Blue is the new green
(di Antheus)
Viviamo ormai da più di vent’anni nella società dell’immagine, e quindi non dobbiamo sorprenderci se anche la causa umanitaria o la battaglia civile è legata ad un’estetica, ad un visual o ad un colore che lo contraddistingue nella comunicazione.
Fino ad ora ogni attività con obiettivi e finalità ecologiche e sostenibili erano caratterizzate e riconoscibili dal colore verde, al punto che si utilizzava la parola stessa (green o verde) per identificare l’utilizzo di materiali o procedimenti eco-sostenibili.
Gli esperti di marketing e d’immagine oggi ci dicono che il verde è stato sfruttato all’eccesso e che i consumatori più sofisticati si sono stufati di questo abuso : secondo molti oggi il verde è un colore più legato agli eco fondamentalisti, un po’ fuori dal mondo piuttosto che ai problemi e alle battaglie sull’ambiente reali. Domani - secondo ancora questi esperti (Ann Mock dirigente della JWT o Regis Pean direttore creativo di Studio Red) - il blu diventerà il colore che meglio rappresenterà le tematiche eco-sostenibile, che oggi sono più legate alle scarse risorse acquatiche, all’aria e ai cambiamenti climatici.
Se queste previsioni sono vere, allora nei prossimi anni assisteremo ad un rivoltamento delle campagne di marketing e di comunicazione di aziende che hanno fino ad oggi investito molto sul verde come colore di riferimento delle proprie campagne.


February 3rd, 2008 at 11:38 pm
Ad esempio la Volkswagen Polo BLUE motion…cioè la versione ecologica a bassa emissione.
Il blu esprime lo stesso concetto del verde ma senza le implicazioni politiche/altre di cui è stato investito.
Invece la ERG (benzina) sta modificando all’inverso, passando dal classico blu al verde, nel colore dominante all’interno dei suoi distributori.
Chi avrà ragione?
February 4th, 2008 at 4:28 am
IMMAGINO che domani c’è chi non lo pensa perchè non lo conosce, chi perchè non gli è piaciuta la parola, chi perchè il destino non gliel’ha programmato e magari lo salta in modo curioso… c’è chi domani lo vive sempre dopo il riposo e così vive di oggi dimenticati del domani…e c’è chi “domani è un concetto, un sinonimo di poi e di mai” e allora: DOMANI…DOMINA…DINAMO!

February 4th, 2008 at 9:45 am
ehi, mica potevo esimermi dal mettere bocca anche qui eh!
Per una volta concordo con gli esperti di marketing, i quali sono molto bravi a scoprire l’acqua fredda (neanche lo sforzo di riscaldarla) e che hanno individuato nel blu (blue? blau?) il colore della “compatibilità” commerciale. D’altronde il cielo è “bludipintodiblu”, il mare è blu (sempre meno), i fiumi sono blu (non più), gli occhi a volte sono blu (ma con le lenti colorate quando vuoi, come Sterling Saint Jacques, lo ricordate?), il gas è blu (e ti da’ una mano), i lividi sono blu, i Puffi sono blu, in tutte le tonalità ovvio, (in tipografico si partirebbe dal Cyan) insomma, c’è molto più blu nel mondo che verde e mi sa che ci sono un po’ troppi Verdi che non sanno più cosa dire.
Il blu non è comunque colore attivo, dinamico. Il blu è riposante. Lo si usa nelle pareti degli ospedali (molto tonalizzato al chiaro) e nelle camerette dei bambini. Lo si usava spesso nelle divise antiche, insieme al rosso. Napoleone aveva la divisa imperiale blu e le bandiere più storiche hanno un blu dentro (che significa libertà), le spiagge oggi hanno la bandiera blu (che significa maggior affollamento e prezzi più alti)….. ma il blu come colore del futuro non è depressivo? In una società comunque multietnica, non trovate anche voi che il blu rappresenti un colore “occidentale” mentre altre culture hanno colori e tinte più virate al solare? L’India ad esempio, a parte la ruota centrale della bandiera che è azzurra , ha una gamma storica di fucsia, viola, aranci, gialli meravigliosa. L’Africa non mi sembra contempli il blu nella propria “cromatica”. L’Asia nemmanco. L’Australia, così legata alla natura, ha colori sociali giallo-verdi, così come il Brasile. Insomma, ciò che oggi viene associato al blu appare come derivazione dei colori tradizionali delle Nazioni che all’epoca maggiormente colonizzarono i continenti: Francia, Inghilterra. Infatti, quei miseri che hanno perso la Coppa del Mondo nel 2006 erano appunto “Les bleu” (ero a Parigi quella sera e festeggiavano come avessero vinto, tze!!) e un utilizzo del blu non farebbe che accrescere il loro smisurato narcisismo.
La riflessione allora verte su come altre culture, comunque raggiunte dal messaggio pubblicitario ormai universale, possano interpretare l’utilizzo di un colore sulla base della loro cultura e non della nostra. Ma su questo credo che gli esperti di marketing sia difficile che ci arrivino a ragionare.
Azzura, bel commento poetico. Ma del “doman non c’è certezza”. Tanto vale esser lieti oggi. A patto che chi vuol esserlo lo sia…..
p.s.: ma un po’ di fucsia no?
February 4th, 2008 at 12:39 pm
Anche la FIAT ha perscorso la strada del blu invece del verde,
ricordo che al salone di GInevra del 2006 fu presentato il concept Panda Multi Eco (come teaser per il lancio della Panda Metano).
Il colore dell’auto era blu arta da zucchero.
Il concept era caratterizzato da una doppia alimentazione benzina/metano con la possibilita di poter funzionare anche a metano/idrogeno
http://www.autoblog.it/post/2918/fiat-panda-multi-eco
February 4th, 2008 at 12:56 pm
Bell’argomento Antheus. In effetti non c’è da stupirsi se gli esperti di marketing hanno scelto il blu come nuovo distinguo per l’ecologia. A ben vedere due terzi della superficie terrestre è composta dall’acqua..fin troppo scontato. In realtà dietro a questa inversione di marcia ci sono delle motivazioni ben diverse. L’ambientalismo verde ha ormai concluso il suo ciclo nel 2000 per lasciare spazio a quello che appunto viene chiamato ambientalismo blu, un nuovo inizio. E non perché un giorno un gruppo di persone abbia deciso che il verde come colore non era più di moda e c’era bisogno di lanciare un nuovo trend. Come hai tu stesso citato, i primi trent’anni dell’ecologia hanno segnato un’epoca di grandi entusiasmi a favore dell’ambiente, ma anche di immotivati estremismi che hanno portato ad una serie di errori. L’ecologia, l’ambientalismo sono stati trasformati in una sorta di religione, un’adorazione verso la dea Natura; nessuno si è preoccupato invece di misurare realmente gli effetti della natura e il suo rapporto con lo sviluppo umano. Il movimento verde inoltre è sorto con una chiara impronta socialista e sulla retorica della punizione, della mortificazione di tutti coloro che non si convertivano a questa sorta di credo; usando lo spauracchio della fine del mondo. Per farla breve, troppi estremismi, che spesso si sono rivelati una bolla di sapone. E’ stato poi il vertice sull’ambiente del 2002 che ha decretato i nuovi capisaldi dell’ecologia : attenzione alla povertà ma soprattutto all’acqua. Nasce così l’ambientalismo blu, che non rispecchia soltanto il primato dell’acqua nel nostro ambiente naturale, ma porta con sé anche nuovi valori come la libertà, l’iniziativa individuale, il realismo, ma anche il collegamento tra la povertà e l’ambiente. Il blu infatti è il colore del cielo, della libertà. Con l’ambientalismo blu si cerca sul serio di aiutare i poveri ad uscire dalla morsa della povertà; si cerca di trasformare le persone in individui responsabili, civili e di stabilire una collaborazione tra questi individui liberi ( e qui poi si potrebbe anche approfondire la tematica delle libere scelte e degli incentivi negativi e positivi che andrebbero applicati ad ognuno…quando la gente non paga niente per l’acqua non è capace di attribuirle un valore e non è incentivata alla sua conservazione ); si cerca di raggiungere una visione accurata, reale e soprattutto indipendente dalla politica, dei problemi ambientali; proporre delle azioni concrete che riescano sul serio a fare del bene all’ambiente entro limiti di tempo ben definiti, senza perdersi in chiacchiere. Insomma un nuova ecologia maggiormente realista e carica di determinazione e libertà. La mia speranza è che almeno questo movimento riesca ad apportare dei risultati visibili all’ambiente. Sul piano del marketing e delle aziende, gli esempi già citati in questo post parlano da soli; la moda, il settore automobilistico sono sempre tra i primi ad assumere i nuovi trend, anche se il dubbio che queste scelte siano dettate da altro rimane ed è forte. Aspetto invece di vedere quale sarà l’adattamento di tutti quei soggetti come Yahoo, Apple, Nokia, Google, Microsoft, che recentemente avevano sposato la “causa verde”. Solo nel 2007 si è parlato di informatica verde come nuovo trend delle aziende dell’IT volto all’impegno ecologico. Chissà se di adatteranno prontamente al nuovo colore…
Un bacio
February 4th, 2008 at 2:58 pm
@ Danilo!
fighissimo il fuchis!
February 4th, 2008 at 2:58 pm
il blu è il mio colore preferito….io il verde lo collego automaticamente alle foreste ai giardini agli alberi…..e credo che questo verde dovrebbe abbondare nelle nostre troppo grigie città…spesso sogno i tetti delle case piene di prato e fiorellini colorati…
February 4th, 2008 at 2:59 pm
p.s opsss, fuchis per me vuol dire fuxia.
February 4th, 2008 at 3:12 pm
beh il minimo che si possa sperare (ma senza crederci poi tanto) è che gli esperti di marketing comincino a pensare “blu” ovviamente per i motivi che ha spiegato Alix e non perchè 2/3 del mondo è blu causa atmosfera e quindi cielo e quindi acqua marina…..
Rimane da verificare se le aziende “blu” veramente immetteranno sul mercato prodotti “blu” o se questa rimarrà solo una bandieruola per attirare neoecologisti o fare breccia nei cuori infranti dalla delusione “verde”. Il passaggio dalla terra (verde) all’acqua (blu) è raffinato ed evidenzia le enormi cantonate che si prendono strada facendo nella filosofia della compatibilità. Non credo che lo spirito di questo Blog sia di approfondire le tematiche ecologiste più di quanto non abbia fatto con dovizia Alix, ma piuttosto di evidenziare come si svilupperanno gli aspetti prettamente “comunicativi” del fare azienda se rapportati ad una variata sensibilità del cliente/consumatore. Già in altri blog avrei voluto approfondire il concetto di “consumatore”, che dal nome stesso evoca una continua e negativa necessità di apporto, appunto da consumare, e passare poi ad altro e consumare ancora. Il concetto di consumatore allora deve cambiare insieme a quello della compatibilità del mercato. Non più consumatore ma “usufruitore”, riciclatore, trasformatore, utilizzatore… La filosofia “blu” però finirà per essere ipocrita come quella verde, in quanto un’azienda (che non è nel settore specifico dell’ecologia tecnica) inquina sempre e sempre più che se non esistesse. Un’automobile “blu” è un controsenso, anche ammettendo un giorno l’utilizzo dell’idrogeno, perchè necessita pur sempre di enegie e infrastrutture (strade, stazioni di servizio, acqua, olio, pneumatici di gomma, ecc) che contribuiscono (oltre che ad aumentare l’entropia dell’Universo, ma di questo ce ne freghiamo) ad aumentare il fabbisogno di energia prodotta anche in termini umani. Il vero mondo “blu” non esiste. Ma non vedo neanche alcun nesso tra un’azienda, ad esempio, come la Microsoft, che produce il 99% dei sistemi software e quindi spinge a produrre PC che necessitano di energia elettrica per funzionare (e sappiamo bene quale grado di inquinamento grava dalla produzione dell’energia elettrica) e una tematica ecologista nel proprio marketing. Ma avete idea di quanto inquinamento generano tutti i PC accesi dalla mattina alla sera? Figuriamoci se potremmo tollerare campagne automobilistiche basate sul “blu” o altri prodotti, specialmente nel settore dei beni non necessari, la cui produzione, per quanto mitigabile con filtri antiinquinamento, genera comunque polluzione, fumi, richiesta di energia elettrica, trasporti per la distribuzione e quanto altro nella “filiera” che va al cliente…..
Quindi ha ragione Alix a domandarsi in fondo se la modaiolità (devo dire trend?) delle aziende rispetto alle tematiche ecologiste non sia uno specchietto per allodole che si sentono un po’ colpevoli per i tanti sprechi del vivere quotidiano e quindi immaginano di riscattarsi aderendo a campagne di sensibilizzazione ecologica…. solo comprando prodotti “blu” e buttando via la confezione nel “tal quale”…… Però mi sembrava che Antheus volesse proprio accennare all’utilizzo del blu come colore (e non solo come significato) nei prodotti oltre che nelle campagne di marketing o nell’unione di un colore in quanto tale ed il concetto sopra esposto, o sbaglio?
February 4th, 2008 at 3:17 pm
verrebbe bene anche con il blu.. la campagna di sensibilizzazione alle tematiche ecosostenibili.. infatti, il blu é il colore del cielo.. come diceva un certo cantante.. http://www.youtube.com/watch?v=XB3TfBXUOKw
February 4th, 2008 at 3:49 pm
Concordo con Alix… Oggi si è tutti coinvolti e preoccupati per il climate warming, o climate change, come si preferisce (2 facce della stessa medaglia).
Le Nazioni Unite, organizzazioni profit e non sono ampiamente coinvolte in cause ambientali/sociali, si parla di Millennium Development goals, che sottitendono la risoluzione di problematiche gravi, come la povertà, l’accesso alle risorse idriche per gli abitanti di paesi in via di sviluppo e lo spreco che ne fanno altri paesi. Tanti discorsi e tante prese di posizione che, spero, troveranno un risvolto pratico per tutti. Quindi, personalmente, auspico che il passaggio dall’era verde all’era blu apporti un’unità di interesse e di azione comune tra gli attori della comunità internazionale, affinchè si giunga alla risoluzione/miglioramento di queste problematiche che ci coinvolgono, tutti.
Baci
Francesca
February 4th, 2008 at 3:59 pm
A questo riguardo vi vorrei segnalare una vecchia esperienza di un piccolo movimento ecologista cattolico che negli anni novanta si chiamva “Movimento Azzurro” (nulla a che fare con Forza Italia, almeno credo). L’iddea di chiamarlo azzurro era prorpio per differenziarlo dal mondo dei verdi, che all’epoca aveva una connotazione molto particolare che oggi, in Italia, sta perdendo.L’idea di creare un mondo ecologista che non tragga la sua ragion d’essere da una stessa ispirazione culturale non è, quindi, una cosa proprio recente. La realtà, almeno per quelle che sono le mie conoscenze attuali è che questa esperienza è fallita. Non ho più notizie di questo movimento, ma forse questo nuovo impulso alla cultura ambientalista potrebbe dare nuova vita al priimo ed unico movimento ambientalista cattolico.
February 4th, 2008 at 5:57 pm
ciao Antheus, ciao Lapo.
io non so se ringraziarvi o preoccuparmi…insomma, ho letto l’intervista di Lapo su il Mondo e parlava di nuovo di RVCA. Sono, anzi io e la mia fida collega Elisa, siamo molto contente di questo coverage “aggratis” su una rivista che altrimenti non ci avrebbe mai cagato di striscio!
Come possiamo rendere il favore? Vabbè, se vi va scriveteci pure.
piccolo particolare, noi due si lavora per l’ufficio stampa di RVCA, insomma da stè parti si prova a fare le pr…quelle simpatiche però!
Grazie mille.
ciao > C&E
February 4th, 2008 at 7:14 pm
Danilo: Sì, la cosa che volevo evidenziare con questo post era come un concetto e un pensiero (quello della sostenibilità e dell’eco-compatibilità) si era così legati ad un colore. E che c’è la possibilità che questo abbinamento salti eccetera eccetea..
Non sono voluto entrare nella discussione sull’opportunità o sullo sfruttamento da parte delle aziende sulle tematiche eco.
Chiara: Bene. Siamo contenti per voi.
February 4th, 2008 at 7:20 pm
Si Antheus, comprendo e rilancio l’argomento cromatico, assestando l’idea ecologica come da tutti condivisa…….

…ma essere cagate di striscio non è un concetto un po’…che so…sporchino…ehm, poco PR?
February 4th, 2008 at 7:28 pm
Grazie ancora, davvero e di cuore.
Dalle nostre parti si lavora con tanta passione, e crediamo fino in fondo a quello che facciamo. E’ bello quando qualcuno si innamora, tanto quanto noi, di un progetto e contribuisce con la sua ambascia a diffonderne il messaggio.
mi scuso con i ragazzi del blog per aver usato questo mezzo in modo privato ed essere andata “fuori tema”.
February 4th, 2008 at 9:22 pm
@ danilo. Sì parecchio poco pr, molto più pane, salame e formaggio!
February 5th, 2008 at 12:33 pm
bellino il fuchis…..

uhm, i tetti verdi? Dov’è che li ho visti? Tegola canadese, colore verde. In montagna credo o altrove. Tetti verdi giardino…. con i pratini e gli alberini. Questi li vedi anche a NY. Tetti Neri invece li troviamo a Lavagna, dove è tradizione l’ardesia. Tetti grigi nelle valli di montagna, con gli spacchi di arenaria montati come scaglie…. Tetti blu non ne ho mai visti…Tetti a specchio, con l’orrendume dei pannelli solari, quelli sì. Stravolgeranno i centri storici e i paesini con la scusa del risparmio, per ovviare agli errori di politica energetica post referendum…. Tetti, tetti, tetti…. Mi sa che oggi andiamo tutti fuori tema, altro che Chiara…..
Buono il panino prospettato dalla PR Chiara…..ovviamente senza lo striscio…..
Sai, la “cagata di striscio” qui sulla costa è di casa…quando i gabbiani volano in tondo e si richiamano, partono proiettili bianchi e gialli…. Ma è un altro tipo di striscio…. meno piacevole
Tornando al Blog di Andrea, trovo che ogni buona intenzione, una volta in mano agli esperti di qualche cosa, diventi immediatamente strumento di speculazione. Penso, ma non sono sicuro, (come Camillo…) che determinati simboli (nell’accezione semantica del termine) debbano rimanere lontani da un utilizzo che non sia direttamente legato al loro significato. Il decadimento del “verde” come concetto è appunto, come argutamente fanno notare i bloggisti sopra, avvenuto a causa dell’infinito sfruttamento di quel colore (che è ormai simbolo e quindi metafora) in campi e settori addirittura in antitesi con il concetto stesso iniziale. Troppo banale, ma quindi troppo efficace, l’idea di assimilare il verde (che è erba, alberi, ecc) al tema ecologista (ecco la metafora). Talmente efficace che se ne è fatta man bassa fino a chiamare “verde” una benzina!!!!!! Ovvero un ossimoro. Una negazione in sè del concetto iniziale, appoggiata ad un significante (la benzina stessa) che produce l’effetto opposto di quel che il suo nome voglia richiamare. Utilizzo termini di semeiotica in quanto adatti a questo tema. Un concetto viene trasmesso attraverso un significato (che tutti comprendiamo cosa è) ed un significante (che è il mezzo attraverso il quale il concetto si “propone” al fruitore). Ad esempio un cartello stradale dove il concetto di “non accesso” è il significato e il “simbolo” del disco bianco e rosso è il significante… Mi scuso per la spiegazione, ma trovo importante richiamare l’utilizzo di tale scienza che viene fatto dagli esperti di marketing ogni volta che “parte” una campagna pubblicitaria o promozionale. Il colore blu, allora, è il significante che vorrà essere utilizzato in futuro se (?)accoppiato a significati adiacenti al tema ecologico. Come e perchè questo debba variare rispetto al meccanismo del “verde” finora adottato, non lo so. Non mi sembra che venga proposta una dinamica diversa di metafora, ma solo che si stia cercando una “novità” (un nuovo simbolo) che sostituisca tout court quello vecchio, troppo visto e quindi oramai poco attrattivo. Una questione di mercato e di visibilità, più che di reale proposizione di una filosofia globale di produzione. E’ seccante autocitarsi, ma nell’intervento mio di sopra, ponevo il problema di come un’attività sia inquinante dal momento stesso che esiste e che quindi ci si debba andare coi piedi di piombo nel definire “blu”, prodotti e attività, specialmente quelle industriali o con materiali di sintesi chimica. Non dico che non vi debbano essere attività, ovvio. E capisco che il termine “verde” o “blu” sia in parte riferito a certi processi di produzione ora più ecocompatibili rispetto alle tristezze di decenni fa, ma dico anche che bisognerebbe avere il buon gusto di evitare di comunicare messaggi promozionali di significato “blu” su prodotti inevitabilmente “neri, gialli, rossi….” o come il termine “eco”, affibbiato al diesel…. Sono costretto ancora ad autocitarmi e rilancio una chiosa almio intervento precedente: ma una campagna mondiale di marketing basata su un “simbolo” (nella fattispecie un colore), può avere la stessa efficacia anche in certi luoghi dove quel colore non assume le valenze (i significati) che assume altrove? Penso alla Cina interna, dove il cielo è perennemente grigio e mare non c’è e i fiumi sono “gialli” da tempo. Esiste veramente allora la possibilità che il significato diventi “simbolo” o dobbiamo comunque riferirci ad ambiti culturali relativi e ristretti?
Chi è d’accordo?
February 5th, 2008 at 1:49 pm
Ma chissenefrega se è blu, verde o altro! Ma veramente pensano questi maghi del marketing che cambiare un colore possa contribuire a migliorare la situazione ambientale?Il verde troppo inflazionato? Out? Adesso è più figo il “blu”? E tra qualche anno? Andrebbe di moda un altro colore?
La lotta per la salvezza dell’ambiente non può seguire le mode: perderebbe di credibilità e di autorità.
February 5th, 2008 at 2:00 pm
il blu e’ il colore che in tema di stoffa si può definire “cangiante”, vuoi perchè il cielo subisce l’influenza delle nuvole, vuoi perchè il mare subisce l’effetto delle onde e increspandosi muta dal blu del mare aperto e profondo al celeste chiaro delle acque basse al verde delle acque mosse, a me piace molto l’azzurro degli occhi di Lapo *__*
che spero gradisce le mie INTERruzioni e le capirà.
February 5th, 2008 at 2:26 pm
…il blog di Azzurra è un capolavoro di buona scrittura e pensiero intelligente. Il fatto che lei sia senza lavoro (incazzata e affamata) è il sintomo di un’economia allo sfascio e di un sistema clientelare che ha abbrutito l’Italia.
Lo so che non c’entra nulla col blog e col blu, ma mi andava di dirlo….uff
February 5th, 2008 at 2:52 pm
p.s.: per DAMA…. infatti, non gliene frega niente dell’ambiente, ma del marketing del loro prodotto si. Ed è proprio questo il senso del blog, il cercare di capire se questo modo di fare può essere valido o no, sia come politica imprenditoriale, sia come artifizio tecnico pubblicitario, sia come passaporto per una clientela sensibile a certe tematiche…..
February 5th, 2008 at 2:53 pm
posto che il blu o il verde non è che cambino molto la situazione,che fa pena,mi viene da dire “ma che cacchio stanno a fare ’sti cretini di ambientalisti?”vengano a napoli,che qui siamo nella monnezza fino al collo.ma non vengano a fare finta retorica e a propinarci le loro cazzate,perchè in effetti non è di quello che abbiamo bisogno.c’è bisogno di qualcuno che inculchi nella mentalità degli abitanti di una città bellissima,qual è napoli,ma piena di teste d’uovo che del senso civico se ne fregano e non vedono che ad un palmo dal naso,tenendo le loro case linde e pinte e buttando rifiuti dove gli capita.personalmente abito in penisola sorrentine e mi ritengo fotrunato,perchè qui l’emergenza è minore,ma so di realtà sconvolgenti a 30 km da casa mia,per cui mi sento chiamato in causa anch’io,perchè mi da troppo fastidio che la gente sia così inetta e stupida da non comprendere che qui ci si gioca il proprio futuro.
se l’ho capito io,a soli 8 anni,che bisognava differenziare i rifiuti,grazie alla mentalità che nella mia famiglia è ben più che radicata,perchè non possono capirlo tutti?che ci vuole,un genio,per capirlo??mi incazzo come una bestia quando ne parlo con gli altri,perchè si dimostra la totale mancanza di senso civico da parte loro,e quindi via con le discussioni,quano loro mi dicono frasi tipo “ma tanto il camion fa una sola raccolta di tutto” oppoure “tanto non la fa nessuno”.non lo immaginate nemmeno quanto mi arrabbio!
quindi,gli ambientalisti,vengano a napoli,a spiegare a quei coglioni dei miei concittadini di fare la raccolta differenziata,mostrandogli cose concrete,e non retorica,come quella che sono abituati a fare,e non si facciano problemi,dalle mie parti le persone non le mangiano,no abbiano paura.vengano nelle scuole,a mostrarlo ai giovani,che magari qualcosa più degli adulti lo potrebbero capire.
io,in qualità di rappresentante d’istituto,mi sono attivato facendo una richiesta per poter avere altri cestini per poter effettuare questa tanto famosa raccolta differenziata anche in ambito scolastico,in quanto la mia scula,di ben 1100 alunni,è a tutti gli effetti un paesino,per cui i rifiuti prodotti giornalmente sono molti…un buon motivo perchè li si possa destinare ad un destino migliore di quello che avrebbero in discarica,non trovate??è una causa che ho fatto tutta mia perchè ci credo fermamente,anche se sono un terrone.
February 5th, 2008 at 3:17 pm
@ Danilo > hihihihihihihihihihihihihi “scagazzano i gabbiani nel cielo azzurrissimo”!!! io ho il problema dei pettirossi e dei merli che mi zozzano il balcone.
ti cito (indi non ti secco)> Esiste veramente allora la possibilità che il significato diventi “simbolo” o dobbiamo comunque riferirci ad ambiti culturali relativi e ristretti?
Chi è d’accordo?
> ritengo che tu abbia ragione caro Danilo, è necessario riferire significato e significante ad un ambito relativo, altrimenti non può diventare simbolo, o meglio, questo simbolo viene accolto solo da chi ha i mezzi per poterlo assimilare. Dunque, al di là di simboli e metafore varie, in questo specifico tema è molto meglio “fare” senza legarsi a colori o temi. Un’azienda può essere gialla, verde, blu o fuchis, un po’ come gli pare, ciò non toglie che sia rispettosa dell’ambiente che la circonda. Ci sono molte realtà che si stanno impegnando tantissimo sulle tematiche ambientali e le apprezzo molto perchè non si sono messe addosso alcun bollino blu…quello lo lasciano alle banane! e nemmeno verde…quello è per le macchine sgarrupate come la mia..il bollino verde della dekra revisioni..
February 5th, 2008 at 3:20 pm
Dama,
permettimi di provare a dare un’altra visione riguardo al cambio cromatico del mondo ecologista. Il verde ormai viene identificato con un mondo spesso estremista a volte violento. Pena a quello che fanno alcuni del WWF. Le posizioni che spesso hanno preso i vari partiti “VERDI” in Europa. Il rischio che la battaglia ambientalista non coinvolga le persone moderate, anche alcune aziende con una mentalità ecologista era ed è forte. Qui la moda non è fondamentale, qui, forse, si parla del futuro del mondo ecologico, dell’eco-sostenibilità. L’idea stessa di identificare un colore che caratterizzi l’eco-sostenibilità dovrebbe indicare un modo di fare ecologia, magari più soft e quindi più comprensibile dai moderati di tutto il mondo.
February 5th, 2008 at 3:22 pm
p.s. #2: …in sostanza, Antheus vuole capire se adottare cotone blu per cucire la camicia di Lapo o se colorare di blu i candelabri in carbonio o se il dotare di lenti blu gli occhiali da 1007 euro li rende più appetibili ai giovani ecologisti…. eheheh
Ma i 007 euro oltre i mille hanno a che fare con James Bond?
February 5th, 2008 at 4:53 pm
Il richiamo della semiotica e del rapporto tra significato e significante è sicuramente interessante, tanto più che nella creazione del packaging di qualsiasi prodotto, la scelta del colore è molto importante non soltanto per il design e la comunicazione visiva, ma anche per la carica semiotica che riesce a dare al prodotto stesso. E da qui si potrebbero citare una marea di esempi legati al colore. Basti pensare per esempio al giallo, in genere un colore che piace a tutte le età, il quale, legato anche al marrone e all’arancio, definisce un prodotto naturale; e infatti lo troviamo abbinato alle principali marche di merendine, brioches, biscotti. O il bianco, colore della purezza, dell’innocenza, associato al blu, colore della pulizia ma anche del classico e tradizionale, i quali campeggiano quasi sempre sulle confezioni dei detersivi, dei prodotti per l’igiene personale. O ancora il marrone, colore legato storicamente al cioccolato, ai dolci. Certo, la situazione ultimamente sta cambiando e non bisogna essere così categorici nell’affibiare un colore ad una categoria merceologica. A dimostrazione anche di quello che ha fatto Milka rompendo gli schemi legati appunto al colore marrone e scegliendo un packaging viola per i suoi prodotti che non avesse nulla a che fare con il cioccolato, il latte, le nocciole, ma che avesse come unico obiettivo quello di attrarre l’attenzione dei consumatori. Dicevamo dunque della relazione tra significato e significante. Come già sostiene Danilo, credo che non bisognerebbe associare dei messaggi promozionali e dei prodotti quindi al significato blu quando poi quest’ultimi sono, diciamo, legati ad altri colori agli antipodi del blu o del “vecchio” verde. Ma credo anche che il buon gusto e il buon senso che dovrebbero stare alla base di queste associazioni siano materie alquanto preziose da trovare nell’ambiente delle aziende odierne e ci saranno delle imprese che sfrutteranno a loro favore e senza diritto questo accostamento, puntando sulla buona fede e sulla sensibilità dei loro consumatori, come sono convinta ci saranno altre aziende che invece punteranno sempre di più verso un maggior rispetto della natura, pur non giocando sul linguaggio blu del packaging o del prodotto. E parlo di queste tendenze con un occhio rivolto ad alcune ricerche secondo le quali, per esempio, circa il 42% dei consumatori americani è disposto a pagare un prezzo più elevato per ottenere prodotti ecologici. Da qui, sempre a mio avviso, le due tendenze : da una parte le aziende che sfruttano il verde o il blu di turno solo per attirare i consumatori; dall’altra aziende che invece capiscono realmente il livello di deterioramento dell’ambiente naturale e il fatto che alcune attività industriali danneggiano seriamente l’ambiente e devono apportare delle modifiche. Nel mezzo io ci collocherei una maggiore attenzione da parte delle istituzioni e più leggi che colpiscono duramente i trasgressori.
Un bacio
@david : bel discorso, bella iniziativa.
February 5th, 2008 at 5:27 pm
@ gabriele: Mi stai dicendo, correggimi se sbaglio, che il blu è per gli ambientalisti moderati e il verde per gli ambientalisti estremisti? Non credo che le divisioni possano aiutare la causa ambientalista, se i “verdi” stanno subendo una deriva estremista allora i moderati dovrebbero farne parte per controbilanciare la situazione. Le lotte e le divisioni interne sono autodistruttive.
@ david: anch’io sono della provincia di Napoli e concordo con ciò che dici ed aggiungo però che si pone il problema dello smaltimento rifiuti: lo Stato e la Chiesa stanno letteralmente dando man forte alla Camorra (sembrano quasi che si siano messi d’accordo e tu sai di cosa parlo…). Non si possono aprire nuove discariche, sarebbe un disastro ambientale e sanitario ma si devono costruire impianti per il riciclaggio e termovalorizzatori. Molti dicono che i termovalorizzatori sono dannosi, beh se fatti a norma no e comunque sempre meno delle discariche abusive e non che sono completamente gestite dalla Camorra. O riciclaggio e termovalorizzatori o la Camorra.
@ Danilo: E infatti a me sembra una bella menata per il naso e, leggendo i posts, ci sarà gente che ci cascherà con tutte le scarpe.
February 5th, 2008 at 7:09 pm
@ Dama avete tutta la mia solidarietà riguardo all’affare dei rifiuti. Io non capisco perchè non si siano mai costruiti dei termovalorizzatori o implementata la raccolta differenziata, più che altro non capisco perchè sia così difficile mettersi d’accordo. Dalla tv il messaggio e la ragione non passano…la tv non ha nè bollino verde nè blu!
February 5th, 2008 at 8:14 pm
o Chiaraaaaaaaa!!! Ma in che mondo vivi? La camorra ha gestito e gestirà i rifiuti campani, il loro smatimento, la loro spedizione altrove, dove altre derive camorriste sono pronte a guadagnarci su con l’incenerimento. Ecco perchè non si sono fatti i termovalorizzatori. La Chiesa però non vedo cosa c’entri visto che in quelle zone ha pagato il tributo in termini di vite di sacerdoti assassinati…..
Avete ragione tutti. Ma io mi domando perchè quelli che fanno ora gli arroganti con la Polizia e con le istituzioni non hanno mai manifestato in questi decenni contro la camorra che sotto i loro occhi sotterrava i rifiuti (del Nord) tossici. Me lo domando retoricamente ovvio. Ma almeno avessero ora il coraggio di dire le cose come stanno e perchè “veramente” non vogliono le discariche. Saviano ha scritto pagine esemplari su tale argomento. E sono costretto a seccarmi ed ad autocitarmi per la mia opera “gomorra” appunto incentrata su tali pagine e visibile in qualche sito. E’ un’opera “sociale” e quindi non mi vergogno a citarla.
La TV ha il bollino marrone, come la merda, con cui però sta straordinariamente bene, come dice Chiara, il giallo (di Montalbano). Per chi si interessa di merda, consiglio un approfondimento con la merda in scatola di Piero Manzoni (170.000 euro ultima asta) e le riproduzioni meravigliose di Gilbert&George…….
Si, si Antehus, siamo clamorosamente fuori tema ma quando ci vuole, ci vuole. Mi sembra che comunque sia idea diffusa di tutti che il “blu” non sarà così facilmente acquisito a simbolo di ecologia come invece è stato per il verde. Soprattutto perchè prima del verde non vi era questo uso, mentre ora abbiamo avuto l’esperienza del “verde” in tutti i suoi risvolti e quindi, come si può dire…. uomo avvisato, mezzo salvato, no?

February 5th, 2008 at 8:18 pm
p.s. solito: Antheus, ma se nella versione italiana di questo sito i popmenu sono:
Home, Philosophy, E-shop, Where, News/Events, In the press…. nella versione English sono invece in italiano?
February 5th, 2008 at 8:43 pm
Danilo: Il fuoritema qui è più che accettato. Noi si lancia un tema e poi il flusso dei commenti (tutti molto interessanti, tante grazie) prende la strada che ritiene più opportuna.
Ehehehe. C’è poco da fare. Adoro la lingua italiana scritta però, non c’è niente di fare, come linguaggio segnaletico e sintetico l’inglese è imprescindibile.
February 5th, 2008 at 8:57 pm
Andreaaaaa: se fai una versione italiana e una inglese lascia che l’italiano sia italiano. Ma perchè dobbiamo vergognarci di una lingua che è superiore ad ogni altra espressione linguistica internazionale? Mi stai forse dicendo che invece di rassegna stampa dovremmo da ora in poi dire, in the press? Invece di filosofia, philosophy? Invece di eventi, events? Dai…….

Sono d’accordo su Home, News, E-shop in quanto concetti importati dal mondo americano legato all’informatica (che in italiano non esistono) ma il resto no, non te lo passo.
February 5th, 2008 at 9:51 pm
Danilo: Andrea a chi?
L’indipendenza, credo, stia anche in questo. Non dover esser per forza coerenti in tutto e per tutto (ora lo dico.. che palle la coerenza… ecco, l’ho detto).
La “rassegna stampa” è una cosa seria: per me, ad esempio, è quella fatta tutte le mattine da Massimo Bordin su Radio Radicale. La nostra è una semplice selezione dei giornali che hanno parlato di I-I.
La “filosofia”, poi, è quella di Socrate e Wittgenstein. “Filosofia” è parola altisonante, nobile, complessa. La nostra è una cosa infinitamente più piccola e pop. E la lingua inglese riesce a conferire più “leggerezza”.
).
Oh, son opinioni. Son discorsi. E i discorsi li porta via il vento .. (poi il proverbio proseguirebbe
February 5th, 2008 at 10:47 pm
…si si e le biciclette i livornesi eheheh
Ma sarai mica pisano? Deh

Mi sembrava ti chiamassero Andrea….vabbè d’ora in poi ti chiamo lo stesso Andrea (come il Beppe di Lupo Alberto). Ehilà Beppe.
Dai, un po’ di creatività anche nei termini…. l’inglese va utilizzato solo se intraducibile.
Filosofia lo usa il mio amico Mauri di Momaboma nel suo sito ad esempio e non è un Kant redivivo, Where va con Dove Siamo e basta, In the press con Stampa, Pubblicazioni, Dicono di Noi, ecc. Capisco che lì al nord siete tutti ultracculturati ma mica è obbligatorio sapere che “press” non è una pressa barese in cui Lapo è rimasto spiaccicato (anzi spiacci’ato). Inventate un bel menù meno “in” e più “in-dipendente” da ciò che fanno tutti….magari in carbonio. Fucsia. E blu.
February 6th, 2008 at 12:30 am
Pisano? Moi? Naaaa.
February 6th, 2008 at 12:49 am
..probabilmente “in the press” si intende come “va di moda essere depressi”, nel senso dello spleen baudelairiano e verlainainiano che per la tristezza si imbottivano di assenzio…
February 6th, 2008 at 10:16 am
…buono l’assenzio! Ma se sei senza assenzio, si dice che c’è assenza di assenzio o assenzia di assenzio o assenza di assenso o……..
February 6th, 2008 at 10:29 am
@ Danilo.
vivo in Italia Danilo e anche io ho letto Gomorra, pagine di giornali dedicati al tema etc… dunque ho più o meno idea (il più o meno è d’obbligo) di ciò che sta dietro alla “munnezza”. Voglio capire - come del resto hai appuntato tu stesso- come mai il flusso sociale e lo sdegno popolare non sia insorto prima, perchè a tutt’oggi non riescono a trovare accordi e stringere alleanze per sistemare la situazione in modo concreto: senza super commissari, esercito, menate e storie varie. Qual’è lo step che ci manca per aver chiara tutta la vicenda.
P.s l’italiano è una lingua superba, ma noi italiani ci crediamo poco e lo insegnamo male - dunque altre lingue soffocano il nostro lessico e la nostra sintassi- Danilo, meglio un blog in inglese che un libro di Moccia!
February 6th, 2008 at 12:12 pm
…e un libro di Baricco? Un bel menù in siciliano? o semplicemente l’italiano che parliamo noi miseri….? Ho visitato i siti delle grandi Firme e, nelle loro diramazioni nazionali, hanno molto meno inglese di quanto noi italiani usiamo fare. Semplicemente non si vergognano di tradurre o non si vergognano della propria cultura di fronte al barbarismo celtico che ci ha invaso da quando i pc sono apparsi sulla terra. Se tutto passa da Google e da Microsoft, come non vuoi che alla lunga si imponga l’inglese come lingua ufficiale anche quando non ne è necessario? Eppure la lingua più parlata è il cinese (mandarino e cantonese), poi lo spagnolo……. Ma la lingua ufficiale è quella del potere economico, quindi………………………….
Gomorra? Lo so che lo sai, ma se ti stupisci non lo sai. Non sono insorti prima perchè altrimenti li ammazzavano. OK? Insorgono ora perchè la Polizia non li ammazza e fanno i forti con i deboli. D’altronde hanno ragione. Se hai visto il mio video, basato sugli effetti dell’uranio impoverito, alla fine concludo che gli stessi effetti sono presenti a Napoli, Marghera, Gela…. Guarda la relazione della commissione di ricerca sugli effetti dell’inquinamento nella zona nord di Napoli e Caserta, e poi inorridisci….. Lo step che manca? Plotoni di SS che penetrino in ogni casa abitata da camorristi e li deportino via senza processo, per poi eliminarli. Ecco cosa manca. la Giustizia non ce la farà. O i napoletani riprendono i forconi (Masaniello è turnato?) o moriranno delle loro stesse vite. Oggi sono più realista del Re………………………
February 6th, 2008 at 12:37 pm
Dato che ormai il fuoritema è ben accetto ed è diventato la regola, e dato che ormai siamo andati a finire sul tema, peraltro molto interessante, dei rifiuti campani, volevo segnalare la nuova pubblicità di Ryanair a chi ancora non l’avesse vista o sentito parlare…mi ha colpito davvero molto……….
http://archiviostorico.corriere.it/2008/febbraio/05/Pubblicita_choc_con_rifiuti_Scappate_co_9_080205066.shtml
@Danilo: d’accordissimo con il tuo step…
February 6th, 2008 at 12:45 pm
Chiedo scusa a tutti se segnalo ancora ma questa è troppo “bella”. Vado ulteriormente fuori tema ma forse così troveremo delle risposte ai tanti quesiti nati nei recenti commenti sul perchè e percome l’emergenza sia esplosa solo ora…
http://www.corriere.it/cronache/08_febbraio_06/bufi_0162397a-d481-11dc-a819-0003ba99c667.shtml?fr=box_primopiano
February 6th, 2008 at 2:22 pm
tutte queste cose su bassolino erano voci popolari che giravano da tempo,ora i giornalisti stanno scoprendo l’acqua calda.ma come si dice “voce di popolo,voce di Dio”,per cui un fondo di verità doveva pur esserci.spero che con l’amministrazione di Gianni De Gennaro qualcosa cambi,me lo auguro con tutto il mio cuore,perchè napoli è una città troppo bella e troppo piena di storia per meritare tutto questo.i napoletani sono in fondo brava gente,però spesso menefreghisti e non lungimiranti,ed è questo che mi dispiace di più.auspico che qualche napoletano “con le palle” ,qualche personaggio ammirato e stimato riesca a far cambiare mentalità a buona parte dei partenopei.
quanto ai politici,potrebbero lucrare anche con gli inceneritori e la differenziata,se fossero ladri “buoni”.
ki lo sa!!dita incrociate
February 6th, 2008 at 2:26 pm
si si signò…. meglio non aggiungere altro. Ryanair ha una pubblicità ai limiti del reato sia per gli argomenti che per l’uso improprio di volti e nomi (tipo sarcosì e la bruni…lo scrivo così perchè non mi ricordo come si scrive). Probabilmente le scuole di marketing oggi consigliano l’antietica pur di promuovere il prodotto. Siamo alla frutta. Ecco perchè in tutti i blog, fin dall’inizio, ho cercato di promuovere il primato dell’UOMO rispetto al prodotto. Si sta perdendo l’umanità dell’essere. I robot sostituiscono i benzinai mentre la popolazione aumenta. Come i pc hanno contribuito a creare disoccupazione, così i robot la garantiranno e milioni di persone non sapranno cosa fare della propria vita. Chi paga un robot non pagherà gli umani per non far niente. Chi penserà a loro? Chi ridistribuirà le ricchezze concentrate in poche società? Queste domande dovrebbero farsi i grandi geni della comunicazione prima di prendere per il culo la gente con le campagne pubblicitarie di oggetti inutili………………………
oggi sto male :-((
February 6th, 2008 at 2:35 pm
@Danilo: Forse non lo sai ma ci sono sacerdoti (e anche un vescovo) che sono scesi in piazza, nel senso letterale del termine, per protestare contro la costruzione dei termovalorizzatori, così facendo gli esponenti ecclesiastici aiutano la camorra e non se ne rendono conto.
Riguardo la diatriba sulla lingua: l’inglese è la lingua franca, per cui non ci vedo niente di male nell’usarla, tra l’altro noi siamo tra i più somari d’Europa per quanto riguarda le conscenze linguistiche.
February 6th, 2008 at 2:47 pm
Aggiungo una notiziola piccola piccola: Dalle mie parti stanno distribuendo volantini contro la costruzione di un depuratore perchè temono che possa nuocere al mercato immobiliare cittadino!
Ogni commento mi sembra superfluo.
February 6th, 2008 at 3:56 pm
il paese di ogni ambientalista è il mondo, io sono nata nel 1979 e negli anni ‘90 ero al liceo, e ti assicuro che non capisco il perchè di tanto ostruzionismo;
capisco solo quello che vedo, e quello che vedo non è guerra, ma ribadisco che nei fatti l’ecologia non passa; c’è chi continua a spremere uva e fare cartoni e taniche in plastica da riempire di vino, c’è chi continua a fare olio anche se in molti casi nelle case mancano le cucine a gas…
February 6th, 2008 at 4:31 pm
si dama, lo so di quei sacerdoti, ma sono singolarità abbastanza strumentalizzate… la Chiesa è ben altro (nel bene e nel male) e dura da duemila anni, e nonostante le tante contraddizioni anche recenti, ha pagato, lo ripeto, un gran tributo alle mafie, sia in Campania che in Sicilia. Ma capisco cosa vuoi dire e in parte lo condivido…
Non c’è nulla di male a usare l’inglese, assolutamente. Ma se il sito ha una terminazione italiana ed una separata inglese, non vedo perchè noi italiani dobbiamo abdicare a una lingua “franca” ma barbara laddove possiamo tranquillamente utilizzare i nostri termini, forse nati quando ancora nella Britannia si vestivano di pelli di cavallo (o di orso). Per i termini intraducibili è ovvio usare le lingue madre, come home (come lo traduci? Casa? Partenza? Forse Inizio no?). Solo che fa figo straparlare inglese (in economia poi è tutto un inglesizzare) per dimostrare a chi ti ascolta che hai studiato, che vai spesso all’estero, che hai a che fare con società estere, specialmente nella “laboriosissima” Milano….. Nel sito della Mercedes, nella parte in tedesco, ci sono solo due parole in inglese: newsletter e cookies. Contatti è scritto kontact, ecc….
Si Si signò…. e lo vedo come si è ridotta l’Italia a far finta di avere rapporti con l’estero. Forse la lingua da adottare dovrebbe essere il mandarino o il rumeno, se diamo retta ai rapporti aziendali correnti….. Che ci vuoi fare? La provincialità italiana è a livello di condominio albanese ma bisogna mostrarsi fighi e ben vestiti e soprattutto abbronzati, per meglio prendere gli schiaffi dalle altre nazioni (Francia? Spagna?) che di inglese ne parlano veramente poco e male (a tutti i livelli) ma che sono anni luce davanti a noi…..
MEMENTO AUDERE SEMPER o CARPE DIEM fate un po’ voi
February 6th, 2008 at 4:37 pm
…già Danilo..ai limiti del reato…Nei corsi di marketing ti insegnano qualsiasi tipo di stratagemma che, nella progettazione di una campagna pubblicitaria, dovrebbe attirare sempre e comunque l’attenzione dei consumatori. Unica clausola : evitare l’effetto boomerang, ovvero che la pubblicità stessa provochi un danno d’immagine per il brand e l’impresa, difficile poi da recuperare nel tempo. Evidentemente o quello che insegnano è un trend già passato di moda, e in questo caso dovrei fare un discorsetto ai miei docenti universitari, oppure Ryanair ha soldi in abbondanza da spendere, dato che, se venisse anche condannata a risarcire la coppia presidenziale “carlà e sarcosì”, dovrebbe sborsare 500 mila euro..a questo punto che faccia un po’ di beneficienza.
Buona giornata a tutti.
February 6th, 2008 at 4:50 pm
@uhmm, uhmm…cavolo, potessi parlare con voi davanti ad uno spritz aperol!
scriverò il mio commento questa sera, ora faccio la p.r al formaggio (pane e salame li ho abbandonati oggi, mi sento più vegana).
ciao, ciao
February 6th, 2008 at 5:16 pm
brand, trend, spritz, p.r., home, mail, marketing, philosophy, full immersion, back, save, submit comment, leave a reply, name (required), proudly powered…………………..aaaaaagh :-O
Danilo Verticelli non SAYS ma DICEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE
Chiara: occhio sempre allo striscio, pardon alla drop of shit!
February 6th, 2008 at 7:42 pm
@ Danilo. Tranquillo, faccio sempre ballare l’occhio. Le strisciate sono sempre in agguato, ma io le frego con abile ironia (si dirà abile ironia? no, non credo ma mi piace), mai prendersi troppo sul serio!
un appunto: Spritz è un aperitivo veneto molto tipico, dubito fortemente di una sua radice anglosassone. Ti concedo solo p.r.!
a proposito del nostro fuori tema> sono assolutamente convinta che si debba tornare con i piedi per terra, e soprattutto deve essere insegnato il rispetto e l’eleganza, il tutto ha bisogno di solide basi etiche!
February 6th, 2008 at 7:53 pm
ciao I-I, caro Danilo ho visto che sei un artista visivo per questo perchè non accantoni le ostilità linguistiche e ammetti che l’inglese non è “il pelo nell’uovo” ma una realtà vincente che appiana molte strade di cui non possiamo fare a meno per sopravvivere
a propo.sito:
grazie per il commento riguardo al mio blog
February 7th, 2008 at 9:25 am
buongiorno.

Chiara, lo Spritz l’ho anche bevuto (a Verona) ed ovviamente (come avrai immaginato) lo so che ha radici austriache e non celtiche, ma mi andava di metterlo dentro perchè non finiva per vocale. (!!!???)
Ci stava bene; eheheh
Si, si dice abile ironia. Si dicono tante cose…..
Azzurra, io sono un artista. Poi mi esprimo come ritengo giusto. Principalmente visivo, sì. Sai una cosa, in tutte le mie opere, ho sempre usato l’inglese e titoli in inglese. Sai perchè? Perchè l’inglese è lingua franca e il mio messaggio deve arrivare anche quando vado all’estero. Perchè ha capacità di sintesi ed è più semplice nei giochi di parole.
Mi contraddico? No. Sai perchè? Perchè io non ho versioni italiane e inglesi delle mie cose. Ne ho solo una, per tutti. E’ questo il “pelo nell’uovo”. Se facessi un’opera per il mercato italiano ed una per il mercato estero, userei l’italiano qui e l’inglese là. Ovviamente se il signficato anche artistico, la metafora, la metonimia rimanessero immutate. Nel mio progetto 2008 infatti uso cose in italiano, anche se andrò all’estero. Cazzi loro se non le capiscono. Insomma, un conto è dare un’opportunità di comprensione, un altro è abbandonare la propria radice culturale e il proprio modo di esprimersi per una moda esterofila e fighettona, che comunque estromette dalla comprensione tutti coloro che non sanno l’inglese, e ce ne sono molti. Il senso della mia provocazione, voglio che sia chiaro, non è la battaglia alla lingua che ci permette di evolverci almeno come rapporti interpersonali con il mondo, ovvio. Ma il fatto che tutte le civiltà (nettamente più acculturate e più complesse di quella anglosassone) stanno lentamente abbandonando la ricerca di nuove terminologie autoctone per assimilare quelle di ceppo anglosassone. Questa è una vera e propria subdola forma di colonizzazione, come i denim, come gli hamburger, come l’hiphop e tutte le menate che gli adolescenti assimilano dalla tv. E questa colonizzazione è iniziata 60 anni fa, con la cosiddetta liberazione americo-mafiosa. Non ce ne siamo liberati. La Francia è molto più libera di noi come uso del francese ed infatti pochissimi francesi sanno l’inglese, ma non mi sembra che la loro civiltà sia inferiore alla nostra. In Spagna sanno a malapena lo spagnolo ma hanno metropolitane nuovissime, come a Valencia (ehi ero lì per +39, ma ci sarete?) costruite in pochissimi anni. Sono in contatto con un bravissimo artista portoghese che non parla inglese:io scrivo in italiano lui mi risponde in portoghese o francese o italiano da traduttore online (quindi arabo), ma ci capiamo lo stesso. Insomma, se hai una versione inglese del sito, uno che parla inglese andrà lì a leggere e non qui. Quindi da un’azienda che si fa onore dell’italianità più spinta, mi aspettavo che anche la lingua italiana fosse considerata patrimonio da implementare e non solo occhiali e candelabri. Evidentemente mi sbaglio. Ma aprite gli occhi. Qui si scrive tra un Leave a Reply e un Submit Comment, quando con pochi tratti di listato potrebbero diventare un: Scrivi il tuo Pensiero e Sei sei sicuro di non aver scritto stronzate Invialo……
L’inglese per noi è solo una realtà. E’ vincente solo per loro. But anyway I agree with you about the opportunity of the use of talking in English languages due to the fact that they are the most diffuse way to communicate to webpeople. Isn’t it?
February 7th, 2008 at 10:12 am
p.s.: e cmq senti come è acido e troppo veloce Spritz, rispetto a un Franciacorta o a un Nero d’Avola o a un Corvo di Salaparuta……. senti come scivola il nome su paesaggi rilassati e soleggiati, colline arse e mari calmi azzurri…….. Come si fa a ordinare un spritz….già a chiamarlo mi viene l’ansia… Eins Spritz bitte……..

February 7th, 2008 at 10:22 am
p.s. #2 e poi smetto: strisciata potrebbe essere scritto: strishìt e renderebbe bene la contrazione dei due concetti (chiamasi sciarada?) striscia e shit, contribuendo a formare una piattafforma di compromesso tra lingua italiana e barbarismo celtico in onore al pierrismo di Chiara ed a un improbabile ma onomatopeutico venetismo….
February 7th, 2008 at 12:31 pm
p.s. #3 e davvero smetto…. Per un esempio su inglese/italiano si può dare un’occhiata al sito di CeeBee…
http://www.ceebee.it/index.html
Così si capisce cosa intendevo…. vabbè salutoni
February 7th, 2008 at 1:24 pm
Danilo: Sì, sì, forse hai ragione tu…
Comunque volevo anche segnalarti i casi opposti, quelli di voler tradurre sempre e tutto per non sentire le lamentele dei criticoni (si scherza, eh..).
iTunes nella sua versione in italiano ha battezzato la categoria “album in voga”. Ah, il ventennio…
February 7th, 2008 at 1:26 pm
ok, mi hai dato ragione così smetto eheheheh

February 7th, 2008 at 1:57 pm
@ Danilo. Se ti viene l’ansia a chiamarlo spritz puoi sempre passare alla fase descrittiva: “Vorrei un aperitivo a base di prosecco, aperol e soda con una fettina di limone”. A questo punto il barista stupito di dirà:” vuole uno Spritz?”. In questo modo ti eviti lo stress da spritz.
bello lo strishit…hiihihihihih.
February 7th, 2008 at 3:02 pm
o può darsi che quegli album facciano canottaggio……
February 7th, 2008 at 4:16 pm
…. ma in “spritz” c’è una sola vocaleeee, non riuscirei mai a bere qualcosa con una sola vocale….
February 7th, 2008 at 6:14 pm
@ Danilo > prova con spritzetto…ne ha BEN 3 di vocali!
February 8th, 2008 at 4:50 pm
la terra è chiamata il pianeta blu, non chietemi perchè …non lo so
February 8th, 2008 at 9:31 pm
@ vick : perchè vista dallo spazio è un’enorme sfera (pardon, geoide) blu con striature bianche.
February 9th, 2008 at 9:35 am
@ azzurra: anche a me piace parecchio l’azzurro degli occhi di Lapo.. sono davvero parecchio belli, quegli occhi!!
February 9th, 2008 at 12:38 pm
dubitavo di non essere l’unica
May 3rd, 2010 at 10:41 am
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May 3rd, 2010 at 11:17 am
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May 3rd, 2010 at 10:53 pm
il commissario spiega ai suoi uomini come,il perche` il cane e` scomparso.
dove` e` finito il cane? non su internet ma…montalbano sono.hahhhahh
e` tutta una finzione,questa e` la verita`.
September 20th, 2010 at 5:02 pm
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campioni del mondo.come si costruisce male esempio chellini,melo, sissoko, krasic,marchisio.un bel fritto
misto africano-brasiliano,italiano.in piu`del piero-tony,ex campioni del mondo.bella realta` calcistica.Dimenticavo?
si grazie a Matri che ha segnato da quando e` arrivato se` no si rischiava di peggio con gigi del nero in panca.NOHHHH QUESTA NON E` LA JUVE MA UNO SPAURICCHIO.HANNO FATTO MEGLIO LAZIO,CON HERNANES,DIAS,NAPOLI CON MAGGIO,CAVANI.UDINESE CON SANCHEZ,ALLORA? I SOLDI SONO STATO UTILIZZATI MALE.CHIARO!QUANDO VENGONO REGALATI A GENTE CHE DICE DI ESSERE MA CHE NON SA` NIENTE DI CALCIO.LAPO,CI VUOLE UNA JUVE ALLA SUD-AMERICANA CON GENTE COME TEVEZ,FALCAO,RUIZ,
HULK,GENTE CHE TI FA VINCERE,TI FA SOGNARE I TITULI COME DICE QUALCUNO CHE MANGIA PANE-CALCIO.
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it means a pair of varilux lenses must be used to power,your investment….for the future.the web is not performing like yoox and the profit is less and less every day.better make a dvd give a chance to a lot more people working.
hard work…every day! to sale lunettes …better x factor new friends and more.see you mate.