Moda obsoleta

(di Antheus)

Quello che noi spesso critichiamo al mondo della moda è il fatto di vivere in un universo parallelo, con pochi punti di contatto con la realtà e con la vita di tutti i giorni. Questa è sempre stata un po’ la nostra percezione.

A confermare i nostri sospetti c’è ora un bell’articolo di Suzy Menkes sull’International Herald Tribune di domenica intitolato “Computerphobia: is it undermining the fashion industry?”. In pratica nel lungo articolo la Menkes cerca di fare un punto sul rapporto tra i designer e la tecnologia. Questi i risultati estratti dall’articolo: Domenico Dolce non ha mai toccato un computer, Miuccia Prada non sa usare Photoshop, Paul Smith non ha un cellulare, Donatella Versace “doesn’t do the internet” e Karl Lagerfeld non sa utilizzare un iPod.

Non ci aspettiamo certo che gli stilisti siano degli smanettoni hi-tech; crediamo però che la moda debba interpretare la contemporaneità, e oggi la contemporaneità è legata a doppio filo con la rete e con i device tecnologici. Credo che anche questo piccolo e insignificante dettaglio spieghi ancora una volta il distacco tra il circo fashion e la vita reale.

24 Responses to “Moda obsoleta”

  1. thelittle Says:

    sii il cambiamento che vuoi, mio Signore

  2. chiara Says:

    ahahahahahahahahahahahahahahahahahahahaha!!! Ma come potrà mai fare il buon vecchio Karl a usare un I-Pod!! Con quei caspita di colletti impalcatura che ha, si capisce che è fermo al 1600. E Domenico…no, Domenico come fa ad accendere un pc? non è Vip e non parla!

    vabbè, esagero, però è grigia ragazzi eh?

  3. raffaela Says:

    ma ne siete davvero convinti? nel senso che bisogna che un designer per avvicinarsi al mondo reale deve saper usare un iPod o photoshop ecc…
    non pensate che per avvicinarsi al mondo reale si debba invece scendere dalla torre d’avorio.. semplicemente.
    quanto la creatività si sposa con la tecnologia?

    non sò quanto questo dettaglio possa creare distacco tra il circo fashion e la vita reale, lo crea davvero?
    trovo molto contemporaneo il vostro modo di comunicare con tutti attraverso un blog, questo sì.
    magari mi sbaglio…

  4. Skarabocchi Patrizia Says:

    non credo che non saper usare i mezzi tecnologici ti privi della tua creatività… insomma …alla fine non bisogna essere dei web designer per poter disegnare un bell’abito o tirar fuori uno slogan pubblicitario….La creatività quella vera… nasce dalle emozioni che sai esprimere con o senza mezzi iper-super tecnologici….matite colorate e fogli bianchi bastano per fare delle opere d’arte…la creatività non te la da sicuramente un pc… ARTISTI SI NASCE….
    …lapoooo e chiamami….

  5. ottovolante fucsia Says:

    …questi, come altri, signori della Moda sono ormai degli imprenditori che pagano terze persone per elaborare (loro) concetti e idee che non necessitano, realisticamente, di complicati passaggi tecnologici (intendo schizzi a mano, acquerelli, pennarelli, ecc).
    Poi se si parla di “ispirazione” da uso degli strumenti tecnologici contemporanei, questo è tutto un altro paio di maniche (tanto per rimanere in tema sartoriale), ma senz’altro (loro) troveranno chi lo farà in (loro) vece pur risultando alla fine una “loro” creazione.

  6. andrea squinobal Says:

    trovo sia grave, negli stilisti e nei politici vedere questo distacco dalla vita reale….sembra quasi debbano appartenere ad un’altra era (parecchie volte è vero pure questo eh eh!)
    come dici bene tu antheus, non si può immaginare un mondo fashion così distante dai consumatori e dalla vita di tutti i giorni…infatti molte sfilate e accessori sono del tutto “fuori luogo” rispetto alla realtà odierna

  7. Antheus Says:

    MI spiego meglio.
    E’ chiaro che devono scendere dalla torre d’avorio, ma se una volta scesi non sanno accendere un telefonino o non hanno idea di cosa le donne portano in borsa o quali sono i movimenti che normalmente le persone fanno, avranno grandi difficoltà a interpretare la realtà.
    Poi, per carità, è anche giusto che i creativi - se lo sono ancora - vivano una vita fuori dall’ordinario, però credo che questo sia un piccolissimo segnale della distanza siderale tra mondo reale e moda.

  8. Dimitris Zoz Says:

    dal mio punto di vista il fashion è più contemporaneo rispetto al design, perchè sta in strada, si muove insieme alla gente, detta tendenze e soprattutto, anche se suona strano dirlo, viene dal basso…

    il design questo lo fà tutto in un altro modo

  9. Skarabocchi Patrizia Says:

    Ma Antheus…scusa…io credo che la distanza siderale tra mondo reale e moda ci sia sempre stata… è così deve essere… nel momento in cui hanno cercato di avvicinare l’alta moda alla tecnologia hanno sempre creato dei pezzi (oltre che inguardabili) inutilizzabili….la moda deve essere una cosa …la tecnologia un’altra …e spero sia sempre così…già mi vedo in un aletlier di Bill Gates …a comprare una sofisticata giacca con i bottoni che mi permettono la connessione ad internet per guardare internamente da un paio di okkiali I-I l’andamento delle azioni….scusa anthe…ma mi viene da ridere…
    Nelle borse delle donne ( e te lo assicuro in quanto tale…) ci sono sempre le stesse cose…rossetto ..spazzola…tampax…la tecnologia la uso in ufficio…ti prego lascia che dolce & gabbana continuino a non saper usare pc e/o telefonini….lascia che la versace nn sappia cosa sia intenet..(tanto lei è del ‘15/’18… ) quello che c’era da inventare è gia stato inventato e sicuramente non l’hanno fatto loro…..ahimè credo che di creativi…bhè si forse hai ragione ce n’è pochi…pensa io sono talmente creativa che la mia azienda l’ho chiamata SKARABOCCHI…
    e poi la vita reale …non è la tecnologia….

  10. ottovolante fucsia Says:

    …un po’ Antheus e un po’ Skara. Mezz’e mezzo. E’ vero che molto di ciò che c’era da fare è stato fatto, ma è anche vero che bisogna per forza stare al passo con il Tempo che viviamo (o almeno credo che spirito contemporaneo voglia dire questo).
    Ahimè, la vita reale è ormai tecnologia (come richiamano giustamente Dama e Giulia altrove) e questo ha molti lati negativi e pochi positivi. Tra i negativi, l’asservimento alle risorse energetiche (senza presa elettrica ormai si fa ben poco), la disoccupazione (che aumenterà con i robot), l’obesità latente e crescente. Tra i positivi ovviamente c’è tutto ciò che di necessario o superfluo si può fare con le nuove tecnologie.
    Rimane da domandarsi se la connessione al cosiddetto “mondo reale” (ma dove parte e dove arriva questo mondo? Cosa è reale? E’ reale il Pakistan ma anche la giacca da smoking a 1707 euro?) va intesa in termini puramente tecnici o di adattamento delle cose ideate alla “normalità” quotidiana. In questo caso il pret-a-porter credo supplisca alle inevitabili (ma necessarie) derive dell’Haute Couture. E nel pret-a-porter concettuale credo sia inserita anche la cultura del quotidiano. Insomma, sono convinto che quando Dolce disegnerà una linea di laptop, troverà intorno a sè uno staff servente che gli spiegherà in pochi attimi cosa occorre assicurare e cosa no a chi utilizza il pc.
    Tenderei piuttosto a rimarcare il fatto che poco, di ciò che viene firmato dagli stilisti, tra quello che normalmente può essere acquistato dai mortali sia a conoscenza degli stilisti stessi. Antheus, ma veramente credi che Armani sappia qualcosa dei suoi “normalissimi” jeans?

  11. raffaela Says:

    pensando alle torri d’avorio e quindi a dei personaggi famosi io dico che non è così semplice…
    scendere.. nasci con un dono, crescendo lo sviluppi e realizzi le tue creature, tra le persone normali di tutti i giorni sei già qualcuno.. improvvisamente la vita (perchè a volte è la vita che sceglie per te) comincia a farti conoscere ad un pubblico più vasto… capita.

    e se piaci al pubblico!!! entri in un vortice di persone ed eventi ma come si fà a distinguere? l’amicizia con la conoscenza l’amore con l’ambizione altrui costruire e a volte distruggere. vedete che questo è il percorso di tanti creativi che sono in qualche modo costretti a salir il gradino per la torre, se ci si vive bene non sò, qualcuno ci si è gettato però.

    parlo del successo che ha colpito colpisce e continuerà a colpire, non mi sento di far critiche ma solo una riflessione a riguardo, perchè se arrivi al successo (in qualsiasi campo intendo) un motivo c’è, sei bravo e tutti lo riconoscono punto.

    c’è anche chi dice ‘un nome un destino’.

    ma a parte tutto io personalmente sono fatalista, fosse per l’uomo s’era già perduto.

  12. Goy Says:

    Scusate ragazzi, ma io nn credo affatto che la moda debbe essere uno specchio del reale. Nel senso che qualora rispettasse nettamente la realtà non sarebbe più moda poichè, rispecchiando il reale, coinvolgerebbe anke tutto ciò che è contenuto nel reale, ovvero la massa informe di consumatori. Invece la moda deve distinguere, deve tracciare i limiti, deve differenziare: è un simbolo di distinzione netto e presuntuoso, perciò affascinante. Oscar Wilde dice che “moda è ciò che uno indossa senza che sia indossato da altri”- Credo che questo aforisma debba rappresentare un editto per stilisti e designer vari, poichè possiamo ben osservare che chi non lo segue (case stilistiche di poco conto, insignificanti e squallide) produce inevitabilmente capi da gregge di pecore, non segni di distinzione. Perquanto riguarda tecnologia e moda, credo che la moda sia espressione di un secolo, ed anke se presenta corsi e ricorsi storici, rapprensenta sempre e comunque ciò che ha successo, ciò che piace ma specialmente cià che affascina e contraddistingue. dunque essendo prodotti della terza rivoluzione industriale (quella di internet e compagnia bella) sembra opportuno fondere arte stilistica e passioni contemporanee, come quelle tecnologiche. Sempre senza esagerare però. Gli estremi portano sempre agli astremi.
    Au revoir. giovanni

  13. ottovolante fucsia Says:

    uè, ma l’idea di un certo Gigi nel blog Let’s start del 19 luglio scorso (il chip negli oggetti e i cartelloni pubblicitari sensibili al passaggio) mica è da buttare eh……
    Quasi quasi ne faccio una installazione d’arte….

  14. chiara Says:

    > Dai ragazzi non scherziamo, guardate che gli stilisti i soldi li fanno perchè la gente comune compra i loro vestiti! I soldoni li fanno negli accessori, nei profumi, nelle linee giovani e nel pret a porter, mica nell’alta moda! Scherzum no. La moda è vero, può dare delle direttive e costruire degli scenari, ma io non mi vesto come le modelle di Vogue, eppure un paio di capi importanti nell’armadio li ho! I buyer sono sempre molto attenti quando vanno negli show room a comprare, e di solito la campagna vendita comincia mesi prima delle sfilate…questo perchè i negozi possono avere solo pochi “pezzi” lontani dalla realtà, il resto deve essere vendibile e quando una cosa si vende bene è perchè non solo è fatta bene ma è anche utile. I team creativi delle case di moda sono zeppi di stilisti che pensano e macinano le collezioni, collezioni che si possano vendere ovunque, eccentriche quanto vuoi ma vendibili. Se gli stilisti fossero sempre nella loro torre d’avorio non guadagnerebbero un euro ecco perchè da bravi manager ci propinano linee lunghissime e si stanno differenziando…l’esempio pratico è l’orologio e il profumo! La moda è sempre e comunque schiava del commercio, se gli stilisti si ascoltassero ipod magari gli passa di più! ahahahahahaha.

    >@ ottovolante > ti posso assicurare che Mr. Armani dei suoi jeans ne sa, e ne sa di tutti i suoi dipendenti e pure delle persone che mettono piede nel suo quartier generale, non è affatto raro vederlo girare tra gli stand del suo negozio in mezzo alla gente, anzi, credo che sia un suo rito quotidiano.

  15. Giulia Says:

    @Antheus ma siete stati colpiti accidentalmente da qualche virus? Non leggo il mio commento…. e vatti a rimembrare le mie solite bischerate, con quante ne dico….. Come dice Otto - Danilo “Let’s start”….. e anche bene.

  16. giulia Says:

    Ciao, volevo segnalare un sito politicamente interessante, reteliberale.it nel sito l’utente può fare delle proposte programmatiche e ha l’opportunità di essere candidato secondo un metodo meritocratico.. è innovativo e potrebbe, a mio avviso, spezzare questa situazione politica che crea solo malcontento!

  17. Sergio M. Says:

    Caro Antheus, hai toccato un punto dolente, anzi dolentissimo. Il problema non è solo quello degli stilisti o dei “big” della moda. Loro alle spalle hanno macchine da guerra di grande portata, frotte di uomini di marketing, di esperti in web-design etc etc che sopperiscono alle loro mancanze (a volte anche giustificate e giustificabili per il loro tipo di attività). Il problema, enorme, è la carenza di informatizzazione degli imprenditori in generale e dei piccoli in particolare. Il pc è ormai un mezzo di lavoro troppo importante e così lo è la rete che sarà il mercato del futuro. Le piccole imprese, come scrissi in un post qualche giorno fa, sono in un momento di forte crisi dovuta a tre fattori : la forza dell’euro (che incide sull’export), basilea2 (che incide sul credito) e la scarsa “elasticità” nel settore commerciale (molti imprenditori sono anche direttori marketing e direttori vendite della loro azienda). La tecnologia permette di snellire le comunicazioni, di velocizzare il lavoro e di aumentare l’efficenza (certo se usata bene). L’impresa italiana va aiutata anche da questo punto di vista… e presto.

  18. Francesco Epifani Says:

    premettendo che l’idiosincrasia degli italiani nei confronti del nuovo non è nuova, ma anzi è atavica, o meglio, genetica… credo che vivere il proprio tempo sia indispensabile per proporre novità… in effetti come si fa a proporre il fututo se non si conosce il presente!!
    l’illogicità di ciò che accade è lampante se dicessimo che 30anni fa c’era qualcuno che scriveva ancora con penna e calamaio e non con la biro!!!
    si tratta di mezzi… che spesso vengono confusi con l’obiettivo… e in fondo in fondo c’è anche un pizzico di snobismo e di pigrizia!

  19. ottovolante fucsia Says:

    @chiara: ok, ho sbagliato con il solo Armani. Va bene D&G?

    @Sergio M: giusto

  20. samuelrusso Says:

    No no grazie, la moda più distaccata è dal mondo reale, e meglio è, ci deve far sognare, ribaltare la nostra visione…
    Non sono d’accordo con il post!!

  21. ivanoz Says:

    non si puo’ vivere senza vaso in tessuto e candelabro in carbonio….eh si? ciao ivanoz

  22. Skarabocchi Patrizia Says:

    …e non si può vivere senza gli skarabocchi di Patrizia…..non appena è pronto il mio sito…vi aspetto tutti a visitarlo…magari Anthe…vi posso lasciare qualche catalogo ….se vuoi passo dal vs. office …contattatemi va…ciauzzzzzzzzzzzzzzzz

  23. dama Says:

    Mah non sapranno usare la tecnologia e saranno fuori dalla realtà tecnologica ma alla fine un pò tutti andiamo a comprare le loro cose come tante pecore!

    Scusate ma a me la moda nel suo lato deleterio dà l’orticaria! Si creano abiti che sono mere eccentricità da passerella (e magari sono anche brutti), fosse per gli stilisti dovremmo rifarci l’intero guardaroba almeno due volte l’anno, noi donne dovremmo essere delle grucce appendiabiti per portare la maggior parte dei loro abiti (premetto che sono una 40/42 per 1.65cm e credo proprio che sarei considerata una grassona dagli addetti ai lavori) e quando sento le interviste a modelle e stilisti (non Armani, ma altri sì) mi verrebbe voglia di prenderli a schiaffi, talmente sono superficiali e attaccati a beni materiali che in realtà valgono poco. La Wintour (lo so che è un’amica di Lapo) mi dà sui nervi, sembra il padreterno anzi la madreterna!

  24. gabriele Says:

    Antheus,
    che ci sia distnaza tra il mondo della moda e la realtà è evidente. Non è di molti anni fa una sfilata, non ricordo lo stilista, in cui i modelli erano in giacca e cravatta e sotto erano in gonna. Mi sono figuarato mio padre andare in ufficio conciato in quel modo. Ora indossano pitoni, io in ufficio non ci vado più in giacca e cravatta, ma non indosso certi abiti o accessori. La moda deve far sognare, ma deve essre anche aderente alla realtà e quindi noi uomini dobbiamo vestirci da uomini.
    Mi fa ridere pensare all’alta moda maschile e non stento a credere a certe cose, ma la cosa grave sta proprio nel fatto che gli stilisti vivono in una realtà parallela.

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