Del come nasce un progetto

(di Antheus)

Dopo aver divagato per alcuni post su temi di attualità, torniamo un po’ a parlare di noi. Ci tenevo infatti a farvi sapere come lavora Italia Independent: vorrei tentare di spiegarvi le fasi di un processo che, per certi versi, è più vicino ad un progetto d’arte contemporanea che a quello puramente industriale. Prima di tutto c’è l’idea, la folgorazione, che può arrivare improvvisa, non programmata. Pum! Di solito arriva da Lapo, ma anche da voi (prestissimo avrete le prime risposte de La libertà delle idee, scusate il ritardo). Foto, schizzi di disegni fatti male, collage e patchwork che nemmeno nelle scuole elementari, video fatti con il telefonino, pezzi di materie prime e semilavorati e tante tante parole per trasferire un concetto al paziente Renato Montagner, il designer di I-I, e al gruppo multiculturale del suo studio di design Changed. A loro va l’arduo compito di concretizzare il tutto in una bozza di prototipo.

In parellelo c’è la ricerca dei fornitori: questa forse è la fase più complicata e qui diventiamo improvvisamente serissimi e compiti , perché sono molti i requisiti a cui vogliamo far fede. I migliori materiali, piccole imprese o artigiani che eccellono nel loro campo, ma che hanno voglia di mettersi in gioco e mixare le loro competenze in settori a loro estranei creando un sistema virtuoso di collaborazioni (un artigiano che realizzava scarpe waterproof, adesso è il nostro partner per la produzione dei vasi, oppure i ragazzi che nella spiaggia di Jesolo producono kitesurf oggi realizzano i candelabri impregnati in carbonio). Come recita il claim dello studio di Renato “Changed is Good”.

Ah, ovviamente tutto all’interno dei confini italici.

Ed è qui, viaggiando su e giù per l’Italia, che si incontrano facce, esperienze, storie fantastiche. E aneddoti da raccontare. E speranze da coltivare, perché, nonostante tutto, esiste un’Italia che funziona, che si sbatte, “che sa fare”, che produce eccellenza e “cose belle”.

Adesso mi fermo qui, ma riprenderemo il discorso. Questo cappello serviva a dire che a fine mese presenteremo nuovi progetti, diretta emanazione di quelli presentati in passato.

136 Responses to “Del come nasce un progetto”

  1. Eleonora Says:

    Questo metodo di lavoro è segno di grande affiatamento nel gruppo, purtroppo non in tutti gli ambienti lavorativi è possibile creare un rapporto così …..ed è un peccato.
    @ANHEUS: è troppo tardi per mandare qualche “idea” lì da voi in II?
    Ciao
    Ele

  2. Antheus Says:

    Eleonora, manda pure.

  3. Kissakì Says:

    Aspetto di vedere le idee….sono molto curioso…è strano che un’azienda si metta ad ascoltare realmente il suo pubblico come fate voi in realtà è più strano sapere che gran parte delle aziende non lo fanno…mettere a disposizione il vostro tempo per dare opportunità alle persone non è da tutti è sintomo più che di voler cambiare il mercato di essere indipendenti da esso…e questo di certo vi fa onore…

  4. Alix Says:

    Quando si dice la catena del valore vero Antheus? Cercare degli intermediari, dei fornitori, dei collaboratori dell’azienda che possano lavorare secondo dei dettami ben condivisi da tutti gli attori coinvolti e creare così maggior valore al cliente finale, il famoso valore aggiunto. Ciascuno passaggio da te descritto dovrebbe muoversi in questo senso, maggior valore percepito dal cliente; la somma delle singole azioni produce un valore maggiore che rimanda al concetto di sinergia, l’1 + 1 che fa 3. Beh, sono una persona che osserva molto e dando un po’ un’occhiata agli acquisti fatti recentemente da parenti, amici, conoscenti ma anche persone incontrate per caso, mi è sembrato di percepire una maggiore attenzione nei confronti della manifattura dei prodotti, del loro assemblaggio, della loro produzione. Ovvero si va sempre più a controllare se sulle etichette c’è la famosa scritta “made in Italy”. Alcune aziende hanno già capito che questo è un vantaggio di fronte al cliente finale, ( un noto stilista italiano, di adozione francese, sulle etichette dei suoi vestiti recentemente scrive “fabbricato in Italia” ); altri hanno deciso di arginare ancora la questione ( e qui cito un altrettanto famoso stilista italiano sulle cui etichette, almeno su alcune, è stata tolta qualsiasi informazione sul luogo di fabbricazione). Quindi spero che in questo senso, una giovane azienda come I-I faccia da apripista e riesca ad imporre questa nuova “attenzione alla filiera del prodotto italiano”, della quale fin troppi parlano ma con poche applicazioni concrete.
    Un bacio

  5. Danilo Verticelli Says:

    …il vero problema è sapere…dove sono fabbricate le etichette
    :-))

  6. Alix Says:

    hai ragione Danilo!!!!! :-D

  7. Giulia Says:

    Si é giusto sapere dove sono fabbricate le etichette, per buona etica di mercato. Ma la cosa che mi colpisce di piu é che dopo aver affrontato un tema posto da Lapo, sull’arretratezza del sitema Italia, mi pare che certi meccanismi non siano sempre in linea con questo filone. Abbiamo, o meglio, avete riportato degli esempi che dimostrano la superiorità del Made in Italy.
    Forse la maggiore attenzione negli acquisti di cui parla Alix credo sia dovuta dal fatto che il mercato propone una infinità di prodotti pressocché uguali e di scarsa manifattura, spesso proveniente dall’est asiatico. aggiungeei anche che ci siamo impoveriti un po tutti quanti, economicamente parlando, quindi nel momento in cui si decide di acqustare un prodotto si tende a non fare numero nella quantità e di cercare un unico pezzo originale e di qualità, che possa contraddistinguerci dalla massa. In questo I - I si é saputa muovere bene, come lo hanno saputo fare molte altre aziende nostrane che non necessariamente sono dei colossi industriali. Un esempio é pineider.
    Aspetto con forte curiosità le prossime ideazioni di I - I.

  8. Danilo Verticelli Says:

    … ma io scherzavooo
    ;-D

  9. andrea squinobal Says:

    siamo trepidamente in attesa!

  10. chiara Says:

    no ragzzi guardate quessto sito….incredibile!!

    http://www.crookedtongues.com

    vi avviso, è semi fuori tema.

  11. luigi f. Says:

    tutto questo è affascinante, è inutile negarlo!

  12. Sergio M. Says:

    Ritorno ora da Roma dove si è tenuto “Scrigno dei Tesori d’Italia” che ha mostrato, ancora una volta, l’eccellenza del fatto in Italia e l’abilità dei nostri grandi artigiani. Purtroppo molte piccole aziende d’eccellenza stanno soffrendo per la situazione del mercato estero (euro troppo forte) e per la stretta delle banche (dopo l’entrata in vigore di Basilea2) e rischiano di chiudere i battenti con conseguente perdita di un enorme patrimonio per l’Italia. Che fare? Perchè non pensare alla creazione di un “fondo” che si occupi di ristrutturare queste aziende finanziariamente ma anche di fornirgli idee nuove, nuovi orizzonti di mercato e, soprattutto, una rete relazionale efficace che le metta in contatto tra di loro e con il mercato interno ed estero? Sarebbe un primo passo di grande interesse e che porterebbe a salvaguardare una delle cose più preziose che abbiamo nel nostro Paese : la vera cultura artigiana.

  13. chiara Says:

    OMG!! ho visto una foto di lapo con un cappello fedora fucsia (fuchis) con nastro verde acido…lo vogliooooooooooooooooooooooooooooooooooooo! dove l’ha preso, dove l’ha preso, dove l’ha preso?

  14. Danilo Verticelli Says:

    no no cara, il fuchis compete solo a me!!!!!!!!!!!!!!!!!
    Comunque se vai a San Lorenzo a Firenze (al mercatino) ne trovi una buona imitation……

  15. Danilo Verticelli Says:

    p.s.:mie ultime fotocolor sul link sopra… eheheh

  16. Giulia Says:

    Oh Danilo, i’che tu sei toscano pure te?
    ‘E te le do io ‘i pane a fette’ ora…….

  17. chiara Says:

    > Danilo. Eh magari! dalle mie parti dovrò provare al mercatino di Senigallia sui Navigli!
    Giusto per aggiornarti, questa settimana l’ho conclusa senza strishit…mi sa che mi funzioni come le Iene: Danilo porta bene!

  18. Danilo Verticelli Says:

    beh, se porto bene, comprate le mie opere… eheheh
    Basta, personalizzare i blog!!!
    Grazie di tutto cmq

  19. vick Says:

    ciao chiara, non sapevo fossi anche tu a Milano.Mi sei venuta in mente l’altro giorno a Venezia ,c’è un hotel in piazza Roma che si chiama Hotel Santa Chiara. a me poi il nome chiara piace perchè sono stata chiamata cosi’ il primo giorno che sono nata:11 agosto.
    Mi dispiace scrivere in questo blog solo il sabato ma ultimamente sono sempre in giro e posso collegare raramente il mio portatile

  20. Paolo Convertito Blasio Says:

    ragazzi cecchini ci ha riprovato..quattro modelle con il corpo dipinto sulla falsariga dei quadri di Giacomo Balla per protestare contro la tramvia a Firenze. l’iniziativa, presentata al Caffè delle Giubbe Rosse nel capoluogo toscano, è dell’artista futurista Graziano Cecchini, che nei mesi scorsi fece parlare di sé per aver tinto di rosso la Fontana di Trevi. Presente anche l’assessore alla Cultura milanese Vittorio Sgarbi….fonte: corrieredellasera…

  21. Giulia Says:

    A me sono piaciute molto di piu le dichiarazioni di Vittorio Sgarbi, rispetto all’ennesima ostentazione di basso fondo del Cecchini. Riporto qui degli stralci del Vittorio Sgarbi pensiero, riprese dall’ansa: “Se Domenici fosse sindaco di Venezia asfalterebbe anche il Canal Grande”.

    “Avete il più brutto palazzo di Giustizia del mondo, anche se questo non è colpa di Domenici - va bombardato e se qualcuno facesse questo atto bisognerebbe farlo santo, naturalmente quando non c’é nessuno intorno”.

    Poi se l’é presa con il progetto per l’uscita degli Uffizi dell’architetto giapponese Isozaki, progetto che lui aveva bocciato quando era sottosegretario, e contro il parcheggio realizzato nei pressi della fortezza da Basso. Quella di Domenici è un’idea sbagliata di città”.

    Parlando invece della performance di Cecchini lo ha definito “un manierista del futurismo”, anche se si è detto “perplesso” nel chiamare questa ‘arte’ perché “l’arte è qualcosa che cambia la natura delle cose, qui tra 20 minuti tutto torna come prima, come alla Fontana di Trevi”.

    Parole sacrosante quelle che Sgarbi ha rilasciato ai giornalisti. Quella del Cecchini non é avanguardia, ne una arte che possa realmente modificare lo stato delle cose. E’ a mio avviso un ricalcare rozzolanamente le glorie di una corrente artistica facendone una propaganda pubblicitaria a propio vantaggio, un far parlare di se….. Lo stesso Sgarbi, agli inizi della sua carriera televisiva, era tuttosommato una sorta di futurista del piccolo schermo. Anche lui fu sommerso da querele e denuncie, e tutto questo gli portò alla fine solo un beneficio di immagine.

    Le Giubbe Rosse oramai vive solo di ricordi di una era gloriosa. Dentro al Locale ormai troverete uno degli storici gestori vestito pressoché sempre allo stesso modo: camicia bianca, bretelle, gravatta o papillon. Le pareti sono decorate da molteplici schizzi a matita lasciati dagli artisti, foto e stralci di giornali ingialliti rievocanti lo splendore del locale. Tra i tavolino troverete una clientela brulicante e rozza di turisti provenienti dalle piu disparate parti del mondo, che per un pranzo al tavolo (menù turistico che non ha niente a che vedere con la buonissima cucina toscana) pagano l’ira di Dio.

    Sulla Fortezza da Basso, di cui parla Sgarbi, vi segnalo che durante i lavori del parcheggio che si trova sul retro dell’ingresso princiale erano stati interrotti i lavori. Il progetto iniziale prevedeva che il parcheggio fosse sotterraneo e improvvisamente ci si trovò con dei blocchi di cemento che comprivano la visuale delle mura medicee. Lavori bloccati per svariati mesi e infinite polemiche del caso….. A buon intenditore poche parole. Ho abitato a Firenze per 10 anni (durante i qui ciati lavori ero in un appartamento davanti alla fortezza) e l’urbanistica nel capoluogo toscano é uno scempio. Avrei altri esempi, come il cavalcavia adiacente la Fortezza da Basso e la Stazione di S.M.N., creato teoricamente per smantellare il traffico. In realtà il traffico che proviene dal V.le Fratelli Rossetti e si prolunga in quella sottospece di rotatoria, é rimasto invariato ovvero paralizzante.

    A voi le riflessioni del caso

  22. andrea squinobal Says:

    scusa voglio sottolineare una cosa ovvia e risaputa: ma che grandezza ha internet: si parla di qualcosa e subito si incontra qualcuno preso in causa dall’argomento, pronto a spiegare dei particolari interessanti….NA figata!

  23. chiara Says:

    >@ ciao vick! Grazie per avermi pensato!! un abbraccio.

  24. Raffaele Says:

    son d’accordo con lapo, noto anch’io che le aziende cominciano a preoccuparsi di proporre e produrre prodotti con meno impatto ambientale, e credo che sia un bene.
    ma io vivo un altro conflitto, mi occupo maggiormente di design orafo e mi piace molto……… se non per qualche aspetto, credo di essere al primo gradino della produzione di un gioiello, e quello che disegno e progetto verra realizzato in oro, e diamanti! perche questi due materiali possano essere estratti e raffinati si accetta di devastare ed inquinare i luoghi dove queste materie vengono estratte, si accetta di sfruttare le popolazioni indigene a regimi di manodopere che rasentano la schiavitu. come dovrebe porsi un designer come potrei essere io difronte a tutto questo, sopratutto se i gioielli che contribuisco a produrre sono indirizzati ad un mercato per pochi ricchi, straricchi, che probabilmente per arricchirsi hanno anch’essi contribuito a devastare l’ambiente, e sfruttare lavoratori ai limiti della decenza.
    Vi prego di non prendere questa mia riflessione come assoluta, so bene che ci sono aziende (soprattutto oggi) molto attente alle problematiche ambientali e che rispettano in todo i diritti dei lavoratori, ma fino a pochi anni fa quando l’ecologia non era di moda avvenniva di tutto in virtu del profitto, profitto di pochi, quei pochi che possono permettersi oro e diamanti per pavoneggiare il loro potere.

    ……..da un designer in cerca di etica……….

  25. Danilo Verticelli Says:

    …allora, abitando a Livorno, conosco abbastanza le tematiche Dominicane e fiorentine.
    Per dirla subito e breve: oggi là ci passano centinaia di bus, auto, moto, ecc, ecc. Quindi, o si chiude completamente al traffico la piazza, come avrebbero dovuto fare da anni, o il problema tecnico non sussiste.
    E’ solo un problema politico e stanno cercando di far cadere Domenici almeno su questa cosa, visto che in Toscana la sinistra non cade mai su nulla (pur dovendo molte volte, ma si sa….).

    Da artista dico che Cecchini è un opportunista, probabilmente nullafacente e multitenente, che in questa società dell’effimero e dell’immagine non fa altro che ricalcare lo schema dei reality inscenando performance spettacolistiche laddove maggiore potrebbe essere il ritorno in termini di immagine. Un’opera d’arte necessita di identità tra significato e significante. Altrimenti è altro, ma non arte. Nel caso della performance occorre anche che vi sia identità con il luogo in cui si compie. Sarebbe, ad esempio, inimmaginabile separare le plastiche colorate di Christo e Jeanne Claude dai luoghi in cui venivano collocate. L’impacchettamento era simbolo della “consumisticazione” del territorio e quindi dell’uomo. Quindi gesto artistico e luogo. Non genius loci ma “idea loci”. Cecchini invece compie gesti (con la “i”) artistizzanti, di richiamo, solo e perchè appunto richiamano. Poi, arrivata la folla belante, si mette a parlare di altro; con un’assoluta sconnessione tra il gesto (Futurismo? pallette colorate? Colorante?) e il significato del gesto, che è quello di parlare di cose che secondo lui non vanno bene. Una sorta di speaker’s corner di Londra (se c’è sempre). Non entro quindi nel merito di queste ultime (su cui in parte concordo) ma sul fatto che egli si definisca artista. Di questo passo qualunque manifestazione più o meno colorata diventa arte. Gli scioperanti con le bandiere rosse sono artisti quindi, perchè sono colorati, richiamano folla e poi spiegano perchè lo fanno.
    C’è da dire che l’uso del colore è simpatico.
    Ma c’è una cosa che a Cecchini non potrei mai perdonare: quella di aver tinto la Fontana di Trevi di rosso e non di fucsia. Questo gesto imperdonabile me lo metterà contro in qualsiasi momento……..

  26. Giulia Says:

    Scusami Danilo se ti tiro nuovamente in ballo. Non ce l’ho con te, é che spesso e volentieri tiri in ballo argomenti che condivido con il tuo pensiero o che conosco direttamente. Son toscana pure io quindi comprendo quanto te. Non direi che é da “Oggi là ci passano motorini, autobus…..”, qualche anno fa abitavo propio davanti alla fortezza ed il concetto era pari pari a quello attuale. Nelle ore di punta, quando mi ritrovavo a studiare (fortunatamente accadeva di rado perche ero sempre al lavoro) era un incubo… Sirene, motorini, bus….. di tutto e di piu. Aprire la finestra di camera era un tentato suicidio. Un pacchetto di malboro nuoce meno alla salute, in proporzione. A mio avviso Domenici qualche responsabilità le avrà; insoma é sindaco o no, qualche ordinanza le firmarà anche lui o pincopallino? Dai suvvia eh…… non facciamo demagogia. Da donna di sinistra a questo giro devo criticare in parte il mandato del Leonardo. Ammettiamo che Firenze ha grossi problemi di viabilità e che le dichiarazioni di Sgarbi hanno un fondo di verità. Sgarbi sarà pure un berlusconiano per convenienza e tirerà acqua al suo mulino, però in 10 anni di vita a Firenze quanto ho visto cambiare in negativo questa città ( sotto la giunta Domenici)! Traffico da metropoli, inquinamento, continui lavori in corso spesso inutili, un centro storico non sporco di piu (in estate se passeggiate tra le viuzze del centro non é che ci siano delle esalazioni di odori propio caruccie), microcriminalità. Ho visto vertiginosamente calare in negativo questa città che ho nel cuore.

    Sul Cecchini ti do ragione in toto, tranne che sull’uso del colore. Dal momento che un nulla facente mascherato da artista, perche esaltarne l’uso del colore nel momento in cui ha rischiato di rovinare la Fontana di Trevi, uno dei monumenti piu belli che abbiamo. Chi ama l’arte dovrebbe avere un rispetto infinito nei confronti di chi é venuto prima di noi ed ha lasciato alle generazioni a venire il simbolo di una cultura. L’amore per l’arte e la genialità di chi, senza tecnologia, riusciva ad esprimere quell’esprit…. Io sono estremamente severa di fronte a certe questioni, forse perche credo troppo nel rispetto di cio che ci appartiene.

  27. Danilo Verticelli Says:

    …la Fontana di Trevi non è uno dei monumenti più belli che abbiamo. E’ squallidamente retorica e scogliosa, roba da diga foranea…. vuoi mettere con San Carlino alle quattro fontane o la semplice elementarietà delle quinte dei Burrò di Sant Ignazio? E tra le fontane quelle mirabili della piazza Navona o le due eleganti di piazza Farnese? Comunque non si è rovinata. Almeno in questo Cecchini si è dimostrato professionista. Ha ben scelto un pigmento che non attaccasse. Solo che poteva farlo in fucsia. E qui casca l’asino…..
    :-)
    Firenze? Hai ragione tu. Non voglio rammentare come la Fallaci nominò i due di Firenze, Domenici e Martini. Non oso. Questo è il risultato delle politiche demagogiche ed asservite. Altro che competitività, questo è vero e proprio Made in Italy (Tuscany) con etichetta DOCG.
    Cmq sul Duomo devo ripetermi. Appurato e constatato che oggi ci passano centinaia di bus ecc, e non dico che sia cosa buona e giusta, il problema tecnico non sussiste. Quindi o si chiude al traffico o le vibrazioni ed il caos, come dici tu, già ci sono. Poi bisognerebbe domandarsi a Firenze che bisogno c’è di arrivare in Piazza Duomo con la metro visto che in venti minuti si fa da Ponte Vecchio ai viali a piedi. boh. Misteri della comunicazione politica e misteri della pigrizia italica….
    ma tutto questo che c’entra poi col blog di Antheus?

  28. Giulia Says:

    Hai ragione, la Fontana di Trevi non sarà l’opera piu bella che abbiamo. E’ un simbolo, come la Gioconda però rimane sempre un nostro patrimonio culturale e come tale va rispettato tutto qua. La Fallaci non sempre l’ho condivisa, ma su molto aveva le sue ragioni. Per il resto concordo con te: Firenze é una piccola creatura urbana, nente a che vedere con il concetto di metropoli. Solo il solitocontrosenso italiano per far mangiare soldi a chissachì…. Comunque si é deviato dall’argomento anche in Energie Alternative, o mi sbaglio? Il bello di un blog credo sia anche questo…. Antheus saprà benissimo quando intervenire…. se si dovese andare troppo oltre…..

  29. Antheus Says:

    Tranquilli ragazzi. Non siamo a scuola dove la prof si incazza se si va fuori tema. Qui si lanciano degli spunti, voi siete la corrente. Continuate così. Andate bene!

  30. Danilo Verticelli Says:

    beh, le metropolitane vanno a energia no? E i pedoni consumano energia, no? Altre forme di energie alternative possono essere la nutella, la marmellata, il miele, il caffè. Basta assumerle e poi vedi come vai bene a piedi. Ma perchè quando vado in giro per le metropoli mi faccio anche dieci chilometri a piedi al giorno e chi ci vive invece necessita del mezzo meccanico? Non parlo dei pendolari (che secondo il mio modo di vedere non dovrebbero esistere, basterebbe delocalizzare le attività) ma degli studenti, di chi circola in città…. A roma in venti minuti fai da Termini a Largo Argentina e ti vedi anche un po’ di città. Pensi di far prima tra aspettare il bus, il traffico ecc?
    Riscoprire i piedi e le scarpe sarebbe una bella forma di risparmiare energia…..

    Riguardo Firenze, ormai l’abbiamo stracciata a più non posso, smetterei di infierire…. sigh

    p.s.: La Gioconda è una schifezza

  31. ivanoz Says:

    @danilo verticelli : quanti soldi vuoi per la jaguar xjs?…..e’ l’unica opera d’arte che hai? ciao ivanoz

  32. Danilo Verticelli Says:

    eheheh la considerazione che è l’unica opera d’arte è un’affermazione o una domanda?
    nel primo caso il prezzo non te lo dico,
    nel secondo, se mi scrivi sulla mail privata……
    :-)

  33. dama Says:

    Non sono fiorentina però ho visitato sia Firenze che Roma, secondo me per muoversi in centro è meglio andare a piedi o usare la metro.

    p.s. La Gioconda non piace a molti di quelli che l’hanno vista(io non l’ho mai vista), però in compenso la Vergine delle Rocce che ho ammirato alla National Gallery è strepitosa!

  34. Danilo Verticelli Says:

    Io ho quasi toccato a Berlino lo “studio per una Crocifissione”, trittico di Francis Bacon….
    Altro che Vergine delle Rocce….. e poi mi sono immerso in una sala piena di opere di Vedova…altro che Gioconda…

    L’Arte è potenza, violenza, passione, concetto, ricerca…..

    Così come la fotografia e quindi la pubblicità….

    Caravaggio dipingeva i piedi sporchi mentre Leonardo li puliva alla Madonna…

    meglio andare a piedi…quando li avremo gonfi potremo sperare di incontare un Caravaggio che ci scelga per l’eternità, mentre un Leonardo ritrarrebbe solo la Bellucci…….
    :-)

  35. ivanoz Says:

    @danilo verticelli: il tuo sapere e’ tanto, ma sei troppo pieno di te per capire il senso delle mie domande. chiudi gli occhi ,pensa…….e le risposte da sole in un attimo giugeranno a te.ciao ivanoz

  36. Eleonora Says:

    @DANILO: spero di aver interpretato male le tue parole. Quello ce dici su Leonardo, Caravaggio, sulla fontana di Trevi può essere condivisibile ma è soggettivo. Quello che piace a te può non piacere ad altri e viceversa.
    ps: spero di aver nuovamente capito male, parli di energie alternative, dell’uso dei “piedi ” per girare in città, quasi contrario agli indispensabili mezzi pubblici (abito a Roma e mi devi proprio spiegare come si arriva dall’Eur a Termini a piedi, Roma è decisamente grande, molto più grande di molte altre città italiane e non tutti abitano nel centro storico), e leggo “jaguar”?!
    Ele

  37. Danilo Verticelli Says:

    @ivanoz, il mio poco sapere mi impedisce di capire veramente a cosa ti riferisci, se puoi esprimere chiaramente il pensiero sarò felice di leggerti. Se intendi dire che le mie cose non costituiscono arte, sei liberissimo di dirlo, per amor del cielo.
    :-)
    Ho altrettante dimostrazioni, anche su questo sito del contrario. Sennò, pur chiudendo gli occhi non ci arrivo, ivanoz perdonami ma è uno dei miei limiti…. E non voglio pensare che ti faccia impressione la parola jaguar….. eheheh

    @Eleonora: che c’è? Ho toccato gli intoccabili? Non si può parlare di Leonardo? Della Fontana di Trevi? Perchè, sono emanazioni divine? Certo che sono opinioni personali, scrivo io. E scrivo a nome mio, come sempre no? Come te e gli altri….
    Si, per andare da EUR a Termini c’è la Metro, o il bus, o la bici (in salita però) o il motorino. L’auto no. Il problema, chiudendo un po’ gli occhi, investiva però la filosofia delle città ed appunto il fatto che i centri storici non sono più abitati ma “ufficizzati” e la popolazione è stata espulsa dai centri… Il problema sono le metropoli (e cmq le metropolitane non inquinano). Se dall’EUR a Termini ovviamente (come da Ostia o da Bracciano) non ci si può arrivare a piedi, certamente da Ostiense si, anche se ci sono buoni bus e buone linee metropolitane o di ferrovia. Si parlava di metro e quindi della necessità o meno di avvicinarla sempre più al centro. Suggerivo di tenerla un po’ discosta dal centro e di camminare di più.
    Poi i miei interventi sono sempre metaforici e provocatori. Prendeteli per quello che possono dare no?
    :-)
    Ultima cosa: jaguar. Embè? C’è chi c’ha la Panda e chi c’ha la jaguar, con la differenza che la mia vale meno della Panda perchè sono amante (e amatore) delle belle cose e quel modello mi piace per come è e non perchè è jaguar. Poi, se certe cose l’ha fatte la jaguar e non la Renault non ci posso fare niente. Si, è una coupè xjs del 1992 (!!!) quindi ha 16 anni e tra quattro mi passa auto storica. La uso tre volte l’anno. (dico tre) Mentre il resto dell’anno vado in giro a piedi principalmente o mi sposto fuori città in Berlingo (cattato perchè ci vanno i quadri). E mi pregio di non pagare il bollo da due anni perchè lo ritengo un furto autorizzato visto che come proprietà i soldi ce li ho messi io non lo Stato, e come uso praticamente è ferma (ecco perchè è quasi nuova). Costo di acquisto rapportato all’Euro 19.000. Praticamente il costo di un’auto proletaria. Problemi ulteriori?

    Cmq visto che il blog si sta “personalizzando” su di me (ne sono lusingato ma occupiamo spazi pubblici) mi eclisserò per un po’ così la discussione si rialzerà quello che basta, dai. Antheus è ben in grado di ridirigere le discussioni su temi che non riguardino specificatamente me….
    :-D

  38. Danilo Verticelli Says:

    p.s.: quel costo l’ho pagato nel 1998. Oggi vale la metà.

  39. Giulia Says:

    Oh DANILO che ti é successo nel ‘98: ti é arrivata una bolletta dell’Enel troppo cara? Insomma, insomma……. questa energia noto che sa assumere molteplici sfaccettature. Città medio piccole (lasciando stare Firenze, non si a mai…..), che sono tra l’altro in stragrande maggioranza sulle metropoli in Italia, andrebbero predisposte maggiormente in aree pedonali e piste ciclabili. Su aree pedonali forse qualche passo in avanti (leggermente) é stato fatto, trasformando il traffico a zona linitata ai mezzi di trasporto privati con tanto di telecamere e multe salate verso chi non ha un permesso. Piste ciclabili, credo ancora molto assenti. In Toscana, dove le città hanno notiriamente distanze ridotte, la riscoperta della bici (quella elettrica per gli scansa fatiche, per centri storici come Siena ed Arezzo caratterizzati da fitte salitine) sarebbe una bella cosa in quanto a risparmio energetico. Soprattutto aria piu pulita.
    Che le metropoli italiane, che contano sulle dita, inquinino meno ho qualche perplessità. Andare sul grande raccordo anulare di Roma o in Tangenziale a Milano a finestrini aperti non mi sembra una bella botta di salute. Per non parlare dell’inquinamennto causato non solo da macchine e aziende, ma anche quello acustico e dall’illuminazione artificiale. Insomma le varianti sono molte.
    Personalmente non amo la Giocondae l’opera artistica Leonardiana in genere. L’unca é forse la Dama con l’ermellino. Degustibus….. Signorelli, Brunelleschi e Vasari sono stati piu geniali pittoricamente parlando. Il genio di Leonardo é da ritenersi tale sotto diversa forma: scientifica.

  40. Eleonora Says:

    @DANILO: non volevo offendere nessuno quindi scusa se ti ho offeso o disturbato. Niente da dire sulla jaguar, che sia del 92′ o meno non importa, ognuno ha le sue passioni, e poi dato che nessuno ci regala niente siamo liberi di spendere i nostri soldi come vogliamo. Niente da dire sul tuo pensiero a riguardo di Leonardo , Michelangelo…. solo (io evito) che lo stabilire chi è meglio o peggio, chi è + bello e passionale o chi lo è - non la trovo una cosa “giusta”, trovo che tutto va contestualizzato.
    Il discorso sull’avvicinare la metro ai centri storici è molto delicato. Roma in particolare è tutta un problema, quando si scava per ampliare il tracciato metropolitano si trova sempre qualcosa, e purtroppo il più delle volte lo stato interrompe i lavori ma non apre un “cantiere archeologico”, il tutto si risolve interrando i reperti. Così facendo noi rimaniamo senza mezzi pubblici, e nessuno si interessa più del possibile patrimonio artistico da mettere in luce. I mezzi sopra terra sono pochi e col traffico sono per di più lentissimi. Si camminare aiuta, ma non per i tratti lunghi delle grandi città, e soprattutto non per tutte quelle persone che attaccano a lavoro alle 8:30 e staccano alle 18:00 (se va bene).
    ps:forse il blog si sta “personalizzando su di te” perchè tocchi temi interessanti! meglio essere anche solo contestati che ignorati!

  41. Eleonora Says:

    scusate per il pessimo italiano

  42. ivanoz Says:

    @danilo verticelli: sei un po’ permalosetto, datti una calmatina…….dai siamo tra amici.la jaguar mi interessa, ci sentiamo domani.ciao ivanoz

  43. Danilo Verticelli Says:

    per tutti: sono le metropolitane che non inquinano, non le metropoli :-) eheheh, le sviste….

    Suggerimenti tutti utili per una vivibilità migliore. Ce ne sarebbero altrettanti.

    Solo una chiosa artistica. E’ vero che tutto va contestualizzato, ci mancherebbe.
    Ma dal momento che giornalmente si DEcontestualizza l’Arte Classica riproponendola ai giorni d’oggi in virtù di una graduatoria esemplare nei confronti di una invece vituperata arte contemporanea, anche nel campo della moda, mi permetto di sentirmi autorizzato a fare confronti e paragoni, tecnici ovviamente. Leonardo sbagliò clamorosamente l’affresco della Cena, come tecnica. Michelangelo ha sbagliato clamorosamente le dimensioni della testa del David (e del pene, poverino) forse pensando che guardando dal basso in alto la prospettiva avrebbe compensato…ma non è così e David rimane ipodotato di uccello e iperdotato di crapone…. Insomma, ci dice più un Cristo Morto del Mantegna (con la prospettiva sbagliata perchè i piedi sono più piccoli della testa nonostante siano vicinissimi all’osservatore) o la splendida Decollazione del Battista del Caravaggio? E ci dice più (in termini culturali ed emotivi) un’opera di Rauschenberg o la Giocondina di Leonardo? leMona Lisas di Warhol o quella vera? Cose diverse certo, ma l’Arte è una, e occorre entrarvi in tutte le sue sfaccettature. Siamo nel 2008: occorre rendersi conto che ombre e visi non bastano più alla complessità dell’Arte. Ovviamente è un mio (ma non solo) pensiero e lo firmo come sempre. Qui ho un volto, una storia e un numero di telefono anche….
    Ecco perchè contesto il riferimento a Magritte nella foto sopra: perchè esiste un mondo di cose nel mezzo, di cui un’azienda all’avanguardia non può tenere conto. Ma se lo spirito è “classicheggiare”, allora anche questo è il motivo perchè in questa nazione continuiamo ad essere indietro in tutto. Paura. Semplice paura del nuovo.
    Al Louvre, per arrivare allo stanzone dove ora c’è la Gioconda, si passa davanti alle opere di Arcimboldo…. Bene, sono più tecniche, artistiche, futuribili, dinamiche le opere di costui o la statica espressione ebete di Lisa Gherardini? Eppure la gente si precipita nella sala della Gioconda, ammaliata dalla leggenda e da un qualcosa che non sa neppure. Voglio dire che alla fine l’Arte si appiattisce e, pur rispettando luoghi, cronologie, stili, storia, quando oggi ci viene richiesto di preferire un’opera d’arte, NON in senso tecnico o storico, ma tout court, come a volte si fanno le classifiche dei best di tutti i tempi (come se dovessimo sceglierla per appendercela al muro), ecco, allora credo che occorra riscoprire la capacità di essere contemporanei. Una cosa è il rispetto, un’altra è l’effettiva capacità di dare qualcosa, tipica di un’opera d’arte.

    Jaguar: non sono permaloso, davvero. Ho messo delle faccine sorridenti per dimostrare il mio stato d’animo, solo che sia ivanoz che eleonora l’hanno tirata in ballo senza che io capissi veramente il succo del discorso e quindi le ho dette tutte provando ad interpretare. In fondo che c’entra la mia vecchia jaguar con l’arte o con l’energia?
    Mi limito a rispondere. Mica faccio qualcosa di male. eheheh :-D

    @ivanoz: ti voglio bene. Soprattutto se mi catti la jaguar (eheheh). Ma la prossima volta sii più chiaro perchè ancora ora, nonostante tenga gli occhi chiusi da un’ora, e nonostante che io sappia tante cose e sia intellettualmente superiore a tutti voi, ancora non capisco cosa mi volessi dire….
    Qualcuno ha capito più di me o sono il solo scemo qui dentro? Vi prego aiutatemi……
    :-D

  44. Giulia Says:

    Elogio al commento di Eleonora. Sei stata perfetta, ma non mi riferisco all’attacco di Danilo. Sul problema romano hai perfettamente ragione. Le distaze sono talmente enormi che fare una passeggiata di un’ora se devi entrare in ufficio all’ora x (magari prima devi pure portare il figlioletto a scuola), o piu semplicemente per una persona ansiana che non ha propio le stesse energie fisiche di un trentenne e un effettivo disagio dei mezzi pubblici romani per i motivi ben descritti da te, eeeeh…. bella bestia. Dico fortunatamente, abito in una regione dove degli effettivi problemi si trovano forse solo a Firenze, ma non sono della stessa portata di Roma ad eccezion fatta per il ritrovamento di ruderi che va di pari passo con il resto del territorio. Anni fa ad Arezzo rifecero la pavimentazione di una piazza centrale, durante i lavori rinvenne un pozzo medioevale bellissimo. I lavori furono bloccati per mesi ed il pozzo dove é finito? Bho non se ne parla piu….. Per le altre questioni non credo sia cmq giusto dire meglio far discutere che passare inosservati o fomentare un uno contro tutti. Qui ognuno dice la propia opinione ed ogni idea sciocca o inteligente che sia deve secondo me essere sempre ben accetta. Altrimenti che Antheus metta dei paletti, ma non mi sembra sua intenzione.

  45. Stefano Says:

    …eccomi, eccomi, Danilo, ti aiuto io!!!

    Buonasera a tutti,
    io sono Stefano, vi scrivo da Padova, ed entro in questo blog dopo aver molto letto di voi e dopo aver lasciato appena qualche timida riga su un paio di argomenti…

    Ebbene, caro Danilo, non temere, sono stato mosso proprio dalla tua esortazione (ed essendo io persona loquace e grafomane - e molto altro…-, se vi saranno colpe da attribuire per la mia discesa nell’agone, ovviamente saranno tutte sul tuo groppone!! ;-)) ed arrivo a salvarti.
    Non sei l’unico scemo a non capire, io ti faccio buona compagnia…anche perché, come l’Arte ha le sue mille sfaccettature, pure le persone le hanno: così a volte si rimane disorientati solo perché si sta continuando a fissare una espressione altrui che ci ha colpiti, invece di vederne evolvere le emozioni. Questo lo dico prendendo spunto dal tuo commento su Ivanoz: con simpatia, io ti ho soprannominato “l’Ottovolante” - so che penserai che qui avrei potuto meglio dire “roller coaster”…certo, in carbonio!! (sono poi un “fan” di questo materiale, non solo dal punto di vista tecnico!) - perché dopo un po’ che ti leggo inizio ad avere le vertigini! Attenzione: leggilo come un attestato di stima, non è ironia o sarcasmo! I tuoi argomenti sono tali e tanti, le tue “derive” sono così variopinte che a volte, scorrendo al contrario la tua serie di interventi si riescono a cogliere sfumature quasi antitetiche…almeno all’apparenza. Credo che la tua Jaguar abbia fatto “scalpore” perché da un “fucsiaman” con sfumature verdi-bluastre non ce la si aspetta, come per me ha fatto scalpore la tua opera “barcode” (e non “codice a barre”…) dopo aver letto i tuoi interventi sui vari flagship store, leave a reply, comments, etc. Oppure, ti cito, “Tolleranza, vale a dire la capacità tanto difficile di pensare che chi ho di fronte ha pur delle ragioni per affermare ciò che dice” e poi pensare che se io ammiro Magritte (nella mia insipienza, lo giudico geniale, e poetico…) allora mi appiattisco sulla massa…
    …salgo ora più saldamente sull’Ottovolante e partiamo - dai, Danilo, ragazzi, suh - per un giretto:
    “Tecnicamente sbagliate [alcune opere] [...] ma l’Arte è una, e occorre entrarvi in tutte le sue sfaccettature.”: ma a che livello ci fermiamo se ne consideriamo solo l’aspetto tecnico? (che poi, ironia della sorte, l’etimologia di tecnica è proprio arte…) In termini culturali ed emotivi (non più tecnici?!) mi dice di più la Gioconda che “L.H.O.O.Q.” (splendida soluzione di Duchamp all’enigma del sorriso della Nostra…), quella mal “dipinta” da Warhol o quella più tecnicamente corretta di Leonardo? Ombre e visi non bastano più alla complessità dell’Arte o siamo noi - appiattiti - a non bastare più per comprendere il complesso linguaggio di emozioni di ombre e visi? (…ehm…aiuto…Danilo, ragazzi, un’altra domanda del genere e cercate d’urgenza un esorcista: temo che lo spirito di Marzullo si sia impossessato del mio esile corpicino…)
    Se poi con “classicheggiare” richiami concetti propri della maniera o del neoclassico credo di intuire il tuo pensiero, ma se risolvi l’equazione con la paura del nuovo che spaventa allora non colgo appieno: il mio Professore di Storia dell’Arte al Liceo (un vero mito) diceva che le regole, per poterle infrangere, devi saperle padroneggiare. Ripenso qui ai disegni prima e ai tagli poi di Fontana…oppure ai Grandi Maestri Sarti che escono dagli schemi per dare al Classico nuovo respiro…si classicheggia prima di - o meglio, per - innovare. (I.I non parte forse dalla tradizione per evolvere i concetti?!)

    Jaguar: vendi la xjs a Ivanoz, compera una E-type (quella è da vero amante del bello!)…e poi passa per Padova che ti offro “un” brindisi!!
    “In fondo che c’entra la mia vecchia jaguar con l’arte o con l’energia?” chiedi…proprio tu che parli per metafore, iperboli…parabole, ellissi, climax, anacoluti e chissà quanti altri oggetti sospesi tra Retorica (intendo una delle Arti del Trivio) e trigonometria?! Ti avverto: se ora dici che la Jaguar (ma è meglio la E!!) non è arte pura, elegante, aggressiva, scendo dal roller coaster senza pagare il biglietto!! (tra l’altro, ti darei quegli stessi “euri” dei quali, a mio avviso, potresti meglio chiarire qualche aspetto…)

    Anticipo un possibile appunto e poi lascio la penna (eh, vi avevo detto che sono loquace! …eh?! logorroico?! …mh… ;-)): non credo “fuori tema” quegli interventi che allargano gli orizzonti visivo o critico…abbiamo presente il “brain storming”?! (eh, scusa Danilone, ma come faccio a dire “cervello tempestante”?!:-))…penso poi che Antheus come gli altri (ottimi) padroni di Casa ci abbiano aperto le loro porte e non arginino in alcun modo il fluire degli argomenti, che anzi, magari, vengono stuzzicati e incoraggiati…insomma, tipo un the alle 5, una birra al pub o una cena tra amici, siamo qui a discorrere tranquillamente e a confrontare idee senza necessariamente dare a queste una gerarchia…

    Ti senti sollevato ora che ti ho offerto cotanto aiuto?! Scherzi a parte, rileggendomi non credo di essere stato cristallino…pertanto attendo e incoraggio lo scambio…

    A presto,
    Stefano

  46. Danilo Verticelli Says:

    eheheh Stefano, sto ancora meditando sul tipo di aiuto ma credo di esserci arrivato….
    veloce veloce perchè devo andare a levare i topi dalla cantina….. :-(
    jaguar: ho detto che sono blu. Ma uno che è blu non può guidare una jaguar (si fa per dire perchè la guido tre volte l’anno appunto)? Inquina? E perchè inquina più di una panda del 1993 che fa su è giù tutti i giorni per le strade delle città? Inquina solo perchè è una jaguar? casomai, visto che quelle lì erano macchine serie, inquina in proporzione meno dei trabiccoli pur dignitosi della stessa epoca. L’inquinamento, al contrario di ci che pensano i soloni che hanno partorito il bollo tassato, è il prodotto delle emissioni per il tempo di emissione, no? Io produco tre giorni l’anno gas “jaguar”…eheheh sempre meglio che produrre tutti i giorni gas Golf “macchinadelpopolo”.. :-D
    Sull’uso dell’inglese nelle mie cose ne ho già parlato da qualche parte qui. Il mio criticare I-I era sulla versione italiana che pare quella inglese, e sul fatto che abbiamo rinunciato a tradurre le parole pur potendolo, persino quando parliamo tra di noi. Rinuncia culturale credo…. Le cose artistiche non hanno queste regole. Sono su siti esteri e quindi devo rivolgermi anche a quel pubblico. Vicevrsa se parlo con te è inutile dire flagship no?

    Arte: parlavo di appiattimento solo come proiezione di tutte le epoche su un livello unico diacronico, inevitabile, che è quello delmomento in cui si osserva. Non appiattimento culturale, ci mancherebbe….
    L’atteggiamento del tuo Prof, appunto, era classicheggiante, figlio della retorica della gavetta, dell’esperienza, la stessa che impedisce ai giovani di assumere posizioni di dirigenza a 35 anni, la stesa che tiene gente di 70 anni a governare questo paese, perchè poi la conoscenza delle regole te la fanno durare 30 anni. E’ un alibi. Per infrangere le regole basta infrangerle e punto. Costi quel che costi. Il ‘68 (che io per molti versi critico) conosceva forse le regole? Erano diciottenni quelli che manifestavano, quali regole vuoi che conoscessero…… Certi artisti hanno fatto il loro senza guardare al passato, ovvero lo hanno guardato per piegarlo al proprio volere. Non parlo di rinnegare il passato, dico solo che ci si aspetta, da manifestazioni legate alla futuribiltà, in questo caso di un prodotto, che ci sia una scelta più “contemporanea” e non il solito rieccheggiare ai classici perchè così si allarga la base imponibile del fruitore che, ovviamente, conosce più Magritte che Duchamp perchè l’uomo che vola con il cappello in testa è più carino che un cesso appeso al muro…. Di Magritte non si ricorda mai l’immagine della pipa ad esempio ed altre cose superiori…… Tradizione è tutto ciò che esiste in fondo. E per innovare devi partire da ciò che esiste. Ma non posso innovare se il mio riferimento pubblicitario è un’immagine datata. Pistoletto e Magritte sono geni dell’Arte. OK. C’è altro.
    Ma si fa per chiacchierare ovvio. Ognuno poi la pensa come vuole……
    Certo però che se la jaguar fosse stata fucsia………..

    p.s.: la E-type è stupenda, ma quando fai una curva ti ritrovi nel fosso. Trazione posteriore e peso tutto sull’anteriore….. roba da FIAT anni 70
    :-D

    Grazie

  47. Danilo Verticelli Says:

    p.s.: e poi con quello che mi danno per la XJS mi compro una Matiz…. eheheh

  48. Danilo Verticelli Says:

    p.s.: #3….sull’euro non posso aggiungere altro perchè le fonti da cui ho tratto quelle cose tanto dicono e, per quanto mi riguarda, “di più nin so”. Giulia e Dama ci hanno poi integrato con le loro osservazioni. Se però ci sono spiegazioni ulteriori da dare, chi ce l’ha le metta. Sempre che sia di utilità al blogghe.
    Una chiosa che non è una chiesa: la jaguar non la considero un’opera d’arte. O almeno non quella lì. La mia ottusità mi ha portato a non pensare che in un sito di roba d’arte (o almeno ci si prova) il commento potesse riferire tutto all’auto e non al resto, come invece logico per chi vi lavora. :-)
    Per me è naturale avere quell’auto, come è naturale parlare di arte o di altro. Non pensavo facesse impressione e non pensavo che si possano ancora mettere in relazione le idee ed i comportamenti con gli oggetti e gli abbigliamenti. Non ho mai detto di essere un noglobal e di andare in giro in bicicletta vestito con l’eskimo (si scrive così?). Ma le cose che ho detto, per alimentare i dibattiti, sono cose che penso e che derivano da ragionamenti o semplici intuizioni. Forse per alcuni sbagliate. Per altri no. Leggendo più a fondo, ma credo che veramente si abbia ben altro da fare, le cose che ho scritto, dopo un po’ si capisce che l’ottovolante diventa un sette e forse un seivolante ed alla lunga un unovolante (un flyingone) e le cose che sembrano contraddirsi invece sono aspetti diversi del medesimo pensare. Basta dislocarsi un po’, spostarsi un po’ di lato… oppure basta leggere più a fondo nelle cose di tutti…. eheh ;-)

  49. Danilo Verticelli Says:

    p.s.:#4 brain storming vuol solo dire “scambio di idee” eheheh :-D

  50. dama Says:

    Uno dei miei artisti rinascimentali preferiti è una donna, ovviamente Artemisia. Non è molto conosciuta, forse perchè donna, ma a me piace un casino, così vigorosa e luminosa! Adoro Caravaggio: irriverente e complesso, sempre in constrasto con l’autorità. Adoro Vermeer così rarefatto. Adoro Renoir: così dolce e vitale. Adoro Picasso, drammatico e controverso (una volta ho avuto un attacco di semi-follia di fronte a un suo quadro, uno spettacolo vedermi urlare, tremare e balbettare e semisvenire). Quando penso a Dalì mi viene in mente la poesia di Montale sul meriggiare: sognante ed immerso in un mondo tutto suo. Che dire delle incisioni di Blake?Della “pazzia” di Kandinskij (spero di averlo scritto bene!)? Del rifiuto del mondo moderno di Rousseau? Del “lussurioso” Rembrandt? Del delizioso Botticelli? and so on.
    A me in realtà piacciono quasi tutti gli artisti, perchè ognuno di loro è un unicum e lascia qualcosa di sè nei quadri e così quando ammiri le loro opere scruti in realtà nella loro anima. Il mio rapporto con l’arte è molto sentimentale e passionale, irrazionale quasi e ci sono dei quadri che ho visto che mi torturano deliziosamente l’anima magari a distanza di anni. Non sarò molto tecnica ma che ci posso fare…

  51. Stefano Says:

    Rieccomi a voi…
    Danilo, tu in particolare, scusami per la scarsa reattivtà che ti dimostro rispondendo “con calma”, ma purtroppo non sono sempre a portata di connessione…

    Assecondando un mio difetto, ti rispondo partendo dal tuo ultimo intervento, e poi a salire…anzi, dalle ultime righe del penultimo, e poi…otto, nove, diecivolante pure!! (Non sono bravo, o non hai voluto cogliere, ma era stato scritto con accezione positiva…insomma, mi era pure scappato il complimentone a Danilone!) [Posso chiamarti Otto?! come Beppe per Lupo Alberto?! ;-) ]

    Dislocandoti un po’ di lato, anzi di sotto, avresti visto che lo scambio di idee da te citato a spiegazione appariva qualche riga più in là nel mio intervento: quello scambio, quel confronto che tu stesso citi nel tuo blog (leggendomi a fondo, avresti colto che prima di risponderti mi sono documentato su di te attraverso ciò che scrivi: da “le (mie) regole di vita” ho tratto la citazione sulla Tolleranza, da altri tuoi interventi gli altri virgolettati…insomma, non solo mi sono dislocato, ma mi sono pure slogato…un polso a furia di cliccare per rincorrerti…Otto, su!) era ciò che intendevo sottolineare con “fa impressione”. E’ stato un modo spicciolo per arrivare al punto, ma purtroppo sono così: a volte mi lascio trascinare da idee ed emozioni e perdo in chiarezza. Intendevo dire che con ciò che scrivi, dici, dici di fare e pensare crei delle aspettative: soggettive, opinabili, illogiche magari, ma dai un messaggio di te (come ognuno di noi…) che va oltre idee, comportamenti, oggetti e abbigliamenti.

    Piccola chiosa, che non è una chiusa: idee, comportamenti, oggetti ed abbigliamenti sono correlati eccome, soprattutto se è vero ciò che dici, cioè che ognuno di noi è poliedrico (diamo insieme vita alla “Trigonometorica”?! riusciamo a fondere trigonometria e Retorica come se piovesse…oh, rispunta lo storming…;-)), composto di svariati aspetti che lo caratterizzano, attraverso idee, scelte, cibi, abbigliamento. Perché non devo pensare che ti caratterizzi di più un ulster giallo piuttosto che un eskimo (neppure io so bene come si scriva…) verde?! E da ciò, penso anche che vi sia stato un motivo per cui tu abbia scelto proprio quello giallo (io, ad esempio, ne posseggo uno grigio chiaro, in herringbone twill), ed immagino, dato che per te è naturale parlare e fare Arte, che pure la tua Jaguar sia per te qualcosa di simile ad un’opera d’arte. Non parlo di emissioni, né di prestazioni, ma di emozioni: se potessi, mi riempirei i garage con Aston Martin DB5, Jaguar E, TVR, Morgan e Mercedes SL Roadster del’64, e la tenuta in curva sarebbe l’ultimo dei miei problemi!! Parafrasandoti, mi da più emozioni una Jaguar E o una Yaris con l’ESP?!
    Ecco qui forse avresti dovuto leggerci un po’ più a fondo, perché se abbiamo parlato della tua Jaguar o di altro, era forse per spiegare, o tentare di capire, le idee che avevamo: anche noi scriviamo interventi dopo averci ragionato o in base ad una semplice intuizione. A volte si chiacchiera proprio per dipanare dubbi, o per mettere alla prova (anche per noi stessi) le idee che ci appaiono non ancora nitide. Non per fare gerarchie o classifiche, ma proprio per quello scambio di idee tempestoso e cervellifero…(ti va meglio questa simil-traduzione?)

    [E con questo mi sono dislocato rispetto al pericolo "fuoritemistico": La chiacchera tra amici come arte maieutica, o "del come nasce un progetto"...Yeah!]

    Tornando a bomba (?!), “Sono su siti esteri e quindi devo rivolgermi anche a quel pubblico. Vicevrsa se parlo con te è inutile dire flagship no?” Hai ragione, e capisco in parte il tuo pensiero, ma anche qui mi sono lasciato prendere la mano perché comunque il “barcode” appariva accanto alla tua biografia completamente in italiano, e ad altri scritti totalmente in italiano. Dal canto mio, ed esulando dall’ambito dell’Arte, ma pure da quello dell’arte, credo che non sempre si tratti di rinuncia culturale: un’altra mia Professoressa alle superiori (Italiano e latino questa volta) diceva che ogni cosa è nuova al suo tempo. Tu dici computer (pc magari) o calcolatore (elaboratore) elettronico? E-mail o posta elettronica? Non credo che questi (casi banali, ma prendili come trigonometorica…) siano esempi di rinunce culturali, appiattimenti, ma solo di abitudine e rapidità, sintesi ed efficacia…insomma, non è un buon pennello che fa di te un artista, ma come lo usi: e, a mio avviso, questo è uno schema applicabile anche altrove. Hony soit qui mal y pense, o per citare un artista, Goya, il peccato è negli occhi di chi la guarda, riferito alla sua Maya Desnuda.
    Arte…geni…c’è dell’altro…d’accordo: con questa frase però ogni scelta può essere corretta o tremendamente sbagliata. Ti do piena ragione quando dici che nella maggior parte dei casi Magritte=uomo-con-bombetta/mela (personalmente sono stato colpito - alle medie quando i miei mi portarono ad una mostra del buon Renato - dalla Fata Ignorante, da Prospettiva, ed ovviamente dall’Impero delle luci…culminando con Ceci n’est pas une pipe, davanti al quale sorrisi ammirato…e per il quale ora me la fumo la pipa!), ma se dai per datato quel dipinto per poi proporre Rauschemberg o il più datato Duchamp, allora mi perdo sul tuo sedicivolante… Insomma, “Ars gratia artis” e morta là!

    Et voilà…dopo aver chiarito (?!?!) il mio pensiero cedo penna e calamaio: Otto, mi raccomando, spero soprattutto di aver chiarito la mia simpatia per te e il mio voler capire e scambiare idee! [Non ho ben compreso infatti qualche tua riga che sembrava essere quasi una frecciatina, cosi' ho dato più peso alle faccine che ridono...right?! :-DDD ...dai, Otto, scherzavo abusando di british style...ancora?! ;-)...]

  52. Stefano Says:

    Grande Dama!
    Apprezzo molto il tuo intervento: ciò che intendevo, sull’Arte come sul brain storming, sul lavoro come sulle auto, è proprio questo!
    Ognuno degli artisti che hai citato ha qualcosa da dire - che pensi di Boccioni? e di Morandi? Lichtenstein? Johns? (con Warhol, Magritte, Caravaggio, Rembrandt, Rubens, Carlevarijs sono tra i miei preferiti…) - se tu hai voglia e predisposizione per ascoltarli…o meglio, ognuno di loro si riflette sulla tua sensibilità e ne fa uscire armonie, concetti, emozioni, pensieri…o solamente “serena” ammirazione!

    In parallelo, ogni cosa che dico, faccio, mangio, indosso o distruggo parla di me: se confronto tutto ciò con quello che proponi tu ne nasce un dialogo…e via via fino ad un coro, magari cacofonico, magari celestiale…

    p.s.: pure io, come vedi, non sono tecnico…ma tant’è…

    p.p.s.: ho trovato questo aforisma di David Hume: “La bellezza delle cose esiste nella mente che le contempla”…cade a fagiuolo…hai una bella mente Dama, da ciò che ho già letto qua e là… ;-)

  53. Giulia Says:

    @Stefano é vero Dama ha una bella mente…… sempre precisa, ogni sua parola denota uno spessore ed una elasticità mentale. Forse i suoi sono spesso tra i migliori commenti. Non sono una che elargisce facilmente complimemti, anzi sono una rompiscatole che fomenta…..

    Comunque si é tutto vero l’arte, a prescindere dai suoi colori o dalle sue forme ha una strabiliante forza: quella di riuscire a trasmettere vibrazioni, di riuscire ad emozionarti, a non stancarti mai di rimanere incantati difronte ad una bellezza che non invecchia nei secoli e che dietro a quelle forme esteriori si nasconde sempre un significato intenso, una vita trucida o sofferta. Spesso l’arte é sofferenza, ma non nell’accettazione negativa che generalmente intendiamo. La sofferenza di un artista é spesso data dal riconoscere la propia sensibilità messa a nudo, riconoscere il se stessi. Riuscire solo per un istante ad esprimere questo esprit é di per se grandezza. Non so perche ma tutto questo discorso mi evoca Munch che forse racchiude tutto il suo disagio e la sua grandezza nell’Urlo o coloratissimi dipinti di Frida Kahlo, che con il suo colore appunto sprigionava una vita intensa, fatta di trasgressioni e sofferenze anche. Adoro La mia Nascita…… l’arte resta sempre una luce nella vita di ciascuno di noi, é un atto d’amore grande da parte di un artista. Vedere quindi spesso come alcuni artisti si autoesaltino o denigrino l’opera altrui, non so non comprendo questo atteggiamento dissonante……

  54. Stefano Says:

    Giulia, rompiscatole fomentatrice (per me sei “solo” simpatica e frizzante…in quanto aretina poi godi della mia simpatia “a priori”!!), buongiorno!

    Anche con te parto dal fondo: è un discorsone immenso e senza confini, ma forse l’atteggiamento che descrivi quegli artisti lo hanno perché sono del nostro tempo. Ora più di qualche anno, decennio, secolo fa arte-artista e mercato-marketing sono molto correlati…senza parlare di critici-investitori: questo, inevitabilmente già abbassa i toni. Un artista non ha solo l’obiettivo di emozionarti, di raccontarti storie e impressioni, di rapirti e donarti attimi estatici ed intensi, di scavare nel tuo io e portare a galla ricordi e stati d’animo, ma deve anche mangiare, vestirsi, fare vernici, contattare gallerie, gestire siti, andare in vacanza, insomma…vive a contatto ed immerso in un mondo che non sempre è “artistico”. Da ciò, credo che pensando all’artista come ad un uomo - sfaccettato, poliedrico, contraddittorio, incoerente…”ma anche” molto altro… - e non come ad un’entità, potresti capire queste dissonanze: ed in fondo, te lo dico un po’ a malincuore. Anche per me l’Artista è un essere superiore…ma che a volte si presenta così “normale”… Ho avuto la fortuna di incontrare e dialogare con alcuni artisti (tra quelli che piacciono a me, ho “chiacchierato” con Giovan Francesco Gonzaga, Ugo Nespolo, Antonio Nunziante, Antonio Possenti…): ebbene, da loro ho sentito emanare qualcosa che mi ha trascinato nel loro mondo, riportandomi poi nel mio più ricco (ma con uno di loro anche con il conto più leggero…) e appagato. (Forse anche perché li guardavo, li ascoltavo con gli occhi abbaccinati di un fan…) La stessa sensazione non sono però riuscito a provarla con altri: “più” artisti, “più” bravi, “più” geniali ed intellettuali…ma molto meno ricchi di emozioni. E forse questa potrebbe essere una chiave di lettura: artista non è solo chi fa Arte, ma chi in qualche modo cerca di viverla. Le emozioni che ho provato leggendo qualche intervento di Dama mi fanno pensare alla poesia; checché se ne dica, i candelieri in fibra di carbonio mi esaltano come fossero futuristi - alla Marinetti - perché coniugano l’eleganza e l’intimità di una candela con l’azione richiamata dalle prestazioni del materiale; sono appassionato di orologeria, ed ammirare le complicazioni di un meccanismo mi rapisce perché penso a come - con ruote dentate, bascule e rinvii - un uomo cerchi di dominare il tempo, cerchi di rendere un concetto infinito in uno spazio finito; appassionato di cucina, contemplo (e qualche rara volta fortunatamente assaggio) piatti di Chef famosi pensando non solo al mio panciotto, ma cercando di capire cosa significhi “l’interpretazione” che di quel piatto è stata data…

    Giulia, insomma, la bellezza è negli occhi di chi la contempla…non solo in quelli degli artisti…

    :-) Da qui, ti dedico un sorriso patavino e cedo il pennino,
    A presto,

    Stefano

  55. Ottovolante fucsia Says:

    Bell’intervento o, come dicono qui, bell’interventi! eheheh
    Ci deve essere qualcosa nel mio modo di esprimermi cha fa trapelare una sorta di astiosità o durezza che io veramente non ho. Anzi,mi diverto molto a scrivere e rispondere. Ma forse il vivere a Nord di molti, fa sì che gli atteggiamenti vengano sempre presupposti combattivi e cattivi o incazzati (d’altronde al Nord ce l’hanno duro si sa).

    Stefano: ho compreso benissimo certo spirito del tuo intervento, che in fondo voleva da un lato esaltare la grandezza di tempi automobilistici cui dobbiamo molto e dall’altro la necessità di non cancellare la cultura che ci ha portato ad oggi. Io sono d’accordo con te in toto. Ma vivendo spesso in ambiente artistico, anche sui blog che tu frequenti e sai (l’avevo capito che avevi letto, mica sono tordo), spesso do per scontate cose che magari in altriambienti non lo sono e qui nasce l’equivoco. E l’equivoco della jaguar era che se mi si chiede se nel sito dove sono esposte le mie cose (non so cosa siano e che valore abbiano, così “alcuni artisti si autoesaltino o denigrino l’opera altrui” sono serviti, ci sono altre opere d’arte io, da povero ingegnere schematico quale sono ogni tanto, capisco:
    1) la jaguar è un’opera d’arte e mi si chiede se ne ho altre? (ma come faccio ad averne altre, mica sono collezionista). Primo equivoco perchè chi mi legge non sa se sono morto di fame o se sono un collezionista di auto. No. Non ne ho altre e ho messo quella foto in uno spazio libero dove ci si mette ciò che si vuole, compresi i propri gatti ecc, magari per divertimento…..
    2) la jaguar è un’opera d’arte e, pur vedendo i miei quadri sopra, mi si chiede se ne ho altre, quindi le mie cose non lo sono.
    Scherzosamente rispondo come hai visto. Ecco gli equivoci. Noi artistigiani siamo un po’ suscettibili (come gli aretini, ma loro sono giustificati perchè non hanno il mare e quando vengono in costa affogano) sulle nostre cose e tu lo sai bene perchè i grandi artisti che hai citato e quelli che hai conosciuto (grande Nespolo, grande Possenti) conservano caratteristiche proprie di irritabilità orgogliosa e narcisista (Possenti meno) proprie del nostro mondo.
    Sui grandi storici tanto di cappello. Ma Rauschenberg è vivo e le sue cose non solo sono contemporanee ma vanno oltre il presente. Non voglio fare nomi dei quotati attuali (Hirst, Beecroft, Fritsch e via così) perchè forse troppo specialistici ma, consentimi di dire, credo che sostituire l’utilizzo commerciale di Magritte con quello di autori come quelli da me “invitati” lo ritengo un fatto contemporaneo e non uno squallido specchietto per allodole commerciali. D’altronde la fotografia di marketing è funzionale a quest’ultimo e quindi se richiama elementi “diffusi” nella conoscenza del pubblico è tanto meglio per il prodotto.
    Poi sugli autori famosi e classici ognuno la pensi come vuole. Ciò che credo io ha poca importanza ma, come ho scritto in uno di quei blog citati da te, l’Arte è altrove, è sempre altrove, deve essere altrove. Enon passa giorno che io (come altri immagino) non mi interroghi sull’identità e la coscienza contamporanea di ciò che faccio, e spesso non ho risposte. Che però non mi vengono date (non mi sono mai state date) dai merletti ruffiani (i merlettiiiiii non qualcun altro) di Renoir, ad esempio. nel passato abbiamo avuto moltissimi grandi pittori ma, per uno che pensa che l’Arte sia metafora, è meno facile trovare autori del passato che nell’esercizio della propria Arte abbiano voluto trasmettere messaggi concettuali e non solo nuove tecniche pittoriche. caravaggio, appunto, era un concettuale (oddio adesso mi linciano) perchè nell’utilizzo della sua tecnica eveva l’intenzione di comunicare l’umanità dell’essere religiosi e quindi le sue madonne erano donne di strada, ma erchè veramente anche la Madonna in fondo (per chi ci crede) era una di noi, magari bruttina. L’Arte è sempre altrove. E’ ricerca e emancipazione dallo strumento pittorico e tecnico. Arte è poesia. E’ musica. Arte è pensare e raccontare. Arte è anche condensare qualche pensiero profondo in queste righe bianche sul fondo nero carbonio che dopo un po’ ti stronca gli occhi.
    Come dici tu, ogni scelta può essere contemporaneamente tremendamente giusta o sbagliata e questa è Arte. Da sempre. Continua diatriba tra acclamazione e disperazione, tra riconoscimento e svilimento. Bacon smise di dipingere per anni. Caravaggio fu rifiutato da molte botteghe (accademiche, eheheh). Brancusi dovette far difendere il suo “Uccello nello Spazio” perchè si dimostrasse opera d’Arte e non qualcosa d’altro (cosa mai avrebbe potuto essere, uno scovolino da bagno?) e via dicendo.
    Inutile avanzare pretese di superiorità nella scelta dei “propri” artisti. E’ un giro a vuoto e neanche di ottovolante. E’ uno zerovolante che non porta altrove. Viceversa è utile portare avanti le proprie considerazioni critiche sull’utilizzo delle rappresentazioni artistiche.
    Il mondo dell’Arte è complesso, ed è fatto di mercato, di critica, di gallerie, di artisti e simili. E tutto risente della circolazione viziosa dovuta ad un sistema chiuso e troppo economicizzato.
    Ci sono artisti normali che ti emozionano con le loro opere e basta, perchè introversi e quindi l’arte è strumento tecnico per la loro emancipazione. Ci sono artisti in toto (Dalì?) che fanno della loro vita una missione e coinvolgono ogni senso coerentemente al loro pensiero. Ci sono artisti e artisti. E ognuno ha la sua dignità.
    Io mi sono fatto fare un Casentino giallo perchè amo i colori e non perchè così è più visibile. Fatti degli altri se preferiscono ingrigirsi o annerirsi o beigirsi. Può darsi che a cstoro il grigio doni. A me dona il sentirmi colorato. E’ anche un modo per contrastare la depressione costante che mi tenta spesso….. Mi è naturale. pensate che volevo farmelo fare fucsia, ma mia moglie ha posto il veto. E così l’auto. Non sono prodotti studiati di una strategia di marketing ma emanzaioni inconsce di traumi infantili che mi hanno portato ad essere così… :-)
    Adoro le Aston Martin, le Merceds SL, ma l’altro giorno in versilia ho incocciato (nel senso di incrociato) un’Audi R8 e, sinceramente, pur non condividendo la cifra che occorrerebbe spendere per averla, mi è sembrato di sentirmi vicino allo spirito di quelle auto. Vedete, è una quesione di spirito, non di immagine o soldi. Si può spendere per un cappotto esclusivo ed entrare a comprare una finta pashmina fucsia dai cinesi (tanto quele dei negozi sono uguali). Spirito ed improvvisazione. occorre sempre perdersi, anche in ciò che semnbra illogico, per ritrovarsi, altrove, dislocati, traslati nei sedici e nei trentaduevolanti o comunque nei 2 alla enne volanti…….

  56. Unovolante fucsia Says:

    p.s.: una chiosa che non è una chiasa (non vuol dir nulla ma stiamo finendo le vocali, ti lascio la “i”): regola vorrebbe che i termini che descrivono cose nate altrove possano essere conservati nella propria lingua, appunto pc che (figuriamoci) non è nato in Latinia (Italia) o leasing (che è un semplice pagare per non avere in proprietà nulla, caratteristica molto Italy ma mi rendo conto che “fregatura legalizzata” farebbe poco chic alla Bocconi…) o appunto Franchising (Chinaising) o altre cose del genere. Insomma, capito il concetto e la regola.
    Dove si può, invece, secondo regola si dovrebbe. Ciò che mi urta è che per fare figo si traducono a rovescio anche cose da noi ormai consolidate, tipo weekend, brain storming, wayout, escape, e termini finanziari collegati e un’infinità di menate inglesiste. Lo so, dal PIL e dal debito che abbiamo dimostriamo di avere tantissimi scmabi commerciali con l’estero e quindi tali termini sono più che giustificati……….
    Per i miei quadri, nell’ultima mostra sui cartellini c’ho scritto la traduzione in italiano. Confidence Injection l’avrebbero (giustamente) interpretato come iniezione di confidenza o confidenziale invece del suo reale significato che è “Iniezione di Fiducia” rapportato a ciò che vi è rappresentato. Quella è Arte, cacchio!!!
    eheheheh scherzoooooooooooooooooooooooooo
    :-D :-)

  57. Unovolante fucsia Says:

    sigh avevo postato un bell’intervento di risposta e mi è sparito sostituito dalla chiosa….uff non lo scrivo. parlavo di Arte, di auto e di come in fondo gli artisti vanno presi per ciò che sono….
    Uff……
    :-((

  58. Unovolante fucsia Says:

    ok ora va bene

  59. Giulia Says:

    @Srefano

    ti ringrazio per la simpatia che mi offri e che contraccambio. Anche tu sei moltosimpatico….. Forse il mio essere frizzante spesso ha preso il sopravvento su dei concetti che volevano essere molto piu forti, complessi….. Forse il mio essere frizzante viene spesso confuso con superficialità o piccole provocazioni….. se non si ha originale poesia verbale arricchita da ipocrisia, sai come va….. Sono una di quelle persone che non conosce sfumature: o bianco o nero, però sempre coerente con i propi principi e sensibilità. Sempre (quasi) e ovunque. Difficile vivere così…… Provengo da una realtà dove l’ industrializzazione orafa ne ha fatto una roccaforte, pensando che l’arte che ci accompagna nella quotidianità fosse ( e sia tutt’ora) un’optional. Abbiamo dato patria a Guido Monaco, a Petrarca, a Michelangelo, al mitico Pietro Aretino, al grandissimo Mecenate, i Dalla Robbia e tanti altri… eppure la cultura non ha inciso, tradizionalmente parlando in questa città. Siamo sempre stati un passettino indietro. Ho dei ricordi di mio padre in azienda, quando lavorava. Il suo ufficio, non sapeva nemmeno che esistesse, se non per le riunioni importanti o il collegio sindacale. Altrimenti l’ho sempre trovato al suo tavolaccio di legno, ancora li presente, dentro la fabbrica. Ho dei ricordi di quando ero alle medie di mio padre a quel tavolo. Stava delle ore intere a disegnare macchinari. O mia madre a disegnare modelli nuovi di gioielli, o catene. Vederli ragionare con i nostri operai su come migliorare i particolari e mettere in pratica l’opera finita. Mio padre, mi ha sempre detto che vedrmi laureata sarebbe stato il suo sogno, ma non una costrizione. Avrebbe preferito
    allora una figlia libera culturalmente. Avrebbe preferito vedermi rispettosa e culturalmente libera in fatto di arte fine a se stessa, piuttosto che plurilaureata e con tanto di snobbismo. L’umiltà è al primo posto, e l’umiltà ed il rispetto verso l’arte non è abbassare la testa ne tanto meno vantarsi della propia cultura. L’arte delle vita e dell’essere umano insegnano in questo. I miei genitori non sono laureati, ma li adoro ugualmente per cio che mi hanno insegnato anche in fatto di arte e cultura.
    Cmq ora come ora, non credo che parlare di sentimento in arte sia cosi scontato sai. E parla una persona che con l’arte ha niente a che fare. Forse l’unica dote che mi ritrovo é la scrittura. Ma a parte la mia sensibilità nello scrivere articoli e poesie che in qua e la mi pubblicano, non significa che io abbia una concezione dell’arte o che possa comprenderla. Non significa che io voglia campare della mia arte, no anzi, delle mie qualità. Le mie poesie sono mie, i miei articoli forse sono solo per gli altri. Come non penso che lasciare dei commenti su di un blog possa realmente stabilire chi sia un artista, un estimatore, un critico…… Qui é tutto troppo virtuale….. in tempo (quasi) reale possiamo comunicare tra noi, scrivere pensieri, aneddoti, esperienze di vita e professionali, decantare le propie preparazioni culturali…… ma esiste sempre un mondo là fuori che, a prescindere se sia buono o meno, é meglio del virtuale….. Stabilire quindi in contenitori informatici o piu tradizionalmente cartacei cosa sia emozionalmente bello e brutto, lo trovo degradante per l’arte stessa, di per se.
    Ho un corso di laurea alle spalle in lettere e ad ogni esame se un docente esigeva 6 libri per l’esame io ne studiavo almeno due in piu per cavoli miei, perche magari mi affascinava approfondire determinati concetti. Una minima preparazione in arti classiche e contemporanee le ho di base. Ma stare qui a fare nomi, come in molti commenti anche miei ho visto, non mi piace. Cristo l’arte è arte a prescindere dal Vasari o da Caravaggio o che ne so un Fiume o Fontana ( che personalmente mi fa cagare), un Wharol e via discorrendo…… Oggi il problema dell’arte sta proprio nel’uso sfrenato del marketing e del commercio. Oggi piu che nel Rinascimento ai tempi dei Medici O degli Sforza, quando del mecenatismo si faceva anche un uso commerciale dell’artista ( ma in modo piu sano ed intelligente) si hanno certi paradigmi. Oggi se non hai un gallerista bolognese o milanese famoso con che cazzo campi, di pennelli e tele? E se putacaso sei un bravo pittore e scultore che riesce ad entrare nelle grazie di un importante gallerista devi sperare poi le tue opere rientrino altrettantonelle grazie di un famoso critico, Sgarbi compreso, altrimenti cazzi tuoi….. La sofferenza attuale è questa commercialmente parlando. L’altra sofferenza di cui parlavo, caro Stefano, era rivolta molto piu volgarmente alla sensibilità di chi si raffronta verso l’opera d’arte in genere. Ricordo che cmq esiste veramente nel passato storie di grande emarginazione nei confronti dell’artista, il quale si ritrovava a confrontarsi anche con un a politica ecclesiastica e di casate nobiliari, influenzando l’opinione pubblica molto piu che adesso. Adesso anche Cecchini puo permettersi di fare l’artista e campare, anche Madonna riesce a cantare negli studi di registrazione e fare miliardi a palate…… Allora no era differente. Chi sofriva di arte non riconosciuta, soffriva veramente e quella sofferenza la ributtava in maniera eclatante nelle tele o sul marmo di carrara. Alcuni studi in psichiatria parlano proprio di questa sofferenza artistica prendendo spunto da Munch come avevo accennato sopra, o da Van Gogh e Gauguin…. Caro Stfano la penna a te e a tutti coloro interess

  60. dama Says:

    Ehi unovolante fucsia (ma sei Danilo, giusto?) non è carino farci notare gli errori di grammatica che facciamo perchè magari non rileggiamo ciò che scriviamo! :)

    Credo che Caravaggio dipingesse le Madonne come donne di strada ecc. ecc. anche per dimostrare e mostrare quanto fosse vero l’assunto “Dio si manifesta tra gli ultimi, tra i reietti della società” mentre tutti gli altri dipingevano i personaggi sacri come esponenti dell’alta borghesia o della nobiltà dell’epoca. Il buon caro vecchio Michelangelo conosceva bene i bassi, i vicoli, i bordelli ma anche i palazzi, le corti e probabilmente vedeva più “divinità” in una prostituta che era diventata tale in seguito magari ad uno stupro e che veniva stigmatizzata anche dalla Chiesa (all’epoca era così) piuttosto che nel suo stupratore che magari era un nobile che beveva e festeggiava col Vescovo suo amico.
    Spesso gli artisti (scrittori, musicisti, compositori, pittori, scultori ecc.) riescono a comunicare soltanto attraverso le loro opere, sono d’accordo, è il loro canale per comunicare con l’esterno. L’anima può rimanere in alcuni casi prigioniera in una sorta di isola deserta e le opere d’arte (in senso ampio) sono dei messaggi in bottiglia che vengono lasciati al mare nella speranza che qualcuno li raccolga e li legga. Questo può far sentire l’anima meno sola.
    Credo, inoltre, che un artista sia una persona profondamente sola (in fondo si crea in solitudine) e che consideri la solitudine una compagna di viaggio a volte difficile e pesante ma, per usare le parole della Dickinson, “Sarei più sola senza la mia solitudine” (citazione a memoria, se ho sbagliato correggetemi). Ci sono artisti che più si confanno alla nostra sensibilità e altri meno, altri ne sono estranei e per questo forse è spesso sbagliato considerare un artista superiore ad un altro.
    Danilo, correggimi se sbaglio, ma credo che un artista consideri la sua opera come un qualcosa nata da se stesso ma che, una volta creata, assume vita propria, insomma un pò come è un figlio, giusto?

    p.s. @ Stefano e Giulia: credo che sulla mia faccia siano passate tutte le tonalità di rosso: dal rosso pompeiano a quello valentino!

  61. dama Says:

    @Antheus: avevo scritto un nuovo post, ma cosa è successo, si è cancellato? Forse è meglio così,alla fine era troppo smielato, però vatti a ricordare tutto quello che ho scritto!

  62. ottovolante fucsia Says:

    @dama: tranquilla, i post spariscono e ricompaiono… eheheh
    quandomai ho fatto risaltare errori di grammatica io? Anche ne faccio a caterbe perchè non rileggo…. boh Forse ti riferisci a “bell’interventi”? Perchè qualcuno aveva scritto così? Ma a Livorno si dice così…. Il qui era riferito a Livorno….mi rendo conto anche che le cose che si hanno in mente, se non le dico non si possono sapere…. :-)

    @dama e giulia: concordo con voi con quanto dite sull’Arte. Non ho niente da aggiungere che non sia rafforzativo soprattutto sulla posizione dell’Artista e del Mercato, quindi del Sistema.
    Solo una piccola cosa (che non è una chiosa): amate l’Arte, soprattutto quella contemporanea. Fontana, che fa cagare a molti, esprime un concetto in quel modo e quel concetto è però un passo avanti nella storia dell’Arte.
    Non sempre l’Arte è estetica.
    Non sempre può soddisfare palati o pareti.
    Non sempre arreda e non sempre corrobora.
    Occorre svincolare il concetto di Arte da quello di sublimazione del bello.
    Solo questo….

  63. dama Says:

    @ Giulia: Grande commento, come al solito!
    Cmq è vero a meno che non entri nelle grazie di un gallerista o di un critico d’arte è praticamente impossibile per un artista riuscire a vivere di pennelli e tele ma anche per una scrittrice come te è impossibile vivere di pennino e calamaio se non si entra nel circuito degli editori o di “agganci politici” vari, come spesso hai detto e lamentato. Mio padre spesso mi diceva che un vero artista assurge alla fama che merita solo dopo morto o comunque quando è molto vecchio e credo avesse ragione (tranne rare eccezioni che confermano la regola) forse perchè un artista riesce a vedere aspetti della realtà umana che gli altri riescono a cogliere solo retrospettivamente. é come su l’artista avesse un occhio in più ed anche questo è una fonte di sofferenza ma anche di isolamento per un artista, ricordo una poesia di Montale che parlava proprio di questo (Montale è stato sempre un pò bistrattato ma a me piace molto). Sono pochi gli scrittori, anche importanti, che vivono o hanno vissuto delle loro opere: Shakespeare era un attore, Goethe ministro a Weimar, tanto per citare due giganti. Gli artisti spesso hanno fatto letteralmente la fame, bene hai fatto a ricordare Van Gogh che tra l’altro è morto suicida, o Munch il cui urlo è così straziante che sembra uscire dalla tela per frantumare il mondo che ci ricopre come una cappa. Credo comunque che anche nella musica sia lo stesso tu hai citato Madonna ma fra duecento anni si ascolteranno ancora le canzoni di Madonna come adesso vengono ancora ascoltate le sinfonie di Beethoven ad esempio?
    Quando sento parlare di artisti o scrittori o compositori particolarmente quotati ricordo le parole di mio padre e mi chiedo se questi resisteranno alla prova del tempo. Quasi tutti vorrebbero godere della fama in vita (anche se spesso non lo ammetterebbero nemmeno sotto tortura) ma in realtà quanti con le loro opere godranno dell’immortalità e non cadranno nell’oblio? La fama in vita è solo una, come dire, parvenza dell’immortalità a cui in realtà si aspira, o no? Certo fama+immortalità sarebbe il massimo ma il più delle volte il binomio non è possibile. Tra le cose che caratterizzano un artista credo, per questo, che cia sia anche la paura dell’oblio che è figlia dell’isolamento e dell’emarginazione di cui soffrono gli artisti.

  64. dama Says:

    @ Antheus: contrordine il post smielato c’è!

  65. Giulia Says:

    @Dama i complimenti sono sempre ben accetti, prendili però in tonalità fucsia e che ce ne frega a noi degli errori grammaticali: perché una chiosa non è una chiasa…….. Oh vediamo se Danilo vorrà ricadere nella trappola dei miei schersi frizzanti, pittosto che ignorarli saggiamente…… Danilo si schersa, ammesso che tu non faccia sul serio ad ogni piccola provocazione che ti arriva. Lo spirito toscano, dovresti gia saperlo, é anche peggio…….. Alla fine siamo tutti amici e ci vogliamo un sacco di bene qui.
    Scherzi a parte, in quanto ad arte trovo che i commenti lasciati vertano tutti alla fine verso un unico concetto fondamentale, anche se da angolature diverse (fortunatamente non ragioniamo a mò di gregge…. ). Insomma tutti quanti commenti buoni e finalmente senza punte di arroganza, ma semmai di umiltà nei confronti di l’arte la fa seriamente….. In quanto citazioni vorrei postare una poesia di Alda Merini, in merito a quanto scritto sulla psichiatria nell’arte (di cui l’Urlo munchiano ne é forse l’emblema, almeno per me):
    Sono nata il ventuno a primavera
    ma non sapevo che nascere folle,
    aprire le zolle
    potesse scatenar tempesta.
    Così Proserpina lieve
    vede piovere sulle erbe,
    sui grossi frumenti gentili
    e piange sempre la sera.
    Forse è la sua preghiera.
    [Alda Merini, da Vuoto d'amore, 1991]

    Mi sembra potrebbe venir fuori un buono spunto per un ulteriore approfondimento. A voi la parola, nel caso in cui il tema vi attiri. Buon week end

  66. ottovolante fucsia Says:

    eheheh io faccio sempre sul serio, soprattutto quando mi tocco i cosiddetti se si parla di successo post mortem….eheheheh :-D
    Sapete, l’immortalità è noiosa. Preferisco una gioiosa mortalità……..

  67. Giulia Says:

    @Dama/Danilo anzi Ottovolante

    certo non campo di inchiostro, carta e della mitica Olivetti. Certo, mi sentirei la donna piu felice del mondo se potessi divenire cronista (con tesserino da professionista….. tanto ambito quanto irraggiungibile) per un quotidiano o settimanale, piuttosto che continuare a scrivere pezzi a gratis o mal retribuiti…… o continuare a riempirmi la pancia di stage presso piccole case editrici, emittenti radio o agenzie di comunicazione…. ovviamente da ritenere queste tutte attività secondarie rispetto a quello che è il lavoro che materialmente mi offre da campare quotidianamente…. Schiettamente parlando non si campa di gloria…. L’editoria italiana ed il mondo librario in genere hanno dei meccanismi paradossali e complicati da comprendere e gestire anche per chi ci vive dentro. Il sistema editoriale, come quello discografico italiano (ormai quasi scomparso. Vi ricordo il caso Ricordi venduto ai tedeschi o tutte quelle etichette scomparse, che hanno fatto storia…. Forse la Sugar si salva tenendo il monopolio assieme a Sony), sono come l’equazione: Galleria/ Critico d’arte/ Raccomandazione = Potere / Marketing /Guadagno.
    Preso atto di ciò, domando a me stessa:” io che posso farci, come posso combattere da sola?”….. Sicuramente non sono stata sufficientemente caparbia e le mie qualità non saranno geniali quanto tanti altri giovani in circolazione e che cmq sia continuano insistentemente, ma da soli contro questo plotone da armata imperiale cinese? Non Voglio fare vittimismo o compiangere chi non riesce a sfondare nel proprio campo di appartenenza, ben inteso. La situazione però è questa: esistono autorità che hanno il potere di osannarti se sei appoggiato da qualche nome altisonante, quanto stroncarti le gambe e cancellarti dal mondo editoria, musica, cinema, arte in genere….. Non è facile nemmeno per i giovani portatori di un nome importante e quindi notoriamente conosciuti…… Tutto questo non mi crea sofferenza ma irriverenza e rabbia si, come è umanamente concepibile.
    Fare arte o cultura in genere, porta sempre con se i paradossi di una società. Fontana con i suoi strappi sulle tele indubbiamente creò molto scalpore (anche se mi pare che Picasso fece la stessa cosa prima, pur appartenendo ad un altro movimento), dando origine al movimento spazialista. Poi c’è Montale (si eccellente, per cartità….. ma forse un Mario Luzi il nobel se lo meritava di piu), anche se un Quasimodo o un Ungaretti erano poeticamente superiori secondo i miei gusti. Oppure ancora la metafisica di De Chirico, che senza manifestazioni eclatanti di avanguardia, aveva molto da dire. Insomma, tutti questi signori hanno raccontato il mondo attraverso la loro arte. Altri, con vite meno felici, come Munch o i gli appartenenti al decadentismo in genere, hanno visto nelle loro sofferenze una forma di arte attraverso la quale combattere e riemergere. Durante la vita di questi artisti esistevano alla fin fine delle correnti alle quali appoggiarsi. Ora avanguardie e movimenti artistici non esistono pressoché piu, tutto definito post moderno o post industriale……. o piu semplicemente raccomandazione/conoscenze/parente di……. L’arte non genera piu arte nei suoi valori e i giovani artisti sono buttati in un gran marasma….. Del resto creare caos genera ignoranza, l’ignoranza genera maggiore potere e piu facile gestibilità delle persone da parte di chi ha l’autorizzazione….. Per quanto riguarda al lato esteriore Platone dichiarava: “Non è bello cio che è bello, ma è bello ciò che piace”.

  68. ottovolante fucsia Says:

    Non sempre piace ciò che è “bello” e non sempre è “bello” ciò che piace.
    Non sempre il “bello” ricerca il piacere e non sempre il piacere deriva dal “bello”.
    Ciò che deve essere bello è l’essere aperti alla comprensione e non alla semplice fruizione.
    Comprendere è “bello”, guardare non lo è.
    Dietro alla comprensione c’è la ricerca, ma basta anche la sola attenzione o il desiderio di fondersi nell’ignoto.
    L’Arte non genera -ismi perchè non può più farlo. La società è multicentrica, ogni -isma (o -ismo) è di troppo. L’artista vede nel marasma la propria contemporaneità e ne trae spunto. Ogni ordine è sovvertito. Ogni regola negata. Il Disordine è la regola. Il Caos genera però anche diversità, capacità di reazione, capacità di elaborare pensieri. Ogni Artista è solo con se stesso.
    “Play it again Jerry”
    Jerry armeggia con il sassofono come una pornoattrice esperiente con il suo fallo di turno. Jerry viola ogni Legge di gravità sonora e deriva le note di Body and Soul riempiendo le pause con riff di biscrome in trequarti e un po’….
    Jerry guarda il pubblico che lo applaude. E’ il suo mondo ed è lì per questo. E io guardo te, jerry, volare con il tuo Tenore sulle ripide impossibili di Cherokee e ti penso tra un’ora, quando tutto questo sarà silenzio e luci spente e tu, nuiorhechese in trasferta, tornerai con la custodia del tuo sax all’albergo cheè lì, di fronte al porto, da solo con i tuoi pensieri e l’eco di ogni applauso nelle orecchie allenate.
    Sarai solo anche tu Jerry. Tutto sarà finito. Sarai quindi solo con i ricordi e con il tuo sax.
    Ed io sarò solo ogni volta che penserò all’Arte. Ogni volta che affronterò una tela bianca e il mondo oltre il cavalletto, sarò solo nell’immensità del mio pensare e nei limiti occlusi dal telaio.
    La solitudine dell’artista è lo spazio creativo oltre il quale l’arte è solo immagine.
    “Play it again Jerry”. Suonalo ancora una volta e poi il sonno, perchè il tuo mondo intorno è fatto di note e il mio di colori, ma in fondo siamo soli, con i nostri suoni colorati, con le nostre tinte rumorose, siamo soli, in fondo…..

  69. ottovolante fucsia Says:

    p.s.: Jerry è Jerry Weldon, da New York…….

  70. Giulia Says:

    @ottovolante

    Ti rispondo qui su Toscani. Nessuno discute la grandezza di Oliviero e del suo operato riconosciuto (anche con premi ed incarichi di altissimo prestigio) universalmente. Con lui ci sono state delle rotture con un mondo della comunicazione che necessitava di grande novità e fermentazione.
    Rimane pur sempre una ricca fonte di esperienza e un vulcano di idee al quale attingere. Un grandissimo esempio per tutti coloro che vogliono intraprendere il mestiere del comunicatore. Per questo merita ammirazione e rispetto. Però poi ha deviato un attimino troppo….. si è purtroppo fatto prendere la mano dal sistema che lo circonda, come spesso accade a molti grandi…oggi piu che mai. Credo che le arti visive (la fotografia, la pittura ed il cinema muto nello specifico) abbiano nella loro mancanza verbale di suoni un significato evocativo ancora piu dirompente emozionante all’ennesima potenza. Il silenzio apparente di una immagine sa destabilizzare, shockare, enfatizzare la diarrea verbale che affligge il mondo attuale (il mondo dei cellulari, delle tv digitali/terrestri/extraterrestri, dei satelliti