Occhio

(di Antheus)

Come forse avrete notato, siamo molto interessati allo sviluppo del canale retail. Quando viaggiamo ci guardiamo in giro e ci accorgiamo, sempre più, che il punto vendita, specie per alcuni prodotti, sta diventando il fondamentale strumento di comunicazione e di posizionamento strategico per marchi e aziende. La strada da percorrere è sempre molto lunga, perché a fronte di un’idea brillante spesso mancano le persone che ci credono realmente, ma qualche segnale quà e là emerge. I ragazzi della Domus,  ad esempio, stanno facendo un ottimo lavoro e presto condivideremo con voi alcune loro riflessioni.

Le novità spesso arrivano da zone geografiche e da tipologie di negozi dai quali non ti aspetteresti politiche innovative. Gli ottici, ad esempio. Uno pensa all’ottico specialista, molto specialista e competente, che ti consiglia, se richiesto dal cliente, il paio di occhiali e le lenti adatte alle tue esigenze. Oppure si immagina l’ottico degli occhiali di moda, che li tratta alla stregua di t-shirt o jeans griffati. Invece sta emergendo una nuova categoria di ottici evoluti, che stanno molto attenti alle novità di mercato , ma che insieme al lato glamour valorizzano anche la sostanza e la storia del brand che vendono. E che si lanciano anche in attività di vendita innovative.

Ad esempio, il proprietario dell’Ottica People di Alba ( e anche di Principe di Bra) per presentare i nuovi occhiali Italia Independent questa sera, di sua spontanea volontà, ha affittato un hammam invitando i principali clienti, dove racconterà dettagliamente i prodotti, la filosofia e la lavorazione che ci stanno dietro. Ci sembra un modo intelligente e coinvolgente per approcciare alle vendite in modo innovativo.

82 Responses to “Occhio”

  1. ottovolante fucsiaman Says:

    beh…occhio che vede, cuore che duole…..

  2. patrizia skarabocchi Says:

    cavolo otto come hai fatto a scrivere così poco…..che cappero è successo…….!!!???!!!

  3. ottovolante fucsiaman Says:

    eheheh, e cosa devo scrivere? E’ un’iniziativa che si commenta da sola e mi sembra divertente. Poi ognuno cerca di inventarsi quello che può per promuovere quello che ha. C’è chi rotola palline giù dalle scalinate, chi affitta locali a 5000 euro per riuscire a vendere forse 1500 euro di occhiali, chi si da’ fuoco, chi invita personaggi……
    Mi irrita il fatto che non basta più mettere in vetrina l’oggetto ed aspettare il cliente. Oggi il cliente va raggiunto e inseguito, da qui il marketing che, ovviamente, vuole il sempre di più per non apparire obsoleti su un ramo o copiatori di idee altrui. Si arriverà ai fuochi d’artificio che mentre esplodono ridisegnano l’oggetto da promuovere…o di più, in una rincorsa al sensazionale che alla fine ignora quasi del tutto l’essenza dell’oggetto. Futilia, come chiamo io l’Italia (il mondo). Semplicemente evanescenze e superficialità della solita società in decomposizione.
    Si arriva veramente a pensare che un occhiale blu o pale blu o leggermente blu o blu scuro possano cambiare l’immagine di una persona? Ma l’immagine di una persona non è affatto composta di “immagine”, bensì di ben altro, a partire dalla sua interiorità. Capisco che scrivendo su un blog di un’azienda che fa del design e del marketing il proprio credo vengo a rompere le scatole tra coloro che hanno invece depositato le proprie verità in tali settori, ma trovo eccessivo tutto questo ambaradan per dire ai (propri) clienti: ecco i nuovi occhiali I-I, sono fatti così e così. Diciamo che così si è fatto una pubblicità al nome del negozio e facciamo pari e patta va. Chi va alla festa scrocca un po’ di buffet e di musica e se ne torna a casa (senza occhiali). Probabilmente la presentazione degli I-I glasses è strumentale ad una semplice e stravecchia promozione del negozio (con tutti gli altri occhiali che vi si trovano poi, andandovi) e quindi ci troviamo di fronte ad un’iniziativa bifronte: la pubblicità del negozio (retail come dicono al nord) sfruttando la pubblicità indotta da un prodotto di tendenza (nome o oggetto stesso). Mica male. Ci sta che due o tre paia di Lozza alla fine riesca a venderli…..
    eheheh, scherzo…
    Contenta Patrizia?

    p.s.: avete mai visto una pubblicità della Ferrari, dell’Aston Martin, della Rolls? Quante volte avete inorridito di fronte alla pubblicità della Cartier, della Chanel e di altre marche di rango che non necessitano assolutamente di essere pubblicizzate? Quando hai un prodotto eccelso, non servono i fuochi artificiali, ma semplici comunicati asciutti per diffondere l’informazione. Tutto il resto è solo immagine (anche abbastanza coatta) e basta chiudere l’occhio, che il cuore non duole più……
    ;-)

  4. ele e marzia Says:

    lapo 6 un grande!!!

  5. giusi Says:

    Ciao, come anticipato da Antheus questa sera in Alba nella meravigliosa location del SARI CLUB, Ottica Principe di Bra & PEOPLE di Alba presenteranno la nuova collezione di occhiali firmati Lapo Elkan. Il SARI CLUB è un centro benessere, una location prestigiosa per un NOIR PARTY in perfetto stile Italinan Ind. Sarà possibile ascoltando buona musica, gustando una selezione di vini della zona e cocktail, entrare nello spirito di questa collezione tutta da scoprire e provare. Vorremmo, in un ambiente veramente confortevole come le molteplici sale del CLUB, far toccare con mano ai nostri clienti la particolarità di questa collezione.

  6. Alix Says:

    Purtroppo ormai si vive anche d’immagine, inutile fare falsi moralismi. Le persone intelligenti vanno oltre, gli altri si fermano prima, ma dire che l’immagine non conta, nel ventunesimo secolo, sarebbe un po’ da ipocriti.

    Già è vero…quando hai il prodotto non serve la pubblicità….peccato che gli esempi citati vedono tra loro marchi come la Ferrari (per comprarne una oggigiorno dovresti rendere conto di chi sei, che lavoro fai, che stile di vita hai) o la Rolls Royce (l’unica persona che conosco che ce l’abbia è la Regina Elisabetta credo).
    Forse sarà perchè ho studiato pubblicità e marketing, ma sono convinta che, nel mercato moderno, non serve soltanto avere il prodotto di lusso o di ottima qualità che sia. Se nessuno all’inizio ti conosce, nessuno ti verrà a cercare e i tuoi prodotti non verranno commercializzati. Punto. E poi non basta solo il prodotto. Io-azienda cosa me ne faccio di un buon prodotto se poi non ho i retailers preparati e in grado di comunicare e gestire i servizi al cliente, dato che ormai sono questi, i servizi, che fanno la vera differenza. Se dovessi spendere un mucchio di soldi per una qualsiasi tipologia di prodotto vorrei essere trattata con i guanti dalla persona che ho di fronte al momento dell’acquisto. Non mi soddisfi? Con i miei soldi faccio quello che voglio, li investo da un’altra parte. Nel mare-mercato odierno ci sono tantissimi pesci e la competizione è arrivata a livelli altissimi. Per questo motivo che, a mio avviso, anche le aziende più solide, con una presenza e un successo longevo nel mercato, devono continuare ad investire budget nella pubblicità. Per mantenere vivo il ricordo nel consumatore, per farsi conoscere da chi nel caso li ignorasse, per dimostrare di essere sempre up-to-date rispetto alle nuove aziende competitrici che si affacciano sul mercato. Adagiarsi sugli allori non credo sia la strategia giusta, per nessun tipo di brand al giorno d’oggi.
    E l’esempio che qui ci riporta Antheus rientra proprio nello spirito dei nuovi, seppur pochi, imprenditori che, per fare la differenza e, perchè no, per farsi anche solo un po’ di pubblicità, puntano su iniziative, sponsorizzazioni ed eventi come questi. Cosa interessa al proprietario dell’ottica People di Alba (tra l’altro zona sul Tanaro che conosco, in particolare Rocchetta Tanaro..), paese di circa 40.000 abitanti, che vive principalmente soltanto grazie alla Ferrero e al tartufo, se la gente andrà a questo evento solo per mangiare e bere a sbaffo? Almeno sarà sulla bocca di tutti per un po’, si farà pubblicità, e sicuramente avrà sfruttato il potenziale offerto da un prodotto che porta il nome di Lapo Elkann, il nipote dell’Avvocato. Dato che, ormai è palese, Lapo Elkann = pubblicità, attenzione, curiosità dei media e della gente in generale, non è stato bravo il proprietario a pensarci, soltanto uno stupido non avrebbe approfittato di questa grande opportunità. Ma dato che oggigiorno la creatività, la competenza e la bravura sono doti rare in molti mestieri, allora l’imprenditore in questione diventa un genio.
    Buon weekend a tutti. Un bacio :-)

  7. chiara Says:

    Alix che dire. cccc’hai raggione. Approvo e sottoscrivo l’ultimo paragrafo. Io avrei fatto lo stesso del sig. People.

  8. ottovolante fucsiaman Says:

    …infatti, Alix, hai detto bene nell’ultima parte. Per farsi pubblicità sfruttano il potenziale offerto…ecc. ecc.

    Nulla di male. Per carità. Solita solfa. Professionisti e bravi negozianti. Il problema non sono i bravi amici di Alba, ovvio.

    I miei moralismi non sono falsi, ma veri. E’ questa la differenza. Che io (e tanti altri) me ne frego del mercato e della pubblicità. Di chi me li presenta e di chi me li canta. Del dove sono esposti o del come. Un paio di occhiali servono a proteggere gli occhi ed ad abbellire il viso. Punto e basta. Faccio il giro dei negozi, anche di qiuelli cinesi, e dove ne trovo uno che mi piace lo compro. Se è cinese so che dopo un po’ devo cambiarlo perchè le lenti non sono buone e la plastica si rompe.
    Poi la civiltà del marketing e del futile, spacciati come alibi alla sopravvivenza delle aziende, hanno convinto i popoli che le marche sono importanti, che occorre avere la firma, che i prodotti firmati sono di qualità. Condizione nè sufficiente nè necessaria, visto che l’alta moda poi poco ha a che fare con il pret a porter di massa dei negozi-bandiera e visto che in ogni occasione si elogia la “sartorialità” dei prodotti (che fa quindi a cazzotti con la produzione di massa delle firme fatta a Prato, Napoli, Tunisia, Romania, Cina….)
    E’ chiaro che chi frequenta questo bel sito è appassionato di retail, marketing, brand, fashion e quanto altro ormai legato all’immagine (inteso come look, quindi anche sostanza). E sembro una mosca bianca, anzi fucsia. Ma non credo di essere solo, al mondo, a pensare che si stanno superando determinati limiti di tollerabilità riguardo all’importanza del marketing e della pubblicità rispetto all’essenza dei prodotti. Cambio esempio, anche se la Rolls ce l’hanno in molti, così come la Ferrari o i Cartier…. Avete mai visto la pubblicità della penna BIC? E se l’avete vista, per quanto tempo? Quanti cellulari, sui tantissimi modelli esistenti, vengono pubblicizzati? Quante scarpe vengono pubblicizzate? La Harris pubblicizza? Non parlo di qualche pagina di rivista…. Le marche di benzine fanno spesso spot accattivanti ma la scelta si fa al prezzo più basso ed al faidate… Il vino viene pubblicizzato? la pubblicità serve a chi ne ha bisogno, non a chi vende già. Se si pubblicizza si sputtana, si involgarisce, dimostra che è in affanno. Se ho molte richieste non ho bisogno di aumentare la domanda e non ne ho bisogno perchè se, e dico se, il prodotto è di qualità non posso produrne più di tanto. Basta con la competitività. E’ un’illusione del modo di vivere americano che ha portato a sconquassi sociali e a catene di suicidi e depressioni. Non può esserci competizione se non in sistemi equipotenziali. E deve essere competizione contigentata. Basta con la dittatura del Mercato che equivale alla dittatura del denaro (chi più ha più conquista). Altra reminescenza del modo vuoto di vivere di certa cultura veterocapitalista ormai dominante. Esistono mondo paralleli in cui il mercato è solo un luogo in cui andare in tarda mattinata per tirar su qualche prezzo ribassato!

    Credo che il marketing (su cui campano ormai molte famiglie) serva a fare fumo negli occhi per camuffare un prodotto che in sostanza è quasi uguale agli altri. Non più ad informare, perchè la presenza di negozi, vetrine già da sè è forse il 50% del marketing tradizionale stesso.
    E allora si inventa il jeans con le pieghe per alzare il culo, inestetico, che quando noi uomini impariamo a riconoscerne il modello sappiamo subito che quella donna oltre a non avere culo è anche falsa e tendenziosa… E si inventano varianti ininfluenti di borse, maglie, contratti telefonici. Ti propinano immagini di personaggi famosi che dovrebbero garantirti (loro, tse!) su ciò che dovresti comprare e magari quando ti accorgi della fregatura fai causa a loro?
    Il problema odierno è che ci sono troppe aziende che fanno le stesse cose. Punto e basta. E quindi sono costrette, come dice giutamente ancora Alix, a spendere nella pubblicità per far credere di essere diverse. Il problema è quindi la pubblicità, che seduce, inganna, trasforma. Un messaggio chiaro, ad esempio, è quello di questi giorni dell’Alfa Romeo. Poche chiacchiere, pochi effetti speciali. La 8C che viaggia alla fine (cioè il suo modello al pc) e basta. La 8c è sostanza. l’immagine ne deriva.
    Non sono, ovviamente un pubblicitario, ma se dovessi fare uno spot di un prodotto farei un fondo nero, senza musica e parole, ed il prodotto che ruota su se stesso senza commento. Solo il modello e il marchio alla fine. Roba vecchia, dirà Antheus, lo so e mi pregio di non aggiornarmi sulle tecniche di manipolazione delle coscienze altrui. Ma una comunicazione così secca, dry, lascia ogni fronzolo e ti dice che il prodotto è al centro e tutto ruota intorno a lui. Fiducia nell’azienda, classe, sobrietà.
    Si esagera, e si dovrà sempre esagerare per superarsi. Ed il prodotto rimarrà sempre al margine, coperto da veline e forme di parmigiano, spritz e musica.
    La sostanza conta. L’immagine è fatua.
    Occorre ritornare ad una sobrietà di comportamenti, ad una asciuttezza di spesa, ad un contenimento delle manifestazioni.
    Che cazzo ce ne facciamo di retailers (i vecchi venditori) e marketing (l’insieme delle manipolazioni pubblicitarie) se si staccano i ghiacciai e si va verso paradossi ambientali e sociali gravi e profondi?

    Continuiamo a vivere fuori da ogni realtà vissuta. Nascosti dietro bilionaire e marketaire, velinaire e coronaire. Continuiamo a chiudere occhi e cuore nei nostri ultimi ozi di Capua mentre la realtà “barbara” attacca la nostra civiltà stanca….
    E ancora si vuole credere al fenomeno marketing ed alla sopravvivenza di posti di lavoro solo perchè una pubblicità è più toccante di un’altra? Il vero marketing lo hanno fatto Giovanni Paolo, Madre Teresa, Roberto Saviano, Chiara Lubich e tutti coloro che marketizzano la Vita come essenza del vivere. Alla faccia dell’immagine, necessaria, piacevole, ma non sostanziale. Mai.

    Apprezzo la sobrietà del “marketing” della I-I. Davvero. Si vedono poco o niente, ma tutti sanno che c’è.
    Scusatemi, ma io la penso così.
    :-)

  9. dama Says:

    Sono d’accordo sia con Otto che con Alix: le aziende che producono oggetti di lusso non hanno bisogno di pubblicità a meno che non siano start up, in tal caso devono far sapere alla fascia di potenziali clienti a cui si rivolgono che ci sono per cui devono farsi pubblicità ma non in modo commerciale visto che i loro sono prodotti èlitari (un pò confusionario ma spero di essermi fatta capire). Credo proprio che abbiano visto giusto ;)

  10. patrizia skarabocchi Says:

    …odddddiiiioooo otttooooo…………..

    come mai solo 2 parole???? solitamente scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi sscrivi scrivi scrivi scrivicrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scriscrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi sscrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scriscrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi scrivi e SCRIVI!!!

  11. patrizia skarabocchi Says:

    Comunque a proposito di pubblicità…( e ricordo ancora che m occupo di PTO pubblicità tramite l’oggetto…ovvero vendo le minchiatine prodotte più ad est dell’est del mondo)

    La pubblicità vuole farci credere che:

    - E’ sempre bel tempo.

    - Siamo tutti ricchi, belli e giovani.

    - La famiglia italiana media è costituita dal padre che non raggiunge i 30 anni, la madre ha 20 anni e i figli hanno solo 10 anni in meno di loro, ovviamente tutti sani e bellissimi.

    - Lei fa la mantenuta, infatti è sempre a casa che sforna torte e biscotti, innaffia le piante oppure si mette in perizoma e si lascia fotografare sul balcone dai vicini e quando ha il ciclo si arrampica sugli alberi oppure si butta col paracadute.

    - Lui ovviamente è un super manager, lavora 2 ore al giorno, va in ufficio in elicottero, e prende sui 10 mila euro al mese per poter mantenere il casolare di campagna, la moglie e i cinque figli.

    - I figli miracolosamente non litigano mai, vanno bene a scuola, sono ubbidienti e l’unica cosa che chiedono è la loro merendina preferita e l’unica disgrazia che potranno mai combinare è una macchia di cioccolata sulla maglietta (ma a quella tanto ci pensa la nonna).

    - Si fa sesso ogni giorno in ogni angolo della casa.

    - Ci si può innamorare nel bel mezzo di un incendio che sta devastando un quartiere.

    - Se la tua auto monta un tetto apribile è probabile che un caccia ti si accosti a testa in giù.

    - Vieri sa cos’è l’ADSL.

    - Quando ti ammali, se prendi una medicina ti passerà tutto in 30 secondi.

    - I tuoi colleghi di lavoro sono tutti fotomodelli/e al di sotto dei 30 anni.

    - Il capo non ti dice niente se ti becca col walkman o se fai disegnini in riunione.

    - Se ti metti a ballare il tango in mezzo alla strada non ti prendono per schizofrenica.

    - Quando fai una passeggiata ti può capitare di incontrare Antonio Banderas o Sean Connery.

    - Se non hai voglia di cucinare, tuo marito e i tuoi figli si accontentano benissimo di una scatoletta di carne gelatinosa e ti ringraziano pure.

    - Se fai il postino trombi come un coniglio.

    - Quando è ora di cena tutta la famiglia si riunisce e fa una danza rituale con un camaleonte.

    - Quando litighi col tuo ragazzo, fuori dalla porta ce n’è un altro pronto a consolarti.

    - Le donne semplicemente adorano avere il ciclo e ti raccontano tutte contente com’è bello avere mezzo metro di cotone in mezzo alle gambe.

    - I neonati non sporcano mai i pannolini e la prima cosa che imparano è cambiarsi da soli. Se pisciano, pisciano una strana acqua blu…

    - Del Piero ha confidenza con gli uccelli (no, forse questa è vera…)

    - Non c’è mai traffico e tutte le strade passano per vallate stupende dove ci sei solo tu!

    - Gli animali non fanno cacca.

    - Tua nonna fa yoga, ginnastica artistica, ti porta ai concerti, ti dà il numero di telefono del cantante e corre a portarti i vestiti perchè tu, povera nipotina, hai voluto fare il bagno nuda.

    - Giochi a basket e sei contento di stare a perdere tanto pensi alla tua macchina nuova. Che tra l’altro è una Fiat…

    - Tu vai in giro e tutti ti ringraziano per aver fatto la spesa.

  12. ottovolante fucsiaman Says:

    ehehehe Patrizia, voglio fare il postino allora…..

    p.s.: mi sono mantenuto su una quindicina di parole…..

  13. Etturid Ovunque Says:

    perchè vogliam parlare adesso della gente per bene che sta nel paese.
    perchè la gente per bene sta bene….
    sta bene….
    c’ha la fiducia di vita!
    come si fa ad avere la fiducia di vita …
    3 sono le regole fondamentali :
    l’ipercompression(restringere il concetto di cibo -io so cosa voglio ,io ho capito tutto , io voglio i soldi,io ho l’ascensore in casa -per parlare con un amico ci vuole l’ascensore- )
    dimenticarsi dei problemi -quando il vaticano sta in piedi affinchè il ciellino possa sentirsi onnipotente quando fa il bullo sullo schifoso perdente operaio-
    drogarsi,andare in discoteca. Ubriacarsi,andare al pub. Scappare ,andare ai caraibi.
    la paura-quando vedi un cristo in croce di che non ti caghi 1 milione di anni prima ,di che non resti rincoglionito a vita di che poi non decidi che ti piace il calcio-che quando vedi l’animale esoticoesoterico tutto d’oro e vuoto dentro, di che non decidi poi che ti piace alzarti dal divano cambiare telecomando e accendere il calcio sotto sky.
    -la paura- è come –le emozioni- :dallo stato in cui sei emozionato allo stato in cui non lo sei avviene una variazione….respiri …. liberi i pori…. sciogli le rigidità ….. aumenti il flusso ….. diminuisci gli attriti ,se impari a superarla ,e se impari a respirare. I criminali alla fine sono la razza migliore : quando uno entra in banca e urla ‘Fermi questa è una rapina!!! ‘ di che non ti ca ghi ,inizi a respirare ,a emozionarti, è li che sciogli le rigidità altro che in chiesa
    -in chiesa non puoi costringere un uomo o una donna a inginocchiarsi – gli ferisci l’orgoglio – dopo è logico che iniziano a covare ed è logico che poi devono sfogare tutte le rigità covate: le scimmie lupo uomo faranno le loro tavole rotonde di nascosto; le scimmie lupo donna si racconteranno i loro pettegolezzi di nascosto.
    Sarebbe bello viverle continuamente le emozioni durante la giornata…Sarebbe bello venirci sempre in contro col cuore in gola, tipo ‘’Tutti in alto è una rapina’’… magari con più fantasia di quella che hanno i ladri (so che non è facile superarli)………………. e invece no… solo uno quando il fine settimana va a vedersi qualcosa di carino , o a scoparsi l’amante…. Diciamo che viviamo con un paio di emozioni a settimana.
    raggiunta la fiducia di vita con queste tre regole fondamentali , allora dopo puoi permetterti di giudicare e di fare dell’ironia da guerra santa.
    si perchè l’uomo scimmia non è un leone. i leoni in tre fanno scappare una mandria di buoi l’uomo scimmia lupo crea invece situazioni 20 contro un povero schifoso perdente, un paese contro un pazzo, un paese contro un frocio eretico.si insomma siete vigliacchi. ma l’uomo scimmia è convinto che vuole diventare un leone. è convinto-fa le macchine a forma di leone.solo che dentro è accogliente come il pancione della mamma.si perchè state diventando sempre più fragili e avete sempre più paura.
    gli imita bene gli animali il ciellino.
    quando un falco caga su hiroscima è prorpio uguale Fermi.
    ad aushwiz il ciellino è rimasto fregato :il pastore tedesco se lo tiene stretto (il quale ora mai sta diventando vegetariano),il fucile… che animale è il fucile? …il ciellino ha la sborra nera? io mi ricordo alle elementari il mattia dovette chiamare la redazione della Panini perchè non riusciva a completare la raccolta delle figurine-gliene mancava una -…e aveva anche lui DECISO che gli piaceva il calcio. io sto ancora aspettando le mappe del corpo che voi avete
    ioso solo che me l’ha detto che loro sanno che si sono accorti che loro sanno che dopo 5giorni scoppio e due mi devo riposare.Io vivendo non me ne sarei mai accorto.

    ma voi non avete di questi problemi voi non dovete andare a lavorare a canicatti affinchè l’adecco vi dia un posto dove andare a mantenere la benzina nella macchina.
    voi andate a fare i professori in bicicletta perchè siete salutari a scuola .sicche avrete anche voi la possibilità di sentirvi onnipotenti sull’ignoranza dei vostri alunni……………………….ma si può fare educazione sessuale toccando un gesso di 3 cm che tocca una lavagna di 3 metri quadri???????????????????????????????

    vocabolariounafras | March 03, 2008
    ed è incredibile come i fino alla fine restino tali non voluti.
    si sono un cassonetto differenziato
    è severamente punibile secondo legge arrampicarsi sugli alberi figuriamoci se hanno la frutta che gli annoh tolti e gli axtra terrestri comunnity devono andare anche loro al mc donald per farsi un pranzo dopo essersi fatti la doccia alla fontana comunale che han pagato 700 euro per venir fin qui dal caldo

    per farti rallentare , c’era bisogno di inventarla…che storia…..che dance
    ma un crocifisso per strada non è più efficace ,cosi ti caghi e rallenti
    e l’extra terrestre non voluto al cartellone di fronte la puttana sulla strada sopra la fogna gli pubblicizza 20 euro milano parigi. 20 euro. non 700 che te la viaggi sul gommone. 20 euro .20 euro. bisogna aspettare almeno che scattinoun centinaio di rossi altrettanti di verdi per tirar su venti euro. e u na volta che sei a parigi che fai?

    e poi e poi epoi la grafica al semaforo dove la gente si incrocia senza fermarsi a conoscersi che ogni semaforo è un pedaggio ipertecnologico medievale che l’ingegnere monocilio doveva diventare elettronica per farti rallentare non bastava scrivere velocità controllata elettronicamente

    tutto il vaticano sta in piedi affinchè il cellino possa sentirsi onnipotente quando fa il bullo di nascosto

    è che gesù cristo è un povero babbo di mink
    come voi tutti solo che quando il cellino fa il bullo, su uno schifoso perdente, gli piace di pensare che lo sta facendo sul figlio di dio cosi può sentirsi onnipotente.

    Così oggi assistiamo in vaticano alle ore contate di chi dopo 2000 anni di storia , ancora ha ritrosità a ridarla in dietro alle donne di tutto il mondo.

    ultimamente accadde che bastò che l’extraconvinto la mollasse un pochettino,,,e guardate oggi in tv come pubblicizziamo i frutti del nostro lavoro(se riuscite a capire:’dove sono?’),,,e guardate per la strada quante pellegrine son ferme ad aspettare chi non sarà mai il loro arcangelo gabriele… e guardete che siete a pochi click da milioni di siti porno.

    Accadde cosi…..
    in ogni paese si trova un uomo extraconvinto, talmente extraconvinto che storicamente le faceva mancare qualcosa alle donne del paese.Le donne sentivano che gli mancava qualcosa, ‘chi sarà stata mai a rubarmela’ si chiedevano timorate.
    Sicche queste timorate si recavano spessissimamente ai piedi dell’extraconvinto… e a voglia di rosari…

    vocabolariounafras | March 05, 2008
    Il termine put tana deriva dal fatto che l’uomo scimmia.soprattutto l’uomo scimmia lupo dopo un po’ che guarda vuole tutto fermo.
    Da Cormano a Santanangelodigiano da hArdcore a Gadgiano quante puttane ci sono sulla strada…. del successo .
    E cosi a furia di cantar ‘la donna è mobille ‘ essa se fermata sopra la fogna.
    Così oggi assistiamo in vaticano alle ore contate di chi dopo 2000 anni di storia , ancora ha ritrosità a ridarla in dietro alle donne di tutto il mondo.
    tutto il vaticano sta in piedi affinchè il cellino possa sentirsi onnipotente quando fa il bullo di nascosto

    è che gesù cristo è un povero babbo di mink
    come voi tutti solo che quando il cellino fa il bullo, su uno schifoso perdente, gli piace di pensare che lo sta facendo sul figlio di dio cosi può sentirsi onnipotente.

    perchè vogliam parlare adesso della gente per bene che sta nel paese.
    perchè la gente per bene sta bene….
    sta bene….
    c’ha la fiducia di vita!
    come si fa ad avere la fiducia di vita …
    3 sono le regole fondamentali :
    l’ipercompression(restringere il concetto di cibo -io so cosa voglio ,io ho capito tutto , io voglio i soldi,io ho l’ascensore in casa -per parlare con un amico ci vuole l’ascensore- )
    dimenticarsi dei problemi -quando il vaticano sta in piedi affinchè il ciellino possa sentirsi onnipotente quando fa il bullo sullo schifoso perdente operaio-
    drogarsi,andare in discoteca. Ubriacarsi,andare al pub. Scappare ,andare ai caraibi.
    la paura-quando vedi un cristo in croce di che non ti caghi 1 milione di anni prima ,di che non resti rincoglionito a vita di che poi non decidi che ti piace il calcio-che quando vedi l’animale esoticoesoterico tutto d’oro e vuoto dentro, di che non decidi poi che ti piace alzarti dal divano cambiare telecomando e accendere il calcio sotto sky.
    -la paura- è come –le emozioni- :dallo stato in cui sei emozionato allo stato in cui non lo sei avviene una variazione….respiri …. liberi i pori…. sciogli le rigidità ….. aumenti il flusso ….. diminuisci gli attriti ,se impari a superarla ,e se impari a respirare. I criminali alla fine sono la razza migliore : quando uno entra in banca e urla ‘Fermi questa è una rapina!!! ‘ di che non ti ca ghi ,inizi a respirare ,a emozionarti, è li che sciogli le rigidità altro che in chiesa
    -in chiesa non puoi costringere un uomo o una donna a inginocchiarsi – gli ferisci l’orgoglio – dopo è logico che iniziano a covare ed è logico che poi devono sfogare tutte le rigità covate: le scimmie lupo uomo faranno le loro tavole rotonde di nascosto; le scimmie lupo donna si racconteranno i loro pettegolezzi di nascosto.
    Sarebbe bello viverle continuamente le emozioni durante la giornata…Sarebbe bello venirci sempre in contro col cuore in gola, tipo ‘’Tutti in alto è una rapina’’… … magari con più fantasia di quella che hanno i ladri (so che non è facile superarli)………………. e invece no… solo uno quando il fine settimana va a vedersi qualcosa di carino , o a scoparsi l’amante…. Diciamo che viviamo con un paio di emozioni a settimana.
    raggiunta la fiducia di vita con queste tre regole fondamentali , allora dopo puoi permetterti di giudicare e di fare dell’ironia da guerra santa.
    si perchè l’uomo scimmia non è un leone. i leoni in tre fanno scappare una mandria di buoi l’uomo scimmia lupo crea invece situazioni 20 contro un povero schifoso perdente, un paese contro un pazzo, un paese contro un frocio eretico.si insomma siete vigliacchi. ma l’uomo scimmia è convinto che vuole diventare un leone. è convinto-fa le macchine a forma di leone.solo che dentro è accogliente come il pancione della mamma.si perchè state diventando sempre più fragili e avete sempre più paura.
    gli imita bene gli animali il ciellino.
    quando un falco caga su hiroscima è prorpio uguale Fermi.
    ad aushwiz il ciellino è rimasto fregato :il pastore tedesco se lo tiene stretto (il quale ora mai sta diventando vegetariano),il fucile… che animale è il fucile? …il ciellino ha la sborra nera? io mi ricordo alle elementari il mattia dovette chiamare la redazione della Panini perchè non riusciva a completare la raccolta delle figurine-gliene mancava una -…e aveva anche lui DECISO (la paura scappa molto prima che tu decidi) che gli piaceva il calcio. io sto ancora aspettando le mappe del corpo che voi avete
    ioso solo che me l’ha detto che loro sanno che si sono accorti che loro sanno che dopo 5giorni scoppio e due mi devo riposare.Io vivendo non me ne sarei mai accorto.

    ma voi non avete di questi problemi voi non dovete andare a lavorare a canicatti affinchè l’adecco vi dia un posto dove andare a mantenere la benzina nella macchina.
    voi andate a fare i professori in bicicletta perchè siete salutari a scuola .sicche avrete anche voi la possibilità di sentirvi onnipotenti sull’ignoranza dei vostri alunni……………………….ma si può fare educazione sessuale toccando un gesso di 3 cm che tocca una lavagna di 3 metri quadri???????????????????????????????

    vocabolariounafras | March 03, 2008
    ed è incredibile come i fino alla fine restino tali non voluti.
    si sono un cassonetto differenziato
    è severamente punibile secondo legge arrampicarsi sugli alberi figuriamoci se hanno la frutta che gli annoh tolti e gli axtra terrestri comunnity devono andare anche loro al mc donald per farsi un pranzo dopo essersi fatti la doccia alla fontana comunale che han pagato 700 euro per venir fin qui dal caldo

    per farti rallentare , c’era bisogno di inventarla…che storia…..che dance
    ma un crocifisso per strada non è più efficace ,cosi ti caghi e rallenti
    e l’extra terrestre non voluto al cartellone di fronte la puttana sulla strada sopra la fogna gli pubblicizza 20 euro milano parigi. 20 euro. non 700 che te la viaggi sul gommone. 20 euro .20 euro. bisogna aspettare almeno che scattinoun centinaio di rossi altrettanti di verdi (che evoluzione rallentata) per tirar su venti euro. e u na volta che sei a parigi che fai?

    …..contadini ignobili che corrompono nobili scimmie lupo in bolivia in colombia in afganistan in ruanda in bulgaria e in val padana………….o bulgaria……o in svezia…….o in catalonia….o in gonzaga…. o a molini di faenza…….

    e poi e poi epoi la grafica al semaforo dove la gente si incrocia senza fermarsi a conoscersi che ogni semaforo è un pedaggio ipertecnologico medievale che l’ingegnere monocilio doveva diventare elettronica per farti rallentare non bastava scrivere velocità controllata elettronicamente

    tutto il vaticano sta in piedi affinchè il cellino possa sentirsi onnipotente quando fa il bullo di nascosto

    è che gesù cristo è un povero babbo di mink
    come voi tutti solo che quando il cellino fa il bullo, su uno schifoso perdente, gli piace di pensare che lo sta facendo sul figlio di dio cosi può sentirsi onnipotente.

    Così oggi assistiamo in vaticano alle ore contate di chi dopo 2000 anni di storia , ancora ha ritrosità a ridarla in dietro alle donne di tutto il mondo.

    ultimamente accadde che bastò che l’extraconvinto la mollasse un pochettino,,,e guardate oggi in tv come pubblicizziamo i frutti del nostro lavoro(se riuscite a capire:’dove sono?’),,,e guardate per la strada quante pellegrine son ferme ad aspettare chi non sarà mai il loro arcangelo gabriele… e guardete che siete a pochi click da milioni di siti porno.

    Accadde cosi…..
    in ogni paese si trova un uomo extraconvinto, talmente extraconvinto che storicamente le faceva mancare qualcosa alle donne del paese.Le donne sentivano che gli mancava qualcosa, ‘chi sarà stata mai a rubarmela’ si chiedevano timorate.
    Sicche queste timorate si recavano spessissimamente ai piedi dell’extraconvinto… e a voglia di rosari…

    Il babbo di mink perdente schifoso non è altro che un mal capitato che cova tutte le zozzure che la gente nasconde perché a paura che cosi non si vedono.
    In concomitanza e i ottemperanza le scimmie lupo covano di ammazzare qualcuno.cosi un bel giorno i ciellini si riuniscono attorno a un operaio scifoso perdente e glile danno di SANTA RAGIONE.

    Te la vedi una subrette che ti racconta quanto fa schifo ,te la vedi una cozza ,c’hai presente le cozze no….. le cozze ….. le cozze,quelle li ……… quelle che ti insegnano a scuola…. Le Cozze!!!!!!!!!!!!!!!
    Te la vedi una cozza che ti racconta quanto fa schifo……..eppure anche loro avrebbero bisogno ogni tanto di raccontarti quanto fanno schifo.
    Eppure tutti tutti avreste bisogno prima di me , di raccontarvi quanto fate schifo………
    …………..la carta dei diritti umani………….CARTA CANTA……..TUTTI UGUALI………….essisanti ci piaceva di guardarsi agli specchi, chissa se ne esistono di industrie che ne fanno di complementari (cosè complementare!!!!!!!!!!!!???? Chiedetelo a berlusconi che glieloh spiegato solo a lui)………
    ……..uno non è che mo debba stare ttutttuiorno a schifa la mmer da che fece solo che quando la fa non pensi per forza ad altro ,se non altro perché poi le bombe cadono lo stesso , anche se tiri lo sciaquone.E che poi diventa un lavoro inutile a la gente perde la voglia che invece gli scienziati che usano una matematica senza coglioni (tra l’altro non c’è un brevetto di una donna,se non delle cozze… ma quelle non sono donne…… non servono neanche a scopare)-e asti scienziati ci piace di fare la guerra per brevettare le invenzioni almeno tanto quanto ci piace a noi di guardarci allo specchio ….e poi ci sono gli sfoghi femminili dentro corpi maschili e corpi femminili fuori sfoghi maschili…..e poi c’e pride e berlusconi…….uno che sostiene il gayprodi e l’altro che nonn sa più come autocorrompersi per nescondersi di essere stato per sempre escluso (senza che ancore gliel’hanno detto)dalla massoneria delite……….io lo so che non ai amici,,,,e ti tocca di tenerti i previti con quei 4 ricordi scialbi da saltimbanco che un uno scugnizzo messicano ha 4 anni e ha vissuto più di te senza la lira …..che vela ricordate tutti………. Tutti che volvano tenerla a tutti i costi ………. E invece dopo tanti complimenti ci hanno costretto a cambiarla ……….. e invece le religioni no ………ne hanno scoperte a migliaia ma noi ancora ci ostiniamo a tenerla …… la lira si lalèregione non si tocca .
    ma questi extra convinti che stanno al centro del paese si sono accorti che dirigono le città…….e noi ce ne siamo accorti………..e loro se ne sono accorti che ce ne siamo accorti……….e noi ce ne siamo accorti che loro si sono accorti che ce ne siamo accorti?
    Io sparo una solozione: SI POTREBBE FARE, ALMENO QUI IN VAL PADANA,CHE SI TOGLIE LA CINTURA DI CASTITà E SI CIRCONDANO TUTTE LE CITTà DI FILO SPINATO,,,,,,,,SICCHè POI SI LA SCIA CHE I LUPI SI RIGENERINO FUORI DAL FILO SPINATO…..SICCHè POI GLI SCIMMIA PREDA E LE SCIMMIA LUPO DIVENTINO PREVALENTEMENTE SCIMMIE UOMO (INTESO UOMO EO DONNA) ,CON EQUILI BRIO A DUE ZAMPE …….. SICCHE POI CALA LA PAURA E LE CITTà RITORNANO A USCIRE ALLA LUCE DEL SOLE….e invece no ………..le città sono ancora chiuse in se stesse e coagulate solo da un concetto di cibo e di frutto troppo ristretto.
    TUTTI SIAMO PAZZI E NORMALI PLEBEI E NOBILI MOSTRUOSI E BELLI
    CI SVEGLIAMO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    So che sta accadendo adesso ciò che è stato deciso 35 anni fa oppure 500 anni fa al concilio di trento………… ma non c’è mica da farne un mistero…………….anchio sto decidendo adesso ciò che ho fatto poco fa.
    CI SVEGLIAMO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    è semplicemente che ho 22 anni e mi sento prosciugato come un 80enne ,
    per le strade non c’è più contatto umano.
    So di per certo che la mia generazione è ridotta a peggio che peggio.

    Sti canti mi danno tutti l’impressione ‘via il dente via il dolore…
    domani è un’altro giorno ,si vedrà…. la stessa solfa’.
    In particolare mi preme arrivi il messaggio a elio e le storie tese mi
    sento la loro antitesi (ovvio in versione da perdente).
    Come Chi A re Za Zer O fanno a sostenere sti porno rigidi e pompati ,che gliela
    sfondano.Non hanno ,almeno scopando, l’intezione di conoscere la loro
    partner?

    Mi sento anchio beneficiato di un casino di mezzi che le nostre
    generazioni passate si sognavano,ma mi sento allo stesso tempo
    intoppato e compresso
    - NON SI PUò
    FARE UN Chi A re Za Zer O - COME IMBALSAMATO VIVO IN UN MONDO DOVE CONTINUANO AD
    ARRIVARMI ROBE INDUSTRIALI CHE NON SO NEANCHE DA DOVE CAZZO ARRIVA STA
    LORO IDEAZIONE-

    NON SI PUò
    PARTECIPARE A NULLA L’UNICA CONSIDERAZIONE DECENTE è IL VOTO
    ELETTORALE (fai un po’ te) .NON C’E MODO DI LASCIAR CHE CRESCA IN ME
    UN’IDEA NATURALE E MIA, E DI METTERLA IN ATTO SCOPRENDO CHE FUNZIONA.
    SOPRATTUTTO NON
    RIESCO A LASCIARE UN MESSAGGIO AFFINCHè ”DALL’ALTO” SI ACCORGANO CHE
    IO MI SONO ACCORTO DI QUANTE CA ga TE SI STANNO FACENDO. VOGLIO RESPIRARE
    E FO FATICA .
    SIAMO TUTTI PAZZI E NORMALI
    SIAMO TUTTI NOBILI E PLEBEI
    SIAMO TUTTI ARTISTI…
    STE MODE MI RENDONO IMBALSAMATO E COMPRESSO .e OK sono da vincenti e
    io non riuscirei a competerci ,anche se mi è venuta più volte l’idea di
    competerci, AL SEMPLICE SCOPO DI RIUSCIRE A FAR SI, CHE I MIEI COETANEI
    TIRASSERO FUORI QUALCOSA DI LORO (anche senza stile) E LA SMETTESSERO
    DI IMITARE E BASTA.

    ALTRA COSA ,RIGUARDO MODE E TECNOLOGIE è CHE SEMBRANO OFFRIRTI
    L’IMPOSSIBILE, E LO FANNO VERAMENTE, MA POI IN PAESE SIAMO ANCORA TUTTI
    RIGIDI :AL BAR SI URLA ANCORA GIOCANDO A BRISCOLA (e non ho niente
    contro quel gioco, se non che insomma… ) ; fuori dalla chiesa si
    sparla ancora.
    SIAMO VERAMENTE RIDICOLI E RIGIDI SOTTO CERTI PUNTI DI VISTA ,
    CI SONO TECNOLOGIE CHE TI SBLOCCANO DI BRUTTO ,E POI DALL’ALTRA
    ‘VECCHIAGGINI’ CHE TI FERMANO DI BRUTTO: NON SO, ESCO AI PARCHETTI PER
    ANDARE A TROVARE GLI AMICI E CI RITROVIAMO CON MACCHINE DA 20000 EURO
    SETTATE PER GIRARE IL CONTINENTE (UNA MACCHINA PER PERSONA O PER
    COPPIA) ,MA POI SI FINISCE A BERE UNA BIRRA AL PUB CHE STA A 1 KM.

    SI POTREBBERO FARE MILIONI DI COSE

    MI SEMBRA UN’INCUBO RIDICOLO

    PER LA PAURA DI SCOPARE STIAMO FINENDO AI FIGLI IN PROVETTA SEGHE A
    MANETTA E IL MAGGIORDOMO O LA TATA ROBOT

    COME SE PER SCOPARMI UNA TIPA ADESSO MI DEVO CONCIARE COME Costantino
    o Taricone.

    Iannacci … I criminali,i pedofili, i pazzi, i froci………se la devono pigliere con i ragazzi …che per noia … vanno a …LIBERARE… gli animali ingabbiati allo ZOO COMUNALE

    La morale del bomber del calcio è che la palla rappresenta la possibilità per le famiglie nobili di dominare su tutti…per far si che ciò si realizzi piedi e gambe si fanno un culo così.

  14. Antheus Says:

    Beh, che dire. E’ bello leggere commenti e considerazioni così complesse e interessanti su questo blog.
    E’ bello vedere Otto che all’inizio si poneva - un po’ retoricamente - in posizione superiore su tutta la questione e che, alla fine, si trovava a condividere la posizione di I-I.
    Temo che fare di tutta un’erba un fascio non giovi a nessuno. Qui, si sa, siamo nel territorio dell’effimero, ed evidentemente i paragoni con Saviano e papa Woitiwa sono un po’ tirati per i capelli.
    Come forse avrete notato, anch’io non ho grandissima stima di cosa è diventato il marketing oggi, e tutto quello che non segnalo in questo blog lo considero come una grande presa in giro per le persone, prima ancora che per i consumatori.
    Però apprezzo un marketing non invadente, che va realmente incontro alle persone e che cerca di trovare modi nuovi, costruttivi e, perché no, anche utili per promuovere un prodotto o un servizio.
    Ho avuto modo di lavorare nel marketing del largo consumo e credo di aver lì visto il peggio: vecchi prodotti spacciati come nuovi, promesse non mantenute, dichiarazioni menzognere, consumatori trattati come dei fessi.
    Questo è tutto ciò che qui vogliamo evitare.

  15. ottovolante fucsiaman Says:

    Il marketing non invadente è una buona cosa, ed è la risposta professionale alla degenerazione (non retorica) della società moderna. Sull’effimero concordo con Antheus. ma è sempre bene avere presenti quei due o tre concetti irrinunciabili per campare e stare al mondo.
    Per non essere ulteriormente invadente evito ogni commento su quanto sopra, di cui, pur non essendo mai stato fumatore, posso cercare di apprezzare la qualità della fornitura e lo straordinario effetto di evanescenza psichedelica….

  16. chiara Says:

    @patty.

    >se mangi una gomma rischi un po’ di turbolenze intestinali.

    spezzo una lancia in favore della pubblicità: se presa in modo analitico e ironico fa ridere (vedi patty).
    se presa in modo critico fa riflettere (vedi otto), se presa in modo onesto fa di un marchio un punto di riferimento (vedi Antheus).

    a questo punto non è il mezzo, ma il modo che fa la differenza e le letture successive al messaggio. Quanto più il dialogo tra pubblicità e “lettore” è aperto ed educato, quanto più è efficace. Se la pubblicità è stupida e priva di fascino diventa noiosa e non genera interattività. Questo accade anche per le grandi marche del lusso, non è la stragnocca che fa la differenza, purtroppo non tutti l’hanno capito, qualcuno sì- Miuccia docet, Vuitton pure- un’attrice ed un mito del rock generano subito una fascinazione, più o meno lontana dal marchio però cribbio, non volti pagina in un secondo! ti soffermi, guardi bene, e ti fai delle domande. o no?
    baci ciao

  17. ivanoz Says:

    @skarabocchi sei GRANDE. quante cazzate per vendere un paio di occhiali. ciao ivanoz

  18. Dario Ujetto Says:

    Forse arrivo un pò tardi in questo dibattito, ma tento due o tre riflessioni:

    Il marketing tradizionale (iniziative push per vendere) non ha più nulla da inventare ed è diventato mero standard (vedi le varie promozioni tutte uguali ecc. ecc.).

    Molti marchi che si definiscono lusso in realtà sono diventati prodotti da supermarket con prezzo alto.

    La vera innovazione è coinvolgere i clienti nella vita del tuo prodotto (vedi web 2.0)

    La vera innovazione nel retail (o negozi) è creare spazio per dare ai clienti un’esperienza unica e un servizio eccellente; ben vengano imprenditori modello Alba in un panorama italiano (ve lo posso assicurare perchè ci lavoro giornalmente) all’età della pietra.

    Un prodotto eccellente è un prodotto eccellente; ma deve essere comunicato per essere notato in una giungla di cineserie…….

  19. davide Says:

    ciao, vorrei sapere in sicilia dove posso vedere i vostri capi, perche sono andato da papini a catania e’ non aveva niente
    saluti
    DAVIDE SELVA

  20. saimona Says:

    ciao a tutti ….la festa e’ andata bene e’ venuta un sacco di gente simpatica, abbiamo ballato bevuto i proprietari del sari club sono veramente gagliardi! e..nel frattempo abbiamo presentato gli occhiali! che si puo’ volere di piu’? buona serata a tutti simona

  21. skarabocchi patrizia Says:

    @davide
    se fai un salto a torino magari trovi qualkosa…solo da san carlo tutto il resto è out è come si dice oggigiorno nello slang marketinghiano san carlo è up to date…..
    SE NN TROVI NIENTE Lì…PUOI SEMPRE ANDARE A LONDRA O A NEW YORK!!!!!
    ………………..

  22. skarabocchi patrizia Says:

    @ dario

    scusa ma ke c’hai contro le cineserie?????
    sono il mio pane quotidiano….
    alla fine non mi pare ke il web 2.0 abbia fatto una kosa nuova…..anzi ha semplicemente utilizzato una tipologia di prodotto che esiste sul mercato da qualke anno per far comunicare tutti i grandi esperti di MARKETING …
    ma fatemi il piacere …finiamola di pijarce PER I FONDELLI…. bravi loro se ci infinocchiano un paio di okkiali a 1007 € fessa io ke li compro e furbo il negozio di ALBA che invita i clienti in uN HAMMAM A BERE VINO E DELIZIE DI PRODUZIONE DOCG …tanto poi komprano gli okkiali e lui kopre le spese e ci guadagna pure
    (NULLA DI PERSONALE NEI CONFRONTI DI LAPO ANTHE E COMPAGNIA BELLA … è SEMPLICEMENTE UN MODO KOME UN’ALTRO PER SPIEGARE SINTETIZZANDO LE TEORIE DI MARKETING IN MAKERONIKO!!!)
    ….skusami Dario ma alla fine tu nn sai quanti BRAND comprano le mie t-shirt (cinesi) A 3,00 € per rivenderli a tutti i GRANDI ESPERTI DI MARKETING E PRODOTTI a cifre esorbitanti….SPACCIANDOLI per prodotti di altissima qualità…. ALLA FINE è PROPRIO VERO LA PUBBLICITà CI FA CREDERE QUELLO KE VUOLE !!!!
    un applauso a tutti i grandi esperti di marketing che continuano a scrivere su questo blog da una povera cretina che non capisce un’H di inglese e che quotidianamente si ritrova a parlare con i cosìddetti PURCHASING MANAGER (( e secondo me sta parola deriva da mercato delle pulci))che sparano quattro teorie di MANAGEMENT imparate a memoria … per comprare POI KE KOSA??? le cineserie KE VENDO io semplice diplomata ke ha capito che ciò che conta in realtà è la comunicazione e per comunicazione INTENDO COMUNICAZIONE EFFICACE E SAPENDO ke la MAPPA NON è IL TERRITORIO( E MO VOGLIO VEDERE KI è PREPARATO O NO!!!!) UTILIZZO I VEKKI METODI TRADIZIONALI DEL MARKETING utilizzando la cara vecchia PERSUASIVE POLICY per vendere CINESERIE .
    Ho imparato a distinguere i soggetti ke mi circondano …

    in base a ki mi trovo difronte utilizzo un sistema di approccio verbale e non verbale diverso…
    (un po’ come il karo vecchio Pirandello credo ke in ognuno di noi esista UNO NESSUNO …CENTOMILA persone) ….va bhè mo sto diventando logorroica basta…non aggiungo più nulla soNO STANCA SONO APPENA TORNATA A CASA…e vado a mangiare ciao a tutti…buona notte!!!!

  23. Alix Says:

    Quante cose Otto…alcune le condivido, altre non incontrano il mio modo di pensare….sbaglierò, o forse avrò una percezione distorta, ma mi è sembrato che troppo spesso tu faccia ricorso a degli estremismi.
    Non credo tu sia l’unica mosca bianca (anzi fucsia come dici tu) ad avere un rapporto del tutto fuori dagli schemi con il mercato e il consumo, e non voglio assolutamente insinuare che questo comportamento sia sbagliato. Anzi il comportamento d’acquisto, come tale, è e deve essere a mio avviso del tutto personale e non influenzato da gruppi di riferimento o media, i quali hanno il solo scopo di informare, comunicare. La pubblicità, dicono, deve persuadere. A me il verbo persuadere non è mai piaciuto, preferirei dire che la pubblicità deve informare e convincere che il prodotto che pubblicizza è dotato di determinate caratteristiche e vantaggi, realmente riscontrabili. Deve essere veritiera e non ingannare. Questa è la pubblicità che mi sento di approvare, pur ammettendo che ci sia in giro molta spazzatura che promette mari e monti e poi invece regala solo fregature alle persone. I consumatori credo oggigiorno abbiano un rapporto più disincantato nei confronti della pubblicità rispetto al passato e tu e tutte le altre mosche fucsia ne siete la prova più estrema. Sebbene possa capitare ancora di imbattersi in pubblicità ingannevoli, mi sembra invece che il consumatore sia molto più attivo, sveglio e competente rispetto a prima e comunque ha dalla sua parte la possibilità di scegliere il destino di un prodotto, e di un’azienda, non reiterando l’acquisto.
    Sono convinta poi, come già scrissi in un altro post, che il prezzo elevato non sia per forza sinonimo di alta qualità, come anche la qualità di un prodotto non comporta necessariamente un prezzo alto. Molte volte capita di acquistare un prodotto e pagare soltanto la marca che esso porta, e poi in effetti accorgersi che lo stesso prodotto, per la qualità che possiede, avrebbe dovuto essere pagato almeno un terzo. Ma in ogni caso, nella mia breve esperienza di vita che ho acquisito fino ad ora, non mi è mai capitato di comprare un prodotto a basso costo e riscontrare una buona qualità nello stesso. Per contro invece mi è capitato di pagare cifre elevate ( e comunque non eccessive, da follie per intenderci ) per dei prodotti che effettivamente garantivano la qualità promessa, e sottointesa nel prezzo. Con questo non voglio dire che nella totalità dei casi il prezzo elevato è giustificato, ma nella maggioranza sì. La firma, non sempre ma spesso, garantisce la qualità. Non riesco ad affermare che un prodotto può essere completamente uguale ad un altro, sia che sia fabbricato a Prato, sia che sia fabbricato in Tunisia o Cina ( che bestemmia perdonami…la Cina poi..). E non voglio qui aprire poi la diatriba dei grandi stilisti che sfruttano le economie di scala e producono all’estero. Dovrebbero seguire tutti il buon esempio di Italia Independent : per promuovere il Made in Italy bisogna pensare, realizzare, produrre tutto in Italia. Ma parlavo di prodotti di massa che vengono realizzati da aziende italiane, anche conosciute a livello nazionale ed internazionale, a prezzi modici e che garantiscono una qualità sicuramente superiore di quello che spesso si trova oltre oceano o in Oriente.
    E’ vero altrettanto, come dici tu, che gli occhiali servono a proteggere gli occhi, ad abbellire il viso, a vedere meglio, senza pensare a troppi fronzoli e preamboli, ma una visione del genere, nella nostra società, dopo l’avvento del capitalismo e della società dei consumi, credo sia un’utopia. Se guardassimo davvero soltanto al valore d’uso di un qualsiasi oggetto l’economia si bloccherebbe, altro che recessione.. ( e tra l’altro di spettacolarizzazione delle merci necessaria, il primo a parlarne, a farne una teoria, non è stato un americano ma proprio un italiano, Vanni Codeluppi ).
    “la pubblicità serve a chi ne ha bisogno, non a chi vende già. Se si pubblicizza si sputtana, si involgarisce, dimostra che è in affanno”. Perdonami ma anche qui non mi trovi d’accordo. Lasciando stare la condizione di un’azienda start-up, la quale ovviamente si serve della pubblicità per farsi conoscere, quando un’azienda è in affanno e non vende non si serve proprio della pubblicità, in quanto troppo onerosa, ma devia piuttosto i pochi investimenti messi a disposizione dal budget in attività come sponsorizzazioni e promozioni. La pubblicità viene presa in considerazione piuttosto da aziende che ancora se lo possono permettere e che si trovano in situazione di maturità o crescita.
    Recentemente infatti i big spender nella pubblicità sono i grandi colossi della telefonia, che hanno a disposizione più risorse.
    Credo che spesso ci si confonda tra marketing e pubblicità, e si usano parole per il primo come “inganno”, “fumo negli occhi”, che, nel caso, andrebbero associate alla seconda. La pubblicità fa parte del marketing, ne è una costola. Oltre a menzionare le 4 P del marketing mix ( product, price, place e promotion ) come tradizione Kotler impone, il marketing comporta degli sforzi diversi, che riguardano ogni aspetto di un nuovo prodotto, aspetti che vanno dal packaging, ai test di prodotto, alla personalità dei consumatori, alla brand immage, all’arredamento dei negozi, alla posizione negli scaffali dei rivenditori, all’attenzione nei confronti dei bisogni dei consumatori, ecc.
    Certi limiti di tollerabilità sicuramente sono stati infranti, ma non credo che il marketing, e con esso la pubblicità, sia così la “bestia nera” da sconfiggere. Quando i suoi principi sono applicati correttamente, come nel caso di Italia Independent per tirare in ballo di nuovo i ragazzi, sono a mio avviso un’importante arma strategica di successo e competizione sana.
    Scusate la lungaggine.

    P.S. i vini della provincia di Asti iniziano ad essere pubblicizzati, anche sulle grandi reti, proprio per promuovere l’originalità, il Doc italiano contro quella specie di vino che inizia a provenire sempre di più dalla Cina e dall’America…

    Un bacio, notte.

  24. Alberto Says:

    Magari sono OT, ma qualcuno sa dirmi che tipo di cintura è quella visibile nella foto relativa all’articolo I-I 153??? Sembra una corda…

  25. ottovolante fucsiaman Says:

    Ti capisco Alix. Ma io sono utopico. A volte u-topico. Altre uto-pico. Spesso ut-opico.
    E ciò che perseguo è proprio la fine della società dei “consumi” ed il blocco di “questa” economia.

    Hai visto bene. Questa società, a misura e scopo di pochissimi privilegiati nel mondo, è già morta e decomposta. Hai detto bene. Ma sbagli, per me ovvio, nel parlare di società. Non esiste una società: esistono solo i consumi. La società è divenuta solo una informe massa di singoli privi di un’etica comune, in nome di un relativismo cosmico che alla fine giustifica tutto.
    E questa economia ha già fallito. Fallisce nel momento che fonda i propri principi su non-valori quali profitto, competizione, lavoro.

    Il lavoro non è un valore, ma una necessità dovuta al sistema. Invece se ne fa un valore unico. Si vive per lavorare, non esiste più un tempo privato. Si passano dodici ore al giorno a fare cose inutili e sottopagate, a volte non pagate, chiusi in scatolette di cemento con i poster appesi ai muri e i monitor che ti fottono gli occhi fin da giovane. E non parlo di chi fa lavori privilegiati che piacciono o di chi, poverino, non riesce a concepire la propria vita se non lavorando.
    Eppure i grandi soloni dell’industria italiana, camicina di Montezemolo e maglioncino Marchionne, continuano a imbonire i dipendenti con i sottomiti del lavoro, dello straordinario, della competitività e delle menate varie che servono solo a far vivere meglio gli azionisti (e loro stessi che probabilmente non hanno mai lavorato nelle condizioni in cui lavorano quasi tutti) ed a costringere gli altri a “riguadagnarsi” la sopravvivenza solo perchè magari da qualche altra parte del mondo un coglione giapponese ha inventato un chip che fa parcheggiare da sola (Lexus LS) la propria auto (e ci volevano i giapponesi? E’ una vita che ci penso a ’sta cosa…).

    Il profitto è un’illusione. Perchè si fonda su principi economici che già dalla nascita ti oberano automaticamente di un debito pubblico truffaldino che mai riuscirai a restituire nonostante ti venga prelevato continuamente denaro dalla tua disponibilità attraverso tasse e contributi e nonostante ogni giorno ci si rimetta denaro per il perfido e delinquenziale meccanismo della inflazione (altra “invenzione” del sistema veterocapitalista per la quale a domanda crescente corrisponde inflazione crescente. E che dovremmo fare: smettere di domandare?). Dov’è il profitto allora per il comune cittadino che non riesce a portare due soldi all’estero? Evidentemente si basa sullo squilibrio tra soldi spesi, soldi incassati e tasse non pagate. Dove tutti sappiamo cosa c’è nei primi, cosa c’è nei secondi e via così. Con il “profitto” si giustifica ogni azione, perchè oggi si comincia ad identificare il profitto con la missione etica del lavorare (!!!) e soprattutto con la possibilità di vivere o no. Senza profitto non si guadagna, non si pagano gli stipendi, non si vive quindi.
    La sopravvivenza di interi ceti sociali (non certo solo quelli operai, ma anche professionisti ormai) è condizionata al fatto che un imprenditore non sbagli nelle sue scelte aziendali e che quindi riesca a fare profitto, comprarsi magari uno yacht di meno e riuscire a condividere con i dipendenti quel che avanza. Ecco l’illusione del profitto. Nettare virtuale di sistemi bancari che strozzano imprese e privati in nome del profitto (il loro) ed evitando accuratamente la competitività (come mai i suddetti due soloni, che sono anche consiglieri di istituzioni bancarie e assicurative non applicano a quelle realtà i concetti di competizione, abbassamento dei costi, maggiore trasparenza?).
    Non ce l’ho con loro in quanto loro. Poverini, fanno il loro dovere imposto dall’educazione e dalla cultura che hano avuto. Loro credono in quei “valori” e fanno bene a portarli avanti, anche egregiamente.

    La competizione. Oggi se non dici che sei competitivo fai la figura del calabrese al bar (si perchè se vai in quei posti sono molti al bar in attesa di riscuotere pensioni, sussidi, e quanto altro. Lo so. Ho parenti, ci vado spesso. Quindi non accetto smentite) o del sedimentato. Ma cosa è la competizione? Di solito dovrebbero esistere regole per competere. Se fai un gioco, ne studi le regole per evitare di incombere in falli o annullamenti. Se corri, devi avere lo stesso tipo di scarpa (cfr caso Pisthorius) altrimenti la competizione è truffaldina. Nella vita, quali sono le regole? Con chi deve competere la I-I? A quale prezzo? Con chi devono competere gli industriali italiani? Quali sono i campi da gioco? Quali le regole? In una civiltà cosiddetta liberale non esistono regole. Esiste la regola al massacro (ovvero quella attuata negli States per la quale da un giorno all’altro in nome del mercato diventi uno straccione). Senza paracadute (cfr blog sulla diversità). Senza ammortizzatore. Perchè poi il paracadute te lo levano le banche a cui ti devi rivolgere per cercare di tamponare le inevitabili difficoltà che tale sistema impone.

    Lavoro, profitto, competitività. Illusioni della società malata e terminale di un postcapitalismo da periferia coatta.
    Ipovalori che tentano di tappare le piaghe purulente di coscienze private di etica e morale, cultura umanistica e cultura dell’umano. Temi obsoleti (senza ramo) che hanno sostituito i veri valori della solidarietà, dell’amore, della coscienza di “se stessi come singoli parte di una comunità” e non schegge autoreferenti impazzite. Valori deposti da una cultura scettica e prosciugata di temi che fino a quaranta anni fa (evidentemente prima del ‘68) portavano invece questa nazione (patria?) al miracolo economico, alla gioia di fare e procreare, alla fiducia (poi tradita) in un futuro migliore.

    No Alix. Me ne frego di questa società. Posso far finta di adattarmi al sistema in nome di uno stentoreo istinto di sopravvivenza borghese che mi impedisce di ridurmi alla povertà (materiale) o di darmi alla lotta armata (inutile e quanto più borghese deriva utopica).
    Le quattro P del marketing saranno utili a chi vive intriso di tale sistema, evitando di voltare la testa per paura di rendersi conto di stare sbagliando tutto.
    Per me le P sono:
    Persona
    Patria
    Princìpi
    Piacere

    poi, al solito, è solo la mia misera e quantomai sbrindellata opinione….

    :-)

  26. mattia Says:

    volevo fare i miei complimenti a Simona e al Sari club per l’organizzazione dell’evento, sono d’accordo su quanto dibattuto sul marketing, devo dire che l’aria che si respirava era molto piu goliardica, incentrata al divertimento e al benessere, dove chi voleva poteva vedere e provare gli occhiali di I-I, chi non lo voleva poteva godersi le prelibatezze della serata o farsi fare un massaggio.
    Niente di imposto, poi chi vuole si ricorderà di Ottica People……………

  27. Dario Ujetto Says:

    @ Patrizia Skarabocchi

    Onestamente non ho capito il tuo sfogo verso di me e i partecipanti di questo blog; il termine cineserie non era per indicare prodotti cinesi ma prodotti di massa prodotti in standard.

    Se poi tanti brand della moda comprano in Cina o dai cinesi di Prato vuol dire che tanti consumatori o sono stupidi o non comprano una maglietta ma un virtuale status del brand.

    A mio parere chi compra I-I vuole una produzione made in Italy ed è quindi disposto a pagare anche 1007€ per un paio di occhiali di carbonio fatto in Cadore (e meno male).

    Ognuno poi fa il suo lavoro ……e onestamente ti dico che sono contento di non dovermi turare il naso per non vedere cosa c’è dietro quei 3€ a maglietta dei tuoi amici cinesi ….bye

  28. ottovolante fucsiaman Says:

    …infatti, Dario. Tanti consumatori sono stupidi proprio perchè comprano “un virtuale status del brand”. A prescindere dal vero valore merceologico ed estetico di ciò che comprano.
    Jeans pseudo normali, dal costo effettivo di poche decine di euro, venduti a centinaia di euro. Impermeabilini a giacca di plastica o nylon pseudonormali venduti a 1200 euro solo perchè di una nota griffe, e via così per non tornare sul discorso iniziale (di questi blog) circa le borse, chi le fa e dove (in Italia eh)….
    Il problema è proprio lì: nella ignoranza della gente che non sa “conoscere” ciò che fa. Ma si sa, per conoscere occorre cultura, attenzione, curiosità, spirito critico. E dov’è tutto questo in “questa” società?
    Domenica in spiaggia al Cinquale (Forte dei Marmi) un vu cumprà ha venduta una borsa a sacchetto di Prada a poche decine di euro a una milanese. Ho detto borsa “DI” Prada perchè è la stessa che si vede nei negozi, probabilmente in produzione parallela. Chi fa l’inganno: Prada o il vu cumprà?

  29. Stefano Says:

    Bonsoir a tutti!

    Otto, una provocazione prima di addentrarmi in un tuo succulento “interventi” - per il quale conierò un tuo nuovo nomignolo-evoluzione…ocio che ariva! ;-) .

    Se io duplico una tua opera d’arte e la vendo con la tua firma falsificata a 200 euri invece di x-mila euri del suo prezzo, l’inganno lo faccio io o tu?!

    A dopo,
    Ste

  30. ottovolante fucsiaman Says:

    …Ste, una borsa non è un’opera d’arte. E’ solo un oggetto di design progettato per essere prodotto in migliaia di esemplari.
    La duplicazione (identica ma non autentica) di un oggetto già multiplo è evidentemente un ossimoro o un controsenso in sè.
    Diverso sarebbe se la borsa fosse fatta in un unico esemplare “autenticato”. Allora non ci sarebbe inganno perchè il prezzo varrebbe il lavoro. Come nelle opere d’arte. E quello sarebbe inganno nonchè reato, come nei quadri falsi non autorizzati.
    Ma se il costo della borsa originale è di 30 euro, e i designer sono pagati a stipendio, e la borsa non ha autentica se non in etichette industriali fabbricate nello stesso luogo e con le stesse modalità con cui si fabbricano le borse, evidentemente tutto il resto è inganno.
    L’autentica è importante per le cose che si vogliono fare uniche. Se Bertelli passasse meno tempo a sganzeggiare o a fallire coppe americhe e invece si mettesse a firmare a mano l’interno di ogni borsa, forse potrebbe vendere di più ogni oggetto ed essere un po’ più sicuro (l’inchiostro, la calligrafia, la sigla) di non avere in giro copie identiche (e quindi autentiche?) delle proprie cose, invece perfettamente copiabili.
    Ma guarda che il vu cumprà era onesto: vendeva infatti la borsa DI Prada a pochi euro sopra il costo di produzione. Un’economia di scala che evidentemente abbassa i prezzi…. o il bypass di tutte le sovastrutture che fanno aumentare i prezzi. Perchè agli outlet trovi oggetti originali e autentici a metà prezzo? Dov’è finita l’altra metà? Improvvisamente non ce n’è più bisogno?
    Ciò che non è copiabile è il concetto. Una mia opera può essere copiata solo dopo che io l’ho concepita. E ben vengano i copisti. Vuol dire che sono diventato famoso.
    Poi, possiamo dire che le Marilyn di Warhol sono state saccheggiate senza diritti alla fondazione, possiamo dire che girano copie di opere d’arte a prezzi ridicoli, ma possiamo anche dire che se io produco un’opera in esemplare unico che necessariamente deve costare X, ma che tutti sanno che è in quel luogo, di proprietà di quella persona, ecc. e tu ne fai una SOLA copia identica (già dieci copie di un quadro ribadiscono l’autenticità delmodello iniziale) ma non “autentica” (non basta la firma ad autenticare un quadro, eheheh) l’inganno ovviamente lo fai tu e se ti becco ti denuncio; ma in fondo mi fai solo pubblicità gratuita.
    ;-)
    Capito il senso di questa ultima frase?

  31. Dario Ujetto Says:

    @ Ottovolante

    Purtroppo penso che il consumatore sia consapevole di questo inganno ma che continui a comprare perchè la griffe è diventata un “integratore di immagine” e un mezzo di selezione……se non sei griffato non esisti è la regola di molti luoghi ormai……

    Ben vengano la riscoperta delle aziende artigianali o anche industriali disposte però a giocare pulito…..PRADA&CO meritano solo mazzate ……

  32. ottovolante fucsiaman Says:

    …mi permetto di aggiungere una cosa: qual’è il danno procurato a Prada dall’immissione sul mercato parallelo delle proprie creazioni? Quanti di coloro che comprano Prada ai banchetti la comprerebbero nei negozi? Esiste quindi quel “mancato guadagno” sul campione di acquirenti parallelo? Quanto invece circola il nome Prada anche se non direttamente nei negozi? Quanto costa uno spot pubblicitario, una campagna su magazine, una campagna su manifesti e quanto circola invece il nome Prada gratuitamente attraverso il mercato parallelo dei vu cumprà? Quanti “contatti” con la marca, la forma, il design di Prada avvengono ogni giorno grazie ai vu cumprà? E poi aggiungo: loro non vendono copie malamente falsificate, design più o meno “ispirati” ai modelli originali (come invece può essere il parmesan cinese o tutte le stronzate alimentari copiate all’estero e schifosamente negative), elaborazioni di oggetti invece diversi. Loro vendono borse “tali e quali”, persino nella pelle e nelle etichette, a quelle originali da negozio. Proprio perchè sono le stesse. Quale danno di “immagine” ne può derivare? Per assurdo, i veri retailers sono loro, i vu cumprà. Che dovrebbero per questo essere stipendiati dalle firme……….

  33. Stefano Says:

    Otto…capisco il senso, ma introduci troppe semplificazioni per avvalorare le tue tesi…evidentemente non è semplice spiegare in qualche riga ciò che può portare alla vendita negli outlet (margine di contribuzione, costi fissi e variabili, centri di costo, ribaltamenti…insomma, l’economia del Sistema, o il Mercato…per te il Leviatano è un organismo monocellulare…), al prezzo-valore, alle dinamiche di mercato, etc.

    Sono d’accordo con te in molti aspetti, ma ti dico la verità: aver letto quelle righe alle quali io ho ribattuto con una provocazione mi ha un po’ “rattristato”…da te non me l’aspettavo. Artista-ingegnere, e poi mi cadi su un luogo comune così banale: in 2 righe hai tirato in ballo violazione di diritti, concorrenza sleale, truffe, sfruttamenti…mah…senza contare che hai pure dato dell’”ingannevole” a Miuccia & co…non so, mi sei sembrato per nulla otto-volante, ma otto-radente (nel senso che radi al suolo…), per nulla fucsiaman, ma incolore-man… Insomma, sarà anche vero che le tue 4 P non sono proprio quelle del marketing, ma forse ti è sfuggita una R: rispetto. Quello che fanno tutti gli altri non per forza dev’essere inganno: solo, come dici tu, la gente (me e te compresi, molto evidentemente!) non conosce, e non conoscendo non sa giudicare, e crede quindi che la borsetta del marocchino sia quella di Miuccia, o gli occhiali del cinese siano quelli di I-I, ma a minor prezzo perché I.I è ingannevole… Ben vengano dunque le iniziative di quest’ottico che fanno chiarezza sull’evoluzione (e magari danno idea dei costi…) che porta ad un occhiale come quello di I.I (è solo un esempio, ovviamente: cogline il senso, non la contingenza…come pensavo avresti fatto con la mia provocazione precedente…): immagina, tu che un po’ tecnico sei, di progettare quell’occhiale e realizzarlo…non credo ti riesca di farlo a pochi euro…qualità totale compresa, ovviamente…

    Non mi addentro poi nei particolari dei tuoi interventi: sarei simpaticamente partito dal tuo nuovo soprannome, ispiratomi dal primo e più variegato di essi (Otto-volano: quando parti hai un’inerzia tale che è difficile frenarti, e travolgi mille aspetti… ;-) )…solo che ho perso un po’ di entusiasmo nel co-ragionarci su insieme, dato che vedo che a furia di essere “altrove” magari non ci ricordiamo dove stare veramente…

    Capito il senso della mia provocazione ora?!

    A presto,
    Ste

    P.s.: quel marocchino vendeva la borsa originale poco sopra al prezzo di produzione (sai quant’è davvero?)…ma la provenienza? emetteva fattura o scontrino? la garanzia? il diritto di recesso? Otto, vedi ora che forse è semplicistico ragionare come hai esposto tu prima? 30 euro è forse il valore dei materiali impiegati..ma il resto? la sicurezza?

  34. ottovolante fucsiaman Says:

    p.s.2:

    ….e poi se proprio uno vuole assicurarsi contro le copie può sempre ricorrere all’elettronica miniaturizzata (codici a barre, chip, tessuti intelligenti, codici incrociati) inserita nell’oggetto…..
    Ma siamo sicuri che egli voglia?

  35. Stefano Says:

    Otto-volano…vediamo se capisco bene: (parto dall’ultimo scritto, solo come esempio di ragionamento che conduci…)
    Mi assicuro contro le copie -> ricorro all’elettronica miniaturizzata -> spendo ed investo in tal senso-> poi dovrò aumentare il prezzo del mio oggetto, altrimenti vendo sottocosto (totale) e non mangio…
    Poi però trovo un marocchino per strada che “magicamente” ha il mio stesso oggetto, identico in ogni aspetto tranne che per l’assenza di quel piccolo particolare elettronicamente miniaturizzato (ma cos’è?! un mio dipendente che mi frega la roba dal magazzino o uno che sfrutta una licenza che non gli ho concesso?…mah…legalità “altrove”) che ovviamente a lui non costa nulla (dato che non c’è) e che quindi mi fa concorrenza (leale, Otto?! proprio tu che hai nominato la “contingentazione della concorenza”…) e incrocia te, che sei appena stato nel mio atelier (dai, almeno nella finzione “sganzeggio” anch’io) e hai visto che il mio oggetto costa x-mila euri, mentre il marocco te lo vende a 0,2x-mila euri…e mi dai dell’ingannevole…

    Così poi assumo te Otto come consulente “marketing-legale-comunicazione e promozione” e mi dici che per evitare tutto ciò basta spendere altri soldi per “assicurarmi” contro i marocchi-retailers e in più dovrò pagare te per questa genialata…così aumenterò ancora il prezzo finale…salvo poi trovare il tuo alter ego che mi ridà dell’ingannevole…solo perché crede che il costo sia quello delle materie prime e non anche di tutto il resto… Continuo?!

    Insomma, hai in parte ragione sul costo dell’immagine ribaltato sul prodotto…ma sei certo che sia solo inganno?! Se ne sei certo e non è sola “filosofia dell’altrove”, allora spiegaci per bene i vari passaggi…e te ne saremo eternamente grati…

    Uno spritz ora…magari preparato dal cinese con l’aperol finto ed il prosec-chìn…

    A presto,
    Ste

  36. ottovolante fucsiaman Says:

    eheh Ste’. Cerco di spiegarmi. L’autenticità di una copia multipla è una bufala. Il prezzo dell’oggetto è una bufala. Perchè per quanto tu voglia valutarmi il designer, il trasporto, il materiale, la manodopera e tutto quello di “necessario” per finire la filiera al negozio, non si può giustificare un prezzo pari a 20 volte il costo di produzione all’uscita dalla fabbrica (quindi pronto per andare in negozio in qualche modo).
    Il costo di una consulenza elettronica una tantum o plura tanta equivale a quello di qualche borsetta o a qualche cena in meno con gli amici (suoi) o ad un albero di Luna Rossa. Il costo dell’orpello elettronico sarebbe di pochissimi cent. Dov’è il problema allora?
    Il problema è che Loro non vogliono eliminare i falsi perchè ne sfruttano la circolazione del Loro nome. Il problema è che i grossisti, i trasportatori, i negozianti, vogliono tutti guadagnarci troppo e semplicemente giocano al gioco del “raddoppio” per ogni passaggio di mano dell’oggetto. Caporalato. E gli outlet ne sono conferma.
    Non capisco il discorso dell’atelier: il tuo oggetto è unico? vale molto. Il tuo oggetto è replicato in diecimila copie? Vale molto molto meno. Siccome l’originale di marca sappiamo quanto costa, circa 30/50 euro, dov’è il problema della concorrenza? A chi interessa che quell’oggetto sia autentico o identico? A me che lo compro a 30 euro no di sicuro. Se voglio pascermi di una “identica” autenticità, vado in negozio e regalo 600 euro a negoziante, grossista, e tutti quelli che vogliono guadagnarci troppo senza fare un granchè. Parassiti del sistema.
    Non credo che esista un sottocosto, partendo dai 600 euro attuali (o anche 300). Diciamo allora che una patente di autenticità potrebbe in parte giustificare un prezzo pari a non più del 50% di quello di vendita. Il resto è bufala, con diossina, visto che fino ad oggi le borse le facevano nel napoletano.

    Il problema è opposto, Ste: su quella roba ci mangiano in molti, troppi, e pure bene. E il problema è che un prezzo elevato, in questa società di effimeri di cerebro, contraddistingue “per forza” un oggetto di fascia alta e fa tendenza e chic. Questo è il problema: sociale, culturale, educativo.

    C’è più tecnologia in lettore mp3 da 13 euro che in mille borse. C’è (stata) più ricerca in un orologio a led degli anni settanta che in un portafoglio griffato da 200 euro.
    Vuoi fare ricerca? bene. Falla. Fai materiali, leggeri, antipiega, impermeabili, doubleface, con le luci dentro, con le antenne dentro, trasparenti, che spariscono, iperleggeri, antiradiazioni.. fai quello che ti pare. Ma un portafoglio in vitellino a 200 euro no. Lì la ricerca si limita al gonzo che lo compra…

    Qual’è allora il “resto” di quel prodotto? Il marketing? Quale? 30 euro a prodotto finito. Qual’è il resto allora? Luna Rossa? Le pubblicità? I venditori? I franchising? Quale?
    30 euro a prodotto finito. Basta prenderlo e portarlo in vetrina. Originale e fatturato. In un camion ce ne andranno mille di quelle borse: quanto incide quindi un trasporto da Napoli a Milano/1000? 10 centesimi a borsa?
    Qual’è il resto? Se non è inganno, è il sistema distributivo e di vendita preistorico. E bada che non lo dico io. Cominciamo a ricostruire i prezzi dei generi in vendita e ci rendiamo conto dove sono gli abbagli. Ma strano che nessuno lo vuol fare e chissà perchè (Sistema?). Così le mele vengono pagate agli agricoltori 20 cent al chilo e le trovi alla Coop (che non sono io) a 2,5 euro al chilo.
    Ste’, tu che sei una persona di cultura e intelligenza, ricostruiscimi il prezzo delle mele, di una borsa, di un litro di acqua minerale. E poi vedi che è tutto inganno, legale, commerciale, veterocapitalista, ma semplice inganno. (il latte in polvere, le medicine, le assicurazioni, i conti correnti altrove in Europa costano molto molto meno, chissà perchè….)
    :-)

  37. Stefano Says:

    Otto…disarmante… Non riesco a ribattere o dialogare poiché sposti sempre in parallelo il centro del discorso: 30 euro a prodotto finito…è un calcolo tuo o un esempio?

    Se io vengo dall’Ingegner Verticelli a farmi fare un progetto, posso dirgli che visto che ha speso 30 euro per la matita e 50 per la carta, il suo progetto glielo pago (30+50)x1,5 (con il 50% in più come asserisci…), dato che software, pc, idee e laurea se li può dividere per le migliaia di progetti che farà e quindi incidono per pochi centesimi?! Ben inteso, non gli pago certo i pennelli, le tele, la jaguar e i casentini che si fa fare dal sarto!! Quindi, a conti fatti, vengo da te, mi progetti un po’ di villette a schiera, e io che sono pure generoso ti do 500 euri per tutto e siamo a posto…tanto entrambi sappiamo bene che ogni ulteriore centesimo sarebbe un inganno che tu perpetri nei miei confronti…

    Otto, per amor di “filosofia dell’altrove” si può raggiungere ogni luogo, ma citando le tue P vedo:
    Persona (tutte, tranne Bertelli e consorte, e chissà chi altri…)
    Patria (fuori dall’Europa, dacché qui sono tutti ingannevoli…)
    Princìpi (la legalità è tra questi?)
    Piacere (dis-piacere piuttosto…)

    aggiungo io Rispetto…quello che si dovrebbe a situazioni, cose e persone che si conoscono…e molto di più a ciò che non si conosce…

    Alla richiesta poi della “ricostruzione” della catena del valore di un oggetto rispondo simpaticamente che proprio perché non sono in grado di farla in maniera “contabile” evito di dire che un oggetto che costa 30 euro è rivenduto a 1000 da un truffaldino sistemista…

    Otto, vedo le tue domande e le rilancio con un’altra:
    L’occhiale di I.I in carbonio, quanto costa a I.I? Scherzando sulla tua teoria del “venti volte tanto”, vale 50,35 ed è rivenduto a 1007?

    Bah…Otto…secondo me, tra i tuoi principi dovresti annoverare rispetto e legalità, poi rileggere un po’ di interventi…

    Data l’ora, abbandono il campo ed il pennino…e dirigo verso calici di bollicine…

    Cin cin,
    Ste

    p.s.: …non scorgo però all’orizzonte chiome corvine a dipingere il tramonto e ad inebriare l’aria di frizzanti essenze… Sedotto e abbandonato tra piantagioni di orchidee?! ;-) [Ciao Giulia!]

  38. Stefano Says:

    p.p.s.: “inganno legale” era per rispondere al mio ossimoro?
    …mh…filosofia, dialettica…oratoria, retorica…tutto bene…ma poi ha attinenza con la realtà ciò che dici? Intendo alla vecchia maniera, come peraltro tu ben sai per formazione: riesci a provare che una borsa di Prada originale costa 30 euro a prodotto finito, e che aggiungendo qualche spiccio la porto in vetrina e la vendo?! (Ovviamente, il negozio l’ho ricevuto in eredità, il commesso è un volontario della croce verde che a tempo perso e gratuitamente me lo gestisce, perché io sono impegnato a cucire la borsa, metterla in camion - che ho trovato magicamente sotto casa il mattino di Natale, con un motore particolare che invece di consumare carburante lo produce - portarla da Napoli a Milano e tornare indietro perché la produzione è ferma…anzi no, la produzione era per strada… ;-) )

    In tutto ciò, mi scuso con chi ha avuto la pazienza di leggermi per essermi accalorato e quindi aver perso un po’ in sintesi e chiarezza… A te Otto, offro invece il “calicet” della pace: non che fossimo in guerra, ma brindare fa sempre bene, quindi ogni scusa è buona!

  39. ottovolante fucsiaman Says:

    Stefano, abbi pazienza ma qui ci sono incroci di messaggi non diacronici. Leggo ora la nota che mi aspettavo ancora in itinere. Ottovolano…si… :-)

    Comunque la R ce l’ho per chi è “giusto”. Per il Resto me ne fRego.
    Ho già detto come la penso e come la pensano non solo io ma moltissimi abitanti di questo mondo, da ciò che si legge e si ascolta in giro.

    Rispetto per chi progetta occhiali innovativi
    Rispetto per chi investe in materiali e tecnologie innovative
    Rispetto per chi ha necessità di farsi il mazzo

    Non posso rispettare chi mi vende una borsa a 600 euro, pagandola al massimo 30.

    Se ci sono “dinamiche commerciali” nel mezzo, vuol dire che queste dinamiche sono sbagliate.
    Io non do per scontato che le cose debbano andare per forza così. Do per scontato che il fine di quelle dinamiche debba essere il cliente e l’uomo e quindi l’accessibilità dei beni.
    E’ troppo facile fare un tavolo da 1000 euro. Il difficile è farne uno da 50, dice il fondatore di IKEA.
    E’ troppo facile aumentare il prezzo per le famose dinamiche. Difficile è essere innovativi nella filosofia che porta alla commercializzazione dei beni e rimanere nel possibile (che è vita Reale).
    E’ chiaro che non posso accettare un mercato in nero fatto sulla spiaggia, perchè quantomeno evade le tasse e questo è già un vantaggio.
    Ma non posso altrettanto accettare sistemi economici e commerciali che mi moltiplicano i costi sulla base di contingenze che non ho studiato (avendo fatto altro, ma posso benissimo parlare dei prezzi delle case ad esempio) ma che non c’è bisogno di passare dalle università per capire come funzionano e quali conseguenze portino. Le conseguenze del Mercato…
    Nell’altro blog Antheus suggerisce proprio la lettura di un libro che parla di questi temi: proprio non dando per scontato che il sistema attuale sia un assioma o un dogma.

    Me ne fRego delle dinamiche di mercato, perchè il Mercato non esiste. Me ne fRego di ciò che insegnano nelle università economiche. Il mondo attuale ha dimostrato che non esistono sistemi commerciali, dinamiche guidabili, mercati affidabili e la critica al Sistema è proprio in questo. Il mondo è Caos. Il resto è solo tentativo di fare qualcosa, da pochi che possono. Dove sono le dinamiche? In 550 euro di tara rispetto al costo del prodotto?
    Sto parlando di borse ma anche di arance. La borsetta del marocchino E’ quella di Prada. Fatta con la stessa plastica (o pelle) e dalle stesse mani. Non è un falso, non è una imitazione. E comunque la vera borsa griffata è spesso solo una vacchetta stampata con motivi diversi a seconda della moda. Dov’è la tecnologia, la ricerca, l’innovazione che ne giustificano il prezzo? Un impermeabilino di 60 cm in nylon costa 1200 euro: dove sono le scoperte scientifiche che ne giustificano il prezzo? E’ forse un’opera d’arte, figlia di un concetto, di una ragionamento, un pezzo unico? Sai quanti artisti vendono le loro opere a molto meno pur essendo pezzi unici e ben fatti? Sai quanti professionisti si assumono responsabilità penali in pratiche edilizie per meno di quella cifra, per meno del costo di un pezzettino di nylon riprodotto in migliaia di esemplari? Ma per favore. Per favore. Altro che Miuccia.
    E comunque meno male che è così, perchè così ora sappiamo quanto inganno c’è nei prezzi di vendita e quanto spread c’è rispetto al costo. Mettiamo nel cartellino del prezzo il costo all’origine. mettiamolo. Poi qualche economista verrà a spiegarci come si arriva al prezzo di vendita.
    Troppo facile “fare impresa” decuplicando il prezzo rispetto al costo. Vallo a dire a chi fa edilizia, vallo a dire a chi fa le automobili. Ci sono aree dove non si costruisce perchè costruire costa fino a 1200 euro/mq mentre non si vende a più di 2200, e non vale il rischio e le tasse. Se si è costretti invece a questi ricarichi vuol dire che si è sbagliato prodotto o sistema. Non è obbligatorio fare moda o oggetti artificiosamente costosi. Ci sono mille mestieri al mondo, dal netturbino allo scienziato. Ma ognuno deve avere una sua “giustezza” ed un suo equilibrio, sia di costi che di prezzi.
    E’ un mercato viziato nelle sue estremità: laddove i beni sono necessari e laddove i beni sono di lusso. Entrambi sono fuori mercato per i due motivi opposti. Perchè ignorano e ingannano le Reali necessità dell’uomo.
    Perchè impedirsi di vedere la Realtà (ci sono altre R da rispettare…) in nome di un dogmatismo tecnico che non fa altro che posticipare l’eutanasia di un sistema agli sgoccioli?

  40. dama Says:

    @ ottovolante:
    sono stanca morta ma vorrei risponderti lo stesso. Hai ragione quando dici che in Italia spesso i prezzi di una stessa merce sono più alti che all’estero -”incoraggiando” il mercato parallelo- che spesso e volentieri si fanno dei veri e propri cartelli -illegali tra l’altro- e che l’Italia è il paese dei furbi -o meglio, di coloro che si credono furbi- però tutto questo non può e non deve coinvolgere la legalità, nè il rispetto per gli altri. Ciò che tu dici esiste sì, ma non dovrebbe esistere per cui questa situazione va combattuta strenuamente, non sfruttata. Non si può essere immorali solo perchè lo sono gli altri, bisogna sempre agire per il giusto o per lo meno provarci fregandocene degli altri, bisogna agire secondo coscienza, come diceva S.Agostino, se non ricordo male.

    p.s. Il mio non vuole essere un attacco alla tua persona ma una consiglio fraterno :)

  41. Alix Says:

    Caro Otto, noto che nella tua risposta a quanto ho scritto hai deviato su temi come le tasse, la società, il lavoro, i valori. Devo ammettere che, in queste tematiche, il mio punto di vista si avvicina molto al tuo. La nostra società (anche se da quanto ho capito non riconosci il termine “società” in quanto questo comporterebbe la presenza di solidarietà tra le persone, di fratellanza, di comunità, di condivisione) è allo sbando da molto tempo e, a mio avviso, le radici di questa degenerazione sono lontane. Quello che noi stiamo vivendo oggigiorno non è altro che la brutta copia di quello che già incominciò negli anni sessanta. Le persone hanno perso la fiducia nelle istituzioni del paese, nella chiesa, nella religione, nella famiglia e si sono così rivolte altrove per rivendicare quel senso di protezione, di garanzia che gli era stato negato. Il male minore allora erano i gruppi sociali, i gruppi di appartenenza. L’individuo poteva così interagire continuamente con un certo numero di persone, secondo modelli stabiliti, ottenendo riconoscimento e approvazione sociale, sperimentando la propria personalità in un ambiente protetto, sviluppando il proprio concetto di sé. Si è innescato così un processo di frammentazione nelle società occidentali che ha portato l’individuo al bisogno di nuovi legami sociali, nuove comunità, nuove tribù, basati però soltanto su valori superficiali, sui consumi. Certo allora sarà anche sembrato positivo il fatto che gli uomini fossero riusciti a trovare stabilità altrove, ma visto un po’ le conseguenze….l’egoismo dilagante, l’immagine e il consumo prima di tutto, il dominio dell’apparenza, lo sgretolamento delle famiglie, l’invidia, l’avidità di soldi e di successo, la superficialità, la completa mancanza di valori, dell’etica, la rincorsa spregiudicata al profitto…..e si potrebbe continuare a lungo. Mi verrebbe da dire “come ci siamo ridotti….”…….anche se credo ci sia sempre più gente, forse devo essere sincera non nella generazione adolescenziale odierna, che si sta accorgendo di quanto si sia perso in questi anni. Se non ricordo male un detto diceva che il lavoro nobilita. Nulla di più condivisibile. Il lavoro dovrebbe anche rendere indipendenti, aiutare a socializzare, stimolare l’autorealizzazione di una persona. Invece si finisce per essere schiavi del lavoro, nonostante le ricerche dicono che il trend generale di questi anni porta ad un aumento del tempo libero, che forse allora non viene impiegato come tempo privato.
    Vorrei poi intromettermi nell’interessante querelle tra te e Stefano sulle borse DI Prada. Per me l’inganno lo fa quella stupida della milanese (ahimè…mi tocca dirlo da milanese..) che alimenta il mercato illegale alla faccia del Made in Italy. Hai voglia poi a fare trattati sul commercio e sull’economia italiana; hai voglia le manifestazioni degli imprenditori e dei commercianti nostrani contro le contraffazioni, le cineserie. Tutto fiato sprecato per colpa di questi buffoni, la maggioranza purtroppo, che comprano dai vu cumprà e poi vanno in centro a fare i fighetti spacciando una finta borsa di Prada per vera…e tutto poi per apparire, per l’immagine, perché se non hai una borsa firmata non sei nessuno. Poveri sciocchi, poveri illusi, gli basta davvero una semplice borsa per dimostrare di essere qualcuno?..forse in mancanza d’altro sì….
    E con questo non vorrei passare per la ragazza alternativa, quella che rinnega le marche e si costringe, fieramente, ad acquistare solo presso aziende che si occupano della distribuzione di massa. Compro spesso abbigliamento firmato, ma compro anche presso la grande distribuzione, ma quando compro in un negozio di grandi firme lo faccio perché sono stra-convinta delle qualità del prodotto, perché il prodotto mi piace, ben conscia che la maggior parte del prezzo spesso è dovuta alla marca. Se non mi andasse bene quest’ultimo aspetto, non me ne lamenterei di certo, comprerei semplicemente in un altro negozio e non di marca dunque. Diverso è il discorso delle borse. E’ vero, i prezzi sono esagerati, infatti personalmente non ne ho mai comprata una fabbricata dalle marche più in voga. Nel mio piccolo ho deciso di non uniformarmi alla massa e di non andare in giro con le borse che hanno tutte. Anzi, se dovessi spendere quelle cifre, ribadisco che sicuramente acquisterei una borsa di I-I, almeno avrei la certezza di comprare un prodotto non certo comune.
    E, sempre parlando delle borse, mi dispiace contraddirti ma le borse che si trovano dai vu cumprà sono al 99% false. Le borse originali ma rubate vanno a finire su un altro tipo di mercato. Se ti capitasse di osservare bene le borse che offrono i vu cumprà ti accorgeresti che non si tratta proprio di pelle, anzi. Possono sembrare in tutto e per tutto simili alle borse originali, ma solo ad un occhio poco esperto. Ti posso assicurare, da mezza “fashionista” e con amiche del tutto malate per la moda, che molto spesso i vu cumprà hanno delle borse che per forma, colore, dimensione e modello non sono mai state prodotte dalle case di moda. Ultima cosa, e poi non ti tedio oltre, gli outlet, o per lo meno quelli che ho girato io fino ad ora, sono soltanto delle grandi fregature per le persone che vi si recano con già la convinzione di fare grandi affari. Come mai negli outlet non si trovano mai i pezzi must della stagione? Come mai hanno solo taglie e colori assurdi? Come mai hanno spesso i resti di stagioni e stagioni passate? Come mai, anche in quelli che tengono le grandi firme, non trovi la collezione completa ma soltanto quello che rimane invenduto? Mi dispiace ma credo, anche per esperienza personale, che sia molto più conveniente aspettare i classici saldi che buttarsi in questi parchi a tema della società dei consumi che promettono solo false speranze.
    Un bacio, notte.

  42. Stefano Says:

    ..ok, ok Otto: mi arrendo!

    Dici che non dobbiamo dare per scontati assiomi o dogmi, ti chiedo infatti di dimostrare ciò che dici…e non lo fai… Per favore lo dico io, non Retoricamente, né altRove, né “menefRegandomene”… Per favore…mi spieghi da dove trai le assiomatiche certezze che la borsa (archetipo, ok, non solo quella) di Miuccia è la medesima (non solo nei materiali, come tu dici: già solo evadendo le tasse la borsa diventa diversa…o no?! Un tuo progetto Otto, Ingegnere iscritto all’albo, ha lo stesso valore del mio, che non sono iscritto?! Tu ti assumi responsabilità, io truffo…stop!! …ma per favoRRRRe!!!), dicevo è quindi la medesima del marocco?!?!?!?!

    Un ultimo appunto: non mi sono evidentemente spigato nel mio dilungarmi, quindi cerco di chiarire alcuni punti:
    1) Non sono adagiato tra i libri, da cui traggo teorie e assiomi da applicare incondizionatamente alla Realtà: vivo e lavoro nel MeRcato e nei Sistemi che descrivi…e per quanto mi riguarda, non sono sempre ed esattamente come li descrivi…o, almeno, io e molti altri non li affrontiamo come dici tu…
    2) Non intendevo difendere o avvalorare il modo di operare di Miuccia, ma solo cercare di capire quanto di Reale c’era in ciò che hai scritto nel tuo assioma “30=600-come-per-truffaldina-magia”;
    3) Mi premeva sottolineare che per essere forzatamente altrove non serve alimentare mercati illegali; [Ciò che ha scritto Dama è ciò che sento pure io: in un mondo di truffaldini devo esserlo più di loro, o continuare nei miei Valori di Onestà e Lealtà, "menefRegandomene" se non ho la jaguar e vendo la mia borsa a 45 invece che a 600?!]
    4) …un brindisi! ma ora con un uischetto (che è prodotto con lo stesso malto e con le stesse isole e torbe scozzesi, ma trovato dal cinesino che lavora per la Laphroaig come interinale nei picchi di necessità…così invece di 25 euri l’ho pagato 3…) ;-)

    Buonanotte, buonanotte fiorellini,
    da quelli fucsia a quelli corvini,
    passando da Dama, tra le mie predilette,
    attendo l’alba da assiomatiche vette,
    con calici, borse e vele in mano,
    prima che mi travolga uno strano volano…

    Sogni di platino,
    Ste

  43. fucsiaman Says:

    …eheheh, cari amici, il lavoro di un ingegnere iscritto all’Albo vale meno di quello di un non iscritto e sapete perchè? Perchè quello non iscritto può essere pagato in nero e quindi con un esborso molto inferiore di quello necessario per un ingegnere ufficiale. Ovviamente salvo diritto di firma dell’ingegnere titolare di studio. Per lo stesso motivo quindi per il quale il laureati vengono assunti meno dei diplomati perchè dovrebbero essere di Legge inquadrati superiormente. Ho molti colleghi ingegneri che lavorano presso amministrazioni pubbliche come geometri, con il conseguente stipendio. La truffa non sta nel pagare o no le tasse. La truffa sta nell’inesatto valore delle cose, sia che le faccia un iscritto, sia che le faccia un praticante. E nel valore delle cose ci sta tutto, anche la responsabilità e tutto ciò che comporta l’essere professionista.

    Voglio chiarire che non sto alimentando un’apologia dell’illegale tout court. Mi sto solo chiedendo cosa debba pensarsi “illegale” o cosa debba in coscienza dichiararsi “illegale”. Non mi interessa la Legge. La Legge siamo noi. Le Leggi cambiano, le fanno uomini come noi, e corrotti come (non) noi. Le Leggi sono strumentali agli interessi di pochi, a partire da quelle sulla sicurezza che nei prossimi mesi aumenteranno il fardello burocratico di chi fa impresa. Strumentali agli interessi delle Assicurazioni e della mutua, strumentali alle lobby che ispirano i funzionari grigi dei ministeri nel fare le loro “gride” illegibili. Non lo dico io. Lo dice persino Waltroni che occorre semplificare e diminuire il numero delle Leggi. E quelli di rimando legiferano. Ecco perchè non penso che istituzioni, Leggi, poteri, siano dogmi e assiomi: perchè sono fenomeni umani. Ed hanno la stessa dignità di una mia idea, a volte anche minore visto il loro contenuto. Non le accetto perchè qualche potere mi dice che se sono fuori legge vado dentro. Me ne fRego. Andrò dentro. Ma non demando la mia dignità agli ordini di qualche raccomandato camorrista o leghista che rappresenta lo Stato. Cosa è lo Stato oggi? Siamo noi? Sono loro? Chi? E lo Stato deve dirmi cosa fare? Da quale pulpito!!! allora facciamo tabula rasa (mentale) e cerchiamo di ricostruire i veri rapporti etici sui quali capire cosa sia legale, illegale, immorale, etico. Anche le borse di marca allora avranno il loro posto in questa classifica….

    Borse: quelle che girano sono parallele o false. Dipende dal fornitore, dal pusher. Ampie campagne giornalistiche hanno documentato l’esistenza del mercato parallelo. E d’altronde, visto l’elementarietà di certo prodotto “fashion” (non parlo delle case che fanno ricerca) continuo a domandare, ma senza evidentemente ottenere risposta, come si giustifica un prezzo pari a circa venti volte il costo in uscita dalla fabbrica. Come? Come? Come?
    E se quelle borse sono così…”sofisticate” e fatte con materiali che i napoletani non possono utilizzare per farle costare quindi poco, come mai all’uscita della fabbrica (quelle originali) costano dai 13 ai 30 euro? Come mai? Si parla allora del design? E un design di una borsa vale 570 euro a pezzo????!!!! Ma siamo matti? Lo stipendio mensile di una callcentergirl ha il valore del design di una borsa su dieci/ventimila esemplari fatti? E chi l’ha disegnata: Dalì? Van Gogh? Leonardo da Vinci? Ma qui si va di fuori……

    Siamo pieni di economisti che leggono il blog: qualcuno vuole per favore mettere mano a prezzi e calcolatrice per dimostrarmi che una tazzina di caffè DEVE costare 0,90 euro? 1 mq di nylon colorato a forma di impermeabilino per anoressiche 1200 euro? Un paio di scarpe prodotte in serie 400 euro? Un chilo di arance 2 euro? Costa meno un telefonino ipersofisticato (o anche un notebook standard) di una borsa in vitello o un portafoglio griffato. Mi dimostrino che ciò è corretto. Voglio sapere passo per passo come si arriva ai prezzi di questi esempi. Lo facciamo insieme? Scommettiamo che tutto compreso una tazza di caffè alla fine ha il costo massimo di 0,20 euro? Qual’è quindi il margine di profitto (escluse quindi anche le tasse) sul caffè al bar? Una volta si facevano i conti della massaia: tutti i costi, si mirava al 30% di profitto e quindi il ricarico, contate le tasse, era del 60% massimo. E già il 30% (ad esempio in edilizia) sarebbe un bel margine. Qual’è il margine dell’abbigliamento oggi?

    Vedete, la produzione di serie nacque proprio per diminuire i costi ed accontentare il maggior numero di clienti. Oggi succede invece che la produzione di serie serve solo a diminuire i costi (e dovrebbe quindi diminuirne il prezzo per favorirne l’acquisto) mentre il prezzo tende a salire. Perchè? per alimentare il mercato ingannevole del marchio trend e per guadagnarci di più. Proprio stamane è la notizia che nel rosso Vietnam stanno scioperando gli operai. I quali guadagnano 40 euro al mese. Pur considerando il basso tenore di vita di quel luogo, in un’economia che oggi si pasce di essere “globale” mi sembra un po’ pochino. Ma il problema non è questo: il problema è che quelle persone in un mese lavorano migliaia di scarpe per le major sportive, per le quali ogni scarpa in fondo viene a costare pochi centesimi. O lavorano i mobili della IKEA (che però, essendo di mentalità corretta nordeuropea, costano quindi in proporzione, ovvero poco). Scarpe poi in vendita nei nostri negozi a decine e decine di euro. Quanto costa all’origine un’All Stars di tela, venduta a 69 euro? L’economia di serie, l’economia dei costi non è stata quindi finalizzata alla riduzione dei prezzi, ma all’aumento del profitto. Questa è la nazione dei mariuoli. Qui tutti sono fashion, designer, trendish, stylish, mariuolish. E ci credo: con quei guadagni!
    Ecco ciò che non va nell’equazione competitività=lavoro=profitto equazione che avrebbe un senso se all’aumento di tutti i fattori la loro proporzione per tutti non cambiasse. In realtà se aumentiamo la competività aumenta in parte (o solo) anche il lavoro, solo che l’aumento del profitto non va verso il lavoro ma verso il capitale. In sostanza non c’è distribuzione della ricchezza. E questa è la conseguenza della società italiana oggi, sotto gli occhi di tutti. Aumento della povertà e aumento della ricchezza di pochi. E’ un dato di fatto, non una critica sociale.

    Ha ragione anche Alix quando dice che la colpa è dei deficienti che comprano la marca senza guardare al contenuto. A Firenze ci sono borse di pelle (al mercato di san Lorenzo) di tutti i tipi, anche da uomo, di tutti i colori, persino fucsia (ce l’ho!!!), viola, giallo… fatte bene, rifinite. Garantite. Una sorta di artigianato italo(che le pensa)/cinese(che le fa)/brasiliano(che le vende). Il risultato è che quelle borse sono acquistate da moltissimi turisti più che quelle standard e proibitive delle griffe (acquistate da milanesi, giapponesi e russi). Economia di mercato (sì ma rionale).

    La società in cui vivo io (forse sarà diversa da altre Realtà) in Toscana, a Livorno, è quella della dura lotta, della povertà incipiente, del degrado culturale, della burocrazia delle infinite Leggi, del regime Regionale. In questa società la Realtà è quella che ho descritto. Sono contento per altri che possono vivere “altrove”, meglio. Qui il Sistema è quello dello sfruttamento al massimo livello, del ribasso delle tariffe al massimo livello, della competizione viziata da raccomandazioni politiche, partitiche, massoniche. Tutti poteri nei quali potrei entrare anche domattina, ma dai quali mi fuggo ogni volta che me ne accosto. Questo è. Al Sud è peggio. Ecco perchè è immorale vendere oggetti a prezzi decine di volte superiori al loro costo.
    Per me il valore di un bene è dato dal suo costo tecnico (comprensivo di ingegno ovviamente) effettivo al negozio.
    Tutto il resto è profitto, e come tale dovrebbe essere proporzionato. Oltre, c’è l’inganno.
    Non c’è tanto ingegno in una borsa o in un portafoglio. Possono cercare di farcelo credere. Qualcuno ci crede….
    Ma non me ne vogliate……………

  44. fucsiaman Says:

    ….scusate ma leggo ora un intervento che ieri non c’era. Appaiono all’improvviso e dislocano il senso delle cose scritte. Torno velocemente indietro per due risposte dovute al buon Ste.

    Come ho detto prima, il valore delle cose sta nel loro costo al negozio (al cliente): quindi comprensive di diritto di ingegno (ecco perchè non puoi pagarmi il progetto 500 euro), di trasporto, di ammortamenti vari (anche i professionisti hanno i loro costi). Oltre, c’è il profitto.
    Ora, siccome le fatture di acquisto di Prada o D&G da parte dei fornitori le abbiamo viste tutti e parlano di 23 euro a borsa e siccome quella borsa è stata fotografata in vetrina a 690 euro circa (+ o -), se qualcuno nel mondo spende 23 euro per fare un oggetto e circa 600 per venderlo, o è un mariuolo o è un coglione. Sarebbe coglione se nessuno glieli acquistasse. Invece è un mariuolo furbo. E senza offesa per nessuno. Si fa per scherzare.

    Non pensare, Ste, che quando parlo non sappia cosa dica o non conosca cosa c’è dietro il commercio o non conosca costi, affitti, personale, leasing, rischio di impresa ecc. Sono finto e ingenuo, ma non troppo. Scherzo, iperbolizzo, disloco anche me stesso. Ma non vivo in una bolla d’arte e acrilico. Anche altri negozi e catene hanno costi e invece vendono a prezzi enormemente inferiori (le stesse cose perchè a meno di quel prezzo si può fare solo merda). Evidentemente il prezzo di quelle borse è viziato da un’organizzazione di vendita, marchio, immagine che da sola assorbe almeno la metà del prezzo: ma a me che me ne frega? Fatti loro se vogliono spendere. Si frughino nelle loro tasche. Mica devo essere io a mantenergli il carrozzone.
    Il mio amico Mauri di Momaboma, fa borse a mano, incollando giornali d’epoca e plastificandoli con brevetto personale. Deve cercare i giornali, selezionarli, montarli, incollarli, tagliarli, cucirli. Poi c’è la promozione. Poi c’è l’ideazione. Ogni borsa è fatta a mano e diversa dalle altre. Bene. Quanto pensate che costi ogni borsa: più o meno di 30 euro? Eppure sono in vendita a circa 300 euro. pezzi unici e originali. E sono in vendita accanto a pezzi di D&G o Prada o chi vi pare.
    Come la mettiamo? Questione di avidità e Sistema.
    Lo stesso che mi permette di dire, in assenza di volontari che mi ricostruiscano i prezzi dei generi sopracitati, che una borsa prodotta a 23 euro non può essere venduta a 600, perchè a me serve la borsa e non l’organizzazione truffaldina che la fa pagare così tanto. Trasporto: ho già detto che un camion contine circa mille borse, che un viaggio da Napoli a Milano può costare compreso tutto circa 400 euro (troppo?) e che quindi l’incidenza viaggio su ogni borsa è di 0,40 euro. Sbaglio? facciamo 1 euro a borsa? Commesse? 2000 euro al mese se assunte. Fatturato mensile di un negozio Prada? facciamo 12000 euro? poco? incidenza commessa/fatturato = 1/6 pari a circa il 16%. D’altronde per vendere 12000 euro di roba basta una sola commessa. Affitto: 3000 euro al mese? pochi? Insomma, un negozio non vende solo borse….oppure è la solita storia del caffè, che è il prodotto che tiene in vita i bar?
    Ma al solito non devo essere io a tenere in vita un esercizio commerciale: è l’esercizio commerciale ad adottare strategie di vendita (e quindi a scegliere bene i prodotti che vende) per abbassare i prezzi e spingermi a consumare. Se i costi sono alti e se vendo poco, o smetto e chiudo oppure c’è qualcosa che non torna nella mia catena. Mica posso aumentare i prezzi solo per coprire il fatto che nessuno entra nel mio negozio! O che non mi so organizzare bene, (ma sta tranquillo che oro si sanno organizzare benissimo e che i loro costi sono molto molto bassi). In fondo le avventure di Luna Rossa se l’è pagate con le borse…..

    Ricordo che dalla cosiddetta “illegalità”, sono nate le più importanti innovazioni di questo secolo, se pensiamo che persino la religione osteggiò la locomotiva a vapore, fino al peer-to-peer, al download di file, ai portali che “illegalmente” consentono di scaricare film e musica, ai portali dove mostrare gratis video e quindi farsi pubblicità senza pagare una lira. Illegali erano le radio private (pirata!!!), le tv private. Illegale è internet quando lo usi per parlare al telefono o per vedere la Tv. Illegale è sempre stato ciò che andava “oltre” lo status quo, detenuto dalle lobby di potere. E aggiungiamo altre scoperte e innovazioni “illegali”.

    Dov’è quindi il problema? Ste, a volte ti riduci e non lo meriti: che c’entra l’occhiale di carbonio? Quello è proprio il caso opposto alla misera borsetta in vacchetta. Lì c’è tentativo di ricerca, di innovazione, tentativo di proporre una cosa inevitabilmente inimitabile. Certo che non è 1/20 il rapporto. Lo sa solo Antheus quanto costa alla produzione (tutto compreso, quindi anche l’ingegno). magari costa 300 euro e quindi è logico (anche se antietico) venderlo a 1007 euro. Non dico che tutto deve costare poco, ma che tutto deve costare giusto. Il nostro amico di Alba, ben sa quanto paga le montature in plastichina griffate e a quanto invece le vende. Eppure va bene a tutti. Il Sistema è questo. Così come le lenti da vista (costo e prezzo) o quelle griffate Zeiss (basta un marchiatore e la lente improvvisamente diventa di marca). Ovviamente non è un modo di fare comune, ma succede. Esclusi i presenti.

    E ricordiamoci che ingegno e creatività vanno nei costi, non nei profitti. Io inizio a guadagnare già da quando presento la pratica perchè, come giustamente hai fatto notare tu, il costo effettivo della stessa è quello della carta, del plotter, del pc e del tempo, PIU’ ovviamente il costo della cultura, dell’istruzione, dell’idea, e di tutto ciò che distingue un bischero da un professionista. Il profitto in campo professionale non esiste. Si paga solo il costo. Solo che questo non può essere scaricato che indirettamente, tramite fatture di acquisto di libri, convegni, corsi. Stop.
    E questo costo è (era) tabellato e calmierato comunque dal mercato e dalla “concorrenza contingentata”, che altro non è che l’appartenere a ordini, categorie e sistemi di qualificazione che permettano una selezione della struttura prima della sua immissione selvaggia sul mercato. Non è forse ciò che si fa nelle università? Esattamente l’opposto del libero e anarchico “mercato”. Ovvero una maggiore garanzia per i cittadini ed i clienti. Gli appezzameni a Brunello non sono forse contingentati? E il risultato è uno dei vini più qualificati del mondo, che piaccia o no. Anche se io sono astemio e bevo solo Coca Cola. Ovviamente prodotta in Italia.
    Basta. Ho rotto i coglioni troppo. Abbiate pietà…..

  45. albanese Says:

    dama man

  46. fucsiaman Says:

    pedine men

  47. david Says:

    ragazzi,mii rifiuto di leggere alcuni interventi,sono scandalosamente lunghi.cavolo!!

  48. dama Says:

    @ albanese
    eh?! sarò tarda ma non ho capito!

    @ ottovolante
    Uno dei componenti dei prezzi è la domanda dei consumatori, nessuno obbliga le persone ad acquistare borse da 1000 euro che ne valgono 30. La colpa non è dei produttori che traggono profitto dalla stupidità altrui: la borsa costa 1000 euro perchè le persone sono disposte a pagare 1000 euro. Appaio ergo sum -non più cogito-
    “A me non frega se tutti vogliono approfittarsi della stupidità altrui, io non voglio farlo e chi se ne frega se il mondo gira così e io diventerò lo zimbello di tutti perchè non so vivere (secondo loro)”:questo dovrebbe essere il principio alla base della nostra vita, secondo me (è un’opinione), certo in alcuni casi bisogna scendere a compromessi per evitare di essere schiacciati ma sono veramente pochi i casi in cui siamo veramente obbligati a farlo, per il resto no, certo bisogna rifiutare soldi, successo, fama ma almeno possiamo guardarci allo specchio senza vomitare. Almeno per me questa è la cosa più importante…eh sono la solita sturm und drang!

    Per la cronaca io appartengo alla categoria di quelle che si rifiutano di pagare anche 10 euro se la merce non li vale. Inutile dire che non compro mai roba griffata, al massimo qualcosa in saldi da un prontista.

    p.s. Avete sentito della sentenza della Cassazione che giustifica una produzione made in italy in realtà fatta materialmente in Tunisia? Disgustoso!

  49. dama Says:

    GIULIAAAAAAAAAAAAAAAAA!DOVE SEIIIII?

  50. dama Says:

    @ Stefano

    Ahhhh fortunata la tua fidanzata! ;)

  51. Giulia Says:

    Eccomi tornata….! Periodaccio al lavoro….. Ma veniamo subito al sodo. Il post che lancia Antheus lo trovo innovativo e antico allo stesso tempo. Gli esempi potrebbero essere infiniti, ma ve ne porgo alcuni che sono molto vicini alla mia realtà. Mi capita spesso di girare per le fiere di settore (oreficeria) e perlustrare negozi ed eventi annessi. Sono oramai diversi anni che all’interno delle fiere come OroArezzo o VicenzaOro per l’Italia, nonché presso le boutique delle varie firme di categoria, che si lanciano veri e propi casi fashion o eventi per promuovere un determinato prodotto o linea. Cio accade comunque sia anche per qunto riguarda il sistema moda. Nella mia città esistono diversi negozi che spaziono dall’antiquariato, all’ottico, alla gioielleria, all’abbigliamento che non si limitano piu alla vendita fine a se stessa, ma colgono in serate (generalmente mostre mixate ad aperitivi/cene buffet), organizzano eventi culturali assieme agli enti pubblici o associazioni e soprattutto richiedono una clientela di nicchia e sempre piu esigente e ricercata, tanto da richiamare molti piu clienti non toscani….. In tutto questo credo che il made in italy dovrebbe cercare una nuova forma e non me ne voglia Dama se non mi scandalizzo come lei se la Cassazione ammette dei prodotti made in Italy fabbricati in Turchia. Nal mio settore, molte aziende orafe iniziano a produrre in Turchia, Cina, Malesia, Tunisia….. prima c’era l’est Europa…. perche niente dazi doganali per america e russia, abbattimento dei costi di produzione etc etc etc….. Purtroppo é questo lo scenario. Ma queso é un discorso lunghissimo. L’Italia deve reinventarsi nel propio Made in che non é piu Italy nel senso stretto del termine….. per Made in si intende contemporaneità e incontaminazioni….

    Dama
    non ti ho lasciata….. ed hai ragione é fortunata la fidanzata di Stefano…. Nel blog é perfetto…

    Baci

  52. fucsiaman Says:

    @dama: albanese non ce l’aveva con te. Ce l’aveva con me che ho rotto i coglioni: sono infatti andata a dama (quella del gioco) azzeccandoci il mio commento. E’ un commento da pedina, il suo.

    Chiedo scusa per la lunghezza dei miei di interventi, ma credo che il problema sia se si dicono o no cazzate o se ci si ripete, non tanto la lunghezza. Leggere 10 interventi da 15 righe o 5 da 75 non cambia il tempo macchina. D’altronde lo spazio è libero. Se uno rompe o se è lungo basta passare all’intervento successivo o ad un altro sito o uscire o andarsene a…..

  53. fucsiaman Says:

    …errata: 5
    …corrige: 2

  54. Stefano Says:

    …arrossito e in velocità (riapparse Dama & Giulia - le mie D&G personali ;-) ma che per me ovviamente valgono più di quelle mille boutiques - devo correre a preparare degne manifestazioni di bentornate…) lancio due righe (?!) al buon Otto-semplicità-man…

    Mi sfugge solo un aspetto di ciò che descrivi: perché l’ingegno da pagare è solo il tuo e non quello degli altri?! Riprendo l’esempio della borsetta in quanto ormai simpaticamente utile al dialogo, ma non vorrei che si pensasse ancora che difendo quel prodotto/produttore/venditore(/truffatore, ci metterebbe Otto…) o che non capisco che nell’occhiale c’è ricerca (Otto, nota bene: lanciata la provocazione, ci sei caduto…intendevo stimolare proprio un’analisi un po’ più seria, che tu da tecnico hai fatto…ma poi non l’hai dislocata né delocalizzata sul resto…se dici esserci ricerca, perché non puoi ammettere che la progettazione di una linea di produzione ha dei costi…che andranno ribaltati sulla borsetta?! Economisti, analisti, progettisti, ingegneri - architetti, geometri, geotecnici e geografici inclusi, ovviamente…tanto il timbro glielo mette qualcun altro - produttori e affini che leggono questo blog non interverranno mai a spiegarci quello che tu hai già brillantemente e semplicemente chiarito a tutti noi/loro… mah, Otto, a volte…diciamo che ci facciamo buona compagnia in quanto a “ridurci e non meritarlo”…).
    Dicevo: la borsetta ha il costo delle materie prime pari a 13 euri (Otto, sarai mica il commercialista di Miuccia o D&G?!) ai quali forse vanno aggiunti degli altri spicci derivanti - come Otto sa bene - da tutta la serie di operazioni che ha portato a quella borsetta…solo che, forse, non conoscendo proprio tutta quella serie uno crede che Miuccia rubi… AAAAALT!! Ribadisco, non difendo né Miuccia, né il Sistema, né chissà quali altri mostri - di lochness come di montalcino - vivono e scorazzano in Toscana…solo che ai miei occhi stride leggere che una persona colta (o comunque di cultura)

  55. Stefano Says:

    ..scusatemi!!
    Mi è partito il mouse…

    Dicevo che stride ai miei occhi leggere che una persona colta tira in ballo i Principi e poi dà del truffatore “a gratis” a qualcuno… A volte sembra quasi di rileggere “la volpe e l’uva”…

    Ora, tornando a cose serie - ;-) - mi concentro su un kyr royal per Giulia (ti dedico le bollicine - galeotte e francesi, evocatrici e travolgenti, nel nostro caso - e il rouge de la crème de cassis) ed un bloody mary per Dama (un po’ sturm und drang, rosso passione, ed un po’ chiara e trasparente…vodka)… Attendetemi ed arrivo, festante e nostalgico, a rendervi omaggio…

    Buona serata,
    Ste

    P.S.: per il fatto che mi è parito il mouse su “submit comment” e non sulla rotellina, non ho riletto - né quindi eventualmente corretto - ciò che avevo già scritto…pazientate e comprendete… …sarà forse stata l’euforia per il ritorno delle mie D&G?! ;-)

  56. ottovolante fucsiaman Says:

    Quale ricerca vuoi che ci sia in una borsetta? la ricerca della forma? la ricerca del logo da stampare sulla solita vacchetta? Le ricerche le fanno al CNR (e sono pagate meno delle borsette), nelle case farmaceutiche, nelle piccole aziende che investono nel cosiddetto knowhow, le fanno all’estero, ma non mi venite a dire che per fare un portafoglio ci vuole ricerca… I designer sono pagati (?) a stipendio. La loro incidenza è minimissima sull’unità di prodotto.

    Ribadisco: qualcuno mi faccia conti alla mano il percorso di come una borsetta fatturata 20 euro (in media) all’uscita del fornitore, riesca ad arrivare al negozio a 600 euro, senza che questo non si chiami prendere per il culo le persone ed il buon senso.
    D’accordo, non è truffa. E’ tutto sotto laluce del sole. Un sole malato, come direbbe Biagi. Va meglio così? I dati? Non sono costi delle materie prime. SONO COSTI DEL PRODOTTO FINITO E FATTURATO IN USCITA DALLA FABBRICA!!! Trasmissione Report di qualche mese fa: interviste ai produttori a Napoli ed a Prato, fatture fotografate, dichiarazioni verbali autentiche. Costi di produzione: dai 13 ai 30 euro. Fatture intestate ai cosiddetti (Prada e D&G). Borsa in negozio a Milano più di 600 euro. Ovviamente c’è da aggiungerci quei 20 euro a borsa di materiale fornito (se ti rifai un divano la pelle la paghi a partire dai 50 euro/mq al tappezziere. Comprata in grandi stock e su contratto con le Firme, la fornitura potrebbe scendere anche a 20 euro/mq. Quante borse in 1 mq?). Ne deduco che i portafogli in vacchetta colorata, a prezzo di qualche centinaio di euro costino in produzione circa 15 euro l’uno. Stesso commento. Ecco la dimostrazione scientifica di ciò che dico. Io non invento mai nulla. SVEGLIA.

    Stessa cosa, se le associazioni consumatori, Mr prezzi e tutto l’ambaradan, non fossero inciuciati con il sistema produttivo, si potrebbe fare per ogni prodotto. E si vedrebbe allora per quale motivo i prezzi sono “così” alti e chissà perchè. Nessuno parla della tazzina di caffè? nessuno commenta? Nessuno osa mai fare i conti in tasca agli altri? Salvo farseli fare dall’impiegato Bersani quando c’è da abbassare le tariffe professionali.
    Evidentemente vi va bene così.

    Ingegno: assolutamente il mio è l’ultimo da pagare, soprattutto perchè invece di lavorare passo del tempo qui a scrivere cose che pochi leggono. Ma, sempre conti alla mano, qualcuno dovrà pur dirmi quale ingegno ci sia in un design di borsa e quali ricerche tecnologiche stratosferiche possano imporre un prezzo così alto sui loro diritti. Vogliamo abbozzare che l’incidenza “ingegno” su ciascuna (dico ciascuna) borsa è di circa 1 o 2 euro? Ovverosia: se la produzione è di 10000 borse (troppe?), vabbè facciamo 1000 (poche?) il designer, per quel modello è stato pagato dai 2000 ai 20000 euro. Giusto no? Oppure il designer è a stipendio o a contratto e quindi produce una serie di modelli al costomensile di 2 o 3mila euro. Stessa incidenza sul prodotto finale. Oppure diamogli una percentuale sul prodotto, facciamo 5%?, per cui il rimanente 95% del prezzo va ancora giustificato (tolti i 30 euro del prodotto finito e il trasporto che incide qualche euro a pezzo). Peccato che ingegneri e architetti e geometri prendano la percentuale invece sul costo del progetto e non sul valore finale di vendita. Difendo la mia professione di progettista di futuro e non di misere borsette.
    La volpe è poco furba perchè l’uva è marcia. In questa nazione (Futilia) di effimero e futile, persino le professioni (ma accadeva anche nella CCCP) vengono considerate meno di una vacchetta colorata. La volpe morirà per colpa dei cacciatori di frodo. Ma l’uva verrà sostituita dopo la grandine.
    Linea di produzione? La linea di produzione esiste già ed è fatta dai fornitori in subappalto che sfornano le borsette a 20 euro. Punto. Come se la FIAT facesse fare le sue auto a Caserta da piccoli meccanici e carrozzieri (loro l’organizzazione produttiva) a prezzi da fame (lì si che c’è concorrenza non contigentata) pagandole, chessò, 5000 euro e poi si inventasse una serie di costi (che qualcuno ancora mi dovrebbe giustificare) per portare il prezzo a 15000 euro (e sono stato basso con la proporzione). Ovviamente sapendo che tutti i progettisti FIAT sono pagati a stipendio e non a progetto e quindi la loro remunerazione è fissa e non percentuale rispetto agli incassi (o ai costi di produzione). Succede lo stesso nei grandi studi tecnici, dove cinque persone stipendiate lavorano su tutti i progetti (costo lordo mensile 10000 euro) mentre l’AU dello studio (o il titolare) incassa i lavori a percentuale. Incidenza costoumano/incasso? Minima. Diciamo 5%? Vogliamo quindi dire che quella linea di produzione è costosa?
    Morale della favola, poi è meglio smettere qui sennò albanese ci ruba le pedine e va a dama: l’ingegno è cosa seria e non confondiamolo con le stronzate della moda.
    Il design e l’arte sono anch’esse cose serie (un po’ meno), ma occorre valutare la scala di produzione dell’oggetto. Un quadro è unico e può valere ciò che ci pare. Lo stesso quadro, riprodotto serigraficamente o al plotter in migliaia di esemplari non può costare più di 2/300 euro. Leggi dell’Arte e del mercato dell’Arte.
    Un designer (Starck?) può chiedere anche 200.000 euro per un progetto di sedia. Ma se produco 200.000 sedie nel mondo, il suo design incide solo un misero euro a sedia.
    Le proporzioni sono queste. Evidentemente esiste un problema di proporzioni sui costi di un prodotto, costi che si stanno spostando verso ragioni “effimere”, magari non giudicate così dal Sistema attuale di fare commercio, ma che in valore assoluto sono troppo preponderanti rispetto al valore puro dell’oggetto. negli utlimi decenni si è stravolto il modo di fare prodotto. l’immagine (e ritorniamo al tema iniziale) ha acquisito un’importanza enorme, a discapito della reale conoscenza del prodotto. E’ anche sintomatico che sia stato così. + immagine=- sostanza. Non come regola, ma in Italia è un comune modo di fare, vista la vocazione al mariuolismo. Rimane il fatto che una borsa è una borsa e 600 euro rappresentano lo stipendio di un parttime mensile o la pensione mensile di una persona che ha lavorato per trent’anni. Non credo sia più tempo per queste cose. Per dire: se c’è chi paga perchè no? Non è più il tempo di accettare supinamente che ci siano ceti agiati, figli ovviamente del Sistema corrotto, che possano impunemente spendere 600 euro per una borsa inutile quando davanti a quella vetrina passano persone che a malapena riescono a tirar su il mese. Certi sistemi sono propri delle civiltà involute o medievali. In India è così. Ma qui non è più così. Milano non è più da bere. La ricchezza deve essere più diffusa e il Sistema abbattuto.
    Il resto, ha ragione Stefano, non è truffa, nè illegalità, ma è certamente uno schifo. Ha ragione anche “dama” però: finchè ci saranno deficienti che spendono 1000 euro per una borsetta costata 20/30/40 euro, loro fanno bene a prenderci permanentemente per il culo. La truffa sta nel farci credere che quel prezzo sia giustificato e anche Stefano a volte ci crede. Peccato. Ma è solo un vizio della gioventù che vi anima. Passerà.
    Inutile dire che a Valencia (finchè si è potuto) ho tifato +39. Mascalzone si porta dietro i fantasmi della Moby Prince. Di Luna Rossa evito di parlare.
    Saluti

  57. Stefano Says:

    Disarmante, Otto, mi inchino alla tua lungimirante scientificità, straccio tutto ciò che conosco e chiedo a te di illuminare i massimi sistemi…anche la mia prossima laurea non ha più valore di fronte a cotanta scienza infusa:
    “Ecco la dimostrazione scientifica di ciò che dico. Io non invento mai nulla. SVEGLIA.”
    Ripensa alla tua giovinezza, ormai così lontana (almeno per spirito): se avessi proposto in facoltà tali dimostrazioni scientifiche, ti saresti laureato?! ;-)
    Neppure in “Otto e l’Isola Che Non C’è” avrei pensato di leggere tanta scienza!

    …forse quella sveglia è meglio che la ascolti pure tu… “Dimostrazione scientifica”: permettimi di sorridere… Ma dopo un piccolo appunto: non continuare a rispondere (a chi?!) che la borsa costa 30 euro di materiale, e gli altri 570 sono fuffa, mentre per te tieni in conto affitti, ammortamenti, svalutazioni, ingegno (Otto, rileggi la prossima volta prima di avviare il volano e perdere la direzione: ti avevo chiesto una valutazione seria: a disegnare una borsetta ci metto 47 secondi, colori inclusi, va bene…ma poi, chi me la fa? in quanto tempo? dove? in che termini contrattuali? ma se c’è il contratto, chi me lo redige? e chi se ne occupa? e come faccio a controllare che quel napoletano lì effettivamente faccia solo le10000.000000 borsette che gli ho ordinato senza che ne produca di identiche per il mercato parallelo? e chi mi ha modificato la linea di produzione - che ho fregato alla fiat per abbattere i costi - per produrre la nuova borsetta?! e continua pure tu, con gli altri mille aspetti che conosci ma che eviti di evidenziare…)

    Insomma, Otto, più che scientifico mi sembri semplicistico: com’è che sai, conosci, riveli…e non agisci?! Da noi si dice: chi sa fa, chi non sa insegna.

    Poi, concludo dandoti piena ragione: lasciamo che albanese ci metta in scacco, e dedichiamoci a dialoghi con altri baricentri…non dimeticando per favore Rispetto e Lealtà per le prossime volte: la sveglia ce l’ho sul comodino, funziona con l’elettricità, ma appena mi tolgono la corrente, ti avviso al volo…così con tutta calma scendi da lassù e mi vieni a svegliare tu, ok?

    …e però, porterai un po’ di pazienza se non mi applicherò subito: il mio primo pensiero sarà di certo per D&G!! (Dama & Giulia…non ti preoccupare: non era Apologia di Sistema la mia…)

    A presto,
    Ste

    p.s.: ma la trasmissione Report non fa parte di quelli truffaldini del Sistema televisivo inciuciati con le associazioni consumatori, che difendono, o attaccano, a seconda di dove tira il vento? Ah, no, dimenticavo…la Legge sei tu e decidi tu il Giusto… mah, Otto, dimostrazioni scientifiche abbastanza approssimative…e le tue P sbiadiscono ogni tanto…e da 4 diventano 2 magari… (battutaccia, per la quale chiedo venia: mi permetto tale libertà solo perché ti so persona di spirito)

    P.p.s.: Otto, mi raccomando, non prendertela…sto digitando e sorridendo!! Spero si capisca il tono, deciso ma cordiale, che anima i miei “juve-quaranta”. (eh, “inter”venti proprio non mi piace… ;-) )

  58. ottovolante fucsiaman Says:

    No, la trasmissione Report (premiata per la sua effettività) è una delle poche che sa fare vero giornalismo senza farsi regalare, ad esempio, scarpe e borsette come tutte le giornaliste che seguono la moda. Obbiettive quindi. Obbiettivamente marchettare allezzite (il lezzo si capisce bene cos’è).

    Mi sembra che tu non voglia capire o io mi spiego male. Credo che le dimostrazioni scientifiche “debbano essere semplici” altrimenti non funzionano o sono “semplici gride” manzoniane. Fatte per fottere la gente. se poi non reggono debbono in modo altrettanto puntuale essere smentite. Con i numeri. Io ho fatto numeri e non li ho fatti io in quanto io ma, appunto, personaggi mai smentiti (anzi confermati dalle fatture ufficiali) o dal semplice osservare il monitor durante l’inquadratura della fattura.
    D’altronde così mi hanno insegnato a Pisa dove mi sono laureato con il 110 quando ancora non c’erano i quiz e c’era lo sbiennamento.

    Ho detto: la borsa è provata costare al massimo 40 euro finita tutto compreso. Linea di produzione compresa (a carico del cottimista), materiale compreso, manodopera compresa. O si parte dall’accettazione di questo dato o si parla di aria fritta.
    Tutto il resto. Tutto il resto (affitti, ammortamenti, svalutazioni, ingegno, trasporto) SE incidono rispetto al costo 20/30 volte, non sono fuffa, nè truffa, sono la dimostrazione che quel prodotto vale 30 euro e che quei signori hanno trovato la maniera di tirar su un baraccone che vende 30 euro di pelle (e ingegno) e 570 euro di altro. Perchè PER ME che acquisto (quindi non IO in quanto io ma in quanto cliente) tutto ciò che c’è dietro la borsa (e non parlo di ingegno, trasporto, affitti, commesse, la cui incidenza è facilmente calcolabile per chi lo voglia e non va oltre una decina di euro a pezzo come già dimostrato nell’intervento passato) non conta nulla.
    Non mi interessano le campagne pubblicitarie o le modelle superpagate delle sfilate. Non mi frega delle proprietà immobiliari a loro intestate o dei superstand di Luna Rossa progettati da Renzo Piano. Strategie di comunicazione? Marketing? E che lo devo pagare io? Io devo mantenere il baraccone di altro e vacchetta? A me serve una borsa non un albero in carbonio. E quella borsa so valere al massimo 30/40 euro. Ancora attendo spiegazioni da qualcuno su come si fa ad arrivare a 600 euro al negozio, ma non tanto perchè non si sia capace di arrivarci, ma proprio per capire cosa ci viene messo dentro che altre aziende serie e di moda (ma con un baraccone più contenuto) non mettono, riuscendo a vendere prodotti della stessa qualità o con più lavoro a prezzi nettamente inferiori. Ho fatto un nome. nessuno mi ha smentito.
    D’altronde riuscirebbe a tutti (del settore) mantenere una struttura e un indotto di tale dimensione con prezzi così gonfiati. Sono stati bravi a farsi il nome e in una società così deficiente come quella degli ultimi decenni sono stati bravi a capire le debolezze dell’animo umano. Ora basta però.
    Basta facezie. All’estero hanno industrie pesanti, energia pesante, agricoltura pesante. Qui si vive ormai solo di tacchi e look, di marche e pettegolezzi, di Corona e veline, di cosa indossa quel parlamentare o di cosa fa quando torna a casa. Questa è l’Italia, come ho già detto altrove, degli ozi di Capua. E in questo humus deficiente non potevano che prosperare le griffe: esempio del decadimento etico e culturale del mondo contemporaneo. Solo un baraccone ipertrofico che si occupa di mascherare animi e culture nel nome di una eleganza imposta e omologata. Una eleganza che “obbliga” a comprare le stesse cose in tuttoil mondo. Un McDonald’s dell’abbigliamento. una Coca Cola dell’estetica. Sono multinazionali. Sono SpA. Sono in mano a giapponesi, americani, francesi, arabi. Ed ogni borsetta che si vende, sono soldi che vanno ai figuri che compongono CdA ed agli azionisti pronti a vendere non appena le acque si agiteranno. E che alle prime avvisaglie di carenze di energia, di acqua, di cibo, (come già inizia ad accadere visti gli aumenti del petrolio e del grano) si sgonfieranno di fronte alle cose serie del sopravvivere. Una bolla. Ha fatto bene Valentino a ritirarsi. In quel mondo ormai comandano gli economisti, i magnate dagli occhi a mandorla e quelli con il turbante. Non i sarti. In fondo anche Prada e gli altri sono solo marionette di un qualcosa più grande di loro.

    Ancora più semplicemente: se i fini delle persone non fossero altri rispetto al prodotto che si mette in vendita, non ci sarebbe bisogno di ventiplicare il costo del finito perchè si metta in vendita. Ma se devo metterci dentro ogni cosa che mi permetta di mantenere il nome, aumentare il profitto, fare le vacanze, comprarmi il megayacht, mantenere insomma il baraccone futile dell’immagine che mi sono costruito, allora sì che ogni mio oggetto in vendita aumenta; e di molto. Si paga il nome. Non la sostanza. E’ sotto gli occhi di tutti. E’ dimostrazione scientifica, altrimenti mi si dimostri il contrario.

    D’altronde è matematica: 600-40=560. 560/40 = 14. Una borsa per essere messa in vetrina, necessita di un aumento pari almeno a 14 volte il suo costo. Bravi. Quindi con lo stesso concetto le mele dovrebbero costare 4 euro al chilo, il pane 6 euro, un paio di scarpe al minimo 500, un automobile utilitaria almeno 100.000 euro e così via. Com’è che solo nel campo della moda si hanno dei ricarichi così ingombranti? Forse i panificatori, gli scarpaioli, la FIAT, sono tutti scemi fuori dal mondo? Com’è che un semplice impermeabilino (rettangolo) di nylon viene venduto a 1200 euro? Me lo si dica, perchè ancora non mi è giunta la risposta. Oppure la risposta è: questo è il Sistema e deve funzionare così?
    Sveglia gente (così non si pensa che ce l’abbia con il giovane Stefano). Passate ai due blog successivi o passate in libreria a comprare qualcosa di Naomi Klein o semplicemente un Vangelo.
    Poi compratevi una bella borsetta artigianale al mercato o fatevela da voi (eeeh ’sta creatività) e la differenza con quello che avreste speso per finanziare il “sistema moda” serbatevelo per i tempi futuri, per metter su famiglia, per far felice qualcuno che 600 euro non li vede neanche da lontano.
    Meditate.

  59. dama Says:

    @ ottovolante
    ah ecco a che si riferiva
    Un solo appunto: non c’è solo la ricerca tecnico-scientifica ma anche quella artistica o di design. Cmq 600 euro per una cosa che alla produzione viene massimo 30 euro può essere, secondo me, venduta ad un massimo di 100 (esageriamo 150) euro però ribadisco, se uno è talmente scemo da volerne pagare 600 e solo perchè c’è una targhetta col nome, fesso lui…
    @ stefano
    Non ho mai assaggiato il bloody mary però bevo il russian (mi piace la vodka) ;)
    Aspetto i festeggiamenti!

  60. dama Says:

    @ Giulia

    Scusami ma per me “made in italy” significa “fatto in italia”, altrimenti possiamo fare come negli Usa e scrivere “drafted in italy” ossia “progettato in italia” o concepito a te la traduzione preferita…

  61. Giulia Says:

    @Dama
    mi pare che cio che scrivi é piu che sottointeso. Io ho solo esposto i dati di fatto che accade nel settore oreficeria dove lavoro. Ma anche molte aziende di moda operano ugualmente. Perche dobbiamo dubitare o puntualizzare cose oggettive?

    Bacio

  62. federico Says:

    per Patrizia: se quell’elenco l’hai scritto di tuo pugno senza copiarlo da altre parti voglio diventare tuo amico: è bellissimo:)

  63. ottovolante fucsiaman Says:

    @dama: un puntino di puntualizzazione anche perchè sono ormai passato ad altri argomenti e per me questo è chiuso, con tante domande irrisolte, ma chiuso.
    La ricerca artistica, te lo dico da praticante del settore, è una mezza bufalina. Nel design si appoggia molto alle ricerche di mercato. Nel campo più creativo, si basa sulle intuizioni personali dei creativi e sul brainstorming tra i gruppi che compongono le fasce creative del marchio.
    Ha un costo difficilmente calcolabile, nel senso che la scelta di un modello, la scelta di un materiale, la scelta di un colore portano via tempo, ma in fondo è una piccolissima parte di costo se spalmato su migliaia di prodotti. Ovvero non giustifica costi e prezzi esorbitanti. A volte le marche pescano tra tentativi di designer minori, pagano loro l’idea, ne acquisiscono i diritti. Lì l’unico costo è stato quello di sborsare qualche mille euro per comrare l’idea (quando la comprano e non la copiano) al piccolo designer di belle speranza. E’ un lavoro a cottimizzare. Tutto un subappalto. Le grandi case sono società.
    Non parlo di alta moda e atelier ovviamente, dove i prezzi sono giustificati.
    Parlo di negozi, pretaporter, flagshipshop, ecc.

    La sostanza di tutti i miei discorsi sopra è che in una produzione seriale il must dovrebbe essere il prezzo accessibile ed il costo piùbasso. Almeno, questa è la base fondamentale del fare prodotto. Difficilmente un consulente o un prof universitario ti passerebbe ad un esame se porti un piano d’azienda con un prodotto che ti costa 30 e la necessità di doverlo vendere a 600 se non ci stai dentro. Ti boccia e poi ti sputa.
    Evidentemente, in quel meccanismo che pare si dia così per scontato, c’è qualche variabile che non torna o che è nascosta e non vuole farsi vedere.
    Ogni costo, compreso quello creativo, dell’affitto (ma i negozi delle firme non sono in franchising? Quindi ci guadagnano anche da lì no?), e di tutto quello che ti pare, spalmato su migliaia di esemplari identici, divent un costino, una cosina misera da qualche euro. Ed è giusto che sia così. Così devono fare le aziende che lavorano sui grandi numeri.

    L’irregolarità sta nel fatto che quel tipo di processo produttivo è generalmente destinato a tenere bassi i costi per poter “spuntare” un prezzo valido e competitivo sul mercato.
    Ma il mercato delle firme è un cartello mafioso, nel quale chi vi si introduce senza far parte dei compagni di merende, viene messo da parte o addirittura ostacolato nel suo fare. Non dal mercato, ma dall’insieme corrotto costituito dalla firma, dai giornali di settore, dagli operatori e venditori obbligati a trattare determinati marchi in luogo di altri. E non dal mercato.

    Ecco cos’è. Ed ecco perchè possono mettersi d’accordo tra loro per tenere i prezzi esageratamente alti. Perchè il sistema moda e la pubblicità della moda sono insieme e il prodotto alternativo non esce sulle pagine e quindi muore.
    Buuuuum

  64. Stefano Says:

    Otto, mi permetto di aggiungere qualche riga per chiudere anche da parte mia l’argomento.

    [Cerco di dargli un taglio sintetico, per tentare di arginare la mia grafomania e di venire incontro alla pazienza altrui...]

    - Dimostrazione semplice (d’accordo pienamente: la semplicità è un’arte!) ma semplicistica serve meno di quelle grida che citi…
    (D’altro canto, se fare impresa fosse semplice come descrivi tu, non servirebbero più università e saremmo tutti imprenditori…di successo!
    Tanto per intenderci: l’hai citato una sola volta (temo per errore a questo punto…) ma il rischio di impresa chi me lo paga?!
    A Pisa Otto, tanto più ad un 110, non hanno insegnato forse che un conto è fare valutazioni a posteriori, un altro è progettare e tentare di prevedere l’evoluzione di ciò che fai? Tu, seplic(istica)mente, spalmi 200.000 euro di Starck su 200.000 sedie: risultato 1 euro a sedia…ma so già prevedere ora che fatte 200.000 sedie le venderò tutte? E se per caso ne restano di invendute? …senza dimenticare che Pippo Starck i suoi 2 centoni li vuole subito, non aspetta che io racimoli un euro a sedia per pagarlo… Sarà, ma senza 110 né Pisa, a me hanno insegnato la presenza fondamentale della variabile tempo! E basterebbe già da solo questo semplice concetto per confutare la semplici(stici)tà delle tue dimostrazioni.)

    - Borsa a 40 euro: dato da accettare o siamo “friggitorie d’aria”. Emanata questa certezza, non aiuti il dialogo. Il dogmatismo che tu stesso combatti alacremente, come vedi, preclude il confronto.

    - Nessuno ti smentisce…solo perché non accetti che alcuno lo faccia. Se qualcuno si permette, si becca del narcolettico, del giovane (inutilmente) speranzoso, dell’aviatore cieco ed illuso… Ergo, lassù l’aria è troppo rarefatta per essere respirata dai miei normali polmoncini…

    - Meditazione: concetto che dovrebbe essere prima “autoreferente”.
    Un nobilUomo napoletano mi ha insegnato una frase splendida nella sua (apparente) semplicità (questa davvero, Otto): “Migliorando se stessi, si migliorano pure gli altri”. Tu che sei già sveglio, usa la tua supremazia per fare, non solo per dire…

    Chiudo con lo stesso tuo rammarico: non aver ricevuto molte risposte… (o almeno non esplicite…)

    Dama:
    …il bloody mary è un cocktail “strano”, ma che mi piace moltissimo! A base di succo di pomodoro, te lo preparerò con le mie manine sante, con pomodorini freschi appena colti nel “mio” orticello…e poi inizieremo i festeggiamenti! ;-)

    A presto,
    Ste

    P.s.: neppure io condivido appieno il “Sistema Moda” (così accontento il nostro Guru Otto), poiché dal lato fruizione vi è tanta gente che crede di conosocere e saper giudicare (o da altri lidi, saper criticare), ma se questa gente vive e si basa sull’immagine esteriore non sarò certo io a redimere le loro coscienze…chi vuol essere lieto sia…qui come “altrove”! A Valori diversi, corrispondono prezzi diversi!

  65. ottovolante fucsiaman Says:

    Beh, se parlo, evidentemente faccio ed ho fatto. Non solo case o quadri. Quindi se dico delle cose le dico a ragion veduta, compresa la”noscenza” di quelle variabili giustissime e ovvie citate da Stefano (rischio, previsione, ecc) anche se ciò che è detto da me può sembrare solo una generalizzazione empirica…..

    Se produco 200.000 sedie, vuol dire che le mie indagini di mercato mi hanno confermato una buona “speranza” di vendita o una richiesta superiore (chi produce ormai troppo rispetto al necessario? Può succedere il primo anno…). Specialmente nel “furniture” non esiste l’invenduto dato che le consegne vengono effettuate a qualche settimana dall’ordinazione (con acconto)…
    Nella moda pretaporter esiste certo l’invenduto (poi recuperato con i saldi, con gli outlet, con le svendite) ma, specialmente per le grandi marche, si ha ormai un’esatta percezione delle quantità utili (delle masse critiche si vorrebbe dire) a giustificare i costi. Nel caso di quei prezzi, sempre orientandoci su proporzioni pari a 15/20 volte il costo di produzione, se anche vendessi il 50% del prodotto, avrei sempre un margine di almeno 8/10 volte il costo (per unità di prodotto sempre) su cui, detratte altre spese, operare il proprio profitto. Con un rischio pari a 1/2 su 1, guadagno alla fine circa 6. Non mi sembra che questi signori si debbano lamentare. E’ un bel fare impresa, come ho già detto estremamente lontano da quasi tutti gli altri prodotti in circolazione che, a parità di rischio, hanno costi molto inferiori e margini molto inferiori.
    Ripeto, è il Sistema moda che fa cartello perchè tiene alti i prezzi artificiosamente basandosi sull’idiozia di chi compra una borsa di vacchetta a 600 euro senza sapere quanto vale 8compreso l’ingegno in realtà).
    Ciò che mi infastidisce è il fatto che tutti, giovani compresi, accettino tale imposizione oligarchica come un dato di fatto, tanto peggio per chi ci va.
    Bene. Io, come forse quel gentilUomo napoletano, ho invece voglia di redimere queste povere anime e aprire loro gli occhi. E’ un atteggiamento “ecumenico” lo so. Oggi non va di moda. Oggi ognuno pensa a sè. Non mi è richiesto. So anche questo. Ma è mio dovere utilizzare al mia “supremazia” per “fare”. E fare è anche ricondurre le coscienza ad una verità che si vuole essere misconosciuta o mistificata.

    Poi non è che io non voglia essere smentito. Lo vorrei eccome. Ma devi smentire le fabbriche che lavorano per le firme. Non me. E vorrei essere smentito quando vedo in vetrina un semplice impermeabilino celeste a 1200 euro. Ma è lì: via N. Fabrizi, a Pescara. E purtroppo nessuno mi potrà smentire.

    E nessuno mi smentisce anche perchè porto argomenti quasi ovvi, logici, dati, nomi e cognomi e conti provati, reali, che tutti ormai conoscono. Ma che veramente si crede che una borsa DEBBA essere venduta a 600 euro per giustificarne la produzione? E di cosa è fatta, oro? Serpente a sonagli? Pelle di palestinese? Il mondo è fatto di vipere ma di quelle vipere non si riesce mai a farne borse… Non sempre la logica e la tecnica economica sono alla base dei prodotti. E nel campo dell’opinabile (creativo, arte, design, moda) gli operatori sono vipere a sonagli… A partire dalle firme modaiole.

    P.s.: se metto in vendita un prodotto a un prezzo altissimo evidentemente ne ho prodotto pochi (in senso industriale) esemplari per evitare il rischio invenduto no? Ma d’altra parte per giustificarne la produzione devo pur averne fatti fare (in subappalto ai napoletani o pratesi o….) un certo numero perchè esso lo si trovi nei miei negozi allovertheworld. Ma da un altro canto devo pur mettere in conto che se il mio prezzo è così alto è molto probabile che l’oggetto rimanga invenduto. Ecco perchè mi deve costare la miseria che mi costa, perchè voglio guadagnarci anche nel saldo, nell’outlet, nella svendita. E ci guadagno. Questa volta il giusto. Facile. Il difficile è entare nella Compagnia di Merende dei Fratelli della Moda. Il circolo chiuso che circola intorno a via Morone, Milano, ed alle parallele chic e chock.
    Mettiamola giù così: auguriamoci che tutti quei capi costosi restino invenduti. All’outlet si ribasseranno del 50% e (forse) quello sarà un valore più appropriato…
    Meditate…. e passate ai blog successivi. C’è chi non smentisce…..

  66. Stefano Says:

    Otto…l’ultima provocazione e due punti che mi premono…

    Provocazione: perché quando io faccio un parallelo tra il costo della borsa e un progetto dell’Ing. Verticelli è una bufala (nota, parlavo di progettare la borsa, non cucire i 4 pezzi di pelle alla fine di tutto il processo), mentre quando tu accosti la medesima borsa a frutta, verdura e pane con la aurea regola del “x 20″ è scienza rivelata?! …ci credo che nessuno può smentirti…

    GentilUomo napoletano: nel tuo essere più “-volano” che “-volante” non hai colto senso né direzione di quello che ho riportato. (Tale chiarimento mi preme in quanto affezionatissimo a quella figura.)

    Generalizzazione: l’unica banale smentita che ti si può opporre è che non è “scientifico” estendere i risultati di un caso al mondo intero… Evidentemente conosci benissimo, in ogni particolare palese o taciuto (perché? …ah, si, incide per pochi spiccioli…), la storia di quella borsa, ma da questa al dire che il Sistema lo conosci perfettamente…beh, non mi pare così scientifico.

    “Un faggio contiene anche da solo tutto ciò che c’è da sapere su quella specie, ma finché non se ne vede una foresta non sapremo mai qual’era il suo destino.”
    (Anche questa perla arriva da Napoli…)

    Medita, Otto, medita…

    Cin cin,
    Ste

    p.s.: ho stracciato tutti i testi di economia del Sistema e di filosofia: attendo con ansia che tu mi invii il tuo trattato sui massimi (ma anche sui minimi) Sistemi…Voglio redimermi!! Aiutami!! ;-)

  67. patriziaskarabocchi Says:

    ekkeeekkkavvvolooooo………ma dove erano finiti tutti sti post in sti giorni…nn li ho visualizzati fino a stasera….sarà che anche il mio PC SI CHIAMA TOSHIBA e quindi venendo dall’est vale na pippa ????

    AHH DARIO nn ti preoccupare …che sicuramente di magliettine da tre euriiiiii ne avrai un sacco nell’armadio….come la maggior parte degli italiani…( con la differenza che tu le paghi cifre che variano dai 70 ai 150 €!!!… ma il loro costo di produzione è molto meno delle tre euro che do’ i al produttore!!! ciau ne’….!!!)

  68. ottovolante fucsiaman Says:

    Medito anche troppo ahimè. Meditano gli amici che vendono, i colleghi che progettano, gli imprenditori che producono e che mi affiancano nelle loro analisi economiche e politiche (si fa per chiacchierare eh). Meditano le associazioni consumatori con cui ogni tanto mi raffronto per amicizie personali. Meditano le persone normali che incontri per strada e che tutte (tranne qualche facoltoso fuori della realtà) giudicano assurdi, ingiustificati e immorali quelli (della moda) e gli altri (di certe categorie necessarie) prezzi del mercato di oggi. Non mi sembra di dire cose illogiche o inventate. Chiedo anche agli altri che malcapitati possano leggere questi punti di vista…
    Cosa altro meditare?
    Dio, ma quanta progettazione c’è in una borsa? Forse di più di quanta ne occorra per realizzare questo notebook che ormai trovo in vendita a 499 euro? C’è più progettazione in una RAM da 4096 Mb o in una borsa di Vuitton?
    Sapete cos’è? E’ che il marketing ci vuole convincere che le cose anche semplici sono invece frutto di chissà quali studi e strategie creative che giustifichino i prezzi alti. Quindi anche una borsa è figlia di notti insonni a progettare la chiusura, la cucitura, la tracolla, il colore e magari la trama del tessuto!? Ingegno certo che ovviamente ed evidentemente esiste ma che deve pur essere ricondotto ad un’etica che vuole un medico ospedaliero pagato non più di 5 volte quella borsetta (e così un professore univeristario medio) o un ricercatore (vero però) del CNR non più di 2 o 3 volte il prezzo di quella borsa. Io difendo il “vero” ingegno, non la bufala del manico fatto a C o a D o il tessuto “ricercato” o chissà cos’altro. Il carbonio è ricerca. Poi questi brodi (scherzo eh Antheus, tu comprendi il mio linguaggio) ne fanno candelieri, ma l’intenzione almeno c’è.

    E sapete cos’è? (visto che non ho ricevuto smentite neanche in questo) Che la produzione “seriale” di per sè deve abbassare i costi, mentre i prezzi di vendita (basta provare a farsela fare una borsa da un artigiano) sono circa uguali a quelli di sartoria o pelletteria. Come negli abiti. Un sarto ti prende meno di un abito griffato dal design normale o inutilmente e impercettibilmente variato e prodotto comunque in serie (da chi?). Patrizia forse lo sa. Lo sa anche dama. Lo sappiamo. evidentemene alla Prada, alla Vuitton, alla Armani alla D&G sono tutti ingegneri, architetti, progettisti, fisici nucleari, biologi, visto il costosissimo ingegno messo in un portafoglio che si apre con la zip (vero prodotto di ingegno, quello).

    Per il resto, non posso accostare un prodotto di ingegno a una produzione “spontanea”. Certo. Però mi sembra di aver dimostrato (semplicemente evocando stipendi, royalties, remunerazioni a progetto) che l’ingegno è quanto di meno possa incidere su “ciascun” pezzo della catena seriale, compreso il fattore di rischio. Mi sono anche accostato alle automobili però. Lì di ingegno ce n’è veramente molto. Senz’altro e senza tema di semenita (stavolta per davvero) mooolto di più che in una misera borsetta. Che facciamo, vendiamo le Panda a 100.000 euro?

    Non so a cosa ti riferisca per il NH napoletano ma se devo aver dato sembianza di mancanza di rispetto, non era assolutamente nelle mie intenzioni. Perchè dovrei? Non conosco nè te nè lui. Non ne avrei motivo….

  69. Stefano Says:

    Otto…hai ragione…

  70. ottovolante fucsiaman Says:

    …non importa. Ho superato da tempo l’età della Ragione e soprattutto quella delle ragioni….
    :-)

  71. ottovolante fucsiaman Says:

    Cmq estenderò a tutti quelli che “ragionevolmente” la pensano come me, soprattutto operatori proprio di quel settore che, evidentemente solo qui in Toscana e a Napoli, funziona come ho descritto a “ragion” veduta, le tue di “ragioni”, in modo che affrontino i loro problemi su quelle basi, essendo così sereni di essere presi per i fondelli dal Sistema in cui nessuno, dai giornali, agli operatori stessi, ai produttori, agli studiosi (cfr il libro di De Biase ad es.) credono più. Se mai l’hanno fatto.
    Sarà anche mia cura stazionare davanti alle boutique griffate e imbonire gli astanti sull’onestà del prezzo in vetrina, sull’enorme ricerca che c’è dietro a una montaturina in plastica da dieci euro venduta a 300, sull’enorme incidenza dei costi di ricerca dei manici delle borse o del colore di un impermeabilino similCOIN, invitandoli a entrare e a spendere il loro stipendio in un paio di mocassini fatti fare a Prato, mandati in GB ad essere marchiati, e ritornati negli “stores” de noantri, ovviamente ricaricati della costosissima ricerca sulla “scarpa”, che notoriamente ha influito sui progressi dell’umanità più della penicellina e più della fusione fredda (effttivamente realizzata nei laboratori di Frascati e poi messa a tacere chissà perchè), più del motore a scoppio che, obbiettivamente, oggi costa molto meno di Cavalli. Non a vapore però. Un Cavalli di denim, macchiato, sdrucito o semplicemente impreziosito da strass che costano non più di 10 centesimi l’uno (seppure).

    Non ho ragione. La ragione l’hanno coloro che fanno azienda a queste condizioni e che, ancora per poco, continuano impunemente a fregare i polli che comprano quelle robe. La ragione l’hanno coloro che per amore della tecnica economica non osservano le altre “ragioni” di fare impresa e soprattutto le “ragioni” dell’umanità. Per fortuna che finanche su questi blog, quelli successivi, ci sono segnali che vanno in tale direzione. Evidentemente certi concetti non sono poi campati in aria.
    Quando avrai comunque i dati reali dei costi sostenuti da qualche modista per disegnare e produrre una borsetta, metticeli a disposizione. Sarei ben lieto di essere smentito. Per ora, basta che prendi l’auto, scendi a Prato e parli con una delle tante fabbriche che producono conto terzi. Da lì in poi, giustificare gli altri costi non è affar mio, ma loro. Se vuoi, tuo. Ma non mio.

    Questo modo di fare è stato la rovina dell’occidente e, tra le nazioni occidentali la più futile ed effimera, dell’Italia. E pensare che le generazioni precedenti si facevano un culo così per portare a casa lo stipendio.
    Che brutta fine ha fatto l’umanità…va a picco nella merda, ma vestita di Armani e con la borsa di Prada. Chissà di cosa si riempirà strada facendo…….

    ;-)

  72. Stefano Says:

    Confido che almeno tra i miei colleghi sempliciotti e ingenui, ci sia chi ha colto il senso di ciò che ho scritto sinora…

    …il mio rammarico è che evidentemente non mi sono affatto spiegato…
    (…o non hai voluto cogliere…l’ultimo tuo intervento non ha proprio senso in relazione a ciò che ho sostenuto…o forse non sono io in grado di capire: i miei polmoni volano basso…quelli si…e devo ancora raggiungere l’età della Ragione - che dal mio punto di vista non è traguardo così semplice(/istico?!)…)

    …pazienza…ad ognuno le sue P…(ma anche le altre lettere per me…)

    A picco nella m…area di righe,
    dirigo la prua verso la “Ragion veduta”…
    ma, Signori, quanto invero conosciuta?
    Ad Armani e Prada il costruire dighe
    ed a qualche Toscano
    distribuire invece concetti:
    è un Ingegnere del dire, un volano,
    non può far “semplici” progetti!

    Ma ciò che ancora attendo è l’essere redento,
    prima che le vele si riempiano (…) e cambi il vento…

    Una borsa ancora ci separa,
    o pensatore sulla cima del Noto,
    ma neppure il Sahara
    mi è mai parso così vuoto…

    Buonanotte fiorellini,
    Ste

  73. ottovolante fucsiaman Says:

    …eheheh…il vuoto ti redimerà… e una borsa ti seppellirà…

    :-)

  74. Stefano Says:

    …trallallero-lero-llà!

  75. ottovolante fucsiaman Says:

    :-D

  76. dama Says:

    :D

  77. Giovanni Says:

    Cosa ne pensate di questa bicicletta? Credo di aver fatto un’ottimo acquisto… http://www.cignolabicicletta.it

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  79. minipelle Says:

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