F come Falso (e I-I come Impossibile Imitarli)
(di Antheus)
Negli ultimi post si è sviluppato tra i nostri commentatori un lungo thread sul tema della falsificazione e sull’effettivo valore dei prodotti e degli accessori di lusso e della moda. Fenomeno dilagante, quello della contraffazione. Secondo Ethical Corporation negli ultimi vent’anni è aumentato del 10.000%.
E’ paradossale ma anche evidente che avere il proprio prodotto contraffatto è il segno di una vera notorietà della marca. Casi di falsi I-I ancora non si sono manifestati in modo diffuso, ma solo in sporadiche occasioni. La nostra arma contro tutto questo è l’utilizzo di materiali difficilmente replicabili (il carbonio e la cordura hanno dei costi intrinsechi altissimi) e la quasi assenza del nostro logo sui prodotti.
Molte aziende e marchi famosi, ben più esposti di noi al fenomeno, si stanno attrezzando da tempo con azioni più o meno provocatorie ed efficaci. Alcuni giorni fa Louis Vuitton ha presentato al Brooklyn Museum la nuova linea degli accessori “monogramouflage” disegnati da Takashi Murakami. Fuori dal museo, sulla strada, vi erano delle bancarelle che vendevano le nuove creazioni “vere” di Murakami - Vuitton, prodotte in edizione limitata e a prezzo più basso del normale prezzo di vendita: un modo, dicono qui, per sottolineare come Louis Vuitton stia lavorando per combattere la contraffazione e per fermare i copycats. Al di là di questo, Louis Vuitton sta facendo alcune cose interessanti: ne parleremo più approfonditamente nei prossimi giorni. Intanto altre notizie sulla collaborazione Murakami - Vuitton la trovate qui


April 4th, 2008 at 12:09 pm
chiedo scusa per il fuori tema…..
posto questo messaggio, di ritorno da Londra, con l’entusiasmo di avere individuato nella zona Carnaby/Oxford Street il luogo dove iniziare dal prossimo mese di Giugno la mia prima in assoluto e nuova avventura di vendita da negozio delle mie “interpretazioni”.
L’ idea è di proporre anche qualche oggetto di I-I per costruire un effetto leva di marketing.
Sono un imprenditore nella sua prima esperienza in assoluto di vendita da negozio e
riceverei volentieri qualche suggerimento e critica (non contenetevi……ho le spalle larghe)…saluti e complimenti a tutti i partecipanti
artisticando
April 4th, 2008 at 12:31 pm
Bravo Antheus. vedo che ci siamo capiti su cosa intendo per ricerca e politica di design.
April 4th, 2008 at 1:45 pm
la vendita per strada di louisvuitton mi piace e se non sbaglio l’idea della vendita per strada l’avevo già espressa in un mio lontano post…utilizzando il movin store chiudibile a sorpresa in ogni città…potrebbe essere un bel progetto itinerante di vendita….magari vendendo i pezzi unici a prezzi ribassati….
April 4th, 2008 at 2:39 pm
tanto tempo fa’ qualcuno diceva: molti nemici molto onore. ora chi e’ imitato puo’ dire: MOLTE COPIE MOLTO ONORE.si ha la misura del successo solo e quando si e’ copiati. ciao ivanoz
April 4th, 2008 at 4:41 pm
…e oltre la misura, se ne ha anche pubblicità…..

April 4th, 2008 at 4:44 pm
I-I come Imperfezioni Impercettibili, ovvero come si dice nel linguaggio automobilistico, l’angolo cieco dello specchio, quella parte dello specchio retrovisore in cui non si vede niente e che serve a distinguere l’essere umano dalla macchina, quel piccolo Errore Noto che tiene sveglia la mente umana, così vedo l’accusa di falsificazione nel mercato..
I-I come Internet Indipendent o come unoauno scritto in numeri romani
April 4th, 2008 at 4:57 pm
errata corrige: anche le macchine sbagliano, ma se n’è parlato poco
April 4th, 2008 at 7:11 pm
Anche a mio modo di vedere, il fatto di essere copiati è il logico corollario del successo, che nel settore abbigliamento rende ancora più valore alle “cose originali”.
Altro paio di maniche è il danno economico che con questa pratica si produce, che in certi casi è davvero rilevante.
April 4th, 2008 at 8:47 pm
La strategia commerciale cinese e’ di una intelligenza micidiale.
Loro hanno invaso tutti i paesi piu’ ricchi senza armi, l’hanno invasi con le merci.
L’occidente chiede 10 loro producono e clonano e rivendono 10.000.
L’imprenditore straniero all’ inizio andava in Cina per abbattere i costi ed ora si ritrova con una concorrenza che lui stesso ha generato.
Non c’e marketing innovativo che reggera’ l’urto dei prossimi anni.
E questo e’ solo l’inizio.
April 4th, 2008 at 11:24 pm
è davvero così ribelle la cina?!?
April 5th, 2008 at 8:23 am
in qualita’ di napoletano di falsi me ne intendo…volevo dire che spesso ci sono i falsi-originali,con costi di produzione paragonabili a quelli “originali” e con materiali (importati dalla beneamata cina) che sono prodotti dalle stesse fabbriche che creano i tessuti per brani quali gucci,fendi ecc..chi ha letto gomorra sa di cosa parlo: questi sono capi semi-autentici,praticamente uguali,venduti nei negozi come originali.la cosa e’ quindi rischiosissima,a meno che non si sia una realta’ molto particolare quale e’,appunto,I-I,il cui know-how sull’utilizzo di materiali quali carbonio,cordura e kevlar, molto costosi e difficili da lavorare, e quindi da contraffare, meno male.
April 5th, 2008 at 9:30 am
La mia esperienza personale mi porta ad essere molto scettico sul futuro del nostro paese in quanto a sfruttamento di risorse umane creayive ed innovative.
I paesi emergenti( io li definirei INTELLIGENTI) importano “conoscenza” ed esportano merci e manodopera. Noi importiamo merci, manodopera poco qualificata e lasciamo spesso partire i nostri migliori cervelli.
Riporto fedelmente una statistica fatta dal quotidiano IL MESSAGGERO di Roma del 04/04/2005
Pochi fondi, la ricerca viene umiliata:l’Italia regala all’estero idee e cervelli
Investire nell’economia della conoscenza significa rilanciare la produttività
INVESTIMENTI 1,1%
L’Italia investe nella ricerca l’1,1% del Pil.
Molto meno della Svezia
che impegna il 4,27%, degli Usa
(2,7) e della Germania (2,5)
CERVELLI IN FUGA 5.900
Sono all’incirca 5.900 i cervelli
che hanno lasciato l’Italia. I nostri
ricercatori sono al terzo posto per
pubblicazioni, ma i meno pagati
RICERCATORI 52mila
L’Italia ha la metà dei ricercatori
degli altri partner europei, come
la Francia e la Germania
I precari sono circa 32mila
Link:
http://www.ilmessaggero.it/sfoglia_giornale.php?data=20080404&pag=7&dorso=NAZIONALE&sez=PRIMOPIANO&ediz=20_CITTA
April 5th, 2008 at 9:38 am
La Cina presto si disgregherà per l’aumento della domanda di benessere interno e le tensioni indipendentiste dei vari stati.
Questa sarà la salvezza del mercato degli originali, anche se a quel punto la manodopera dovrà comnciare a ritornare da noi, ai nostri costi, ma anche alla nostra qualità.
April 5th, 2008 at 11:39 am
cmq bravo David. Finalmente qualcuno che sa e che dice.
April 5th, 2008 at 11:48 am
AAA CERCASI RICERCATORE
April 5th, 2008 at 11:50 am
dedicato a David:
http://www.equilibriarte.org/art/90679
April 5th, 2008 at 2:04 pm
@ottovolante
Capisco la sua paura incoscia che cerca di esorcizzare con una giustificazione rassicurante.
Io le consiglio di visitare i siti della Universita’ asiatiche ed i nostri.
Oppure andare a visitarle( le universita’) di persona se puo’.
Poi rifaccia di nuovo il commento.
I giganti si sono alzati sara’ difficile fermarli.
Forse sara’ il caso di allearsi con loro e non di competere altrimenti la battaglia e’ persa senza combattere..
April 5th, 2008 at 9:23 pm
no no, non cerco di rassicurare nessuno. Ma ne sono convinto. E’ la storia a insegnarcelo. E’ successo in tutte le aggregazioni di popoli soggetti a regime. Succederà anche in Cina, come nell’URSS….
Cercherò di visitare quei siti per avere un’idea (forse della qualità della loro ricerca?)…
Magari metti giù qualche link così si fa prima.
Confido nelle “genetica” europea, cui secoli di storia “creativa” hanno donato quelle doti innate che le migliori università straniere non potranno mai raggiungere.
Ovviamente parlo di ambiente creativo ed artistico.
Dalla disgregazione del gigante, nasceranno tanti gigantini più facili da tenere a bada o comunque con atteggiamenti e possibilità economiche più modeste rispetto a ciò che succede ora (a spese della vita di tantissimi cinesi oppressi e sottomessi, soprattutto economicamente).
Comunque staremo a vedere. Io con loro non mi alleo. Piuttosto perisco.
April 5th, 2008 at 11:20 pm
@ottovolante fucsiaman
Le posto un copia incolla di un articolo sul web: http://www.teatronaturale.it/articolo/1523.html
Per Mondadori Federico Rampini ha pubblicato Il secolo cinese, uno sguardo lucido e maledettamente vero su una potenza mondiale che fa paura. Sono i comunisti i nuovi capitalisti più ricchi del mondo
di T N
“Quando la Cina si sveglierà, il mondo tremerà”.
Questa celebre profezia, pronunciata da Napoleone nel 1816 e poi ripresa da Lenin poco prima di morire, sembra essersi avverata. E le conseguenze per tutte le altre nazioni, prima ancora che politiche o militari, sono di carattere economico. La dirompente potenza industriale di un paese che ospita un quinto della popolazione mondiale e alcune importanti riforme economiche hanno fatto sì che in pochissimi anni la Repubblica popolare cinese superasse quasi tutti i paesi occidentali nella classifica delle nazioni più ricche e che le sue merci invadessero il mercato globale, mettendo in gravi difficoltà molte piccole e grandi imprese, anche quelle tecnologicamente avanzate. Eppure, benché gli indicatori economici e gli ultimi eventi politici suggeriscano che il XXI secolo sarà il “secolo cinese”, come il Novecento fu il secolo americano, per noi occidentali questo immenso paese dalla storia millenaria continua a restare in larga parte un mistero.
Federico Rampini, attraverso una collezione di storie di vita quotidiana, ritratti di nuovi potenti e uomini comuni, racconti di viaggio in città come Shanghai, Hangzhou e Hong Kong, le capitali del domani, ci apre le porte della nuova superpotenza. Ne percorre le rotte più remote, dai poveri villaggi contadini ai margini dello sviluppo, ai luoghi in cui si stanno compiendo opere di ingegneria di dimensioni mai tentate prima dal genere umano. Incontra i nuovi capitalisti, “i comunisti più ricchi del mondo”, i grandi registi cinematografici e gli artisti che lottano contro la pesante censura attuata dal partito unico, il cui potere è ancora ben saldo. Entra nei laboratori e nelle università in cui la qualità della ricerca scientifica non ha più nulla da invidiare agli Stati Uniti, e ci svela il senso delle scelte politiche di una nazione che non fa più mistero delle proprie ambizioni neoimperiali. Sta iniziando un nuovo capitolo della storia dell’umanità e, come ci mostra Rampini, ora più che mai è urgente interrogarsi sul destino del gigante asiatico. asiatico.
Esiste una chance per la democrazia entro i suoi confini? È possibile che il suo impetuoso sviluppo economico non sia altro che un’enorme bolla sul punto di scoppiare, trascinando il resto del pianeta in una crisi di proporzioni inimmaginabili? In che modo gli Stati Uniti difenderanno la propria supremazia? Si tratta di questioni cruciali, perché da esse dipende in gran parte anche il nostro futuro.
April 5th, 2008 at 11:59 pm
Artisticando: complimenti per la tua “conquista” londinese, sono convinto che gli inglesi apprezzeranno il tuo stile. Già che ci sono consiglio di rendere più usabile la homepage del tuo sito
Passando all’argomento del post…
Tempo fa scrissi un articolo su un giornale in cui pronosticavo paradossalmente - ma neanche troppo - che presto per i marchi massmarket la quinta P del matketing sarebbe stata la PIRATERIA. Dato che non si può debellarla del tutto, almeno si alleino o quanto meno approfittino del lato positivo della situazione.
Ad esempio la GURU ha iniziato ad avere successo quando le t shirt col margheritone si trovarno nelle bancarelle dei mercatino abusivi
April 6th, 2008 at 10:13 am
…appunto Antheus. La Pirateria coincide con la Pubblicità. Poi, considerando il forte divario tra i prezzi dei pezzi “originali” e quelli “paralleli” (originali non autorizzati) necessito di una illuminazione sul presunto danno economico della Firma. Domanda: chi compra in bancarella, in assenza del falso comprerebbe nel negozio al prezzo aleno dieci volte superiore? E’ una domanda che investe sociologia, psicologia, filosofia. Non tanto l’economia.
Io credo che i mercati siano distinti e non sovrapposti. Chi entra nei negozi delle firme, disdegna persino l’approccio con le bancarelle e con i vu cumprà. E chi approccia le bancarelle, difficilmente (anche solo per rigetto naturale verso le commesse) entra in un negozio griffato, o almeno vi entra per acquistare quell’oggetto visto in bancarella. Non so se mi sbaglio. Ma attendo smentite o conferme o sviluppi…..
Cina: è vero. Il gigante è povero. Ma esiste un gigante ancora più povero che è il terzo e quarto mondo. Se il primo gigante (la Cina) si sveglia in termini anche produttivi. Gli altri due si sveglieranno in termini di consumo, cioè decideranno di mangiare, muoversi, vivere minimamente come i modelli occidentali consiglieranno (attraverso i media) loro.
Conseguenza: i cinesi oltre a consumare risorse, cercheranno di produrle. Il terzo mondo, almeno per qualche decennio, consumerà e basta.
D’altra parte, credo che l’attuale livello di sviluppo dele università cinesi e dei suoi centri di ricerca (altamente localizzati e particolari) vive succhiando risorse all’umanità cinese. Eliminando ogni forma di partecipazione libera, ogni forma di pensiero avverso o parallelo. Un po’ come l’URSS dei vecchi tempi che eccelleva in alcune branche (lo sport?) e sappiamo bene però a quale prezzo. Andarono anche nello spazio per primi. Eppure le famiglie vivevano in appartamenti comuni ed avevano un po’ di cibo e qualche vestiario e basta.
Ciò che voglio dire è che con l’aumento dellla domanda di civiltà occidentale la Cina dovrà spostare le sue risorse “dedicate” a centri di eccellenza alla soddisfazione elementare di altre risorse oggi totalmente mancanti. L’occidentalizzazione del popolo cinese porterà alla coscienza del’identità dei singoli popoli che oggi compongono la cina e la conseguente “indipendizzazione”. La disgregazione in stati singoli, porterà ad una diversificazione degli investimenti della ricerca (oggi convogliati dalla Stato centrale) a seconda della ricchezza e della vocazione dei singoli Stati creatisi. Molti centri di ricerca e università non avranno fondi per continuare (dovendo far fronte ad essi solo dalle risorse interne) e chiuderanno. Altri no. Sarà quindi il cosiddetto “mercato” a determinare obiettivi e dimensioni della ricerca e dello sviluppo dei “nuovi” cinesi, che saranno anche Tibetani, Mongoli e chissà quanto altro di diverso. Mercato ovviamente e purtroppo regolato dalle solite multinazionali USA.
Non la vedo quindi così nera come Rampini. Egli fotografa lo status quo.
Il 9 novembre 1989, alle 17:00 del pomeriggio, a Berlino, chi avrebbe scommesso un Marco su ciò che sarebbe accaduto sei ore dopo? E su ciò che è diventata Berlino venti anni dopo?
Poi, che i comunisti siano i nuovi capitalisti sono perfettamente d’accordo. basta vedere quanto guadagna Bertinotti e da quali famiglie provenivano i grandi profeti del comunsimo italiano, Togliatti, Berlinguer, D’Alemae via discendendo….
Scherzo eh, si fa per dire….
Antheus scusa il fuori tema. Ma se si parla di falsi occorre parlare di Bertin… ehm di Cina…..

April 6th, 2008 at 2:21 pm
L’africa si sta riempiendo di investitori cinesi.
Finanziano governi e guerre per avere il controllo del territorio e delle risorse economiche.
E’ in atto una nuova guerra fredda con piu’ imperialismi in competizione e con alleanze strategiche.
Le guerre non saranno piu’ militari,bensi economico-finanziarie.
April 6th, 2008 at 3:35 pm
…lo sono già. E già da alcuni decenni. L’Africa è stata colonizzata dagli interessi dei governi occidentali (tranne ovviamente il nostro) fin dal secolo scorso. Giscard D’Estaing trafficava in armi e diamanti. I servizi segreti di molti paesi fomenta(va)no guerre per mantenere il controllo dei contratti petroliferi e minerari (quindi anche diamanti), oltra a rifornire di armi i governi fantoccio.
Il Darfur è esatta conseguenza di questi fatti. La Guerra è sempre stata economico-finanziaria in quanto il fine della stessa è sempre stato (in soldoni) il predominio a fini economici. A volte mascherato per fini politici con un dittatore messo lì (Hitler?) dai ceti alto borghesi che ne fomentavano e finanziavano le mosse.
L’Africa è territorio di investimento di tutti i poteri nascosti, tra cui la camorra e le varie mafie. E non sta a me ricordare quali sono state le nazioni europee che più di tutte hanno tratto le loro attuali ricchezze da quel continente. E a quale prezzo. Facile ora fare le nazioni leader dell’Europa unita, dopo che si è sfruttato per secoli tutte le risorse di lì.
Difficile essere Italia, quando le uniche coloniucole che si sono avute (e per pochi anni) sono state Albania, Eritrea, Etiopia (???!!!). Ma era quello che c’era rimasto.
Ok Antheus. Secondo fuori tema. Cartellino giallo. Come i cinesi? Noooooo
;-D
April 6th, 2008 at 6:31 pm
F come Falso e’ il tema del post.
Parlare di cinesi e di possibili strategie per contrastare il problema non mi sembra di andare fuori tema.
Se ci sono andato inconsapevolmente mi scuso con tutti.
April 6th, 2008 at 7:08 pm
Tranquilli tutti. Grazie al cielo non siamo a scuola e nemmeno in una riunione di condominio, e quindi l’andare fuori tema non è certo punito, men che mai se gli argomenti che si propongono sono interessanti e stimolano la discussione.
Andiamo avanti così!
April 6th, 2008 at 9:10 pm
http://www.newsmercati.com/Article/Archive/index_html?idn=11&ida=657&idi=-1&idu=-1
buon approfondimento
April 7th, 2008 at 8:44 am
…il Xiushui Market di Pechino… Il regno della verità? Falsi falsi? O falsi non autenticati? Piccole differenze o uguaglianze illecite? Stessi materiali o copie dei materiali? Copie dei modelli o tagli originali non autorizzati?
Prima si dirima questo aspetto. Poi si discute allora su come fanno a costare lì pochi euro…
E poi il giudice cinese che dovrà sentenziare (faccio riferimento al link di Azzurra) è originale o una copia? Siamo sicuri che è laureato o anche lui ha un pezzo di carta falsificato? la Cina esiste o è una copia di un mondo alieno che ci sta colonizzando con i suoi replicanti? Vitton, Prada, Gucci esistono o sono copie autentiche di ciò che erano? Chi sono? Made in Italy? Made in dove? Made? Forse Payed in Italy…..

April 7th, 2008 at 8:47 am
F come fregatura
F come faccio ciò che mi va
F come fanculo
F come figo
F come fidati
F come finanziami
F come fatto in Cina
F come fatture
F come falso
F come Frada, Fuis Fitton, Fucci, Fermes, Farmani, F&G……
April 7th, 2008 at 10:13 am
la cina entra ovunque, mi sembra di vedere una strategia difficile da combattere (sempre che si voglia farlo…)entrano come una valanga in massa e pagano qualsiasi prezzo per per andare dove hanno deciso di andare.
un paese come il nostro non ha gente con le tasche abbastanza piene per dire no alla cina.
altri paaesi magari si salvano perchè gestiti da una storia politica intransigente.
non mi sembra così scontata una disagregazione futura come leggevo in qualche post.
secondo me più che sperare in questo bisognerebbe prepararsi per trarne i frutti e incanalare questa valanga verso una direzione che possa fare meno danni possibili.
April 7th, 2008 at 11:41 am
F come fucsiaman
April 7th, 2008 at 12:11 pm
il danno maggiore è proprio cercare di farsi “incanalare”…..

April 7th, 2008 at 12:39 pm
A volte però i falsi sono delle vere e proprie opere d’arte, almeno quelli sul web http://www.provinzthemovie.com
April 7th, 2008 at 1:51 pm
Quando il prodotto clonato e’ simile all’originale tanto da non farne percepire la differenza a chi l’ha creato siamo in presenza di riproduzione perfetta.
Evidentemente l’oggetto in questione avrebbe dovuto avere un aggettivo davanti alla parola originale.
“Poco”
April 7th, 2008 at 2:03 pm
F per Fuori tutto, come nelle svendite, nei fine stagione, nelle liquidazioni..
F per Fortuna,
F per Felicità,
F per Fantasia,
F per Follia,
F per Foglia,
F per Fretta,
F per Fetta,
F per Figura,
F per Fanteria,
F per Forfora,
F per Filosofia,
F per Fischiare,
F per Frugare,
F per Freddo,
F per Friggere,
F per Fondere,
F per Fermare,
F per Favore,
F per Femmina,
F per Fuxia,
F per Figliolanza,
F per Filo,
F per Federa,
F per Fuggire..
April 7th, 2008 at 2:18 pm
ma chi ha creato i primi falsi e perche’?……non sono state le stesse aziende per fare NERO. una volta scoperti si scagionavano dicendo che era merce copiata. meditate gente meditate.ciao ivanoz
April 7th, 2008 at 3:27 pm
@ ottovolante
nel dubbio spalle al muro…
April 7th, 2008 at 5:23 pm
Miei cari,
intervengo solo oggi su questo post che trovo assolutamente interessante solo per dire una cosa. E’ vero che la piarateria è indice del successo (ma in certi casi la pirateria costituisce l’ultimo grado del successo di un brand). Louis Vuitton è uno dei brand del LUSSO per eccellenza, è la borsa, il baule. Alcuni anni fa, forse si parla di più di trenta anni fa veramente, era uscita una campagna pubblicitaria a Parigi che più o meno diceva ogni donna vuole avere almeno una Louis Vuitton. La pirateria è entrata in questo filone, ma questo marchio non ha bisogno della pirateria per essere coosciuto in tutto il mondo e desiderato da molte donne.
Ora vorrei lanciare una provocazione, e se il vero successo di un marchio si abbia quando ha superato la pirateria? Mi spiego quando il brand è talmente famoso da poter superare la pirateria? l’iniziativa nuyorkese secondo me ha effetti dirompenti nel mondo del marketing, nulla sarà più lo stesso, il giorno in cui si lancia una nuova collezione nel negozio al prezzo consueto, vedere fuori le bancarelle che vendono gli stessi oggetti scontatissimi, bé manda in titl il mercato del contraffatto, il prodotto originale a metà prezzo GENIALE. Il tutto ovviamente viene risaputo in tutto il mondo su DN news (un giornale gratuito della Capitale) è rimbalzata la notizia il 03/04/2008. Ora penso sia lecito aspettarsi iniziative simili in tutto il mondo. Il marketing non è più lo stesso. Il brand è entrato nel mercato del contraffatto e ha battutto il taroccato. Lpuis Vuitton ha battutto il vù cumprà sul terreno del vù cumprà. RIBADISCO E’ BENIALE.
April 7th, 2008 at 5:43 pm
Non credo che la Cina si disgregherà, insomma sono più di tremila uè e dico 3000 anni che sta lì come stato! Non sono certo bruscolini! Il paragone con l’URSS non mi sembra molto calzante, ottovolante, anche perchè negli anni 50 c’erano già alcuni storici che pensavano che l’URSS non sarebbe arrivata al XXI sec. La Cina è uno stato forte e nel passato -intendo fino al 1700 circa- produceva circa la metà delle merci presenti nel globo, diciamo che si sta riprendendo la posizione che aveva. Le provincie cinesi più turbolente sono ovviamente il Turkestan cinese (o Xingjian) e il Tibet ma sarà difficile ottenere per loro l’indipendenza. Lo Xingjian è una provincia autonoma con popolazione turca (uighur per la precisione) e di religione musulmana, la provincia è molto ricca da un punto di vista industriale ma anche (se non ricordo male) petrolifero ma non hanno alcun potere politico. Il Tibet invece è una regione scarsamente industrializzata e molto povera ma grazie al Dalai Lama ha un buon potere politico. Per quanto riguarda le altre minoranze, esse non creeranno problemi pur non essendo Han perchè sono più “vicine” al centro e del potere politico ossia Pechino e del potere economico ossia Shangai e perchè maggiormente integrate. I tibetani, a causa della religiosità -il loro leader è ancora vivo e vegeto-, dell’annessione recente, dello scarso sviluppo economico e, non ultimo, a causa della scarsità dei collegamenti -infatti è per questo che i cinesi stanno premendo per la costruzione di autostrade, vie ferrate ecc.- non è ancora ben integrato, inoltre ormai, in Tibet, i tibetani rappresentano solo 1/3 della popolazione totale (il resto son cinesi).
Gli uighur invece sono diversi, in tutti i sensi: sono turchi, musulmani e non hanno leaders politici. Nulla. Certo anche per l’Impero Celeste la regione fu fonte di notevoli grattacapi ma bene o male sono sempre riusciti a controllarla dal 759 d.C. anche se rimane sempre problematica rappresentando sempre un’enorme zona di confine tra l’Asia Centrale, musulmana i cui stati sono ex repubbliche sovietiche, la maggior parte delle quali stanno subendo un processo di ri-tribalizzazione e un’invasione di fondamentalisti islamici -gentilmente offerti dall’Arabia Saudita- e il mondo sinico.
Questa potrebbe in futuro diventare una situazione esplosiva ma non bisogna dimenticare che c’è la Russia alle porte che per allora si sarà ben ripresa anche militarmente, senza contare che in capo a 50 anni le nuove potenze economiche saranno la Cina e l’India -che è a due passi-. Certo la Cina non potrà tenere questi ritmi di crescita artificialmente alti ancora per molto ma non crollerà, aggiusterà semplicemente il tiro.
Un bacio!
April 7th, 2008 at 8:18 pm
…secondo me, c’è differenza tra falsificare e imitare…
April 7th, 2008 at 10:04 pm
A proposito di Italia – Cina :
http://www.corriere.it/economia/08_aprile_07/concorrenza_sleale_ferrero_rocher_51081eae-0483-11dd-a0b8-00144f486ba6.shtml
Stavolta stranamente (scherzo
) quoto quasi tutto quello che Otto ha scritto.
Il gigante sotto il peso del comunismo e dei suoi stessi errori si disgregherà. Non voglio entrare nel merito del discorso “cinese”, ci hanno già pensato altri commenti in questo post, quello che invece sostengo è che non abbiamo nulla da imparare dalla Cina, se non recuperare, seguendo il loro esempio, la grande determinazione, la maggiore dedizione al lavoro, lo spirito di sacrificio, che anche gli italiani avevano nel dopoguerra e che hanno perso, come altre popolazioni, una volta entrati nella spirale ingannatrice del benessere.
E se poi mi fermo a riflettere, ragionando un po’ per stereotipi, mi chiedo : come mai alcune fasce della popolazione giapponese, e timidamente anche cinese adesso, una volta raggiunto un certo tenore di vita vengono nel Bel Paese a svaligiare le boutique dei nostri stilisti e non si accontentano delle loro borsette false made in Cina?? E come mai i nostri stilisti, e non solo, investono così tanto in Oriente aprendo negozi su negozi, basandosi probabilmente su dati e fatturati che mostrano l’apprezzamento da parte degli asiatici?? Forse perché le cose belle piacciono davvero a tutti…mah…
Bella l’iniziativa di Vuitton; noto anche delle stampe, dei marchi sempre più difficili da imitare. Anche se credo che I-I, sotto questo punto di vista, abbia un grandissimo vantaggio competitivo nei confronti soprattutto della pirateria. Materiali come la cordura, il carbonio, le manifatture, come già detto in questo post, rendono impossibile la contraffazione perfetta da parte di terzi. Certo però che questo non vuol dire che brutte copie, non fedeli all’originale, non potranno circolare e accontentare così chi, piuttosto che possedere un prodotto I-I, sarà disposto ad indossare un paio di occhiali con la fibra di carbonio disegnata con il pennarello. Il rovescio della medaglia allora quale sarà? Forse che I-I avrà raggiunto un successo tale da “meritare” l’imitazione…
Un bacio
April 8th, 2008 at 1:01 pm
Falso o non falso vi faccio una domanda che richiede una buona dose di osservazione.
Quanti prodotti ed oggetti di recente fattura (non solo di moda) vi circondano da quando siete in casa a quando uscite in strada sono made in Cina?
Secondo me il 90% se si parla di Asia.
Visto che loro non reinvestono nel loro stato ma acquistano soprattutto moneta forte occidentale o aziende e marchi esteri importanti, come pensate di frenarli senza frenare la nostra stessa sopravvivenza economica ?
Se loro cadranno trascineranno anche noi con conseguenze impensabili.
April 8th, 2008 at 1:40 pm
Beh, freniamo anche la nostra sopravvivenza economica, se deve essere in questi termini. Ritorniamo all’agricoltura. Inventiamo aziende “leggere” che vivano del mercato interno (siamo pur sempre 60 milioni). Possibile che oggi non si possa sopravvivere senza esportare? C’è un evidente crisi del mercato interno, a partire dalle auto (siamo in zona meno, quest’anno). Quante ne circolano (compresa la mia) Euro0/1/2? E quanti di voi non hanno più cambiato i mobili della sala o la cucina? O le tende? I vostri stereo a quando risalgono? O i quadri alle pareti? Esiste sempre il collezionismo? C’è un evidente depressione economica nel regime dei salari, che non consente di consumare e quindi di far sì che parte del prodotto resti in Italia (con conseguente aumento dell’IVA incassata dallo Stato) e generi produzione meno vincolata alle vicende del mondo. In questo, lo Stato può solo metter mano al portafoglio e aumentare tout court gli stipendi a lui relativi. Le aziende devono fare lo stesso, smettendo di menarcela con la produttività, perchè sono bassi i salari base e non si deve lavorare di più per raggiungere ciò che dovrebbe essere invece normale. Spendano meno soldi di menate pubblicitarie. Che tanto sanno bene dove andarli a trovare i soldi, se vogliono.
Ringrazio Alix e dama, ma sulla Cina rimango dello stesso parere. Le differenze con altre storie esistono, ma oggi siamo di fronte a scenari tecnologici e politici imparagonabili rispetto fin solo a venti anni fa. Guarda cosa sta accadendo con la fiaccola olimpica. Qui da un giorno all’altro succedono eventi imprevedibili e ritenuti impossibili fino a qualche ora prima. Comunque staremo a vedere. Noi più di questo non possiamo dire.
Rispondo alla provocazione di gabriele: se si è imitati si è di successo. Condizione non necessaria ma sufficiente. Incido qui un’altra domanda da bimbo deficiente e ingenuo: se si può vendere un prodotto a metà prezzo, perchè venderlo (di fronte) al doppio?
Nell’elenco delle “F” ne manca una a me cara, ma proprio non posso scriverla…… Cmq spalle al muro che questi ci inc anal ano…..
April 9th, 2008 at 8:12 am
Otto: Il dibattito e le tue riflessioni sono molto interessanti, tuttavia credo che mostrarsi così definitivo su certi argomenti non porti da nessuna parte. La Cina può anche essere un’opportunità e non solo una minaccia.
Ma avrò modo di dedicare qualche post più avanti su questo tema.
April 9th, 2008 at 9:15 am
Beh, se ti riferisci alla Cina (per la “definitività” di certe considerazioni) io credo che la Cina attuale sia una minaccia, lo sia stata, lo sarà se rimane così. Ma non lo credo solo io. Mi sembra che ormai il patatrac sia stato fatto, e anche qui siamo in più di uno a pensarlo. Mi si dica che non è così sennò. Magari qualcuno ci ha guadagnato, ma il senso di disagio delle persone verso il fenomeno Cina (chiedi a Prato, Firenze, via Merulana a Roma è cinese, Milano ad esempio) è più che evidente. Sono tutti visionari?
Poi in ogni situazione la persona intelligente e/o scaltra sa trovare la giusta opportunità, la sua nicchia, il suo spazio.
Questo non vuol dire che allo stesso tempo le minacce non consentano spazi di opportunità.
Non c’entra nulla con borse o magliette ma paradossalmente anche le guerre propongono opportunità enormi per chi vende armi, per chi fa security, per chi fornisce materiali e cibi, per chi vuole ricostruire, ecc. Questo in fondo è anche il motivo della guerra in IRAQ, no? Opportunità.
La Cina, in fondo, è in guerra con il mondo, nel senso che persegue il proprio egoistico interesse (nulla di nuovo rispetto a quanto ha fatto finora l’occidente, ovvio) a scapito dell’ecologia, dell’etica del cosiddetto “mercato” e soprattutto della libertà delle coscienze. Eppure gli imprenditori italiani LCDM in testa, sono andati a elemosinare spazi di mercato lì pur di fare fatturato e PIL. Ne avevano così bisogno? Quanti di loro sono poi sopravvissuti alle copie dei propri prodotti? Abbiamo ora i risultati di questa espansione? Io non li ho. Se li avete metteteli qui e vediamo se lo sforzo ne è valso la candela. Voglio smentirmi. Gli unici che viaggiano bene sono i prestatori di servizi e le società di costruzione in project financing o appalto concorso chiavi in mano.
Poi ci sono le realtà emergenti. Opportunità che sono tali non perchè sono “cinesi”, ma proprio perchè vivono in una realtà emergente dove quasi tutto è necessario. Anche io andrò in Cina con certe mie cose fra qualche mese. Ma questo non vuol dire che non sappia che l’insieme del “fare” dei cinesi costituisce una minaccia al mio status quo e quindi me ne assumo rischi e conseguenze. Mi incanalo da solo. Ma se tutti fanno così, serve poco fare il Don Quijote. Vedrò se mi sarà servito o no. Ma l’Arte è un’altra cosa.
L’etica anche da te auspicata, secondo me (e non chiedo che mi si condivida, al limite legga….), è anche il cominciare a separare le “opportunità” da ciò che invece “è opportuno”, secondo nuove regole morali e sostenibili.
Mi sbaglierò, ma sono estremamente sicuro che l’aumento delle condizioni di vita del popolo oggi cinese porterà ad una domanda di libertà e di necessità che inevitabilmente dovrà avere risposte regionali, al di là delle etnie, e questo porterà alla creazione di microstati o alla separazione di quelli storicamente presenti, finora compresi nel magma cinese. Magari sarà una confederazione. Magari si separerà solo il Tibet. Ma non potrà più esistere un governo centrale che decidendo di stravolgere una zona del suo territorio, deporterà milioni di abitanti per attuare il proprio folle piano. magari anche la famosa diga ha creato opportunità ad aziende italiane, ma le conseguenze saranno anche sulle loro coscienze, per quanto potrà valere in questo mondo.
Avremo a che fare con prefetti locali, con regole locali, disegnate sulle necessità e sulle opportunità di ciascuna area geografica (monti, pianure, fiumi, mare, campagne).
Sono quindi “definitivo” sulla sensazione di disarticolazione dell’Impero e sul fatto che finchè questo non accade, la Cina rimanga una minaccia, se non altro per il nostro benessere viziato.
Il tempo ci dirà come è andata.
Se invece ti riferisci ad altri argomenti, pur se definitivo non mi sembra di dire cose nuove. Molte critiche fanno parte dell’ormai senso comune (il che non vuol dire nè populismo nè superficialità, ma solo acquisizione definitiva e condivisa di alcune tesi), molte proposte fanno parte di programmi di partiti che si presentano alle elezioni. Anch’essi forse definitivi, ma appunto anche propositivi.
Io, come sempre, attendo sempre smentite “matematiche” alle mie provocazioni. Ma stranamente, alla lunga le smentite non smentono poi più di tanto. Sarà che a provocare in fondo ci si azzecca?

April 10th, 2008 at 1:32 pm
@ ottovolante
Non si possono smentire matematicamente affermazioni non matematiche!
April 10th, 2008 at 1:56 pm
damaaaaaaaaaaa
…si che si può. Ovviamente intendevo quel “matematicamente” in senso puntuale o metodico (come tu hai giustamente inteso dal sorrisino complice).
Metodo dialettico.
Oppure provando a decostruire le frasi e la logica delle stesse (metodo strutturista).
Oppure provando a dire: questa cosa non è vera in quanto: bla bla bla. Ecc.
Ovviamente quando siamo nel campo dell’opinabile e del futuribile non si può smentire alcunchè. Quindi, per non essere smentito, rimarrò sempre in questo campo. Tiè
April 10th, 2008 at 3:06 pm
La Cina potrebbe anche essere un’opportunità ma sarà una minaccia se non cambia rotta.
Un paese come la Cina che intende avere un ruolo importante nell’economia mondiale insieme alle altre grandi potenze non può certo appoggiare la concorrenza sleale esercitata spesso attraverso la contraffazione. Potrebbe essere un’opportunità nel momento in cui acquisirà la consapevolezza di dover proteggere le proprietà intellettuali dei marchi e dei prodotti stranieri; la consapevolezza di dover garantire un sistema legale contro gli inganni, incentivando così le imprese straniere a investire sul territorio cinese.
E credo che la sentenza da me postata a favore della Ferrero sia un grande passo avanti per considerare la Cina come un’opportunità, anche se a mio avviso non basterà. Antheus, come vi sentireste voi di I-I se, dopo aver raggiunto un successo mondiale tale da farvi conoscere perfino in Cina, un’azienda locale copiasse i vostri prodotti e un tribunale cinese la difendesse con la scusante che l’azienda imitatrice è già presente da tempo sul mercato cinese e non ha certo bisogno della contraffazione dei vostri prodotti per affermarsi?
April 11th, 2008 at 9:19 am
ieri sera ho visto “biutiful cauntri”, documentario sulla situazione dei rifiuti nel napoletano.
Le cose stanno peggio di quanto si sappia. Non ho voglia di parlare di borsette.
Le pecore muoiono da sole, inclinandosi sulle ginocchia deboli. Pecore di 80 kg che arrivano a pesarne 15 prima di essere abbattute. Agnellini che muoiono solamente per la diossina del latte materno. Camion che scaricano impunemente rifiuti tossici ovunque.
Ah dimenticavo: i rifiuti particolari sono (quasi) tutti provenienti dal Nord e le intercettazioni telefoniche mostrano accenti del Nord.
Questa è (anche) l’Italia. Da qui non si scappa.
Ha ragione Antheus: la minaccia in fondo ce l’abbiamo già in casa, da sempre. La Cina è invece un’opportunità: l’opportunità di andare a vivere là, lontano da questa merda. Merda firmata.
April 11th, 2008 at 5:51 pm
@Otto
lo schifo firmato made in Italy é già andato a trovare la cina. I piu grossi brand del lusso hanno già loro sedi in oriente. In Italia, ormai un po ovunque, esistono china town dove la legge é taroccare a basso costo, lavoro al nero, mafia cinese, sopruso del lavoro minorile, sfrittamento del lavoratore…. cio che insomma accadeva da noi qualche deccennio fa orsono. La Cina? A mio avviso una grande bolla di sapone. Cio che li protegge in parte é che sono enormemente tanti….. un plotone da impero cinese appunto e fanno molta comunità. Se vi capiterà di passare nella zona Osamannoro a Firenze troverete solo lo spaccio/fabbrica di Cavalli e cinesi che ormai vietano l’ingresso agli italiani. Lunedi prossimo intervisterò il colonnello delle guardia di finanza di Arezzo propio sul settore moda e sulla contraffazione. Ne se ntirò delle belle….
April 11th, 2008 at 8:30 pm
@ otto
Figurati io napoletana che devo pensare di quello che sta succedendo qua per via dell’immondizia! Meglio organizzare la fuga…
@ Giulia
Sai c’è una cosa che mi fa incavolare riguardo il “pericolo” cinese: titolari di aziende italiani che subproducono in Cina e poi vanno in tv o sui giornali a pontificare sull’importanza di acquistare merci italiane ed io penso “Le tue di merci, razza di biiiiiiip!”
April 12th, 2008 at 8:56 am
ahimè concordo con Giulia e dama. Lasciando però aperte le porte alla speranza (?) ed alla dinamica della vita che ci sorprende sempre (spesso anche in peggio).
April 12th, 2008 at 11:02 am
@Otto/Dama
non vi preuccupate perche tanto ci sono le elezioni e con Veltrusconi cambierà tutto. Diventeremo belli e ricchi…. Ce l’hanno promesso eh!
April 12th, 2008 at 2:32 pm
@ Giulia
Già…lo sai che stamattina ho visto un grazioso coniglio parlante? Gli ho chiesto dove dovessi andare per incontrare il Cappellaio Matto ma si è messo a ridere e se ne è andato. Da lunedì attenderò i sette nani cantare “Andiam, andiam, andiam a lavorar!”
A volte mi chiedo se i politici ci sono o ci fanno…
April 14th, 2008 at 11:28 pm
@Antheus
se non ricordo male, qualche mese fa Lapo si prese un tapiro per gli occhiali in carbonio. Lo stesso modello sembra che ha Napoli siano stati riprodotti, in plastica ovviamente.