Lasciate fare alle persone

(di Antheus)

Tante forme di crowdsourcing stanno nascendo e crescendo. Per crowdsourcing si intende la messa in atto dell’”intelligenza collettiva”: una forma di business attraverso cui le aziende utilizzano la massa dei propri clienti e utilizzatori del marchio per affidare loro mansioni prima svolti da professionisti.

Ed è un po’ quello che stiamo cercando di fare anche noi - con grandissimo successo, grazie a tutti per la calorosa partecipazione - con La Libertà delle Idee.

Un esempio: Pepsi Cola di recente ha lanciato un’operazione in cui artisti, designers o semplici utilizzatori della bevanda possono cimentarsi nel ridisegnare il pack della lattina. E’ il trionfo della creatività, non ancorata da paletti e limiti che tipicamente rappresentano dei freni alla fantasia e all’innovazione nelle aziende.

Guardate la proposta qui sotto. Io non amo la Pepsi ma mi comprerei un six pack di queste solo per guardarmele e lasciarmi ispirare.

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19 Responses to “Lasciate fare alle persone”

  1. Ilaria Says:

    Davvero molto fighe, queste lattine, mi piacciono un casino, mi gustano parecchio..
    Ciao, Antheus!!

  2. Skeggia Says:

    Qualche tempo fa ho letto di un concorso per ridisegnale la confezione di Fonzies, le famose patatine al gusto di formaggio, aperto a tutti i consumatori…
    Sono degli esercizi molto stimolanti per noi designer e per i creativi…
    Sarebbe bello che ogni azienda permettesse ad un suo team di cimentarsi in idee e progetti, senza vincoli, freni e limitazioni.

  3. david Says:

    ma mica le vendono in italia????no,perchè se è così un six pack lo prendo anch’io!belle!

  4. Giulia Says:

    Questo modello di business é certamente interessante, non solo ai fini economici aziendali (e gestione di collabora al prodotto), ma anche uno spunto sociologico notevole ed efficace.
    La Pepsi in questo caso ha indubbiamente ammaliato il consumatore coinvolgendolo direttamente nella prgettazione del prodotto, richiamando a se intrinsecamente una forte pubblicità. Oltre ad cambiamento di costume e approccio in fatto pubblicitario, che la rete ha contribuito a diffondere, aggiungerei che il Crowdsourcing aiuta un buon abbattimento dei costi (forse uno dei pochi vantaggi traslati ed effettivi della new economy). Pensiamo che le proposte che vengono rese pubbliche in rete da parte dell’azienda permettono a terzi di risolvere problemi e creare dei contenuti nuovi, senza appunto costi esosi di personale. In piu come ho detto prima si incrementa intrinsecamente un effetto benevolo in fattore di pubblicità ed immagine (grazie anche all’effetto tam tam in parte), un guadagno effettivi nelle vendite e sviluppare al massimo il vantaggio delle creatività.

  5. Giulia Says:

    In contrapposto a quanto scrive Antheus, vorrei riportare di seguito degli stralci di un articolo pubblicato su VIORO (magazine ufficiale di Vicenza oro). L’articolo dal titolo “Facciamo Shopping”, affronta come si é cambiato l’aspetto commerciale e del consumatore, mantenendo però ancora saldi quei principi tradizionali di vebdita. Qui, non si parla di rete e new economy, ma semplicemente, a mio avviso, che la creatività puo nascere anche da un modo di fare vendita tradizionale ed creativo allo stesso tempo. Per non parlare poi di tutti quegli aspetti che i famosi opening creano, affascinando ancor piu il fruitore.
    ” Il vorticoso giro di inaugurazioni di negozi monomarcasegna la stagione della gioielleria italiana e diventa un trend sempre piu visibile, parte integrante di un’aggressiva politica di marketing. La costruzione del “mondo maeca” ha le sue regole: una per tutte é oggi l’apertura di flagship store, negozi monomarca che consentono al marchio il contatto diretto con il consumatore il quale entra in confidenza con i valori, stili peculiarità e “storia” di cui il marchio si fa portatore. Una stagione particolarmente intensa di opening a livello mondiale sta naimando il settore italiano della gioielleria. E’ un fenomeno che assume interessanti dimensioni e che forse segna un ulteriore salto di qualità verso una cultura imprenditoriale che dal prodotto si sposta verso il mercato, per cui il retail é ritenuto investimento strategico e imprescindibile. La lista degli ultimi opening é lunga. [....] Dopo l’apertura a Lugano, Valente Milano é volato a Macao, al Venetian Macao Resort, per il primo monomarca in Cina secondo una strategia di espansione con prossime aperture di shop in shop a Budapest e Dubai. Infine va segnalata l’esperienza di Quaglia: il marchio milanese ha inaugurato due boutique nel Nord Italia con uno scopo davvero originale: negozi - pilota per testare i nuovi prodotti e capire quali sono le esigenze del mercato.”

  6. andrea squinobal Says:

    no!!!perchè non ti piace la pepsi..molto più buona più dolce e meno gassosa della sua concorrente…

    per le lattine hannno scelto una grande idea, coinvolgente e apprezzata. Sperei che altri brand accolgano questa iniziativa e diano l’opportunità ai propri consumatori di esibirsi e di creare nuove idee.

  7. Francesca Says:

    Grandissima idea, in linea con la loro filosofia… Le campagne Pepsi sono sempre più personalizzate e localizzate rispetto alla concorrenza. Date un’occhiata anche al loro sito web… Hanno un grande interesse per quello che riguarda il rapporto ed il coinvolgimento con il consumatore. Queste iniziative sono particolarmente positive (a mio avviso ovviamente) perchè si tratta di fare vivere la mission del marchio con il fruitore finale, di creare un legame forte: obiettivo creativo e coinvolgente.

    ciao

    Francesca

  8. Francesca Says:

    Quella lattina è veramente uno SPETTACOLO!!!

    Sempre Francesca

  9. giorgia Says:

    che ne dite di una penna II per il manager di successo, con decorazioni incise, in oro e platino, in numero limitato per ogni modello e disegno?
    ciao
    giorgia

  10. Paolo Convertito Blasio Says:

    bellissima questa lattina..da collezionare…io un tempo avevo creato in ufficio una torre alta fino al soffitto di lattine cocacola quelle delle edizioni natalizie….poi ne creai un’altra con i pacchetti dei sigari..ma se continuavo avrei dovuto cambiare ufficio….

  11. giorgia Says:

    e le lattine come portapenne; a proposito, andrea squinobal, è la pepsi che è concorrente: la coca cola è la bibita originale che è stata copiata

  12. canto_libero Says:

    @paolo con bla:
    bè paolo ti è andata bene il mio ragazzo ha collezionato per un anno rotoli di carta igienica…penso che nel suo strano mondo e modo di fare le cose volesse monitorarsi…ma non sapremo mai cosa volesse fare veramente perchè quando fa così io faccio finta di non vedere e lui dopo un pò la smette…
    buon inizio settiamana a tutti!

  13. andrea squinobal Says:

    @giorgia: hai ragione, intendevo concorrente come avversaria di vendite (competitor)

  14. BobbyG Says:

    Ciao Antheus,
    mi piace il tipo di approccio ma vorrei conoscere meglio il tipo di “retribuzione”dell’idea che poi viene scelta. Ti chiedo questo perchè sono a favore dell’abbassamento dei costi che questa operazione produce rispetto a società strutturate ma non vorrei che diventasse uno sfruttamento a basso costo di idee creative di piccole società.
    Meglio allora sarebbe premiare l’idea prescelta dando visibilità alla persona o alla piccola società generandole altri contatti oltre che a una dichiarata (in anticipo) ricompensa.
    Non ti nascondo che ho sempre pensato che questa apertura fosse un metodo per raccogliere le vere aspettative coinvolgendo il consumatore in un modo diverso dal solito questionario.
    se mi dai qualche dato …

  15. Alix Says:

    Bravo Antheus, quest’ultima nozione “crowdsourcing” mi mancava..
    Quest’iniziativa segue la scia della già citata confezione delle Fonzies, come del concorso indetto per vincere una Mini Cooper con la carrozzeria completamente personalizzata e forse altre che ora mi sfuggono.
    In un mondo della pubblicità e in un mercato nei quali la prerogativa principale su cui tutti puntano è la relazione con il cliente, l’attenzione nei confronti delle sue esigenze e dei suoi bisogni, il marketing one-to-one, la personalizzazione ecc. ecc. questa sembra proprio una svolta liberatoria: se bisogna ascoltare il cliente ed essergli il più vicino possibile allora tanto vale che ci aiuti direttamente lui a sviluppare il prodotto che meglio vada incontro alle sue esigenze.
    Il passo successivo, anche se ancora troppo azzardato per il momento, per me sarebbe quello verso l’adattamento totale e questo accade quando un’azienda offre ai propri clienti la possibilità di “confezionare su misura” un prodotto o un servizio in base alle loro specifiche esigenze.
    Anche se in realtà in Italia c’è un’azienda che si è avvicinata molto a questa estrema personalizzazione: la Fiat dà la possibilità, utilizzando un sito specifico diverso da quello aziendale, di scegliere colori, interni e vari optional come per esempio adesivi e disegni sulla carrozzeria, per la nuova 500.
    Ritornando alla lattina in questione comunque è davvero bella, ha ragione chi dice da collezione, da aggiungere accanto al barattolo di latta della Campbell’s soup e degli Heinz Beans.
    Un bacio a tutti.

  16. Antheus Says:

    BobbyG: il sistema del “crowdsourcing” e della “libertà delle idee” ha i suoi pregi, ma anche i suoi limiti. Avendo voluto privilegiare l’assenza di paletti e di confini per le proposte da inviare, è chiaro che non è possibile sintetizzare regoli comuni su ricompense. E’ chiaro che un’idea geniale ma sintetizzata in una pagina di mail non può essere valutata monetariamente allo stesso modo di un progetto in CAD con specifiche su materiali ed eventuali fornitori. Entrambi hanno in partenza la stessa possibilità di poter esser accettati da I-I. Ogni caso fa storia a sé.
    Quello che vogliamo garantire è che tutte le proposte saranno lette, prese in seria considerazione e per quelle che ci convincono di più contatteremo chi le ha proposte e concorderemo una collaborazione.
    Le altre, con il consenso del proponente, le pubblicheremo sul blog e le rilanceremo quindi alla rete.

  17. Giulia Says:

    Cara ALIX, in questo caso concordo con te in parte però. Credo che lo spirito di I I su questa iniziativa abbia degli aspetti markettari meno intrinsechi di aziende come Fonzie o Fiat - tra l’altro l’esempio che hai riportato su Fonzie é una iniziativa che ormai risale se non ricordo male gia dagli anni ‘80 e questo argomento é di piu recente progettazione. Poi la vincita di premi é stata veramente adottata da tante aziende come la Coca Cola per esempio. Trovo sia una tecnica commerciale diversa.
    Qui si parla di una qualcosa di piu elaborato nel sistema, ovvero farsi immagine investendo in creatività a costi contenuti. Come ho gia postato una delle poche cose positive, secondo me, della new economy é propio quello di abbattere i costi industriali, tra cui anche quelli inerenti al personale. Di certo costa meno far creare un re - styling o un prodotto ex novo ad un “fruitore creatvo” pittosto che ad un dipendente.
    Mentre qui, ad I I, credo non sia una scelta basata su di una pubblicità bella e potente fine a se stesso, ma un trampolino di lancio pubblicitario ed oltre…. Quindi é se vogliamo un crescere con loro, cioé: i blogger - creatori crescono con e assieme ad I - I.
    Resta il fatto che a naso trovo che questa sia una buona iniziativa arrivata al momento giusto per l’azienda.

  18. kristallino Says:

    a me ste lattine sembrano adatte per foderare le pareti del bagno….
    in soldoni sembra che il il crowdsourcing sia un modo “molto” economico per fornire idee a chi non ne riesce ad avere….

  19. Alix Says:

    Cara Giulia, perdonami, forse la stanchezza che mi accompagnava l’altra sera mentre scrivevo il commento non mi ha permesso di esprimermi nel modo migliore.
    Infatti hai ragione e non era mia intenzione paragonare l’iniziativa “libertà delle idee” di I-I al caso Pepsi e agli altri citati in quanto trattasi di iniziative diverse. Non ho volutamente citato I-I nel mio commento proprio per questo.
    In effetti, come tu sostieni, da un parte abbiamo delle aziende che utilizzano l’espediente del concorso a premi per attirare i consumatori e così contribuiscono a farsi pubblicità e a creare sul serio il restyling di un prodotto grazie alla creatività di questi ultimi, a un costo notevolmente ridotto rispetto a quello che dovrebbe sostenere l’azienda se l’iniziativa venisse passata al sezione marketing. Diciamo una bolla di sapone dietro alla quale si nasconde un’unica prerogativa : l’immagine del brand.
    Dall’altra parte abbiamo I-I che invece è spinta dalla voglia di coinvolgere ed avvicinarsi alla gente e sta offrendo a tutti una grandissima opportunità. Credo infatti che se davvero verrà scelta una persona per l’estro e la creatività del suo progetto, il fortunato avrà tra le mani una grande chance.
    E ti do ragione anche riguardo a quella sorta di frenesia imprenditoriale mai vista prima, nata con il World Wide Web, che ha portato alla creazione e alla dilapidazione di vere e proprie fortune e che prende il nome di new economy.
    Ultima cosa, non sapevo che la Fonzies avesse già intrapreso un’iniziativa del genere negli anni 80, io pensavo al concorso Be Original dell’anno scorso, http://www.freshcut.it/2007/05/10/concorso-fonzies-be-original/
    Sono esausta, un bacione. Notte

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