Archive for February, 2008

Energie Alternative

Tuesday, February 12th, 2008

(di Lapo)

In queste settimane sono negli Stati Uniti per chiudere alcuni importanti accordi per I-I e per altri progetti in cui sono coinvolto. Dopo aver passato un po’ di tempo in Italia, avevo voglia di cambiare aria. Qui l’atmosfera è frizzante ed energetica e c’è un gran voglia di rinnovamento.

Non è un caso che io parli di energia.

A New York in alcuni incontri a cui ho partecipato, anche se su argomenti diversi, un tema fisso era quello delle energie rinnovabili. Le aziende più innovative, i creativi più talentuosi, associazioni no profit e anche giovani politici stanno lavorando insieme per trovare nuove soluzioni per sfruttare al meglio le fonti energetiche alternative. Non tutti i progetti riguardano questioni ecologiche e non tutti ovviamente andranno in porto, ma vedo un entusiasmo e una voglia di rinnovamento incredibili. Voglia di mettersi in gioco e rischiare.

Entusiasmo, energia, coinvolgimento, coraggio e rinnovamento sono parole che in Italia oggi si sentono sempre poco.

Da lontano si riesce meglio a valutare quello che succede in Italia e devo dire che la situazione vista da qui non è delle migliori. Non mi intendo di politica, ma ho paura che chiunque vinca alle prossime elezioni avrà difficoltà a cambiare le cose. C’è bisogno di energie nuove, rinnovabili, coraggiose e giovani per portare avanti questo paese.

Io amo l’Italia, è il paese in cui si vive più a lungo, dove la qualità di vita privata (come si mangia, come si sta in famiglia e con gli amici, il territorio in cui viviamo) è la più alta del mondo, in cui in molti settori le cose vengono fatte bene per il semplice gusto di farle bene. L’Italia ha ancora molte carte da giocare e non vorrei che diventasse il fanalino di coda della comunità internazionale.

Scusate lo sfogo di questo post un po’ lungo.

Vorrei infine salutare tutti i lettori di MenStyle che da oggi ci leggeranno: il blog di Italia Independent sarà uno dei blog d’autore della nuova community di Conde Nast che partirà ufficialmente a fine febbraio.

Riflessioni sul caso Pistorius

Sunday, February 10th, 2008

(di Antheus)

Come spesso accade in questo blog, ogni tanto si va fuori dal seminato inserendo nuovi temi e argomenti. Vedo peraltro che i nostri lettori e commentatori gradiscono queste incursioni “sullo sterrato” e sul fuori tema. Che poi fuori tema, ma neanche troppo. Anche in questo caso si parla di parole e di valori che ricorrono spesso in questo blog: coraggio, virtù, indipendenza, magari declinati in modo diverso.

Volevo parlare del caso Pistorius, cioè dell’atleta portatore di handicap che, grazie alla tenacia, al carattere, alle sue sofferenze, alla voglia di sana sfida e alla prodigiosa ricerca tecnologica, gli hanno permesso di gareggiare e vincere contro gli atleti “normali”.

La recente decisione di non ammettere le sue protesi ai prossimi giochi Olimpici mi porta a fare una serie di riflessioni. Anche nel mondo sportivo, perfino quello dell’atletica non così ancora inquinato da interessi economici e di potere, quello che conta è soltanto la vittoria. Nella valutazione fatta dal Comitato Olimpico non è stato infatti tenuto conto del fattore umano e di quello che la sua impresa può rappresentare in termini di speranza e di simbolo per tutti i portatori di handicap. Ma, sopratutto, fino a quando gareggiava e non vinceva, nessuno metteva in discussione i suoi mezzi ma, al contrario, prevaleva un sentimento di compassione. Quando poi i “normali” si sono visti superare dal “diverso”, allora ecco che è scattata subito l’azione di difesa. Inesorabile e castrante.

La forza di volontà, la voglia di superare i propri problemi e la possibilità di offrire una speranza a chi ha voglia di lottare, con questa decisione non sono così state premiate. Cercate di estrarre il senso di questa decisione e vi lascio ad altre eventuali riflessioni.

Ah, dimenticavo… c’è un altro link tra la vicenda Pistorius e I-I. Le protesi sono in carbonio.

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Yes, they can

Tuesday, February 5th, 2008

(di Antheus)

In questo blog solitamente evitiamo di addentrarci in tematiche politiche. Non possiamo però esimerci da segnalare le primarie che si svolgeranno quest’oggi negli States e che decideranno i candidati degli schieramenti democratici e repubblicani alle prossime elezioni presidenziali. La campagna elettorale e i caucus in alcuni stati americani hanno visto la vittoria mediatica e di consensi di Barack Obama. Senza voler entrare nelle specifiche ideologiche e politiche, dobbiamo però evidenziare le capacità comunicative ed empatiche del candidato di origini africane. I toni, la retorica del cambiamento, il modo di porsi, la voglia di unire e non dividere hanno acceso un entusiasmo incredibile, specialmente tra i più giovani che solitamente snobbavano la primarie e la vita politica tutta. Un manipolo di cantanti e attori guidati dal leader dei Black Eye Peas e dal figlio di Bob Dylan hanno composto ed eseguito, di loro spontanea volontà, una canzone basata su un discorso di Obama e lo hanno mandato su You Tube. Yes we can è l’efficace titolo.

Del resto uno degli spin doctor (cioè colui che scrive i discorsi a Obama) è Jon Favreau, 26enne (ripeto, ventiseienne) del Massachusetts - qui un suo profilo del New York Times. Sempre nello stesso giornale, l’editorialista Marianne Dowd ha detto che “l’America sente di avere a portata di mano la realizzazione del sogno di un presidente figo, intelligente, elegante, ragionevole, acculturato, saggio e modesto”.

Staremo a vedere.

Blue is the new green

Sunday, February 3rd, 2008

(di Antheus)

Viviamo ormai da più di vent’anni nella società dell’immagine, e quindi non dobbiamo sorprenderci se anche la causa umanitaria o la battaglia civile è legata ad un’estetica, ad un visual o ad un colore che lo contraddistingue nella comunicazione.

Fino ad ora ogni attività con obiettivi e finalità ecologiche e sostenibili erano caratterizzate e riconoscibili dal colore verde, al punto che si utilizzava la parola stessa (green o verde) per identificare l’utilizzo di materiali o procedimenti eco-sostenibili.

Gli esperti di marketing e d’immagine oggi ci dicono che il verde è stato sfruttato all’eccesso e che i consumatori più sofisticati si sono stufati di questo abuso : secondo molti oggi il verde è un colore più legato agli eco fondamentalisti, un po’ fuori dal mondo piuttosto che ai problemi e alle battaglie sull’ambiente reali. Domani - secondo ancora questi esperti (Ann Mock dirigente della JWT o Regis Pean direttore creativo di Studio Red) - il blu diventerà il colore che meglio rappresenterà le tematiche eco-sostenibile, che oggi sono più legate alle scarse risorse acquatiche, all’aria e ai cambiamenti climatici.

Se queste previsioni sono vere, allora nei prossimi anni assisteremo ad un rivoltamento delle campagne di marketing e di comunicazione di aziende che hanno fino ad oggi investito molto sul verde come colore di riferimento delle proprie campagne.