Spazi nuovi

(di Antheus)

Alcuni mesi fa Lapo e Renato Montagner tennero la lezione inaugurale alla Domus Academy per il Master in Business Design, da cui scaturì anche un post di Lapo che fu molto commentato e citato.

Quella lezione non è rimasta isolata: da questa è nato un workshop realizzato da Renato sul rapporto tra design e retail. La riflessione che sta alla base è: siamo sicuri che il negozio sia il sia il luogo adatto per comunicare / mostrare / vendere prodotti di design?

Il negozio classico è stato ideato e progettato per la mostra e la vendita di prodotti di consumo - sia di massa che di nicchia - ma non per oggetti che sono progetti e pezzi unici tailor made. Crediamo che il design (in senso allargato, non solo legato a oggetti per la casa) non possa e non debba sottostare alle “sacre regole” del marketing che sono nate per essere applicate ai prodotti di largo consumo: perciò, al posto del classico negozio o showroom standardizzato, l’oggetto di design dovrebbe “comunicare” ed essere venduto in luoghi che riflettono il genius loci della città (un appartamento, una fabbrica, un luogo all’aperto, un museo…). La questione diventa ancora più urgente se i pezzi unici devono anche comunicare il “Made In Italy”, cioè un concetto molto più vasto… .
Da questo interrogativo è nato il workshop con Domus Academy: tenendo conto dei pezzi unici I-I gli studenti dovranno creare dei piani per la vendita in 5 capitali del mondo (NYC, Milano, Mosca, Shangai, etc..) identificando 5 luoghi diversi e 5 diversi approcci alla vendita.

Il workshop è in corso durante queste settimane e gli studenti stanno sfornando i primi piani.

logo_domusacademy.jpg

24 Responses to “Spazi nuovi”

  1. Paolo Convertito Blasio Says:

    corcordo nel ritenere il classico negozio troppo scontato…in un vecchio post parlavo di quanto mi piaceva l’idea del negozio itinerante magari che apre a sorpresa in città….a me piace molto l’idea di una vecchia fabbrica con ancora le ragnatele e i calcinacci che cadono utilizzata come backstage per l’esposizione e la vendita..mi piacciono molto i contrasti e mostrare prodotti belli e particolari in location come una vecchia fabbrica mi entusiasma…… o una galleria per esempio con la musica adatta e con tanta gente che si diverte e apprezza o disprezza…. unire l’arte alla moda credo sia imprescindibile in quanto per me sono due sinonimi…..con tante fabbriche abbandonate in italia ma anche nel mondo credo che se ne potrebbe parlare seriamente..ma anche molti palazzi antichi e storici sono lasciati al loro destino e potrebbero ben adattarsi a tali usi…..se invece si realizzasse una rete di vendita nei palazzi in ogni città sarebbe davvero una figata..per esempio solo al primo piano o all’undicesimo o al secondo visto che il marchio I-I può essere così interpretato…è una bella sensazione andare in un negozio passando per il portiere o salendo le scale di un palazzo residenziale…..

  2. canto_libero Says:

    non vorrei che questi progetti si allontanassero dal concetto di accessibilità.

  3. Antheus Says:

    Ma infatti non è questo l’obiettivo.
    Per i progetti di design, per i pezzi unici non è l’accessibilità il focus, bensì l’esperienza.

  4. Davide Pozzato Says:

    Il concetto di vendita negli ultimi anni ha subito una tale evoluzione da modificarne totalmente i profili, oramai l’oggetto creato ha bisogno di un impatto con la gente totalmente diverso da come veniva inteso con la vecchia commercializzazione, l’evento che sia culturale tecnico o sportivo puo’ e mette in condizione di rendere visibile l’oggetto o gli oggetti completamente in modo diverso rendendoli parte comune dell’evento stesso. Si ha in questo modo l’impressione di vivere in modo attivo la creazione, potendola osservare nella sua normale naturalezza senza togliere a essa quella leggera sensazione di misteriosita’.
    Concetto assai mistico ma credetemi nella mia testa e’ molto piu’ chiara di quello che puo’ sembrare.

  5. ottovolante "fucsiaman" Says:

    …bravo Paolo: uniamo l’Arte alla moda

  6. Alix Says:

    Sono d’accordo con l’iniziativa, ma solo perchè si tratta di prodotti-pezzi unici di design. Spesso mi capita di entrare in un negozio e di essere assalita da commessi/e anche se devo acquistare una semplice maglietta, il che, diciamo la verità, a volte infastidisce…in quel momento penso solo che vorrei acquistare in santa pace quello che voglio senza avere il fiato sul collo da parte di nessuno. Altre volte invece, soprattutto con i prodotti di alta fascia o con quelli tecnologici, accade di avere bisogno di maggiori dettagli, informazioni e trovi intorno a te il deserto più assoluto o gente incompetente che probabilmente ne sa meno di te-cliente sul prodotto.
    Quindi credo sia utile vendere il prodotto in un luogo che rifletta la sua “anima”, che ci faccia capire così il perchè sia stato concepito, con quale uso, secondo quali dettami. L’accostamento tra negozio e galleria d’arte mi sembra il più azzeccato : avere un posto nel quale poter vedere i prodotti in pace, prodotti che sono stati disposti secondo una certa logica e con un contorno che li valorizza, e avere se necessario chiarimenti dai diretti interessati, come nel caso dell’artista stesso, non può che aiutare l’acquirente nella scelta e nella conoscenza del prodotto a lui più consono e gradevole.
    Un bacio

  7. Giulia Says:

    Certi progetti si allontanano solo se se ne fa un uso impropio o illogico al fine che si vuole raggiungere. L’atmosfera di questo progetto riportato ha in se, almeno apparentemente, delle sfumature che aiutano a ceare un certo ambiente fisico ed emotivo nel commercializzare ed offrire una (forse) nuova idea di brand.

    @Antheus
    posso farti una domanda se posso e no ti disturba rispondere?

  8. Davide Pozzato Says:

    Concetto di visibilita’. La creativita’ di un’evento speciale che metta in evidenza un determinato prodotto o una serie di prodotti senza metterli in evidenza. Chiamiamola VISIBILITA’ NASCOSTA

  9. Antheus Says:

    Giulia: Certo. Se ho la risposta, volentieri…

  10. chiara Says:

    ma..non saprei. Forse dovremmo tornare ai discorsi sulla fascinazione della merce. Fare un step inverso e ritrovare lo spirito della bottega, quel non luogo dove commercio e relazioni umane riusciva ad essere stretto e vincolante, una realtà che era il “genius loci” e le merci subivano la sua fascinazione.

  11. Giulia Says:

    @ Antheus
    in parte ha risposto - tra virgolette - per me Chiara. Partendo dal concetto di una sorta di diversificazione di commercio, che tendenzialmente nei paesi anglosassoni ha gia preso piu campo e non solo (mi viene in mente, per esempio il Louvre a Parigi e in modestissima parte il Lingotto di Torino) credete a I I che culturalmente in Italia siamo realmente pronti nel far assorbire un concept simile al consumatore? E propio per una mancanza culturale, non sarebbe ancora troppo rischiosa una azione del genere sia dal punto di vista commerciale che di investimento per una piccola azienda? Una operazione del genere credo, a primo acchito, portebbere ad ammortizzare nel tempo meno i costi di investimento….. Forse Torino é l’unica città, attualmente, che potrebbe riuscire a diventare capitale di innovazione e tradizione, sfruttando spazio/tempo in modo inteligente….. almeno a me sembra. Grazie mille.

    @Alix hai perfettamente ragione. Il concetto di bottega fine a se stesso si sta perdendo….. e in contrapposto i grandi magazzini o centri commerciali hanno saputo offrire solo il lato peggiore di ciò che già esiste: mancanza di competenza nella vendita. Un tempo per prendere la licenza per una attività commerciale la Camera di Commercio obbligava a frequentare un corso con esame annesso. Quindi teoricamente si cercava di educare alla vendita e al commercio. Come del resto erano forse piu presenti le buone maniere, piu potere di acquisto e maggiore serenità nel fruire il tempo/shopping. Ora siamo sul filo di un rasoio. Quindi credo che l’idea di utilizzare luoghi d’arte, loft…… o meglio ancora unire il prodotto di lusso o perché no anche di massa mescolato ad opere d’arte, nonnche un buon lavoro di allestimento (luci, sound, arredamento….) in una fabbrica (il luogo/non luogo della produzione) sarebbe una bella mossa commerciale e non solo. Il problema é che non so fino a che punto la mentalità industriale e commerciale italiana abbia voglia di rischiare.

  12. Dario Ujetto Says:

    Da tre anni mi occupo di industria Retail e sono d’accordo con l’impostazione generale del discorso.

    Ormai nell’alta moda molti flagship stores non differenziano più la marca ma si trasformano in semplici esercizi di stile per architetti, designer ecc ecc.

    Quindi ben vengano i temporary store e i “teatri” del consumo …..effimeri, a breve scadenza ma in grado di comunicare la marca in modo unico.

    Ma le merci mass-market necessitano di uno spazio stabile nel tempo e quindi sempre organizzato ed accessibile !!!!!

    E’ quindi una necessita operare su : Comunicazione instore, People instore, servizi al cliente.

    A mio parere, comunque, molti imprenditori italiani sono pronti ad investire sui non-luoghi di consumo …….

  13. Antheus Says:

    Giulia: Se per la produzione noi pensiamo e agiamo esclusivamente in Italia, per tutte le altre fasi - la vendita, appunto - preferiamo guardare e analizzare altrove.
    Forse sì, hai ragione tu, l’Italia dal punto di vista del retail e più indietro rispetto alle altre nazioni. Il Giappone è avantissimo, ma anche tutto l’estremo oriente.
    Il lavoro che devono fare i ragazzi della Domus riguarda Milano. Vediamo cosa tirano fuori, noi una nostra idea ce la siamo già fatta.

  14. chiara Says:

    @ Antheus. la prossima volta che passate dalle parti della domus fatemelo sapere prima, così passo a trovarvi. il mio ufficio è vicinissimo, ci si prende un caffè!

    tornando al discorso del nuovo modo di fare retail e quant’altro. Trovo sia del tutto inutile “l’esercizio di stile” da parte degli architetti, come ben dice Dario, anche se oggettivamente ed esteticamente fantastico. fossi nei ragazzi della Domus mi concentrerei sul fattore umano, quel legame che tutto sommato nelle realtà più piccole esiste ancora e premia il punto vendita, anche se non griffato e non design oriented. Vi porto l’esempio di una mia cara amica. Ha un piccolo negozietto di abbigliamento a milano, è aperto da quattro anni…non fattura molto ma cresce, piano, piano ma cresce! fatto strano ultimamente, sopratutto se non hai le spalle coperte. il suo negozio è un non luogo, un punto di ritrovo, un pretesto per fare quattro chiacchere o accendere discussioni planetarie. Lei ti spiega i prodotti, ti consiglia con garbo ed intelligenza e ti fa amare i marchi che ha, perchè in primis li ama e rispetta lei. Ha un occhio pratico del commercio, ma non manca mai di comprare Vanity fair ogni settimana. Secondo me questo è il vero significato di genius loci, un posto dove merce e compratore si incontrano in totale serenità, come una volta. Inutile fare paragoni con i giapponesi! sì è vero, comprarsi una giacca in un museo è fighissimo, ma nemmeno così “avanti”. e poi i giapponesi vengono sempre in italia durante i saldi!! cosa diamine comprano da loro! la cosa davvero avanti sarebbe un negozio che sappia di caffè al mattino e di torta al pomeriggio, un posto dove se ti va compri, altrimenti ti fai un giro e ti leggi un libro. un posto dove ti dicono buon giorno e buona sera, un posto tutto sommato comodo, senza sfarzi, caldo e pulito dove comprare diventa davvero “un’esperienza” e, volendo, entertaiment.

  15. Marianna Says:

    Non avete pensato alle piccole gallerie d´arte con il loro cafe´? Io trovo che rappresentino un luogo ideale dove l´ arte e il contatto umano si uniscono con la massima semplicita´…un po´ come nei cafe´teatro francesi o i pub inglesi, quelli di una volta con il loro teatro annesso…

  16. Dario Ujetto Says:

    Brava Chiara,

    appoggio quello che dici al 120%. Ma purtroppo quando si parla di catene retail, è molto più facile vendere ai manager un grande architetto piuttosto che un serio piano di incentivazione e formazione al personale.

    Le aziende devono cominciare ad investire sulle persone che stanno “dentro” al negozio e che sono il primo viso che il cliente vede…….bei prodotti ce ne sono, ottimi professionisti degli Store ben pochi…..

  17. Giulia Says:

    @Anthes

    non so se l’Italia é effettivamente cosi indietro. Del che la creatività, l’alta qualità e l’innovazione nel produrre sono nostre caratteristiche…. manca forse la voglia di rischiare in quanto a diversificazione di mercato, forse anche per una crisi economica che stiamo vivendo……. qunado il denaro non circola la gente é sempre piu negativa…… Credo che Milano saprà rispondere bene ai progetti che veranno fuori dalla Domus se sforneranno idee commercialmente ed economicamente produttive. Ho sempre visto Milano come una città dove l’importante é il guadagno, fare buisness…. stop. La mitica Mlano da bere quando realmente chi faceva affari era proiettato prima di tutto nei confronti del creativo non esiste piu da un ventennio buono. Sono curiosa di vedere comunque le idee della Domus.

    I giapponesi verranno in Italia a comprare durante i saldi, anche se a dir la verità negli ultimi mesi si é registrato un calo nelle loro presenza almeno in Toscana. Poi certo se pensiamo che da loro un operaio guadagna quasi quanto un medico primario da noi, ci credo possono permettersi di venire in Italia. Il Giappone scopiazza comunque sia molto meno del Cinese. Il giapponese ha una concezione della tecnologia, del benessere e del retail molto piu avanzati della nostra. Hanno un modo aziendale di lavoro dove chiunque partecipa nel vero senso del termine, operai compresi, per migliorare gli obbiettivi strategici e non. Hanno un senso del benessere maggiore del nostro. Hanno un senso del retail che significa offrire il gusto dello shopping come qualcuno scrive qui: offrire “un posto dove merce e compratore si incontrano in totale serenità, come una volta”, e aggiungerei come devrebbe essere sempre. Nelle maggiori capitali mondiali ci stanno provando. Credo che oggi piu che mai si abbia la necessità di riscoprire e re - inventare i luoghi - non luoghi dove si possa respirare antico e moderno, dove i servizi di vendita si mescolano a spazi mixati tra arte, design, moda, gusto, e buona accoglienza…. dove ritrovare una dimenzione.
    A Dario dico che molti imprenditori che molti imprenditori sono indubbiamente pronti nelll’investire, investire é anche in parte rischiare e andare oltre (cosa che generalmente manca in Italia)….. Però l’Italia é un caso a parte consiedrando una burocrazia lentissima e dei finanziamenti obsoleti nel far investire ai giovani imprenditori e uno sgravio fiscale talmente pesante che per un piccolo industriale é dura se non riesce a produrre bene e a guadagnare…. Forse ad alti livelli, dove quotidianamente girano miliardi possono permettersi il lusso di osare di piu. La nostra politica economica frena e rallenta l’economia e strozza tutto cio che é e potrebbe risultare innovazione….. a meno che non si parta con le spalle coperte da una quantita cospicua di danaro….

  18. Myartistic Says:

    Sono daccordo con Chiara:” Forse dovremmo tornare ai discorsi sulla fascinazione della merce. Fare un step inverso e ritrovare lo spirito della bottega, quel non luogo dove commercio e relazioni umane riusciva ad essere stretto e vincolante, una realtà che era il “genius loci” e le merci subivano la sua fascinazione.” Lo spirito della bottega artigianale, il pregio e il valore del pezzo unico realizzato da poche persone che contribuivano in ogni fase del lavoro.
    Poter invetare un pezzo “personal belongings” e saperlo costruire, vederlo realizzare, rifinire e commercializzare, sarebbe fantastico.

  19. Alix Says:

    E’ vero, bisognerebbe puntare sul fattore umano. Più il personale è addestrato, competente, gentile nella relazione con il cliente, più l’azienda offre un valore aggiunto e guadagna in clienti. Alcune aziende lo stanno già facendo, peccato che questi casi si trovino principalmente in brand di lusso e di alta fascia, oppure nei piccoli negozi come già Chiara citava, i quali ne hanno fatto la loro forza. Puntare sul personale dovrebbe essere una prerogativa di marketing anche per tutte le aziende i cui prodotti si rivolgono al mercato di massa.
    D’accordissimo con Giulia quando parla dell’approccio al lavoro del Giappone (mio padre ha iniziato proprio con una famosissima azienda giapponese internazionale).
    E’ vero poi che la Cina viene vista principalmente come il paese “imitatore” per eccellenza, ma penso anche che bisogna guardare a Oriente come un pericoloso rivale; ho l’impressione, forse sbagliando, che la Cina, ma soprattutto il Giappone, stiano in questi anni scrutando, assorbendo e imparando quanto più possibile dall’Occidente per poi sviluppare nuove idee, nuovi business da lanciare sul mercato, mentre il vecchio Continente si crogiola in ciò che ha fatto in tutti questi anni senza ingegnarsi troppo per il futuro. D’altra parte i segnali ci sono tutti: Armani, e non solo, ha puntato molto sull’Oriente in quanto la sua moda ha incontrato i favori dei giapponesi prima, e adesso anche dei cinesi, investendo così molto; il sushi ormai è diventato una moda culinaria (anche se io non condivido); sui giornali di moda si parla di Manga Girl, Manga Dream, Tina Tarantino spopola con la sua moda ispirata al Giappone; i jeans Richmond, qualche milione venduti in tutto il mondo, sono fatti con la migliore tela denim resistente ai lavaggi, Kurabo, che è giapponese; alle ultime sfilate milanesi Ferragamo ha voluto come testimonial Tang Wei, attrice di “Lussuria”, promessa dello star system orientale, e poi ancora su Radio24 va in onda il Cina Question Time, nuovo spazio che intende avvicinare gli italiani al mondo cinese con una serie di domande e curiosità, e ancora ancora. Solo una serie di coincidenze o davvero in Oriente qualcosa sta succedendo? Solo il tempo forse ce lo potrà dire.
    Un bacio

  20. chiara Says:

    non ci rimane altro che attendere i progetti dei ragazzi della Domus! ciò che piacerebbe a noi l’abbiamo scritto!

    ciao a tutti

  21. Alix Says:

    Rettifico : è Tarina Tarantino. Chiedo venia.
    Ciao!!

  22. fabrizio Says:

    x cortesia passate questo mx a Lapo è molto importante……..
    Amare alla follia questo è quello che mi è successo e mi ha spinto ad andare fino in fondo,poi purtroppo ho commesso tre gravi errori,uno quello di aver perso il controllo della mia persona,di non essermi fermato per tempo,di non essere stato capace di raccogliere i segnali che mi sono stati mandati che mi avrebbero aiutato a fermarmi,ed invece ho pagato un prezzo alto mettendo seriamente a rischio la mia vita,trasformando il mio sogno in un incubo,ho grosse responsabilità in tutto questo e sto pagando con tanta sofferenza,ho dovuto lasciare la Grande città dell’Avvocato,citta che ho Amato e che Amo,ricominciare di nuovo da capo dopo un esistenza difficile segnata dalla droga,mi sono preso la responsabilità delle mie sconfitte,ho fatto una profonda analisi su quello che mi è successo e ho capito dove purtroppo ho dato lo spunto al nemico di venir fuori,la situazione mi rendo conto oggi che era sotto controllo,anzi c’era solo da divertirsi e probabilmente ho compromesso anche questo,Lapo ho molti difetti ma un grande pregio quello di essere Vero e Autentico e in questa lotta sono venuti fuori i miei problemi,i miei vuoti affettivi che non riuscivo a farmi carico,finendoli per agire in modo distruttivo.Lapo le persone possono pensare che sia un folle ma non lo sono,i miei sentimenti x te sono Veri,grazie a loro che sono sopravvissuto e ho continuato a lottare x superare questo periodo,credo nell’Amicizia Vera e nei valori veri della vita,oggi che sono consapevole della mia ossesività so che mi devo controllare,se no fino a sei anni fà la via di fuga era la droga,oggi questa dinamica distruttiva che ha caratterizzato la mia esistenza…..
    Lapo sono molte le cose che ti voglio raccontare di me,ho sofferto insieme a te e non ti ho mai abbandonato nemmeno per un minuto,oggi che ho compreso ed ho chiaro il Lapo pensiero,ma sopratutto un controllo della mia persona che purtroppo mi è mancato in passato,voglio ricominciare,voglio scrivere il capitolo finale di questa bellissima storia che da stupido ho dato in mano a persone piene di odio e di cattiveria permettendo a loro di scrivere pagine tristi…
    Lapo mi vengono i rigurgiti a pensare che chi dovrebbe garantire l?ordine e la sicurezza è invece al servizio di chi ci ha voluto tanto male e si è spinto oltre attentando alla nostra vita….
    Lapo ti ho Amato follemente,Ti Amo e ti Amerò x sempre ed è proprio da qui che voglio ripartire,Amare con responsabilità sono pronto per riconquistare il tuo Cuore quel grande Cuore che
    negli anni passati hai messo davanti al marchio FIAT dando origine a questa splendida ripresa che ha avuto il marchio , che vetture che sta producendo la mia è un Aereo…..
    La tua Maserati è bellissima…..
    Ora sono rientrato a Cuneo dalla mia famiglia che finalmente è una famiglia Vera,ho buoni rapporti anche con mia sorella,devo riconquistare tutto quello che ho allontanato da me,in modo particolare una persona che Amo tantissimo a cui io ho messo in mano la tua vita e che x l’ennesima volta ma ha salvato la mia,grazie a Dio prima di uscire di casa quella notte maledetta del 15/05/2007 avevo chiamato lui emi sono dovuto giocare la telefonate xchè credimi che le intenzioni di queste persone erano brutte brutte……
    Lapo la mia città è Torino e appena posso ci torno,xchè io merito di vivere nella grande città dell’Avvocato ma purtroppo la vita e cosi io mi trovo quà,ed invece chi dovrebbe non esserci più,continua a fare quello che vuole dopo aver fatto tanto pattume…..
    E poi la Juve la Grande Signora a cui devo molto mi ha sostenuto nei momenti difficili,con i suoi valori espressi sopratutto l’anno scorso in seri B…..
    Lapo ho un forte desiderio di parlare con te di raccontarti tante cose,a dimenticavo ho visto una foto tua in un abitacolo credo di una grande Punto Abarth che facevi da navigatore a qualcuno,e questo è il mio grande sogno fare una gara insieme a te in macchina vado molto forte non più sulle strade comuni pero.. Sono stato molti anni nel mondo dei Rally giravo con le delta dell’Astra Team ufficiali C.so Marche la famosa “TO H” sono molte le capacità e le qualità che ho e vorrei incanalarle in modo positivo x tirare fuori il meglio di me stesso,il peggio purtroppo lo hai già visto….
    Lapo ti ho Amato follemente.

  23. fabrizio Says:

    Ma non smetterò mai di Amarti…….questa volta da Uomo e non più da ragazzino…..
    Ti Voglio Bene e continua cosi sei un Grande!!!!!!!!!

  24. Paolo Convertito Blasio Says:

    per rimanere in tema:”Un vecchio supermercato dismesso è il contenitore di Sold-Out: una delle più interessanti mostre di arte contemporanea. Nata da un’idea del giovanissimo artista Thomas Berra, , la mostra sarà aperta al pubblico dal 22 maggio al 20 giugno 2008 con le opere di 37 giovani artisti emergenti”….ecco un altro luogo insolito utilizzato in maniera intelligente…

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