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Post Paris / 2 - Diciamo noi

Tuesday, March 4th, 2008

(di Giovanni)

La mia visione della presentazione parigina di Italia Independent e’ forse meno patinata di quanto ci si aspetti, perché è il frutto dello sguardo di un “intruso” nello “sfavillante mondo della moda”.

I campionari che arrivano (e rischiano di non arrivare…) in macchina dall’Italia, per evitare spedizioni via corriere (per non rischiare di smarrire nulla).
I lookbook portati nel bagaglio a mano ancora freschi di stampa.

Gli occhiali in metallo e carbonio che arrivano direttamente dal Cadore alle 7:30 del mattino, come un cornetto caldo di buon ora.
Le rose da posizionare nei vasi da andare a comprare al mercato affinché siano perfette per la presentazione.
L’addetto al catering che dimentica di portare la moka.
Ma alla fine, come per miracolo, tutto funziona.
Lo vedi dagli sguardi dei nostri fornitori/partner che sono arrivati dall’Italia per spiegare alla stampa internazionale il perché di una costruzione sartoriale, a cosa servono i crini e i canapi, a cosa serve la nastratura e perché ci sia tanto lavoro dietro la produzione di una borsa da viaggio.
Ti accorgi che funziona quando vedi il caro vecchio Marshall collegato all’i-pod fare il suo effetto (tradizione e innovazione che vanno a braccetto, appunto).
Quando vedi la giacca tecnologica posizionata sul manichino sartoriale su cui é stata “sdifettata”, e noti gli sguardi sorpresi di chi di moda ne sa ben più di te.
Non ti sembra vero che la Cordura - solitamente difficilissima da domare - ora calza come un guanto, che la piuma aderisce ad una membrana e non ad un tessuto, che il carbonio profili perfettamente con il metallo, che il sarto napoletano parli la stessa lingua dell’artigiano veneto.
E questa lingua e’ il made in italy 2.0.