sostanza delle cose piuttosto che all’aspetto e alla superficialità (in questo caso del locale in questione).
Con questo, lungi da me sostenere che nella società dell’apparenza nella quale siamo piombati con tutte le scarpe, l’aspetto che suggerisce una qualità elevata sia sempre associato ad un prezzo troppo elevato e ad una relativa fregatura, certo però, sempre restando sul campo cibo come termine di paragone, non credo che mai nella mia vita varcherò la soglia di ristoranti conosciuti solo perché di proprietà di personaggi famosi e farmi rifilare così piatti come una finta cotoletta alla milanese spacciata per l’originale, a chissà quale cifra, solo per dire agli amici di aver cenato lì.
Ritornando all’argomento del post, sono molto contenta per il successo riscontrato da I-I in Spagna, ma devo dire che, forse peccando di presunzione, ne ero quasi sicura. Come già scrissi nell’altro post, gli spagnoli sono meno schiavi della marca, della superficialità, dell’aspetto, del vip che indossa lo stesso capo. Puntano più alla vera qualità, alla manifattura, ai materiali, al concept, al fatto che un prodotto sia davvero meritevole per quello che è e non perché lo abbia prodotto Lapo Elkann piuttosto che Pinco Pallo. E forse tutto questo, ovvero un riscontro positivo in un paese che segue queste linee guida per approvare o stroncare una nuova azienda, a voi ragazzi di I-I, dà una maggiore soddisfazione.
Pecora Alix
April 14th, 2008 at 10:49 pm
Alix: la puntata integrale di report la trovi qui http://www.report.rai.it/R2_HPprogramma/0,,243,00.html
Antheus, il capo gregge.
April 14th, 2008 at 11:03 pm
Gli spagnoli sono piú recettivi perché nella moda hanno voglia di emergere, noi , sentendoci arrivati, dormiamo un po’ troppo e troppo spesso!
Una domanda Antheus: ma quei negozietti/carretto (mobile-shop, sorry, proprietá di linguaggio!) esistono o sono solo un progetto? Li trovo una idea bellissima! …Non é che avete in programma una presentazione a Barcellona e avete bisogno di una mano?????;-P
April 14th, 2008 at 11:18 pm
Mary: L’Independent Movin’ Store ( http://www.italiaindependent.com/ita/?p=news&id=3&page=9 ) esistono e sono ancora validi.
Li abbiamo lanciati lo scorso anno durante la Design Week milanese. Quest’anno però faremo altro…
Per il momento non abbiamo in programma nessuna presentazione a Barcelona.
Nel caso ti facciamo sapere.
April 14th, 2008 at 11:29 pm
Seguo silenziosamente il blog e il progetto I-I, ma se si parla di Spagna, nella quale ho vissuto sei mesi, bhè allora comincio a parlare. Sono d’accordo con Mary, soprattutto aggiungerei che avendo avuto una dittatura terminata da meno di 50 anni hanno quella voglia di sperimentare, creare e soprattutto crescere che a noi italiani manca già da un bel pò. Per fortuna ci sono progetti intelligenti che riescono ad andare avanti. Purtroppo, quando mi ritrovo a parlare di I-I e di Lapo, la maggior parte della gente, legata a retaggi culturali come “Figlio di papà” e “Soldi facili” non riesce a comprendere e banalizza il tutto.
In bocca al lupo per tutto, soprattutto per il mercato spagnolo. Amo quella terra ed è lì che vorrei vivere e lavorare.
April 15th, 2008 at 4:11 pm
Molto gentile Antheus.
Riprendendo il simpatico commento di Dama dell’altro post :
GRAZIEEEEE CAPO GREGGEEEEEE.
Baci
April 16th, 2008 at 9:44 pm
Ahah, se in italia va cosi bene il GF un motivo ci sarà.
Poveri noi, meno male che esiste un genio come Lapo che rilancia l’immagine.
April 18th, 2008 at 9:54 pm
ciao lapo,sono un govane imprenditore tessile.siamo quasi coetanei.ho comiciato da solo con molte idee e con il desiderio di costruire quaocsa di bello,qualcosa ho fatto ma la strada è dura.non mi pesa tanto il fatto del duro lavoro,quello no mi piace,ma è pesante la solitudine,vorrei fare parte di un team.io ti ammiro molto,ma immaggino in quanta gente faccia le corse per poterti lodare,io sono molto capace sul cashmere e sul tecno cashmere potrebbe nascere una grande collaborazione potremmo fare qualcosa di bello,di maglieria uomo e capospalla.io la butto li,malgrado tutto so che ce la farò.e complimenti per il tuo lavoro,semi dici dove ti farò arrivare una delle mie maglie mi farebbe piacere regalartela.ciao
p.s. ti piace il nome delmio brand —delmo melani..?a me piace molto e dietro questo nome vedo migliaia di soluzioni e sviluppi e crescita.
April 28th, 2008 at 4:40 am
Se volete trovare degli spunti a proposito del “malessere italiano” potremmo iniziare a parlare del signoraggio,della bancarotta e delle massonerie organizzate…ma non mi sembra questo il luogo adatto.
May 9th, 2008 at 11:52 pm
Ser Lapo,
l’estetica e la comunicazione nella società mobiletica rappresentano dei pilastri importanti, quasi centrali dello stile internazionale,ma non di facile realizzazione, per le numerose difficoltà, quali linguistiche,culturali e geopolitiche.
Lei è un uomo intelligente e ha capito benissimo come ogni area deve sviluppare ed ottimizzare le proprie risorse, in maniera competitiva ma non esule da fini etici.
L’Italian Style per meglio secolarizzare il momento, è entrato nella fase della fragilità e della trasparenza, per lo meno da quando si evince dalla produzione dell’ultimo ventennio.
Non per crisi, ma in chiave deterministica, possiamo quasi tentare un futurismo romantico, che meglio valorizza e veicola memi culturali.
Come risultante un nomos internazionale,che per valori extrasomatici inevitabilmente conseguenti, secolarizza un made in Italy, capace di impressionare ancora e al meglio un maggior numero di persone.
See u soon, Ser L.
Dark Lady.LBJ.
May 18th, 2008 at 10:47 pm
[...] alcuni mesi fa su moda, pubblicità del lusso e made in Italy e che era stato ampiamente commentato anche qui sul blog di I-I. La puntata di oggi (ieri) si concentrava sul falso madinitalismo che viene [...]