Parigi e altre storie
(di Antheus)
Nel mondo del “made in Italy”, noi di I-I ci sentiamo un po’ delle mosche bianche: non facciamo “collezioni”, ce ne freghiamo delle “stagioni” e non timbriamo obbligatoriamente il cartellino nelle varie settimane della moda milanesi e fiorentine.
Per noi indipendenza significa non sottostare ai ritmi e ai riti imposti dall’industria fashion italiana. Indipendenza significa realizzare e presentare i prodotti quando abbiamo l’idea giusta che piace a noi e che possibilmente piaccia anche ai nostri clienti.
Siamo piccoli, siamo un start-up (anzi siamo una culla, come ci ha efficacemente definito Raffaela) e come tale osserviamo e analizziamo il mercato e ci permettiamo di fare delle scelte controcorrente. Per esempio, in queste settimane non siamo andati nè a Pitti, nè a Milano. Abbiamo invece accettato l’invito di Colette, il noto fashion store parigino (leggi qui la news). Un’opportunità e un privilegio. L’opportunità di presentare a Parigi i pezzi unici I-I e il privilegio di avere una vetrina di Colette dedicata ad I-I nella settimana di massima visibilità per Parigi.
E poi ci sentiamo delle mosche bianche perchè spesso ci capita di dire cose fuori dal coro. Ma noto con piacere che non siamo i soli. Ieri su La Stampa c’era un’interessante intervista a Dolce & Gabbana dove, in pratica, ribadiscono i concetti che abbiamo più volte affrontato su questo blog (l’inutilità delle collezioni, l’invadenza dei loghi, cambiamento dei gusti delle persone…) e che fanno parte della filosofia di I-I.
Quel che voglio dire è che, con il massimo rispetto verso tutti coloro che lavorano in questo mondo e che per dimensioni e per struttura sono obbligati a rispettare certi riti e dogmi imposti, ci fa piacere che un marchio importante come Dolce & Gabbana sia giunto alle stesse nostre conclusioni. Segno che forse qualcosa prima o poi cambierà.
Presto arriveranno altri aggiornamenti da Paris.
Intanto questa è la foto della vetrina di Colette dedicata a I-I.


January 15th, 2008 at 7:26 pm
bello anche questo video di san carlo!! sempre veloce e accelerato!!
January 15th, 2008 at 10:48 pm
Bella lezione che ci avete esposto ragazzi, segno che la creatività non ha prezzo ed è indipendente da qualsiasi regola o etichetta pre-stampata. E’ fondamentale e meraviglioso rimanere legati a valori come la trasparenza, la genuinità, la sincerità di esprimersi per quello che si è, e la forza di esprimersi QUANDO si ha qualcosa di vero e non di scontato da dire. Quando quello che diciamo viene dal cuore.
Francesca
January 16th, 2008 at 10:05 am
Ciao,
Complimenti per essere “sbarcati” a Parigi, un centro di grande moda!
Quello che volevo dirvi é che sono della stessa vostra idea: é giusto fregarsene delle stagioni e delle collezioni, e ideare e realizzare i prodotti fashion, quando più vi garba.Mi sembra proprio un’ottima idea..
Ad ogni modo, complimenti, e auguri, che possiate conquistare il cuore di molti italiani, così come di molti europei.
Vi saluto, per adesso,
Ilaria.
January 16th, 2008 at 10:37 am
Non posso che condividere il post… ho sempre odiato le stagioni in quanto spesso mi capita di cercare un capo “FUORI STAGIONE” e di non trovarlo… Oppure cercare un maglione di peso importante a gennaio e sentirsi dire che non ci sono più le taglie…deve aspettare la collezione nuova che mi arriverà dopo il 15 di agosto…
Il consumatore deve avere la possibilità di acquistare nel momento a lui più comodo e non diventare schiavo dalle stagioni della moda. Voi state dimostrando che tutto questo non è pura utopia, ma si può realizzare….state rispettando a pieno la vostra filosofia!
January 16th, 2008 at 1:08 pm
migliaia di palline colorate hanno riempito piazza di spagna, lanciate dalla scalinata di trinita’ dei monti. vi ricordate di graziano cecchini? quello che riempi’ di vernice rossa la fontana di trevi lo scorso ottobre..
stamattina ne ha fatta un’altra delle sue…”e una performance che ho chiamato la dinamica del movimento e la bellezza del colore…è la dimostrazione che le palline rendono visibile con il colore il movimento che altrimenti non lo e’…come nei quadri futuristi..rendere visibile il movimento che ha una valenza fisica con il saltellare delle palline fino alla fine del movimento e il ritorno della stasi” cosi giustificava questa mattina il cecchini prima di essere portato via dalla polizia…
January 16th, 2008 at 4:38 pm
Trovo una scelta, quella di evitare gli appuntamenti mondani (perché alla fine sembrano piu tali che effettivi punti di lavoro) della moda, commercialmente piu inteligente e molto meno di controtendenza di quanto si possa immaginare. Del resto il potenziale cliente, che sia un consumatore di nicchi o di massa, diventa tale non tanto per gli eventi che il sistema offre ma girando per le vetrine dei negozzi. Non credo che lo star system che gira attorno al tutto, possa decidere ed influensare cosi tanto il consumatore, per lo meno per quel target che supera l’adolscenza. Altrimenti, mi farebbe paura pensare ad una massa abnorme di persone che si lasciano condizionare cosi tanto su usi e costumi…… Credo semmai che questo filone stia regredendo. Il consumatore, soprattutto in Italia, ha ancora culturalmente bisogno di visulaizzare fisicamente dal vivo il prodotto nelle vetrine. Di testare materialmente quello che é l’oggetto desiderato. Quindi trovo giusta la linea che state percorrendo ad I- I. C’é un ritorno di avnscoperta dal sapore antico in fatto di acquisti. Quindi le spiegazioni molto lucide che Antheus mi ha gentilmente dato nel precedente post, giustificano a mio avviso, non solo il fatto che il nostro Paese non ha ancora recepito certi sistemi della rete economicamente e politicamente parlando, ma ancor piu per una cultura ben radicata nella mentalità dell’italiano medio. Credo che l’e- commerce sia ancora una barriera da rompere….. i negozzi o i centri commerciali, laddove si puo scegliere con piu oculatezza e visibiltà, da noi é ancora una filosofia molto forte nella gente.
Per quanto riguarda Dolce e Gabbana ho gia postato, ma una cosa vorrei aggiungerla. Il messaggio che hanno laciato, per voi blogger, da dove deriva? da una eventuale crisi del settore moda italiano o/e internazionale? dal fatto che non sanno piu cosa inventare cercando quindi di restabilire dei paletti come era fino a qualche decennio fa? Oppure anche perchè l’effetto tarocco lo sentono molto, danneggiando il loro fatturato? Io credo siano un po tutte e tre le cose messe assieme.
January 16th, 2008 at 8:33 pm
Per la serie: “Chi mi ama mi segua!”
January 16th, 2008 at 8:56 pm
@ Paolo Convertito: quella delle palline in Piazza di Spagna è stata una esibizione bella veramente! Mi ha ricordato una pubblicità della Sony (come avevo già scritto in un post precedente), Sony Bravia (bouncy balls), troppo carina…
Un bacio
Francesca
January 17th, 2008 at 12:29 am
si sony bravia fa di queste cose ma lo fa per pubblicizzare i prodotti..il cecchini invece non pubblicizza nuovi prodotti…
January 17th, 2008 at 1:16 am
Perdonami Antheus ma questa volta non mi trovi d’accordo. Non avete snobbato Pitti e Milano per non sottostare a ritmi dell’industria fashion, perchè altrimenti non avrebbe avuto senso andare a Parigi in concomitanza della settimana della moda parigina, che muove lo stesso marasma e giro d’affari del carrozzone italiano ( anche se per me il paragone non sussiste, sarò patriottica ma sempre meglio il nostro made in Italy ). Possiamo dire che avete accettato l’invito di un autorevole vetrina come quella di Colette; non penso che se l’invito fosse giunto da una vetrina altrettanto autorevole italiana l’avreste eliminata a priori, o sbaglio?
Poi non paragonerei I-I e Dolce e Gabbana, semplicemente perchè, nonostante le conclusioni siano le stesse, penso che per voi non siano conclusioni ma punti di partenza, sui quali avete basato fin dal principio il vostro brand e i vostri prodotti, mentre per il colosso D&G sono solo un punto di arrivo momentaneo e attuale dopo anni e anni di accettazione dei ritmi e dogmi imposti e di passerelle colme di abiti improponibili, appariscenti e inutili che nessun avrebbe mai potuto indossare in altri contesti. Basta andare a vedere quello che sfila durante la settimana della moda e confrontarlo con quello che poi effettivamente si trova nei loro negozi.
E mi fa sorridere che loro parlino di invadenza dei loghi. Ma come? Sono l’unica che ha fatto caso alle loro maglie, felpe, giacche, cappellini, per non parlare dell’intimo, con quelle due grosse lettere ben in evidenza sempre e comunque? Una cosa è sostenere di averlo fatto in passato ma di avere ora invertito la direzione e volere lanciare un nuovo concetto di moda no-logo, un’altra è dire della marca impressa “addirittura i russi ora la snobbano”: tradotto “non riusciamo nemmeno più a rifilarla a quegli arricchiti e zoticoni dei russi”.
Certo, nel titolo dell’articolo sostengono “la moda ha stufato” e forse anche in questo caso ha ragione Giulia…c’è qualcosa sotto..Forse Dolce e Gabbana non dicono invece che in pratica hanno deciso di dirottare sul real estate parte dei notevoli profitti del luxury group. E infatti hanno appena acquistato il monastero delle benedettine in via Kramer a Milano per la cifra di 26 milioni di euro.
E forse non ci tengono nemmeno a far sapere che nell’ultimo anno il loro intimo ha avuto un balzo nel fatturato del 50% rispetto all’anno precedente.
Quindi magari i loro buoni propositi di rivoluzione nel mondo della moda verranno mantenuti e dovrò ricredermi, ma intanto aspetto di vedere se la prossima collezione di underwear sarà senza etichette e loghi vistosi, cercando di tenere bene impressa nella mente questa loro frase .
Un bacio a tutti.
January 17th, 2008 at 1:19 am
Scusate, la frase non è stata riportata, comunque era .
January 17th, 2008 at 1:21 am
..la moda deve adeguarsi, tradurre le esigenze della società..
è una congiura di D&G, scherzo!
January 17th, 2008 at 9:50 am
ma del resto la presentazione per esempio della nuova collezione autunno inverno in italia mi spiegate che senso ha quando l’inverno oramai dura 1 settimana?
January 17th, 2008 at 1:23 pm
in bocca al lupo…..vi auguro ungran successo.ciao ivanoz
January 17th, 2008 at 2:37 pm
Alix: Molto interessante il tuo commento .
Un paio di osservazioni a margine: secondo me il concetto di “made in italy 2.0″ ha più senso e forza lanciarlo all’estero più che in Italia.
Francamente non so se avremmo accettato l’invito di qualche “autorevole vetrina italiana” anche perchè non avevamo prodotti nuovi da proporre - le novità arriveranno tra qualche mese. A Parigi, invece, i nuovi pezzi unici non sono ancora stati presentati.
Ciò che volevo dire con questo post è che preferiamo proporci sul mercato quando abbiamo realmente delle idee-progetti-prodotti nuovi da proporre, e non presentare qualcosa perchè c’è una scadenza già fissata.
Parole come “collezioni” e “stagioni” non fanno parte del nostro vocabolario.
Su Dolce & Gabbana mi trovi sostanzialmente d’accordo.
Paolo: > sony bravia fa di queste cose ma lo fa per pubblicizzare i prodotti..il cecchini invece non pubblicizza nuovi prodotti…
January 17th, 2008 at 3:53 pm
vi posto il link di sony bravia: http://dailymotion.alice.it/video/xubbn_spot-sony-bravia-palline-full-versi_ads
volevo dire che ciò che ha fatto graziano cecchini a mio avviso è arte….come detto da vittorio sgarbi che si è definito correo in questa impresa e che vuole candidarlo all’ambrogino d’oro….
questo è il link di piazza di spagna:http://dailymotion.alice.it/video/x42edz_palline-in-piazza-di-spagna_news…credo che le palline siano diverse da quelle di sony bravia..infatti queste ultime sono del tipo che rimbalzano all’infinito mentre quelle di roma credo siano più grandi e forse vuote all’interno..
January 17th, 2008 at 4:02 pm
@Antheus : grazie per la risposta tempestiva e la spiegazione esaustiva. Mi è chiaro ora perchè avete accettato l’invito di Colette per festeggiare il primo compleanno di I-I, decisione più che giustificata a questo punto.
A proposito invece del discorso sul mondo della moda, se continuo a presenziare su questo blog è perchè credo veramente che Italia Independent sia un’organizzazione (o meglio una CULLA) di menti indipendenti, che vogliono apportare una rivoluzione, un nuovo modo di concepire e proporre un brand e i suoi prodotti, che vada oltre i dettami e le convenzioni storicamente accettate, a differenza invece di certi outing da parte di veterani del campo che invece mi sembrano vogliano “predicare bene e razzolare male”. Il tempo mi darà torto o ragione.
Un bacio
January 17th, 2008 at 4:07 pm
Dimenticavo..Graziano Cecchini, come dice giustamente Antheus, non pubblicizza nuovi prodotti…anche se, dopo quest’ultimo attacco d’arte, mi sembra che la sua indipendenza artistica si sia persa un po’ per strada, dato che ha dichiarato e messo in bella vista il nome dello sponsor che l’ha sostenuto in questa iniziativa.
Le leggi del marketing e della pubblicità sembrano valere proprio per tutti…..
January 17th, 2008 at 4:33 pm
Ho guardato la vetrina di Colette, bello il tono di colore caldo e accogliente…
D & G a mio avviso hanno un forte bisogno di reinventarsi, mancano di freschezza un pò in tutti i sensi…
L’ Italia vive un momento difficile e le nostre generazioni ci sono dentro fino al collo, è ora che gli anziani si mettano da parte, è anche ora di dar posto a chi merita di avere un posto e se tutti iniziassimo ad essere nel posto giusto, anche il Paese ne guadagnerebbe di salute.
January 18th, 2008 at 2:20 am
@ Alix/ANtheus: devo in questo caso di trovarmi in mezzo tra con te e l’azienda. Come Antheus esplica meglio di me, forse il pensiero di questa azienda che é ancora agli albori. Se le sfilate e le settimane della moda a Milano, Parigi e il Pitti Uomo cadono tutti nello stesso periodo e I-I si presenta propio in questo momento in una vetrina parigina (molto piu internazionale di una boutique italiana) i propi prodotti, perche farne di un erba un fascio…. E’ a tutti gli effetti non una controtendenza, ma quasi un un obbligo. Se non ti esponi a livello di immagine in certi periodi, quando lo fai? Qui non stiamo parlando di Valentino che potenzialmente si puo permettere per assurdo di saltare le settimane della moda, (che alla fine vi partecipa piu per le entrate di immagine e in piccola parte ECONOMICHE) sono piu delle uscite. I- I si puo permettere economicamente di partecipare a certi eventi? Perche prendere parte a tutto questo ambaradam ha un costo economico notevole… Immagino poi ci siano dietro dei programmi pre - stabiliti? Meglio allora andare a finire nella vetrina di una boutique, detta crudelmente e tanto per parlare schiettamente….
Poi rieccomi ancora su Dolce & Gabbana che sono stati degli enfants prodiges negli anni ‘90 e poi…. da modificare a mio avviso in quanto a stile successivamente. Da piccola consumatrice dei loro prodotti lo ammetto, li ho totalmente abbandonati preferendo addirittura prodotti con etichette semi sconosciute o cmq sia molto piu a buon mercato. (e qui Alix non avrei mai tentato di fare un paragone con I-I gia solo per i prodotti totalmente differenti che sussistono….. e poi per le dimenzioni aziendali con tutto il rispetto parlando).
Per quanto riguarda Luxury ed il suo 50% di increneti sull’intimo Dolce & Gabbana, che non é la versione ufficiale di bilanci dell’azienda ( quindi quando rilasciano interviste mi piacerebbe pure avere il bilancio semestrale o annuale delle entrate e uscite visto il tema di cui parlano) effettivamente potrebbe essere approssimativamente azzeccato. Io ho accennato al problema Tarocco che riguarda anche Luis Vuitton e Gucci per esempio… Per antonomasia questo problema dovrebbe dare un calo di fatturato o mi sbaglio? Smentisca al piu presto qualcuno con dati alla mano sugli effettivi bilanci aziendali nel caso in cui mi sbagli…… E questo problema, gia nato con le fruit Emporio Armani molto prima, D & G che pensavano…. era normale che venissero copiati, perdendo in stile ed eleganza…… Non bisogna essere esperti per comprendere certe logiche….. Quindi arguto il discorso sulle tue logiche di logo, cara Alix. Qui hai sei stata molto furba (bonariamente), anche nel riprendere il mio nome ed alcuni imput che ho voluto mandare…..Sul fatto di logo pero rileggiti il post dove citavo Versace e fai una riflesione. Sei inteligente, quindi puoi comprendere il messaggio che volevo dare. Aspetto una tua risposta se dovesse interessarti il discorso. Hai preso appieno ricalcando molti miei imput e trasferendoli leggermente diversamente e perche no scritti in maniera efficace cio che penso. Molto arguta cara Alix….. Dovremo confrontarci ancora…..
January 18th, 2008 at 3:47 am
@Alix
e si..questa storia dello sponsor equipara l’impresa del cecchini ad una normale pubblicità..devo dire che sono un pò deluso….
January 18th, 2008 at 11:07 am
anche gli artisti devono mangiare. le palline, dopo la fontana sono state un grande idea, il cecchini ha monetizzato la sua creativita’ anche se l’idea non e’ proprio originale……dal resto anche le idee hanno un costo. anche I-I crea novita’ di idee e prodotti……ma cari miei tutto costa. ciao ivanoz
January 18th, 2008 at 12:15 pm
senza sponsor non si farebbero tante cose quindi a volte bisogna abbassare la cresta e passare sopra queste cose, e quindi fare pubblicità volente o nolente.
l’importante è non cadere nei controsensi, del tipo (e l’ho visto succedere dove lavoro…) il sindacato sponsorizzato dalla società…mah (e io li pago pure mensilmente per essere indipendenti!!)
cmq a proposito di pubblicità se c’è una cosa che non sopporto è pagare le buste (sportine per quelli del nord) della spesa al supermercato con sopra la scritta del supermercato…ma ti pare che ti faccio pubblicità in giro e ti pago pure???
allora ho comprato un sacchetto in cotone molto trendy e pensavo di aver risolto, perfetto non inquino e non ti pago…e poi puntualmente non mi ritrovo i sacchetti di plastica per la spazzatura…
January 18th, 2008 at 12:28 pm
Io non critico la presenza di uno sponsor. In verità c’è da sempre, più o meno visibile.
L’operazione di Cecchini la critico invece perchè è vecchia , già vista e con un messaggio da “signora mia” da chiacchiericcio in fila alla Posta.
January 18th, 2008 at 12:45 pm
Su Cecchini coindivido piu o meno con tutti i vostri commenti. Soprattutto quando si parla di pubblicità:
1) Il suo gesto, nonostante il richiamo mediatico (a questo giro oscurato un po di piu da altre notizie oserei dire piu importanti) che puo suscitare, credo che non sia una formula pubblicitaria.
2) Come qualcuno suggerisce, volendo nolendo siamo continuamente sottoposti (il piu delle volte passivamente, quindi senza che ce ne accorgiamo il nostro cervello subisce degli imput visivi ed di udito, e quanto non si dica riconduciamo quel suono o quell’immagine ad un determinato prodotto).
3) Credo che il Cecchini volesse forse piu fare un attacco al sistema economico e mediatico che gira attorno alla pubblicità. E se cosi fosse, direi che sempre come qualcuno ha segnalato, direi che ho forse stancato questo tipo attacchi celato da qualche moviemto futurista e di “finta” ribellione a tutti i costi.
Non funziona piu questo tipo di approccio poiché, viviamo in un Paese che comunque ha avuto dei cambiamenti culturali, seppur lenti rispetto ad altre realtà. Il Cecchini alla fine lo vedo lui stesso come schiavo della pubblicità ed una bolla che andrà a sparire. Credo sia molto piu significatico un approccio, discutibile o meno, che assume Beppe Grillo con le sue provocazioni. Quanto meno mi sembra ottenga piu lui alla fine che Ceccini.
January 18th, 2008 at 3:17 pm
mah..se fosse per me inonderei tutte le città di palline colorate però all’improvviso perchè quella di Cecchini è coerente da ogni punto di vista coi principi dell’arte contemporanea: un’arte che occupa il territorio, senza chiedere l’autorizzazione e aggiungendo per giunta un effetto di imprevisto…l’anarchia è un tratto tipico dell’arte contemporanea…
January 18th, 2008 at 5:16 pm
Il gesto di Cecchini è tutto tranne che arte. L’arte trasmette qualcosa di bello o brutto, qualcosa che l’artista ha materializzato nell’opera. Il suo gesto ha creato solo fastidio ai romani e soprattutto ai spazzini che hanno dovuto ripulire la piazza a nostre spese. Sicuramente suscita del CHIACCHIERICCIO, ma ci sono molte altre cose di cui parlare. La tv italiana ( a mio parere scontata e vuota) purtroppo ce ne parlerà molto nei prossimi giorni, da Costanzo a Buona Domenica…… A Fontana di Trevi si è sfiorato il disastro se il rosso non andava via!
@ANTHEUS: in bocca al lupo per Parigi!, trovo giusta la scelta di portare il vostro made in italy 2.0 fuori dall’Italia, però la vostra presenza è forte soprattutto a Torino, Milano,(al nord in generale), perchè non venite anche a Roma?. Forse sono poco informata ma se non sbaglio non avete fatto presentazioni dei vostri prodotti, incontri, “ospitate” nella capitale.
Ciao
Eleonora
January 20th, 2008 at 10:57 pm
@Giulia, mi devo scusare con te in quanto in questi giorni sono stata, e sarò, un po’ impegnata e non ho il tempo materiale per seguire con continuità il blog e leggere con attenzione e per intero i vari post lasciati. Per questo motivo devo ammettere di non aver letto tutti i tuoi post quando ho scritto il mio commento, e tra questi anche quelli riguardante Versace e il suo logo e quelli in cui avevi già affrontato la tematica D&G. Di questo mi scuso.
E perdonami anche se ti ho citato nel mio commento. Mi era sembrato che, nonostante ci fossero delle motivazioni diverse alla base dei nostri dubbi sulle ultime dichiarazione del duo milanese, fossimo arrivate entrambe alla conclusione che dietro a questa decisione di eliminare i loghi ci fosse in realtà qualcos’altro.
Hai toccato un tema molto interessante, l’effetto tarocco, che poi, a mio parere si ricollega con il tema del logo di Versace. Sarebbe interessante avere a disposizione i risultati di una ricerca commissionata per verificare i danni che i falsi prodotti hanno causato a ciascuna grande industria del fashion. Sbaglierò, ma per me al primo posto si classifica Dolce e Gabbana. L’arma del logo facilmente riconoscibile, in bella vista, a caratteri cubitali, è diventata nel corso degli anni a doppio taglio per loro, costituendo una facilitazione per tutti i contraffattori di maglie, borse, profumi e quant’altro. Altre aziende, come appunto Cavalli e la già citata Versace, hanno puntato fin dall’inizio su marchi molto più complessi e distintivi per imporre il loro dictat nel mondo della moda, non dovendo così oggigiorno correre ai ripari come invece stanno facendo loro, prima con gli ologrammi di sicurezza e ora con questa sorta di campagna no-logo. Perché in effetti uno degli scopi che ci potrebbero essere dietro questa iniziativa è proprio la speranza di giungere ad un brusco calo nelle imitazione dei prodotti del gruppo. Proprio in materia di logo, bello l’esempio che hai fatto riguardo la testa di medusa adottata da Versace che riprende la mitologia greca, dipinti di artisti come Leonardo Da Vinci, Caravaggio, e se non erro, è stata anche l’ornamento degli scudi dei romani. Come hai già detto, un importante esempio di riscoperta delle origini che dovrebbe coinvolgere maggiormente il mondo della moda. Ci sarebbero ancora mille discorsi da aprire a chiudere e non voglio stare qui a tediarti con altre argomentazioni che poi mi porterebbero a darti ragione anche quando parli di mostri sacri come Coco Chanel, colei che dettava LA Moda, ma non una passeggera, quella che trasformava le donne in donne eleganti, in vere donne, in contrasto invece con la moda odierna che ti suggerisce di portare il tutto e il contrario di tutto. Forse per non fare un buco nell’acqua gli stilisti danno un colpo al cerchio e uno alla botte.
Purtroppo non ho dati alla mano, né bilanci ( anche se in questo senso molte aziende che dicono di volere instaurare con il cliente una relazione di trasparenza potrebbero pubblicare i loro bilanci online, quei pochi che lo fanno o ti sottopongono ad un form interrogatorio o te li fanno pagare ), quello che so è quello che apprendo da riviste e giornali attraverso i quali mi documento, ma resta il fatto che io a questa rivoluzione di Dolce e Gabbana, per ora, non riesco proprio a credere e, ancora una volta, riprendo le tue parole quando dici “se Dolce & Gabbana vuole iniziare realmente ad attuare un cambiamento dovrebbe non chiacchierare, ma fare” e ancora “ Io credo che ce la potrebbero fare meglio, per apparente controsenso, di piu Italia Independent o un’altra piccola impresa che a livello di immagine e commerciale non rientrano fra i colossi”.
Di più per ora non saprei che aggiungere.
Un bacione.
January 21st, 2008 at 3:20 pm
Premetto che i fututisti mi hanno sempre affascinato….belissimo il manifesto di Marinetti:
“Noi siamo sul promontorio estremo dei secoli!… Perché dovremmo guardarci alle spalle, se vogliamo sfondare le misteriose porte dell’Impossibile? Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente.”
Detto questo, Cecchini mi ha un po’ disilluso in quanto credevo che dopo la tintura della fontana di Trevi, si aprisse un dialogo sul vero significato del gesto con interventi dei vari intelettuali, studenti, politici e gente comune..invece dopo il primo stupore dei media tutto è ritornato come prima come nulla fosse successo….Ora ha copiato un’idea già per altro utilizzata da altri, utilizzando addirittura uno sponsor per finanziare le palline!!!
Non vorrei che siano solo dei modi per attirare l’attenzione sulla persona Cecchini con la scusa delle proteste (che per altro mi paiono al quanto sterili) e nulla più!!!
February 4th, 2008 at 12:29 pm
scelta azzeccata…
aggiungo: da notare “Khiel’s”.Non York non mente.
March 17th, 2008 at 4:39 pm
Tempo fa scrissi su questo post che avrei tenuto d’occhio il duo milanese per verificare se le famose lettere del marchio, il logo per intenderci, fossero sparite sul serio dai capi della griffe. Come appunto gli stilisti erano intenzionati a fare. Per ora posso dire di non aver prestato molta attenzione, nei negozi, alle nuove collezioni, non posso dire se effettivamente il logo sia sparito oppure no. Di certo, o quasi, è sparito qualcos’altro. Mi sono imbattuta in un interessante articolo secondo il quale il fisco avrebbe (il condizionale è d’obbligo) contestato a Dolce e Gabbana un’evasione fiscale di almeno due milioni di euro. Certo, c’è chi l’ha combinata peggio…però….però mi viene da dire che al posto di fare finti processi alla moda, i due dovrebbero evitare di “predicare bene e razzolare male”….e forse controllare meglio il lavoro del commercialista…
Fa piacere, per contro, leggere che Re Giorgio non rinnega il lusso e l’alta moda, ma decide di investire il 30% del budget pubblicitario nella linea più giovane ed economica A/X, con lo scopo di avvicinarsi ai giovani, alle tasche dei molti, anche se non tutti, cercando di non intaccare le linee più costose.
Un bacio