Archive for March, 2008

Occhio

Friday, March 28th, 2008

(di Antheus)

Come forse avrete notato, siamo molto interessati allo sviluppo del canale retail. Quando viaggiamo ci guardiamo in giro e ci accorgiamo, sempre più, che il punto vendita, specie per alcuni prodotti, sta diventando il fondamentale strumento di comunicazione e di posizionamento strategico per marchi e aziende. La strada da percorrere è sempre molto lunga, perché a fronte di un’idea brillante spesso mancano le persone che ci credono realmente, ma qualche segnale quà e là emerge. I ragazzi della Domus,  ad esempio, stanno facendo un ottimo lavoro e presto condivideremo con voi alcune loro riflessioni.

Le novità spesso arrivano da zone geografiche e da tipologie di negozi dai quali non ti aspetteresti politiche innovative. Gli ottici, ad esempio. Uno pensa all’ottico specialista, molto specialista e competente, che ti consiglia, se richiesto dal cliente, il paio di occhiali e le lenti adatte alle tue esigenze. Oppure si immagina l’ottico degli occhiali di moda, che li tratta alla stregua di t-shirt o jeans griffati. Invece sta emergendo una nuova categoria di ottici evoluti, che stanno molto attenti alle novità di mercato , ma che insieme al lato glamour valorizzano anche la sostanza e la storia del brand che vendono. E che si lanciano anche in attività di vendita innovative.

Ad esempio, il proprietario dell’Ottica People di Alba ( e anche di Principe di Bra) per presentare i nuovi occhiali Italia Independent questa sera, di sua spontanea volontà, ha affittato un hammam invitando i principali clienti, dove racconterà dettagliamente i prodotti, la filosofia e la lavorazione che ci stanno dietro. Ci sembra un modo intelligente e coinvolgente per approcciare alle vendite in modo innovativo.

Design and Elastic Mind

Wednesday, March 26th, 2008

(di Antheus)

Per chi ha intenzione di andare nei prossimi mesi a New York, il mio spassionato consiglio è quello di andare a vedere al MOMA la nuova mostra intitolata Design and the Elastic Mind che è stata voluta e realizzata da Paola Antonelli, curatrice del settore design del MOMA (fino al 12 maggio). La mostra è molto interessante perché coniuga gli oggetti di design con concetti provenienti dalle avanguardie della ricerca scientifica secondo il criterio dell’intelligenza elastica, ossia quello dell’adattabilità e dell’accelerazione, cioè le caratteristiche indispensabili per rincorrere i cambiamenti della società in cui viviamo.

Insomma, una tema complesso ma contemporaneo e che introduce, tra l’altro, un paio di concetti interessanti su cui riflettere e che possono modificare quello che gli americani chiamano il design thinking. Oggi il designer è colui che è in grado di afferrare il senso dei cambiamenti in atto, nella tecnologia, nella scienza, nella storia (cambiamenti che richiedono un adattamento dei comportamenti sociali), e riesce a tradurli in oggetti funzionali e con un “impatto” positivo sull’esterno.

Mi sembra poi interessare l’idea di estendere agli oggetti il concetto di “beta” (utilizzato per siti internet e software per intendere una versione del prodotto non è ancora perfezionata), ovvero mettere sul mercato, con modalità diversificate, prodotti non ancora perfettamente finiti: in questo modo viene istituzionalizzato il “work-in-progress” e si valorizza la collaborazione con le persone che comprano e che diventano esse stesse, attraverso suggerimenti e miglioramenti, co-autori del prodotti.

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Brand Colour / Colour Brand

Thursday, March 20th, 2008

(di Antheus)

Dai primissimi riscontri di mercato che abbiamo avuto fino ad oggi, gli occhiali fluo stanno avendo un successo sorprendente, al di sopra delle nostre aspettative. Rischiano di diventare l’oggetto cult della prossima estate.

Dopo esserci concentrati per un po’ sul nero carbonio, adesso vogliamo sperimentare i nostri pezzi unici con un po’ di colore. Del resto - come testimonia uno dei nostri primi post del blog - il colore ci ha sempre affascinato. E’ interessante notare come il colore - particolare e ricercato - per alcuni marchi di prestigio spesso possa prendere il posto del marchio stesso. E’ successo per anni con Tiffany con il suo colorino blu chiaro che poi è stato definito direttamente Tiffany Blue (Pantone 1837) . Ma anche Veuve Clicquot, il marchio dello champagne, è stato uno dei primi marchi a realizzare la proprietà del colore: nel caso di VQ trattasi di un giallino che nella classificazione dei colori Pantone è definito 137c.

E secondo voi quale potrebbe essere “il colore di Italia Independent”?

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Board short I-I

Tuesday, March 18th, 2008

(di Antheus)

Tra i vari prodotti che abbiamo presentato a Parigi, ci siamo dimenticati di citare il nuovo costume-bermuda per l’estate I-I che è già prenotabile sul sito e, da maggio, anche nei fashion store partner di Italia Independent.

Quello che abbiamo voluto fare è dare un tocco di eleganza formale al banale costume da spiaggia. Grazie ad un fit e un taglio sartoriale, il costume si può indossare come un normale pantalone corto. L’altra sua particolarità è quella di avere tasche e zip termo saldate e quindi completamente waterproof.

Proprio grazie a questa caratteristiche lo short sailor I-I è stato scelto come costume ufficiale dell’equipaggio dello Stealth che a fine 2008 farà la traversata oceanica.

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Diversità

Tuesday, March 18th, 2008

(di Lapo)

Ogni tanto su questo blog lancio dei pensieri, delle mie riflessioni sulle cose che vedo e che vivo qui in Italia. Ad esempio, io penso che la diversità non è un male. In generale, il vedere le cose da un altro punto di vista, pensare diversamente, apre la mente e fa scoprire nuove soluzioni ai problemi e ai bisogni.

Purtroppo l’Italia è un paese molto chiuso, contro le differenze e non capisce che le diversità possono essere una grande forza, non un freno. Io credo che se l’Italia vuole andare avanti e valorizzare quel che di buono ha, ad esempio la creatività, deve capire che le diversità devono essere valorizzate e spinte.

E per far questo ci vuole coraggio: chi è leader deve prendere delle decisioni assumendosi delle responsabilità, anche se all’inizio possono sembrare impopolari, poi se quelle decisioni sono buone e portano il paese in avanti, gli altri lo seguiranno. Vedi ad esempio ciò che ha fatto Zapatero in Spagna in passato. Le decisioni che ha preso alcuni anni fa erano impopolari. Oggi invece sta raccogliendo i frutti.

Non voglio entrare dentro il dibattito politico perché non mi interessa, dico solo che la diversità, nel senso di essere e pensare in modo diverso dall’opinione comune, è un pregio e questo ce lo dobbiamo ricordare.

Casa ripulita

Friday, March 14th, 2008

(di Antheus)

Non so se l’avete notato, ma abbiamo dato una ripulita alla home page del sito, cercando di renderla più pulita e per offrire più spazio ai nuovi pezzi unici - che nei prossimi giorni racconteremo qui uno ad uno, a modo nostro - e alle foto dell’ultimo shooting.

In merito proprio a queste foto volevo fare una piccola precisazione. Le foto sono state scattate per il look book e non per una campagna pubblicitaria - che non faremo, peraltro. Per chi non lo sapesse - non è grave - il look book è un catalogo che viene realizzato per i venditori e i rappresentanti: insomma, uno strumento di lavoro in cui le foto sono sempre molto basic, di solito su fondo bianco o nero. Crediamo perciò di aver fatto una piccola “trasgressione” ai codici della moda. E’ chiaro che se facessimo una campagna, le foto sarebbero molto più d’impatto e graffianti, come molti di voi hanno commentato.

A noi piacciono: poi ognuno avrà la sua opinione che, come sempre, è ben accetta…

Da Londra

Thursday, March 13th, 2008

(di Lapo)

Sono a Londra dove stasera riceverò un riconoscimento per aver saputo comunicare nel 2007 il “made in italy”. Insieme a me i premiati sono il sindaco di Torino Chiamparino, Marcello Lippi, gli chef Nadia e Antonio Santini, Oliviero Toscani e Luca Barabino. Il premio lo condividerò con il resto della squadra che lavora insieme a me a Italia Independent perché è grazie a loro che in poco più di un anno siamo riusciti a raggiungere questi risultati.

Ma al di là di questo singolo premio, quello che voglio dire è che io credo fortemente nel potenziale di questa nostra Italia. Ne ho avuta l’ennesima prova in questi ultimi dodici mesi, girando lo stivale da nord a sud alla ricerca di aziende e di artigiani eccellenti. Esistono persone, famiglie e aziende talentuose che si muovono, si sbattono e rischiano per migliorare la propria situazione e quella della propria comunità. Che godono il proprio “saper fare” attraverso l’innovazione cercando sempre di migliorare, e non gestiscono il proprio talento per mantenere la propria piccola porzione di potere.

Sono convinto di quello che vedo e di ciò che sto scrivendo. Il percorso è in salita ma possiamo riuscirci. Basta continuare a credere in noi stessi e nel nostro potenziale.

Spazi nuovi

Monday, March 10th, 2008

(di Antheus)

Alcuni mesi fa Lapo e Renato Montagner tennero la lezione inaugurale alla Domus Academy per il Master in Business Design, da cui scaturì anche un post di Lapo che fu molto commentato e citato.

Quella lezione non è rimasta isolata: da questa è nato un workshop realizzato da Renato sul rapporto tra design e retail. La riflessione che sta alla base è: siamo sicuri che il negozio sia il sia il luogo adatto per comunicare / mostrare / vendere prodotti di design?

Il negozio classico è stato ideato e progettato per la mostra e la vendita di prodotti di consumo - sia di massa che di nicchia - ma non per oggetti che sono progetti e pezzi unici tailor made. Crediamo che il design (in senso allargato, non solo legato a oggetti per la casa) non possa e non debba sottostare alle “sacre regole” del marketing che sono nate per essere applicate ai prodotti di largo consumo: perciò, al posto del classico negozio o showroom standardizzato, l’oggetto di design dovrebbe “comunicare” ed essere venduto in luoghi che riflettono il genius loci della città (un appartamento, una fabbrica, un luogo all’aperto, un museo…). La questione diventa ancora più urgente se i pezzi unici devono anche comunicare il “Made In Italy”, cioè un concetto molto più vasto… .
Da questo interrogativo è nato il workshop con Domus Academy: tenendo conto dei pezzi unici I-I gli studenti dovranno creare dei piani per la vendita in 5 capitali del mondo (NYC, Milano, Mosca, Shangai, etc..) identificando 5 luoghi diversi e 5 diversi approcci alla vendita.

Il workshop è in corso durante queste settimane e gli studenti stanno sfornando i primi piani.

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New musical business model

Friday, March 7th, 2008

(di Antheus)

E´ interessante osservare - da lontano - ciò che sta succedendo nel mercato discografico in questi ultimi tempi. Ormai si è capito che il vecchio modello di business basato sulla canonica vendita di dischi è ormai morto e sepolto, anche se i discografici, imperterriti, continuano a mungere la mucca ormai esangue.

Dopo le operazioni di Prince e dei Radiohead, sono in molti a tentare nuove vie di ridefinizione del mercato, non necessariamente basate sul tema della gratuità o del prezzo basso. Gli ultimi, in ordine di tempo, sono stati i Nine Inch Nails, gruppo di industrial rock di Trent Reznor, poco noti in Italia ma che negli States sono una band di culto. I NIN hanno appena fatto uscire in rete il loro ultimo lavoro Ghosts I-IV, 36 canzoni che possono essere vendute in cinque modalità diverse e a cinque prezzi diversi: dal download gratuito di nove canzoni dal sito dei NIN fino a un lussuoso cofanetto a 300$ contenente due cd, un dvd, uno slide show e quattro album in vinile.
Risultato? Il sito è andato è andato in crash a causa dell’alto numero di download ma, sopratutto, l’edizione da 300$ è andata sold out in meno di due giorni creando un instantaneo ricavo di 750.000$.
Offerta vasta e differenziata, altissima qualità del bitrate degli mp3 e grande capacità di comunicazione ma, soprattutto, aver applicato una strategia da prodotto di lusso (contenuto sofisticato, falsificazione impossibile e alto prezzo) al boccheggiante mercato discografico ed aver vinto la scommessa.
Il tutto, ovviamente, fatto in piena autonomia, senza l’ausilio di una casa discografica.

Post Paris / 2 - Diciamo noi

Tuesday, March 4th, 2008

(di Giovanni)

La mia visione della presentazione parigina di Italia Independent e’ forse meno patinata di quanto ci si aspetti, perché è il frutto dello sguardo di un “intruso” nello “sfavillante mondo della moda”.

I campionari che arrivano (e rischiano di non arrivare…) in macchina dall’Italia, per evitare spedizioni via corriere (per non rischiare di smarrire nulla).
I lookbook portati nel bagaglio a mano ancora freschi di stampa.

Gli occhiali in metallo e carbonio che arrivano direttamente dal Cadore alle 7:30 del mattino, come un cornetto caldo di buon ora.
Le rose da posizionare nei vasi da andare a comprare al mercato affinché siano perfette per la presentazione.
L’addetto al catering che dimentica di portare la moka.
Ma alla fine, come per miracolo, tutto funziona.
Lo vedi dagli sguardi dei nostri fornitori/partner che sono arrivati dall’Italia per spiegare alla stampa internazionale il perché di una costruzione sartoriale, a cosa servono i crini e i canapi, a cosa serve la nastratura e perché ci sia tanto lavoro dietro la produzione di una borsa da viaggio.
Ti accorgi che funziona quando vedi il caro vecchio Marshall collegato all’i-pod fare il suo effetto (tradizione e innovazione che vanno a braccetto, appunto).
Quando vedi la giacca tecnologica posizionata sul manichino sartoriale su cui é stata “sdifettata”, e noti gli sguardi sorpresi di chi di moda ne sa ben più di te.
Non ti sembra vero che la Cordura - solitamente difficilissima da domare - ora calza come un guanto, che la piuma aderisce ad una membrana e non ad un tessuto, che il carbonio profili perfettamente con il metallo, che il sarto napoletano parli la stessa lingua dell’artigiano veneto.
E questa lingua e’ il made in italy 2.0.