Insert coins

(di Antheus)

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Quelle che vedete qui sopra sono le nuove monete che entreranno in vigore dai prossimi mesi in Gran Bretagna.
Io le trovo bellissime.
Ma, a parte il gusto personale, quello che mi premeva segnalare è che la Royal Mint (il corrispettivo della nostra zecca) dopo regolare gara iniziata nell’agosto 2005 e che ha visto coinvolto 4000 proposte ha affidato l’incarico ad un 26enne graphic designer nato a Bangor e che lavora a Londra.
Mi sembra una scelta originale e assai coraggiosa.
Nella foto qui sotto potete vedere che le monete, se poste in modo diverso, formano l’elemento araldico inglese che è interamente visualizzato nella moneta da 1 £.
Innovazione e tradizione, creatività e meritocrazia. Chapeau.

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40 Responses to “Insert coins”

  1. honnête provocateur Says:

    ……..dopo regolare gara iniziata nell’agosto 2005 e che ha visto coinvolto 4000 proposte ha affidato l’incarico ad un 26enne graphic designer nato a Bangor e che lavora a Londra…………………………………………….
    Prendo spunto per parlare di “dare spazio finalmente alla meritocrazia” in Italia ( ovvero di pura utopia), pubblicando un articolo eloquente e attuale sullo stato dell’arte.
    Mi scuso per la lunghezza.
    Promesse di meritocrazia
    Franco Locatelli, Il Sole 24Ore (29/02/2008) 

    Ci vorrebbe una fede incrollabile per credere che le nostre forze politiche siano davvero in grado non solo di promuovere il ricambio della classe dirigente ma di farlo scegliendo il merito come stella polare. In un Paese in cui i notai, gli ingegneri, i medici, gli avvocati, i giornalisti, i professori universitari sono spesso figli di professionisti che hanno fatto o fanno lo stesso “mestiere” (si vedano i dati di Alma Laurea, immaginare che si possa avanzare nella scala sociale non per censo, per conoscenze familiari, per logiche di appartenenza o per anzianità ma per il proprio talento, la propria intelligenza e il proprio impegno è qualcosa che assomiglia alla più ingenua delle utopie.
    Nella società della conoscenza contano sì le conoscenze ma quelle giuste, personali e familiari, piuttosto che quelle tecniche e scientifiche. Pensare che una classe dirigente immobile, vecchia, autoreferenziale, come è in gran parte la nostra, possa ripudiare la cooptazione per privilegiare la meritocrazia e la concorrenza sarebbe illusorio. Però sarebbe altrettanto miope sottovalutare qualche timido segnale di novità che affiora perfino dalla campagna elettorale. E’ vero che i programmi sono fatti di parole e quel che conta è il fare piuttosto che il dire, ma, a differenza del passato, nei programmi elettorali qualche riferimento alla meritocrazia c’è. Resterà scritto sulla sabbia? Alla fine di una legislatura che ha assunto migliaia e migliaia di precari nella Pa senza un vero concorso o che ha stabilizzato i presidi cosiddetti incaricati della scuola secondaria, anche se truffaldinamente non hanno mai fatto i presidi nemmeno per un giorno, il dubbio sulla volontà meritocratica della classe politica è più che lecito. Il programma del Pdl che sarà distribuito nei gazebo promette però di “attuare davvero e per la prima volta il disposto dell’articolo 34 della Costituzione, in base al quale i capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi” e anche di “commisurare gli aumenti retributivi degli insegnanti a criteri meritocratici”. Pierferdinando Casini sta letteralmente tappezzando le città di manifesti dell’Udc che dicono: “E’ ora di premiare il merito”. E Walter Veltroni parla ogni giorno di meritocrazia, la richiama nel programma elettorale del Pd e candida al Parlamento un personaggio come Pietro Ichino che della battaglia contro i fannulloni della Pa ha fatto una bandiera. Del resto Alberto Alesina e Francesco Giavazzi giurano che “la meritocrazia è di sinistra”. E sarebbe davvero un paradosso della storia si proprio 40 anni dopo il ’68 la meritocrazia trovasse finalmente qualche affermazione. Più che una speranza è una necessità, scriverà nel suo libro sulla “Meritocrazia” che uscirà a maggio da Garzanti, Roger Abravanel, guru della consulenza aziendale, secondo cui “la mancanza di meritocrazia è la causa principale del declino che stiamo vivendo da più di vent’anni”. Per uscire dall’ “epidemia delle raccomandazioni che paralizza l’Italia” e che Giovanni Floris ha raccontato nel suo “Mal di merito” per le edizioni Rizzoli, ci vuole certamente una forte carica morale ma ci vogliono soprattutto riforme, leggi, atti di rottura. La scuola e l’università sono il naturale punto di partenza ma una strategia del merito deve riguardare tutta la Pa, le imprese e la stessa politica. In questi giorni se ne stanno occupando soprattutto due donne, il ministro Linda Lanzillotta del Pd e la parlamentare bresciana di Forza Italia, Mariastella Gelmini. A conferma che la meritocrazia è un tema bipartisan. Dice il ministro: “Dopo aver gettato il seme e raccolto i primi frutti delle liberalizzazioni, nella prossima legislatura la meritocrazia sarà l’asse portante della politica di modernizzazione del Pd”. Ribatte la Gelmini: “ Su questo terreno il Pdl non si lascerà certo scavalcare dalla sinistra anche perché la meritocrazia è nei nostri cromosomi”.
    Dalle parole ai fatti. La parlamentare di Forza Italia porta in dote a Pdl il disegno di legge delega, già presentato alla Camera sul finire della legislatura, “per la promozione e l’attuazione del merito nella società, nell’economia e nella Pa e per l’istituzione della Direzione di valutazione e monitoraggio del merito presso l’Autorità Antitrust”. Perché una legge delega? Per delegare subito il futuro Governo ad emanare decreti che valorizzino il merito nella scuola (sia per gli studenti che per i docenti), nell’università, nella ricerca, nella Pa e nel mercato del lavoro (detassazione e decontribuzione di premi di produttività aziendale e dei compensi per le invenzioni) e introducano sistemi di selezione trasparenti. All’Antitrust sarà affidato il compito di monitorare l’attuazione delle norme meritocratiche, controllare i risultati e scegliere gli organismi di valutazione. Lanzillotta mette in campo invece il lavoro compiuto da Glocus, il think tank rutelliano che presiede, sul rinnovamento della classe dirigente. Concorrenza, valutazione, accountability, internazionalizzazione e forte discontinuità sono i punti di riferimento delle sue proposte. Due esempi per tutti: per l’università si ipotizza di ancorare gli incentivi finanziari alla produttività scientifica e alla qualità della didattica per creare centri di eccellenza, mentre per la Pa si pensa a percorsi di carriera dei funzionari basati su master e istituzioni formative sul modello francese dell’Ena.
    Sono soltanto sogni? Chissà. Finora la meritocrazia era una parola sconosciuta o addirittura proibita. Discuterne è già una novità.

  2. Paolo Convertito Blasio Says:

    se l’italia copiasse pedisequamente le idee evolute di paesi come l’inghilterra farebbe qualche passo avanti..invece è ancorata in un porto troppo vecchio per essere efficiente….

  3. Azzurra Says:

    coin in dizionario-umano significa Angolo, cosa c’entra con i soldi o monete? (insert) forse serviva solo per questo commento

    *mai visto, ma bello il regno unito..

  4. Alix Says:

    Che dire Antheus, hai ragione, chapeau!
    Che bella iniziativa…ancora una volta lontana anni luce dalla nostra situazione….va beh…
    Grande coraggio indubbiamente nell’affidare ad un 26enne il restyling di un simbolo così importante per un paese, come lo è la moneta nazionale. A mio avviso l’aspetto più interessante, aldilà del gusto soggettivo sulle monete, che anch’io trovo davvero molto belle. Bella anche l’idea che insieme formano l’elemento araldico inglese mentre sparse, in giro per il paese, conservano almeno in parte un pezzetto di tradizione.

  5. Antheus Says:

    Dal dizionario Collins
    coin n.
    1. A small piece of metal, usually flat and circular, authorized by a government for use as money.

    E poi chi ha giocato a flipper o ai videogame lo sa :-)

  6. Azzurra Says:

    errore di traduzione mio:
    ho controllato, scusa I-I,
    in francese coin significa angolo, in inglese io ho il significato di conio o moneta o invenzione (Hamlyn per Giunti)

    ;-)

  7. honnête provocateur Says:

    Strana la vita.
    Il cuore del post e’ incentrato, a mio avviso, sulla “meritocrazia” che in Inghilterra e’ il motore dell’innovazione e della conseguente ricerca del “bello”in ogni cosa che si idea e si realizza mentre i commenti vengono deviati sul significato della parola coin.
    Ho la sensazione che molti leggano solo il titolo e non la stesura del post.
    Il titolo e’ fuorviante o sono io che non ne ha capito il senso ?

  8. Antheus Says:

    honnête provocateur: credo che nessuno abbia frainteso il senso del post, c’è solo stata una piccola digressione sul significato di coins da parte di Azzurra che aveva confuso una parola inglese per una francese.
    Il titolo non credo sia fuorviante, ma è solo un riferimento “pop” all’uso delle monete.
    Personalmente non amo i titoli troppo didascalici.
    ciao
    A_._

  9. Cristal Says:

    Monete stupende, belli i tagli di immagine e l’effetto che creano insieme!!!!!!
    Ho sentito che l’Inghilterra è da un po’ di tempo alla ricerca di giovani anche stranieri pieni di idee e buona volontà, con i tempi che corrono qui in Italia, dove trovare lavoro per noi giovani è davvero difficile…..mi chiedo se è giusto accontentarsi di un lavoro precario come quello del call senter o prendere la propria valigia e inseguire i propri sogni e le proprie aspirazioni!!!!!

  10. kissaki Says:

    belle le monete…altro che questo odioso Euro poco artistico e decisamente non emozionale…ma il concorso di idee I I che fine ha fatto?

  11. Antheus Says:

    Siamo in ritardo, lo ammetto. ma non demordete, prestissimo avrete delle news.

  12. Dario Ujetto Says:

    L’Inghilterra affida ad un 26enne la grafica delle sue monete, il ghost writer di Barack Obama ha 25 anni, McCain è circondato di giovani…….

    L’Italia è indietro, ma non demordo …..continuo a rimanere ottimista ….spt perchè vedo che non stiamo conquistando i giornali ma i blog sì, non stiamo conquistando le grandi aziende ma vedo molti nostri coetanei essere a capo di iniziative innovative ……quindi per una volta ogni tanto non piangiamoci addosso….

  13. David Says:

    ragazzi,gli euro non li avra’ disegnati un venticinquenne,ma brutti non sono,dai.almeno per quanto riguarda i nostri che,se vedete bene,sono, a mio avviso, proprio i più belli.
    L’ Euro ci sta uccidendo pero’,almeno sono belli…

  14. lorenzo Says:

    da un lato mi intristisco pensando al mio paese (neanche i francobolli sono belli, pare che chi li disegna siano 2/3 grafici e lo fanno da sempre), dall’altro mi compiaccio con gli inglesi per le idee originali.

  15. lorenzo Says:

    p.s. c.a. Antheus
    il “contest” idee creative è sempre aperto o è periodico?
    grazie in anticipo per la risposta.

  16. Mariangela Says:

    Ma pensa proprio gli inglesi, che sono conservatori, in tutto………… sono BELLISSIME le loro monete, sono davvero SORPRESA, CONGRATULAZIONI!! In una città fatta di antico, di merletti, di tea, di Re e Regine … hanno ideato una moneta che sembra un pezzo d’arte. LE VOGLIO!!

  17. Azzurra Says:

    non sono le monete a non andare da sempre è l’uso che se ne fa a stare sul banco degli imputati.. vi ricordo la legge sulla privacy, giustificata nei fatti dall’avvento dei No global, per cui è più che normale che gli argomenti in pubblico sono trattati in modo superficiale.. il cambio di monete lo farei anche ad ogni cambio d’anno se fosse possibile!
    buon giorno I-I

  18. ottovolante fucsiaman Says:

    Bellissimi. L’angolo. L’angoloooo. Se ci fosse Derrida ci sguazzerebbe in questa situazione. Coin=moneta, coin=angolo.
    E le monete inglesi hanno appunto le figure dislocate di lato, in un angolo inesistente perchè la moneta è tonda.
    Ogni moneta è quindi coin (Inglese) e coin (francese) e solo nell’unione di tutti i coins (angoli ma anche monete) si ottiene l’immagine completa ma intuita.
    La presenza dell’assenza dell’immagine. Si sa ce c’è ma non si vede, eppure l’immagine è icona (stemma araldico) e quindi in ogni assenza si sa già cosa aspettarsi.
    Un codice, un linguaggio, una metafora della divisione in vari valori della società che però nella loro unione raggiungono il livello massimo (il Pound).
    Opera fondamentale direi. Questa è arte, per chi non se ne fosse accorto….

    C’è stato un concorso di idee? e allora cosa c’entra se il designer è giovane o no? I concorsi sono anonimi. Poi si scopre chi è l’autore….. O forse si pensa che le buone idee vengano solo in virtù di un’anagrafe privilegiata?

    Una chiosa sul giusto discorso del provocatore. La meritocrazia è regno dei giusti, quindi merce rara.
    Se essa è fondamento della sinistra, si venga a Livorno, amministrata a livelli bulgari da sempre dalla sinistra, e si guardi se è così….

  19. honnête provocateur Says:

    L’italia e’ piena di “creativi”con la patente datagli dagli amici o parenti potenti.
    Quando finira’ questo circolo vizioso il paese ripartira’.
    Cioe’ mai.

  20. Giulia Says:

    @Antheus

    sulle idee in libertà avevi comunicato che avreste risposto a tutti a prescindere dalla risposta positiva o negativa. Le mie mail non hanno mai ricevuto una risposta. Avete problemi nel ricevere le risposte o a rispondere direttamente? Mi oare che esistano incongruenz in tal senso. Tra le latre cose “avevo” messo in mezzo una terza persona (la quale ovviamente ha deciso di guardare altrove. Sai il lavoro ha tempi stretti). Grazie comunque.

  21. Antheus Says:

    Giulia: Per il momento ho scritto a coloro che in prima istanza abbiamo scartato. Se non hai ricevuto niente vuol dire che hai “passato” la prima scrematura.
    Siamo in ritardo, lo so. Abbiamo avuto la pretesa di fari tutto da soli; ma abbiamo ricevuto 880 mail, assai più di quanto ci aspettavamo. E poi fare vedere le cose a tutti quelli del team , che non sempre sono in ufficio e non sempre leggono alcuni allegati. E poi decidere e rispondere…
    E oltre tutto questo continuare a fare le cose di ordinaria amministrazione..
    Mi spiace per la “terza persona” se siamo andati così lunghi.

  22. canto_libero Says:

    strano mi piace l’idea dell’unione che creano una forma, ma ahimè se c’è una cosa che odio è la non simmetria, quindi vado in controsenso mi piacciono e non mi piacciono…

  23. artisticando Says:

    non facciamo i pessimisti….in fondo la Gran Bretagna è uscita da pochi lustri dalla cura Tacther…la Spagna da qualche anno dalla cura Aznar e i nostri cugini francesi hanno appena iniziato il trattamento Sarkozi…arriveremo anche in Italia……non importa il colore politico…..esempi ne abbiamo e i segnali ci sono….i giovani devono lottare “atè a vitoria” come hanno fatto gli altri, non fuggire dall’Italia

  24. Giulia Says:

    @Antheus

    tranquillo. Comprendo bene le vostre ragioni. Provo cmq a risentire l’altra persona che come dire ha avuto un po di ansia da lavoro…. Sorry.

    I britannici li adoro anche per questo: sanno osare, innovare, credere, investire…. senza mai perdere il loro amplob, le loro tradizioni, il loro sense of nationality and humor, il loro gusto a volte un pò troppo kitch ma che mantiene sempre quel sapore di antico e moderno assieme come le monete che trovo veramente deliziose

  25. ottovolante fucsiaman Says:

    dal libro di De Biase:
    [...] Il problema, da sempre, in Italia, non è il capitalismo, ma il mercato, l’economia delle regole chiare e trasparenti: quelle regole che garantiscono la qualità e la lealtà della concorrenza, del lavoro e del consumo, dell’investimento e del risparmio. Di fronte a questa situazione, la reazione degli italiani è duplice: c’è chi ne approfitta per infrangere regole che si dimostrano sempre deboli e chi si aspetta che qualcuno le modifichi per l’ennesima volta sperando che alla fine funzionino. Strategie destinate alla delusione fino a che non si prenderà coscienza di un fatto nuovo: gli obiettivi di tante persone, sempre più numerose, sono cambiati, non sono più concentrati sulla crescita ma si rivolgono verso la sostenibilità, la sicurezza, la qualità, il tempo da dedicare alle attività gratuite e gratificanti, un lavoro dotato di senso, cui partecipare e con il quale esprimersi.

    Già, il lavoro. La pubblicistica racconta spesso l’immigrazione come la conseguenza del fatto che gli italiani non vogliono più fare certi lavori poco gratificanti. Ma non hanno forse ragione? I loro genitori si sono sacrificati per la crescita affinché i figli potessero vivere meglio di loro: adesso vogliono che la promessa in base alla quale hanno lavorato in passato sia mantenuta. Del resto, gli immigrati sono contenti di fare lavori poco gratificanti? O sono semplicemente costretti a farli? Non è forse vero che appena possono anche loro li abbandonano? Si direbbe che in questo momento la domanda sociale non sia verso la crescita quantitativa ma verso il miglioramento qualitativo del lavoro. Non c’è probabilmente una situazione di disoccupazione insostenibile, anzi: ricordando il lavoro nero si risponde almeno in parte a chi lamenta che le statistiche ufficiali segnalano che in Italia la massa di ore lavorare è troppo bassa. In realtà, non manca il lavoro: manca il lavoro di qualità. È su questo che si deve fare un programma. E senza negare il valore fondamentale del consumismo che ha sostenuto il consenso per la democrazia nei momenti più delicati della sua storia, occorre alimentare la consapevolezza dei suoi limiti.

    L’Italia è di fronte a scelte fondamentali. Ma la vulgata le affronta senza ascoltare i segnali che vengono dalla popolazione. Invece di spiegare, ordina di aderire a modelli alieni come l’iper-liberismo. Impone un’interpretazione che non soddisfa nessuno, ma che propone come l’unico pensiero possibile. Chiede a un paese già molto produttivo e sostanzialmente ricco di concentrarsi sulla crescita, di lavorare di più, di rischiare di più, di rinunciare alle sicurezze, di accettare ancora sacrifici, mentre le persone non cessano di domandarsi perché dovrebbero farlo. [...]

  26. Spagnolo Says:

    È la prima volta che scrivo. Scussattemi per il mio Italiano, che è pessimo.

    La meritocrazia non è un problema da solo italiano, anche in Spagna che la fuga di artisti, creatori, ecc. , e sopratutto scientifici. Sarà un problema più grave in un futuro vicino. Sono più importante altri motivie non il proprio valore.

    Non posso capire perche negli paessi anglosassoni sono più valoratti gli immigranti, e perchè líntegrazzione si fa senza problemi, ed in altri Paesi -comme la France, L´Italia o la Spagna- non possiamo aprezzare i benefici di la diversità. Almeno sucede anzi qui in Spagna.

    P.S.:Antheus ho leto che sarete in Madrid il próssimo Giovedì. Buona Fortuna!! E aspettoche i mieicompatrioti capiscono bene la filosofia I-I.

    P.S.S.: Dobbiamo fare qualcosa con il nostro Euro, che è bruttissimo!

  27. Marco Patruno Says:

    Coniugare STILE e CULTURA, questi due mondi apparentemente lontani e antitetici.. Perché non ideate una linea di prodotti strettamente legata al settore dell’editoria, della accessibilità alla lettura e al rapporto individuo –arte? In fondo Torino è la capitale mondiale del libro e della cultura!

    Cordiali Saluti

    Marco Patruno

  28. honnête provocateur Says:

    Mecenatismo Rinascimentale: Lorenzo de’ Medici, detto Lorenzo il Magnifico

    Letterati ed artisti trovarono in lui un mecenate intelligente e ricettivo, tanto da fargli meritare appunto l’attributo di Magnifico. Tra gli umanisti che frequentarono la sua corte ricordiamo: Pico della Mirandola, Marsilio Ficino, Angelo Poliziano e Luigi Pulci. Egli stesso letterato, arricchì la biblioteca di famiglia, inviando gli studiosi che frequentavano la sua corte a far ricerche di manoscritti preziosi, in Italia e fuori. Sistemò la sua collezione di statue antiche presso il Giardino di San Marco, di sua proprietà e vi fondò un’esclusiva scuola per giovani artisti, riconosciuta come la prima Accademia d’arte d’Europa, dove studiò fra gli altri un giovanissimo Michelangelo.
    I maggiori pittori del tempo, Antonio Pollaiolo, Filippino Lippi e Sandro Botticelli, lavorarono per lui, come anche lo scultore Andrea del Verrocchio e l’architetto Giuliano da Sangallo.

    Mecenatismo Rideceduto: Maria de Filippi

    Maria De Filippi debutta nel 1993 riscuotendo da subito un invidiabile successo anche grazie alla formula di rendere protagonisti giovani normali, in cui molti possano riconoscersi, in confronti aperti fra loro e i genitori (o più in generale gli adulti), e con il fondamentale “pepe” aggiunto dagli interventi del pubblico.

    Dal 1994 le viene affidata la prima serata con “Amici di sera”, mentre nel settembre del 1996 inizia un’altra grande esperienza: “Uomini e donne”, programma quotidiano a cui si aggiungono poi i programmi serali “Missione impossibile”, “Coppie” e “Colpo di scena”.
    Senza contare il programma partito nel 2000, “C’è posta per te”, trasmissione di taglio un po’ diverso poichè al pubblico non veniva data una parte “attiva” come di consueto. Anche questo format dell’infaticabile De Filippi ha sbaragliato negli anni la concorrenza (”in primis” quella della Rai).

    Negli ultimi anni ha centrato un altro successo con una trasmissione in cui professori d’eccezione insegnano materie legate all’arte (con particolare attenzione a musica e danza) per giovani talenti emergenti. Il titolo della prima edizione era “Saranno famosi”, ma per problemi legati al copyright del serial tv degli anni ‘80, le edizioni successive hanno preso il nome di “Amici”: concettualmente si tratta dell’evoluzione del primo “Amici” di Maria De Filippi.

    Telegatti

    1995: Telegatto con la trasmissione Amici
    1996: Telegatto con Amici di Sera (categoria “Intrattenimento con ospiti”)
    1997: Telegatto, come “personaggio femminile dell’anno”.
    1998: Telegatto
    2000: Telegatto con C’è posta per te (categoria “Talk Show”).
    2001: Telegatto con C’è posta per te
    2002: 2 Telegatti con Accademia di “Saranno Famosi” (categorie: “Reality Show” e “Trasmissione dell’anno”)

  29. chiara Says:

    belle, belle.

    bisogna subito andare a fare un viaggetto da quelle parti e provare a fare il puzzle!!

  30. dama Says:

    @ Spagnolo
    Adesso mi spareranno tutti -in primis otto :) - ma credo che la causa delle situazioni francese, spagnola ed italiana debba essere ricercata nel loro passato caratterizzato dall’intolleranza politica e religiosa. La diversità di pensiero, di religione è stata vista dalla classe dirigente come potenzialmente pericolosa perchè mette in discussione lo status quo. Gli Stati Uniti, al contrario, sono sempre stati un Paese dove hanno trovato rifugio molti uomini e donne che fuggivano dalle persecuzioni -molte religiose- che avvenivano in Europa per cui gli Stati Uniti hanno una maggiore coscienza dei benefici che possono apportare gli stranieri -specialmente se qualificati-: nuove idee, nuove prospettive, nuove visioni…più soldi, più ricchezza, più sviluppo ecc.! Solo due esempi: Google è opera di Larry Page (americano) e Sergej Brin (russo naturalizzato), Yahoo! è invece opera di David Filo (americano) e Jerry Yang (taiwanese naturalizzato).

    p.s. Spagnolo non scusarti il tuo italiano è perfettamente comprensibile e migliore di quello di tanti italiani! :)

  31. andrea squinobal Says:

    fantastiche….originali e innovative. Bella l’intiuzione di creare una sorta di puzzle con le monete… divertenti anche le forme, oltre all’ormai vetusto cerchio, molto apprezzabile l’ovale e il settagono.

  32. ottovolante fucsiaman Says:

    dama: perchè dovrei spararti? Mi limiterò solo a crocifiggerti (porta bene, dai).
    Scherzo. Non ho mai detto nulla a riguardo delle nazioni che citi e che hanno attualmente sviluppi estremamente diversi tra loro. La Francia (che è poi fondamentalmente laica e rivoluzionaria) si è già sviluppata negli anni 50 e 60 ed ha continuato con Mitterand. Ora ha fatto già quasi tutto ed è un po’ ferma (si fa per dire). Della Spagna ne parliamo altrove ed è molto viva. Dell’Italia sappiamo tutto, evito di infierire. Il cattolicesimo quindi pare non abbia agito (se pure lo ha fatto) omogeneamente, tant’è che in un paese cattolicissimo come la Spagna sono state approvate le Leggi che sappiamo.
    Gli Stati Uniti hanno un grande pregio: la cultura britannica. Pragmatica. Pragmatismo che è stato applicato anche alla religione, per la quale tanti fronzoli sono inutili e ci si rapporta direttamente al Signore. Quindi una cultura endemica della semplicità e della praticità. Dell’obbiettivo.
    Io, ad esempio, sono all’opposto di loro perchè mi perdo nelle filosofie esistenziali ed economiche oltre che artistiche mentre loro andrebbero a cercare di vendere qualche appartamento per permettersi la vacanza estiva….. Questa cultura li ha portati a guardare non tanto al mezzo, ma alla finalità, per cui qualsiasi razza, religione, cultura poteva essere accolta purchè portatrice di idee, innovazioni, attività. Senza pregiudizi.
    D’altra parte occorre pur ricordare come ancora oggi esistano pregiudizi razziali tra bianchi e neri, tra bianchi e pellerossa, tra americani e cinesi, portoricani. Differenze che hanno spinto le varie etnie a isolarsi in interi quartieri monorazza, cosa che la cultura “intollerante” cattolica non ha mai invece consentito.
    Insomma, credo gli Stati Uniti non possano esserci da modello, perchè noi (fortunatamente) non apparteniamo a quella cultura, saremmo degli squallidi epigoni. Poi, se quella cultura è giusta e la nostra sbagliata se ne può discutere all’infinito. Ma io mi accontenterei di migliorare come europeo.

  33. ottovolante fucsiaman Says:

    …ovale??

  34. ELMANCO / Stefano Ricci Says:

    Anche modernità e tradizione insieme.
    Un ottimo lavoro, complimenti… difficile trovare in Italia esempi di amministrazione pubblica così illiminata.

  35. Azzurra Says:

    ho visto in tv, ieri o l’altro ieri, forse una coincidenza casuale forse no, un tipo che dice d’appartenere all’unione Grilli parlanti ha lanciato l’idea di affiancare all’euro un’altra moneta.. non commento

  36. flavio amorelli Says:

    Ciao a tutti, volevo segnalare un’iniziativa che mette al centro merito e creatività, il movimento Coraggio Italia al sito http://www.coraggioitalia.it potete vederne i contenuti.Qualcosa di serio si sta muovendo, bisogna unirsi però. Un’iniziativa ancora agli albori e poco pubblicizzata, ma che se approfondita da Antheus o Lapo, sono sicuro troverebbero di interesse. Grazie, cordiali saluti

  37. GentlemanDriver Says:

    L’ iniziativa ed il risultato sono talmente belli e moderni, non solo in senso lato, che ogni parola aggiunta sarebbe inutile. CHAPEAU infinite volte.

  38. Gian Luca Says:

    Nemesi,
    o meglio una delle tue nemesi che sono sparse per il mondo, Io sono, quello che si alza al mattino per accendere la stufa a legna e far trovare la casa calda alla propria compagna e al suo piccolo ( Perceval ), quello che fin da bambino sognava e non ha ancora smesso di farlo, quello che fa il designer ma non fa solo il designer perché ha troppe idee per chiudersi in una categoria di moda.
    Sono io che ho camminato come te per le strade di Torino, pensando a qualcosa di diverso, quello che ha dipinto ai Murazzi quei grossi murales che sono stati per anni lo sfondo di tanti discorsi alle Arcate poi The Beach.
    Come te ho viaggiato, bè non proprio come te, ma ho viaggiato, perché ho sempre creduto che una diagonale fosse meglio di una retta, che lo scarto improvviso del pensiero portasse molto più lontano della verticale certezza.
    Ho cercato il Golem a Praga, ho mangiato i Cevapcici a Sarajevo quando le colline attorno alla Baščaršija ancora brulicavano di milizie armate, ho sognato come la Mannoia sotto il cielo d’Irlanda ed ho passeggiato per i giardini del Palacio Du Marquis de la Frontera con Tabucchi che mi raccontava di Pessoa.
    Ho sempre cercato, scavato imparato, ho trattenuto e poi rilasciato con grande rammarico.
    Ho vinto concorsi internazionale di design, ho sempre lottato e lotto per realizzare i miei progetti ma pensa, pensa quanto è sfibrante questo, pensati rinchiuso nella tua immensa immaginazione a scontrarti tutti i giorni con i forse, con i vedremo, con i…..”molto interessante ma è un rischio per la nostra azienda”…ecc……..ecc……….
    Pensati come uno di tutti; so che sai di essere fortunato, come so che per lo stesso motivo questa fortuna è un’arma a doppio taglio.
    A questo punto mi verrebbe una citazione tanto banale quanto divertente…….”da grandi poteri derivano grandi responsabilità”!
    Concludo con una considerazione, il nepotismo, la malattia della nostra Italia, sarà anche una malattia dell’Italia 2.0?
    Buon lavoro a Tutti
    Gian Luca

  39. Luciano Ardoino Says:

    Cari Amici, mi sono divertito ad assemblare le Vostre e altrui opinioni come in un puzzle ed è uscito fuori che:

    in Italia pare improvvisamente scoppiata la moda della meritocrazia, ne parlano tutti, oramai persino qualche sindacalista illuminato.
    Il buon Brunetta la definisce come base imprescindibile; la nuova capace Presidentessa dei giovani di Confindustria Federica Guidi nel Suo primo discorso a S. Margherita ha menzionato questa qualità ben oltre le venti volte; la valida Mercegaglia ricorre quasi giornalmente ad elencarla (televisione e quotidiani) come necessaria ed irrinunciabile virtù; i nostri politici, senza distinzione di colore, la elencano come punto cardine del futuro e quindi come una necessità inevitabile per uno stato moderno che sappia avvalersi dei propri talenti e delle proprie risorse umane, e poi scienziati, docenti, giornalisti e chi più ne ha più ne metta.
    Per non parlare poi di come e quanto venga elencata nel mio settore e cioè il turismo, che essendo in fase di stagnazione o addirittura in quella di declino per alcune regioni italiane e quindi più bisognoso dei ‘meritevoli’, si arrivi ad aggregarla anche a discorsi turistico/sociali e di aiuto umanitario; indicando l’inevitabilità d’esserlo per apparire brava gente. Mi risulta esattamente l’opposto; la brava gente è per forza degna e in particolare chi ha raggiunto meritocratamente notevoli posizioni in settori, anche se non prettamente politici, è chiaramente apprezzabile e quindi si suppone debba essere considerato.
    Personalmente, non potrei essere maggiormente d’accordo, se considero che questa è stata una delle ragioni della mia passata fuga dall’Italia; ma qui da noi?
    Nel nostro paese, permettetemi di dirlo cari amici, si tende soprattutto ad eliminare ed allontanare quelli che vengono considerati o solo ritenuti meritevoli poiché un domani potrebbero toglierti il ‘careghino’, senza calcolare che è fonte di grande intelligenza e anche benessere personale il saper individuare i soggetti migliori; vedi Montezemolo con Marchionne, Gianni Agnelli con Romiti, Berlusconi con Gianni Letta, vedi, vedi, vedi…per non parlare del troppo passato, Vi tedierei.
    Probabilmente questo avviene veramente ai massimi livelli, ma scendendo nella piramide organizzativa è sempre così ricercata la meritocrazia?
    Ma si sta veramente inseguendo, in verità, il modello di una società-governo migliore come descritto da Platone con la sua giusta e saggia meritocrazia, o forse sta diventando addirittura una parola abusata, irritante, retorica?
    Il successo, il prestigio, il potere si conseguono sempre ed esclusivamente in virtù delle doti, delle capacità, del curriculum e dei meriti personali?
    Già perché, poniamo il caso che la parola meritocrazia venga erroneamente usata per descrivere che il proprio stato sociale è raggiunto attraverso la competizione, e dove quindi il criterio di “merito” può di fatto sparire a fronte della furbizia (qualsiasi persona scaltra vive infatti molto meglio, si erge ed è più ascoltato di un forse più meritevole cittadino, ma non certo per pregio, solo per competizione); quindi forse è meglio essere scaltri o concorrenziali che meritevoli…e questo era facilmente comprensibile anche perché la cultura italiana è nel complesso scarsamente orientata alla meritocrazia e l’efficacia nella cultura cattolica tende ad essere posta più sui valori di comunità e di solidarietà che su quelli di individualità e di merito, che sono più vicini alla mentalità, ispirata dalla religiosità protestante, del mondo anglosassone.
    Ritengo che la questione del merito e della meritocrazia venga troppo spesso menzionata, elencata e affrontata con superficialità e soprattutto se applicata nella vita di tutti i giorni, che per quello che riguarda la mia breve esperienza in Italia e quella politica attuale, è una brutta parola che è meglio non dire.
    Non ne abbiano a male coloro i quali si intravedono arrivati, nella scalata o in prossimità della meta perché certe considerazioni spettano a noi, popolo della base, senza la quale niente si assesta stabilmente; è un nostro diritto migliorativo.
    Non ne abbiano a male quelli che si ritengono sprecati, inascoltati e a volte persino inutili o derisi, perché come spessissimo accade, la storia insegna e nel caso specifico ci tramanda che Winston Churchill fu un ottimo sostenitore della vera meritocrazia e così pure Ronald Reagan, presidente rimpianto da ogni buon repubblicano, fu di certo protagonista di questa svolta ideologica, e Galilei, Marconi… La compagnia è molto buona, ottima direi!
    Anche loro ebbero non poche difficoltà a valorizzarne il concetto ma tennero duro e al fin della licenza solitamente si tocca…la storia la sappiamo!
    Tutto questo unicamente per mia esperienza aziendale; a Voi quella politica!
    Con stima
    Luciano Ardoino

  40. .8 (fucsiaman) danilo verticelli Says:

    Fatto sta, Luciano, che in Italia, proprio per non essere caduti nell’illusione di una vita “competitiva” in senso inglese, si vive più a lungo di quasi tutti i paesi del mondo, ci si vive bene e non ci si ammazza dallo stress.
    Questo non vuol dire che il sistema attuale sia difendibile. No. Ma non vuole altrettanto dire che la sostituzione di un sistema clientelare con quello della rigida competitività porti a conseguenze migliori.
    La solidarietà è una conseguenza di tale sistema chiuso. Non la causa. In questo sistema, mafioso e clientelare, per alcune classi sociali non rimane che la solidarietà. Cosa sconosciuta negli ambienti anglosassoni dove si passa avanti se una persona soffre stesa su un marciapiede. Conosciamo bene l’umanità anglosassone, dai tempi dei Tudor passando per la strage dell’Heysel di Bruxelles per arrivare alle tristezze dei giovanissimi che si accoltellano quotidianamente a Londra per noia. E non cito l’abitudine tutta nordica di trascorrere i weekend ubriancadosi ai pub. E la gioventù italiana, esterofila e rincoglionita dai media angloamericani comincia ad imitarne le fattezze.
    Nella nostra organizzazione sociale la struttura cattolica ha una valenza formativa e di controllo delle derive animalistiche dell’essere umano. Non coercitivo. Nessuno ti obbliga al catechismo o a sposarti in chiesa. Nessuno. Sta di fatto che la stragrande maggioranza degli italiani (ma anche dei paesi latini nel mondo, nonchè esteuropei) crede e condivide un modo di pensare che non sia semplicemente finalizzato alla realizzazione materiale ma abbia valenze “spirituali” (in senso laico del termine) che arricchiscono le azioni quotidiane.
    Il merito? Il merito è una chimera. Come lo valuti il merito? In termini quantitativi o qualitativi? Chi fa più pratiche o chi le fa meglio? Si parla di lavori semplici, per cui è facile affidarsi al merito quantitativo, o di lavori complessi, per cui la qualità è essenziale. E chi decide cosa è “qualità”?
    Chi è meritorio? Quando te ne accorgi? A volte si fanno scelte che hanno i loro effetti anche dopo anni. Nel transitorio si è o non si è “meritori”?
    Per il sistema produttivo la risposta è una sola. La disse “maglioncino” Marchionne in una intervista (qualcosa del genere): “…alla FIAT non c’è posto per coloro che alla fine dell’orario di lavoro si alzano e vanno a casa”. E forse non ci dovrebbe essere neanche posto (no, Romiti proprio non va citato tra le cose valide) per chi lascia che a inventare la Smart, i SUV, la Golf siano gli altri e non lui.

    Per gli industriali ed i produttori di lavoro (i marxisti direbbero i “padroni”) il “merito” si misura su quanto tu sacrifichi la tua libertà personale ed il diritto alla tua vita per l’azienda. Sarà quindi “meritorio” chi vivrà sempre in azienda e leccherà il culo ai dirigenti, chi, per limiti propri psichici, non avrà una propria famiglia e propri interessi e quindi dedicherà la propria vita al lavoro non avendo altro.

    Avremo dipendenti sempre più psicopatici ed asserviti alle logiche aziendali. Ovviamente l’azienda se ne fregherebbe di loro ed alla prima occasione li metterebbe a terra o a casa.

    Ecco perchè quando si parla di merito “imposto” , per classifiche, per graduatorie, per criteri, mi si rizzano i capelli (e ne ho tanti). Se ne parla la Marcegaglia, ho paura, ma non per me, per i suoi dipendenti obbligati agli straordinari per fare “bella figura” e meritarsi qualche omaggio.
    Di fronte a questo scenario Orwelliano, preferisco la buona vecchia raccomandazione ed un sistema malato ma “umano”, preferisco un bidello che ruba lo stipendio facendo ben poco piuttosto che dieci dipendenti di un’azienda costretti a lavorare dieci ore al giorno privati per forza maggiore della propria vita sociale ed affettiva. E soprattutto preferisco che sia il cliente, il mercato, la gente a decidere chi è meritorio e non il datore di lavoro. Ccà nisciun’è fess!

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