Independent in Madrid

(di Antheus).

Negli ultimi tempi la stampa e i commentatori internazionali hanno più volte paragonato e confrontato la Spagna e l’Italia, sia da un punto di vista politico e sociale sia da quello di crescita economica. Uno degli ultimi è stato il Financial Times che, nel notare come i cambiamenti culturali spagnoli si siano riflettuti sul “mondo reale” cioè l’economia e politica, ha confrontato la situazione della Spagna con quella italiana defininendola di “frenetica instabilità”. Personalmente ritengo che un paragone di questo tipo - specialmente se si utilizzano indicatori come il PIL pro-capite - sia assolutamente fuori luogo e un’operazione piuttosto puerile. Sebbene la Spagna negli ultimi anni abbia conosciuto un’importante crescita economica e sociale (ma del resto partiva dal basso) credo che sia ancora piuttosto lontana dall’Italia, la quale da parte sua ha ancora un patrimonio di potenzialità e di energia ancora da liberare.

La Spagna rimane comunque una nazione in grande crescita e un mercato importante. In particolare per I-I rappresenta il secondo mercato in termini di vendita sia nei negozi che online. La Spagna ha sempre seguito con molto interesse e affetto le attività di Italia Independent e di Lapo Elkann (alcune settimane fa El Pais ha dedicato a Lapo la copertina e un servizio di 6 pagine sul suo magazine settimanale). Così giovedì andremo a presentare i nostri nuovi pezzi unici a Madrid e a portare in alto il nome dell’Italia e del “Made in Italy 2.0″.

30 Responses to “Independent in Madrid”

  1. honnête provocateur Says:

    La filosofia del brand book sul made in italy 2.0 e’quella che mi ha spinto a scrivere sul blog.
    Senza modestia io questo tipo di atteggiamento verso il made in italy c’e l’ho da quandi sono nato in quanto la mia famiglia ha avuto tutti sarti (artigiani artisti) di gran livello. Io pur essendo piu’ grande di Lapo e molto meno ricco ho sempre applicato la vostra filosofia nella mia vita di tutti i giorni.
    Qualsiasi cosa che indosso dal vestito alle scarpe agli accessori sono pezzi unici fatti da artigiani di altissimo livello.
    Odio la massificazione e l’omologazione avvenuta con l’avvento dei designe.stilisti patentati a creare “il bello” frutto solamente di pure strategie di marketing.
    Ho fatto vintage da sempre andando a cercare gli scampoli di grandi stoffe deli anni 40.50 e 60 made in italy negli scantinati dei magazzini di stoffe piu’ esclusivi di Roma e facendomi fare poi i vestiti dal mio sarto.
    Mi ritengo un dandy retro’ ma avanti nei tempi e nei gusti.
    Nessun paese al mondo potra’ imitarci in questo.
    Spero che il Signor Lapo Elkann sia il mecenate Lorenzo deì Medici dei nostri tempi valorizzando i talenti (artigiani artisti) inespressi o nascosti nella nostra penisola.
    E vi posso assicurare che ne conosco tanti.

    .

  2. canto_libero Says:

    visto che siamo in campagna elettorale esulo dall’argomento e riporto le sostanziali differenza fra 2 grandio città italiane Roma e Milano:

    > > - Il milanese ha un concetto molto personale e
    > > relativo delle distanze. Se vi dice con aria
    > > preoccupata: ‘Accidenti, dobbiamo andare dall’altra
    > > parte di Milano!’, vi porterà a destinazione in
    > > massimo venti minuti. E sbuffando. Se un romano vi
    > > dice: ‘Aho’, dobbiamo andare dall’altra parte di
    > > Roma!’ e sono le undici della mattina ci vorrà
    > > un’ora e un quarto, se sono le sette della mattina
    > > ci vorranno due ore, se sono le sei del pomeriggio
    > > la tabella di marcia prevede una notte in un
    > > qualsiasi Motel Agip sul raccordo anulare.
    > >
    > > - a Milano, durante le pause pranzo, al tavolino a
    > > fianco sentirete parole come ‘marketing’ ‘conference
    > > call’ ‘planning’ ‘account manager’ ‘forecasting’. A
    > > Roma, durante le pause pranzo sentirete dire:
    > > ‘Totti’ ‘ ‘Tacci de Veltroni’ ‘Totti’ ‘ ‘Tacci de
    > > Lotito’ ‘Totti’ ‘ ‘Tacci dell’arbitri’ ‘Totti’ o
    > > anche argomenti che esulano dal pallone quali:
    > > ‘Tacci de ’sti zingari nun se ne po’ più’.
    > >
    > > - a Milano si chiama ‘brunch’. A Roma è ,
    > > semplicemente ‘S’annamo a magnà quarcosa?’. A Milano
    > > si chiama ‘Aperitivo’. A Roma è, semplicemente:
    > > ‘Annamo a bere quarcosa?’. A Milano è ‘brieffare’, a
    > > Roma ‘Se vedemo così te spiego’, a Milano una cena è
    > > ‘easy’, a Roma è ‘Viè vestito come cazzo te pare’, a
    > > Milano è ’sabato vado a cena con la mia ragazza di
    > > default’, a Roma è ‘Sabato vado a cena con la mia
    > > ragazza du cojoni’, a Milano una festa ha il suo
    > > mood e la gente è stilosa, a Roma una festa ha i
    > > suoi imbucati e se a una ragazza dici ‘Come sei
    > > stilosa!’ ti risponde ‘Stilosa sarà tu sorella’.
    > >
    > > — a Milano, di norma, al ristorante gli orientali
    > > sono in giacca e cravatta a discutere d’affari con
    > > una bottiglia di vino da cento euro sul tavolo. A
    > > Roma, di norma, se c’è un orientale in un ristorante
    > > o sei al cinese o ti lascia un accendino a forma di
    > > ranocchio sul tavolo.
    > >
    > > - a Milano è sempre la settimana di qualcosa. Della
    > > moda, del mobile, del design, delle nuove
    > > tecnologie, della mutanda sgambata, del cucchiaio da
    > > polenta. A Roma niente che abbia a che fare col
    > > lavoro o col commercio dura più di tre giorni. Se
    > > qualcosa ne dura sette avrà a che fare col cibo o
    > > con la beneficenza o col calcio e in quel caso, per
    > > dare l’idea di fatica, sarà comunque denominata
    > > ‘maratona’ (culinaria, di solidarietà, di
    > > festeggiamenti da scudetto)
    > >
    > > - a Milano la gente si incontra casualmente per
    > > strada o nei locali. Si saluta. Si riconosce. A Roma
    > > se vai in giro e incontri uno che conosci fai
    > > domanda alla commissione vaticana per avviare le
    > > procedure per il riconoscimento del miracolo.
    > >
    > > - per i milanesi un furgoncino fermo al semaforo è
    > > traffico. Per il romano un tir ribaltato ad un
    > > incrocio con sette volanti della polizia, due camion
    > > dei pompieri a spegnere il fuoco e quindici veicoli
    > > coinvolti in un tamponamento con sei feriti gravi è,
    > > notoriamente, strada sgombra.
    > >
    > > - a Milano il venerdì partono tutti. La città si
    > > svuota. A Roma, nel weekend, quelli che vivono nei
    > > quartieri popolari provano ad andare in gita al
    > > centro ma ci sono i varchi e non riescono a entrare
    > > nel cuore della capitale. I benestanti provano a
    > > andare all’Argentario o a Sabaudia ma restano in
    > > coda sulla Pontina o a Torrimpietra per cui non
    > > riescono a uscire dalla capitale. Morale della
    > > favola: il venerdì Roma è stracolma di romani
    > > incazzati neri

  3. Antheus Says:

    Canto Libero: Per completezza e per rispetto dell’autore avresti dovuto scrivere che la tua lunga citazione è di Selvaggia Lucarelli (che peraltro è anche un’amica).
    Tranquilla, lo faccio io.

  4. canto_libero Says:

    se l’avessi saputo l’avrei scritto volentieri anche perchè sottoscrivo in pieno quanto ha detto avendo vissuto le 2 città, molto spesso mi sono ritrovata a fare picnic sulla pontina…però non ha scritto che i più furbi escono e vanno a prendere la litoranea per poi ribloccarsi a torvajanica…oddio non me ce fa pensà a quello che me spetta sto fine semana…

  5. ottovolante fucsiaman Says:

    eheheh e che ci posso fare se so’ nato a Roma?

  6. Giulia Says:

    @Antheus é possibile avere un libro autografato della Lucarelli?
    Prima o poi Antheus mi caccia dal blog per antipatia…. si scherza.

    Non credo che si possa paragonare la Spagna all’Italia per i sostanziali motivi che già Antheus ha elencato. Non credo che alla base ci sia una differenza di sistema economico/finanziario, bensi elementi di natura culturale. Per motivi di lavoro e di amicizie ho potuto notare negli anni quanta differenza esiste tra questi due paesi nell’affrontare la gestione della politica e dell’economia. E’ vero la Spagna ha saputo rialsarzi da un lungo periodo di repressione che nasce da lontano (dalla dittatura di Franco e la guerra civile). L’Italia che, in effetti, sulla carta sembra apparire maggiormente colma di potenzialità, sta invece subendo una retrocessione politica ed economica. Ma soprattutto culturale devastante, che ad essere sincera mi fa molto paura. Scardinare dei parametri economici e/o politici non é sempre un male, smontare invece una cultura in negativo é un danno enorme che sta portando questo nostro paese in uno dei momenti piu bui del dopo guerra. La Spagna ha un grande potere di acqusto che si identifica sul credere in se stessi e sulle propie potenzialità acquistando di valore dal punto di vista culturale, politico ed economico. Certo é che il mercato spagnolo é andato piuttosto bene negli ultimi hanni, reggendo molto meglio di noi italiani la crisi internazionale che attanaglia l’Occidente in generale. Bisogna vedere come sapranno muoversi d’ora in poi. Il loro mercato e la loro burocreazia sono realtà molto piu snelle della nostra, hanno un grande valore aggiunto che si chiama Fierezza, sanno rialzare la testa e andare avanti. Noi la testa la abbassiamo come gli struzzi, succede qualcosa e la colpa non é mai di nessuno…. L’Italia sta operando gravemente al ribasso.

  7. Paolo Convertito Blasio Says:

    dopo aver visto la grande attenzione per l’arte e per la cultura e il design che in spagna si sta affermando non posso non amare tali posti…valencia barcellona madrid……immaginate cosa potrebbe diventare l’italia se solo venisse affidato il suo governo ad un team di uomini che pensano a 360 gradi e che sono lontani dalla casta ma che amano e rispettano la cosa pubblica…

  8. canto_libero Says:

    @ paolo conv bla:
    moriremmo per lo spavento!

  9. ottovolante fucsiaman Says:

    … a me della Lucarelli l’ultima cosa che interessa è il libro…..

  10. ottovolante fucsiaman Says:

    Paolo, purtroppo i nostri team di governanti pensano solo a 90 gradi….

    Si stanno cinesizzando… eheheh

    :-D

  11. Giulia Says:

    @otto
    immagino cosa puo interessarti della Lucarelli. Indubbiamente non pensavo che Antheus avesse amicizie cosi altolacate del mondo editoriale.

  12. Paolo Convertito Blasio Says:

    @ottovolante
    eh eh eh!

  13. Giulia Says:

    vorremmo dire che anche i governanti sono taroccati?

  14. ottovolante fucsiaman Says:

    @giulia: ma cosa pensi??? Io intendevo il culliculum (sempre parlando in cinese…)

  15. Giulia Says:

    eh si il cinese…. in coma…. vabbhé apposto….

  16. andrea bertotti Says:

    oh mastranAnté
    “a portare in alto il nome dell’Italia e del “Made in Italy 2.0″.”
    Per me siamo ancora nell’era del guardamoci negli occhi.
    Il primo nome che vuoi ‘portare’ in alto ha il suo peso.
    Vola basso pure tu. Prima per realismo e dopo per prudenza.

    Besos al lugar generalmente

  17. Azzurra Says:

    “sentimenti a parte”
    non penso che tutti/e dianno la stessa importanza alla moneta, dietro ogni capitalista può nascondersi un santone, dietro ogni santone può nascondersi un commercialista..
    scusami Antheus

  18. honnête provocateur Says:

    Se qui c’e il 2.0 io sono al 14.0.
    adieu grands artistes

  19. Alix Says:

    Antheus, e dato che la Selvaggia è un’amica le avete “regalato” un’intervista esclusiva con Lapo in quel di New York per il nuovo programma di Paolini….( piccola provocazione ;-) …. .scherzo ).

    Che dire, condivido molto di quello che è stato scritto da Antheus e da Giulia ( a proposito, ben tornata ). Impossibile fare un paragone tra due paesi culturalmente così diversi, sia perché, come già detto, la Spagna partiva da una situazione economica e di sviluppo molto più arretrata rispetto all’Italia ( a fine anni 80 Madrid era ancora una città in crescita più che una capitale affermata, carente in infrastrutture e circondata soltanto da campi ), sia perché la situazione politica è completamente diversa, aldilà di ogni schieramento politico, con un premier coraggioso e innovatore, una burocrazia e un sistema che non ostacolano chi vuole intraprendere una nuova attività ( una libertà giusta o una libertà eccessiva che si trasforma talvolta in mancanza di sicurezza? Dipende dai punti di vista… ).
    Ma lasciando perdere questo aspetto, quello che mi colpisce è tutt’altro : ovvero la straordinaria accoglienza riservata dalla Spagna ad un’azienda italiana. Quasi una volta all’anno mi reco in Spagna e ho un’amica di Madrid, quindi per quel poco che conosco di questo paese, tutto ciò mi stupisce. Ho come l’impressione che gli spagnoli non siano così dipendenti dalla marca come invece lo siamo noi italiani, non le riservano una fedeltà maniacale, e soprattutto non mi è sembrato che mostrassero così tanta attenzione nei confronti del mondo della moda made in Italy. In alcuni settori sono abbastanza chiusi verso ciò che proviene dall’estero, ma non a causa di un forte patriottismo come accade in Francia, ma per una sorta di menefreghismo nei confronti di ciò che loro reputano superficiale. E forse anche questo è un effetto culturale. Il fatto che quindi abbiano dato ampio spazio ad una marca giovane come I-I è il segno che anche loro stanno iniziando a guardare altrove, a curiosare e stare al passo con tutto ciò che succede nel resto del mondo, a cavalcare i nuovi trend.
    Forse, grazie anche a voi, riusciremo a dimostrare che l’Italia qualcosa di buono riesce ancora a farlo e che non è tutto perduto, come spesso alcuni giornali stranieri vorrebbero farci credere, sentenziando senza prima guardare in casa propria.

  20. artisticando Says:

    chi viaggia spesso per lavoro in Spagna , come negli altri paesi Europei, percepisce immediatamente le diversità; in Italia proviamo la percezione di essere chiusi in una “prigione”…..dove in una situazione di frustrazione cogliamo e misuriamo le nostre grandi potenzialità….l’importante è che faccia comodo “questa prigione”, sempre a meno giovani.

  21. chiara Says:

    io la Spagna la vedo come un paese nel quale si può respirare! Lavoro con un ragazzo italiano trasferitosi a Madrid, la cosa buffa è che collabora con aziende italiane! un mito…da là non si schioda. Ci sarà un motivo? Può essere.
    Credo che il problema italiano sia una bella dose di autoreferenzialità. In un mondo più o meno globale, ci parliamo addosso per dirci quanto siamo bravi…nel frattempo per comprare una maglia, scorrazziamo allegramente tra i banchi di Zara o Mango, entrambe spagnoli! mi vien da dire buenas noche italianos, dormite pure sonni tranquilli nel frattempo ci fanno le scarpe (nel vero senso della parola). Propongo un ragionamento inverso, cominciamo a porci delle domande e a scoprire cosa non va, quanta creatività è rimasta nei nostri cervelli e cosa abbiamo imparato, poi, se faremo qualcosa di buono senza vivere di rendita, solo allora ricominceremo a crogiolarci. Io il Made il Italy lo vedo come un faro, illumina un mare buio e forse tempestoso, non è un sole brillante che illumina tutto. Indi è vero, il paragone con la Spagna non è corretto, loro sono sempre stati gli sfigati d’Europa, noi i fighetti. Ora i nerds di una volta si sono rotti e hanno pensato bene di non rincorrere più nessuno e giocare in casa con le carte giuste. Tutto sommato sono stati per secoli un impero, hanno attraversato un sacco di casini, hanno avuto un bel po’ di problemucci con un paio di regioni potenzialmente secessioniste che ora si sono tranquillizzate etc… La loro politica è dare spazio al nuovo, o almeno così sembra. Aria, aria, aria. Sono cattolici e fanno sposare i gay, sono l’ultima ruota del carro e ti sparano giù l’Expò prima dell’Italia, subiscono un attentato e si riprendono più determinati di prima. In conclusione mi stanno simpatici. Credo che a loro piaccia molto II perchè è un’azienda giovane e simpatica, mobile e fresca, un’azienda che lavora e va avanti, una realtà che merita spazio.

  22. ottovolante fucsiaman Says:

    esatto: l’autoreferenzialità. Proprio lì il problema. Non si crea per inventare o cambiare ma per uniformarsi a trend modaioli imposti dall’alto. Non ci si interroga se in fondo certi stili estetici comincino ad essere obsoleti o se certi marchi alla fine non siano rimasugli di epoche d’oro ormai alla svolta. Promod, Zara e gli altri hanno saputo investire in una moda “leggera”, anch’essa fatta di cosine di poco valore e chissà dove, ma a prezzi giusti e con colori particolari. Alcune collezioni sono gradevoli, altre meno. E, non so, ma non sono convinto che mandino le stesse collezioni ovunque. Probabilmente sanno che in Italia la gente è fissata con il nero e qui mandano più nero, e così via.

    La sostanza però è che questi marchi hanno sostituito quello che fino a poco tempo fa facevano Standa, Upim, Oviesse, Rinascente. E che, in parte, continuano a fare solo le prime tre perchè Rinascente e Coin hanno prezzi realmente alti e non paragonabili alla qualità della merce. Hanno assunto la caratteristica che hanno i magazzini all’estero: non merce propria, ma stand aperti delle grandi marche, come a Parigi (Printemps, La Fayette), Londra (Harrods, H&M anche se alcune di queste hanno problemi con sfruttamento di manodopera), Stoccolma (NK), Corte Ingles ecc. In sostanza, piccoli negozi monomarca all’interno del contenitore globale.
    La ricchezza di ciò che avevamo invece (Standa, UPIM, Oviesse, la vecchia Rinascente) si sta perdendo. Oggetti e vestiario senza infamia e senza lode, ma che permetteva di vestire quel ceto medio basso che adesso è costretto ai mercatini all’aperto. Ci stupiamo quindi quando entriamo da Zara o da Promod e troviamo una gonna a 40 euro. Ma loro forse hanno studiato bene il passato di questa Italia…..

  23. dama Says:

    L’Italia è una vecchia ‘500 che va in autostrada a 40 km/h mentre da dietro sta lampeggiando (per dire “Ehi fate largo!”) un’auto di formula uno gialla e rossa (i colori della bandiera spagnola) che va a 300 km/h. Quando si deciderà l’Italia a mollare la ‘500 e mettersi a bordo di una Ferrari? Prima o dopo esser stati tamponati e aver ammazzato il pilota che è nella fattispecie Schumacher?
    Questo per dire che l’Italia ha sì un enorme potenziale ma che non viene sfruttato, si adagia sugli allori e sulla convinzione di essere il meglio del meglio. Mah…

  24. Antheus Says:

    Otto: Non dimentichiamoci di Benetton (italiano, etico, globale, con comunicazioni innovative) che è nato ben prima di Zara e Promod.

  25. David Says:

    si,ma benetton in che acque naviga ultimamente?non mi pare stia andando troppo bene…e comunque zara ha adottato una tecnica molto forte e molto vincente:produce i propri capi nel bacino del mediterraneo,in modo da buttarli su piazza al Massimo 3giorni dopo che sono stati prodotti:una cosa che ha del fenomenale,in quanto tali prodotti sono comunque qualitativamente di buon livello (soprattutto se paragonati a merce cinese),ma con costi produttivi,e quindi al dettaglio,contenuti.
    quanto all’italia posso dire che non si andra’ da alcuna parte finché ci saranno tutti questi pregiudizi e questa totale mancanza di meritocrazia e di infrastrutture.da qui al 2010 per il sud saranno stanziati 100 miliardi (si,miliardi) di euro per finanziare grandi opere , mentre per il milano expo ne verranno dati circa 40…speriamo bene!

  26. ottovolante fucsiaman Says:

    si, giusto. Benetton. Allora poi Stefanel. Chiaro. Anzi. Il primo colore lo faceva solo Benetton. Toscani. United Colours. Altra roba. Sigh.

    dama: comprendo e affianco il tuo esempio ma… è un po’ antietico. Un’auto che va a 300 all’ora oltre a schiantarsi è un attimino fuori legge…. Un auto che sfanala vuole essere solo bloccata in mezzo alla strada ed essere presa a criccate da chi gli sta davanti…. Comunque capisco bene cosa volevi dire.
    Mi sa però che la Spagna nè sfanala (poverina) nè va a 300 all’ora. Secondo me va al limite a 130, anzi. Siamo invece noi ad andare piano persino nella corsia dei veicoli lenti…
    Comunque lunga vita alla 500 (quella storica) che dopo decenni ancora funziona (e ci credo: è un carburatore con due sedili appiccicati sopra!). Vedremo se questi grandi corsaioli che ci superano, tra decenni saranno sempre lì a correre o se avranno finito benzina, gomme e piloti… eheheh

  27. canto_libero Says:

    La qualità di zara benetton e stefanel è bassa…una maglia ti dura un paio di stagioni e poi è da buttare… però dall’altro lato quando la butti non ti piange il cuore proprio perchè l’hai pagata poco.
    E’ anche vero che io butto tutto in lavatrice senza guardare l’etichetta ma il consumismo è anche questo non guardare l’etichetta all’interno dei capi d’abbigliamento!

  28. dama Says:

    @ ottovolante
    Già forse è la Cina che avanza a 300 all’ora… :) Ricorda però che una 500 malmessa non arriverà molto lontano! :D

    @ canto_libero
    Credo che la qualità di stefanel, benetton, zara ecc. sia proprorzionale al prezzo ed è questo che il consumatore intelligente guarda in questo periodo di vacche magre. Spendere per una maglia che dura due -ma se stai attento ai lavaggi anche tre- stagioni 40 euro è ragionevole, soprattutto considerando che dopo circa tre anni un capo d’abbigliamento medio inizia ad essere fuori moda e che il consumismo “impone” un ciclo di vita per gli abiti molto basso…

  29. ottovolante fucsiaman Says:

    giusto dama

  30. chiara Says:

    vi amo tutti…appena si lancia un sassolino, zac la discussione si infervora!

    ragazzi io adoro Zara. Un maglioncino basico 20 euro, ne prendi tre di diversi colori e sei la donna più felice del mondo perchè finalmente puoi osare anche il giallo limone, il verde acido e il blu elettrico. Poi le borse…quelle un po’ cretine e assurde che di solito costano una fucilata, Zara e via. Sono dei geni e mi hanno risolto parecchie situazioni.
    la chiave di tutto è l’evoluzione, di quello che volete ma evolvete, altrimenti ti estingui, anche se sei fighissimo e bellissimo.

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